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Published: 30 July 2025
Created: 30 July 2025
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sinistra

La crisi della Grande Distribuzione Organizzata e la falsa alternativa

di Eros Barone

ebe2497a9810ac1c751277b6aacb6b9b1. La crisi della GDO nel quadro del capitale commerciale e della concorrenza intercapitalistica

La cronaca riferisce che Carrefour sta ridefinendo la sua strategia e la sua presenza in Europa e valuta l’ipotesi dell’uscita dall’Italia. Il gruppo francese si è pertanto affidato a Rothschild per sondare il mercato alla ricerca di potenziali compratori. Secondo quanto ha ricostruito il «Corriere della Sera», al momento ci sarebbero già alcune aziende della grande distribuzione interessate a rilevare i negozi del gruppo francese. Stando ai risultati finanziari dell’anno scorso, l’Italia rappresenta per Carrefour il quinto mercato dopo la Francia, il Brasile, la Spagna e il Belgio. La penetrazione del gruppo francese in Italia risale al 1993, quando Carrefour aprì il primo negozio e dette avvio a un’espansione che lo ha portato a gestire attualmente 1.185 negozi, dai minimarket e supermercati agli ipermercati, generando 3,7 miliardi di euro di vendite nette. L’eventuale cessione dei negozi italiani rientrerebbe nell’ambito di una strategia più ampia relativa alla revisione di tutte le risorse produttive. Al momento la direzione dell’azienda ha formulato più ipotesi. La prima, e probabilmente quella favorita dai francesi, sarebbe quella di una cessione a un unico compratore. Ma non viene esclusa anche la possibilità di vendite frazionate oppure l’adozione di un modello in ‘franchising’. Del resto, l’azienda francese negli ultimi anni, a livello globale, ha già condotto operazioni per ridurre i costi, dirigendosi progressivamente sul ‘franchising’, che oggi rappresenta il 75% dell’intera rete. Qualsiasi eventuale operazione di cessione avrebbe comunque bisogno del sostegno degli azionisti di riferimento di Carrefour, tra cui la famiglia Moulin, proprietaria del gruppo francese di grandi magazzini Galeries Lafayette.

Nelle settimane scorse Carrefour Italia ha annunciato un piano di riorganizzazione della sede centrale di Milano con 175 esuberi. L’obiettivo dell’operazione, secondo quanto riportato in una nota del gruppo diffusa in occasione dell’annuncio degli esuberi, sarebbe di “accelerare ulteriormente il percorso di trasformazione del business, incentrato sul modello del franchising, e rilanciare la sostenibilità finanziaria e commerciale dell’azienda”.

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Published: 30 July 2025
Created: 26 July 2025
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lantidiplomatico

Sul collasso morale dell'occidente

di Andrea Zhok

L'Occidente è un concetto strano, recente e spurio.

Con "Occidente" si intende in effetti una configurazione culturale che emerge con l'unificazione mondiale dell'Europa politica e di quello che dal 1931 prenderà il nome di "Commonwealth" (parte dell'impero britannico).

Questa configurazione raggiunge la sua unità all'insegna del capitalismo finanziario, a partire dal suo emergere egemonico negli ultimi decenni del '900.

L'Occidente non c'entra nulla con l'Europa culturale, le cui radici sono greco-latine e cristiane.

L'Occidente è la realizzazione di una politica di potenza economico-militare, che nasce nell'Età degli Imperi, che sfocia nelle due guerre mondiali e che riprende il governo del mondo verso la metà degli anni '70 del '900.

Purtroppo anche in Europa l'idea che "siamo Occidente" è passata, divenendo parte del senso comune.

L'Europa storica, ad esempio, ha sempre avuto legami strutturali fondamentali con l'Oriente, vicino e remoto (Eurasia), mentre l'Occidente si percepisce come intrinsecamente avverso all'Oriente. Così l'Europa culturale è in ovvia continuità con la Russia, mentre per l'Occidente la Russia è totalmente altro da sé.

Questa premessa serve a illustrare una grave preoccupazione di lungo periodo, che non riesco a trattenere.

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Published: 30 July 2025
Created: 25 July 2025
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lantidiplomatico

L’origine imperialistica dell’assalto alla Russia. Verso l’allargamento del conflitto ucraino?

di Alex Marsaglia

Mentre la russofobia in Italia si estende ormai non solo alla caccia ai celebri autori, così era partita nel marzo 2022 alla Bicocca con la censura del Dostoevskij di Paolo Nori, ma all’aperta persecuzione di qualsiasi artista di etnia russa come è accaduto nelle ultime ore a Gergiev a Caserta e a Romanovsky a Bologna. Occorre ricostruire le motivazioni profonde di questo preciso indirizzamento d’odio. L’annullamento delle esibizioni sulla base di ragioni etniche rientra nell’etimologia di “razzismo”, fino a diventare vero e proprio progrom da parte degli ucraini che hanno promosso raccolte firme e iniziative per bloccare la libera manifestazione di pensiero garantita dalla Costituzione Italiana e da tutte le Convenzioni per i diritti umani vigenti sul nostro territorio nazionale. Ebbene, le radici di un simile odio provengono da precise motivazioni economico-sociali. La crescente accumulazione di capitale del centro capitalistico occidentale, che negli ultimi anni è sfociata in più crisi sistemiche, ha determinato un vorace bisogno di espropriazione di materie prime al fine di ostacolare con rendite crescenti una tale caduta economica. In sostanza, il capitalismo occidentale sta cercando una via d’uscita sicura, mettendo in gioco la vecchia accumulazione per espropriazione, contribuendo a militarizzare sempre più il pianeta al fine di salvarsi.

Ovviamente la localizzazione di questo scontro non è affatto casuale, poiché Russia, Cina e Iran non rappresentano solo territori ricchissimi di materie prime per le corporation occidentali, ma sono anche, nell’analisi concreta della situazione concreta come direbbe qualcuno, un modello politico-sociale alternativo.

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Published: 30 July 2025
Created: 25 July 2025
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volerelaluna

L’orizzonte strategico non è più a sinistra

di Raul Zibechi

Di tanto in tanto, la sinistra si entusiasma per le ultime novità mediatiche che promettono tempi felici, solo per vedere questo fervore svanire senza conseguenze, poiché raramente si guarda indietro per valutarne i risultati. In questi giorni, i nomi del socialista Zohran Mamdani, come possibile sindaco di New York, e di Jeanette Jara, come candidata alla presidenza per i progressisti cileni, sono motivo di gioia e speranza.

