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palermograd

Ancora su David Harvey, Marx e la follia del Capitale

di Giovanni Di Benedetto

446817962 780x439 1“Date la triste condizione e la traiettoria confusa del capitalismo globale dal crollo del 2007-2008, e date le loro conseguenze disastrose per la vita quotidiana di milioni di persone, sembra sia un buon momento per rivedere ciò che Marx era riuscito a capire. Forse qui c’è qualche idea utile per chiarire la natura dei problemi che abbiamo di fronte oggi”

​(David Harvey, Marx e la follia del capitale).

In un precedente scritto dedicato al libro di David Harvey Marx e la follia del Capitale (Feltrinelli 2018) si è provato a fornire, in un compendio generale e provvisorio a un tempo, un resoconto del taglio complessivo utilizzato dall’autore per illustrare, marxianamente, il modo in cui le leggi del moto del capitale influenzano la vita quotidiana delle persone. Il libro, tuttavia, è ricco di spunti e di riferimenti problematici. Vale forse la pena individuarne almeno alcuni, che hanno destato l’attenzione di chi scrive, per svolgerli più distesamente.

Harvey si concentra innanzitutto nell’analizzare il ruolo svolto nella contemporaneità dal capitale produttivo di interesse, diventato uno dei fattori dell’accumulazione più decisivi e potenti. Anche se ne è risultato un incremento della funzionalità della circolazione, infatti, il risultato non sembra essere dei più felici: speculazione, crescita del debito, impazzimento del sistema bancario e via discorrendo mettono in discussione l’idea che possa esservi una qualche relazione, seppur contraddittoria, tra il denaro e il rapporto di valore sottostante. Peraltro, tale forma contraddittoria si amplifica ancora di più con l’accrescimento della complessità della divisione sociale del lavoro e dei rapporti di scambio.

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ist onoratodamen

La questione della transizione nell’era del capitale globale

di Lorenzo Procopio

Riflettere oggi sulla questione della transizione dal capitalismo al comunismo per ripartire da Marx e ribadire l’unicità del processo di trasformazione rivoluzionario. Ripensare la transizione anche per criticare, dal punto di visto del marxismo rivoluzionario, quelle tesi del neo-operaismo che ipotizzano di superare il capitalismo attraverso lo sviluppo della moneta del comune

81AFQ8q omLTrattare oggi il problema della transizione potrebbe apparire un’inutile disquisizione accademica senza alcun legame con la realtà che ci troviamo quotidianamente a vivere sotto il tallone di ferro imposto dalla borghesia e del suo omologante “pensiero unico”. Il problema della fase di transizione dal capitalismo al comunismo, che in passato è stato oggetto di frammentarie quanto appassionate discussioni tra i massimi teorici del movimento comunista, oggi è quasi del tutto ignorato anche da chi si richiama al marxismo rivoluzionario. Lo sforzo teorico che stiamo compiendo in questi ultimi anni e l’attenzione su alcuni punti qualificanti e nodali della questione transizione hanno la funzione di rompere l’assordante silenzio e rappresenta, a nostro avviso, un fattore importante che potrebbe permettere la ripresa della discussione sull’argomento e contribuire in tal modo a rilanciare il progetto dell’alternativa comunista. Riprendere il filo del discorso sulla transizione appare altrettanto importante per contrastare alcune tesi, attualmente in voga nelle file del variegato mondo neo-riformista e neo-operaista, che ipotizzano addirittura la possibilità di costruire un circuito monetario alternativo a quello capitalista, finalizzato a sostenere lo sviluppo del “comune-ismo”. Ci riferiamo nello specifico al filone neo-operaista che, tra le altre cose, arriva a sostenere la tesi che nel capitalismo bio-cognitivo, in cui il comune, ossia

il rapporto dialettico, tra parola e lingua, ovvero tra lavoro vivo e lavoro morto incorporato nello stesso corpo/essere umano, esito della pratica del linguaggio e della relazione soggettiva e umana, la combinazione tra animale che sa parlare e animale politico che definisce la natura umana1”,

subisce una sussunzione vitale al capitale, si aprono potenzialmente degli spazi per la creazione di circuiti monetari (vedi le cripto monete) alternativi a quelli del capitale, che, se adeguatamente sostenuti e sviluppati, potrebbero creare i presupposti per un superamento dello stesso modo di produzione capitalistico.

