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Potere al Popolo

Intervista a Viola Calofaro*

maxresdefault31Premessa. Potere al Popolo è in Italia la vera sinistra alternativa. La sinistra è la volontà di cambio dell’attuale modello sociale. E’ per la liberazione della società e per una pratica politica e sociale che affronti e contesti le classi dominanti e l’imperialismo. In Italia c’è una sinistra sparsa in organizzazioni politiche e movimenti che Potere al Popolo deve unire.

* * * *

AFV. Ormai sono anni che si sente parlare di unità della sinistra, con molti tentativi falliti che si sono trasformati in un allontanato dei suoi elettori, cos’è che differenzia Potere al Popolo dalle esperienze precedenti?

I tentativi che si sono ripetuti in questi ultimi anni seguivano ormai lo stesso stanco ritualismo. Si trattava di cartelli elettorali in cui il nostro popolo stentava a intravedere una progettualità che avesse per obiettivo la trasformazione della realtà; li percepiva invece come semplice sommatoria di più organizzazioni con l'obiettivo dichiarato di entrare in Parlamento. Il fallimento della Sinistra Arcobaleno nel 2008 ha costituito un trauma da cui parte della sinistra del paese ha stentato a riprendersi. Di lì, per anni, cè stata una coazione a ripetere. Nomi diversi per tentativi simili. La ricerca del personaggio famoso, per inseguire la personalizzazione della politica, che ha imperato in questo paese negli ultimi ventanni. Le tensioni intorno alle candidature, gli scontri fratricidi.

E, intanto, il nostro popolo si allontanava ogni giorno di più, fino a consegnare quella che era stata una forza motrice del paese ad un ruolo di marginalità assoluta, ad uninsignificanza sociale e politica, prima che elettorale. E mentre alcuni preferivano addossare questi fallimenti al popolo bue, allignoranza di un popolo travolto dal berlusconismo, altri hanno cominciato a fare diversamente. Ad andare a chiedere e imparare, più che a spiegare e dare ricette. In questi anni, in tanti — associazioni, collettivi, centri sociali, sezioni di partiti — ci siamo impegnati nella ricostruzione di una connessione sentimentale col nostro popolo.

Da qui riparte la possibilità di un percorso unitario. Da valori condivisi quali la solidarietà, dal metodo del mutualismo individuato come via duscita e collettiva ai bisogni urgenti delle masse popolari. Da un approccio che torna a fare della bandiera rossa quello straccio che il povero può raccogliere e fare suo. Lunità che ci interessa non è quella di segreterie politiche, ma quella del popolo. E per costruirla dobbiamo partire dalla fotografia del presente. Che è fatto di frammentazione e divisione, continuamente riprodotte dallalto, dalle leggi dello stato, dalle politiche governative e aziendali. Ma se è vero che questattacco porta i suoi frutti alle classi dirigenti, lo è altrettanto che il popolo si dà degli strumenti di resistenza. E contrappone la costruzione di legami solidali dal basso alla atomizzazione spinta dallalto. Potere al Popolo riparte da qui. Lunità che ci interessa è quella che si costruisce sulle pratiche. Sulla condivisione di un progetto che mira a ricostruire una sinistra che riprenda in mano i fili di un percorso che ha radici profonde: quelle dei movimenti che da secoli hanno lottato per trasformare la realtà, sapendo costruire avamposti organizzativi immediatamente utili alla nostra gente.

 

AFV. Negli ultimi anni molte delle esperienze di unire la sinistra sono fallite, dopo scarsi risultati elettorali. Potere al Popolo parte in ritardo e con una scarsa esposizione mediatica, non c’è il rischio che un risultato negativo possa affondare il progetto sul nascere? Quali sono le prospettive per Potere al Popolo dopo il 4 Marzo?