Per alcuni analisti e per il quotidiano di sinistra Sin Permiso, la vittoria di Mamdani alle primarie democratiche ha causato un “terremoto politico” così profondo che, secondo l’analista, “le ramificazioni di questa inversione di tendenza si faranno sentire per anni, in tutti gli Stati Uniti e nel mondo sviluppato”. Essendo socialista, musulmano e filo-palestinese, la sinistra si illude che il suo arrivo a sindaco della città simbolo cambierà le cose, nonostante tutte le prove contrarie. Per il settimanale di sinistra El Siglo, il comunista cileno Jara incarna “la reale possibilità che il popolo governi con la propria voce, le proprie richieste e la propria dignità in prima linea”. Per i media progressisti, come Página 12 in Argentina, il semplice fatto che Jara non provenga dall’élite incarna “la speranza di una vita migliore”.

La sinistra assomiglia sempre più ai media mainstream che tanto critica. Un entusiasmo enorme, espresso in titoli di giornale, produce effetti immediati ma di breve durata. Una volta esaurito l’effetto, non si chiedono che fine abbiano fatto quelle speranze che erano riuscite a entusiasmare i loro seguaci.

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Published: 29 July 2025
Created: 21 July 2025
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jacobin

Il nuovo Deep State tecnologico

di Paolo Gerbaudo

Si sta formando un nuovo blocco militar-industriale-informatico, con nuove aziende come Palantir o Anduril che si sono alleate al trumpismo, e approfittano dell’economia di guerra

Deep State tecnologico jacobin italia 2048x746.jpgNegli inebrianti anni Novanta neoliberisti, il tecno-ottimismo raggiunse i suoi estremi più imbarazzanti. Intrisi del fatuo immaginario di quella che Richard Barbrook ha definito «ideologia californiana», lavoratori del settore tecnologico, imprenditori e ideologi tecno-visionari hanno identificato la tecnologia digitale con un’arma per la liberazione e l’autonomia personale. Questo strumento, proclamavano, avrebbe permesso agli individui di sconfiggere l’odiato Golia rappresentato dallo Stato, allora ampiamente individuato nei fallimentari colossi del blocco sovietico in implosione.

Per chiunque abbia una conoscenza superficiale delle origini della tecnologia digitale e della Silicon Valley, questa avrebbe dovuto essere, fin dall’inizio, una convinzione ridicola. I computer furono un prodotto degli sforzi bellici dei primi anni Quaranta, sviluppati come mezzo per decodificare messaggi militari criptati, con Alan Turing notoriamente coinvolto a Bletchley Park.

L’Eniac, o Electronic Numerical Integrator and Computer, considerato il primo computer multiuso utilizzato negli Stati uniti, fu sviluppato per compiere calcoli applicati all’artiglieria e per supportare lo sviluppo della bomba all’idrogeno. Come sosteneva notoriamente G.W. F. Hegel, la guerra è lo Stato nella sua forma più brutale: l’attività in cui la forza dello Stato viene messa alla prova contro quella di altri Stati. Le tecnologie dell’informazione sono diventate sempre più centrali in questa tipica attività statale.

Qualcuno potrebbe ancora credere al mito della Silicon Valley nata spontaneamente dagli hacker che saldavano circuiti nei loro garage. Ma la realtà è che non avrebbe mai preso vita senza il supporto infrastrutturale dell’apparato di difesa statunitense e dei suoi appalti pubblici, che garantiscono la redditività commerciale di molti prodotti e servizi che oggi diamo per scontati.

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Published: 29 July 2025
Created: 23 July 2025
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machina

Oltre il Muro

di Gigi Roggero

Kairos di Jenny Erpenbeck (Sellerio, 2024) è un romanzo complesso, in cui la storia di amore e ossessione tra Katharina e Hans si intreccia in modo inestricabile con il clima e lo zeitgeist di Berlino Est nella seconda metà degli anni Ottanta e subito dopo il crollo del Muro. Gigi Roggero non si limita a una recensione, ma propone un’analisi su nodi storici e politici che interrogano il nostro presente.

0e99dc 86667da8a376422c9a4111365d21b951mv2Kairos, il dio dell’attimo fortunato, ha – dicono – un ricciolo che gli ricade sulla fronte, e da quello soltanto lo si può trattenere. Ma non appena il dio passa oltre con i suoi piedi alati, ci offre solo la parte posteriore del capo, che è calva e liscia, senza alcun appiglio da cui poterla afferrare.

Kairos di Jenny Erpenbeck è una straordinaria fotografia in movimento di Berlino Est nello snodo cruciale tra gli anni Ottanta e Novanta. È straordinaria da tanti punti di vista, come sanno spesso fare i libri, e soprattutto i romanzi. E noi, tra questi punti di vista, scegliamo il nostro. Della fotografia lasciamo ciò che è in primo piano all’analisi di chi è più competente. Sintetizzando brutalmente, è la storia di una giovane studentessa, Katharina, e di uno scrittore sposato di mezza età, Hans: una storia d’amore e di ossessione, una storia sulla sofferenza del restare e sul trauma dell’abbandono, una storia sul desiderio di lasciarsi trasportare dalla corrente e sulla sicurezza del raggiungere la riva. Ecco allora che, dalle microstorie individuali, emerge con forza la metafora della macrostoria collettiva. E questa macrostoria collettiva si chiama Berlino Est, ovvero un pezzo di quel grande esperimento, il più grande della storia moderna, di rompere con il capitalismo e costruire una nuova società. È questo lo sfondo del romanzo su cui ci vogliamo concentrare. Uno sfondo che, nelle pagine di Erpenbeck, parrebbe lontano, soffuso, quasi impercettibile. Eppure, a ben guardare, è immancabilmente presente, pesante, talora soffocante. Uno sfondo senza cui le piccole storie come questa perderebbero la loro tragica intensità.

I consumatori della merce culturale sono oggi terrorizzati dagli spoiler. Come se contasse solo come va a finire. Ebbene, se come è andata a finire la grande storia sullo sfondo è risaputo, come va a finire la piccola storia in primo piano lo si può forse intuire. Ma non è questo il punto. L’autrice ci costringe ad andare oltre le facili conclusioni, a scavare nelle contraddizioni, ad addentrarci nei labirintici laboratori di produzione della storia, grande e piccola. E qui ciò che era sullo sfondo balza improvvisamente in primo piano. E ci rendiamo conto che, anche se non lo vedevamo, era in realtà sempre stato lì.

