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micromega

La (ir)rilevanza della teoria economica sull’uscita dall’euro

di Guglielmo Forges Davanzati

uscita dall euro economisti 510Una coscienza culturale europea esiste ed esiste una serie di manifestazioni di intellettuali e uomini politici che sostengono la necessità di una unione europea: si può anche dire che il processo storico tende a questa unione e che esistono molte forze materiali che solo in questa unione potranno svilupparsi: se fra x anni questa unione verrà realizzata la parola nazionalismo avrà lo stesso valore archeologico che l’attuale municipalismo (Antonio Gramsci, 1931)

A partire dallo scoppio della crisi, non pochi economisti si sono interrogati sui costi e i benefici dell’abbandono dell’euro da parte dell’Italia. Gli argomenti a favore dell’exit sono piuttosto deboli, soprattutto a ragione della impossibilità di prevedere cosa potrebbe accadere. Più in generale, l’intera discussione appare di scarsa rilevanza se si considera che il problema è intrinsecamente politico.

Non vi sono dubbi sul fatto che l’attuale architettura istituzionale dell’eurozona e le politiche di austerità messe in atto negli ultimi anni siano assolutamente irrazionali.

controlacrisi

Perché l’uscita dall’euro è internazionalista 

Parte II - Nazione, Stato e imperialismo europeo

di Domenico Moro

Qui la Parte I

imperialismo 01. Le ragioni dello scetticismo nei confronti della nazione

La diffidenza verso il concetto di nazione e la tendenza europeista, entrambe diffuse in diversi settori della società italiana, sono il prodotto della nostra storia recente e meno recente. L’imperialismo italiano, tra gli anni ’80 dell’Ottocento e gli anni ’40 del Novecento, ha fatto della nazione, nella forma ideologica estremistica del nazionalismo, il substrato della sua politica espansionistica. Lo stato liberale e lo stato fascista, senza alcuna soluzione di continuità tra di loro, hanno generato una serie di guerre, dalle prime spedizioni coloniali in Eritrea, Somalia e Libia, alla Prima guerra mondiale, alle guerre d’Etiopia e di Spagna e, infine, alla disastrosa partecipazione alla Seconda guerra mondiale. L’esito di questa tendenza espansionistica è stato devastante sia per le condizioni delle masse popolari sia per le ambizioni dell’élite capitalistica. L’Italia, precedentemente annoverata fra le grandi potenze, subisce nel ’43 una sconfitta pesantissima e umiliante, che ne declassa il rango internazionale. Si è così prodotto un diffuso rigetto verso ogni forma di nazionalismo, che si è esteso al concetto stesso di nazione anche all’interno della sinistra, nonostante la Resistenza contro il nazi-fascismo fosse in primo luogo una lotta di liberazione nazionale.

orizzonte48

Rivedere i trattati?

Il vincolo esterno secondo Caffè e la Costituzione

di Quarantotto

federico caffe 21. Nel post ALLA RICERCA DELLA SOVRANITA' PERDUTA: SALVIAMO (chirugicamente) LA COSTITUZIONE, e nell'articolato dibattito che ne è seguito, abbiamo cercato di delineare le misure di rafforzamento dell'attuale modello costituzionale di fronte allo svuotamento determinato da ogni genere di trattato economico che imponga un "vincolo esterno": in essenza, si tratta di precisare i limiti e le procedure di verifica democratica della legittimazione e del modo di esercizio del potere negoziale di coloro che sono chiamati a trattare in nome e per conto dell’Italia. 

E ciò rispetto ad ogni tipo di trattato internazionale, futuro ma anche passato e ancora in applicazione.

"Messo in sicurezza" questo presupposto imprescindibile di ogni iniziativa negoziale legittima entro il quadro dell'art.11 Cost., in un modo che rifletta, né più né meno, la reciprocità rispetto a quello che reclama (qui pp.2-3) un "contraente" come la Germania rispetto al proprio modello costituzionale, proviamo di conseguenza a ipotizzare in che modo si possano modificare i trattati europei attuali, nell'ambito di qualsiasi strategia volta a renderli sostenibili in coerenza con la tutela della sovranità democratica del lavoro delineata in Costituzione.

marcozanni

Le Asimmetrie dell'Unione Bancaria

Intervento di Vladimiro Giacché

Joseph Mallord William TurnerBuongiorno a tutti.

Desidero innanzitutto ringraziare l’on. Marco Zanni per aver voluto la realizzazione delle ricerche che qui presentiamo e il gruppo parlamentare Europe of Nations and Freedom che ci ospita.

Il focus di queste ricerche è rappresentato dalle asimmetrie che attualmente caratterizzano la regolamentazione bancaria in Europa.