Il nostro paradosso è che, pur essendo una lista che si candida alle elezioni parlamentari, non abbiamo come primo obiettivo il risultato elettorale. Per noi che abbiamo lanciato questa follia il superamento della soglia di sbarramento del 3% o un risultato dell1% non cambia molto. Certo, noi lavoriamo affinché anche nell'immediato Potere al Popolo possa costruire un ampio consenso. Ma o ci mettiamo in testa che dobbiamo lavorare ad un progetto che miri ad essere maggioranza sociale e politica e che le scorciatoie non esistono oppure saremo destinati al fallimento. Alla stregua dei tentativi di cui parlavamo prima. Per trasformare un paese non bastano pochi anni, figuriamoci poche settimane. Si tratta però di aprire la strada. E che il 5 marzo avremo o meno un piede nelle istituzioni poco cambia. Pensiamo che questa ambizione di costruire un progetto politico e non meramente elettorale sia profondamente sentita in ampie fette di paese. È il sentire comune che abbiamo riscontrato nelle 150 assemblee territoriali che ci sono state in tutto il paese. E anche in quelle all'estero. Da lì possiamo avere la cifra del percorso. Siamo riusciti a costruire già una decina di assemblee in tutta Europa. Momenti di incontro, di condivisione e di costruzione di orizzonti che si centrano poco sulle possibilità elettorali — ad oggi non siamo ancora sicuri di poter riuscire ad essere presenti sulle schede elettorali degli italiani all'estero — e tanto sulle necessità di più lungo periodo. Le elezioni passano, i problemi restano. O costruiamo un progetto che sappia essere al servizio del popolo, tutti i giorni e non solo in campagna elettorale o non c'è esperimento e risultato elettorale — per quanto buono possa essere — che tenga.

 

AFV. Potere al Popolo ha il carattere di Frente Amplio o Fronte Popolare del terzo millennio che unisce movimenti, organizzazioni politiche e sindacali. In Europa e nel mondo vi sono esempi simili: Il Frente Amplio in Perù, anche se la compagna Veronika Mendoza si è staccata formando il Partito Nuovo Perù, Il Frente Guasu in Paraguay che assieme a un’altra organizzazione può vincere la prossime elezioni, Podemos e Izquierda Unida in Spagna, France Insoumise in Francia, Momentum di Jeremy Corbyn. A quale di queste esperienze Potere Popolare è più vicino?

Partiamo da un presupposto. Per noi, per parafrasare Mariàtegui, il nostro processo di trasformazione non potrà essere ni calco ni copia. Dovrà essere una creazione nostra, e non per amore dell'originalità. È che se vogliamo vincere — che poi significa avviare una transizione verso un modello di società totalmente differente dalla presente — dobbiamo innervarci nel tessuto del nostro paese. Costruire a partire da questa base. Trovare un nostro proprio modello. Questo ovviamente non esclude il poter avere riferimenti, perché ogni esperienza storica ha da insegnarci. Prendiamo Momentum: per noi significa soprattutto capacità di coinvolgimento di quei giovani che in Gran Bretagna come nel resto dellEuropa si sono allontanati dalla politica. Si badi bene: non semplicemente dal voto, ma dalla politica tout court. O Podemos e La France Insoumise: hanno avuto il coraggio e la capacità di utilizzare una lingua nuova, più attenta all'obiettivo di essere compresa dalle masse popolari che al dover far riferimento alle liturgie e alle parole sacre di una certa sinistra. Ma anche capacità di utilizzare i nuovi strumenti, i social network ad esempio. Così come alcune esperienze latinoamericane hanno molto da dirci in merito alla costruzione dell'identità di un nuovo soggetto popolare, di simboli, ma anche di politiche concrete. E non dimentichiamo le esperienze di potere popolare dal basso, quelle costruite nei quartieri popolari delle grandi megalopoli del Sud America (ad esempio il 23 enero di Caracas) o delle città d'Europa. Solidarity for All, ad esempio, è un punto di riferimento cui le reti di solidarietà che si sono sviluppate in questi anni in Italia hanno tenuto fortemente in conto. Così come l'esperienza delle cliniche popolari che è nata e cresciuta nella Grecia degli anni della crisi ha permesso agli ambulatori popolari che sono sbocciati anche in Italia di imparare tanto. Infine, come non citare il movimento Ni una menos che è partito dalle strade argentine per poi straripare in quelle di tutto il mondo?