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blackblog

Una critica del capitalismo per il XXI secolo

Con Marx, oltre Marx: il progetto teorico del gruppo «Exit!»

di Gruppo Exit!

detour4A partire dalla fine degli anni '80, si assiste, su scala mondiale, all'agonia del marxismo, del socialismo, del movimento operaio e dei movimenti di liberazione nazionale. Per quel che riguarda il classico Stato sociale borghese, ormai è andato in rovina, e lo ha fatto nello stesso momento in cui il paradigma keynesiano è diventato solo una nostalgia insieme ai regimi dello «sviluppo» del Terzo Mondo , che crollano in quelle che sono le loro varianti filo-occidentali. Il vecchio antagonismo: riforma o rivoluzione, che è stato dominante in seno alla sinistra, non ha più senso, dal momento che lo sviluppo ed i movimenti sociali non condividono più alcun orizzonte comune. Dappertutto, i resti delle istituzioni rimaste a seguito delle vecchie lotte sociali rivendicative issano la bandiera bianca della capitolazione. Il concetto di «riforma sociale» si è trasformato nel suo contrario, ed è stato semanticamente investito dalla controriforma neoliberista che, poco a poco, liquida quelle che sono state le acquisizioni sociali, il sistema previdenziale ed i servizi pubblici. Il paradigma neoliberista non è più un punto di vista particolare, bensì costituisce un consenso che va al di là dei partiti e che penetra in gran misura la sinistra. E la resistenza diventa sempre più debole. Anche i grandi scioperi e i pochi movimenti sociali che esplodono qua e là si concludono regolarmente con la sconfitta e la rassegnazione. Sembra che il capitalismo abbia vinto su tutta la linea. E non solo in quanto potere repressivo esterno, ma anche all'interno dei soggetti stessi. La pretesa «legge naturale» del mercato, e l'universalità negativa della concorrenza, nonostante le loro devastanti conseguenze, umilianti ed insopportabili, vengono viste come se fossero delle condizioni insuperabili dell'esistenza umana. Più appare chiaro che quest'ordine sociale planetario equivale all'autodistruzione sociale ed ecologica, più gli individui si aggrappano con tutte le loro forze alle categorie ed ai criteri di questa forma negativa di socializzazione, che ormai hanno interiorizzato.

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il rasoio di occam

Fare politica con Marx

di Alessandro Somma

In Marx eretico (il Mulino, 2018), Carlo Galli, pur restituendo il pensatore del Capitale al contesto storico-intellettuale in cui ha maturato le sue posizioni, ne indaga le ultime potenzialità politiche, legate alla critica dell'individualismo neoliberale

marx karl LevineStoricizzare Marx

Nell’anno in cui si celebra il bicentenario della sua nascita, Karl Marx è tornato a ispirare una produzione letteraria di tutto rispetto, almeno se confrontata con quella che ha caratterizzato i decenni del riflusso. I contributi sono evidentemente eterogenei per qualità e soprattutto per approccio: si va dalla prosa con andatura osannante alla critica feroce, passando per una vasta gamma di tentativi più o meno espliciti di fondare sul pensiero del filosofo di Treviri progetti di riscatto della sinistra.

In questo panorama spicca l’ultima fatica di Carlo Galli[1], il cui filo conduttore sembra essere proprio la messa in guardia dagli usi e abusi di Marx, innanzi tutto perché incompatibili con il profilo intellettuale del filosofo di Treviri: filosofo “eretico”, la cui opera è “incompiuta” e dunque “aperta” e non solo perché in gran parte abbozzata. Occorre insomma una notevole dose di cautela nell’utilizzare un pensiero ferocemente in “lotta contro l’auctoritas”, contro “gli equilibri, le forme e i limiti di una dominante architettura di pensiero e di potere” (14). Un pensiero, oltretutto, che “sposta la Verità nella dimensione pratica, affidandola allo svolgersi della storia reale e delle lotte concrete, dei conflitti” (18): che oltre a essere costitutivamente antidogmatico, è anche inutilizzabile per qualsiasi forma di attualismo, ovvero di utilizzazione di un pensiero del passato senza considerazione per i mutamenti di contesto: come se il trascorrere del tempo non ci ponesse per ciò solo di fronte a oggetti diversi.

