Details
Published: 15 July 2025
Created: 01 July 2025
Hits: 1374
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Frantz Fanon, a cent’anni dalla nascita

di Geraldina Colotti

autox1440.jpgÈ un centenario drammatico, quello che celebra la nascita di Frantz Fanon, avvenuta in Martinica il 20 luglio del 1925. È drammatico per l’ovvio, evidente e traumatico rimando a quanto sta avvenendo a Gaza dal 7 ottobre 2023 in poi. Ed è drammatico perché ci obbliga a un contatto diretto con la parte più urticante del pensiero e della vita dello psichiatra antillano: quella dei muscoli che si flettono in attesa di assestare la zampata, quella dell’«uomo con la roncola», preoccupato di averla a portata di mano, quando «sente un discorso sulla cultura occidentale» (Frantz Fanon, I dannati della terra, Torino, p. 10)

È inutile far finta di niente. I cinquantenari e i centenari che si susseguono senza posa nel primo secolo del nuovo millennio, ci abituano a srotolare la pellicola del Novecento come turisti della Storia. La cosa è ambiguamente piacevole. Attiva la nostalgia. Giustifica la malinconia. Produce uno spaesamento pensoso che in fondo è rassicurante, nella misura in cui legittima la contemplazione scettica dei sacrifici e dei fallimenti accumulati dalle generazioni precedenti.

Con Fanon, adesso, questa recita è impossibile. È come se, per un malvagio tiro giocato dal caso ai dipartimenti dei cultural studies, dovessimo nuovamente sbattere la testa sulle parole dure: sullo scandalo della violenza che disintossica1, sull’eresia che mette in quarantena le etiche immacolate, perché «il bene è semplicemente quel che a loro fa male»2.

Certamente, sono posizioni che vanno inserite nel loro contesto. E il contesto è quello della guerra d’Algeria. Centinaia di migliaia di morti fra la popolazione e i combattenti in lotta per l’indipendenza nazionale. I francesi che reagiscono con i massacri, con i linciaggi degli arabi organizzati dai coloni, con la tortura praticata regolarmente sui militanti del Fronte di Liberazione Nazionale, ma anche, in larghissima scala, sulla popolazione civile. L’FLN algerino risponde usando tutti i mezzi, e giungendo anche all’uccisione di civili francesi, con bombe piazzate nei bar dei pieds-noirs e accoltellamenti casuali dei coloni, sorpresi mentre passeggiano nei loro quartieri tranquilli e blindati. Molto crudo, n’est-ce pas? E non va dimenticato che i comunisti francesi erano schierati dalla parte del loro governo, e avevano votato a favore delle misure di repressione dell’insurrezione algerina.

Read more ...

Details
Published: 15 July 2025
Created: 15 July 2025
Hits: 1155
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Undicesima parte. “Ammettere i propri difetti è privilegio dei forti”: l’intervento di Tomskij al XIV Congresso del Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevico) parte I

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fLa NEP è anche un periodo in cui emergono, in modo particolarmente rilevante, questioni e problemi a ogni livello, dal più superficiale e risolvibile con cambi di mansione o correzione di singoli comportamenti, a quello più profondo e strutturale, irrisolvibile senza modifiche sostanziali, ovvero altrettanto strutturali, al modo di produzione stesso.

Un modo di produzione ibrido non è destinato a durare a lungo: su questo concorda l’attuale storiografia incentrata sull’esperienza sovietica, prevalentemente autoctona (anche perché fuori dal perimetro russo han preso l’argomento, preparato la colata di cemento e chiuso tutto nella prima cassaforma a disposizione), ivi compresa la sua maggior parte revisionistica:

Parliamo, nella fattispecie, di quella storiografia russa démodé, figlia della restaurazione capitalistica di fine secolo, che declina alla sua maniera l’accademismo liberale-liberista-libertario di inizio anni Novanta e che tutt’ora campa nelle sue università e “fondazioni” eterofinanziate (e con marcato accento anglofono).

Parliamo però anche di una storiografia più recente, più à la page che, pur non disdegnando quanto fatto dalla “gestione precedente”, a partire dal Nobel con la voglia sulla pelata fino all’ubriacone che finì il lavoro sporco, è tuttavia nostalgica dei bei tempi andati, più che altro in termini di prestigio e potenza internazionali.

Entrambe queste storiografie, sulla falsariga della “libertà” o dell’esperienza cinese, periodicamente convergono su come sarebbe potuta essere la propria NEP se avesse vinto Bucharin, magari passando direttamente da Bucharin a Soros, nel primo caso, o da Bucharin a Putin, nel secondo, senza passare dal via del socialismo realizzato1. Di fatto, auspicando una transizione al capitalismo, e poco conta se oligarchico e transnazionale o capitalistico di Stato, che sarebbe dovuto essere la morte naturale della NEP, anziché e al posto dell’instaurazione della proprietà interamente sociale dei mezzi di produzione e della conduzione pianificata degli stessi. Come diceva un sensei nippo-statunitense in un film d’altri tempi, non si può camminare a lungo in mezzo alla strada. O di qua, o di là.

Read more ...

Details
Published: 15 July 2025
Created: 11 July 2025
Hits: 8247
Print Friendly, PDF & Email

officinaprimomaggio

L’assedio alle scuole, ai nostri cervelli

di Sergio Fontegher Bologna

L’articolo di Marco Veruggio che abbiamo ripreso da Micropolis ha, tra l’altro, il grande pregio di stimolare riflessioni su temi di carattere fondamentale come “scuola”, “riarmo”, “impresa pubblica” ecc… A questi l’estroverso europarlamentare leghista Roberto Vannacci, già generale dell’esercito, ne aggiunge un altro, sintetizzato nel termine “Patria”. Sappiamo che Patria non è un vocabolo qualsiasi, è un sistema di valori, quei valori che qualcuno pensa si debbano rilanciare, perché rischiano di essere dimenticati e quindi anche lui, l‘onorevole, come i portavoce di Leonardo, vorrebbe andare nelle scuole – dicono i media – per parlarne coi giovani.