Potremmo dilungarci ancora a lungo ma, sintetizzando, diremmo tutte e nessuna. Proviamo ad essere sempre in ascolto, perché crediamo che ciò che accade fuori dai confini italiani può avere una incidenza — diretta o indiretta — su ciò che viviamo qui. Allo stesso tempo pensiamo che il più grande contributo alla causa degli oppressi di tutto il mondo sia proprio questo: trovare la nostra strada e percorrerla fino in fondo.

 

AFV. Il potere popolare, dove esiste, è legittimamente esercitato ed espresso attraverso tutti i mezzi organizzati di partecipazione e di protagonismo politico dei cittadini; il suo esercizio è diretto nelle Assemblee e nei Corpi del Potere Popolare, e indirettamente attraverso il suffragio, sia per l’elezione dei rappresentanti alle diverse istanze del potere popolare, poteri pubblici, sia per l’assunzione di decisioni trascendentali nel vari tipi di referendum disponibili in ogni legislazione nazionale. Ci puoi spiegare l’organizzazione di Potere al Popolo, che, secondo noi, deve prefigurare un futuro potere popolare?

Partiamo da cosa significa potere popolare. Per noi significa l'esercizio effettivo del potere da parte del popolo, la concretizzazione della possibilità di decidere sulle questioni che ci toccano. Significa democrazia reale, quella che in alcuni luoghi dell'America Latina hanno cominciato a chiamare democrazia radicale, nel senso di un ripartire dalle radici, dal profondo. È democrazia assoluta, partecipazione del popolo non solo per la risoluzione di problemi pratici e puntuali, bensì per immaginare, definire, costruire e controllare l'implementazione di politiche a livello nazionale e anche internazionale. È il potere del popolo organizzato che prende coscienza della sua forza e dei suoi mezzi; che esercita il controllo popolare su ogni ambito della propria vita. Perché è nostra convinzione che il potere popolare non sia qualcosa da assaltare o conquistare. È costruzione quotidiana. Non è un atto, ma un processo.

Se partiamo da questo presupposto l'organizzazione di Potere al Popolo deve essere uno strumento utile nelle mani del popolo, deve servire a rafforzare quelle istanze di cui parlavamo prima.

Per capire come intendiamo la partecipazione e il protagonismo popolare prendiamo il processo che ha portato a costruire il programma. Come Ex Opg Je so Pazzo abbiamo lanciato una bozza. Il documento è stato discusso dalle assemblee territoriali, dalle organizzazioni che hanno aderito a Potere al Popolo e da tanti singoli. Più di 400 modifiche sono state proposte e in gran parte integrate nel programma. Interi punti sono stati riscritti, ne sono stati inseriti di nuovi, sono stati chiariti passaggi prima troppo oscuri, e così via. Siamo quindi l'unica formazione politica italiana a poter vantare un programma che è frutto della partecipazione diretta di centinaia di persone. Allo stesso tempo ci siamo presi il compito di centralizzare il tutto e restituire un documento che avesse una sua organicità, anche stilistica.

Dobbiamo mettere in piedi un progetto che possa essere prefigurazione di futuro. Costruire democrazia diretta, partecipazione e protagonismo popolare senza nasconderci che c'è bisogno anche di darsi dei delegati, per discutere a istanze territoriali più elevate. Ma si tratterà non dei notabili cui ormai siamo abituati, ma di portavoce, di persone strettamente vincolate alla base che li ha scelti. Pensiamo infatti che, in caso di elezione, gli eletti di Potere al popolo dovranno dare vita ad un parlamentarismo de calle: essere presente sui territori, costruendo meccanismi di democrazia diretta e partecipativa ovunque sia possibile. Discutere sui territori e non solo tra addetti ai lavori, né solo con i gruppi corporativi le misure che arrivano in parlamento; proporne altre che siano frutto dell'elaborazione collettiva, che vengano dal basso. Rendere conto del proprio operato, avvicinando il proprio più ad un mandato imperativo, che a quello libero previsto dalla Costituzione italiana.