Queste asimmetrie emergono sia con riferimento a quanto è regolamentato nel contesto della Unione Bancaria propriamente detta (o forse impropriamente detta, a giudicare dalle forti asimmetrie e squilibri interni che come vedremo la caratterizzano), sia con riferimento a quanto resta fuori dalla regolamentazione bancaria, ossia lo Shadow banking system, un’area grigia non normata che sta guadagnando terreno rispetto al sistema bancario tradizionale, ipernormato.

Lascio ai ricercatori del Centro Europa Ricerche che prenderanno la parola dopo di me il compito di esporre i contenuti puntuali della nostra ricerca su questi temi.

politicaecon

The Eu Crisis and Europe's divided Memories

Leonardo Paggi, Geoff Eley, Wolfgang Streeck

Pubblichiamo d'accordo con la rivista "Ricerche Storiche" l'estratto di un'importante intervista a tre noti intellettuali, G. Eley, L. Paggi e W. Streeck. Ringrazio il prof. Spagnolo e Leonardo Paggi  per l'onore. Speriamo a breve in una traduzione in italiano [s.c.]

Europa161Excerpts from an interview by C. Spagnolo (Univ. Bari) with Geoff ELEY, Univ. of Michigan (G.E.), Leonardo PAGGI, Univ. of Modena (L.P.), and Wolfgang STREECK, Max-Planck-Institut für Gesellschaftsforschung, Köln (W.S.), to be published in “Le memorie divise dell’Europa dal 1945”, monographic issue of the Journal "Ricerche Storiche", n. 2/2017.

* * * *

1. Right from the beginning, European integration encountered resistance and has experienced periods of stasis and regression but today’s crisis is of a new, more extreme kind. Since the rejection of the constitutional treaty in France and the Netherlands in 2005 we have seen the growth of local “populist” movements opposed to immigration and the loss of control over the employment market, a resurgence of nationalism in many countries and the referendum vote in favour of Brexit on 23 June (2016).

contropiano2

Le “regole europee” che distruggono l’Europa a beneficio della Germania

di Alessandro Avvisato

germania uccide europaScriviamo queste poche righe per i nostri interlocutori nella sinistra variamente anticapitalista (le autodefinizioni sono ormai più numerose che efficaci). E’ noto infatti che abbiamo messo da tempo al centro della nostra riflessione sul “potere effettivo” l’Unione Europea, i suoi trattati, i meccanismi della governance sull’intero continente e soprattutto su lavoratori e ceti popolari.

Da cui facciamo discendere una linea di rottura della Ue come condizione minima indispensabile per poter concretamente avanzare verso un cambiamento radicale, in qualche misura socialista.

Sappiamo benissimo che molti (ma sempre meno) continuano a restare aggrappati a vecchi schemi analitici, confondendo – secondo noi – la dimensione “internazionalista” del capitale con quella dei lavoratori. Il movimento operaio è stato sempre internazionalista, fin da quando i capitali erano ancora rigidamente nazionalisti; dunque un sistema di valori universalista non dipende dai confini storicamente determinati esistenti in un certo momento storico. Mentre la lotta politica concreta deve naturalmente da fare i conti con le condizioni date.

orizzonte48

Il "piano" di Macron? E' il piano funk, l'unico €uro-futuro praticabile

di Quarantotto

IMG 1175 e14869192662671. Noi abbiamo già visto in vari post, nel corso di questi anni, come Martin Wolf, nell'ambito degli economisti-commentatori dell'establishment, (oscillante nel tempo tra posizioni hayekiane, quando, non a caso, era forte l'influenza del "68"...e neo-keynesiane, all'indomani della crisi del 2008), sia fondamentalmente un fautore della "classe media", come fosse una sorta di specie protetta alla quale, agli occhi dell'establishment, spetta quella funzione di stabilizzatore della conflittualità sociale evidenziata da Basso, con esito inevitabilmente favorevole al dominio delle elites.

La tattica più efficace di conservazione dell'assetto capitalistico neo-liberista, è appunto quella di trovare in ogni maniera una (almeno) formale differenziabilità di interessi socio-economici, pur in concomitanza della scomparsa dei partiti di massa (e quindi della democrazia sostanziale), da tradurre in una facciata di pluralismo politico.

