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la citta futura

Bitcoin: una moneta fittizia

di Francesco Schettino

Cosa rappresentano le criptovalute nella fase acuta di crisi del modo di produzione del capitale

0990257def9e36e39ea94b2cedd7baef XLSe è normale che i media più potenti del mondo – Google e Facebook in testa – continuino a fomentare con pubblicità ingannevoli e articoli poco credibili la favola del bitcoin e delle criptovalute, la cosa che più preoccupa è che esiste un numero crescente di compagni e compagne che – spesso a causa di una mancanza di conoscenza delle basi del socialismo scientifico – aderiscono con entusiasmo all’idea di criptovaluta giacché, secondo alcuni di costoro, essa avrebbe una portata rivoluzionaria, permettendo una emancipazione degli scambi di merci dall’autorità monetaria borghese.

È già di per sé abbastanza risibile pensare che monete create, ai loro fini, da personaggi molto prossimi alle mafie, al riciclo di denaro sporco, commercio di organi e di esseri umani (e chi più ne ha, più ne metta) possano rappresentare il “dollaro dell’avvenire”. L’affascinante meccanismo tecnico con cui i bitcoin vengono prodotti è un ennesimo giuoco di prestigio con cui si cerca di velare la realtà che vede invece le criptovalute emergere dal ventre più marcio e oscuro del capitalismo moderno.

In questo breve articolo ci proponiamo di fornire alcuni elementi utili, dal nostro punto di vista, a mostrare come le criptovalute non siano altro che un prodotto interno al capitalismo in fase di crisi acuta che viene gestito in maniera solo parzialmente differente, rispetto al passato, dalla classe dominante.

valigiablu

Come ti spiego i Bitcoin al Cenone di Natale

di Francesco Bolici*

Bitcoin 1Al bar, in treno o a una cena tra amici, capita sempre più spesso che all’improvviso qualcuno chieda: “Hai visto quanto sto guadagnando con i Bitcoin?”. È lì che la conversazione deraglia verso terreni inesplorati e la maggior parte degli interlocutori rimane in silenzio. Indomito, il primo rincalza sostenendo di aver guadagnato dodicimila euro in sei mesi. “Li ho comprati a 2000 e venduti a 14.000!”, afferma con soddisfazione. Segue un altro momento di silenzio e stupore, poi la richiesta di chiarimenti diventa irresistibile.

Al cenno “spiegami, cosa è questa cosa?”, si scatena un’infinita dissertazione, più o meno accurata, sul mondo Bitcoin. Poche notizie attraggono l’attenzione più dei guadagni facili e veloci. Ma prima di avventurarsi nel Far West delle valute digitali, con tutti i rischi annessi, è meglio capire bene cosa sono e come funzionano. Se all’inizio non è tutto perfettamente chiaro non c’è da preoccuparsi: anche gli esperti discutono ancora animatamente tra di loro su molti aspetti. Di seguito tre informazioni di cui non può più fare a meno chiunque voglia continuare ad andare al bar, prendere il treno o cenare con gli amici.

effimera

La parabola del Bitcoin

di Andrea Fumagalli e Gianluca Giannelli

iStock 637337694 620x409In questi giorni, il fenomeno bitcoin è  su tutte le pagine de giornali.  Il bitcoin è una moneta elettronica o criptomoneta che è stata creata nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto. Per convenzione, il termine Bitcoin, con l’iniziale maiuscola, si riferisce alla tecnologia e alla rete, mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé.

Una delle caratteristiche che hanno reso celebre il bitcoin (il poter essere potenzialmente una moneta alternativa, oltre che complementare) sta nel fatto che essa non viene emessa da una istituzione monetaria in condizione di monopolio di emissione,  non fa uso quindi né di un ente centrale né di meccanismi finanziari sofisticati. Il valore è determinato dall’incrocio tra domanda e offerta, in un contesto di cambi flessibili: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, ma sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali, come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione della proprietà dei bitcoin.