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Published: 29 July 2025
Created: 29 July 2025
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sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Dodicesima parte. “Ammettere i propri difetti è privilegio dei forti”: l’intervento di Tomskij al XIV Congresso del Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevico) parte II

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fb. Sul giustificare problemi reali con motivazioni stereotipate

Abbiamo lasciato Tomskij carico come una molla, contro non tanto GLI ERRORI, ma L’ATTEGGIAMENTO, L’APPROCCIO AI PROBLEMI dei propri compagni: in particolar modo, di alcuni che per nascondere le proprie magagne cercavano il “nemico interno”.

Con chi ce l’aveva ora?Occorre entrare un attimo nel vivo delle polemiche sorte durante e attorno quel Congresso, con il ruolo della NEP nelle campagne a fare da piatto forte. Il kulak, il contadino arricchito, era divenuto nelle campagne l’equivalente del nepman cittadino. Sembra strano parlare oggi di questo, anzi, come dicono in gergo, “FA strano”, tirare in ballo ancora una volta la lotta di classe: specialmente, quando a livello mondiale il gruppo di Paesi se-dicenti socialisti è guidato dal turbocapitalismo con caratteristiche cinesi; e lì l’armonia confuciana he 和DEVE regnare, al pari e come nel vicino se-dicente capitalistico Giappone. Va bene tutto, finché non si pestano i piedi a chi non si devono pestare… QUI NO. Immaginiamoci noi fra il Sessantotto e il Settantotto, così forse ci capiamo. Del resto, abbiam già constatato come qui bastasse molto, ma molto meno per sollevare vespai NON INDIFFERENTI, e NON SOLO IDEOLOGICI.

A differenza, INFATTI, del nostro decennio Sessantotto – Settantotto, la situazione socioeconomica era completamente DIVERSA. Non si era in BOOM economico, ma SI LAVORAVA ANCORA FRA LE MACERIE FUMANTI.

E IN QUEL CLIMA SI PARLAVA DI “NEP”! IL KULAK TORNAVA IN GICO, IL PADRONE, IL NEPMAN, SCENDEVA IN CAMPO! CE N’ERA DI BEN DONDE, PER INCAZZARSI.

Tornando alle campagne, un bracciante non aveva combattuto fino a pochi anni prima, patito fame e freddo, visto i propri compagni morti ammazzati, per poi lasciare che un altro contadino particolarmente dritto, “scarpe grosse e cervello fino” prendesse il posto del pomeščik a sfruttare lui e i suoi ex-compagni, prendendo il posto di quel proprietario terriero, a cui – e al carissimo prezzo di cui sopra! – si era riusciti a confiscare le terre e a redistribuirle!

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Published: 29 July 2025
Created: 25 July 2025
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lafionda

Maschere e simulacri: la politica al suo grado zero

di Elena Basile

Le costituzioni democratiche del dopoguerra si fondavano su un postulato oggi messo in discussione dall’evoluzione sociopolitica dell’Europa: il potere del demos, del popolo, esercitato secondo la rule of law, il suffragio universale, le elezioni e la tutela delle minoranze. In tale cornice, il popolo eleggeva i propri rappresentanti, i quali, sintetizzando istanze, poteri e interessi plurali, avrebbero dovuto realizzare politiche economiche, sociali ed estere coerenti con i principi costituzionali e con gli interessi del Paese, della società civile e dei corpi intermedi.

Tuttavia, questo meccanismo si è inceppato. Oggi, la politica economica e quella estera non sono più appannaggio delle élite elette, ma sono subordinate a poteri extraparlamentari capaci di condizionare integralmente l’orientamento politico europeo. Occorre guardare questa realtà senza reticenze, se si vuole anche solo tentare di modificarla.

I riti della democrazia, anche grazie alla manipolazione propagandistica delle opinioni pubbliche, restano formalmente intatti: le elezioni si svolgono a scadenze regolari, e schieramenti apparentemente opposti si presentano al giudizio degli elettori. Viene così preservata l’illusione che i cittadini eleggano liberamente le élite cui affidare la gestione della cosa pubblica – in primis, la politica economica, sociale ed estera.

Eppure, tutto è cambiato. La propaganda – fenomeno antico – è divenuta, dopo la fine dell’Unione Sovietica, monopolio di un apparato mediatico occidentale strettamente intrecciato, per proprietà e incarichi, alla cosiddetta società dell’1% e alla sua classe di servizio: burocrazia, accademia, management.

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Published: 29 July 2025
Created: 24 July 2025
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altrenotizie

Il Caucaso secondo Washington

di Mario Lombardo

L’amministrazione Trump sembra avere rotto gli indugi nei giorni scorsi inserendosi apertamente negli intrighi strategici in corso nel Caucaso meridionale con una proposta in apparenza neutrale, ma che rivela finalmente le mire di Washington in quest’area del globo. L’ambasciatore americano in Turchia e plenipotenziario di Trump in Asia occidentale, Tom Barrack, ha infatti ipotizzato una concessione di 100 anni a una società o a un consorzio statunitense per la gestione della rotta, nota col nome di “Corridoio Zangezur”, che dovrebbe attraversare l’Armenia per collegare l’Azerbaigian con la sua exclave occidentale di Nakhchivan. Questo progetto è sul tavolo fin dalla stipula dell’accordo di pace del novembre 2020 che mise fine alla guerra tra Baku e Yerevan, ma da allora entrambi i governi – dietro pressioni esterne – ne hanno cambiato le condizioni di implementazione, al preciso scopo di ridurre drasticamente l’influenza nel Caucaso meridionale di Russia e Iran.

L’ultima guerra per il Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian si era conclusa con un sostanziale disastro per il primo paese, con la successiva perdita definitiva della regione a maggioranza armena ma internazionalmente riconosciuta come territorio azero. La Russia aveva giocato un ruolo determinante nella risoluzione del conflitto ed aveva visto confermare la propria posizione predominante nell’area. In uno dei punti più importanti, il trattato di pace prevedeva appunto lo “sblocco” di tutti i canali di collegamento della regione, incluso appunto quello tra l’Azerbaigian e la sua repubblica autonoma di Nakhchivan.

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Published: 29 July 2025
Created: 24 July 2025
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laboratorio

Meloni a stelle e strisce

di Fabio Nobile

Le posizioni dell’Italia sulle questioni internazionali palesano la chiara scelta di campo del Governo di adesione acritica agli indirizzi portati avanti dagli Stati Uniti. Non parliamo di aderenza alle decisioni dell’attuale amministrazione americana ma proprio degli Usa. La Meloni è passata con invidiabile scioltezza da Biden a Trump. Probabilmente perché tutte le loro scelte, con diverse declinazioni, trovano nella volontà di ribadire il dominio del dollaro e della potenza americana il vero elemento di convergenza. La disdetta dell’accordo sulla “Via della Seta” del governo italiano del dicembre 2023 è un suggello simbolico di tale posizionamento. Dal dominio del dollaro dipende l’argine all’inarrestabile ascesa della Cina e delle potenze che con essa dialetticamente tendono a connettersi da un punto di vista strategico. Il filo atlantismo, inoltre, per il Governo Meloni ha anche la funzione di utilizzare l’alleato americano per provare a “contare” nella dialettica sempre più divergente tra i paesi europei.