Non vorrei trovarmi nei panni di una/un preside messi di fronte alle richieste di una grande azienda come Leonardo e di un personaggio come Vannacci di poter parlare agli iscritti durante le ore di lezione. Scelta imbarazzante se far parlare l’uno o l’altro o ambedue. Confesso che se mi trovassi al posto di quei presidi risponderei “No, grazie” ma, se fossi costretto da circolare ministeriale a scegliere, preferirei Leonardo perché l’idea che qualcuno ricominci a voler instillare nei giovani l’amor di patria mi provoca una reazione istintiva. Il termine “Patria” mi evoca immediatamente l’immagine di cimiteri di guerra, quelle distese di croci che abbiamo visto tante volte, tombe d’infelici che sono andati ad ammazzare e sono stati ammazzati in nome della Patria. Mi evoca l’immagine dell’Ossario dei Caduti d’Oltremare di Bari, dove giacciono i poveri resti del fratello di mia madre, caduto negli ultimi giorni della campagna d’Africa, a El Ghennadi, 9 maggio 1943. Aveva 21 anni. In quei cimiteri di guerra raramente trovi sepolti dei generali. Quelli, chissà perché, dalle guerre tornano quasi sempre vivi.

Read more ...

Details
Published: 15 July 2025
Created: 10 July 2025
Hits: 3423
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza

Le tre grandi cose uscite dal vertice dei Brics di Rio de Janeiro

di Alessandro Volpi

Dal rispetto delle regole fondamentali del diritto internazionale alla tenuta delle istituzioni finanziarie globali, fino alla progressiva sostituzione del dollaro e a un sistema di pagamenti autonomo, in grado di resistere a sanzioni unilaterali. Il summit del 6 e 7 luglio ha prefigurato nuovi scenari che l’Occidente fa finta di non vedere.

Rappresentano il 50% della popolazione mondiale e poco meno del 45% della ricchezza prodotta a livello planetario. Si sono riuniti a Rio de Janeiro il 6 e il 7 luglio ma sui media italiani, salvo eccezioni (il manifesto ad esempio vi ha dedicato la prima pagina), quasi non ne compare traccia. Si tratta del vertice dei Brics che ha riunito tutto ciò che, semplificando, si può definire “non occidentale”. Il sostanziale silenzio dei media è quindi davvero incredibile anche perché da quel vertice sono uscite almeno tre cose di grande rilievo.

La prima, davvero sorprendente, è costituita dal fatto che proprio i Brics stanno invocando il rispetto del diritto internazionale e del multilateralismo, arrivando persino a “difendere” le istituzioni di Bretton Woods, le Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). In altre parole, le principali realtà produttive del Pianeta, che non hanno, nella stragrande maggioranza dei casi, contribuito né alla definizione degli assetti successivi alla Seconda guerra mondiale, né alla stesura delle regole fondamentali del diritto internazionale e tantomeno alle istituzioni finanziarie globali, chiedono, ora, di fronte al disastro dell’Occidente, di rispettare quelle norme di convivenza collettiva e quelle istituzioni per evitare il collasso dell’umanità.

Read more ...

Details
Published: 15 July 2025
Created: 10 July 2025
Hits: 3168
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

La pace in Ucraina non porrà fine alla guerra ibrida dell'Occidente contro la Russia

di Andrew Korybko

Il loro raffinato modello di guerra ibrida comporterà sforzi per vincere la “corsa tecnologica”, una nuova divisione del lavoro occidentale per contenere la Russia in Europa e guerre informative anti-russe generate dall'intelligenza artificiale

La ricchezza di risorse naturali della Russia e il suo nuovo ruolo nell'accelerare i processi multipolari incentivano l'Occidente a continuare la sua guerra ibrida contro la Russia anche in caso di pace in Ucraina. La fazione neoconservatrice degli Stati Uniti e i globalisti liberali dell'Unione Europea (che al momento sono sostanzialmente la stessa cosa) continuano a percepire la Russia come un rivale da contenere e, idealmente, da smembrare. Per questo motivo, si prevede che nel prossimo futuro affineranno la loro guerra ibrida contro la Russia attraverso i seguenti tre mezzi.

Il primo riguarda i loro sforzi per vincere la “corsa tecnologica”, in particolare in termini di intelligenza artificiale e Internet delle cose, che secondo loro gli consentirà di guidare la “Quarta rivoluzione industriale” (4IR). Il conseguente vantaggio economico e militare che prevedono dovrebbe, secondo loro, “lasciare la Russia in ginocchio”. Credono che alla Russia seguirà inevitabilmente l'instabilità economica e poi politica. Ciò potrebbe assumere la forma di rivoluzioni colorate, rinnovate insurrezioni terroristiche e/o lotte intestine incontrollabili tra le élite.

Il secondo aspetto riguarda la divisione dei compiti dell'Occidente nel contenere la Russia. Gli Stati Uniti “guideranno da dietro” fornendo supporto back-end ai loro partner europei junior, poiché danno la priorità al contenimento della Cina.

Read more ...

Details
Published: 15 July 2025
Created: 11 July 2025
Hits: 3110
Print Friendly, PDF & Email

krisis.png

«L’Iran non è una minaccia per l’Occidente»

di Hans Blix

L’ex ispettore capo dell’Onu in Irak nel 2003 mette in guardia: l’Occidente rischia di ripetere gli stessi errori del passato

 Dopo l’attacco israeliano ai siti nucleari iraniani, Hans Blix lancia un allarme all’Occidente attraverso Krisis. L’ispettore capo dell’Onu in Irak fra il 2000 e il 2003 spiega che l’Iran non ha violato il Trattato di non proliferazione e che non ci sono prove di un programma militare iraniano in corso. E colpire Teheran rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati. L’ambasciatore svedese propone una soluzione diplomatica: istituire una zona denuclearizzata in Medio Oriente, alla quale dovrebbe aderire anche Israele.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non pare avere dubbi: l’Iran sta per «trasformare l’uranio arricchito in arma nucleare» e «se non fermato, potrebbe produrre un’arma nucleare nel giro di poco tempo». Parole che riecheggiano quelle pronunciate prima dell’invasione dell’Irak nel 2003, che peraltro Netanyahu sostenne con forza. Una delle voci più autorevoli che si oppose all’invasione, basata su accuse infondate per cui l’Irak sarebbe stato in possesso di armi distruzione di massa, era quella di Hans Blix.

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 11 July 2025
Hits: 3493
Print Friendly, PDF & Email

giap3

Rimozione forzata. Cinque anni dal lockdown e (fingere di) non sentirli

di Stefania Consigliere & Cristina Zavaroni

Con una postilla di Wu Ming

s3 V0024000 V0024794.jpgPer comprendere i tempi non ordinari, le categorie dei tempi ordinari non bastano. Bisogna cercare altrove ed è così che certi autori diventano pienamente comprensibili. Che bastasse l’induzione di paura per dominare intere popolazioni l’avevamo letto nei libri di Hannah Arendt, George Orwell, Christopher Browning e Zygmunt Bauman, ma abbiamo cominciato a crederci davvero solo nell’inverno del 2020. Ancor più difficile trovare una spiegazione per la strage delle coscienze che immediatamente ha diviso la popolazione italiana in fazioni avverse mai più ricomposte e per lo strano oblio che oggi avvolge il biennio pandemico.