Anzitutto, ai suoi occhi, occorre conservare ad oltranza una parvenza di dialettica destra-sinistra, tutta svolta sul piano ideologico-cosmetico, proprio perché meglio capace di dissimulare l'esistenza del conflitto scatenato dal capitalismo per poterlo portare a compimento in modo più discreto ed efficiente.

sebastianoisaia

La Francia di Macron

Un primo tentativo di approcciare in modo non ideologico il fenomeno-Macron

di Sebastiano Isaia

macron libanoNon mi convince affatto la chiave di lettura che ci presenta il nuovo Presidente francese nei panni dell’ennesima creatura tecnocratica creata a tavolino dai soliti “poteri forti mondialisti” generati dal Finanzcapitalismo. Burattino e burattinai, insomma. Per Massimo Franco «Macron è il prodotto di un esperimento tecnocratico della banca d’affari Rotschild, [è] figlio dell’élite tecnocratica [che] incarna una strategia europeista e centrista che ha fatto tabula rasa sia del gollismo, sia della sinistra» (Il Corriere della Sera): troppo semplice per i miei gusti. Questo senza nulla togliere alla forte connotazione tecnocratica e “finanzcapitalistica” del nuovo inquilino dell’Eliseo, matrice che sono ben lungi dal negare. Anche l’interpretazione di Macron (cioè delle politiche “neoliberiste” che egli incarnerebbe alla perfezione) come la vera causa del successo che comunque il Front National ottiene nell’elettorato di estrazione operaia e proletaria (per cui chi ha votato per il candidato della «cupola finanziaria mondialista» di fatto avrebbe portato acqua al mulino della “destra populista”) mi appare troppo riduttiva e semplicistica, e in ogni caso essa non coglie tutta la complessità della crisi sistemica che ormai da anni travaglia in profondità la società francese.

orizzonte48

Il segreto di Macron e della revanche €uropea? La mosca cocchiera reinventa la ruota

di Quarantotto

mula e mosca1. Questo post cercherà di scavare oltre la mera constatazione di sconquassi sociali, arbitrii plateali dell'oligarchia economica, eversione strisciante (ma anche no) dei principi fondamentali della Costituzione, e, soprattutto, della incessante propaganda antidemocratica profusa dalla grancassa mediatica, impegnata a fare il sicario prezzolato della democrazia del lavoro (come in sostanza ci rivelava Gramsci, invitando a boicottare i media, già negli anni '20).

Vorrei introdurre l'argomento muovendo da una sintesi che ci ha proposto Bazaar, relativamente al "come" l'assetto istituzionale del neo-liberismo, incarnato oggi da L€uropa, avrebbe superato lo stato di crisi, dicono addirittura rafforzandosi, almeno oggi nei giorni dell'esaltazione trionfale dell'elezione di Macron:

"La Terza forza - ovvero il gregge moderato - è la stessa forza che doveva rincorrere la Terza via. Qualla che non è il prodotto di alcun Aufhebung.

Più ordoliberismo per tutti.

contropiano2

Tsipras ed Unione Europea: per un bilancio politico

di Fosco Giannini*

renzi tsipras03La Grecia è di nuovo sotto il torchio. Il popolo greco è per l’ennesima volta in pochi anni sotto la mannaia liberista dell’Unione Europea. Martedì 2 maggio, ultimo scorso, il governo greco ha firmato un altro pre-accordo con i creditori internazionali, volto a dimostrare quanto la Grecia abbia “ben lavorato”, quanti nuovi tagli sociali abbia fatto negli ultimi venti mesi ( come richiesto dalla BCE e dal FMI) al fine di ottenere un possibile taglio del debito.

Il testo del pre-accordo dovrà essere valutato, ed eventualmente ratificato, il prossimo 22 maggio dall’Eurogruppo, previa – tuttavia – approvazione del Parlamento greco. E qui potrebbe esserci la prima sorpresa, la concretizzazione del paradosso: l’opposizione di destra al governo Tsipras, non unendosi, ma assommandosi oggettivamente alle lotte sociali, sindacali  ( uno sciopero generale è previsto per il 17 maggio) e del Partito Comunista di Grecia ( KKE),  potrebbe avere la forza di ostacolare  il pacchetto liberista che il governo ellenico ha approntato per l’Eurogruppo. Pacchetto che, tuttavia, passerà.

tempofertile

Barba, D’Angelillo, Lehndorff, Paggi, Somma, “Rottamare Maastricht”

di Alessandro Visalli

016 cmdnwprUn libro scritto da cinque autori che ripercorre per lo più con taglio storico-ricostruttivo il periodo della storia europea che va dall’unificazione della Germania e la stipula del Trattato di Maastricht ad oggi, con un prequel curato da Somma sulla storia del processo di unificazione a partire dal 1957.

In particolare il saggio di Leonardo Paggi, p.23 che apre il libro, inquadra Maastricht nel contesto del processo di unificazione tedesco, e l’atteggiamento delle élite italiane, in particolare di quella parte della tecnocrazia raccolta intorno a Bankitalia, quindi le politiche del lavoro degli anni novanta (Dini ed il “Pacchetto Treu”) e la particolare cultura della stabilità informata da tecniche astratte e, infine, la scomparsa del politico nella scissione tra legalità e legittimità democratica. Il saggio di D’Angelillo (p.153) focalizza i processi visti dal punto della Germania, quindi l’evoluzione dai tempi del “Model Deutschland” (ben descritto nel suo “La Germania e la crisi europea”), e poi l’evoluzione avuta con l’unificazione, la crescita dei Bric e il periodo post 2010, con l’ascesa a posizione egemone. Il saggio di Aldo Barba (p.124) ridescrive questi fenomeni sotto il profilo del funzionamento del modello economico, evidenziando come per i capitalisti sia preferibile una crescita frenata ad un basso saggio di profitto, e le divergenze di interesse tra la società che vuole poter disporre di beni da consumare e la logica del capitale che punta ad auto accrescersi.