I sovranisti in salsa amatriciana sono ispirati, quindi, nella difesa degli interessi nazionali dalla convinta collocazione dell’Italia in quel campo senza sé e senza ma. Quel campo, però, continua a scricchiolare sotto i colpi di una crisi generale su cui ogni potenza cerca di scaricare anche sugli “amici” i costi. I dazi al 30% e il dollaro

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Published: 29 July 2025
Created: 24 July 2025
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metis

Guerra tecnologica e manpower

di Enrico Tomaselli

Se guardiamo al conflitto in Ucraina – per molti versi una anticipazione di come saranno combattute le guerre nei prossimi due lustri almeno – il fattore tecnologico sembra essere predominante. Missili balistici e ipersonici, UAV da ricognizione e d’attacco, munizioni vaganti, droni FPV, sistemi di guerra elettronica e anti-missile… Nell’ambito di una guerra simmetrica, le capacità nelle tecnologie offensive e difensive – ricerca e sviluppo, velocità di adattamento, capacità industriale, rapporto costo-efficacia… – diventa sicuramente un elemento di grandissima rilevanza. Ciò nonostante, questo rischia di oscurare un fattore ancora decisivo, ovvero il manpower. Tutta la tecnologia del mondo può essere più o meno utile, che si tratti di infliggere danni al nemico o di ridurne l’efficacia offensiva, ma alla fine il territorio va preso – o difeso – dalla fanteria. E inoltre, in un esercito moderno, il numero di combattenti in prima linea è solo una parte, e nemmeno la più numerosa, del personale necessario. Tutta la filiera logistica, e gli operatori dei sistemi d’arma dislocati nelle retrovie, e il personale necessario per le rotazioni sulla linea di combattimento… Per ogni combattente al fronte, servono almeno altri tre uomini.

Per quanto poco sottolineato, questo è un problema per un esercito moderno che non può essere sottovalutato. Se guardiamo ad esempio al conflitto in Ucraina, ci possiamo rendere conto in maniera più chiara di quanto sia rilevante. La Russia, ad esempio, a parte una parziale mobilitazione successiva all’avvio della Operazione Speciale Militare, conta essenzialmente su un afflusso sinora abbastanza costante di volontari (circa 30.000 al mese), mentre il personale di leva viene utilizzato per il presidio del territorio e/o per la logistica, riservando le operazioni di combattimento ai militari a contratto.

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Published: 29 July 2025
Created: 28 July 2025
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fattoquotidiano

L’accordo sui dazi? Una schifezza. L’Europa si svende alle multinazionali Usa

di Paolo Ferrero

Il disavanzo economico reale tra Usa e Ue è di 5 miliardi. Avete letto bene: cinque! Per riequilibrare questo disavanzo l’Unione Europea accetta di beccarsi una mazzata colossale

Quello siglato tra Trump e Ursula von der Leyen non è un accordo ma una svendita che sancisce il ruolo per l’Unione Europea di colonia – o se volete di protettorato – degli Stati Uniti.

Innanzitutto vediamo le cifre. Nella retorica trumpiana, riprodotta e supportata dai media e dai governanti europei, i rapporti economici tra gli Usa e l’Unione Europea vengono descritti come completamente squilibrati e i dazi sono quindi legittimati per riequilibrare questa situazione ingiusta. Si tratta di una bugia colossale, priva di ogni fondamento. Nei rapporti tra Usa e Ue infatti gli Usa hanno un disavanzo di 213 miliardi per quanto riguarda le merci ma hanno un avanzo di 156 miliardi per quanto riguarda i servizi e di 52 miliardi per quanto riguarda i capitali.

In sostanza il disavanzo economico reale tra Usa e Ue è di 5 (cinque) miliardi. Avete letto bene: cinque! Per riequilibrare questi 5 miliardi di disavanzo l’Unione Europea accetta di beccarsi una mazzata colossale a partire dai dazi dal 15 al 50% per tutte le merci che esporta in Usa.

Che cosa succede invece per i servizi (Google, Microsoft, Amazon,etc etc.)? Succede che un mesetto fa, i paesi del G7, su pressione degli Usa, hanno deciso di non applicare la tassa minima globale sulle multinazionali.

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Published: 27 July 2025
Created: 25 July 2025
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laboratorio

La strategia globale dietro i dazi statunitensi secondo Stephen Miran

di Domenico Moro

I dazi secondo MIran immagine.jpegI dazi stanno caratterizzando la seconda presidenza di Donald Trump. Tuttavia, il presidente sui dazi ha un comportamento ondivago, minacciando e sospendendo le tariffe per poi aumentarle o diminuirle.

Se vogliamo capire le cause profonde dei dazi e del comportamento ondivago di Trump dobbiamo staccarci dal contingente e cercare di capire qual è la strategia complessiva. A questo proposito, dobbiamo fare riferimento a Stephen Miran, che della politica dei dazi è lo stratega e che è attualmente il presidente del Council of Economic Advisor, un organismo interno all’Ufficio Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, il cui compito è dare consigli al presidente su temi economici. Durante la prima amministrazione Trump, Miran è stato consigliere senior del Ministero del Tesoro e successivamente stratega senior per Hudson Bay Capital Management, un grande investitore istituzionale all’interno del Trump Media & Technology Group, che gestisce anche la piattaforma Truth Social.

In particolare, dobbiamo fare riferimento a un testo di Miran che rappresenta il manifesto della politica dei dazi, A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System (Guida dell’utente alla ristrutturazione del sistema commerciale globale), che è stato pubblicato da Hudson Bay nel novembre del 2024 in contemporanea con la vittoria di Trump.

 

Introduzione

Cominciamo, quindi, a vedere cosa dice questo testo. Miran inizia imputando alla sopravvalutazione del dollaro la ragione del deficit commerciale con l’estero e del declino della manifattura statunitense. Miran si propone di individuare gli strumenti per ovviare a questi problemi. Lo strumento unilaterale più importante sono i dazi, che, contrariamente a quanto sostiene l’opinione comune, non necessariamente aumentano l’inflazione. Infatti, quando nel 2018-2019, durante il primo mandato Trump, furono alzati i dazi non ci furono apprezzabili aumenti dell’inflazione, anche perché i dazi furono controbilanciati dal rafforzamento del dollaro.

