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Published: 17 February 2018
Created: 17 February 2018
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idiavoli

Effetti del Quantitative easing

di I Diavoli

immagine cop 2L’inverno è arrivato. Una spessa coltre di ghiaccio, sotto forma di enorme iniezione di liquidità, ha cristallizzato il panorama economico, finanziario e sociale. Quasi dieci anni fa, i primi focolai della Grande Recessione cominciavano a divampare. Ben presto l’incendio divampò in Occidente. Soltanto la torrenziale pioggia di cartamoneta lanciata dagli elicotteri delle banche centrali, con l’avvio del Quantitative easing, impedì che l’economia globale finisse in cenere. Ma gli effetti del Quantitative easing sono paragonabili a una coltre che ha cristallizzato la volatilità delle piazze borsistiche: oggi, il mondo finanziario vive immobilizzato allo zero termico, in quel glaciale torpore imposto dal pilota automatico delle banche centrali.

* * * *

Riprendiamo qui sui Diavoli la versione estesa di un articolo sulle conseguenze politiche del Quantitative easing europeo, pubblicato da Guido Brera sul «Corriere della Sera» del 19 dicembre 2017.

L’inverno è arrivato. Una spessa coltre di ghiaccio, sotto forma di enorme iniezione di liquidità, ha cristallizzato il panorama economico, finanziario e sociale.

Quasi dieci anni fa, i primi focolai della Grande Recessione cominciavano a divampare. Ben presto l’incendio divampò in Occidente. Soltanto la torrenziale pioggia di cartamoneta lanciata dagli elicotteri delle banche centrali, con l’avvio del Quantitative easing, impedì che l’economia globale finisse in cenere.

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Published: 16 February 2018
Created: 16 February 2018
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dinamopress

L’Italia nel ciclo politico reazionario

di Alberto De Nicola

Il cosiddetto “ritorno del fascismo” in Italia fa parte di un fenomeno di dimensioni globali. La sua origine va ricercata nella crisi di egemonia del neoliberalismo e nell’impasse dei movimenti sociali. Per contrastare la torsione autoritaria è necessario mettere in discussione alcuni luoghi comuni che animano il dibattito in rete dopo i fatti di Macerata

556d01718684149f63a71d50169e82ac cartagena spain nuest jr«La verità è che non si può scegliere la forma di guerra che si vuole»: così scriveva Antonio Gramsci nei Quaderni dal carcere discutendo di strategie militari. Negli ultimi mesi, e ancora di più dopo i fatti di Macerata, mentre ci si ritrova di fronte alla stessa amara e realistica constatazione secondo la quale non possiamo sceglierci il terreno di battaglia che vogliamo, ci si chiede in quale “forma di guerra” siamo precipitati.

A pochi giorni dall’attentato fascista e dal surreale dibattito politico-mediatico che ne è scaturito, si rincorrono in rete analisi che sembrano ricondurre la situazione attuale al puro e semplice “sdoganamento” istituzionale e mediatico dei gruppi neofascisti. In altri casi, il consenso riscosso dall’ordine del discorso razzista viene trattato come il disvelamento di una qualche natura inconfessabile degli italiani (e dei poveri) rimasta latente e riemersa ora come conseguenza estrema dell’impoverimento economico prodotto dalla crisi.

Di fronte a queste interpretazioni più o meno implicite, lo spazio disponibile per l’azione politica rimane confinato dentro perimetri stretti: al pur necessario antifascismo militante si finisce per attribuire una valenza “eroica“ nella stessa misura in cui cresce il senso di isolamento e accerchiamento nei confronti della società; a medio termine a sinistra si confida nella formazione di governi di larghe intese in grado di frenare l’avanzata della destra più estrema; sul lungo periodo, si invita alla virtù della pazienza, consapevoli che il peggio deve ancora venire e che solo dopo che sarà arrivato, potremo sperare di rialzarci.

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Published: 16 February 2018
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losguardo

Di quale esperienza l’Idea di comunismo è il nome?

Roberto Bravi, Giovanni Campailla*

Introduzione

futurismoIl termine comunismo detiene, almeno dalla caduta del Muro di Berlino, una certa opacità spettrale. Il «disastro oscuro»1 dei socialismi realizzati e il conseguente trionfo su scala globale del capitalismo neoliberista, hanno infatti relegato il comunismo – la sua tradizione ideologica, le sue pratiche e, non da ultimo, le categorie politiche e filosofiche del marxismo – nel novero dei cadaveri della Storia. Da più di un decennio, però, questa narrazione sembra esser messa in crisi. Marx è tornato sotto l’attenzione di molti studiosi, e non solo. La riflessione accademica fa nuovamente spazio ad argomenti riconducibili, in qualche modo, al concetto di ‘transizione’. Rivolte o movimenti politici alternativi hanno fatto la loro comparsa un po’ ovunque con una fenomenologia spesso simile: cioè cercando, tramite una riscrittura populista o contro-populista della più tradizionale pratica politica di sinistra, di contrastare l’egemonia economico-politica del capitalismo.

Risulta di estremo interesse allora che nel 2009 si sia tenuto a Londra, al Birkbeck Institute of Humanities, un convegno dedicato all’«Idea di comunismo». A questo ne sono seguiti altri, in Europa e nel mondo, i quali, in un modo o nell’altro, hanno rimesso all’ordine del giorno un dibattito sul nome ‘comunismo’. È senz’altro degno ricordare che ciò accada nella cornice di quella che molti analisti hanno definito la più devastante crisi economico-finanziaria attraversata dal capitalismo fin dai tempi della Grande Depressione.

