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Published: 10 November 2017
Created: 10 November 2017
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tempofertile

Samir Amin, “La crisi”

di Alessandro Visalli

Captura456Il libro di Samir Amin, “La crisi”, del 2009, il cui sottotitolo è “Uscire dalla crisi del capitalismo o uscire dal capitalismo in crisi?” conclude per ora la lettura di alcuni testi dell’economista egiziano che ha visto prima il suo testo del 1973 “Lo sviluppo ineguale”, poi il libro del 1999 “Oltre la mondializzazione”, e quello del 2006 “Per un mondo multipolare”. Dieci anni dopo abbiamo letto l’intervento “La sovranità popolare unico antidoto all’offensiva del capitale”, nel quale la pluridecennale riflessione dell’alfiere della liberazione terzomondista e instancabile denunciatore della polarizzazione generata dallo sviluppo capitalista perviene alla determinazione, apparentemente di chiave tattica, di dover far leva sulle lotte nazionali e popolari, punto per punto, dai luoghi più deboli. Il riscatto deve, cioè, pervenire dai luoghi in cui la contraddizione tra la promessa di prosperità e la realtà di assoggettamento e alienazione è più ampia. Ciò che bisogna combattere è una tendenza intrinseca al capitalismo, al quale non è riconosciuta alcuna capacità emancipatoria o di sviluppo delle forze produttive: quella di schiacciare le periferie, creandole come tali. Creandole in quanto periferie, rispetto ai centri dominanti nei quali il capitale si concentra e dalle quali domina, accade che la logica intrinseca della macchina produttiva (di valore) tende quindi continuamente a fare della natura (e degli uomini) risorse e per questo ad estrarle, ad alienarle.

Per contrastare questa tendenza, dice Amin, non bisogna aspettare che una qualche contromeccanica automatica intervenga a salvarci: bisogna prendere il potere. Occorre, cioè, lottare per il potere. Costringerlo a fare i conti con le forze popolari, schiacciate, ma che vogliono rivendicare il proprio.

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Published: 09 November 2017
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contropiano2

100 anni dopo. Ascesa e crisi del movimento comunista internazionale nel ‘900

di Francesco Piccioni

Karl Marx and Friedrich Engels statue Memento Park 3A 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, ci sembra utile accompagnare il ricordo per la prima e straordinaria vittoria duratura della Rivoluzione con una riflessione che non si nasconde quel che è accaduto dopo. Ma che, al tempo stesso, non cade nel vecchio vizio di andare a “trovare l’errore decisivo” nel comportamento di Tizio o Caio o addirittura – come fanno i pentiti di ogni epoca – nell’idea stessa di Rivoluzione. Viene tracciata un’ipotesi di ricerca storiografica, certamente complessa ma almeno all’altezza dell’oggetto.

A voi l’intervento elaborato da Francesco Piccioni per il convegno ‘Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere’, a dicembre 2016.

* * * *

Idee per un programma di ricerca

Se si guarda alla storia del movimento comunista, oggi, l’impressione è spesso quella di trovarsi davanti a un deserto di macerie. In cui vagano alcuni fantasmi che, se si incontrano, si mandano a quel paese…

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Published: 09 November 2017
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goofynomics

C'era una volta la favola...

di Alberto Bagnai

Prefazione a Il Pedante: La crisi narrata, Imprimatur, 2017

new york 0(...come forse saprete, e questa è la prefazione...)

C’era una volta... – Una regina! – diranno subito i miei lettori, per evitare gli strali del politicamente corretto, che trafiggerebbero senza remissione chi, cedendo a un impulso sessista, avesse d’istinto pensato al più classico “re”. No, cari amici: c’era una volta la favola, “breve vicenda il cui fine è far comprendere in modo piano una verità morale” (come riporta Google...). Ecco: questa era la favola. Si sapeva cosa fosse, si sapeva a cosa servisse: a proporre (e se del caso imporre) al destinatario una “verità morale”, che poi significa: a decidere chi fosse buono (e meritasse una ricompensa) e chi fosse cattivo (e meritasse un castigo). I genitori, o i nonni (e, naturalmente, le nonne) raccontavano favole ai bambini per farli diventare “buoni” proponendo loro esempi “virtuosi”, o almeno per farli addormentare cullandoli con la nenia di un resoconto confortevole nella sua prevedibilità. Due obiettivi (ammansire o addormentare) che, per chi gestisce il potere a qualsiasi livello (dalla famiglia all’impero), sono sostanzialmente equivalenti: entrambi assicurano che il manovratore non venga disturbato.

C’era una volta la favola, e oggi non c’è più.

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Published: 09 November 2017
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paroleecose

Comunismo interiore

di Francesco Pecoraro

[Cento anni fa, nella notte fra il 6 e il 7 novembre 2017, cominciava la Rivoluzione d’Ottobre]

Bela Kun Memento parkPer molti anni (ancora adesso è così) la Rivoluzione d’Ottobre è stata per me solo un pacchetto dis-articolato di immagini, neanche tanto nutrito, ma molto impressionante, collegato a un pacchetto di parole, frasi, slogan, libri da leggere mai letti, spesso comprati annusati aperti e furiosamente sotto-lineati, magari fino a pagina 15, e poi richiusi per sempre, perché mi sembravano difficili oppure troppo sollecitanti o troppo veri.

