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Published: 14 February 2018
Created: 14 February 2018
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thomasproject

Caduta tendenziale del saggio di profitto, fordismo, postfordismo*

di Maria Turchetto

turchetto cadutasaggioprofitto“E così si è visto, in generale, che le medesime cause che determinano la caduta del saggio di profitto, danno origine a forze antagonistiche che ostacolano, rallentano e parzialmente paralizzano questa caduta. E se non fosse per questa azione contrastante non sarebbe la caduta del saggio di profitto ad essere incomprensibile, ma al contrario la relativa lentezza di questa caduta. In tal modo la legge si riduce ad una semplice tendenza, la cui efficacia si manifesta in modo convincente solo in condizioni determinate e nel corso di lunghi periodi di tempo”[1].

Nell’esposizione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, contenuta nel III libro de Il Capitale, c’è un contrasto tra la struttura dell’argomentazione e il suo contenuto. La struttura argomentativa, distribuita sui due capitoli “La legge in quanto tale” e “Cause antagonistiche”, presenta una legge contrastata da fenomeni perturbatori. Il saggio di profitto è come una piuma lasciata cadere dall’alto, rallentata dalla densità dell’aria, temporaneamente risollevata dal vento: sappiamo che, alla fine, tra le diverse forze in gioco avrà la meglio la forza di gravità; alla lunga, per la legge della caduta dei gravi, la piuma arriverà a terra. Il contenuto dell’argomentazione ci costringe ad abbandonare questa analogia, perché veniamo a sapere che le cause che determinano la caduta del saggio di profitto e quelle che la contrastano sono le medesime. Non abbiamo dunque una forza che prevale su altre forze (per intensità, durata, ecc.), ma una medesima causa che ha effetti contrastanti.

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Published: 13 February 2018
Created: 13 February 2018
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la citta futura

Programma Minimo e Potere al Popolo

di Enzo Gamba

Una possibile articolazione del progetto e dei compiti dei comunisti

0a8bfff05d3e75706de508cd531e2847 XLSulla scena politico-elettorale italiana, in vista delle prossime elezioni, nel “campo di sinistra”, si è imposta una nuova proposta elettorale, politica e organizzativa: “Potere al Popolo”.

L’iniziativa, lanciata da Je so’ pazzo di Napoli, ha suscitato subito un notevole entusiasmo ed ha coinvolto una quantità di soggetti che, pur essendo da tempo attivi nei conflitti sociali territoriali e protagonisti di lotte significative, finora non hanno potuto o saputo creare un coordinamento a livello nazionale. Lo stesso interesse ha toccato numerosi compagni che spesso militano in organizzazioni comuniste, o che quanto meno proprio al comunismo fanno riferimento. Stante le numerose assemblee e iniziative che stanno partendo in numerose città, con il risultato di aver creato minimi, seppur significativi, contatti, sinergie e livelli organizzativi, vi sono motivi per sperare che questo fermento non vada perduto dopo le elezioni, anche in caso negativo, e che il coordinamento rimanga attivo ed operante in riferimento agli obiettivi politici esplicitati nel manifesto elettorale. Non è impossibile che Potere al Popolo possa costituire un embrione di movimento politico organizzato con obiettivi di difesa del proletariato e delle masse subalterne e dunque necessariamente anticapitalistici.

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Published: 13 February 2018
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nazione indiana

L’insicurezza del lavoro e le passioni tristi

Contributo per una riflessione antifascista

di Andrea Inglese

cover pass.tristiC’è tra gli esseri umani, almeno quelli fuoriusciti dall’egemonia del pensiero magico o di quello religioso, la credenza che una buona diagnosi sia indispensabile per una cura efficace. Fuor di metafora, se abbiamo capito cosa è successo a Macerata e dintorni, potremmo cercare di situare l’evento specifico in uno scenario che gli fornisca maggiore intelligibilità. Non so poi, in realtà, se un tale tentativo possa favorire in alcun modo migliori interventi terapeutici.

Quello che abbiamo visto a Macerata e dintorni è il palesarsi di un terrorismo politico di matrice razzista e neofascista, giustificato dalle forze politiche della destra che concorrono oggi alle elezioni legislative. Non solo, ma questa giustificazione ha una solida base nella società “civile”. (Non ho voglia di fare giochi di parole, mi limito alle virgolette.) Quanto non può essere sottovalutato nell’attentato di Macerata è che, intorno ad esso, si saldano per la prima volta con forza elementi diversi: l’ideologia razzista (che caratterizza la propaganda leghista dalle origini), l’ideologia nazifascista (che apparteneva ancora un decennio fa a gruppuscoli marginali), il populismo autoritario di Berlusconi (vecchio di più di vent’anni) e per finire un passaggio all’atto terrorista (tentata strage su cittadini inermi), rivendicato teatralmente in quanto tale. A ciò si aggiunga il fattore decisivo: l’imminente consultazione elettorale per il governo del paese (Nella storia italiana, il fascismo mussoliniano ha avuto strada aperta nelle istituzioni dello stato anche grazie a un cinico, idiota, argomento di realpolitik: meglio averli dentro il governo, che fuori nella strade a provocare tafferugli.)