Il modo migliore per prevenire il dogmatismo e la forzata attualizzazione è dedicarsi al riconoscimento e alla sottolineatura delle coordinate spazio-temporali entro cui maturano i pensieri.

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a.verare

Il feticismo e la sua attualità

di Adriano Voltolin

sfortunianoIl paragrafo della prima sezione del Capitale che ha per titolo Il carattere di feticcio della merce e il suo arcano1, è stato, non casualmente, uno degli scritti che hanno rivestito una notevole importanza nel grande movimento che era iniziato in Europa alla metà degli anni sessanta del novecento. La sottolineatura implicita nello scritto dell’importanza degli aspetti teologici e di quelli ideologici che si sviluppano come sapere all’interno della società e che appaiono essere non semplicemente una sovrastruttura, ma una parte essenziale di quella cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezza metafisica che è la merce, poneva su un piano diverso la lotta culturale ed ideale nella società rispetto al suo confinamento ad un piano di minore importanza rispetto a quella contro la struttura economica del capitale. Come era stato, nell’Europa tra la prima e la seconda guerra mondiale, con quello che venne chiamato il marxismo occidentale e che aveva trovato, oltre che in Lukàcs2, un esponente importante in Karl Korsch3, così nel 1963 il lavoro di Karel Kosik del 1963 sulla Dialettica del concreto4 riannodava le fila di un marxismo critico5 che ha rappresentato per circa ottanta anni l’interesse della cultura e della filosofia marxiana per gli aspetti ideologici della società6.

Marx in questo scritto rileva in primo luogo che quello dominato dalla merce è un mondo nel quale realtà e ideologia si sostituiscono l’una all’altra cosicché i prodotti del lavoro socialmente determinati scompaiono come tali per riapparire come rapporto sociale tra oggetti esistenti al di fuori di essi produttori7. Questo capovolgimento fa inoltre sì che per essere capito appieno è necessario addentrarsi nella regione nebulosa del mondo religioso Qui, continua Marx, i prodotti del cervello umano paiono figure indipendenti dotate di vita propria.

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intrasformazione

Marx, Engels, l’utopia

di Gian Mario Bravo

antica illustrazione per lutopia di tommaso moro1.

Inizio con il titolo dell’opuscolo celebre di Friedrich Engels (condiviso anche da Marx), L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza (1882), diventato uno dei documenti più noti e diffusi del nascente e affermantesi “marxismo” (il marxismo di Marx, dall’inizio del Novecento si parlerà però di marxismi). Il testo era stato redatto qualche anno avanti e pubblicato in un’impegnativa e complessa opera polemica, l’Antidühring, poi estratto da essa con titolo Socialismo utopistico e socialismo scientifico, infine aveva ottenuto la denominazione citata. Tenendo conto solo di quest’opera, potrei - paradossalmente - interrompere il saggio e, con evidente presunzione, affermare che secondo Marx ed Engels, essendosi il socialismo «evoluto» da una visione precedente, utopistica, ed essendo diventato una «scienza», vale a dire il «socialismo scientifico», conseguentemente, si dovrebbe, parlare del rifiuto e anche del superamento di ogni forma di utopia da parte dei due pensatori.

Il ragionamento, pur logico e lineare, condurrebbe a una visione rigida del tema oggetto di discussione e contrasterebbe in gran parte con le convinzioni che Marx ed Engels manifestarono nel corso della loro pluridecennale riflessione sul tema, ben più autonoma e ampia. Sicuramente, una percezione ideologizzata e positivista del marxismo (continuo a parlare del solo marxismo di Marx) fu quasi sempre dominante nel dibattito della sinistra, in Occidente come in Oriente. Così accadde nella discussione della socialdemocrazia tedesca e del socialismo italiano prima della Grande guerra, nel marxismo sovietico durante l’intera sua esistenza, e non solo nell’età di quella che può essere definita la degenerazione staliniana, e così via.