Anche la Rivoluzione del ’17 era troppo, troppo di tutto, un troppo inconcepibile, un risultato unico & inaudito & mai più ripetibile: tutto era stato fatto con incredibile fluida semplicità: fare fuori gli avversari interni al partito, fare fuori gli avversari esterni, fucilare lo Zar, porre fine alla guerra e poi, nella mia confusione di allora (e di adesso) diventare gradualmente tutti uguali, nel senso di spartirsi le risorse equamente e secondo giustizia in un processo che avrebbe dovuto condurre una volta per tutte al completamento della Rivoluzione Francese, cioè al regno di Égalité, che però, una volta insediatasi, avrebbe automaticamente comportato la soppressione di Liberté.

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Published: 08 November 2017
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trad.marxiste

Il circuito del capitale

di Tony Norfield

display imageQuesto articolo si basa su un saggio scritto ormai più di trent’anni fa. Saggio che, con alcune modifiche stilistiche minori, una conclusione rivista e qualche aggiornamento alle note, ripropongo qui come contributo alla comprensione del Capitale di Marx. Le note a piè di pagina sono numerose, in molti casi fanno riferimento sia a pagine specifiche di un’edizione del Capitale che alla collocazione precisa di un passo all’interno di un capitolo. Questo al fine di agevolare il lettore nel rintracciare i riferimenti in altre edizioni e nelle risorse online (specialmente l’ottimo Marxist Internet Archive, [per la traduzione italiana, in riferimento al Capitale, si rimanda al sito CriticaMente, n.d.t.]).

Dei tre libri del Capitale di Marx, il secondo, dedicato al processo di circolazione del capitale, è il più trascurato. Laddove ha riscosso una qualche attenzione, come riguardo all’utilizzo degli schemi di riproduzione per analizzare la “trasformazione” dei valori in prezzi di produzione, è stato spesso frainteso [1]. La prima sezione di questo saggio delinea il rapporto metodologico fra i tre libri del Capitale; la seconda affronta in modo più ampio gli argomenti del secondo libro e la sua relazione col primo.

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Published: 08 November 2017
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globalproject

L’alternanza scuola-lavoro e la lotta di classe rovesciata

di Danilo Del Bello

genova alternanzaLe ultime mobilitazioni studentesche contro l’alternanza scuola-lavoro hanno avuto una grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale, al di là dei numeri di studenti effettivamente mobilitati.

Per quale motivo?

È evidente che in questo caso entra in gioco la centralità della contraddizione tra formazione, lavoro e capitale, la sua qualità strategica per i movimenti, da una parte, per il dominio di classe ordo-liberista dall’altra. Un campo di battaglia fondamentale, su cui è necessario e possibile, ancora una volta, sviluppare autonomia, rapporti di forza, percorsi di liberazione sociale. La posta in gioco è altissima e bene lo hanno compreso i governi liberisti, i media, le nuove forme di comando e sfruttamento del capitale post-fordista, con tutti i suoi apparati egemonici.

In realtà, proprio su questo nodo, la formazione della soggettività funzionale ed addomesticata ai nuovi meccanismi di accumulazione ed estrazione di plusvalore si rivela fino in fondo l’essenza della Buona Scuola.

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Published: 08 November 2017
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marx xxi

Costituzione italiana versus architettura attuale della UE

di Andrea Catone

Testo presentato al Forum «Cina e Ue. I nodi politici ed economici nell’orizzonte della “nuova via della seta” e di una “nuova mondializzazione”», Roma, 13 ottobre 2017

29fc7c0ad3092d7ec8609bf94b85ce44Perché introdurre in questo IV forum europeo dedicato ai rapporti Cina-UE nel quadro della via della seta e della nuova globalizzazione il tema della Costituzione italiana? A prima vista può apparire fuori luogo rispetto al tema centrale. 

In questo forum, gli studiosi italiani intendono fornire agli studiosi cinesi, in una pluralità di valutazioni e analisi, elementi di conoscenza critica sulla Ue, sulla sua crisi attuale e sull’origine di tale crisi. Da parte mia proverò ad individuare una possibile linea che porti ad affrontare in senso progressivo questa crisi. E in questo la Costituzione italiana può fornire una bussola fondamentale.

Che la Ue sia in crisi, che vi siano diversi elementi di criticità nella sua costruzione, credo che sia incontestabile. E credo si possa anche affermare che tale crisi non è contingente o passeggera, ma radicale, insita in profondità nelle radici stesse della costruzione europea. Gli ultimi discorsi trionfalistici sul cammino della Ue con il suo grande allargamento ad est li abbiamo ascoltati nel 2007, quando entrano a far parte della Ue, dopo il folto ingresso del 2004 di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia, repubbliche baltiche, gli altri due paesi ex socialisti, Bulgaria e Romania.