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Published: 27 July 2025
Created: 23 July 2025
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Coordinamenta2

Smart city, Città dei 15 minuti e Bene Comune

di Elisabetta Teghil

All’interno della Volksgemeinschaft- la<comunità del popolo>- l’ordine sarà immanente e spontaneo […] J.Chapoutot, Nazismo e management/Liberi di obbedire, Einaudi 2021, p.28 (Gallimard, Paris 2020)

bene comune.pngC’è un concetto che irrompe prepotentemente sullo scenario della Smart City e della Città dei 15 minuti, quello di <Bene Comune>: pericolosissimo, ambiguo, equivoco, spoliticizzato questo concetto informa il sentire dei cittadini/e ma anche di moltissimi compagni/e.

C’è stata una trasformazione evidente nella capacità di riconoscimento e di definizione delle classi sociali e dei rapporti di classe, trasformazione in questi anni sviscerata in vari modi e in maniera approfondita da intellettuali, analisti, studiosi, politici e via discorrendo. Tutti riconoscono ormai più o meno che il neoliberismo ha trasformato il significato delle parole, che ha demonizzato la così detta violenza politica con il suo portato rivoluzionario declassandola in delinquenza comune, che ha annichilito gli ambiti di reciproco riconoscimento degli esseri umani demonizzando il concetto di ideologia e consacrando quindi come unica ideologia quella imperante, che ha creato un individuo privo di riferimenti sociali che non siano quelli del consumo, del profitto, della promozione individuale, in lotta continua e prevaricante con gli altri e quindi assolutamente solo.

Di questo sono consapevoli quasi tutti/e.

Però succede che quando ci si trova sul terreno della quotidianità, delle scelte rispetto a quello che ci capita intorno, questa consapevolezza viene molto spesso meno e ci si muove come il potere vorrebbe.

E’ cominciato tutto con una sinistra più a destra della destra che si è assunta il compito di naturalizzare i principi neoliberisti nel nostro Paese e ha costruito in questa prospettiva un comune sentire perbenista e reazionario basato sui concetti di decoro urbano e “sicurezza”, “non violenza”, responsabilità individuale, colpevolizzazione, meritocrazia, coinvolgimento dei cittadini/e nelle sorti del potere, convivenza civile, “rispetto” delle opinioni altrui. E tutto questo è entrato nelle menti non solo delle persone comuni ma anche della sinistra di classe.

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Published: 27 July 2025
Created: 22 July 2025
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carmilla

La Sinistra Negata 01

Sinistra rivoluzionarla e composizione di classe in Italia (1960-1980)

A cura di Nico Maccentelli

Redazionale del nr. 18, Dicembre 1998 Anno X di Progetto Memoria, Rivista di storia dell’antagonismo sociale

Statuto.jpgIntroduzione all'opera

Il senso di questa pubblicazione, per la rubrica Altroquando, non è altro che quello che ha animato Carmilla sin dai suoi esordi: ravvivare la memoria storica attraverso la letteratura di genere, ma anche con l’analisi e il ripercorrere i passaggi storici e politici di un’epoca che sembra ormai sepolta: quella dell’antagonismo sociale e della lotta politica rivoluzionaria di fine secolo. Ovviamente potete trovare questo contributo che ora mi accingo a introdurvi, insieme a tutti i numeri della rivista Progetto Memoria, di cui La Sinistra Negata rappresenta un po’ il canto del cigno. E per scaricare l’intera raccolta in pdf dovete andare qui1. Il fatto però di pubblicare La Sinistra Negata, significa riportare al pubblico, alla sua attenzione, un contributo d’analisi ancora molto attuale, ma anche molto utile per la comprensione delle fasi politiche a cui fa riferimento: un lasso di tempo che va da Piazza Statuto, anni ’60 fino almomento in cui usciva l’ultimo numero di Progetto Memoria. Infatti dal 1960 al 1980 è un refuso poiché non comprende anche tutta la fase successiva, che invece nel saggio viene analizzata. Ma andiamo con ordine.

 

Un po’ di storiografia

Nel dicembre del 1998 usciva l’ultimo numero di una rivista bolognese, Progetto Memoria, che è stata di fatto la madre politica e culturale di Carmilla e che ha accompagnato la nostra rivista di letteratura antagonista e cultura d’opposizione per alcuni anni.

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Published: 27 July 2025
Created: 21 July 2025
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altrenotizie

Cina: Canberra aggiusta il tiro?

di Michele Paris

La visita di sei giorni del primo ministro australiano Anthony Albanese in Cina si è conclusa qualche giorno fa con tutti i crismi del successo diplomatico, almeno secondo i suoi sostenitori che non hanno esitato a definirla un “capolavoro”. Ma dietro la facciata delle strette di mano cordiali e dei banchetti a porte chiuse con Xi Jinping si nasconde una realtà ben diversa: l'Australia si trova oggi schiacciata in una morsa geopolitica che rischia di stritolare le sue ambizioni di equilibrio tra Est e Ovest, ovvero tra il suo principale partner commerciale (Cina) e lo storico alleato militare-strategico (Stati Uniti) in un frangente storico segnato dalla competizione crescente tra le due potenze.

Il viaggio di Albanese a Pechino, Shanghai e Chengdu ha avuto infatti un sottotesto di quasi disperazione, volto a puntellare quei rapporti commerciali da cui Canberra dipende in maniera vitale, proprio mentre gli Stati Uniti di Trump alzano il tiro delle pressioni militari e strategiche in chiave anti-cinese. “Non esiste alcuna relazione tra la nostra forte dipendenza commerciale dalla Cina e la nostra alleanza militare-strategica con gli USA”, ha dichiarato Albanese ai giornalisti, continuando a invocare l'importanza del principio di “equilibrio”. Una posizione, quest’ultima, che suona tuttavia sempre più come una vera e propria illusione di fronte alle pressioni in aumento provenienti da Washington.

La prova più lampante di questo vicolo cieco è arrivata alla vigilia della partenza del primo ministro laburista, quando l'amministrazione Trump ha fatto trapelare alla stampa le sue richieste perentorie: Australia e Giappone devono impegnarsi in anticipo a mettere a disposizione i propri “asset” militari in caso di guerra USA-Cina per Taiwan.

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Published: 27 July 2025
Created: 20 July 2025
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sollevazione

Dopo Sanchez cosa?

di Manolo Monereo

In Spagna il governo Sanchez traballa. Monereo osserva che “Siamo di fronte a un processo destituente e, nel frattempo, quel che resta della sinistra alza gli occhi al cielo e prega gli dei che Pedro Sánchez sopravviva. Non sembra un granché”.