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a.verare

Marx e la politica

di Franco Romanò

Marxismo e Politica a Dualidade de Poderes e Outros Ensaios Carlos Nelson Coutinho 118854Il recente film Il giovane Marx ha posto l’attenzione, fra l’altro, su un periodo cruciale della storia europea, che gli storici e anche i programmi scolastici definiscono come Restaurazione. Secondo Mario De Micheli, invece, i trent’anni successivi al Congresso di Vienna1 vanno visti come il tempo in cui si diffondono in tutta Europa gli ideali rivoluzionari che prepareranno il ’48, sia da un punto di vista politico, sia artistico e culturale. Dentro questa temperie, si colloca anche il lavoro del giovane Marx e quello di Engels sulla classe operaia inglese. Il culmine di questo periodo, durante il quale nasce anche la loro profonda amicizia, sarà, nel ’47, la stesura del Manifesto del partito comunista, che sarà pubblicato nel 1848 qualche mese prima dello scoppio dei movimenti rivoluzionari in tutta Europa; un evento che Marx ed Engels avevano previsto. Qual è e come cambia nel tempo il loro rapporto con la politica, tema di questo scritto?

Occorre prima di tutto considerare un problema preliminare e cioè che noi vediamo il rapporto con la politica da post bolscevichi e post socialisti. Uso l’espressione in senso ampio e non la riferisco solo a chi è stato comunista o socialista o che lo è ancora, perché i partiti socialisti e poi Lenin e i bolscevichi non hanno creato solo i loro organismi politici, ma hanno inventato il partito politico moderno novecentesco, un modello che è stato seguito più o meno da tutti, con qualche distinguo per quelli inglesi e una più ampia differenziazione per quelli statunitensi. Può sembrare a prima vista sorprendente tale affermazione, ma se storicizziamo alcuni passaggi, il quadro che ne esce apparirà forse meno sorprendente. Risaliamo allora al periodo successivo alla Comune di Parigi e poi, specialmente, al 1902, quando Lenin scrive Che fare.

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socialismo.info

La statizzazione del capitale nell'Anti-Dühring

di Enrico Galavotti

index9076Engels faceva bene a dire nell'Anti-Dühring che “né la trasformazione in società anonime, né la trasformazione in proprietà statale sopprime il carattere di capitale delle forze produttive”. Che cos'è infatti una “società anonima”? È la possibilità di acquistare, da parte di chiunque disponga di capitali, di quote azionarie di una qualsivoglia azienda quotata in borsa.1

Chi compra è già un “capitalista” (anche se non ha un'azienda con operai da sfruttare); lo è perché beneficia indirettamente di un modo di produzione che lo precede nel tempo, e siccome ha fatto sua l'ideologia che lo giustifica, si aspetta che il suo investimento produca interessi significativi. Può anche non far nulla per far maturare questi interessi. Può, se ha un'impresa, affidarne la gestione a manager specializzati. Ma pretende continue rendicontazioni, in quanto, al primo accenno di crisi, vuol poter decidere liberamente sul destino delle proprie azioni. La proprietà quindi può essere suddivisa tra i capitalisti azionari (i cui nomi, peraltro, non sono resi pubblici), di cui hanno voce in capitolo solo i più importanti, quelli che hanno fatto gli investimenti più significativi (il peso delle decisioni è in stretto rapporto alle quote possedute, anche se nelle assemblee generali periodiche s'invitano tutti gli azionisti). La gestione della società è tutta capitalistica.

Lo stesso avviene a livello statale. Quando lo Stato partecipa direttamente allo sfruttamento dei lavoratori, lo fa in nome del capitalismo nazionale, offrendo p.es. capitali per le ristrutturazioni, gestendo imprese troppo grandi per i singoli imprenditori, salvando (o nazionalizzando) situazioni disperate...

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gyorgylukacs

Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero

Postilla all’edizione italiana 1967

di György Lukács

Originariamente apparso in italiano in Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero, Einaudi , Torino 1970, ora in L’uomo e la rivoluzione, Edizioni Punto Rosso, Milano 2013

jpgQuesto volumetto fu scritto subito dopo la morte di Lenin, senza lavori preliminari, per il bisogno spontaneo di fissare teoricamente ciò che allora mi sembrava essenziale, il centro della sua personalità intellettuale. Perciò il sottotitolo Unità e coerenza del suo pensiero, indicante che intendevo soprattutto riprodurre non il sistema oggettivo, teorico, di Lenin, ma quelle forze motrici, di tipo oggettivo e soggettivo che avevano permesso questa sistemazione, la loro incarnazione nella persona e negli atti di Lenin, senza neppure tentare di spiegare per esteso e per intero questa unità dinamica nella sua vita, nella sua opera.