A cinque anni e qualche mese dal suo incipit, l’evento più significativo (speriamo) della nostra vita collettiva sembra ai più un episodio lontano, politicamente irrilevante e per nulla attivo nel presente.

Il fatto è, però, che quella stagione non è mai finita.

 

1. Rimasti e disvedenti

A partire dal settembre 2021, quando scrivevamo della necessità di ritrovarsi, abbiamo viaggiato molto come ambulanti dell’antropologia medica. Dappertutto abbiamo trovato lo stesso quadro: un piccolo gruppo di rimasti pandemici che non si dà pace per l’accaduto e una maggioranza di disvedenti che quasi non se ne ricorda. Esso ricalca, a grandi linee, la divisione in fazioni cristallizzata nel marzo 2020 e poi continuamente ribadita dagli eventi successivi.

Le due famiglie, che ancora non si sono ritrovate, schivano il confronto. La distanza tra loro non discende da un disaccordo argomentativo, da scelte consapevoli o dalla normale dialettica della lotta politica, ma da qualcosa di più profondo: la risposta di ciascuno agli eventi è stata dettata non tanto dalla ragione, ma proprio dalla sensibilità, dalla percezione, ovvero dallo strato primo della presenza al mondo e della possibilità di fiducia.

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 969
Print Friendly, PDF & Email

transform

Panorama estivo, prospettive autunnali e orizzonti futuri

di Roberto Rosso

armi rottamate 14.jpgIl tema della catastrofe ritorna, nei resoconti quotidiani, nelle previsioni degli andamenti stagionali e nelle proiezioni di più lungo periodo. Le notizie da Gaza, con i primi notiziari del mattino colmano la misura dell’orrore quotidiano con cui sia possibile confrontarci. Il sistema degli aiuti, israelo-americano, la Gaza Humanitarian Foudation1 trasforma il bisogno di nutrirsi di una popolazione affamata in una lotteria contro la morte, puoi ottenere cibo, puoi morire, puoi rimanere affamato. La stessa struttura organizzativa sta programmando la concentrazione della popolazione di Gaza in una cittadella umanitaria, completando lo sradicamento, rendendo totalmente dipendente la sopravvivenza dell’intera popolazione dalle disposizioni del governo di quella agenzia, che ha espulso l’intervento di qualsiasi organizzazione di soccorso umanitario. Sradicamento, concentrazione, controllo totale sui meccanismi di sopravvivenza regolati al livello minimo, precondizione per liberare la striscia dalla loro presenza; è facile prevedere che aprendo i chiudendo i rubinetti dei mezzi di sopravvivenza, in una condizione di dipendenza totale, l’alternativa che si imporrà sarà quella del migrare altrove, per quei pochi che resteranno la possibilità di servire i nuovi padroni. Ferocemente gli abitanti della striscia saranno guidati dal rombo dei bombardamenti, dallo sfacelo delle loro carni, dalla fame, dalla sofferenza e dalle malattie, le piaghe d’Egitto sono servite.

Gaza quindi è la catastrofe quotidiana che ci viene servita, in tutte le ore di veglia delle nostre giornate, è anche metafora e dispiegamento concreto della potenza della tecnica applicata al governo di una contraddizione, contraddizione nei confronti di una volontà di dominio; supremazia della tecnologia applicata ai sistemi d’arma, ai singoli dispositivi, al coordinamento, al dispiegamento delle linee strategiche. Da ultimo l’utilizzo delle tecnologie di Intelligenza Artificiale per individuare e selezionare gli obiettivi attraverso l’analisi delle dinamiche sociali, è guerra sociale fondata sulla collaborazione tra l’uomo e la macchina. Impressionante è la coniugazione della analisi raffinata, l’individuazione degli obiettivi nel magma della materia sociale assieme alla violenza indiscriminata, non solo nell’area attorno agli obiettivi strategici, ma nel massacro generalizzato, nella ‘gratuità’ della distruzione di obiettivi come l’internet cafè o forse per interdire ogni forma di comunicazione.

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 10 July 2025
Hits: 2931
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Gaza: l'incontro segreto che potrebbe portare alla tregua

di Davide Malacaria

Barak Ravid su Axios, sito americano ben informato e con solidi rapporti con l’intelligence israeliana, di cui di è quasi un’emanazione, ha riferito di una riunione riservata, tenuta in parallelo agli incontri tra Trump e Netanyahu alla Casa Bianca, nella quale sono stati fatti significativi passi avanti per raggiungere un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

All’incontro erano presenti Ron Dermer, il più stretto consigliere di Netanyahu, Steve Witkoff, l’uomo al quale Trump ha affidato la missione di sciogliere i nodi più intricati della politica estera, e un alto funzionario del Qatar, Paese che sta mediando tra Tel Aviv, Washington e Hamas, il quale ha riferito le richieste della milizia palestinese.

Il report di Axios è significativo non solo perché dà conto dell’apertura di una finestra reale di opportunità, ma anche perché dà la misura di quanto Trump stia spingendo per costringere Israele a deporre le armi.

D’altronde, tale pressione è evidente anche dalle modalità con cui si sta svolgendo la visita in America di Netanyahu che, più che una visita, ha tutto l’aspetto di una convocazione da parte del potente alleato per imporgli il rispetto dei patti.

Infatti, Trump ha salvato Israele da una sconfitta devastante nella guerra intrapresa contro l’Iran, trasformandola in un’apparente vittoria (ci torneremo), ma il patto segreto stipulato tra i due era che l’intervento americano doveva essere ripagato con il cessate il fuoco a Gaza (vedi Piccolenote).

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 10 July 2025
Hits: 3030
Print Friendly, PDF & Email

comidad

La NATO non fa propaganda ma imbonimento da televendita

di comidad

Ci sono situazioni che oltrepassano i limiti descrittivi del comune linguaggio politico. A proposito della NATO e del suo giro d’affari si potrebbe parlare di corruzione e di propaganda che surroga la mancanza di strategia; ma queste stesse espressioni potrebbero essere riferite a qualsiasi altro paese. Nessun regime infatti è immune dalla corruzione, e inoltre c'è da dubitare che la Russia o la Cina abbiano effettivamente una strategia e non procedano invece alla giornata. Il fatto che certi paesi provengano da civiltà secolari o millenarie, di per sé non ci dice nulla sulla loro attuale capacità di esprimere una visione strategica. La stessa dottrina della indivisibilità della sicurezza, inventata da Pechino e adottata anche da Mosca, di fatto svolge esclusivamente la funzione estemporanea di un’omelia domenicale, una messa cantata sulle note edificanti dell’equilibrio e della ragionevolezza, senza però riferirsi a premesse concrete.