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Published: 07 November 2017
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contropiano2

“Lavoro mentale e classe operaia”

Le categorie di Marx applicate al capitalismo del XXI secolo

di Paolo Plona

Brookings robotsIl testo che segue, elaborato a partire da “Lavoro mentale e classe operaia” di Guglielmo Carchedi, costituisce il tentativo di sviluppare un punto di vista politico sull’argomento. Per questo abbiamo organizzato la presentazione di tale saggio dentro lo spazio occupato “Ci Siamo”, in via Esterle a Milano, come parte delle attività che vede coinvolta la Rete Solidale insieme ad un gruppo di immigrati arabi e africani, in un percorso di lotta sulle tematiche dell’immigrazione e del lavoro.

Portare questo dibattito all’interno di tale realtà non è stato semplice. Questo ci ha permesso un originale esperimento: provare a parlare, all’interno della scuola popolare di italiano che si tiene in quella sede, di alcune categorie base della teoria marxista, rendendole semplici e comprensibili, adatte ad essere oggetto di un dibattito tra italiani e immigrati. Il tutto tradotto simultaneamente in tre lingue, inglese francese ed arabo. I risultati di questo momento “propedeutico” hanno di gran lunga superato ogni aspettativa. Siamo partiti dall’esempio concreto del bracciante agricolo raccoglitore di frutta, per definire parole come “sfruttamento”, “plusvalore”, “capitalista”, “proletariato”. Da questa base abbiamo parlato degli effetti della meccanizzazione, della competizione al ribasso tra lavoratori, delle delocalizzazioni, dei licenziamenti, dello sciopero e delle lotte.

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Published: 07 November 2017
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carmilla

“Devono imparare ad obbedire”

Lo stage: lavoro coatto gratuito en travesti

di Alessandro Mantovani

Rossana Cillo (a cura di), Nuove frontiere della precarietà del lavoro, Stage, tirocini e lavoro degli studenti universitari, Venezia, Ed. Ca’ Foscari, 2017, pp.296, free access

9788869480300 0 0 1535 75La risposta di Renzi allo sciopero con cui gli studenti, venerdì 13 ottobre, sono scesi in piazza in tutta Italia per protestare contro le forche caudine della cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” introdotta obbligatoriamente dalle regole della sedicente “buona-scuola”, non si è fatta attendere: ha proposto che il servizio civile, attualmente volontario, divenga obbligatorio, per un mese, per tutti i giovani. Una contromossa, come si vede, che suona come provocatoria verso le richieste del movimento studentesco.

A questo punto, quello curato dalla Cillo è un libro necessario. Le analisi che i diversi autori presentano, e che costituiscono il primo approccio scientifico ad un mondo ancora in larga misura sconosciuto, diventano infatti in questo contesto un’arma contro l’ignobile retorica sulla “formazione” di competenze atte a risolvere il problema della disoccupazione giovanile con cui questo cinico abuso della forza lavoro viene paludato. Malgrado tutte le difficoltà nel reperire i dati, che nessuno ha interesse a raccogliere e soprattutto divulgare, difficoltà che gli autori non sottacciono, il volume riesce nell’impresa di fornirci un quadro sufficientemente ampio e chiaro della dimensione del fenomeno e delle modalità con cui irreggimenta masse crescenti di giovani dietro il miraggio di un accesso al mondo del lavoro.

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Published: 07 November 2017
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sicobas

Referendum Veneto-Lombardia: cosa porterà ai lavoratori la vittoria del sì?

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

zaia maroniDue note sui risultati dei referendum in Veneto e Lombardia, senza ripetere quanto abbiamo già detto in precedenti prese di posizione.

 

1. L'esito del voto era scontato, dato che l'intero arco delle forze istituzionali era a favore del Sì (con lievi mal di pancia nel Pd e in Fratelli d'Italia). L'analisi del voto dice che la prospettiva autonomista ha più consenso in Veneto che in Lombardia, più seguito nei comuni minori e periferici che nelle città, e soprattutto nella sola metropoli dell'area (Milano). A favore di questo risultato hanno giocato fattori storici, economici (la crisi ha colpito più duro in Veneto che in Lombardia, e lo scontento sociale è più diffuso) e culturali - le linee di fuga localiste e regionaliste hanno maggiore presa là dove minore è il contatto diretto con il capitalismo globale, e più forte resta la illusione antistorica di poter vivere meglio "chiusi". Almeno in Veneto, poi, hanno avuto il loro peso sul risultato il nettissimo schieramento per il Sì delle strutture della Chiesa cattolica, e un sentimento di rivalsa venetista nei confronti dei 'lombardi' presente dentro la Lega e nelle piccole ma attive aree autonomiste-indipendentiste. Insomma: il passato pesa come un incubo sul cervello dei viventi.

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Published: 06 November 2017
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marxismoggi

Un “ponte sull’abisso”. Lenin dopo l’Ottobre

di Alexander Höbel

Rivoluzione di ottobreIn occasione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre, si sta opportunamente riaprendo la discussione sul significato e il valore storico di quella straordinaria svolta che ha segnato di sé l’intero XX secolo e che si riflette, per alcuni aspetti, a partire dal mutamento dei rapporti di forza tra aree del mondo, sulla nostra stessa contemporaneità.