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Published: 15 February 2018
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ancorafischia

Potere al Popolo

Intervista a Viola Calofaro*

maxresdefault31Premessa. Potere al Popolo è in Italia la vera sinistra alternativa. La sinistra è la volontà di cambio dell’attuale modello sociale. E’ per la liberazione della società e per una pratica politica e sociale che affronti e contesti le classi dominanti e l’imperialismo. In Italia c’è una sinistra sparsa in organizzazioni politiche e movimenti che Potere al Popolo deve unire.

* * * *

AFV. Ormai sono anni che si sente parlare di unità della sinistra, con molti tentativi falliti che si sono trasformati in un allontanato dei suoi elettori, cos’è che differenzia Potere al Popolo dalle esperienze precedenti?

I tentativi che si sono ripetuti in questi ultimi anni seguivano ormai lo stesso stanco ritualismo. Si trattava di cartelli elettorali in cui il nostro popolo stentava a intravedere una progettualità che avesse per obiettivo la trasformazione della realtà; li percepiva invece come semplice sommatoria di più organizzazioni con l'obiettivo dichiarato di entrare in Parlamento. Il fallimento della Sinistra Arcobaleno nel 2008 ha costituito un trauma da cui parte della sinistra del paese ha stentato a riprendersi. Di lì, per anni, cè stata una coazione a ripetere. Nomi diversi per tentativi simili. La ricerca del personaggio famoso, per inseguire la personalizzazione della politica, che ha imperato in questo paese negli ultimi ventanni. Le tensioni intorno alle candidature, gli scontri fratricidi.

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Published: 15 February 2018
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archeologiafil

Resistere agli appelli elettorali

di Laboratorio "archeologia filosofica"

charli Un fantasma si aggira per l’Europa e purtroppo questa volta non è il fantasma del proletariato. La sua sagoma sinistra si staglia dietro le parole ed i lessici, fra i discorsi del nostro quotidiano, fra le congiunzioni dei nostri pensieri. E’ il fantasma di un pensiero dominante, quello neoliberale in crisi, e quindi ancor più micidiale che negli anni della globalizzazione. E tuttavia si tratta di un fantasma in carne ed ossa, incarnato da una classe dominante che impone determinate scelte e determinate pratiche governamentali.

Oggi viviamo in un totalitarismo della classe dirigente. Potremmo definire questa élite come classe dirigente economica, ma la posizione predicativa che l’economico assume in questa formula troverebbe poca pregnanza. Si tratta infatti di gestire e dirigere l’esistente non più secondo il piano gerarchico e ordinativo della sovranità statale o sovranazionale, ma del governo delle vite.

E’ una classe che vive dei propri privilegi, di ceto, di reddito, di status ecc., e che domina non solo nel nostro paese, ma in Europa e a ben vedere sul pianeta intero. La definizione di classe dirigente è la più adatta: tramontate le alternative all’orizzonte del possibile, (l’orizzonte degli eventi secondo una fisica capitalistica-neoliberale), si tratta semplicemente di gestire l’esistente.

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Published: 15 February 2018
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marxismoggi

La Cia e il primato economico cinese

di Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli*

shanghai chinaPersino la statunitense Central Intelligence Agency, non sospettabile sicuramente di simpatie per la Cina, ha ormai ammesso che il prodotto interno lordo cinese ha superato quello statunitense a partire dal 2015, usando (a modo suo, certo, ossia in modo parziale) il criterio della parità del potere d’acquisto: tale dato di fatto esplosivo emerge con chiarezza dalle interessanti pubblicazioni annuali della CIA, ossia il CIA World Factbook del 2015 e del 2016, con le loro informazioni che riguardano il confronto tra l’economia cinese e quella statunitense, non utilizzando il prodotto interno lordo nominale e puramente monetario ma invece uno strumento analitico più raffinato e soprattutto corrispondente alla realtà contemporanea.

Il criterio della parità del potere d’acquisto (PPA) è stato introdotto dopo il 1945 dagli economisti sotto l’egida delle organizzazioni internazionali, al fine di calcolare e confrontare il prodotto interno lordo delle diverse formazioni statali, tenendo conto della differenza esistente tra il potere d’acquisto reale nelle diverse nazioni e astraendo invece dalle eventuali fluttuazioni nel tasso di cambio.

Quindi il prodotto interno lordo di un paese, attraverso l’utilizzo del PPA, viene di regola convertito in dollari internazionali tenendo conto della diversità nei poteri d’acquisto nazionali, differenziandosi a volte – come nel caso cinese e indiano – in modo molto sensibile dal prodotto interno nominale invece espresso da determinati paesi.[1]

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Published: 14 February 2018
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contropiano2

La rivoluzione in Occidente e la guerra di posizione

Per un nuovo paradigma della rivoluzione oggi e qui

di Raul Mordenti

Gramsci2 720x3000. Ringrazio molto gli organizzatori non solo per l’invito ma specialmente per il tema che mi è stato assegnato: “La rivoluzione in Occidente”.

Forse, è ora che ne parliamo e che – soprattutto – ci pensiamo, e ci pensiamo seriamente. Io credo che la fase storica che viviamo, la fase della crisi del capitale globalizzato e, dunque, della fine di ogni possibile tratto egemonico del capitalismo (una fine ben rappresentata dalla persona stessa di Trump) ci spinga, ci costringa ad una simile riflessione sulla rivoluzione, cioè su come l’umanità associata possa fuoruscire dal capitalismo prima che il capitalismo metta in atto la catastrofe globale che porta nel suo seno.