Ma è proprio sul tipo di propaganda che si può notare il passo completamente diverso con il quale procede la NATO. Mentre Putin o Xi Jinping cercano di apparire al pubblico come persone equilibrate e ragionevoli, nel caso della NATO, degli USA, del Regno Unito e dell’Unione Europea, si vede invece una continua ricerca dell’iperbole fine a se stessa, ovvero la si spara grossa senza alcuna considerazione del rischio di cadere nel ridicolo. Appena qualche giorno fa il segretario della NATO, Mark Rutte, in un’intervista al New York Times ha paventato la possibilità di un attacco congiunto e simultaneo da parte della Russia e della Cina, l’una sul fronte europeo e l’altra sul fronte di Taiwan.

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 3155
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Predizioni non rassicuranti sullo scontro armato tra UE e Russia

di Fabrizio Poggi

Se i vaticini di Andrius-Marilno-Kubilius dicono che la Russia «tra cinque anni, o forse anche prima, attaccherà un paese europeo, o forse più di uno», anche in Russia abbondano le previsioni: solo, ovviamente, a soggetti inversi

Il giornalista militare Vasilij Fatigarov, ad esempio, parla di possibilità di guerra coi paesi NATO già tra 2-3 anni, una volta che il teatro bellico ucraino sia esaurito e dunque, dice, «bisogna prepararsi»: in particolare, per esser pronti a fronteggiare un'alleanza tedesco-polacca diretta contro Mosca, cui si uniranno anche i Paesi baltici. Basti considerare che già oggi il Baltico è, di fatto, un mare controllato dalla NATO, che pone l'enclave di Kaliningrad in una posizione a dir poco complicata. In pratica, dice Fatigarov, insceneranno una provocazione, incolpandone la Russia, sul “corridoio Suwalki” o da qualche altra parte, che sia l'Azerbajdžan o anche il Kazakhstan e così muoveranno guerra.

Di provocazione volta a scatenare un conflitto, accusandone la Russia, parla anche il politologo militare Andrej Klintsevic, che cita, appunto il “corridoio Suwalki” e prevede che nel giro di un quinquennio la NATO avrà accumulato sufficienti forze per lanciare un attacco sulla direttrice di Kaliningrad. Secondo tale proiezione, la NATO procede ad armare l'isola di Gotland con sistemi di difesa aerea e missili antinave, mentre Estonia e Finlandia praticamene bloccano la navigazione civile verso Piter e Kaliningrad. A quel punto, Mosca lancia un ultimatum, loro reagiscono, la Russia si ritaglia un corridoio attraverso il “Suwalki gap”, che loro minano e riempiono di bunker.

Read more ...

Details
Published: 14 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 2837
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

I guerrafondai “democratici” ora sperano in Trump, per disperazione

di Dante Barontini

Almeno una volta ogni quindici giorni il piccolo mondo ipocrita dei “democratici per il genocidio e la Terza guerra mondiale” scopre che Trump, in fondo, è ancora dei “nostri”. Degli euro-atlantici, insomma, anche se “ci” fa penare con ‘sta storia dei dazi, la fissazione degli immigrati, il disprezzo per i contrappesi costituzionali e il conflitto di interessi, l’atteggiamento verso il mondo Lgbt ecc, le università più prestigiose e via elencando.

Basta poco per farlo rientrare tra “i nostri”: armare l’Ucraina e prolungare la guerra. Tutto qui? Tutto qui…

Un’occhiata ai giornali mainstream conferma pienamente questa certezza – temporanea, per carità – e la folla dei “Rambini” (con o senza bretelle) si sbraccia per festeggiare il ritorno dell’America.

Si sa che The Donald vorrebbe metter fine a quelle due guerre che doveva chiudere in 24 ore e dopo sei mesi stanno ancora lì, a intralciare il suo vero obiettivo strategico (“Make America great again”) a colpi di ricatti per imporre accordi commerciali squilibrati che portino soldi per addolcire il debito pubblico statunitense.

Ma da un lato si ritrova Netanyahu, che vuole completare il genocidio con il suo consenso in modo da rendere “meritata” la candidatura al premio nobel per la pace (la minuscola è d’obbligo…), dall’altra una Russia che non vuol saperne di accordicchi che riproducono i pasticci di Minsk I e II. Ovvero che lasciano aperta la possibilità di ricostruire l’Ucraina come potenza militare delegata a “premere” su Mosca – anche se quasi soltanto con iniziative terroristiche magari dolorose, ma di nessuna valenza strategica.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 1323
Print Friendly, PDF & Email

volerelaluna

La finanza corre indisturbata sui soliti sentieri

di Vincenzo Comito

Nel testo che segue riportiamo alcune notizie recenti relative al mondo della finanza mondiale, come reperibili in alcuni rapporti di ricerca e nella stampa quotidiana e settimanale. Il quadro che ne risulta non appare particolarmente entusiasmante: si tratta di un’attività che non sembra voler cambiare per niente nelle sue logiche perverse di lunga data.

01 ECONOMIE immagine.jpgLe banche continuano a finanziare le energie fossili. Secondo quanto ci informa sulla questione il Rapporto annuale “Banking on climate caos” pubblicato di recente da una coalizione di organizzazioni non governative, nel 2024 le principali banche del mondo hanno aumentato del 23% rispetto all’anno precedente i finanziamenti ai produttori di energie fossili, portandoli a 869 miliardi di dollari; e questo dopo che nei due anni precedenti si era assistito invece a una certa riduzione degli stessi e mentre la domanda di petrolio e gas tende a diminuire nel mondo (Angrand, 2025). Sul podio di questa pessima classifica si collocano ovviamente tre grandi banche americane. L’inversione di tendenza recente sembra debba essere attribuita principalmente all’evoluzione in peggio del contesto politico e regolamentare occidentale e contrasta con le ripetute dichiarazioni di molte banche in proposito. Mentre l’UE annacqua il suo cosiddetto green deal, l’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti non contribusce certo a migliorare la situazione. Comunque la notizia non sorprende.