 

AFV. Alle elezioni si presenteranno due coalizioni che si definiscono di sinistra Liberi e Uguali e Potere al Popolo cosa vi differenzia? Perché un elettore di sinistra dovrebbe preferire Potere al Popolo?

Perché in LeU abbiamo coloro che sono stati tra i responsabili del disastro in cui ci troviamo e del fatto che il termine sinistra rappresenta agli occhi di molti un sinonimo di destra. Le peggiori riforme in questo paese sono state realizzate proprio da chi oggi vorrebbe vendersi come nuova sinistra. Va bene che anche Paolo fu folgorato sulla via di Damasco, ma una conversione di massa di tutto questo apparato del vecchio centro-sinistra avrebbe davvero del miracoloso!

Tornando a noi… D'Alema era il presidente del Consiglio delle bombe sul Kossovo, colui che si vantava di essere il più prolifico privatizzatore della storia di questo paese. Chiediamo alle lavoratrici della grande distribuzione cosa ne pensano invece di Bersani e dell'inizio del processo di liberalizzazione degli orari di lavoro. E dov'erano tutti loro quando si approvavano il pacchetto Treu prima e la riforma Fornero poi? La distruzione dei diritti dei lavoratori, per i vecchi e i nuovi assunti, parte proprio da governi che gli attuali esponenti di Liberi e Uguali quanto meno sostenevano. E non ci pare abbiano fatto dura opposizione quando è stato approvato il Fiscal Compact, quando il pareggio di bilancio è stato inserito in Costituzione. E potremmo proseguire per pagine intere, passando per le foglioline e arrivando alla spartizione dei collegi che oggi ritengono sicuri tra i membri del cerchio magico di Grasso. Ah, dite che cerchio magico è un'espressione che solitamente si utilizza per i fedelissimi di Matteo Renzi? Beh, è evidente che anche nel nostro inconscio LeU non sia altro che un PD2!

E ovviamente una alleanza post-elettorale tra PD e PD2 è tuttaltro che scartata. A differenza, invece, di quanto diciamo noi di Potere al Popolo. Basta con la subalternità ad un preteso centro-sinistra che di sinistra può avere qualcosa solo se utilizziamo la neo-lingua orwelliana. Noi siamo invece convinti della necessità di una discontinuità assoluta con tutto ciò e tutti quelli che ci hanno condotti al disastro. La nostra ipotesi strategica è che ci sia bisogno di un progetto popolare che la faccia finita con i dogmi del neoliberismo — anche quelli riverniciati con un'operazione di pinkwashing. Da una parte abbiamo dunque uno scontro tra gli apparati di un partito, un gioco di potere che si gioca sulla pelle degli italiani; dall'altra un processo che ha l'ambizione di cambiare dalle radici il paese e che già oggi con le attività che portiamo avanti quotidianamente sui territori indica una possibile via d'uscita dalla barbarie. La nostra campagna elettorale, infatti, non sarà fatta di vuote promesse, alla stregua di tutti gli altri partiti, LeU compresa. Noi non diremo: votaci e noi faremo. No, noi diremo: votaci perché noi facciamo. Il nostro biglietto da visita sono gli sportelli di difesa dei lavoratori, i picchetti e le proteste a difesa dei loro diritti, le scuole di italiano per immigrati, gli ambulatori popolari, le reti di solidarietà, le palestre gratuite, il controllo popolare contro mafie e istituzioni corrotte e criminali.

 

AFV. Carceri. Ancora Fischia il Vento ha pubblicato un articolo di un ergastolano, Carmelo Musumeci, sull’abolizione dell’articolo 41 e lo sta diffondendo, in primis, alla rivista on-line Ristretti Orizzonti. Potere il Popolo dovrebbe interevenire all’interno delle carceri in merito? Lo farà?