Insomma, non è più il tempo del sensato consiglio che – a quanto si dice – risale a Togliatti: “Alla rivoluzione bisogna pensarci sempre e non bisogna nominarla mai”.

No, ora è il tempo di pensarla e di nominarla, di nominarla per poterla pensare, e viceversa di ripensare concretamente la rivoluzione, fuori dalla nostalgia e dai dogmatismi, per potere tornare a nominarla, fra le masse, facendone la nostra forza (d’altronde – forse non ce ne rendiamo conto abbastanza – è la proposta concreta della rivoluzione la vera e la sola forza dei comunisti).

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Published: 14 February 2018
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doppiozero

Non è lavoro, è sfruttamento

Cristina Morini

banksy poundlandMarta Fana, dottore di ricerca presso l’Institut d’Études Politique de SciencesPo a Parigi e giornalista, ha scritto un libro che, giunto alla terza edizione in poche settimane, è diventato occasione per tornare a discutere della condizione del lavoro in Italia. Si intitola Non è lavoro, è sfruttamento con involontario ossimoro, poiché, evidentemente, il lavoro è sempre sfruttamento. Benché infatti abbia fondato la possibilità per gli individui di uscire da relazioni di servitù e la possibilità di “esistere per sé stessi”, tuttavia, a partire dall’avvento del sistema di produzione capitalistico, esso è attività comandata (“lavoro comandato,” nell’espressione di Adam Smith), cioè, anche e soprattutto, fonte di ricchezza per altri. Certo, Marx non era arrivato a immaginare un mondo nel quale l’accumulazione sarebbe stata capace di crescere pur evitando di pagare del tutto (o quasi) la “merce” per eccellenza, “la madre di tutte le merci” come l’ha definita Sergio Bologna, cioè esattamente il lavoro. Processo che si sta traducendo in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con creazione di profitti smisurati che non generano alcuno sviluppo per il pianeta e i suoi abitanti ma solo il dilagare della diseguaglianza e della sofferenza. 

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Published: 14 February 2018
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thomasproject

Caduta tendenziale del saggio di profitto, fordismo, postfordismo*

di Maria Turchetto

turchetto cadutasaggioprofitto“E così si è visto, in generale, che le medesime cause che determinano la caduta del saggio di profitto, danno origine a forze antagonistiche che ostacolano, rallentano e parzialmente paralizzano questa caduta. E se non fosse per questa azione contrastante non sarebbe la caduta del saggio di profitto ad essere incomprensibile, ma al contrario la relativa lentezza di questa caduta. In tal modo la legge si riduce ad una semplice tendenza, la cui efficacia si manifesta in modo convincente solo in condizioni determinate e nel corso di lunghi periodi di tempo”[1].

Nell’esposizione della legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, contenuta nel III libro de Il Capitale, c’è un contrasto tra la struttura dell’argomentazione e il suo contenuto. La struttura argomentativa, distribuita sui due capitoli “La legge in quanto tale” e “Cause antagonistiche”, presenta una legge contrastata da fenomeni perturbatori. Il saggio di profitto è come una piuma lasciata cadere dall’alto, rallentata dalla densità dell’aria, temporaneamente risollevata dal vento: sappiamo che, alla fine, tra le diverse forze in gioco avrà la meglio la forza di gravità; alla lunga, per la legge della caduta dei gravi, la piuma arriverà a terra. Il contenuto dell’argomentazione ci costringe ad abbandonare questa analogia, perché veniamo a sapere che le cause che determinano la caduta del saggio di profitto e quelle che la contrastano sono le medesime. Non abbiamo dunque una forza che prevale su altre forze (per intensità, durata, ecc.), ma una medesima causa che ha effetti contrastanti.

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Published: 13 February 2018
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la citta futura

Programma Minimo e Potere al Popolo

di Enzo Gamba

Una possibile articolazione del progetto e dei compiti dei comunisti

0a8bfff05d3e75706de508cd531e2847 XLSulla scena politico-elettorale italiana, in vista delle prossime elezioni, nel “campo di sinistra”, si è imposta una nuova proposta elettorale, politica e organizzativa: “Potere al Popolo”.

L’iniziativa, lanciata da Je so’ pazzo di Napoli, ha suscitato subito un notevole entusiasmo ed ha coinvolto una quantità di soggetti che, pur essendo da tempo attivi nei conflitti sociali territoriali e protagonisti di lotte significative, finora non hanno potuto o saputo creare un coordinamento a livello nazionale. Lo stesso interesse ha toccato numerosi compagni che spesso militano in organizzazioni comuniste, o che quanto meno proprio al comunismo fanno riferimento. Stante le numerose assemblee e iniziative che stanno partendo in numerose città, con il risultato di aver creato minimi, seppur significativi, contatti, sinergie e livelli organizzativi, vi sono motivi per sperare che questo fermento non vada perduto dopo le elezioni, anche in caso negativo, e che il coordinamento rimanga attivo ed operante in riferimento agli obiettivi politici esplicitati nel manifesto elettorale. Non è impossibile che Potere al Popolo possa costituire un embrione di movimento politico organizzato con obiettivi di difesa del proletariato e delle masse subalterne e dunque necessariamente anticapitalistici.