Se oggi c’è un certo interesse per scritti di questo genere, lo si deve soprattutto alle circostanze particolari di questi tempi. Da quando è cominciata la critica marxista del periodo staliniano, con essa è sorto anche un interesse per le tendenze d’opposizione degli anni venti. Ciò è comprensibile anche se, dal punto di vista teorico e concreto, spesso si commettono eccessi. Per quanto falsa fosse la soluzione data da Stalin e dai suoi seguaci alla crisi allora in corso della rivoluzione, non si può dire che a quel tempo qualcuno offrisse un’analisi, una prospettiva capace di servire anche da orientamento teorico per i problemi delle fasi successive. Chi oggi vuole collaborare utilmente alla rinascita del marxismo deve considerare gli anni venti su un piano puramente storico, come un periodo passato e concluso del movimento operaio rivoluzionario. Solo così potrà valutare giustamente le sue esperienze e i suoi insegnamenti in rapporto alla fase attuale, essenzialmente nuova. Proprio la figura di Lenin, come è regola nel caso di grandi uomini, ha talmente incarnato il suo tempo che i risultati, e soprattutto il metodo delle sue affermazioni e dei suoi atti, possono conservare una determinata attualità anche in circostanze ampiamente mutate.

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pandora

“Scritti sull’alienazione” di Karl Marx

di Paolo Missiroli

Recensione a: Karl Marx, Scritti sull’alienazione. Per la critica della società capitalistica, Testi scelti e introdotti da Marcello Musto, Donzelli, Roma 2018, pp. 160, 18 euro (scheda libro)

Marx181Esattamente duecento anni or sono, in una non enorme casa nel centro di Treviri, una non grande città nell’allora non esteso Regno di Prussia, nasceva Karl Marx.

Non eccessivamente ricca la sua famiglia, non troppo noto il suo cognome, non incredibilmente colti i suoi genitori. Tutte le caratteristiche per descrivere l’inizio di una vita nella media, si direbbe. Invece, come tutti sanno ancora oggi, infinita sarebbe stata la sua fortuna. Di Marx appena ventiquattrenne si diceva:

“Immaginati Rousseau, Voltaire, d’Holbach, Lessing, Heine e Hegel fusi in una sola persona. Ecco il dottor Marx.”

Questo ragazzo di Treviri avrebbe ridisegnato i confini del mondo e dell’analisi di esso.

Ma forse, ancora più dell’Ottocento, è il Novecento il secolo di Marx. Dopo quel secolo (breve o lungo che sia stato), cosa possiamo farcene di Marx? Perché continuiamo a parlare di lui? Come è possibile che molti, leggendo le sue pagine oggi, rimangano ancora folgorati dalla realtà di cui parla, che essi percepiscono come la loro realtà, la nostra realtà? In fondo, spesso lo si sente dire, Marx è morto nel 1883. Tutto quello di cui parla non è forse (ammesso che fosse vero il suo dire) finito, terminato? Per andare avanti, non bisogna forse, dimenticare Marx?

È curioso come, al contrario di questi discorsi, lo spirito di Marx soffi più forte, oggi, nel 2018, che poco più di una decina di anni fa. Marx scorre potente nel pensiero contemporaneo, per alcuni non abbastanza, certo, ma ha di nuovo un peso.

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sinistra

Marx un cane morto?