In realtà già lo stiamo facendo in diverse città e in alcune non proprio da ieri. Il dato importante, che finora ci è stato riconosciuto, è che Potere al popolo è l'unica realtà politica che prova a portare avanti un dialogo con quel mondo. Lo abbiamo sempre fatto, ma adesso possiamo veramente fare da megafono a chi, dallo Stato, non ha ricevuto nulla, se non emarginazione e discriminazione. Parliamo a chi ha conosciuto la realtà del carcere, anche quello più duro, e ai suoi familiari. L'idea di Potere al popolo è partita dall'occupazione di un ex manicomio criminale: abbiamo imparato anche dalla memoria di quel posto, cosa può significare la reclusione. Fare campagna elettorale nelle carceri è molto difficile (praticamente impossibile), ma intervenire e parlare a quelle persone non lo è; anzi, è assolutamente necessario. Per questo nella nostra lista ci sono esponenti di organizzazioni che da sempre fanno questo tipo di lavoro.

 

AFV. Potere al Popolo nel programma propone correttamente la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari, ma dovrebbe con forza lanciare a tutti i livelli e nelle manifestazioni le parole d’ordine: NO ALLA NATO, FUORI DALLA NATO. Cosa ne pensi?

Essere membro della NATO impone all'Italia di destinare il 2% del PIL alle spese militari. Uscire dalla NATO significa dunque poter anche tornare a decidere come investire i nostri soldi. Perché non è vero che non ci siano. Ci sono, solo che non vengono utilizzati per soddisfare i bisogni popolari, ma gli interessi delle classi dirigenti, della Confindustria e dell'industria delle armi. Ricordiamo che l'Italia ha fiorenti business per la vendita di armi. E aggiungiamo che non ci si fa troppi scrupoli in merito ai compratori, che spesso sono quegli stessi stati che poi ipocritamente si accusa di essere regimi scarsamente democratici e aguzzini dei propri stessi popoli.

Al di là della motivazione di ritornare a poter decidere sul come spendere i propri soldi, crediamo che la NATO sia uno strumento a danno dei popoli del mondo. Il ruolo che si è autoassegnato, di essere gendarme del mondo, ha significato negli anni aggressioni armate, distruzione e migliaia e migliaia di morti. E non ci pare che gli spargimenti di sangue degli anni 90 e degli anni 2000 abbiano portato ad un miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. Anzi. La NATO per noi continua ad essere un'istituzione che vorremmo sparisse.

 

AFV. Europa. Cosa pensi di una Nuova Europa degli stati del sud, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia, che guardi al sud mediterraneo, più che al nord, sul modello dell’ALBA latinoamericana?

Noi siamo impegnati nella costruzione di rapporti con tante organizzazioni dei paesi del Sud Europa. Crediamo che negli ultimi anni le condizioni materiali d'esistenza e le strutture politiche dei nostri paesi abbiano vissuto delle similarità che non sono trascurabili e che non sono nemmeno casuali. Abbiamo sostenuto la lotta del popolo greco contro l'imposizione di un nuovo memorandum, all'epoca del referendum indetto dal governo di Syriza e poi disatteso da quello stesso governo. Guardiamo con attenzione a ciò che si produce nella penisola iberica, sia dal punto di vista di costruzioni su base nazionale che di singole città. Siamo convinti che i popoli di questi paesi stiano soffrendo in maniera durissima i morsi della crisi e che da qui possa venire quanto meno parte della soluzione. Perché è proprio in questi paesi — con la notabile eccezione proprio del nostro — che si sono prodotti i più grandi movimenti popolari contro le misure di austerità imposte dai governi nazionali e dalle istituzioni internazionali. Da qui, dalle istanze popolari che si sono espresse che bisognerebbe partire. E l'ALBA latinoamericana ci indica una possibilità di integrazione internazionale. Lontana dalla logica oggi padrona dell'UE, fondata su una rigida gerarchizzazione e sulla tutela esclusiva delle elite contro gli interessi popolari. L'ALBA ci parla invece di possibile cooperazione, di scambi commerciali che hanno per obiettivo la massimizzazione dei benefici per i popoli e non dei profitti delle aziende. Come indicato anche nel programma politico de La France Insoumise, anche per noi l'ALBA può essere considerato un modello virtuoso di integrazione internazionale e su quelle stesse basi bisognerebbe costruire anche qui nel Vecchio Continente.