In questo quadro è essenziale approfondire il significato ma anche i problemi di quella esperienza. Se l’obiettivo della Rivoluzione socialista era quello di sottomettere i meccanismi dell’economia alla volontà cosciente e organizzata delle masse, in vista del benessere collettivo, Lenin fu sempre consapevole della difficoltà di tale sfida, in particolare in un paese arretrato come la Russia del 1917.

La consapevolezza di tale difficoltà andò crescendo nei mesi e negli anni successivi alla presa del potere, senza però trasformarsi mai in una diversa valutazione sulla svolta dell’Ottobre, anzi sempre ribadendo la giustezza della scelta fatta, l’opportunità di aver colto il momento, di aver sfruttato al meglio le possibilità offerte da una eccezionale contingenza storica.

All’indomani dell’Ottobre, Lenin individua come “uno dei compiti più importanti” quello di “sviluppare il più largamente possibile questa libera iniziativa degli operai [...] e di tutti gli sfruttati [...] nel campo dell’organizzazione.

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Published: 06 November 2017
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sinistra

Rivoluzione russa e sua mitologia

di Michele Castaldo

Ottobre2Il peggior servizio che si possa prestare a un grande evento sociale, di portata storica, come quello in Russia nei primi anni del XX secolo è di renderlo un mito. I miti la storia li disvela per quel che sono, crollano evidenziando l’imponenza del grande evento.

La rivoluzione russa non comincia nel 1917, ma nel 1861, con la cosiddetta abolizione della servitù della gleba. Si trattava di un’abolizione formale – nel senso che il bracciante agricolo non era più vincolato al diritto di proprietà del padrone del fondo feudale. Sul piano sostanziale però i servi avevano avuto la possibilità di acquistare pezzi di terra – i peggiori ovviamente – e a condizioni capestro sia dallo Stato che dagli ex proprietari. In questo modo i servi divenuti formalmente titolari di un lotto di terra erano costretti a pagare la quota per l’acquisto o allo Stato, o all’ex proprietario, o alle banche che avevano finanziato l’acquisto. Il povero contadino non potendo pagare in moneta era costretto a pagare in natura e dunque lavorava il proprio pezzo di terra il cui raccolto doveva servire per pagare una parte dei debiti; e per pagare l’altra parte dei debiti era costretto – unitamente ai propri familiari a lavorare la tenuta del pomescik, cioè l’ex proprietario. Nel corso degli anni accadde che la gran parte degli ex servi della gleba furono costretti a vendere la terra agli aristocratici o ai contadini ricchi come i kulaki e a essere di nuovo sottomessi al lavoro dei campi come braccianti piuttosto che come servi, questa era l’unica differenza tra la vecchia servitù della gleba e la nuova che si era andata sviluppando.

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Published: 06 November 2017
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tempofertile

Lo scontro tra le diverse Europe: due Dichiarazioni

di Alessandro Visalli

favicon e1507322448370Sulla pagina on line “Italia e il Mondo”, è uscito un articolo dal titolo “Due appelli, due Europe” del mio amico Roberto Buffagni nel quale è presente una interessante lettura di due diversi appelli, usciti negli ultimi tempi, nel campo conservatore, sul destino dell’Europa. Sono molto diversi, decisamente opposti: il primo parla di ‘progetto’, il secondo di uno scontro nel quale è in campo il ‘proprio sé’. Il primo è stato scritto da una importante istituzione che ha sede a Bruxelles e finanzia azioni politiche e culturali per la promozione della democrazia, fornendo quelli che chiama “finanziamenti veloci e flessibili”; ne fanno parte politici come Elmar Brok (CDU), Andrej Grzyb (PP), Bogdan Wenta (PPE), Cristian Preda (PPE), Pier Antonio Panzieri (PD), Alexander Lambsdorff (Partito Liberale), Elena Valenziano Martinez-Orozco (PSE), Mark Demesmaeker (conservatori e riformisti) e Tamas Meszerics (Verde ungherese). Il secondo da un gruppo di intellettuali accademici caratterizzati da una netta prevalenza dei filosofi politici e dall’essere conservatori di chiara fama.

La prima Dichiarazione chiama all’azione culturale e propagandistica (il campo del proponente) per la “democrazia”, ma intende una specifica connotazione del termine, la seconda ad una battaglia egemonica contro l’utopia di un mondo globalizzato, in cui le nazioni si dissolvano progressivamente in una utopistica unità multiculturale (ovvero, tradotto in termini realistici, siano inquadrate senza resti in un’unità imperiale).

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Published: 05 November 2017
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la citta futura

I comunisti e le elezioni

Renato Caputo e Pasquale Vecchiarelli

6c4cb129ac90629cbefdd0ce672c7029 XLI. Delucidazioni a livello concettuale dei compiti dei comunisti in occasione delle elezioni per la selezione del personale volto a dirigere uno Stato imperialista

Da un punto di vista oggettivo le elezioni sono, al contempo, secondo le celebri definizioni di Marx e di Engels, uno strumento per stabilire quale componente della classe dominante avrà per un certo numero di anni la direzione del paese e uno strumento essenziale, un termometro atto a misurare il livello della coscienza di classe. Dal primo punto di vista dunque, nello Stato inteso come sovrastruttura della dominante struttura del modo di produzione capitalistico, le elezioni servono a definire la forma che assume la dittatura della borghesia. In effetti, secondo la nota concezione marxista dello Stato, quest’ultimo rappresenta la forma del dominio a livello strutturale, economico sociale, della classe dominante e del suo blocco sociale sulle classi subalterne. Da tale punto di vista, quindi, la democrazia è effettuale solo all’interno della classe dominante e del suo blocco sociale, mentre nei riguardi delle classi subalterne rappresenta la forma di dominio del nemico di classe.