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Published: 13 February 2018
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italiaeilmondo

Sui fatti di Macerata

di Alessandro Visalli e Roberto Buffagni

Riportiamo l'intervento di Alessandro Visalli in risposta all'articolo [riportato in calce] di Roberto Buffagni e la successiva discussione svoltasi su L'Italia e il Mondo

* * * *

macerata fatti 640x277Ancora su Macerata

di Alessandro Visalli

Il pezzo di Roberto Buffagni  è molto bello e terribile. Non siamo davvero più abituati a traguardare nei fatti il radicale altro che vi può essere incluso. L’obiettivo mi sembra un troppo facile multiculturalismo, l’idea di una sussunzione senza resti nella tecnica, ovvero nello spirito della tecnica moderna, nella creazione di valore proprio del capitalismo (nella riduzione di tutto a misura, a metrica), dell’uomo intero. Ma l’uomo ha ottenuto questo risultato, questa potente capacità di farsi macchina di valore, schermandosi e disincantando il mondo stesso. Ci sono voluti secoli e non è neppure mai davvero riuscito del tutto. Questo processo, che si raggruma in modo particolarmente chiaro nello scientismo (ed in quella sua sublimazione che è l’economia contemporanea), postula la separazione tra mente e corpo con il confinamento di tutto il senso, di tutto il significato ed il pensiero nell’intramentale (il termine è di Charles Taylor, L’Età secolare, pp.174). Quando si ottiene questo effetto, al quale nessuno di noi è esente e che ci ha determinati, la realtà diviene meccanismo. Ed il meccanismo prevede uno ‘sviluppo’. Ma non tutti gli uomini sono formati in questo modo, ed alcuni hanno radicamenti diversi. Hanno una vita religiosa intrecciata con la vita sociale, non separabile, e non separabile da un cosmo.

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Published: 12 February 2018
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contropiano2

I comunisti, le lotte sociali e le elezioni

di Rete dei Comunisti

savitskyA partisan MadonnaQuale deve essere l’approccio dei comunisti nei confronti del momento elettorale, quali gli obiettivi da perseguire? Quale deve essere la relazione tra la battaglia strategica per la rottura sistemica, le vertenze dei settori sociali e dei lavoratori e la rappresentanza politica dei settori di massa? Ha senso oggi riproporre un modello puramente identitario della soggettività comunista, o quello del “partito di massa”, senza confrontarsi con le condizioni e i gradi di coscienza imposti da decenni di scomposizione di classe?

Sulla base di questo documento e attraverso le diverse iniziative di dibattito in cantiere invitiamo i comunisti a confrontarsi su questi temi mentre siamo impegnati in una campagna elettorale che vede la Piattaforma Eurostop, movimento politico animato dalla Rete dei Comunisti insieme ad altre organizzazioni politiche, sociali e sindacali, parte integrante della lista Potere al Popolo.

 

La nostra impostazione

Dagli anni ’90 la Rete dei Comunisti ha fatto della teoria dei tre fronti la propria strategia in una fase non rivoluzionaria. L’analisi della nuova composizione di classe, con la trasformazioni che ha subito in termini quantitativi e qualitativi la classe operaia, pilastro sociale su cui si fondava la forza del movimento comunista e di classe nel nostro paese dal dopoguerra, l’emergere di nuovi soggetti sociali soprattutto nelle aree metropolitane ,unita al bilancio della sconfitta storica subita dal movimento operaio internazionale con la caduta dell’Unione Sovietica, e la conseguente egemonia globale del capitalismo, ci ha costretti a elaborare una strategia che sapesse dare ai comunisti una funzione nel nuovo scenario.

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Published: 12 February 2018
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sinistra

All’incrocio fra teoria e prassi: György Lukács

di Eros Barone

balla demeter 1931 lukc3a1cs gyc3b6rgy 1971Le scarpe pesanti il gomito sui libri
il sigaro spento non per il dubbio
ma per il dubbio e la certezza
nell’ultima foto
dall’altra parte del vero
occhi smarriti guardandoci.
Alle sue spalle guardiamo i libri deperiti
i tappeti il legno gotico
del San Martino a cavallo
che si taglia il mantello
per darne metà al mendicante.
Gli uomini sono esseri mirabili
(F. Fortini, Paesaggio con serpente).

Individuare nella centralità del rapporto teoria-prassi la vera essenza del marxismo è il modo più corretto e più produttivo per definire le premesse di una nuova filosofia politica a quasi cinquant’anni dalla morte di György Lukács (1885-1971). In effetti, solo un’indagine che sappia andare oltre la ricostruzione di biografie intellettuali pur prestigiose per porsi sul terreno di un’analisi bifronte (non solo descrittiva ma anche prescrittiva, non solo gnoseologica ma anche teleologica) della prassi storicamente costituita può permettere di cogliere il rilievo di questa centralità nell’opera di colui che è stato senza dubbio uno dei più grandi pensatori marxisti del nostro secolo. Il testo, fra i molti, che meglio si presta ad una tale disamina è il saggio, tanto affascinante quanto sottovalutato, che il giovane Lukács scrive sull’opera e sulla personalità di Lenin in occasione della morte di quest’ultimo (1924).

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Published: 12 February 2018
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doppiozero

Giorgio Agamben. Le anarchie del potere

Antonio Lucci

felix nussbaum skeletten 1944Se ne L’uso dei corpi (Neri Pozza 2014), il volume che logicamente chiude la serie Homo sacer, Giorgio Agamben, quasi in esordio, sosteneva che ogni opera «non può essere conclusa, ma solo abbandonata (e, eventualmente, continuata da altri)» (p. 9), l’aver “abbandonato” il progetto in questione non è affatto coinciso con un abbandonare la pratica della scrittura da parte dell’autore.