 

AFV. Imigrazione e accoglienza. Sarebbe ora di lanciare il concetto di cittadinanza universale che permetta che nessun essere umano in nessun luogo del mondo sia considerato straniero o clandestino. Qual’è la tua opinione?

Che ciascuno sia cittadino del posto in cui, liberamente, decide di stabilirsi è un concetto che cerchiamo di mettere in pratica tutti i giorni. Ma quali sono le tappe per arrivare ad affermarlo? È questo quello su cui bisogna lavorare. Affermare l'idea di una cittadinanza universale significa cambiare le regole dellaccoglienza, approvare lo ius soli, rompere il legame tra lavoro e diritto alla permanenza in un posto… insomma, abrogare tutte le scelte politiche in tema di immigrazione che sono state portate avanti dagli ultimi governi. Per fare in modo che si possa effettivamente parlare di cittadinanza universale bisogna inoltre scardinare tutto quel retroterra di business (spesso criminale) che si è creato attorno a una gestione privatistica dell'immigrazione. Oggi, la gestione dei CAS è assurda. Si tratta, se ci si pensa, di una rivisitazione del ghetto in chiave imprenditoriale: se ne riesci a creare uno, puoi accedere facilmente a finanziamenti milionari. Nelle nostre attività di controllo popolare sui centri di accoglienza straordinaria abbiamo avuto modo di vedere situazioni di vera e propria reclusione, a volte al limite della tortura. Bisogna rigettare tutto questo e le leggi che lo permettono, per affermare un'idea di cittadinanza che proviene, principalmente, dalla libertà, che ciascuno deve vedersi riconosciuta, di costruirsi un futuro migliore… ovunque esso sia. Le leggi promulgate dagli ultimi governi non hanno risposto a una emergenza ma l'hanno peggiorata, avviando in una spirale di irregolarità che crea solo soggetti più svantaggiati, con tutti i costi sociali e umani che questo comporta. Certo, sulle spalle di queste persone, qualcuno (pochi, per la verità) si arricchisce, ma la ricchezza di questi ha un costo incalcolabile in termini di umanità. Non è possibile fermare l'istinto, che ciascuno di noi ha, di muoversi verso un posto in cui si crede di poter avere una vita migliore; se non si capisce questo, ogni risposta che si cercherà di dare non sarà altro che un nuovo passo verso la barbarie.

 

AFV. Internazionlismo. Nel programma di Potere al Popolo non c’è nessun riferimento all’ internazionalismo. Oltre a relazioni con organizzazioni e movimenti esteri affini, Potere al Popolo dovrebbe sostenere le lotte per l’indipendenza di popoli come il popolo mapuche, il saharawi, i curdi e il palestinese. Sei d’accordo?

Assolutamente. La lotta per l'autodeterminazione dei popoli è una lotta che facciamo nostra da sempre. Non a caso l'assemblea del Teatro Ambra Jovinelli è stata aperta da un rappresentante della comunità palestinese, proprio nei giorni in cui il suo popolo subiva l'ennesima aggressione armata da parte di Israele. La storia del popolo palestinese è per noi fonte di ispirazione continua. Un popolo che da settantanni, malgrado debba scontrarsi con uno Stato armato fino ai denti e sostenuto dall'imperialismo statunitense ed europeo, continua a resistere è un esempio di dignità per tutte e tutti noi. E ci ricorda che non riusciranno a sconfiggerci. Anche quando ci danno tutti per spacciati.

Inoltre, si tratta di lotte che si intrecciano con le nostre. Come quella del popolo mapuche, che annovera tra le fila dei suoi nemici l'italianissima azienda Benetton. E che negli ultimi mesi ha sollevato l'indignazione internazionale in seguito alla morte di Santiago Maldonado, che aveva la colpa di essere solidale con la lotta di quel popolo e di partecipare a manifestazioni a difesa del territorio storicamente casa dei mapuche. La sua morte ci ricorda la violenza dello Stato e la complicità delle grandi aziende transnazionali che non si fanno scrupoli dinanzi alla possibilità di soddisfare la loro inestinguibile sete di profitti.