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Published: 13 February 2018
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nazione indiana

L’insicurezza del lavoro e le passioni tristi

Contributo per una riflessione antifascista

di Andrea Inglese

cover pass.tristiC’è tra gli esseri umani, almeno quelli fuoriusciti dall’egemonia del pensiero magico o di quello religioso, la credenza che una buona diagnosi sia indispensabile per una cura efficace. Fuor di metafora, se abbiamo capito cosa è successo a Macerata e dintorni, potremmo cercare di situare l’evento specifico in uno scenario che gli fornisca maggiore intelligibilità. Non so poi, in realtà, se un tale tentativo possa favorire in alcun modo migliori interventi terapeutici.

Quello che abbiamo visto a Macerata e dintorni è il palesarsi di un terrorismo politico di matrice razzista e neofascista, giustificato dalle forze politiche della destra che concorrono oggi alle elezioni legislative. Non solo, ma questa giustificazione ha una solida base nella società “civile”. (Non ho voglia di fare giochi di parole, mi limito alle virgolette.) Quanto non può essere sottovalutato nell’attentato di Macerata è che, intorno ad esso, si saldano per la prima volta con forza elementi diversi: l’ideologia razzista (che caratterizza la propaganda leghista dalle origini), l’ideologia nazifascista (che apparteneva ancora un decennio fa a gruppuscoli marginali), il populismo autoritario di Berlusconi (vecchio di più di vent’anni) e per finire un passaggio all’atto terrorista (tentata strage su cittadini inermi), rivendicato teatralmente in quanto tale. A ciò si aggiunga il fattore decisivo: l’imminente consultazione elettorale per il governo del paese (Nella storia italiana, il fascismo mussoliniano ha avuto strada aperta nelle istituzioni dello stato anche grazie a un cinico, idiota, argomento di realpolitik: meglio averli dentro il governo, che fuori nella strade a provocare tafferugli.)

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Published: 13 February 2018
Created: 13 February 2018
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italiaeilmondo

Sui fatti di Macerata

di Alessandro Visalli e Roberto Buffagni

Riportiamo l'intervento di Alessandro Visalli in risposta all'articolo [riportato in calce] di Roberto Buffagni e la successiva discussione svoltasi su L'Italia e il Mondo

* * * *

macerata fatti 640x277Ancora su Macerata

di Alessandro Visalli

Il pezzo di Roberto Buffagni  è molto bello e terribile. Non siamo davvero più abituati a traguardare nei fatti il radicale altro che vi può essere incluso. L’obiettivo mi sembra un troppo facile multiculturalismo, l’idea di una sussunzione senza resti nella tecnica, ovvero nello spirito della tecnica moderna, nella creazione di valore proprio del capitalismo (nella riduzione di tutto a misura, a metrica), dell’uomo intero. Ma l’uomo ha ottenuto questo risultato, questa potente capacità di farsi macchina di valore, schermandosi e disincantando il mondo stesso. Ci sono voluti secoli e non è neppure mai davvero riuscito del tutto. Questo processo, che si raggruma in modo particolarmente chiaro nello scientismo (ed in quella sua sublimazione che è l’economia contemporanea), postula la separazione tra mente e corpo con il confinamento di tutto il senso, di tutto il significato ed il pensiero nell’intramentale (il termine è di Charles Taylor, L’Età secolare, pp.174). Quando si ottiene questo effetto, al quale nessuno di noi è esente e che ci ha determinati, la realtà diviene meccanismo. Ed il meccanismo prevede uno ‘sviluppo’. Ma non tutti gli uomini sono formati in questo modo, ed alcuni hanno radicamenti diversi. Hanno una vita religiosa intrecciata con la vita sociale, non separabile, e non separabile da un cosmo.

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Published: 12 February 2018
Created: 12 February 2018
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contropiano2

I comunisti, le lotte sociali e le elezioni

di Rete dei Comunisti

savitskyA partisan MadonnaQuale deve essere l’approccio dei comunisti nei confronti del momento elettorale, quali gli obiettivi da perseguire? Quale deve essere la relazione tra la battaglia strategica per la rottura sistemica, le vertenze dei settori sociali e dei lavoratori e la rappresentanza politica dei settori di massa? Ha senso oggi riproporre un modello puramente identitario della soggettività comunista, o quello del “partito di massa”, senza confrontarsi con le condizioni e i gradi di coscienza imposti da decenni di scomposizione di classe?

Sulla base di questo documento e attraverso le diverse iniziative di dibattito in cantiere invitiamo i comunisti a confrontarsi su questi temi mentre siamo impegnati in una campagna elettorale che vede la Piattaforma Eurostop, movimento politico animato dalla Rete dei Comunisti insieme ad altre organizzazioni politiche, sociali e sindacali, parte integrante della lista Potere al Popolo.

 

La nostra impostazione

Dagli anni ’90 la Rete dei Comunisti ha fatto della teoria dei tre fronti la propria strategia in una fase non rivoluzionaria. L’analisi della nuova composizione di classe, con la trasformazioni che ha subito in termini quantitativi e qualitativi la classe operaia, pilastro sociale su cui si fondava la forza del movimento comunista e di classe nel nostro paese dal dopoguerra, l’emergere di nuovi soggetti sociali soprattutto nelle aree metropolitane ,unita al bilancio della sconfitta storica subita dal movimento operaio internazionale con la caduta dell’Unione Sovietica, e la conseguente egemonia globale del capitalismo, ci ha costretti a elaborare una strategia che sapesse dare ai comunisti una funzione nel nuovo scenario.