La rete Bitcoin consente il possesso e il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari a utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer o dispositivi elettronici quali smartphone, sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili a una banca.

micromega

Moneta Fiscale, le bugie di Bankitalia

moneta fiscle bankitalia 510

Recentemente Banca d'Italia ha criticato la proposta di Moneta Fiscale. In questi due articoli i promotori del progetto – autori anche di un ebook per MicroMega – rispondono punto per punto alle questioni sollevate: “Se sono queste le critiche, ci permettiamo di sentirci ancora più confortati in merito alla bontà del progetto della Moneta Fiscale”.

marx xxi

La miseria del sistema bancario italiano

di Andrea Fumagalli

Ringraziamo la segreteria nazionale della CUB-SALLCA per l'invio del materiale relativo al Convegno su Europa e banche tenutosi a Torino il 6 ottobre scorso, e volentieri pubblichiamo il contributo di analisi del sistema bancario italiano presentato dal prof. Andrea Fumagalli

684x384 359519Pubblichiamo una mini inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano.

Nella prima parte di questo scritto ci limitiamo a descrivere il contesto macro e europeo in cui sono maturate le recenti dinamiche speculative che hanno investito alcune banche italiane. Non è un caso che ciò avvenga a inizio anno, dopo che il 1 gennaio 2016 è entrato in vigore il nuovo regolamento bancario denominato Basilea 3, ultimo step per la costituzione dell’ Unione Bancaria Europea, più fittizia che reale (come vedremo).

Nella seconda parte, grazie all’analisi ora svolta, ci focalizzeremo più in particolare sul microcosmo italiano delle banche locali: un intreccio politico affaristico all’interno dei quali agiscono processi di espropriazione e di distribuzione che, pur differenti, non hanno nulla da invidiare a quelli più noti delle politiche di austerity a livello macro.

* * * *

Le banche italiane sono vittime della speculazione?

Spesso le vicende economiche tendono a ripetersi. Ma, come la storia, mai nello stesso modo.

filosof.deldebito

La moneta nuda

Da mezzo di scambio a creatrice di legami sociali

di Domenico Cortese

58881921 illustrazione Pirata Set con monete forziere dei pirati teschio e altri oggetti Archivio Fotografico“Le risorse sono pochissime dati i vincoli di bilancio. Il Pil è migliorato ma non in modo tale da allentarli in modo significativo“. Lo ha detto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, parlando della legge di bilancio 2018. E, infatti, “L’avanzo primario [che avviene quando lo Stato ricava dalle tasse più di quanto spende, esclusa la spesa per gli interessi sul debito] – si legge infatti nel documento – salirebbe dall’1,7% di quest’anno al 3,3% nel 2020, grazie ad un continuo controllo della spesa e a nuove clausole poste a garanzia dei saldi di finanza pubblica”. La concezione della moneta come bene scarso e della spesa come un’azione per la quale non ci debbano essere “pasti gratis”, che dev’essere immediatamente compensata dalle tasse è a tutt’oggi l’unico discorso legittimo che si può fare quando si parla di finanza pubblica. Osserviamo la filosofia che sta alla base di tale atteggiamento.

Essa afferma che la moneta è un semplice mezzo di scambio. E’, cioè, il simbolo attraverso cui due individui che hanno già un prodotto da scambiare possono portare a termine la loro transazione senza ricorrere al baratto. Nei casi limite essa può diventare “credito”, che presuppone un semplice differimento temporale del meccanismo suddetto. E, soprattutto, presuppone qualche individuo che voglia “vendere” la sua moneta a chi ne ha temporaneamente bisogno. Ogni transazione presuppone perciò uno scambio alla pari ed un immediato calcolabile ritorno per l’individuo. Altrimenti si parlerebbe di ‘’dono’’ e non di scambio monetario.

economiaepolitica

Spesa in deficit, debito pubblico e mercati finanziari

di Biagio Bossone

debito pubblico mercati finanziari1 640x361Ho molto apprezzato il recente intervento di Andrea Terzi su economiaepolitica.it riguardo all’esigenza di ripensare la politica fiscale, considerandola come il solo vero strumento in grado di immettere attività finanziarie direttamente nel sistema economico e proponendone una rilettura in chiave di nuova reinterpretazione della relazione fra debito e risparmio. Ho anche molto apprezzato la disponibilità di Terzi a dialogare su alcuni aspetti del suo intervento per me non chiari, da cui è scaturito il mini-dibattito che la rivista riporta in calce all’intervento di Terzi.