di Salvatore Bravo

AFP 13Z6VJ kH0B U4348L’accettazione del sistema sociale vigente quale unico possibile è il volto abbagliante dietro il quale si cela la sua verità, l’abbaglio è il disorientamento, il turbocapitalismo vive e si espande nella caduta del senso critico, nella rinuncia individuale e di massa al riorientamento disalienante verso la condizione disumana a cui, tutti, sono sottoposti, malgrado le innegabili differenze delle condizioni materiali. Naturalmente la sua ideologica fatalizzazione consente al capitale trasformato in motore della Storia collettiva ed individuale di essere il vero protagonista delle storie, in quanto la storia è nel concreto il luogo delle scelte individuali che si aprono all’alterità per fondare la comunità. Le storie con il vociare del possibile sono sostituite con velocità crescente di ordine geometrico dal capitale, il quale divenuto ipostasi non riconosciuta, ed in forza omologatrice delle storie individuali. Le vite divengono in quanto abitate dal capitale indifferenziate, non hanno che gli stessi attributi del valore di scambio, così come le merci sono valore di scambio e dunque astratte perché hanno perso il valore d’uso, nella stessa maniera i soggetti sono posti tutti sulla stessa linea indifferenziata, essi sono tempo astratto, e quindi il valore di ciascuno passa per le forche caudine della rinuncia alla propria individualità in favore di criteri astratti di quantificazione. Il tempo di lavoro di ciascun individuo è sottoposto alla legge comune a tutti, ogni individualità è soppressa, svuotata perché serva del tempo astratto, ovvero del tempo dedicato alla produzione ed al consumo coatto.

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marxismoggi

Marx e il capitale come rapporto sociale

di Paolo Ciofi*

TYP 465971 4815891 marx gOgni qual volta il capitalismo entra in crisi - e ciò si verifica sempre più frequentemente, fino a diventare uno stato permanente - Carlo Marx, dato per morto e sepolto, regolarmente ricompare e oggi il suo spettro aleggia di nuovo in Europa e nel mondo. Al punto tale che Time, settimanale americano con svariati milioni di lettori, è arrivato a scrivere che «Marx aveva ragione». E l’Economist, caposcuola britannico del pensiero liberale, ha affermato di recente che «la principale ragione per cui Marx continua a suscitare interesse è che le sue idee sono più pertinenti oggi di quanto non lo siano state negli ultimi decenni».

Tuttavia, una reticenza permane proprio sulla questione di fondo, ossia sulla natura del capitale. Giacché, scoprendo l’arcano del capitale, vengono in chiaro le ragioni delle sue crisi e le condizioni del suo superamento. Due aspetti inscindibili che hanno fatto di Marx uno dei pensatori più potenti e al tempo stesso un rivoluzionario instancabile, che concretamente lottava per trasformare la realtà: un esempio di coerenza, di alta moralità. La personificazione dell’unità tra teoria e prassi.

Una «immane raccolta di merci», osserva il pensatore e rivoluzioanrio di Treviri, caratterizza la società dominata dal capitale. Ma cos’è il capitale? Non semplicemente una somma di denaro, che a conclusione della produzione e della circolazione della merce, o dell’impiego nella finanza, si trasforma in una somma maggiore di quella investita; e che ci appare nelle più svariate forme di capitale industriale, bancario, fisso, costante, variabile e così via. Fino al capitale cosiddetto umano, in cui nel nostro tempo, ridotti a cose, si identificano gli esseri umani che producono ricchezza.

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socialismo.info

Capitalismo e grande industria (Cinico Engels)

di Enrico Galavotti

bahr arbeitsunfall akg 2 g111 a8 1889 1Le rivoluzioni nel capitalismo maturo

E' difficile cercare di capire il motivo per cui, nel suo Anti-Dühring, Engels ritenesse che solo “la grande industria sviluppa quei conflitti che rendono ineluttabilmente necessario un rivoluzionamento del modo di produzione: conflitti non solo tra le classi ch’essa forma, ma anche tra le stesse forze produttive e le forme di scambio ch’essa parimenti crea”. È come se avesse voluto dire: “Siamo arrivati a un punto tale di progresso tecnologico e produttivo che è impossibile andare avanti senza cambiare qualcosa di molto significativo”. La grande industria, nata intorno al 1830, “sviluppa, proprio in queste gigantesche forze produttive, anche i mezzi per risolvere questi conflitti”. Come se prima della grande industria non ci fossero stati i mezzi e i modi per risolvere alla radice i problemi dell’antagonismo sociale!