Perciò appare evidente che il risultato delle elezioni abbia un significato più formale che sostanziale dal punto di vista delle avanguardie delle classi sociali subalterne.

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Published: 05 November 2017
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marx xxi

Per farla finita una volta per sempre con la sinofobia

di Domenico Losurdo

Prefazione al libro di Fabio Massimo Parenti, Il socialismo prospero. Saggi sulla via cinese, Novaeuropa edizioni, 201

cina statualavoroUn nuovo libro sulla Cina? Non ce ne sono già tanti ed essi non crescono a vista d’occhio? Non c’è dubbio: la Repubblica popolare cinese non cessa di attrarre l’attenzione del mondo intero. Dopo aver liberato dalla miseria centinaia e centinaia di milioni persone – un processo per la sua ampiezza e la sua rapidità senza precedenti nella storia – il grande paese asiatico sta ora bruciando le tappe dello sviluppo tecnologico. E ancora una volta, i risultati conseguiti o che si profilano all’orizzonte sono di portata storica: il monopolio dell’alta tecnologia per secoli detenuto dall’Occidente capitalistico, che spesso se ne è servito per assoggettare o tiranneggiare il resto del mondo, sta dileguando; si stanno realizzando le condizioni oggettive per la democratizzazione delle relazioni internazionali, alla quale peraltro continuano ostinatamente ad opporsi l’imperialismo e l’egemonismo.

La rinascita di un paese di civiltà millenaria, dopo la più grande rivoluzione anticoloniale della storia, mette in crisi i luoghi comuni di cui è intessuta la campagna anticinese portata avanti dal potere e dall’ideologia dominanti a livello internazionale. La Cina avrebbe fondato il suo prodigioso sviluppo sullo sfruttamento del lavoro a basso costo? Quante volte ci siamo imbattuti in questo ritornello?

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Published: 05 November 2017
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orizzonte48

Stati Uniti d'Europa e regionalismo

di Quarantotto

image06541. Mi limiterò a fornire alcuni punti di riferimento per orientarsi sulle tensioni cui sono sottoposti gli Stati nazionali e sulle finalità strategiche, cioè perseguite attraverso tappe graduali "tattiche", programmatiche ed efficienti, cui mira la creazione di queste tensioni.

Anche solo partendo dalle fonti qui utilizzate chiunque può effettuare una ricerca e trovare una quantità sterminata di conferme su ulteriori fonti documentali, che rinviano a vicenda nel comporre un quadro altamente coerente e univoco.

 

2. Cominciamo da un passaggio già riportato e tratto da una fonte USA (per quanto "critica"):

C'è un altro aspetto, meno ovvio, del proliferare di istanze separatiste in Europa, di cui ha parlato Karel Vereycken, ex portavoce elettorale di Jacques Cheminade, in un'intervista per Sputnik il 6 ottobre. Per gli irriducibili euristi nella tradizione di Leopold Kohr, un sodale di Winston Churchill, "i grandi stati nazionali europei devono essere frantumati in piccole entità di 5-8 milioni di abitanti, per far sì che la popolazione europea accetti un superstato sovrannazionale UE", ha spiegato Vereycken. "Questo vale sia per la Catalogna sia per molte altre regioni, tra cui le Fiandre, la Scozia e la Lombardia".

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Published: 04 November 2017
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militant

Ricordare pensare agire: 100 anni di Rivoluzione

di Militant

ottobre 17Questo fine settimana si concluderanno le nostre celebrazioni del centenario della Rivoluzione d’Ottobre. Un ricordo inevitabile e necessario, che è proseguito lungo due linee guida: da una parte, organizzando iniziative specifiche sull’Ottobre – assemblee, art work, dibattiti, lavori editoriali, manifesti, scritte, striscioni; dall’altra, cercando di far vivere il senso della Rivoluzione dentro la nostra attività politica quotidiana. Un tentativo oggi maledettamente difficile vista la profonda inattualità che subisce l’idea stessa di rivoluzione, di cambiamento, di rottura. Sono d’altronde questi i tempi che ci sono stati dati in sorte, e se il presente ha assunto l’aspetto della distopia reazionaria è anche responsabilità nostra. In questo anno si sono accavallati multiformi ricordi della Rivoluzione. Ognuno, inevitabilmente, ha rievocato il suo modo di intendere l’evento centrale del XX secolo. La politica e il giornalismo liberale, forti dello scampato pericolo, ne hanno celebrato la distanza storica ormai (apparentemente) incolmabile, tirando il classico sospiro di sollievo, lasciandosi anzi andare alle concessioni tipiche di chi sa di non avere più niente da temere. La cultura e la politica ancora comunista si è al contrario adeguata all’anniversario inaggirabile. Purtroppo, nel nostro come negli altri casi, si è trattato di celebrare un evento storico disattivato. Il senso della Rivoluzione, ovviamente, vive nelle lotte di classe e non nelle mummificazioni celebrative. Eppure andava celebrata, fosse solo per ostinazione. In tal senso, oltre che invitare tutti a passarci a trovare questo fine settimana, pubblichiamo qui di seguito l’introduzione che il Comitato per le celebrazioni dell’Ottobre ha scritto per la ripubblicazione del piccolo capolavoro di Lukács, Lenin. Un testo, tra i tanti, fuoriuscito dai radar dell’interesse militante, e tuttavia proprio per questo utile a chiarire il significato storico-politico dell’azione di Lenin nella Rivoluzione. Buona lettura.