Pensare al ritmo dei media, lasciarsi condizionare da una quotidianità sempre più volatile, mancare di criteri chiari davanti alla fase politica che stiamo vivendo, ciò porta dritti alla sconfitta. Non c’è alcuna strategia, si rimane indietro rispetto agli eventi, che, a loro volta, sono governati dai tribunali. Lo abbiamo già visto con il PSOE e il PP. Tempo, per cosa? Lo scenario europeo e internazionale non induce all’ottimismo. La parola chiave è la militarizzazione della politica e della società, il riarmo generale, l’aumento del debito pubblico e una profonda messa in discussione di ciò che resta dello Stato sociale. Putin come nemico funziona bene, anzi benissimo; le élite al potere continuano a credere che sia una buona copertura per legittimare una maggiore centralizzazione del potere in un’Unione Europea politicamente orientata dalla NATO, per riconvertire il vecchio apparato produttivo del nucleo centrale dominato dalla Germania e, soprattutto, per allinearsi più che mai con gli Stati Uniti che esigono urgentemente il pagamento immediato del costo della loro protezione passata, presente e futura. Niente è gratis.

Non molto tempo fa, Wolfgang Münchau ha parlato, in un altro contesto, dell’importanza di avere una strategia chiara e di mettere in atto tattiche appropriate per realizzarla, di non lasciarsi governare da un’agenda imposta dai vari partiti di opposizione.

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Published: 27 July 2025
Created: 24 July 2025
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comidad

Israele ha il tocco di Mida all'incontrario

di comidad

Nel Sacro Occidente le reazioni al recente bombardamento israeliano su siti governativi di Damasco hanno ricalcato lo schema consueto in questi casi: mentre i media hanno sposato acriticamente la fiabesca narrazione israeliana sulla presunta necessità di difendere la minoranza drusa in Siria, i governi hanno preso timidamente le distanze dall’attacco. L’amministrazione Trump ha dovuto quantomeno ostentare del disappunto, dato che aveva ufficialmente investito sul nuovo governo filo-occidentale e filo-sionista della Siria, rimuovendo le pluridecennali sanzioni economiche, spingendo i ministri degli Esteri europei a correre a stringere la mano al tagliagole insediatosi al posto del vituperato Assad, e inducendo anche le petro-monarchie del Golfo a creare una rete di affari col nuovo regime. In realtà l’attacco su Damasco della settimana scorsa non può essere considerato una sorpresa, visto che arriva dopo centinaia di bombardamenti israeliani sulla Siria, effettuati con i più vari pretesti e intensificati dopo la caduta di Assad. La “mediazione” americana nella vicenda è poi consistita nel costringere il governo di Damasco a ritirare le sue truppe dal sud della Siria, esattamente come pretendeva Israele. Il “disappunto” di Trump non impedirà a Netanyahu di continuare ad auto-invitarsi alla Casa Bianca ogni volta che gli parrà. Come al solito, il comportamento di Israele viene condannato in via meramente retorica, e ciò consente ai sionisti di fare il proprio comodo atteggiandosi a vittime e incompresi.

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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chartasporca

Conversazione (im)possibile con Frantz Fanon su fame, violenza e decolonizzazione* **

di Andrea Muni

Frantz Fanon foto.pngAM: Frantz, nel tuo libro più celebre, I dannati della terra, tu alterni spesso due “fami”, una di dignità e di libertà, l’altra reale, effetto della schiavitù, delle privazioni e della sottomissione violenta. Ho deciso venirti a trovare perché troppe cose, negli ultimi anni, ci stanno restituendo la consapevolezza che noi europei, noi italiani stessi, siamo ancora dei colonizzati. I nostri governi sono espressione di élites (pseudo-progressiste o liberal-conservatrici) in mano ai poteri forti franco-tedeschi e americani. La nostra cultura è omologata, i nostri valori interamente riformati da uno pseudo-universalismo violento e repressivo che, non a caso, parla col timbro di voce dei nostri padroni. Le persone che appartengono alle classi sociali più svantaggiate e marginali – quelle che non hanno nulla da offrire ai colonizzatori se non il proprio sfruttamento, ne percepiscono oggi, anche in Europa, la violenza con un’intensità inedita. Come sono visti i marginali e gli sfruttati dai nuovi coloni del nostro mondo? Come pensi andrà a finire questa brutta storia?

FF: Denutriti, malati, se [i colonizzati] ancora resistono, la paura conclude l’opera: si puntano su [di loro] fucili; vengono civili a stabilirsi sulle loro terre e li costringono con lo scudiscio a coltivarle per loro. Se [il colonizzato] resiste, i soldati sparano, lui è un uomo morto; se cede, si degrada, non è più un uomo; la vergogna e la paura incrineranno il suo carattere, disintegreranno la sua persona. […] Picchiato, sottoalimentato, ammalato, impaurito, ma fino a un certo punto soltanto, egli ha, giallo, nero o bianco, sempre gli stessi tratti di carattere: è un pigro, dissimulatore e ladro, che vive di nulla e non conosce altro che la forza. Povero colonizzatore: [il colonizzato] è la sua contraddizione messa a nudo. […] Mancando di spingere il massacro fino al genocidio, e la servitù fino all’abbrutimento, [lentamente il colono] perde il controllo [del colonizzato], l’operazione si capovolge, un’implacabile logica la porterà fino alla decolonizzazione.

 

AM: Per chi non ti conoscesse, tu sei una delle “star” del movimento e della cultura decoloniale, sei nato in Martinica (colonia caraibica francese), sei nero, sei un comunista, e uno psichiatra che ha studiato in Francia, per divenire infine eroe della resistenza e dell’indipendenza algerine, dove ti eri trasferito per fare il tuo mestiere (e da cui sei stato cacciato nel 1957 dalle forze di occupazione francesi).

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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linterferenza

“Secret City” e il complesso industriale militare

di Gerardo Lisco

gemkrngPremetto che sono convinto che non ci sarà nessun conflitto mondiale nucleare a parte la “guerra mondiale a pezzi”, per citare il defunto Papa Francesco I, già in corso. Nonostante la propaganda guerrafondaia dei media, di opinionisti e di politicanti da ascrivere alla categoria degli psicopatici, penso che nessuna potenza nucleare provocherà un tale conflitto.

Detto questo, di recente mi ha colpito in modo particolare una serie televisiva trasmessa dal canale NETFLIX. Continuo a pensare che questo canale sia uno dei tanti strumenti di soft power finalizzati a educare il mondo al modello culturale americano ed è per questa mia opinione che la serie TV dal titolo “Secret City” mi ha particolarmente colpito. Non è mia intenzione anticipare la conclusione della serie, ma dal punto di vista narrativo l’ho trovata avvincente e stimolante sul piano della riflessione politologica.