I paesi poveri e la finanza. Dati recenti della Unctad indicano che ormai 54 paesi spendono più del 10% delle loro entrate fiscali ogni anno soltanto per il pagamento degli interessi sul debito, mentre il peso del carico degli stessi interessi è sostanzialmente raddoppiato dal 2011 a oggi. Più di 3,3 miliardi di persone vivono in paesi che spendono più per il servizio del debito che per la sanità, mentre 2,1 miliardi in paesi che vi spendono più che nell’istruzione. Intanto i costi dello stesso debito stanno aumentando fortemente e stanno diventando proibitivi per i paesi più poveri. Le politiche del debito attuali in molti paesi sottosviluppati sono utili ai mercati finanziari, non alla gente. Questo minaccia di condannare intere nazioni a un decennio perduto o ancora peggio (Stiglitz, 2025). Per altro verso i dazi di Trump rallenteranno lo sviluppo dell’economia e così essi porteranno meno entrate ai governi. I paesi citati hanno bisogno una nuova fase di alleggerimento del carico dei debiti per evitare che i soldi che servirebbero per la salute e l’istruzione siano invece versati ai creditori.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 1484
Print Friendly, PDF & Email

infoaut2

I Costi Planetari dell’Intelligenza Artificiale 

di Infoaut

file 20170626 29064 1e57jfz 136882657Artificial Intelligence is neither artificial nor intelligent.”

Kate Crawford, Atlas of AI

Che cos’è davvero l’Intelligenza Artificiale?

Oggi l’Intelligenza Artificiale (IA) viene spesso presentata come una forza astratta, inevitabile, quasi naturale. È descritta con toni mitici: un’entità autonoma e neutrale capace di apprendere, decidere, persino “pensare”. Tuttavia, questa rappresentazione maschera la sua vera natura: l’IA non è una magia, né una creatura indipendente. È un artefatto tecnico, economico e sociale, costruito da esseri umani in contesti specifici, con obiettivi precisi.

I sistemi di intelligenza artificiale non “capiscono” il mondo nel senso umano del termine. Non hanno coscienza, intenzioni o consapevolezza. Funzionano attraverso la raccolta e l’elaborazione di enormi quantità di dati, applicando modelli statistici per individuare schemi, correlazioni e probabilità, categorizzando, classificando, prevedendo e automatizzando. In questo processo, le dimensioni complesse, relazionali e contestuali della vita vengono spesso appiattite in punti dati standardizzati e obiettivi di efficienza. Ciò che non può essere quantificato viene tipicamente escluso; ciò che non può essere previsto viene spesso svalutato. L’IA quindi non è un’entità neutra. È un sistema progettato, addestrato e valutato attraverso scelte umane. Ed è proprio da queste scelte che dobbiamo partire per capirne i costi—non solo computazionali, ma ecologici, sociali, politici.

 

L’IA non esiste senza la Terra

Dietro l’apparente immaterialità dell’Intelligenza Artificiale – assistenti virtuali, generatori di immagini, auto autonome, sistemi di riconoscimento facciale e targeting in scenari di guerra – si nasconde una infrastruttura materiale colossale.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 1192
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

I palestinesi, l’avanguardia dell’ultima generazione globale senza futuro

di Fabio Ciabatti

Franco Berardi “Bifo”, Pensare dopo Gaza. Saggio sulla ferocia e la terminazione dell’umano, Timeo, Palermo 2025, pp. 250, € 18,00

bifo cover.jpgPensare dopo Gaza significa guardare in faccia la catastrofe dell’umano riconoscendo il definitivo fallimento dell’universalismo della ragione, della democrazia e della civiltà. Capire è l’unica cosa che ci rimane, anche se “Il pensiero non può pensare altro che la propria impotenza”. La disperazione è rimasta l’unico sentimento umano. L’unica opzione a nostra disposizione è quella di disertare la storia, pur non avendo alcuna idea di come farlo. Franco Berardi, al secolo Bifo, non conosce mezze misure nel suo ultimo libro intitolato, appunto, Pensare dopo Gaza. L’argomentazione è sempre portata all’estremo e talvolta sconfina nell’invettiva senza curarsi dei suoi possibili effetti disturbanti per i benpensanti, compresi quelli di sinistra. Per lui Israele è il paese che, dal punto di vista della ferocia sterminatrice, è quello più sviluppato e per questo mostra a quelli meno progrediti l’immagine del loro avvenire. Per esempio attraverso l’utilizzo bellico dell’intelligenza artificiale le cui ricerche sono essenzialmente finalizzate, in tutto il mondo, a ottimizzare lo sterminio, dal momento che il sistema militare è il loro principale committente. Applicazioni come il programma Lavender, utilizzato dagli israeliani a Gaza secondo le rivelazioni della rivista israelo-palestinese +972, consentono di perpetrare massacri in modo asettico, superando definitivamente gli ostacoli rappresentati dalle emozioni umane e dalla fatica di uccidere.

L’idea che gli israeliani si stiano comportando come i nazisti dà le vertigini. Eppure, sostiene Bifo, non si può arretrare di fronte a questo tabù perché la storia dello stato sionista ci insegna che ci sono traumi che non possono essere elaborati, ma solo riprodotti. Israele si costituisce per prevenire una nuova aggressione antisemita, ma lo fa rispondendo allo shock storico della Shoah in modo vendicativo e asimmetrico, punendo chi non ha alcuna colpa e non può difendersi. Per i sionisti la ragione universale, che ha preso forma con il contributo essenziale dell’intellettualità ebraica, non è stata una protezione sufficiente dallo sterminio antisemita. Un pensiero legittimo, sottolinea Bifo, che rende tragicamente comprensibile il passaggio successivo: per non essere più prede bisogna diventare predatori.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 3132
Print Friendly, PDF & Email

euronomade

Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio

di Girolamo De Michele

A proposito di: Francesca Albanese, FROM ECONOMY OF OCCUPATION TO ECONOMY OF GENOCIDE. Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967 [scaricabile qui]

Where’s your Daddy? è un videogioco nel quale un bambino cerca di uccidersi in casa recuperando uno fra le decine di oggetti potenzialmente letali – il flaccone di candeggina, una posata da infilare nella presa elettrica –, e un padre cerca di impedirglielo. Citando un bravo comico, una specie intelligente capace di concepire un prodotto del genere merita l’estinzione. Ma c’è di peggio: un programmatore ha scelto questo nome per un sistema di intelligenza artificiale che insegna ai droni israeliani a individuare ed eliminare esseri umani che, dopo il bombardamento di un luogo abitato, escono dal rifugio per cercare i superstiti. Where’s your Daddy? interviene in seconda battuta dopo Gospel, un sistema di intelligenza artificiale che stima il numero di vittime collaterali nel colpire un target in cui è ritenuto essere un potenziale obiettivo: un militare riceve l’informazione, e dà l’ok al drone, sapendo quante vittime civili saranno colpite. Con le parole di uno di questi [qui]:

Niente succede per caso. Quando una bimba di tre anni viene uccisa in una casa a Gaza, è perché qualcuno nell’esercito ha deciso che la sua morte non è un dramma – che è un prezzo accettabile da pagare per poter colpire un obiettivo. Non siamo Hamas. Non lanciamo razzi a caso. Tutto è intenzionale. Sappiamo esattamente quanti danni collaterali ci sono in ogni casa.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 08 July 2025
Hits: 3034
Print Friendly, PDF & Email

giubberosse

Il Green Deal europeo è fallito

di Thomas Fazi, compactmag.com

La natura antidemocratica, tecnocratica, fiscalmente restrittiva e ideologicamente bloccata dell’Unione Europea la rende strutturalmente incapace di attuare una transizione verde sensata e socialmente giusta

Nel 2019, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato il “Green Deal” europeo. Ha descritto il piano per il clima come un “momento da uomo sulla Luna”, una trasformazione rivoluzionaria dell’economia europea che avrebbe portato a zero emissioni nette di gas serra entro il 2050 e a cambiamenti in quasi tutti i settori dell’economia.