Sento tuttavia di dover tornare su una delle tesi principali di Terzi, che non ritengo di poter condividere, soprattutto a causa delle conseguenze critiche che da essa potrebbero derivare nel caso di un’azione sostenuta di politica fiscale espansiva.

 

Obsolescenza del vincolo intertemporale di bilancio

Terzi contesta la scelta di sottoporre la spesa pubblica al vincolo intertemporale delle entrate fiscali, secondo lui motivata, in teoria come nella prassi, dal timore di ‘monetizzazione’ del debito pubblico cui il governo farebbe ricorso nel caso si trovasse in assenza di sottoscrittori.

micromega

La crisi delle banche venete e il fallimento del governo e dell'Unione Bancaria Europea

di Enrico Grazzini

abbondanza1Qualche insegnamento dalla crisi bancaria della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca:

1) Il governo italiano, la Banca d'Italia e la Regione Veneto (a guida leghista) si sono dimostrati clamorosamente incapaci prima di vigilare e di prevedere tempestivamente la crisi, e poi di gestirla. Hanno perso tempo molto prezioso. Il risultato è che la crisi delle due banche è peggiorata rapidamente, che le due banche sono state costrette a chiudere, che lo stato ha sborsato e sborserà molti miliardi in più di quanto previsto, usando ovviamente i soldi dei contribuenti. Alla fine le banche venete sono fallite e le loro attività - quelle buone - sono state cedute (regalate?) per un euro a un'altra banca privata, Banca Intesa. Mentre lo stato si è sobbarcato tutte le attività negative e deteriorate. E' difficile che potesse andare peggio di così.

2) Occorreva nazionalizzare prontamente le banche venete e gestirle come banche pubbliche di sviluppo per rilanciare l'economia nazionale e i territori. Il governo invece ha gettato le perdite sulle spalle dei contribuenti per lasciare tutti i vantaggi e i profitti a Banca Intesa.

albertomicalizzi

L’ultimo pugno di dollari

Seconda parte. Il Fedcoin

di Alberto Micalizzi

fedcoinNella prima parte di questo articolo abbiamo dimostrato che le bolle speculative originate sequenzialmente da precise scelte di politica monetaria hanno consentito di finanziare il deficit commerciale USA ed espandere il PIL americano.

Tuttavia, soprattutto l’ultima di queste bolle, quella “monetaria” iniziata nel 2008, ha prodotto quasi $7.000 miliardi di liquidità in 8 anni che è finita in parte nelle maglie dei mercati finanziari e del sistema bancario, in parte in mano a sottoscrittori esteri (Cina e Giappone in primis) ed in parte ha alimentato una straordinaria impennata del debito privato USA (famiglie, imprese e banche) che nel 2016 ha raggiunto il 250% del PIL.

Tutto ciò pone la FED di fronte al maggiore dilemma di sempre: da un lato non può più abbassare i tassi ed espandere così la massa monetaria; dall’altro, non può aumentare i tassi ed evitare la fuga dal dollaro (già in atto per Cina e Giappone) perché questo provocherebbe costi immensi per interessi passivi alla sfera privata e pubblica dell’economia.

Quindi, il dollaro come strumento supremo di politica monetaria è inutilizzabile! Cosa fare?