La storia è un thriller politico, ambientato in Australia, si ispira a fatti veri tratti dai libri scritti da Chris Uhlmann e Steve Lewis, intitolati “The Marmalade files” e “The Mandarin Code”. La serie è stata trasmessa per la prima volta nel 2016, mentre in Italia la trasmissione della prima stagione risale al 2018. Ciò che mi intriga della serie è come il sistema politico, la comunicazione pubblica, gli interessi nazionali e internazionali si intreccino tra di loro e con le ambizioni personali dei protagonisti.

Ciò che emerge è il ruolo della stampa quando è indipendente, ben rappresentata dalla protagonista della serie TV, e la figura del premier. A differenza della comune vulgata un premier, pur se legittimato dal voto popolare, in realtà, può essere tenuto all’oscuro di ciò che membri del governo, vertici militari, consiglieri ecc. tramano nell’ombra alle sue spalle ed è per questa ragione che il personaggio del Primo Ministro australiano può essere stereotipo dei tempi in cui viviamo. In una delle puntate, nel pieno della tempesta politica che coinvolge tanto il suo governo quanto i maggiori vertici burocratici e militari del paese, mettendo in crisi le stesse relazioni internazionali con le due potenze che gravitano sull’Oceano Pacifico ossia USA e Cina, il primo ministro si sofferma ad ascoltare e riflettere sul discorso di addio del Presidente degli USA Dwight Eisenhower del 1961.

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Published: 26 July 2025
Created: 18 July 2025
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poliscritture

Il comunismo nel buio (7)

Il Che fare? della cultura nell’epoca delle “passioni tristi”

di Eros Barone

adorno marx 2Per il metodo dialettico, è soprattutto importante, non già ciò che, a un dato momento, sembra stabile, ma comincia già a deperire; bensì ciò che nasce e si sviluppa, anche se, nel momento dato, sembra instabile, poiché, per il metodo dialettico solo ciò che nasce e si sviluppa è invincibile.

Giuseppe Stalin

1. Il capovolgimento di Hegel: paradigma per ogni pratica materialistica della filosofia e della politica

Nel nostro confronto/scontro (un po’ come accade nella suggestiva evocazione dell’Operetta leopardiana intitolata Dialogo della natura e di un islandese, allorché quest’ultimo, “andando per l’interiore dell’Affrica, e passando sotto la linea equinoziale”, “ebbe un caso simile a quello che intervenne a Vasco di Gama”, e cioè che “il Capo di Buona Speranza, guardiano dei mari australi, gli si fece incontro, sotto forma di gigante, per distorlo dal tentare quelle nuove acque”) si è affacciata, finalmente, una questione che “fa tremare le vene e i polsi”, e dalla quale anche noi, quale che sia il nostro grado di competenza, non ci faremo “distorcere”: il rapporto tra la filosofia hegeliana e il materialismo storico-dialettico di Marx e di Engels. Consapevole del carattere inevitabilmente stenografico, e perciò riduttivo, delle considerazioni che seguiranno, ritengo tuttavia necessario, nel confrontarmi con una replica, quale è quella di Ennio Abate, sostanzialmente evasiva e, nondimeno, protesa a contestare frontalmente le mie Tesi sul comunismo senza alcun supplemento di analisi, ma soprattutto senza la minima ammissione autocritica e senza alcuna concessione alle istanze marxiste-leniniste che le caratterizzano, prendere le mosse dalla classica formulazione di Lenin, secondo cui l’idealismo tedesco è una delle “tre componenti e fonti integranti del marxismo” (le altre, come è noto, sono l’economia politica classica e la rivoluzione francese).

In particolare, l’idealismo tedesco, la cui più alta espressione è rappresentata dalla filosofia di Hegel, è il motore del materialismo dialettico, che della teoria marx-engelsiana costituisce il nerbo. Soltanto Hegel, infatti, ha elaborato un sistema filosofico che è capace di rispecchiare l’intero processo storico, fino alla costruzione dello spirito assoluto, il quale include in sé tutte le filosofie del passato.

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Published: 26 July 2025
Created: 21 July 2025
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piccolenote

Israele chiede aiuto agli Usa per la pulizia etnica di Gaza

di Davide Malacaria

Il capo del Mossad David Barnea si è recato negli Stati Uniti per chiedere aiuto per lo sfollamento dei palestinesi da Gaza, in particolare perché diano incentivi ai Paesi che potrebbero ospitarli: Etiopia, Indonesia e Libia. Un trasferimento “volontario”, ovviamente, dichiarano gli israeliani, che avverrebbe in seguito alla costruzione della famigerata “città umanitaria” di Rafah, dove dovrebbero essere ammassati tutti i gazawi.

Il viaggio di Barnea è coinciso con l’avvio di nuova operazione militare nel centro della Striscia, finora relativamente risparmiato perché vi sono detenuti gli ostaggi israeliani. Per cominciare, Israele ha ordinato ai residenti della città di Deir al-Balah di evacuare verso un’area già sovraffollata di derelitti, mentre lo Stato Maggiore sta studiando un piano per isolare tutta l’area centrale, con tutti gli orrori che ciò comporta.

I due avvenimenti sembrano segnalare un’inversione di tendenza. La scorsa settimana era trapelata la notizia che nei negoziati si era superato l’ostacolo del corridoio di Morag, che Israele voleva conservare per delimitare, attraverso questo e il corridoio Filadelfia che corre parallelo più a Sud, l’area di Rafah, sulla quale edificare il campo di concentramento umanitario.

Il cedimento di Netanyahu sul Morag veniva interpretata come la fine di tale prospettiva, che l’amministrazione Trump, per bocca di Steve Witkoff, aveva bocciato. Il viaggio di Barnea e la nuova strategia israeliana segnalano che le cose sono cambiate.

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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carmilla

Dell’intelligenza artificiale generativa e del mondo in cui si vuole vivere

di Gioacchino Toni

Antonio Santangelo, Alberto Sissa, Maurizio Borghi, Critica di ChatGPT, Prefazione di Juan Carlos De Martin, Postfazione di Marco Ricolfi, elèuthera, Milano 2025, pp. 160, € 15,00

Il nostro tentativo è di decostruire pezzo per pezzo le narrazioni troppo entusiastiche sul futuro che ci attende grazie a ChatGPT e all’intelligenza artificiale generativa nel suo complesso, mostrando quali sono le questioni più spinose che questi sistemi ci costringono ad affrontare oggi (p. 17).