 

AFV. Grazie compagna Viola Carofalo per la tua disponibilità a essere intervistata. Ti presenti come portavoce, ma in realtà per tuo lavoro di rappesentanza e di coordinamento sei una leader, con altri, di Potere al Popolo. Non c’è niente di male, anzi. Auguri per il risultato elettorale e per il futuro di Potere al Popolo.


* Portavoce nazionale di Potere al Popolo

A cura di Francesco Cecchini e Luca Micheli
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Comments   

#5 Luciano 2018-02-18 16:42
Anch'io rilevo, come i precedenti commentatori, il totale disinteresse per i problemi legati all'euro e ai vincoli dei trattati europei, lasciando che siano le destre a sbraitare su questi temi, salvo poi virare di 180 gradi dopo le elezioni. Tutti i progetti di riscatto sociale ed economico dell'Italia passano attraverso lo sganciamento dall'europa e dalla nato contestualmente. Una lista che giustamente non si propone alleanze parlamentari e che non vuole essere semplicemente un taxi per portare tre o quattro persone in parlamento certe cose dovrebbe cantarle con voce da soprano. Completamente carente è poi l'analisi geopolitica che oggi più che mai non può in alcun modo essere dissociata dall'internazionalismo rettamente inteso, che non è affatto il cosmopolitismo dello jus soli: ma probabilmente qui si entra in un campo minato, meglio stare alla larga...Viva la lotta del popolo palestine! Sottoscrivo pienamente, ma ricordo che il paese più martoriato dal terrorismo imperialista oggi è la Siria: 400000 morti e 10 milioni di rifugiati in soli sei anni sono cifre più terrificanti rispetto a quelle dalla Palestina, ma su questo nemmeno una parola...
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#4 Fred 2018-02-16 11:00
Letto con attenzione, mi sembra un'intervista abbastanza disinvolta, si affrontano temi abbastanza interessanti... a cominciare dalla richiesta di uscita dalla nato ( lo chiedevamo già, io e qualche compagno di liceo alle manifestazioni a metà degli anni '70 e altri prima di noi!), qualche soluzione discutibile ad esempio la cittadinanza universale, ma la domanda vera cioè; Europa ed Euro non viene neppure rivolta e l'intervistata si guarda bene di fare alcun riferimento ad una nuova e legittima sovranità monetaria. Non è un caso! Anche Cremaschi sullo stesso tema ha sviato! Cosa ci faccia EuroStop in PoterAlPopolo resta un mistero
NO, neanche voi avrete il mio voto. Eppure ci contavo...
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#3 Zak 2018-02-16 08:54
Parecchie idee molto confuse in PaP, che vuole "farla finita con i dogmi del neoliberismo" senza minimamente criticare le istituzioni EU (a partire dalla moneta) che gli consentono di crescere sano e forte.
Pur identificando gli orrori delle riforme liberiste dei sinistri del PD e della P(d)2 pensano di combattere il mondialismo finanziario con il mondialismo delle idee (ah beh!). Ad esempio costruendo una decina di assemblee in tutta Europa.
Se volete tornare in politica, addirittura a sx, comincerei con una domanda:dove eravate quando l'Unità esultava alla vittoria di Monti sul Caimano o quanto passavano le riforme degli alleati di quei simpaticoni di Marzabotto?
Poi qualcuno ha iniziato la lotta alle istituzioni europeiste ma voi attendete l'uscita da sx.
Siccome però rimanere nell'attuale situazione è molto di dx che si permette di attendere è un nemico che ha tempo da perdere e il c... al caldo.
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#2 Paolo 2018-02-16 07:46
Finché PaP rimarrà europeista e favorevole all'euro il suo programma non avrà gambe per camminare, farà la fine di Tsipras. Peccato!
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#1 Angelo 2018-02-15 22:17
peccato nessun domanda quindi nessun chiarimento nei confronti dell'€uropa e dell'€uro.
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