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Published: 12 February 2018
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sinistra

All’incrocio fra teoria e prassi: György Lukács

di Eros Barone

balla demeter 1931 lukc3a1cs gyc3b6rgy 1971Le scarpe pesanti il gomito sui libri
il sigaro spento non per il dubbio
ma per il dubbio e la certezza
nell’ultima foto
dall’altra parte del vero
occhi smarriti guardandoci.
Alle sue spalle guardiamo i libri deperiti
i tappeti il legno gotico
del San Martino a cavallo
che si taglia il mantello
per darne metà al mendicante.
Gli uomini sono esseri mirabili
(F. Fortini, Paesaggio con serpente).

Individuare nella centralità del rapporto teoria-prassi la vera essenza del marxismo è il modo più corretto e più produttivo per definire le premesse di una nuova filosofia politica a quasi cinquant’anni dalla morte di György Lukács (1885-1971). In effetti, solo un’indagine che sappia andare oltre la ricostruzione di biografie intellettuali pur prestigiose per porsi sul terreno di un’analisi bifronte (non solo descrittiva ma anche prescrittiva, non solo gnoseologica ma anche teleologica) della prassi storicamente costituita può permettere di cogliere il rilievo di questa centralità nell’opera di colui che è stato senza dubbio uno dei più grandi pensatori marxisti del nostro secolo. Il testo, fra i molti, che meglio si presta ad una tale disamina è il saggio, tanto affascinante quanto sottovalutato, che il giovane Lukács scrive sull’opera e sulla personalità di Lenin in occasione della morte di quest’ultimo (1924).

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Published: 12 February 2018
Created: 12 February 2018
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doppiozero

Giorgio Agamben. Le anarchie del potere

Antonio Lucci

felix nussbaum skeletten 1944Se ne L’uso dei corpi (Neri Pozza 2014), il volume che logicamente chiude la serie Homo sacer, Giorgio Agamben, quasi in esordio, sosteneva che ogni opera «non può essere conclusa, ma solo abbandonata (e, eventualmente, continuata da altri)» (p. 9), l’aver “abbandonato” il progetto in questione non è affatto coinciso con un abbandonare la pratica della scrittura da parte dell’autore.

Agamben ha continuato, con una costanza sorprendente, a pubblicare una serie di libri, dall’oggetto apparentemente disparato, che però rappresentano a loro modo una continuazione coerente del suo percorso. Da un lato ci sono lavori che sviluppano e approfondiscono il tema della “forma-di-vita” (Autoritratto nello studio, Che cos’è reale?, Pulcinella), dall’altro una serie di testi, per lo più raccolte di saggi d’occasione, che approfondiscono il punto di vista dell’autore su temi centrali della sua opera. In questo senso vanno letti Che cos’è la filosofia? e Il fuoco e il racconto, quanto anche il recente Creazione e Anarchia. L’opera nell’età della religione capitalista, uscito da poco per i tipi Neri Pozza, che raccoglie cinque conferenze tenute tra il 2012 e il 2013 presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio. 

Il libro si apre con un’affermazione – e un’argomentazione – cara ad Agamben: vale a dire quella che, sulle orme di Michel Foucault, sostiene che «L’archeologia è la sola via di accesso al presente», in quanto «l’indagine sul passato non è che l’ombra portata di un’interrogazione rivolta al presente» (p. 9).

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Published: 11 February 2018
Created: 11 February 2018
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micromega

Quale politica economica può fronteggiare il declino italiano?

di Nicolò Bellanca

banksydonna 580x408Un’analisi del declino economico italiano che, oltre ad essere scientificamente robusta, comporta preziose indicazioni di policy per una Sinistra rinnovata, prende le mosse dall’assunzione secondo cui, nel lungo periodo, corre una relazione costante tra il saggio di crescita dell’output e il saggio di crescita della produttività del lavoro[1]. Questa relazione è biunivoca, nel senso che ogni suo termine, nel mentre influenza l’altro, ne è influenzato. Nel caso concreto dell’Italia, sembra rilevante interpretare la relazione dal lato della domanda aggregata: è la prolungata caduta, da almeno un ventennio, della domanda interna a spiegare, in misura sostanziale, il rallentamento della produttività. Ciò è accaduto per molteplici intrecciate ragioni, che si sono amplificate a vicenda: l’innalzamento della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi ha ridotto la quota dei salari sul Pil, e quindi il potere d’acquisto di ampie fasce della popolazione; l’orientamento degli imprenditori a dirigere gli elevati profitti degli scorsi decenni verso rendite, anziché verso impieghi produttivi, ha indebolito gli investimenti privati; l’elevata propensione al risparmio, specialmente da parte delle classi medie, ha, per tanti anni, trovato uno sbocco sicuro e redditizio nell’acquisto dei titoli di Stato, per rifinanziare il colossale debito pubblico; la scelta politica di tassare poco le banche e le imprese ha comportato una pronunciata pressione fiscale sui redditi da lavoro.

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Published: 11 February 2018
Created: 11 February 2018
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senso comune

La sinistra o il popolo?

Il dilemma della France Insoumise

Lenny Benbara 

delacroixPer Lenny Benbara, la France Insoumise ha sottovalutato il talento di Emmanuel Macron, al punto di essersi fatta mettere sotto scacco da qualche mese a questa parte. Se il movimento vuole ottenere nuove vittorie, la difficoltà sarà quella di incarnare la collera e la speranza, il cambiamento e l’ordine.

