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Mario Tronti, un bolscevico in Senato?

di Moreno Pasquinelli

Poi dice che i pennivendoli di regime non servono a niente.

Che invece una qualche utilità ce l'abbiano, ce lo mostra Aldo Cazzullo, celebre firma che per il CORRIERE DELLA SERA si arrabatta nel seguire la cronaca politica e parlamentare.

E' grazie a Cazzullo se siamo venuti a sapere delle bizzarrie accadute al Senato mentre il Presidente Grasso, suo malgrado, doveva avallare ben cinque voti di fiducia sulla infame legge elettorale Rosatellum 2.0.

Tra gli interventi pittoreschi Cazzullo ci segnala, in particolare, quello del senatore piddino Mario Tronti [nella foto]. Nella grande caciara scatenatasi in Senato tra un voto di fiducia e l'altro, Tronti ha chiesto la parola ed ha pronunciato, segnalando il centesimo anniversario, un'appassionata apologia della Rivoluzione d'Ottobre e dei bolscevichi che l'han promossa.

Scrive Cazzullo il 24 ottobre:

«Tra i voti segreti respinti e la fiducia chiesta dalla povera e vituperata Finocchiaro, s’avanza l’uomo del momento: il professore operaista Mario Tronti, senatore Pd. Dalle finestre del Senato arrivano gli strepiti dei manifestanti tenuti a bada dai carabinieri, ma sono altri i tumulti che vedono gli occhi di Tronti: "L’anima e le forme è lo splendido titolo di un libro del giovane Lukàcs che esce nel 1911. Era l’anima dell’Europa... Colleghi, lo spirito anticipa sempre la storia ..

Il 24 ottobre del 1917, secondo il calendario giuliano, o il 7 novembre, secondo il calendario gregoriano, esplodeva nel mondo la Grande Rivoluzione russa...Soldati, operai, contadini russi, non sparate contro i soldati e i contadini tedeschi, ma voltate i fucili e sparate contro i generali zaristi!... La lucida strategia dei bolscevichi contro i menscevichi era che i comunisti dovevano mettersi alla testa della rivoluzione democratica...».

Il giorno dopo Cazzullo ritorna sul siparietto, segnalando cosa, nel surreale dibattito, Gasparri abbia risposto a Tronti: 

«Ma se Tronti è figlio della Grande Rivoluzione, allora è cugino di Pol Pot?... Consiglio al professor Tronti di rileggersi Le livre noir du communisme, lui è talmente colto che potrebbe apprezzare l’edizione originale…La rivoluzione di cui Tronti si sente figlio oggi non ci consentirebbe di discutere la legge elettorale, perché le elezioni non ci sarebbero!».

L'agenzia AGI è più precisa nel riportare quanto detto da Tronti:

«Vorrei ricordare un evento di cui ricorre quest'anno il centenario. Il 24 ottobre, secondo il calendario giuliano, o il 7 novembre, secondo il calendario gregoriano, del 1917 esplodeva nel mondo la rivoluzione in Russia. Mi sono interrogato sull'opportunità di proporre qui, nel Senato della Repubblica, il ricordo di questa data; sono consapevole che questo può arrivare a turbare la sensibilità di alcuni e di alcune, che legittimamente possono nutrire nei confronti di quell'evento un'ostilità assoluta, ma siamo a cento anni da quella data e possiamo parlarne, come io intendo fare, con passione e nello stesso tempo con disincanto. Non voglio nascondere, tantomeno giustificare, le deviazioni, gli errori, la violenza e i veri e propri crimini commessi... la prima rivendicazione, che forse più di altre produsse il successo della rivoluzione, fu la rivendicazione della pace: la pace ad ogni costo, si disse, anche a costo di perdere la guerra. Quando Lenin, contro tutti, firmò il Trattato di Brest-Litovsk, accettò tutte le più pesanti condizioni, pur di riportare a casa i soldati... Lenin era l'autore di quella che a mio parere è stata la più audace forma di appello rivoluzionario, quando disse ai soldati, agli operai ed ai contadini russi che combattevano in guerra di non sparare contro i soldati e contadini tedeschi, ma di voltare i fucili e sparare contro i generali zaristi. C'era quella idea, che era stata per prima di Marx, dell'internazionalismo proletario; un'idea niente affatto di parte, che affonda invece le sue lunghe radici nell'umanesimo moderno».