Ma cinque anni dopo, il Green Deal si sta sgretolando. Lungi dal tracciare un percorso verso la leadership climatica, il Green Deal ha messo in luce le profonde debolezze strutturali dell’Unione Europea e la sua incapacità di conciliare le ambizioni ambientali con le realtà economiche, democratiche e geopolitiche.

Negli ultimi due anni, l’opposizione al Green Deal è esplosa: dagli agricoltori, dai gruppi industriali e dai cittadini comuni, ai partiti politici populisti e persino al Partito Popolare Europeo (PPE), il gruppo politico di von der Leyen. Le elezioni del Parlamento europeo del 2024 hanno visto un’impennata della rappresentanza populista di destra, unita nella critica all’agenda verde. Di conseguenza, la Commissione ha iniziato, in modo discreto ma deciso, a revocare molte delle disposizioni chiave del Green Deal.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 07 July 2025
Hits: 2940
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il 17° Vertice Brics si conclude a Rio de Janeiro: un passo verso una nuova architettura globale

L'economia del Sud globale cerca la sua indipendenza

La Redazione de l'AntiDiplomatico

Dopo giorni intensi di incontri, dibattiti e annunci, si è concluso lunedì 7 luglio il 17° Vertice dei Brics, ospitato a Rio de Janeiro. L’evento ha segnato un momento significativo nella definizione del ruolo crescente del gruppo sul palcoscenico internazionale. Con l’ingresso ufficiale di nuovi membri – tra cui Etiopia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Iran – il blocco Brics si presenta oggi come un soggetto politico ed economico più ampio e rappresentativo, capace di parlare a nome di una parte consistente del mondo emergente.

La dichiarazione finale, intitolata “Dichiarazione di Rio de Janeiro”, ha ribadito con forza la necessità di una riforma urgente delle istituzioni finanziarie globali, nate nel dopoguerra e accusate di mantenere uno squilibrio strutturale a scapito dei Paesi in via di sviluppo. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito il modello attuale un “Piano Marshall al contrario”, dove sono i Paesi poveri a finanziare quelli ricchi attraverso meccanismi di debito e prestiti condizionati. Una critica netta, accompagnata dalla richiesta di democratizzare il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Parallelamente, il Vertice ha dato vita all’Iniziativa di Pagamenti Transfrontalieri del Brics, un progetto ambizioso che mira a creare una rete indipendente per effettuare transazioni internazionali, riducendo la dipendenza dal dollaro statunitense e dal sistema SWIFT. Questo passaggio non è solo tecnico o finanziario: è profondamente geopolitico. La costruzione di un sistema alternativo rappresenta una sfida diretta alla supremazia monetaria degli Stati Uniti e alla capacità di questi ultimi di utilizzare il dollaro come strumento di pressione diplomatica e politica.

Read more ...

Details
Published: 13 July 2025
Created: 05 July 2025
Hits: 3039
Print Friendly, PDF & Email

ilpungolorosso

Un “comunista” sindaco a New York?

di Il Pungolo Rosso

Di Trump si può dire tutto, e a ragione: mentitore professionale, ballista spaziale, ricattatore come pochi, gangster di primo livello, etc., ma non si può dire che manchi di intuito politico. C’è quindi un motivo per cui ha reagito alla vittoria di Zohran Mamdani nelle primarie democratiche di New York con un “non abbiamo bisogno di un comunista alla guida di New York”, seguito a ruota dalle minacce di tagliare tutti i fondi federali alla città e deportarlo (essendo Mamdani nato in Uganda, e naturalizzato cittadino statunitense).

Il motivo non è difficile da identificare per chi, come noi, da sempre vede negli Stati Uniti due distinte “Americhe”, l’una che preferiamo scrivere con il k perché in tutte le sue fibre, siano democratiche o repubblicane, cambia poco o nulla, è la più spietata forma di dominazione di classe, razziale, sessuale che esista al mondo (ben descritta, tra gli altri, da Angela Davis); l’altra, che consideriamo la “nostra” America (la “nostra” parte degli Stati Uniti, per parlare in modo corretto), ed è il vasto mondo delle masse sfruttate e oppresse, bianche, nere e immigrate di recente dal Sud America e dai quattro angoli del mondo, da cui – per quanto avvelenati possano essere anche vasti settori di esse dallo sciovinismo – ci aspettiamo grandi cose.

Ciò che per noi è aspettativa o speranza, per Trump e i suoi è preoccupazione e timore.

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 12 July 2025
Hits: 1721
Print Friendly, PDF & Email

coku

Il sistema dei prezzi è in delirio. I quaderni di Giovanni Mazzetti

di Leo Essen

mare 1220x600.jpgIl lavoro diventa libero. Ma cosa significa “libero”? Significa che il lavoratore non è più inserito in un sistema di signoria e servitù che gli assegna un posto e gli dice chi è. È un individuo singolare, un lavoratore che ha in sé l’inizio e il termine di ciò che è. Proprio in quanto è insieme origine e fine, egli è libero. Ogni limite è abbattuto, ogni legame è sciolto. Offrirsi come lavoratore non dipende più da alcun vincolo esterno: non dipende dalla famiglia, dal ceto, dal sesso, né da un ordine di casta o di classe.

È, come afferma Hegel (Lineamenti § 5), l’infinità priva di termini dell’assoluta astrazione, della pura universalità. Siamo al Primo Momento, al livello dell’io astratto, certo solo di se stesso: assoluta possibilità di astrarre da ogni determinazione – negatività astratta.

Sono libero: posso fare il lavoro che voglio. Nessuno può dirmi cosa fare — né mio padre, né il mio padrone, né il comandante del terreno o della casa che abito, né il reggente della corporazione a cui appartengo, né le condizioni della mia nascita, né la mia casta o il mio ceto. Non sono legato a nulla, dunque posso tutto.