* * * *

D: Dopo le elezioni legislative, la France Insoumise sembrava destinata a diventare la principale forza di opposizione a Emmanuel Macron. Invece, François Ruffin ha dichiarato di recente che il movimento vive “un periodo di riflusso” di fronte al successo di Macron. Come spiegate questa impasse?

R: Innanzi tutto, bisogna riconoscere che Emmanuel Macron è molto dotato. Molti lo avevano sottovalutato, io per primo. In un contesto di caduta molto forte della politicizzazione dopo le elezioni presidenziali e di divisione dei sindacati, è avanzato velocemente e con forza verso la riforma della legge sul lavoro, che rappresentava il punto più accidentato per l’inizio del suo quinquennio presidenziale. Ciò nonostante, per non limitarsi a una postura da tecnocrate che vuole “flessibilizzare il mercato del lavoro”, ha tentato di accompagnare al suo gesto una posizione forte sulla politica internazionale e sulla restaurazione della verticalità del potere, in netta discontinuità col suo predecessore.

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Published: 11 February 2018
Created: 11 February 2018
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la citta futura

Elezioni 2018, l’alternativa si chiama Potere al popolo

di Ascanio Bernardeschi

Dietro alle promesse dei programmi elettorali c'è la subalternità ai dettami dell'Europa e della finanza internazionale. Potere al Popolo costituisce l'unica vera opposizione e il punto di partenza per ricostruire uno schieramento antagonista di classe

99552797e1630f1fc706d3714ba75745 XLCon la presentazione delle liste e dei programmi, entra nel pieno la corrida elettorale. Il capo da abbattere è ancora una volta il proletariato.

Se vogliamo capire qualcosa dai programmi presentati è necessario preliminarmente una loro disinfestazione dalla montagna di promesse che i vari schieramenti rivolgono ai rispettivi potenziali bacini elettorali: redditi minimi garantiti variamente denominati, posti di lavoro, bonus orientati in direzioni disparate, tagli delle tasse, tagli degli sprechi e dei costi della politica e chi più ne ha più ne metta. Pur essendo cosa non priva di interesse, non c'è qui lo spazio per una critica di queste promesse e dobbiamo andare al sodo.

Il sodo è il livello di compatibilità con i dettami dell'Europa e della grande finanza che, dal trattato di Maastricht in poi, senza differenze rilevanti fra la loro gestione da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra, hanno frantumato i diritti dei lavoratori e precarizzato la loto vita, accresciuto la disoccupazione, tagliato i servizi essenziali e le prestazioni del welfare, tolto allo stato ogni possibilità di intervento programmato nell'economia, in barba alla costituzione formale, considerata un orpello inutile in questa fase di globalizzazione dell'economia.

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Published: 10 February 2018
Created: 10 February 2018
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eurostop

Rottura della UE e sovranità economica

di Giorgio Cremaschi

Intervento alla giornata di confronto

Eurostop Pap presidenza 672x372Care compagne cari compagni,

purtroppo un brutto tenace malanno mi impedisce di essere presente oggi. Non ho voluto mancare all’appuntamento e ho scritto queste note in sei punti, nei quali pongo i temi per me centrali del confronto politico sulla questione europea e del suo rapporto con quella della sovranità. Ho espresso tesi politiche in forma anche un po’ brutale per favorire una discussione senza fronzoli sui temi e sulle parole di fondo: rottura, sovranità, stato. È ovvio che i primi interlocutori per noi di Eurostop sono le compagne e i compagni di Potere al Popolo, esperienza nella quale ci siamo impegnati con grande entusiasmo. Ci aspettiamo qui un confronto vero. Ringrazio chi leggerà queste note.

 

1) La questione europea è il nodo centrale della politica oggi, il fatto che sia spesso posta in secondo piano nel dibattito elettorale tra le principali forze politiche, è solo il segno che le scelte vengono fatte senza che sia possibile discuterne davvero, come appunto la stessa Unione Europea impone da tempo.

Noi poniamo la questione europea innanzitutto come una questione di democrazia. La questione di fondo è la totale incompatibilità tra l’Unione e la nostra Costituzione. Questa è l’alternativa reale in campo oggi. Quelle che hanno affascinato alcuni settori della sinistra, gli Stati Uniti di Europa oggi ripresi da Renzi, o gli stati socialisti di Europa per i più radicali, sono bubbole senza aggancio con la realtà.

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Published: 10 February 2018
Created: 10 February 2018
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palermograd

Viene avanti il cretino

di Marcello Benfante

9788877682970 0 0 733 75“E a un tratto Ulrich riassunse in modo
assai comico tutta la questione,
ponendosi la domanda se in fin dei
conti, dato che di intelligenza ce n’è
certamente abbastanza, il guaio non
stia semplicemente in questo, che
l’intelligenza stessa non è intelligente”

Robert Musil

Impegnarsi in un discorso sul cretinismo, seppure riferito al solo ambiente culturale, è un’impresa improba e scivolosa. Non solo, infatti, è facile smarrirsi nella complessità di una tematica così vasta e articolata, ma si rischia soprattutto di arrivare alla conclusione poco o punto lusinghiera che in fondo il fenomeno ci riguarda molto da vicino.