Agamben ha continuato, con una costanza sorprendente, a pubblicare una serie di libri, dall’oggetto apparentemente disparato, che però rappresentano a loro modo una continuazione coerente del suo percorso. Da un lato ci sono lavori che sviluppano e approfondiscono il tema della “forma-di-vita” (Autoritratto nello studio, Che cos’è reale?, Pulcinella), dall’altro una serie di testi, per lo più raccolte di saggi d’occasione, che approfondiscono il punto di vista dell’autore su temi centrali della sua opera. In questo senso vanno letti Che cos’è la filosofia? e Il fuoco e il racconto, quanto anche il recente Creazione e Anarchia. L’opera nell’età della religione capitalista, uscito da poco per i tipi Neri Pozza, che raccoglie cinque conferenze tenute tra il 2012 e il 2013 presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. 

Il libro si apre con un’affermazione – e un’argomentazione – cara ad Agamben: vale a dire quella che, sulle orme di Michel Foucault, sostiene che «L’archeologia è la sola via di accesso al presente», in quanto «l’indagine sul passato non è che l’ombra portata di un’interrogazione rivolta al presente» (p. 9).

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Published: 11 February 2018
Created: 11 February 2018
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micromega

Quale politica economica può fronteggiare il declino italiano?

di Nicolò Bellanca

banksydonna 580x408Un’analisi del declino economico italiano che, oltre ad essere scientificamente robusta, comporta preziose indicazioni di policy per una Sinistra rinnovata, prende le mosse dall’assunzione secondo cui, nel lungo periodo, corre una relazione costante tra il saggio di crescita dell’output e il saggio di crescita della produttività del lavoro[1]. Questa relazione è biunivoca, nel senso che ogni suo termine, nel mentre influenza l’altro, ne è influenzato. Nel caso concreto dell’Italia, sembra rilevante interpretare la relazione dal lato della domanda aggregata: è la prolungata caduta, da almeno un ventennio, della domanda interna a spiegare, in misura sostanziale, il rallentamento della produttività. Ciò è accaduto per molteplici intrecciate ragioni, che si sono amplificate a vicenda: l’innalzamento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi ha ridotto la quota dei salari sul Pil, e quindi il potere d’acquisto di ampie fasce della popolazione; l’orientamento degli imprenditori a dirigere gli elevati profitti degli scorsi decenni verso rendite, anziché verso impieghi produttivi, ha indebolito gli investimenti privati; l’elevata propensione al risparmio, specialmente da parte delle classi medie, ha, per tanti anni, trovato uno sbocco sicuro e redditizio nell’acquisto dei titoli di Stato, per rifinanziare il colossale debito pubblico; la scelta politica di tassare poco le banche e le imprese ha comportato una pronunciata pressione fiscale sui redditi da lavoro.

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Published: 11 February 2018
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senso comune

La sinistra o il popolo?

Il dilemma della France Insoumise

Lenny Benbara 

delacroixPer Lenny Benbara, la France Insoumise ha sottovalutato il talento di Emmanuel Macron, al punto di essersi fatta mettere sotto scacco da qualche mese a questa parte. Se il movimento vuole ottenere nuove vittorie, la difficoltà sarà quella di incarnare la collera e la speranza, il cambiamento e l’ordine.

* * * *

D: Dopo le elezioni legislative, la France Insoumise sembrava destinata a diventare la principale forza di opposizione a Emmanuel Macron. Invece, François Ruffin ha dichiarato di recente che il movimento vive “un periodo di riflusso” di fronte al successo di Macron. Come spiegate questa impasse?

R: Innanzi tutto, bisogna riconoscere che Emmanuel Macron è molto dotato. Molti lo avevano sottovalutato, io per primo. In un contesto di caduta molto forte della politicizzazione dopo le elezioni presidenziali e di divisione dei sindacati, è avanzato velocemente e con forza verso la riforma della legge sul lavoro, che rappresentava il punto più accidentato per l’inizio del suo quinquennio presidenziale. Ciò nonostante, per non limitarsi a una postura da tecnocrate che vuole “flessibilizzare il mercato del lavoro”, ha tentato di accompagnare al suo gesto una posizione forte sulla politica internazionale e sulla restaurazione della verticalità del potere, in netta discontinuità col suo predecessore.

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Published: 11 February 2018
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la citta futura

Elezioni 2018, l’alternativa si chiama Potere al popolo

di Ascanio Bernardeschi

Dietro alle promesse dei programmi elettorali c'è la subalternità ai dettami dell'Europa e della finanza internazionale. Potere al Popolo costituisce l'unica vera opposizione e il punto di partenza per ricostruire uno schieramento antagonista di classe

99552797e1630f1fc706d3714ba75745 XLCon la presentazione delle liste e dei programmi, entra nel pieno la corrida elettorale. Il capo da abbattere è ancora una volta il proletariato.

Se vogliamo capire qualcosa dai programmi presentati è necessario preliminarmente una loro disinfestazione dalla montagna di promesse che i vari schieramenti rivolgono ai rispettivi potenziali bacini elettorali: redditi minimi garantiti variamente denominati, posti di lavoro, bonus orientati in direzioni disparate, tagli delle tasse, tagli degli sprechi e dei costi della politica e chi più ne ha più ne metta. Pur essendo cosa non priva di interesse, non c'è qui lo spazio per una critica di queste promesse e dobbiamo andare al sodo.