goofynomics

Cinque anni dopo: Macron e gli squilibri francesi

di Alberto Bagnai

macron rothschildA distanza di cinque anni, potrei riscrivervi lo stesso post: stesso sospiro di sollievo, stessa esultanza dei piddini, stessa retorica dell'"adesso si cambia sul serio"... Non lo scrivo perché questa volta lo ha fatto Marcello Foa (qui), e non credo ci sia moltissimo da aggiungere alla sua analisi.

Vi ricordo che dopo la "svolta" di Hollande, da noi prontamente inquadrata come fasulla, all'Economist occorsero sei mesi per capire che aria tirava (la famosa copertina), e due anni dopo erano tutti d'accordo con noi: il compagno Hollande l'Europa non l'aveva cambiata (ci facemmo un altro QED, il 27°). È un po' desolante constatare quanto sia vero che la storia insegna ma non ha allievi. Di lezioni, da quanto è successo, se ne potrebbero trarre molte. L'elemento più interessante dal punto di vista politico è il suicidio della Le Pen in diretta televisiva nel corso del secondo dibattito. Io non so che dibattito abbiano visto molti di voi. Io ho visto quello in francese, nel quale fin dalle prime battute la Le Pen ha percorso una strada chiaramente inefficace. Non ho idea del perché l'abbia fatto. Temo però che la risposta sia sempre la solita: fare l'opposizione al proprio governo nazionale è un mestiere molto più comodo che non opporsi allo Zeitgeist.

sinistra

I risultati delle elezioni presidenziali in Francia

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Di seguito i link dei primi commenti sulla rete:

micromega

Perché la moneta fiscale è meglio dell’Italexit

(ma quella del prof. Zezza non può funzionare)

di Enrico Grazzini

moneta fiscale italexit zezza 510Il Movimento 5 Stelle sembra indeciso tra l'alternativa di uscire dall'euro e adottare invece la moneta fiscale. La questione è complessa e la scelta non è facile: ma è già estremamente positivo che i 5 Stelle si pongano con decisione il problema di liberare finalmente l'Italia dai vincoli dell'euro. L'opzione peggiore, anzi quella pessima e disastrosa, è infatti proseguire con questa austerità suicida che sta strangolando l'economia e il lavoro di milioni di italiani. Non si può aspettare passivamente che l'euro crolli – come probabilmente prima o poi accadrà –.

Cercherò di dimostrare che la soluzione di gran lunga migliore è quella della moneta fiscale; ma la nuova moneta pubblica deve essere progettata bene, altrimenti anche questa scelta diventerà fallimentare. Tenterò di spiegare che l'Italexit è una soluzione possibile ma che sarebbe estremamente complessa da gestire, molto dolorosa, e spaccherebbe il Paese. Difficilmente una forza politica di governo riuscirebbe a percorrere con successo questa via che è teoricamente praticabile ma è anche molto stretta e impervia, sia sul piano politico che strettamente tecnico.

palermograd

Scusi, dov'è l'uscita?

di Vincenzo Marineo

friday inspiration edward hopperIl progetto di unificazione monetaria è stato per tutti, inclusi i piccoli paesi, l’alibi per poter imporre ‘con le mani legate’ quelle politiche di classe che comunque sarebbero state portate avanti. Oppure: la sola cosa che tiene insieme tutte le differenti componenti capitalistiche europee è la deflazione salariale che viene garantita dall’Euro. Ancora: [l’Euro] è uno strumento disciplinante delle classi lavoratrici (*).

Anche una breve storia dell’Unione Europea attraverso i successivi trattati che la definiscono, pubblicata sulla rivista “Jacobin” (1), arriva a questa conclusione: dalla metà degli anni ’80, l’Unione Europea è lo strumento messo in atto dalle élites per gestire l’economia sottraendola al controllo democratico. Lo aveva detto perfino Mario Monti, nel 1998:

“[…] tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l’onere dell’impopolarità essendo più lontane, più al riparo, dal processo elettorale.” (2)

Insomma, sappiamo la verità sull’Euro e sui trattati europei, sulla loro funzione nel conflitto tra capitale e lavoro, e pure sui loro aspetti antidemocratici; ma non riusciamo a dirla, perché sembra che dichiarare questa verità metta di fronte a delle scelte – se uscire dall’Euro, se uscire dall’Unione Europea – che dividono la sinistra.