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Published: 04 November 2017
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vocidallestero

John Maynard Keynes: per una politica macroeconomica che funzioni

di Biagio Bossone

keynesinserto3.jpg Dal prestigioso blog di macroeconomia di Nouriel Roubini EconoMonitor traiamo un’autorevole analisi su uno dei concetti forse più trascurati della teoria macroeconomica keynesiana, la preferenza degli agenti economici per la liquidità. Questo concetto viene rivalutato qui come una chiave di lettura utile per spiegare la persistenza dell’attuale crisi economica globale, e le misure raccomandate da Keynes per una tale eventualità, se applicate, vengono indicate come la soluzione più rapida ed efficace per stimolare un’autentica ripresa. Sfortunatamente questo concetto, sommerso dalla predominanza di politiche mainstream di stampo liberista, e trascurato anche dai fan keynesiani dell’ultima ora, non si è ancora affermato come sarebbe auspicabile, né le politiche raccomandate sono state mai applicate. Per questo motivo riteniamo importante aprire anche qui un dibattito che possa accendere i riflettori sull’argomento.

* * * *

“Il fantasma di John Maynard Keynes…torna a perseguitarci”, così commentava Martin Wolf (2008) alla vigilia della crisi finanziaria globale, individuando nelle lezioni del padre della macroeconomia la strada migliore per comprendere la crisi e ristabilire la salute dell’economia mondiale.

La gravità della crisi ha effettivamente convinto molti economisti a rivalutare gli insegnamenti di Keynes, che per decenni erano scomparsi dalla teoria e pratica economica mainstream.

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Published: 04 November 2017
Created: 04 November 2017
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articolo21

Theresa May rinnova la vergogna della dichiarazione Balfour

di Patrizia Cecconi

Breve dossier sul contesto storico che diede vita alla “magna charta del sionismo”secondo la definizione di David Lloyd George

balfourChe gli interessi cancellino la morale, coprendo con i termini giusti la sua cancellazione, è cosa risaputa. Qualunque Stato, democratico o totalitario, repubblicano o monarchico, reazionario o progressista ha sempre chiamato diplomazia le azioni a tutela dei propri interessi e “grande diplomatico” colui che per gli interessi dello Stato sapeva andare al di sopra della morale guadagnandoci addirittura onori e gloria. Un’occhiata alla biografia del grande M. de Talleyrand servirebbe ai tanti che fanno gli stupiti di fronte alle alleanze mutevoli che ci consegna la cronaca prima di trasformarsi in storia.

Ma la signora Theresa Brasier – meglio conosciuta col nome maritale di May, come ben si addice al suo essere leader del partito conservatore – è ben lontana dalla figura di Talleyrand e non va solo oltre la morale, ma anche contro quel minimo di pudore che si potrebbe definire semplicemente buongusto.

La signora Theresa May, attuale Primo ministro del Regno Unito, possiamo ben dire “senza pudore” sta infatti organizzando solenni festeggiamenti per un anniversario che segna una svolta tragica nel mondo mediorientale e, indirettamente, nel mondo tutto. Un anniversario che segna una macchia di vergogna sulla Corona inglese e che dovrebbe indurre l’attuale governo non a festeggiare, bensì a chiedere scusa al popolo palestinese per l’errore fatto cento anni fa.

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Published: 03 November 2017
Created: 03 November 2017
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quadernidaltritempi

La fabbrica viva e disseminata

di Daniele Gambetta

Le relazioni uomo-macchina e capitale-lavoro, dalle anticipazioni di Antonio Caronia a oggi

m67 03 avvistamenti 01Nel cercare di comprendere l’attuale fase (e crisi) economica e produttiva, emergono sempre più frequentemente temi all’apparenza sconnessi, o perlomeno appartenenti a differenti livelli di discorso, ma che si trovano a convergere in determinate circostanze. La digitalizzazione e quindi la robotizzazione dei processi, insieme alla datificazione delle vite, determinano spostamenti di capitali enormi, riportando al centro la questione della precarizzazione del lavoro culturale e cognitivo. Il dibattito sulle trasformazioni del lavoro ha incluso fin dagli anni Novanta il rapporto tra mente e macchina, rapporto che recentemente si è fatto sempre più simbiotico. Non sarà un caso se uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta abbia guadagnato la sua posizione grazie a una piattaforma che come prima cosa alla mattina ti chiede “a cosa stai pensando?”