Da un'altra fonte veniamo a sapere che l'intervento di Tronti ha suscitato la replica di un altro senatore di Forza Italia, Mario Mauro:

«Quei giorni della Rivoluzione d'ottobre rappresentano la chiave di interpretazione delle ideologie del Novecento e hanno sintetizzato un punto di vista sull'uomo molto semplice: il potere è tutto e l'uomo non è niente. Quando Lenin e Stalin presero il potere in Russia, volevano creare una società su misura per gli operai e per i nuovi ceti proletari; ma la Russia non era quel Paese. Hanno preso, allora, 20 milioni di piccoli contadini proprietari, i kulaki, e li hanno uccisi, perché la realtà potesse stare dentro quella da loro immaginata».

Per la cronaca segnaliamo che il panegirico di Tronti ha scomodato anche un'altra grande aquila politica, il democristiano Marco Follini.

Orbene, perché mai ci occupiamo di questa vicenda? Perché, i giovani non lo sanno, Mario Tronti è una delle migliori teste che abbia prodotto la sinistra italiana. Lui è l'autore di un libro memorabile, Operai e capitale, tra i fondatori di quella peculiare esperienza che segnò la storia sociale italiana negli anni '60, l'operaismo. La stessa sorgente di pensiero e azione da cui vennero fuori, ma per imboccare sentieri diversi Toni Negri, Massimo Cacciari o Asor Rosa. Già, diversi, poiché, com'è noto, il Nostro, non solo aderì al Partito comunista italiano ma resterà annidato nella pancia del "serpentone metamorfico" —definizione di Preve— Pci-Pds-Ds-Pd. Tronti è infatti senatore piddino. Di più: fedele piddino, dato che come senatore ha votato negli anni ogni nefandezza piddina, fino, appunto, alla infame leggete elettorale del Rosatellum 2.0.

Uno dirà: "embé, sono tanti i voltagabbana, i trasformisti che da posizioni di sinistra radicale sono passati dall'altra parte". Vero, ma il punto, come minimo singolare, per non dire assurdo, è che Mario Tronti, ha annunciato il suo voto favorevole al Rosatellum... con un panegirico sulla Rivoluzione d'Ottobre. 

Tronti ci perdonerà, ma riteniamo la cosa un tantinello ridicola. Egli sa bene che Lenin, se venisse a sapere che un suo seguace, abbia votato per indegne porcherie come il Jobs Act o il Rosatellum, si rivolterebbe nella tomba.

Cazzullo ci informa che Tronti ha provato a giustificarsi. 

«Vi dico che non sarei qui se non fossi partito da lì, qui a fare politica per gli stessi fini con altri mezzi; è un esercizio addirittura spericolato, ma entusiasmante, se entusiasmo può esserci ancora concesso in questi tristi tempi. Vi chiedo ancora scusa».

Più che ai nominatissimi e squalificati senatori che lo stavano ascoltando, Tronti le scuse dovrebbe presentarle alle moltitudini di oppressi che certo non bivaccano in quell'aula ovattata, in primis ai milioni che nel Novecento han combattuto per gli ideali della Rivoluzione russa. Occorre precipitare veramente in basso, occorre una bella faccia tosta per sostenere che egli faccia una politica rivoluzionaria solo.. "con altri mezzi". Oltre a Lenin anche il Macchiavelli si starà agitando nella fossa. 

La mente umana può giungere a vette inesplorate, ma non fino al punto stratosferico di ritenere che Matteo Renzi sia il "moderno Principe". E così il Tronti starà facendo scalpitare anche Antonio Gramsci —autore che in effetti il Nostro non ha mai particolarmente amato.

Già la stratosfera, anzi, un misticismo messianico di marca spiritualista sembra essere il punto di approdo di Mario Tronti. Lo si evince dal suo ultimo ponderoso libro Dello spirito libero che consiglio vivamente di leggere. Non solo per comprendere il succo del pensiero di Tronti —il 900 è stato un secolo immenso, quello dell'assalto al cielo, alla fine il movimento comunista non solo ha perso, è uscito fuori dalla storia, e non ci resta che contemplarlo in attesa di secoli migliori— ma per fare un'utile scorpacciata di buona filosofia.

E più ancora di questo testo consiglio di leggere un libello, più agevole ma dannatamente più denso politicamente Il nano e il manichino. La teologia come lingua della politica. Pamphlet che ha fatto imbestialire, per il suo recupero della teologia apocalittica, e quindi il pensiero di Carl Schmitt, tante anime belle di sinistra. Vi troverete intuizioni grandi, imprescindibili a chi voglia oggigiorno fare politica, come dire, rivoluzionaria. Segnalo questo lampo:

« La politica è per sua natura —per la sua natura moderna— un comportamento di pensiero e di azione scorretto rispetto alla Storia: perché si contrappone ad essa, non accetta il suo corso e si propone di deviarlo. La mia idea di politica pensa per capire, ma capisce per cambiare».