Questo modo di ragionare è quanto meno deterministico. Forse saremmo esagerati a sostenere che per Engels le rivoluzioni “socialiste” sono possibili solo in presenza di un capitalismo maturo; però di sicuro voleva dire che, in assenza di tale capitalismo, le rivoluzioni sono destinate a fallire i loro obiettivi, a inverarsi nel loro contrario. Nella sua concezione di socialismo il capitalismo maturo porta le contraddizioni a un tale livello di conflittualità che le rivoluzioni diventano inevitabili. È un modo di accontentarsi: anche nel caso in cui manchi la volontà politica di emanciparsi, ci penseranno le circostanze, con tutta la loro crudezza, a farla venir fuori. Detto altrimenti: il proletariato farà la rivoluzione quando sarà disperato, quando non avrà più nulla da perdere, se non avrà saputo farla prima, in condizioni più decenti, più vivibili.1

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blackblog

Marx l'ostinato

di Jean-Marie Vincent

marx ostinato4Nella storia della teoria, il pensiero di Marx segna una cesura: che lo si voglia o meno, esiste un prima di Marx, e un dopo Marx che non vuole e non può finire. Malgrado il collasso del «socialismo reale» e malgrado la crisi delle organizzazioni politiche che rivendicano l'eredità dell'autore del Capitale, al di là di quelli che sono i fenomeni alla moda, la sua opera continua ad essere oggetto di controversie e di scontri ricorrenti. In questo - nella misura in cui Marx rimane un uomo del passato (del diciannovesimo secolo), e anche nella misura in cui egli ha avuto dei seguaci che dai suoi pensieri hanno tratto dei dogmi con pretese universali - c'è qualcosa di decisamente paradossale. Non deve forse, Marx, come ogni altro, rendere conto di tutti i crimini ed i misfatti che sono stati commessi in suo nome? Non si deve forse, nei suoi confronti, elaborare il lutto per metterlo nel suo giusti posto e mostrare come egli sia sorpassato? Le risposte a queste domande, che a priori non sono illegittime, non sono affatto semplici, ma possono essere circoscritte nella seguente maniera: Il pensiero di Marx - nella sua incompletezza e nella sua tensione rispetto agli altri modi di teorizzare - destabilizza sia i suoi avversari che coloro i quali sono i suoi seguaci. Non si riposa mai, non è mai soddisfatto di sé stesso, dal momento che continua a porre delle domande insolite ed in quanto si rimette continuamente al lavoro sulle sue stesse elaborazioni. Per meglio chiarire questa rivoluzione teorica, si potrebbe dire con Adorno, come prima approssimazione, che Marx concepisce la conoscenza come se fosse un riflesso del processo lavorativo, e come un rapporto sociale (cfr. Adorno, Kants Kritik der reinen Vernunft, Frankfurt, 1995, p. 260).

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sinistra

Marx reso attuale dal liberalismo

di Federico Repetto

karl marx 1971 07 011. Con la crisi globale si ritorna a parlare di Marx, ma in francese, tedesco, spagnolo e inglese più che in lingua italiana

Se su Worldcat.org, il catalogo mondiale delle biblioteche, si cercano opere con le lettere “marx” nel titolo e anche come parola chiave, si può constatare che il decennio 2007-2016, segnato dalla crisi globale, segna un netto ritorno del grande scienziato rivoluzionario rispetto al decennio precedente. Un fenomeno del genere si era già prodotto nel periodo 1966-1977 in confronto a quello 1956-1967. Anche quegli anni furono tra l’altro anni di crisi economica, ma la memoria collettiva ne ricorda soprattutto i movimenti politici e culturali. Dopo di allora diverse grandi trasformazioni sia nel mondo anglofono -e in particolare angloamericano- sia in quello italiano hanno messo da parte Marx: Reagan e Berlusconi, le mutazioni della TV, i nuovi stili di vita, Internet, i social, la disintermediazione generalizzata...

Se usiamo questo incerto indicatore come segnale dell’autonomia della cultura dal pensiero unico e dall’egemonia neoliberale, notiamo che quella di lingua italiana, dopo la generale caduta di interesse per Marx degli ultimi decenni, in quello più recente non riesce più nemmeno a eguagliare il dato del 1967-1976, superato invece nelle altre lingue. Forse essa si è particolarmente piegata al vento dell’”innovazione”, che secondo Matteo Renzi sarebbe l’essenza stessa della sinistra.

Monografie, articoli, file, filmati, ecc. in possesso di biblioteche con la parola Marx nel titolo e con Marx come parola chiave nel catalogo delle biblioteche mondiali (worldcat.org)

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