Se la macchina è estensione del corpo, nei media proiettiamo la sfera intima ed emotiva, quindi la messa in rete dei dispositivi diventa terreno di riproduzione e modellizzazione delle reti sociali, delle relazioni. La data e sentiment analysis, la profilazione di utenti e l’interesse per il monitoraggio delle amicizie ci ricordano che l’estrazione che oggi avviene, e che determina i flussi, è un’estrazione di un lavoro diffuso nei tempi di vita, un plusvalore prodotto non solo dalla creazione immateriale individuale, ma dal valore aggiunto che è quello di corpi e menti messe in relazione, un plusvalore di rete.

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Published: 03 November 2017
Created: 03 November 2017
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micromega

Bankitalia, la svolta necessaria

di Enrico Grazzini

fig4L'indipendenza delle banche centrali è sempre più oggetto di dibattito e di contrasti accesi in tutto il mondo, sia in ambito accademico che nella sfera politica1 . Fino a qualche anno fa, l'ideologia dell'indipendenza assoluta della Banca Centrale dalla sfera politica, dai governi e dal parlamento, era un tabù indiscutibile, nel senso che non se ne poteva neppure discutere senza commettere il reato di lesa maestà ed essere accusati di chissà quali intenti eversivi. Ma da quando è scoppiata la crisi globale, da quando le banche centrali sono intervenute massicciamente nell'economia per salvare le banche commerciali private, comprando decine di miliardi di titoli tossici e organizzando il salvataggio delle banche fallite; da quando le banche centrali hanno avviato iniziative di espansione monetaria per comprare i debiti di stato – come è stato fatto ovunque, in USA, in Giappone e da ultimo anche nell'eurozona -; da quando le banche centrali sono intervenute sui mercati finanziari per comprare titoli pubblici e privati, gonfiando i valori dei mercati e favorendo così oggettivamente gli investitori finanziari che detengono questi valori, allora la loro indipendenza e neutralità e le loro politiche sono state messe in discussione, a destra come a sinistra2.

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Published: 03 November 2017
Created: 03 November 2017
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dinamopress

Sull’agio di stare al mondo proprio ora

di Michele Spanò

Una riflessione critica sul nuovo libro di Raffaele Alberto Ventura, ambigua indagine tra il generazionale e il sociale del declassamento post-crisi. Uscito in rete nel 2015 e ora ripubblicato da Minimum Fax

99f93306 d705 4c47 a2f9 7d573a319e98Tous les garçons et les filles de mon âge
Savent bien ce que c’est qu’être heureux
Françoise Hardy

Questa
è la luce: le cose che ora posso
vedere.
Gabriel del Sarto

Teoria della classe disagiata, di Raffaele Alberto Ventura, consegna, sotto forma di impasse, una lezione di metodo: per descrivere le forme di vita contemporanee il concetto di “classe” e quello di “generazione” devono essere rigorosamente separati. L’assunto secondo il quale “le nostre ambizioni non sono a misura dei nostri portafogli” ne è la più adamantina delle verifiche. Le ambizioni e i portafogli di chi? Se quella “disagiata” fosse una “classe”, non ci sarebbe ragione di scrivere duecentocinquanta lambiccate pagine senza riuscire a capire se questo apparente disastro in cui ci è toccato di vivere sia l’esito fatale della “crisi” oppure la meritata punizione per aver voluto troppo.

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Published: 02 November 2017
Created: 02 November 2017
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sinistra

Apriamo connessioni operaie globali

Verso prossime esperienze e ribellioni per un ancora possibile riscatto dell’umanità

di Karlo Raveli

Luxemburg AccumulazioneCosa unisce l'Europa del 1848, il Biennio rosso 1916-17 con l’epica e poi tragica rivoluzione sovietica, in seguito la tedesca 1918-19 e successivamente la straordinaria cinese (1946-49), con consecutive rivolte di liberazione nazionale degli anni '50 e '60, sfociate a loro volta negli anni sessanta e settanta in straordinari movimenti sociali mondiali, soprattutto giovanili? Possono essere interpretate come tappe significative di maturazione dei potenziali di riscatto dell’umanità.

Si tratta cioè di momenti storici appassionanti che si contrappongono all’allarmante sfondo di un quadro sempre più sconcertante e devastatore, quanto mondialmente concatenato: quello del modello di sviluppo umano ormai dominante da vari secoli e chiamato capitalismo. Per far fronte al quale appare sempre più indifferibile il recupero e la valorizzazione di alcune solide e indispensabili chiavi di conoscenza e coscienza per le ormai indifferibili ribellioni. Chiavi teoriche e politiche, per cominciare, ma anche o forse soprattutto culturali. Oltre all’impellente ricerca di altre nuove o inedite. Il più possibile valide, accessibili ed efficaci per rafforzare decisive ondate di emancipazione e liberazione. Che rinasceranno inevitabilmente, e che è ormai indispensabile trasformare in risolutive, di fronte alla crescita ormai quasi esponenziale di degradazioni di ogni tipo causate dal capitalismo.