Insomma, siamo quasi tutti un po’ cretini, chi più, chi meno. E se talvolta di questa condizione beota possiamo addirittura farne un vanto o una bandiera, come quando ci compiacciamo di non comprendere le astruserie di un mondo demenziale, più spesso ci capita di provare un senso di frustrazione e di mortificazione per quanto sfugge al nostro intelletto e alle nostre capacità.

Com’è noto, una certa idiozia confina paradossalmente con la genialità e/o la santità. Tale è la sospensione imprecisabile del candido (ma anche oscuro) Myškin di Dostoevskji. Più esplicito – anche se non privo di una sua sfuggente enigmaticità – è il messaggio evangelico sulla purezza dei poveri di spirito, che sta all’origine della figura stessa dell’Idiota dostoevskiano e della sua straziata cristologia.

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Published: 10 February 2018
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doppiozero

Politicamente corretto

di Francesca Rigotti

graffiti quotes graffiti artVorrei avere la penna e l'estro di Flavio Baroncelli, per scrivere di «politicamente corretto». Vorrei avere il suo acume, la sua leggerezza e la sua ironia per commentare gli argomenti esposti da Jonathan Friedman in un saggio che esce in questi giorni (in lingua originale in un'edizione con copyright dell'autore, PC Worlds. Political Correctness and Rising Elites at the End of Hegemony e contemporaneamente tradotto in lingua italiana da Francesca Nicola e Pietro Zanini e a cura dello stesso, per l'editore Meltemi, col titolo Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime). Flavio Baroncelli era un filosofo intelligente e schietto oltre che un caro amico; insegnava Filosofia morale a Genova e aveva pubblicato nel 1996 presso Donzelli un volumetto sul politicamente corretto (Il razzismo è una gaffe. Eccessi e virtù del «politically correct»). Baroncelli sarebbe stato perfetto per fustigare col suo stile ironico e la sua scrittura effervescente le grevi e tormentate pagine che l'antropologo nordamericano Jonathan Friedman, che ha vissuto e insegnato in Svezia più di quarant'anni, dedica al politicamente corretto; Flavio però ci ha lasciati undici anni fa e così dovete accontentarvi di me. Aggiungo che il libro di Fredman è stato scritto negli anni novanta e aggiornato con un breve poscritto: esce ora con la motivazione che i fenomeni descritti hanno retto alla prova dei tempi e anzi si sono estesi a molti altri paesi oltre alla gelida e lontana Svezia. 

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Published: 09 February 2018
Created: 09 February 2018
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trad.marxiste

Lenin filosofo: la sfida del materialismo

di Lilian Truchon

zukclub leninAffrontare Lenin in quanto filosofo, significa discutere lo statuto del materialismo e la sfida politica in ciò insita. A tal proposito, Materialismo ed empiriocriticismo è un’opera fondamentale del suo pensiero filosofico. Scritto nel 1908 e pubblicato nel 1909, questo lavoro tratta in particolare la teoria della conoscenza dal punto di vista del materialismo. Avremo modo di vedere, tra l’altro, come proprio qui si trovi il nocciolo del materialismo di Lenin. Innanzitutto, è doveroso sottolineare che, agli occhi del rivoluzionario russo, la sfida consistente nella difesa del materialismo non ha origine in una semplice questione filosofica o epistemologica: si tratta anche di una questione politica. In effetti, secondo Lenin, conoscere il mondo circostante «obiettivamente» è condizione necessaria per trasformarlo efficacemente, in modo tale che le cause reali dei fenomeni e delle forze operanti nella natura, e nella società, non risultino dissimulate dietro la facciata, indefinitamente rimaneggiata, di convenzioni sociali e ideologie dominanti.

Prima di entrare nel vivo della materia, vorrei fornire una rassegna delle numerose idee preconcette riguardanti il contesto in cui è stato redatto Materialismo ed empiriocriticismo. Infatti, benché false, queste ultime continuano, nonostante tutto, a trovare spazio nei vari commenti sull’opera in questione.

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Published: 09 February 2018
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tempofertile

Poche note preliminari sul programma di Liberi e Uguali

di Alessandro Visalli

AMBIENTEHo molti amici che si stanno impegnando in questa tornata elettorale con “Liberi e Uguali”, come ne ho che si impegnano con “Potere al Popolo”, qualcuno persino con il “Partito Democratico”. Su questo ultimo il mio giudizio, maturato anche dolorosamente negli anni, è piuttosto drastico, si tratta ad essere generosi di un caso di sonnambulismo, sulle altre due forze posso essere più articolato. Del programma dei primi, che è appena uscito, vorrei tentare una prima lettura, anche se parziale, di quello del secondo movimento diremo poi.

Prima di cominciare una precisazione: non si sceglie, penso mai, di votare per una o l’altra forza per il programma, ciò non significa però che questo non conti. Il programma conta, come gli uomini e le loro storie, e come la meccanica delle organizzazioni che vi sono dietro, sia in Partiti strutturati e con una storia sia, e ancora, più in “liste” più o meno artificialmente indotte dalla costrizione di una pessima legge elettorale. Nessuna delle tre cose, naturalmente, determina da sola, ma tutte e tre si influenzano a vicenda e rendono più facile qualche esito o ne ostacolano altri.