Il sodo è il livello di compatibilità con i dettami dell'Europa e della grande finanza che, dal trattato di Maastricht in poi, senza differenze rilevanti fra la loro gestione da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra, hanno frantumato i diritti dei lavoratori e precarizzato la loto vita, accresciuto la disoccupazione, tagliato i servizi essenziali e le prestazioni del welfare, tolto allo stato ogni possibilità di intervento programmato nell'economia, in barba alla costituzione formale, considerata un orpello inutile in questa fase di globalizzazione dell'economia.

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Published: 10 February 2018
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eurostop

Rottura della UE e sovranità economica

di Giorgio Cremaschi

Intervento alla giornata di confronto

Eurostop Pap presidenza 672x372Care compagne cari compagni,

purtroppo un brutto tenace malanno mi impedisce di essere presente oggi. Non ho voluto mancare all’appuntamento e ho scritto queste note in sei punti, nei quali pongo i temi per me centrali del confronto politico sulla questione europea e del suo rapporto con quella della sovranità. Ho espresso tesi politiche in forma anche un po’ brutale per favorire una discussione senza fronzoli sui temi e sulle parole di fondo: rottura, sovranità, stato. È ovvio che i primi interlocutori per noi di Eurostop sono le compagne e i compagni di Potere al Popolo, esperienza nella quale ci siamo impegnati con grande entusiasmo. Ci aspettiamo qui un confronto vero. Ringrazio chi leggerà queste note.

 

1) La questione europea è il nodo centrale della politica oggi, il fatto che sia spesso posta in secondo piano nel dibattito elettorale tra le principali forze politiche, è solo il segno che le scelte vengono fatte senza che sia possibile discuterne davvero, come appunto la stessa Unione Europea impone da tempo.

Noi poniamo la questione europea innanzitutto come una questione di democrazia. La questione di fondo è la totale incompatibilità tra l’Unione e la nostra Costituzione. Questa è l’alternativa reale in campo oggi. Quelle che hanno affascinato alcuni settori della sinistra, gli Stati Uniti di Europa oggi ripresi da Renzi, o gli stati socialisti di Europa per i più radicali, sono bubbole senza aggancio con la realtà.

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Published: 10 February 2018
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palermograd

Viene avanti il cretino

di Marcello Benfante

9788877682970 0 0 733 75“E a un tratto Ulrich riassunse in modo
assai comico tutta la questione,
ponendosi la domanda se in fin dei
conti, dato che di intelligenza ce n’è
certamente abbastanza, il guaio non
stia semplicemente in questo, che
l’intelligenza stessa non è intelligente”

Robert Musil

Impegnarsi in un discorso sul cretinismo, seppure riferito al solo ambiente culturale, è un’impresa improba e scivolosa. Non solo, infatti, è facile smarrirsi nella complessità di una tematica così vasta e articolata, ma si rischia soprattutto di arrivare alla conclusione poco o punto lusinghiera che in fondo il fenomeno ci riguarda molto da vicino.

Insomma, siamo quasi tutti un po’ cretini, chi più, chi meno. E se talvolta di questa condizione beota possiamo addirittura farne un vanto o una bandiera, come quando ci compiacciamo di non comprendere le astruserie di un mondo demenziale, più spesso ci capita di provare un senso di frustrazione e di mortificazione per quanto sfugge al nostro intelletto e alle nostre capacità.

Com’è noto, una certa idiozia confina paradossalmente con la genialità e/o la santità. Tale è la sospensione imprecisabile del candido (ma anche oscuro) Myškin di Dostoevskji. Più esplicito – anche se non privo di una sua sfuggente enigmaticità – è il messaggio evangelico sulla purezza dei poveri di spirito, che sta all’origine della figura stessa dell’Idiota dostoevskiano e della sua straziata cristologia.

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Published: 10 February 2018
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doppiozero

Politicamente corretto

di Francesca Rigotti

graffiti quotes graffiti artVorrei avere la penna e l'estro di Flavio Baroncelli, per scrivere di «politicamente corretto». Vorrei avere il suo acume, la sua leggerezza e la sua ironia per commentare gli argomenti esposti da Jonathan Friedman in un saggio che esce in questi giorni (in lingua originale in un'edizione con copyright dell'autore, PC Worlds. Political Correctness and Rising Elites at the End of Hegemony e contemporaneamente tradotto in lingua italiana da Francesca Nicola e Pietro Zanini e a cura dello stesso, per l'editore Meltemi, col titolo Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime). Flavio Baroncelli era un filosofo intelligente e schietto oltre che un caro amico; insegnava Filosofia morale a Genova e aveva pubblicato nel 1996 presso Donzelli un volumetto sul politicamente corretto (Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del «politically correct»). Baroncelli sarebbe stato perfetto per fustigare col suo stile ironico e la sua scrittura effervescente le grevi e tormentate pagine che l'antropologo nordamericano Jonathan Friedman, che ha vissuto e insegnato in Svezia più di quarant'anni, dedica al politicamente corretto; Flavio però ci ha lasciati undici anni fa e così dovete accontentarvi di me. Aggiungo che il libro di Fredman è stato scritto negli anni novanta e aggiornato con un breve poscritto: esce ora con la motivazione che i fenomeni descritti hanno retto alla prova dei tempi e anzi si sono estesi a molti altri paesi oltre alla gelida e lontana Svezia. 