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Published: 02 November 2017
Created: 02 November 2017
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pierluigifagan

Cina, un fatto fuori teoria

di Pierluigi Fagan

congresso pccLe teorie hanno due nemici impenitenti, le contraddizioni tra teorie e piccoli fatti e i grandi fatti fuori teoria. Il primo nemico lavora di guerriglia accumulando anomalie fino a che c’è una rivoluzione paradigmatica che impone il cambiamento delle teoria. Quella nuova si troverà di nuovo con la stesso problema e con lo stesso esito finale ma per un certo tempo sarà vigente perché più “adatta”. Il secondo nemico invece convive con la teoria dominante semplicemente spartendosi le aree di dominio. In sostanza le teorie hanno una vigenza locale, presuppongono un universale da una particolare, almeno fino a che eventi di contesto non rendono impossibile ignorare questo altro mondo in cui quella teoria incontra grandi fatti del tutto alieni ai suoi paradigmi. Questo secondo caso è quello del nuovo incontro tra mondo occidentale e mondo cinese. La Cina è un grande fatto fuori teoria per i paradigmi occidentali e quindi anche il reciproco, tant’è che i cinesi, quando usano concetti provenienti dal linguaggio-pensiero occidentale, ci tengono a specificare la dicitura “con caratteristiche cinesi”. Quali sono queste “caratteristiche cinesi”?

Dal 221 a.C., la Cina è un sistema unico, ovvero che ha una sua omogeneità interna maggiore di quanto non abbia col suo esterno. La cultura cinese ha alcuni paradigmi inviolabili, uno di questi è la sua longeva sostanziale unità interna che guarda al periodo di poco più di duecento anni precedente il -221, detto degli “Stati combattenti”, come ad un paradigma assolutamente negativo.

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Published: 02 November 2017
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altronovec

Marx sulla Russia

di Pier Paolo Poggio

The Russian Revolution 1905 Q81555Marx è considerato il principale studioso e teorico del proletariato di fabbrica, cosa indubbiamente vera ma molto più complessa di quanto si pensi ordinariamente. Lo studio delle comunità contadine occupa un posto rilevante nei suoi lavori, per certi aspetti è un tema che attraversa tutta la sua opera, venendo a trovare nelle riflessioni sulla Russia un esito sorprendente e sconcertante. Il procedimento che adotta è storico e teorico, la spinta a concettualizzare attraverso quadri sintetici che abbracciano intere epoche è costantemente sorvegliata da verifiche puntuali, perché – come dirà ai suoi interlocutori russi – eventi di sorprendente analogia ma che si verificano in contesti diversi producono esiti del tutto differenti. L’intera ricerca è ispirata dalla ricostruzione della genealogia del capitale, del suo sviluppo e presa sulla società. In tale percorso si registra una dislocazione, un cambiamento non privo di contraddizioni e ripensamenti, nella posizione di Marx sul capitalismo e la rivoluzione.

In una prima fase, esemplificata dal Manifesto, Marx e Engels si esprimono per il più rapido sviluppo del capitalismo inteso come passaggio necessario e precondizione della rivoluzione proletaria (un certo marxismo condivide anche oggi analogo atteggiamento).

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  1. Gianmarco Pisa: Appunti, in occasione del centenario, sull’attualità dell’Ottobre (1917-2017)
  2. Andra Meneganzin: L’ingegneria del consenso a colpi di socialbots
  3. Stefano G. Azzarà: Rivoluzione in Catalogna?
  4. Guglielmo Forges Davanzati: Lo Stato come datore di lavoro
  5. Sandro Arcais: Il governo delle blatte neoliberali
  6. Sergio Bologna: Lavoro autonomo e capitalismo delle piattaforme
  7. Mimmo Porcaro: Questioni teoriche II
  8. Il Pedante: La dittatura in un click
  9. Bill Mitchell e Thomas Fazi: Ogni cosa che sai circa il neoliberalismo è sbagliata
  10. Sergio Bellucci: La crisi e la Transizione
  11. Loren Goldner: Agli estremi confini del centenario della Rivoluzione d'Ottobre
  12. Pablo Iglesias: Sette considerazioni sulla crisi catalana
  13. Matteo Vegetti: Dopo mondializzazione e globalizzazione, le sfide dell’Europa e degli Stati
  14. Storia della creatività
  15. Sergio Cararo: La “grande paura” della borghesia e la Rivoluzione d’Ottobre
  16. Vincesko: Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti
  17. Diego Angelo Bertozzi e Francesco Maringiò: Il Partito Comunista Cinese allo specchio
  18. Andrea Fumagalli: La miseria del sistema bancario italiano
  19. Andrea Cengia: Meditazioni della istruzione offesa
  20. William Engdahl: Oro, petrolio, dollari, Russia e Cina
  21. Alessandro Visalli: Amazon e il suo monopolio
  22. Valeria Finocchiaro: Troppi giovani poveri inutilmente acculturati? No problem, la soluzione è la “decrescita culturale”
  23. Eros Barone: Martin Lutero, grande riformatore e profeta della borghesia
  24. Domenico Moro: L’Europa al bivio, rottura o cambiamento?
  25. Stephen Metcalf: Neoliberalismo, l’idea che ha inghiottito il mondo

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