Io valgo, dice il lavoratore. Ma quanto valgo? Ecco che si passa dall’indeterminatezza indifferenziata della libertà e della sovranità che si auto-determina, alla differenziazione e alla dipendenza dall’altro e all’etero-determinazione.

Quando il lavoratore si offre sul mercato incontra l’altro, allora si media con l’altro. Nella mediazione con l’altro, o con gli altri, il lavoratore vale tanto quanto un carpentiere, un idraulico, un imbianchino, un boscaiolo, un falegname, eccetera. Non è più un lavoratore che trova in se stesso la fonte del proprio valore, ma è un lavoratore in rapporto ad altri lavoratori.

Grazie a questo porre se stesso come un determinato (Lineamenti § 6) il lavoratore entra nella storia, si connette al mondo che produce e si offre come questo lavoratore determinato, con queste e queste altre capacità, si pone come un oggetto d’uso determinato che sta di fronte ad altri oggetti d’uso, si pone nella generalità.

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 09 July 2025
Hits: 1521
Print Friendly, PDF & Email

lavoroesalute

Intelligenza artificiale. Colpo di grazia alla human intelligence?

di Alba Vastano

Intelligenza artificiale Lenovo 1.jpgMentre, tramite le news h.24, si percepisce minacciosa la nube nera dell’escalation verso la guerra nucleare che ci riporterebbe in un nano secondo al pianeta delle scimmie, contestualmente Musk, attraverso SpaceX, organizza viaggi vacanza interstellari con atterraggio su Marte, come residenza alternativa a questo ormai ingombrante e bellicoso pianeta Terra. Viaggi che si potranno permettere, in soldoni, Bezos, Zuckeberg e qualche altro Paperon de Paperoni in giro per il Pianeta. Riguardo il pericolo della escalation nucleare, 2000 e passa anni di storia umana, in cui l’homo sapiens è passato dalla clava alla ruota, alla tecnologia più avanzata, potrebbero sparire in un nano secondo cancellati da un folle che pigerà un bottone, attivando una reazione a catena che distruggerà anche lui.

E ciò confermerà ai survivors, se ci saranno, che l’uomo non è un animale intelligente, rispetto al sistematico perpetuarsi delle guerre che egli stesso produce. Non lo è stato, tranne nel periodo delle grandi rivoluzioni, come quella del 1917. Oggi continua a non esserlo…intelligente, perché, privo, per natura, della capacità intellettiva di comprendere i contesti e di volgerli al meglio per tutte le collettività. Il potere di pochi uomini, eletti dai loro popoli, lo conferma pienamente. Un potere omicida e suicida contemporaneamente. Un potere che partorisce succubi e potenti, schiavi e padroni contemporaneamente. E ciò avviene sistematicamente dagli albori dell’umanità, senza che mai la stupidità umana abbia lasciato il posto al buonsenso.

E oggi, in bilico sul precipizio, con la visione permanente di un mondo distopico e con l’angoscia di tornare alla clava, insieme alla nube nera dell’escalation bellica, si affaccia all’orizzonte una nuova nube, dalle sfaccettature multitasking, intrigante e misteriosa, che ci fa pensare impropriamente di essere proiettati in un futuro ove l’uomo sarà onnipotente. All’idea si aprono scenari oggi impensabili e la realtà viene sommersa da una visione fantascientifica della nostra vita. Sta facendo inarrestabili passi da gigante, nella nostra quotidianità pubblica e privata, una nuova tecnologia che potrebbe comportare una trasformazione epocale sulle nostre vite.

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 08 July 2025
Hits: 3187
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Usa über alles: più dazi per tutti

di Dante Barontini

Parlare dei dazi Usa espone certamente al rischio di scrivere una cosa che dopo due ora non esiste più. Però qualche linea “strategica” si riesce a intuire.

La notizia del giorno è il rinvio al 1 agosto per quasi tutti i paesi con cui ancora non è stato raggiunto un accordo, Unione Europea compresa. Ma intanto va registrato che due alleati storici degli Stati Uniti, come Giappone e Corea del sud, si sono visti appioppare un 25% che sicuramente peserà sugli scambi commerciali tra le due sponde del Pacifico.

E qui possiamo registrare la prima “chiave strategica” della politica commerciale trumpiana: non ci sono amici, in economia, ma solo competitori (tutti accusati di essere “scorretti”, naturalmente). È un rovesciamento radicale della storia posizione statunitense, che distingueva in modo radicale tra alleati e “nemici”, riservando qualche privilegio o esenzione ai primi e tutto il peggio ai secondi.

La ragione è spiegata in modo quasi surreale dal segretario al Tesoro Scott Bessent: “Stiamo raccogliendo entrate significative dai dazi. Il Cbo stima 2.800 miliardi di dollari in dieci anni. E i nuovi accordi potrebbero aumentare ulteriormente questa cifra”. In soldoni, ci servono soldi veri per abbattere il nostro debito pubblico e li prendiamo dai nostri partner commerciali.

L’idea di base è che gli interessi degli Stati Uniti vengono prima di tutto, agli altri viene lasciata solo la scelta tra subire passivamente o reagire con la prospettiva di dazi doppi o tripli (un po’ quello che Trump aveva provato a fare con la Cina, ritrovandosi poi costretto a una rapidissima marcia indietro, ma non tutti “pesano” commercialmente come Pechino).

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 08 July 2025
Hits: 6382
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza

Cosa non torna nella narrazione sulla forza dell’economia statunitense

di Alessandro Volpi

 

Nonostante l’indebolimento del dollaro e l’enorme debito pubblico, i mass media celebrano la presunta ottima salute dell’economia statunitense

È sempre più evidente che esiste una vera e propria costruzione narrativa finalizzata ad alimentare la sudditanza europea nei confronti degli Stati Uniti. Alcuni dei principali giornali italiani stanno celebrando la forza dell’economia statunitense, che prescinderebbe persino dalla politica. E si stanno affannando a ribadire la ripresa dell’occupazione e i “record” di Borsa interpretati come i segni inequivocabili della buona salute dell’impero americano. Il messaggio è chiaro: cari italiani e care italiane, non potete fare a meno degli Stati Uniti perché mantengono il primato nonostante Donald Trump.

 

Cosa non torna nei parametri che dovrebbero indicare la salute dell’economia statunitense

Ora, in questa narrazione ci sono molte cose che non tornano. A parte il fatto di trascurare l’elefante nella stanza costituito da un debito federale che lo stesso presidente della Federal Reserve ha dichiarato insostenibile e che costa 1.200 miliardi di dollari di interessi, faticando a trovare compratori, e senza considerare l’indebolimento strutturale del dollaro pur in presenza di tassi al 4,25-50, sono gli stessi dati citati dagli aedi nostrani a lasciare perplessi.