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Published: 09 February 2018
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trad.marxiste

Lenin filosofo: la sfida del materialismo

di Lilian Truchon

zukclub leninAffrontare Lenin in quanto filosofo, significa discutere lo statuto del materialismo e la sfida politica in ciò insita. A tal proposito, Materialismo ed empiriocriticismo è un’opera fondamentale del suo pensiero filosofico. Scritto nel 1908 e pubblicato nel 1909, questo lavoro tratta in particolare la teoria della conoscenza dal punto di vista del materialismo. Avremo modo di vedere, tra l’altro, come proprio qui si trovi il nocciolo del materialismo di Lenin. Innanzitutto, è doveroso sottolineare che, agli occhi del rivoluzionario russo, la sfida consistente nella difesa del materialismo non ha origine in una semplice questione filosofica o epistemologica: si tratta anche di una questione politica. In effetti, secondo Lenin, conoscere il mondo circostante «obiettivamente» è condizione necessaria per trasformarlo efficacemente, in modo tale che le cause reali dei fenomeni e delle forze operanti nella natura, e nella società, non risultino dissimulate dietro la facciata, indefinitamente rimaneggiata, di convenzioni sociali e ideologie dominanti.

Prima di entrare nel vivo della materia, vorrei fornire una rassegna delle numerose idee preconcette riguardanti il contesto in cui è stato redatto Materialismo ed empiriocriticismo. Infatti, benché false, queste ultime continuano, nonostante tutto, a trovare spazio nei vari commenti sull’opera in questione.

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Published: 09 February 2018
Created: 09 February 2018
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tempofertile

Poche note preliminari sul programma di Liberi e Uguali

di Alessandro Visalli

AMBIENTEHo molti amici che si stanno impegnando in questa tornata elettorale con “Liberi e Uguali”, come ne ho che si impegnano con “Potere al Popolo”, qualcuno persino con il “Partito Democratico”. Su questo ultimo il mio giudizio, maturato anche dolorosamente negli anni, è piuttosto drastico, si tratta ad essere generosi di un caso di sonnambulismo, sulle altre due forze posso essere più articolato. Del programma dei primi, che è appena uscito, vorrei tentare una prima lettura, anche se parziale, di quello del secondo movimento diremo poi.

Prima di cominciare una precisazione: non si sceglie, penso mai, di votare per una o l’altra forza per il programma, ciò non significa però che questo non conti. Il programma conta, come gli uomini e le loro storie, e come la meccanica delle organizzazioni che vi sono dietro, sia in Partiti strutturati e con una storia sia, e ancora, più in “liste” più o meno artificialmente indotte dalla costrizione di una pessima legge elettorale. Nessuna delle tre cose, naturalmente, determina da sola, ma tutte e tre si influenzano a vicenda e rendono più facile qualche esito o ne ostacolano altri.

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Published: 09 February 2018
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sinistra

Il tempo consumabile dell’età moderna

di Salvatore Bravo

guy debordc e1348843451262L’epoca della naturalizzazione del presente vive del consumo del tempo. Si vive la dimensione non del tempo vissuto ma del tempo consumato. La prima dimensione umanizza, fonda relazioni e comunità, poiché nel tempo vissuto vive la storia di un io per la comunità. Il capitalismo assoluto erodendo la dialettica, la pluralità argomentativa, ha sostituito il tempo vissuto con il tempo da consumare. Tale dimensione entra nella relazioni sociali le quali divengono sempre più asociali, l’altro è un mezzo da utilizzare in vista delle merci, del guadagno immediato: tempo che consuma le persone, le comunità, i paesaggi, i suoli. La cifra della contemporaneità è il consumo; il problema è che si continua a citare il tempo vissuto, nella assoluta inconsapevolezza che la vita vissuta arretra per lasciare spazio al consumo. La storia come luogo della liberazione e dell’emancipazione è dimensione di un tempo che non si osa pensare. Il tempo consumato, trasforma le persone in consumatori, in maschere tecnocratiche, taglia la relazione tra il sentire ed il pensare, Nietzsche direbbe tra il dionisiaco e l’apollineo, tra la vitalità, il desiderio autentico ed il pensiero logico. L’uomo scisso del capitalismo assoluto consuma senza sentire l’offesa quotidiana, bruca la religione del cattivo infinito senza ascoltare la dignità ferita. In media la scissione del soggetto alienato, estraniato da se stesso favorisce il capitalismo assoluto, poiché inibisce sul nascere la partecipazione politica, la rabbia da trasformare in risorsa motivante del pensiero.