L’unica possibilità praticabile è quella di un cambio di valuta, dove la vecchia va pian piano ad estinguersi tramite accordi bilaterali soprattutto con i Paesi creditori e la nuova subentra gradualmente secondo regole e termini che consentano alla FED di riacquisire controllo sul sistema monetario.

idiavoli

“Annullare il debito? Si può fare”

di I Diavoli

«Demistificarne la narrazione, mettendo in campo il ripudio del debito, e praticare con le lotte sociali la de-finanziarizzazione della società, attraverso la riappropriazione sociale di tutta la ricchezza collettivamente prodotta, sono le strade che dobbiamo iniziare a percorrere»: l’ultimo libro di Marco Bersani, "Dacci oggi il nostro debito quotidiano – Strategie dell’impoverimento di massa" (DeriveApprodi, 2017)

euro debito

Dal Vangelo secondo Matteo: «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». «No, mai», risponde oggi quell’invisibile ovunque che è, come una certa politica ha voluto che fosse, il mercato.

L’ultimo libro di Marco Bersani, Dacci oggi il nostro debito quotidiano Strategie dell’impoverimento di massa (DeriveApprodi, 2017), affronta la questione del debito pubblico attraverso una ricostruzione puntuale e, in parallelo, attraverso un’operazione di debunking rispetto alla narrazione dello stesso che è stata imposta dall’alto. Traccia, infine, alcune rotte possibili per speronarne il tabù e, dopo averlo ripudiato, chiederne l’annullamento.

Il volume è articolato in più capitoli, assemblati in maniera eidetica – cioè la sintesi storica dialoga a stretto giro con la demistificazione delle narrazioni mediatiche – al fine di proporre uno strumentario utile allo smantellamento di ideologia e prassi che soggiacciono all’economia del debito.

albertomicalizzi

L'ultimo pugno di dollari

di Alberto Micalizzi

piattaforme criptoI.

Il dollaro sta mutando verso qualcosa di sconosciuto che la FED sembra preparare per porre rimedio alla gigantesca bolla monetaria che avvolge il pianeta, pronta ad esplodere da un momento all’altro.

La politica economica Usa degli ultimi 30 anni ha coperto i deficit commerciali inondando il mondo di biglietti verdi. Ciò ha consentito al PIL americano di crescere nonostante il peso delle importazioni. Difatti, la discesa strutturale dei tassi USA – che dura ormai da quasi tre decenni – rispecchia la costante iniezione di liquidità che la FED ha operato proprio per stimolare il PIL.

L’approccio “monetarista” nel senso di Milton Friedman – al quale peraltro vari Governatori della FED tra cui Alan Greenspan si ispirarono in modo esplicito – nasce dunque dalla consapevolezza che attraverso il dollaro il Governo Federale possa ignorare i vincoli di bilancio che caratterizzano qualsiasi altra economia. Ma tutto questo non può accadere senza turbolenze.

micromega

Il debito pubblico italiano: la truffa è servita

di Marco Bersani

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. Proponiamo un capitolo dal volume "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa" di Marco Bersani (DeriveApprodi), in questi giorni in libreria

debito pubblico italiano 510

La spirale del debito pubblico tra ideologia e realtà

Al 31 dicembre 2016, il debito pubblico italiano è risultato pari a 2.217,7 miliardi, con un rapporto debito/Pil pari a 132,8%. Si tratta, a dispetto dei proclami di tutti i governi sulla priorità assoluta della riduzione del debito pubblico, di una continua ascesa, che, se collocata nel medio periodo, corrisponde a un innalzamento di 30 punti percentuali del rapporto debito/Pil negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2006).

Come sempre, poiché un elemento essenziale della relazione creditore/debitore è l’interiorizzazione della colpa da parte di quest’ultimo, le spiegazioni che i tecnocrati finanziari, le élite politiche e i media mainstream danno di questa ascesa del debito pubblico, vertono sull’idea che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che continuiamo a farlo, sperperando e sprecando risorse, invece di renderci finalmente consapevoli di come la ricreazione sia finita da un pezzo.

losmemorato

Un phastidioso antecedente: la Società Gestione Attivi

di Luca Fantuzzi

bancacrisi bannerL'altro giorno mi sono imbattuto in un post assai phastidioso, il quale - ricapitolando la situazione di Montepaschi - innalza sin dal titolo ("Dicono sia colpa della UE. Ma è colpa della realtà") un peana alla nuova dea dei liberisti de' noartri, cioè la signora TINA (i cui sacerdoti, detto per inciso, sarebbero i frodatori di Uber o i monopolisti di Google o gli sfruttatori di lavoro minorile cinese di Apple, ma lasciamo perdere).