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 05 July 2025
Hits: 3157
Print Friendly, PDF & Email

effimera

Burro, cannoni e nuova geografia economica internazionale

di Roberto Romano

 

Vincoli economico-finanziari NATO ed europei

L’aumento della spesa militare delineato dalla NATO, sebbene non abbia natura giuridicamente vincolante (Gallo D., 3 luglio 2025)[1], si articola in due direttrici principali. La prima prevede che “entro il 2035, almeno il 3,5% del PIL annuo sarà destinato, secondo la definizione concordata di spesa per la difesa della NATO, a finanziare i requisiti fondamentali della difesa e a raggiungere gli Obiettivi di Capacità della NATO”. La seconda stabilisce che “l’1,5% del PIL annuo sarà contabilizzato, tra l’altro, per proteggere le infrastrutture critiche, difendere le nostre reti, garantire la preparazione civile e la resilienza, promuovere l’innovazione e rafforzare la nostra base industriale della difesa”.[2]

Il Commissario europeo per l’Economia, Valdis Dombrovskis (30 aprile 2025), ha ricordato che gli Stati membri possono richiedere “l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che garantirà un sostanziale margine di bilancio aggiuntivo per investire nelle proprie capacità e industrie della difesa”. Tuttavia, ha precisato che “la Commissione continuerà a garantire che tale flessibilità sia coordinata e supporti i Paesi dell’Unione nel percorso verso bilanci per la difesa più consistenti, pur mantenendo politiche fiscali solide”. Secondo Dombrovskis, tale strumento potrebbe mobilitare fino a 650 miliardi di euro in quattro anni[3].

Read more ...

Details
Published: 12 July 2025
Created: 02 July 2025
Hits: 3011
Print Friendly, PDF & Email

doppiozero

La canonizzazione tardiva di P.K. Dick

di Carlo Pagetti

I lettori che seguono da molti anni la narrativa di Philip K. Dick ricorderanno che nella cittadina americana ricostruita su misura per il protagonista Ragle Gumm, che è al centro di Time out of Joint (Tempo fuor di luogo, 1959), esiste una sorta di crepa stradale, umidiccia e minacciata da nuovi crolli (“The Ruins”), da cui emergono curiosi materiali, tra cui una rivista illustrata nelle cui pagine si esibisce lo splendido corpo di una figura femminile sconosciuta: Marilyn Monroe. Dal momento che il titolo del romanzo di Dick è l’esplicita citazione di una delle battute più famose dell’Amleto shakespeariano (e infatti “Tempo fuor di sesto” sarebbe forse una resa più allusiva), partecipiamo anche noi al gioco di PKD e immaginiamoci che Ragle Gumm non sia quel poveraccio che è, ospitato in casa della sorella sposata, un buono a nulla che passa la sua vita a risolvere giochi a premi, ma – diciamo per dire – un raffinato intellettuale che scopre tra i libri polverosi accatastati su una bancarella un romanzo intitolato Time Out of Joint di Philip K. Dick. Ipotizziamo, insomma, che questo intellettuale sia molto più vicino all’Amleto di Shakespeare (il quale peraltro era in grado di ricoprire vari ruoli, tra cui quello del fool) dell’inconsapevole provinciale americano manovrato da un potere occulto che si serve spietatamente di lui. L’intellettuale in questione sfoglia le pagine stropicciate del paperback e si accorge di avere tra me le mani un capolavoro. “Caspita!” Esclama. “Ma questo sconosciuto signore va valorizzato, collocato in una collana di prestigio, tanto più per il prezzo proibitivo dei suoi volumi.

Read more ...

  1. Salvatore D’Acunto: Il Medio Oriente e il ruolo di Israele nell'arena Geopolitica globale
  2. Fulvio Grimaldi: 7 luglio 1960-7 LUGLIO 2025, Morti di Reggio Emilia. La Repubblica delle nostalgie
  3. Thomas Fazi: La rinascita (atlantista) del militarismo tedesco
  4. Alessandro Avvisato: Chiuso il vertice BRICS di Rio, cautamente verso un nuovo ordine mondiale
  5. Il simulacro della scienza e la fine della falsificazione - di Claude Sonnet 4
  6. Alan Macleod: Blinken ha ordinato l'attacco, le Big Tech lo hanno eseguito, African Stream è morto
  7. Antonio Castronovi: La falsa coscienza dell'Occidente e il mito della caverna
  8. Alessandro Visalli: La collina e la pianura. Posizioni egemoniche e pretese imperiali
  9. Enrico Tomaselli: La guerra ineluttabile
  10. Leonardo Mazzei: Riarmo: finzione o minaccia reale?
  11. Fabrizio Poggi: La manovra turco-britannica per accerchiare la Russia nel Caucaso
  12. Alessandro Volpi: Ottuse genuflessioni
  13. Raffaele Sciortino: L’imperialismo nell’era Trump. Usa, Cina e le catene del caos globale
  14. Mike Whitney: Bibi chiederà a Trump di bombardare l’Iran? Scott Ritter dice di sì
  15. Roberto Paura: Il nuovo ordine del mondo al tempo delle IA generative
  16. Paolo Desogus: Premio Strega, Bajani e il giochino del patriarcato che si è rotto....
  17. Simon S.H. Chan: La Cina offre un’alternativa al “tecnofeudalesimo” occidentale
  18. Alessandra Ciattini: Il Maccartismo (insito) nella storia degli USA
  19. Michele Sisto: Con Primo Levi tra le macerie del genocidio. Il mondo dopo Gaza di Pankaj Mishradi
  20. Giorgia Audiello: Il debito pubblico italiano continua ad aumentare ed è sempre più in mano a fondi stranieri
  21. Kit Klarenberg: L’arma MOSAIC dell’AIEA: spionaggio predittivo e guerra all’Iran
  22. Ilaria Padovan: Quantofrenia, la patologia dell’anima misurata
  23. Flavio Novara: Violenza online contro militanti e giornalisti pro Palestina
  24. Mohammed Eslami e Ibrahim al-Marashi: Dopo il cessate il fuoco, l'Iran si prepara a una lunga guerra con Israele
  25. Il Chimico Scettico: Intelligenza artificiale, crisi delle competenze, simulazione del saper fare

Page 111 of 690

  • 106
  • 107
  • 108
  • 109
  • ...
  • 111
  • 112
  • 113
  • 114
  • ...
Web Analytics