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Published: 08 February 2018
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ilcovile

L'altro Marx

di Armando Ermini

nel mirCon L’altro Marx, Della Porta Editori 2014, Ettore Cinnella, ripercorre l’evoluzione del pensiero di Marx nell’ultimo decennio della sua vita. Un Marx che, per l’autore, non ha piú le certezze dello scienziato sociale, né quelle dell’impegno politico. È piuttosto uno studioso acutissimo capace di ripensarsi fino a, scrive nell’introduzione,

mettere in forse alcune leggi generali della formazione del mondo capitalistico da lui individuate e descritte nelle opere della maturità […] Bisognerebbe quindi […] gettare alle ortiche le sue disastrose ricette politiche e cercare di trarre invece frutto dal suo acume intellettuale. Egli fu pensatore poliedrico e contraddittorio, secondo me ancora da scoprire e conoscere. Questo libro […] vuole mostrare anzitutto che la visione della storia e della rivoluzione di Marx è assai meno monolitica di quanto si creda1

aggiungendo poi, in accordo col marxista britannico Teodor Shanin,2 che alle tradizionali fonti del pensiero marxiano – la filosofia tedesca, il socialismo francese e l’economia politica britannica – occorrerebbe aggiungere il populismo rivoluzionario russo. Cinnella ricostruisce l’evoluzione del pensiero marxiano, in assenza, causa la morte, di un’opera che ne sistematizzasse le conclusioni, tramite l’attenta e documentatissima analisi del carteggio che Marx ebbe coi giovani socialisti rivoluzionari, che testimonia anche la stima e l’amicizia che lo legò ad alcuni di loro. Essi ebbero il merito non solo di fargli conoscere importanti aspetti della realtà russa, oltre quanto era direttamente reperibile in Europa occidentale, ma anche di stimolarlo a studiare meglio quel paese, con le possibili implicazioni sul piano teorico.

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Published: 08 February 2018
Created: 08 February 2018
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figure

Intervista su "Potere al Popolo"

Figure intervista Francesca Coin

potere e1517960021272La prima domanda è molto semplice: conosci Potere al popolo?

Non ho seguito direttamente l’iniziativa di Potere al Popolo. Ero all’estero nel momento in cui è stata cancellata l’assemblea del Brancaccio ed è stata indetta l’assemblea fondativa, dunque non ho potuto seguire quest’esperienza se non attraverso terzi (attraverso amici che magari sono coinvolti direttamente, o attraverso i media). L’idea che mi sono fatta, in questo senso, è un’idea indiretta, attraverso la quale penso di aver colto solo alcuni aspetti del percorso da cui il progetto nasce e delle finalità che si pone.

 

La seconda domanda richiede una risposta forse un po’ impressionistica, legata al nome della lista e ai due termini che in esso compaiono. Potere e Popolo infatti sono due termini ormai desueti nel discorso di sinistra. Come valuti la scelta?

Forse questa è la domanda più delicata: il concetto di popolo non solo è desueto ma è anche divisivo, in quest’epoca, forse anzitutto in Italia. Il concetto di popolo nasce dall’identificazione hobbesiana con lo Stato-nazione, e allude a una specie di volontà unica che esiste come riflesso dello stato, “se stato, allora popolo”, diceva Virno commentando Hobbes. Questo “uno”, di fatto, non è mai dato ma esiste nell’immaginario collettivo e oggi esiste ancorpiù come espressione della nostalgia.

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Published: 08 February 2018
Created: 08 February 2018
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sbilanciamoci

Gig economy, cui prodest?

di Lelio Demichelis

Occorre riprendere il controllo democratico sulla tecnica oltre che sul capitalismo, imponendo a tecnica e capitalismo, ormai una cosa sola, di tornare ad essere mezzi e non fini

4000Cui prodest, cioè a chi giova – la gig economy? Certamente – e soprattutto – al capitalismo. Al suo incessante divenire, alla sua strutturale e schumpeteriana distruzione (molta) creatrice (poca), alla sua oggi apparentemente incontenibile disruption – che è quel processo che accade «quando una tecnologia di rottura si impone sul mercato sconvolgendolo totalmente, causando un cortocircuito delle regole esistenti, anzi ristrutturando brutalmente alcune modalità di azione o alcune tipologie di relazione sociale»[1].

La domanda deriva da un passo della Medea di Seneca che nel dettaglio recita: cui prodest scelus, is fecit – ovvero «il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova». Il delitto – in questo caso commesso sul corpo sociale e individuale, oltre che sul diritto (posto che sharing e gig economy hanno la vocazione ad aggirare le norme esistenti, chiamando però tutto questo libera concorrenza[2]) – l’ha commesso il capitalismo, perché ciò era necessario e funzionale al suo funzionamento e accrescimento, producendo uomini ancor più funzionali a tale funzionamento 2.0, ovvero alla flessibilizzazione dell’apparato produttivo e, con questo, dell’intera società. Gig economy, voucher, alternanza scuola-lavoro e poi ancora sharing economy, uberizzazione del lavoro, lavoro on demand, Fabbrica 4.0, algoritmi e machine learning (nomi diversi per un processo unico) – sono il trionfo dell’uomo flessibile, dell’homo oeconomicus neoliberale, nel declino dell’homo civilis.

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Published: 07 February 2018
Created: 07 February 2018
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pierluigifagan