A dire il vero, in mezzo a tante fanfaluche, un pregio l'articolo ce l'ha: spazza via dal campo della discussione il terrorismo mediatico (e, a dire il vero, interessato) sugli esuberi più o meno inventati, i soldi del contribuente più o meno sprecati, e si concentra - ripercorrendo il folle piano messo su dal tandem Renzi-JP Morgan, poi miseramente affondato - sulla questione reale dell'affaire Monte dei Paschi, cioè il deconsolidamento dei crediti problematici.

Per chi vive in una comunità che ha sentito nella propria carne viva questa vicenda, si tratta della sensazionale riscoperta della ruota, o dell'acqua calda...

dinamopress

Debito: tra squilibri di potere e opposti usi politici

di Biagio Quattrocchi

Un dialogo con il nuovo libro di Marco Bersani sulla questione del debito , sulla sua trasversalità alle diverse dinamiche economiche e sulle molteplici modalità di utilizzo concretizzatesi storicamente. Con lo sguardo dentro l'attualità dei conflitti contro l'austerity e il dominio della finanza

no al debitoÈ da poco uscito l’ultimo libro di Marco Bersani dal titolo Dacci oggi il nostro debito quotidiano , edito da DeriveApprodi (pp. 172, 12 €). Prima di ogni cosa, si tratta di un riuscito lavoro di ricerca militante. Il libro presenta una critica dell’economia politica del debito (pubblico e privato), ma vuole essere principalmente, come sostiene lo stesso autore, uno strumento per organizzare la lotta sugli effetti del debito sulle nostre vite. È un libro che nasce dall’interno dei conflitti sociali sviluppati sui temi della finanza negli ultimi 16-17 anni almeno. Non poteva essere altrimenti. Marco in tutto questo periodo ha organizzato lotte, promosso campagne, realizzato centinaia di iniziative su terreni collegati alla finanziarizzazione dell’economia. Ricorderete l’inizio dei duemila, quando attraversavamo le strade di Genova, la campagna di Attac sulla Tobin tax, oppure il lavoro più recente svolto intorno alla privatizzazione di Cassa Depositi e Prestiti, o ancora, la straordinaria campagna referendaria sull’acqua bene comune. Ecco, dietro tutte queste lotte c’è sempre stato il suo prezioso lavoro organizzativo.

politicaecon

Target2

Conoscenze necessarie due (molto wonkish)

di Sergio Cesaratto

target2Sui Quaderni di Siena trovate un logorroico paper su TARGET2. Voleva essere divulgativo, l'ottava lezione del libro ((la settima, sul vincolo estero, è qui nel blog), ma non so bene se ci sono riuscito - in verità è una serie di appunti per me, ma che condivido.

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Una nessuna centomila – Le molte verità di Target2

Abstract

Questo saggio è indirizzato principalmente (ma non esclusivamente) a un pubblico non-accademico, e in questo senso è un proseguo delle Sei lezioni, anche nello stile. Metto tuttavia questo pubblico (e non solo) a dura prova. Le note sono utilizzabili anche a scopo didattico. Dopo aver spiegato cos’è Target 2, si fanno tre casi in cui insorgono passività Target 2, mostrando come queste ultime abbiano la natura economica di un debito. Per questa ragione, nel caso di un’uscita di un Paese dall’euro (o di una rottura di quest’ultimo) e di una mancata regolazione di quelle passività, i Paesi creditori subirebbero una perdita nella loro ricchezza nazionale netta. Questo non vuol dire che questi debiti non possano diventare oggetto di negoziazione, anzi questo sarebbe molto probabile. Una appendice contiene una rassegna critica di alcuni interventi sulla stampa e in rete relativi alle recenti dichiarazione di Draghi in merito. Commenti e integrazioni sui probabili errori e imprecisioni sono più che benvenuti. “Se mi sbaglio mi corrigerete”.