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Published: 09 February 2018
Created: 09 February 2018
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sinistra

Il tempo consumabile dell’età moderna

di Salvatore Bravo

guy debordc e1348843451262L’epoca della naturalizzazione del presente vive del consumo del tempo. Si vive la dimensione non del tempo vissuto ma del tempo consumato. La prima dimensione umanizza, fonda relazioni e comunità, poiché nel tempo vissuto vive la storia di un io per la comunità. Il capitalismo assoluto erodendo la dialettica, la pluralità argomentativa, ha sostituito il tempo vissuto con il tempo da consumare. Tale dimensione entra nella relazioni sociali le quali divengono sempre più asociali, l’altro è un mezzo da utilizzare in vista delle merci, del guadagno immediato: tempo che consuma le persone, le comunità, i paesaggi, i suoli. La cifra della contemporaneità è il consumo; il problema è che si continua a citare il tempo vissuto, nella assoluta inconsapevolezza che la vita vissuta arretra per lasciare spazio al consumo. La storia come luogo della liberazione e dell’emancipazione è dimensione di un tempo che non si osa pensare. Il tempo consumato, trasforma le persone in consumatori, in maschere tecnocratiche, taglia la relazione tra il sentire ed il pensare, Nietzsche direbbe tra il dionisiaco e l’apollineo, tra la vitalità, il desiderio autentico ed il pensiero logico. L’uomo scisso del capitalismo assoluto consuma senza sentire l’offesa quotidiana, bruca la religione del cattivo infinito senza ascoltare la dignità ferita. In media la scissione del soggetto alienato, estraniato da se stesso favorisce il capitalismo assoluto, poiché inibisce sul nascere la partecipazione politica, la rabbia da trasformare in risorsa motivante del pensiero.

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Published: 08 February 2018
Created: 08 February 2018
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ilcovile

L'altro Marx

di Armando Ermini

nel mirCon L’altro Marx, Della Porta Editori 2014, Ettore Cinnella, ripercorre l’evoluzione del pensiero di Marx nell’ultimo decennio della sua vita. Un Marx che, per l’autore, non ha piú le certezze dello scienziato sociale, né quelle dell’impegno politico. È piuttosto uno studioso acutissimo capace di ripensarsi fino a, scrive nell’introduzione,

mettere in forse alcune leggi generali della formazione del mondo capitalistico da lui individuate e descritte nelle opere della maturità […] Bisognerebbe quindi […] gettare alle ortiche le sue disastrose ricette politiche e cercare di trarre invece frutto dal suo acume intellettuale. Egli fu pensatore poliedrico e contraddittorio, secondo me ancora da scoprire e conoscere. Questo libro […] vuole mostrare anzitutto che la visione della storia e della rivoluzione di Marx è assai meno monolitica di quanto si creda1

aggiungendo poi, in accordo col marxista britannico Teodor Shanin,2 che alle tradizionali fonti del pensiero marxiano – la filosofia tedesca, il socialismo francese e l’economia politica britannica – occorrerebbe aggiungere il populismo rivoluzionario russo. Cinnella ricostruisce l’evoluzione del pensiero marxiano, in assenza, causa la morte, di un’opera che ne sistematizzasse le conclusioni, tramite l’attenta e documentatissima analisi del carteggio che Marx ebbe coi giovani socialisti rivoluzionari, che testimonia anche la stima e l’amicizia che lo legò ad alcuni di loro. Essi ebbero il merito non solo di fargli conoscere importanti aspetti della realtà russa, oltre quanto era direttamente reperibile in Europa occidentale, ma anche di stimolarlo a studiare meglio quel paese, con le possibili implicazioni sul piano teorico.

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  1. Francesca Coin: Intervista su "Potere al Popolo"
  2. Lelio Demichelis: Gig economy, cui prodest?
  3. Pierluigi Fagan: Il destino degli Europei
  4. Thomas Meyer: L'antropocene come Feticismo
  5. Paolo Massucci: Il Capitale del XXI secolo di Thomas Piketty
  6. Emanuele Zinato: Se soffia il vento
  7. Marco Palazzotto: Il seme del dubbio
  8. Sonia Caporossi: Ludwig Wittgenstein
  9. Sergio Cesaratto: Che voto a fare?
  10. Matteo Marchesini: Sul lungo periodo. Breve storia di Lukács
  11. redazione di "Il cuneo rosso": Le elezioni del 4 marzo
  12. Andrea Del Monaco: Il bazooka di Draghi è un narcotico pericoloso
  13. Quarantotto: Al netto delle elezioni italiane, l'€uropa non ha mai perso e non potrè mai perdere la sua identità (di assediante)
  14. Raffaele Sciortino e Steve Wright: Lo Spettacolo tra nuovi media e valorizzazione
  15. Felice Roberto Pizzuti: Pensioni: una bomba sociale pronta a esplodere
  16. Emanuele Leonardi: Introduzione a “Lavoro, Natura, Valore”
  17. Luigi Ficarra: Potere al popolo critica i limiti del Patto per la Costituzione e rilancia la lotta di classe dal basso
  18. Angelo Nizza: Lavoro e rivoluzione
  19. Vladimiro Giacché: Intervista con un economista contro
  20. Armando Lancellotti: L’identità: un concetto avvelenato
  21. Carlo Formenti: Quelle sinistre che odiano il popolo
  22. Vincenzo Comito: La crisi delle banche è finita?
  23. Il Pedante: Oh, right, right with the bones!
  24. Eros Barone e Mario Galati: La questione dell’imperialismo e il giudizio su Togliatti
  25. Keynes blog: L’austerità espansiva e i suoi oppositori

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