Il destino degli Europei

di Pierluigi Fagan

l uomo davanti alla complessita del mondo il 1000052 1La definizione di “europei” è geo-storicamente, notoriamente, precaria. Ma, per quanto precaria come ogni definizioni di “popolo-nazione”, concetto che ha spesso bordi sfuggenti[1], ha senso in posizioni comparative. Si constata l’esistenza dell’europeo quando lo si mette accanto al non europeo. Al suo interno, il sistema europeo, risulta dotato di molti sottosistemi ognuno con all’interno un sottosistema che a sua volta ha un sottosistema e così via. Al secondo livello, dopo gli “europei” e prima di arrivare alle “nazioni”, si trovano le grandi famiglie storico-culturali che sono per lo meno quattro: gli europei del nord che includono anglosassoni, germani e scandinavi; gli europei del sud-ovest che includono francesi, iberici, italici e greci (i franchi erano popoli appartenenti sia a questo sistema ed in parte al precedente) detti “greco-latino-mediterranei”; gli europei del nord-est (polacchi, cechi, slovacchi, ungheresi e baltici) e quelli del sud-est i balcanici, bulgari e rumeni. Due di queste aree sono storicamente attratte dal fuori del sistema europeo: gli anglosassoni che hanno avuto storica propensione atlantica e comunque in generale “oceanica”; l’area del sud-est bulgara-rumena-moldava che è contigua all’Ucraina e quindi all’area ponto-russa e quella balcanica dove si mischiano popolazioni ortodosse (Montenegro, Macedonia, Serbia) cattoliche (Slovenia e Croazia) e musulmane (Bosnia Erzegovina, Albania), dove la dominazione ottomana ha lasciato impronte durevoli data una presenza in loco per più di cinque secoli.

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Published: 07 February 2018
Created: 07 February 2018
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blackblog

L'antropocene* come Feticismo

Postfazione di Thomas Meyer

cunha4Leggere a proposito della catastrofe climatica a venire, nell'indifferente provoca uno sbadiglio dettato dalla noia: si è già sentito tutto ed è già successo tutto, ma di regola non si vede proprio niente. A partire dalle notizie, di certo già sentite molte volte, a proposito del fatto che abbiamo di nuovo a che fare con il mese più torrido che ci sia mai stato da quando esiste un registro metereologico, la vita ignorante continua nella sua falsità, come sempre apparentemente "normale". Ma questa normalità immaginaria si basa appunto solo sull'ignoranza del soggetto narcisista della postmodernità, che arriva senza dubbio ad immaginare diverse fini del mondo, ma, dall'altro lato, non riesce a pensare niente di più plausibile del fatto che il mondo deve essere finanziabile, costi quel che costi! Il denaro, come si sa, non manca.

Naturalmente, anche aprire il giornale e leggere del capitalismo e delle catastrofi che ha scatenato, nemmeno questa è una novità. Vale tuttavia la pena affrontare la questione in maniera più dettagliata. Il testo di Daniel Cuhna cerca di sviluppare, nei termini della critica del valore, il problema del dominio capitalista della natura, insieme alle questioni a tale dominio associate - in maniera diversa rispetto a come hanno fatto Adorno e Horkheimer ne La Dialettica dell'Illuminismo, in cui anche essi tendono alla mitologia, riferendosi sempre alla valorizzazione del valore realmente capitalista.

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Published: 07 February 2018
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la citta futura

Il Capitale del XXI secolo di Thomas Piketty

di Paolo Massucci

451601e2c2a2c10e47fcc6138e9e1f31 XLLa concorrenza perfetta invocata da economisti e governi non intacca i meccanismi che accrescono le disuguaglianze economiche. Al riguardo ecco la proposta di Piketty. La proposta di una imposta annuale sul capitale fortemente progressiva e mondialmente estesa appartiene al filone del socialismo utopista, intrinsecamente irrealizzabile

In questa corposa opera scientifica di quasi mille pagine (Il Capitale nel XXI secolo) Piketty - sulla base dei dati disponibili - presenta in maniera dettagliata, talvolta persino ridondante, lo stato attuale delle nostre conoscenze storiche sulla dinamica della distribuzione dei redditi e dei patrimoni a partire dal XVIII secolo, traendone, in ultimo, insegnamenti per il secolo in corso. La lezione principale - che conferma peraltro molti altri studi nonché la comune esperienza - è che il sistema capitalistico, se abbandonato a se stesso, continua a produrre progressiva divergenza economica all’interno della società, mettendo persino in discussione quello stato sociale faticosamente conquistato dai cittadini europei.

Il testo, non certo sintetico, costituisce uno studio serio che ha il merito di chiarire, su basi oggettive, la distribuzione della ricchezza mondiale, la sua dinamica storica e la direzione futura prevedibile, nonché quello di formulare una possibile soluzione chiara dei gravi problemi, della quale espone anche gli attuali ostacoli da rimuovere per la sua effettiva realizzazione.

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Published: 06 February 2018
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figure

Se soffia il vento

Le ragioni concrete di Potere al popolo

di Emanuele Zinato

Potere al Popolo P 900x445[Nelle prossime settimane verranno pubblicati una serie di interventi riguardanti Potere al Popolo.
All’interno della redazione è in atto un dibattito intenso sul nuovo soggetto politico nato a novembre dalla proposta dell’ex-Opg di Napoli. Fra noi alcuni ci stanno lavorando attivamente, altri no; in ogni caso il dibattito ha prodotto una serie di domande, problemi, criticità rispetto a un progetto difficile da comprendere nella sua complessità, in particolare in rapporto al momento storico – il presente – nel quale tutto ciò sta accadendo. A partire dall’impegno dei singoli e dai dubbi di tutti, abbiamo chiesto un contributo ad alcune figure del panorama culturale italiano, accademici e non accademici, scienziati e umanisti, scrittori, sociologi, giornalisti, giuristi… figure attive politicamente o meno; entusiasti o critici nei confronti di Potere a Popolo; con i quali, in ogni caso, pensiamo di condividere una serie di valori che banalmente possiamo chiamare di sinistra.
(Molti non ci hanno risposto).
Abbiamo chiesto un intervento che argomentasse entusiasmi, dubbi, problematicità e nodi fondamentali, e – favorevole o contrario al progetto – riuscisse a produrre un discorso critico, in un momento come la campagna elettorale ostile ad accogliere le contraddizioni.]