Ed è proprio in questo testo che troviamo una possibile chiave di volta per capire come Tronti pensi se stesso. Facendo encomio del pensiero del "nazista" Carl Schmitt il Nostro scrive:

«Ripartire da Carl Schmitt è la prima mossa intellettuale obbligata. Non è la sua persona, è il suo pensiero a risultare centrale su questo tema. Si può separare il pensiero dalla persona? Penso di sì».

Sono d'accordo con Tronti, si può, anzi si deve, separare il pensiero dalla persona. Tuttavia... Tuttavia, come non possiamo affatto perdonare a Schmitt la sua adesione al nazismo, riteniamo scandalosamente intollerabile quella di Tronti al Pd. Sommessamente ricordiamo al Nostro che Schmitt, da coerente cattolico contro-rivoluzionario, nel 1937, ruppe con l'hitlerismo.

Mario quand'è che porrai fine al tuo annaspare nella porcilaia sistemica? Quando manderai a quel paese i servi di cui sei politicamente sodale?

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Comments   

#1 Eros Barone 2017-10-31 21:41
Parlare di Mario Tronti significa parlare di un personaggio giunto a fine corsa, che è quanto dire politicamente e
intellettualmente defunto. Il povero Pasquinelli deve addirittura ringraziare il pennivendolo Aldo Cazzullo di averlo messo al corrente delle 'performance' parlamentari del Tronti, l'ultima delle quali è questa grottesca apologia della rivoluzione d'ottobre, pronunciata in falsetto durante il dibattito sulla nuova legge-truffa (più esattamente su una riedizione della legge Acerbo) partorita da un ceto politico miserabile, del quale il Tronti può onorarsi di far parte a tutti gli effetti avendo contribuito alla sua approvazione in Senato. Sennonché Pasquinelli forse ignora (altrimenti lo avrebbe ricordato in questo suo intervento) che l'ex teorico dell’operaismo, nella sua veste di senatore del PD, ha votato in parlamento a favore del ‘Jobs Act’ e qualche tempo fa ha perfino presentato, in coppia con il ministro Maria Elena Boschi, un libro autobiografico intitolato, con involontaria antifrasi, “Dello spirito libero” (il Nostro è infatti un intellettuale vanesio e il ‘cerchio magico’ renziano lo ha sedotto con estrema facilità). Ma per avere un’idea della statura micromegasica di questo personaggio della sinistra opportunista basta leggere quanto egli scriveva otto anni fa in un articolo intitolato “Per la critica della democrazia politica” e metterlo a confronto con il suo attuale allineamento politico e intellettuale al PD: «Noi dobbiamo abbandonare una volta per tutte il principio di maggioranza. In questa forma sociale, nel criterio politico che noi preferiamo, cioè nel rapporto nemico-amico, la maggioranza è il nemico. Noi dobbiamo elaborare un pensiero non dico antidemocratico, perché ciò penderebbe pericolosamente dalla parte di soluzioni totalitarie che sono già state viste: ma un pensiero non democratico, ademocratico. Un pensiero che non sia un pensiero politico democratico. E bisogna riproporre una grande teoria della minoranza: una teoria politica di questa come minoranza agente, una minoranza centrale. Una minoranza non marginale. È possibile la centralità politica di una minoranza? Io penso di sì».
Che dire di un simile delirio, se non che merita di essere liquidato con il memorabile distico carducciano: “Oremus sull’altare, flatulenze in sacrestia”? Vi sarebbe da non crederci, se non venisse in mente che tra gli ossimori politico-intellettuali generati da questo personaggio funambolesco vi è anche l’attributo, nato dalla sua ammirazione per il papa Benedetto XVI e tale da giustificare la citazione precedente, di “marxista ratzingeriano”. Tuttavia, se una costante vi è in questi salti acrobatici di Tronti, è indubbio che essa vada individuata in una miscela di dannunzianesimo (il vecchio Fortini non si era ingannato a questo proposito), di trasformismo e di elitismo. Tale miscela rappresenta il contributo
politico-ideologico che gli specialisti della “servitù volontaria” del genere di Tronti recano al processo di fascistizzazione in corso.
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