Questa, in estrema sintesi, l’intenzione che ha mosso Antonio Santangelo, Alberto Sissa e Maurizio Borghi nella stesura del volume Critica di ChatGPT (elèuthera, 2025) «prendendo spunto dalle conversazioni tra una serie di studiosi ed esperti di IA generativa, all’interno della mailing list del Centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino, all’incirca dal febbraio del 2023 a oggi. Si tratta, dunque, di un lavoro che si basa sull’intelligenza collettiva di un gruppo di persone molto eterogeneo e interdisciplinare, che si occupa di intelligenza artificiale e desidera allo stesso tempo comprenderla e contribuire a realizzarla» (p. 12).

Come sintetizza Marco Ricolfi nella Postfazione del volume, questo «si compone di tre blocchi: uno fenomenologico (che cos’è Chatgpt), l’altro antropologico-politico (che impatto ha sulle nostre società), l’ultimo legal-istituzionale (quali sono i punti di crisi giuridici). Questi sono presentati con la tecnica della meta-narrazione e quindi attraverso un’esposizione polifonica delle diverse facce del dibattito in corso» (p. 141).

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Published: 26 July 2025
Created: 20 July 2025
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mondocane

Medioriente, dalla Via della Seta alla Via della Morte Siria, ma non finisce qui

di Fulvio Grimaldi

https://youtu.be/vj1vaL33BPc

Siria, non finisce qui (con Fulvio Grimaldi @MondocaneVideo )

Qui una sintesi del video

E le stelle (d’Europa) stanno a guardare, mentre la fine si avvicina. Quella dei palestinesi? No, quella dello Stato sionista. Non ci vuole Dante per vedere come, nella Storia, ogni criminale corre verso il contrappasso.

Con l’intervento in Siria, che del resto, bombarda impunito da 14 anni, lo Stato nato e formato e vissuto nell’illegalità e nel sopruso, ha aperto un altro fronte dei sette su cui imperversa, 7 di 16 paesi arabi più Iran (di cui tre dei maggiori già neutralizzati). Uno Stato illegittimo di 9 milioni di immigrati e una popolazione espropriata e ostile di quasi pari entità (senza calcolare 5 milioni di profughi che contano di tornare a casa), utilizza la massima parte delle sue risorse (di cui nessuna naturale e tutte assegnate) per sterminare autoctoni e popoli vicini ed espandere la lebbra delle occupazioni coloniche.

In Siria, Israele ha azzannato un boccone che rischia di andargli di traverso. Improvvisamente lo Stato degli Ebrei di cui le minoranze arabe musulmane e cristiane non sono ovviamente cittadine a pieno titolo, appare isolato. Lo squartamento del paese vicino, un tempo democraticamente unito nelle sue confessioni ed etnie, socialmente equo, di una resilienza tale da aver resistito a 14 anni di assalti della triade turco-israelo-atlantici (oggi al potere) e del suo mercenariato terrorista, presenta una prospettiva di scontro plurimo e di difficile esaurimento.

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Published: 26 July 2025
Created: 26 July 2025
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sinistra

Avete capito dove ci stanno portando?

di Carlo Lucchesi

Ho letto e ascoltato interventi di autorevoli esperti sempre più convinti che stiamo andando incontro a una guerra fra Europa, con o senza Nato, e Russia. E’ vero che una guerra di USA, Nato ed Europa contro la Russia è in corso da tre anni in Ucraina, ma adesso si parla della guerra diretta, quella con tutti gli eserciti schierati a combatterla. Questa previsione non mi convince e a mio parere rischia di farci perdere di vista i pericoli veri, uno che incombe sempre più minaccioso, l’altro che ha già preso la forma della realtà. 

Quel tipo di guerra fra Russia ed Europa non può esserci. Nessuno può pensare che sia la Russia a promuoverla. Ci sono mille buone ragioni che escludono questa eventualità, la prima delle quali è che la Russia non ha il minimo interesse a farlo, anzi, ha l’interesse opposto, ovvero avere con l’Europa buoni rapporti e scambi commerciali reciprocamente utili. Possono dirlo, facendo finta di crederci e provando a convincere i rispettivi popoli, soltanto politici e giornalisti prezzolati o semplicemente proni a volontà e interessi che hanno deciso di servire, mestiere che non richiede intelligenza e neppure l’uso della ragione. 

Ma è impossibile anche pensare che sia l’Europa ad avviare la guerra con la Russia. Non perché manchi una qualsiasi motivazione. L’Occidente ha fatto per secoli guerre, massacri e genocidi senza alcuna giustificazione.

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  1. Fulvio Grimaldi: False flag rivisitate. Srebrenica-Isis, certezze o dubbi?
  2. Michael Hudson: Il conflitto di civiltà odierno
  3. Mario Colonna: Il popolo ucraino batte un colpo. Migliaia in piazza contro Zelensky
  4. L'eterno "Drang nach Osten" europeo
  5. Il Pungolo Rosso: Una notevole dichiarazione delle Brigate Al-Qassam
  6. Medea Benjamin: Fermiamo il distopico piano “migliorato” di Israele per i campi di concentramento
  7. Matteo De Giuli: L’arte di cucinare il collasso
  8. Marco Consolo: BRICS 2025: il nuovo paradigma del Sud globale
  9. Mauro Armanino: Lettere dal Sahel XIX
  10. Leo Essen: Provaci ancora, Stalin!
  11. Marco Savelli: Padroni del mondo e servitù volontaria
  12. Roberto Iannuzzi: In Ucraina Trump somiglia sempre più a Biden
  13. Alberto Toscano: I valletti dell'Apocalisse
  14. Collettivo Le Gauche: Comunismo della decrescita: soluzione o scorciatoia?
  15. Barbara Spinelli: La “diplomafia” di Trump: i dazi
  16. Giorgio Lonardi: Il Mainstream e l’omeopatia dell’orrore
  17. Michele Agagliate: Il Vangelo secondo Meloni: indignarsi solo per i morti giusti
  18. Mario Lombardo: Netanyahu e la Siria in pezzi
  19. Alberto Bradanini: Francesca Albanese e la disumanità degli umani
  20. Salvatore Bianco: Capitalismo crepuscolare. Fate presto
  21. Ennio Abate: Il comunismo nel buio (6)
  22. Enrico Tomaselli: I cinque problemi strategici di Israele
  23. Gianandrea Gaiani: Trump finge di minacciare la Russia ma spreme l’Europa
  24. Salvatore Bravo: Goffredo Fofi
  25. Fulvio Grimaldi: Siria, gli avvoltoi si scannano sui bocconi

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