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Published: 06 February 2018
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palermograd

Il seme del dubbio

di Marco Palazzotto

friedman reaganAnti-Blanchard – Un approccio comparato allo studio della macroeconomia – è un saggio pubblicato nel 2012 e riedito nel 2017 da Franco Angeli. L’autore Emiliano Brancaccio parte dalla premessa che il pensiero dominante nella letteratura economica, il cosiddetto mainstream, vede tra i suoi rappresentanti di spicco Olivier Blanchard, capo economista al Fondo Monetario Internazionale fino al 2015, professore presso il MIT di Boston e autore di uno dei più importanti testi di macroeconomia. In Italia il testo di Blanchard viene adottato in molte facoltà di economia, grazie anche all’adattamento della versione italiana di Alessia Amighini e Francesco Giavazzi per Il Mulino editore.

Con questo saggio Brancaccio vorrebbe evidenziare che, oltre alla scuola dominante macroeconomica che trae le origini dalla cosiddetta “sintesi neoclassica”, esistono degli approcci alternativi. Entrambi gli approcci utilizzano la teoria keynesiana. Tuttavia, mentre la teoria dominante relega i principi dell’economista inglese in un orizzonte temporale di breve periodo e solo per poche e precise circostanze, il modello alternativo tiene conto dei contributi di Keynes anche in un orizzonte temporale di lungo periodo.

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Published: 06 February 2018
Created: 06 February 2018
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criticaimpura

Ludwig Wittgenstein

Della Certezza, della Verità e del Senso nel problema del fondamento

di Sonia Caporossi

johntierney 670x400Con questi brevi appunti intendiamo, se possibile, aprire una possibilità di riflessione sul difficile tema del fondamento della verità, della certezza e del senso, a partire dalla seguente proposizione di Ludwig Wittgenstein contenuta in Della Certezza: «Se il vero è ciò che è fondato, allora il fondamento non è né vero né falso» [1]. In questo passo, Wittgenstein intende affermare che, in qualche modo e in un qualche senso, il fondamento è infondato. Ma in quale modo e in quale senso si potrebbe dire ciò? E soprattutto, in quale modo e in quale senso che non sia assiomaticamente aristotelico, ovvero anapoditticamente dato per certo generando così un circolo vizioso evidente fra la certezza e la sua stessa posizione? Il Wittgenstein uscito fuori dalla chiusura logicistica asfittica del Tractatus Logico – Philosophicus, il Wittgenstein apertosi alla visione estetica delle cose contenuta nelle Ricerche Filosofiche, risponderebbe forse, in modo un po’ enigmatico, che il fondamento è “una forma di vita”: la nostra. E, soprattutto, superato qualsiasi residuo di logicismo, che non c’è più bisogno di rinnegarlo, come dire: keep calm and hold your Grund.

Quest’intuizione, che per i filosofi non costruttivisti risulta essere tutt’altro che autoevidente, porta a una serie di considerazioni dalla cogenza filosofica inusitata. Infatti, dovremmo partire dalla considerazione del fatto che il vero, se è se stesso, deve essere fondato, altrimenti non sarebbe vero, ma falso.

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  1. Sergio Cesaratto: Che voto a fare?
  2. Matteo Marchesini: Sul lungo periodo. Breve storia di Lukács
  3. redazione di "Il cuneo rosso": Le elezioni del 4 marzo
  4. Andrea Del Monaco: Il bazooka di Draghi è un narcotico pericoloso
  5. Quarantotto: Al netto delle elezioni italiane, l'€uropa non ha mai perso e non potrè mai perdere la sua identità (di assediante)
  6. Raffaele Sciortino e Steve Wright: Lo Spettacolo tra nuovi media e valorizzazione
  7. Felice Roberto Pizzuti: Pensioni: una bomba sociale pronta a esplodere
  8. Emanuele Leonardi: Introduzione a “Lavoro, Natura, Valore”
  9. Luigi Ficarra: Potere al popolo critica i limiti del Patto per la Costituzione e rilancia la lotta di classe dal basso
  10. Angelo Nizza: Lavoro e rivoluzione
  11. Vladimiro Giacché: Intervista con un economista contro
  12. Armando Lancellotti: L’identità: un concetto avvelenato
  13. Carlo Formenti: Quelle sinistre che odiano il popolo
  14. Vincenzo Comito: La crisi delle banche è finita?
  15. Il Pedante: Oh, right, right with the bones!
  16. Eros Barone e Mario Galati: La questione dell’imperialismo e il giudizio su Togliatti
  17. Keynes blog: L’austerità espansiva e i suoi oppositori
  18. Claudio Gnesutta: Il lavoro, quello sconosciuto
  19. Marco Riformetti: Un percorso nella filosofia politica di Lenin tra classe, partito e Stato
  20. Unire le classi subalterne, ricostruire una democrazia progressiva, restituire potere al popolo
  21. Dante Lepore: Prefazione a Schiavitù del terzo millennio
  22. Marcello Spanò: Per un superamento del superamento del Fiscal Compact
  23. Enrico Grazzini: L'Italia tra promesse elettorali e rischio fallimento
  24. Joseph Halevi: Israele e i miti sionisti
  25. Viola Calofaro: Potere al Popolo

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