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senso comune

Articolo 1: Un triste e malinconico rimpianto del tempo che fu

Antonino Gulisano, Ferdinando Pastore, Riccardo Achilli

A Milano, con “Fondamenta“, il Movimento Democratico e Progressista di D’Alema, Bersani, Speranza, Rossi e Scotto muove i suoi primi passi, all’ombra di un documento programmatico, scritto da Vincenzo Visco: il paradosso è quello di una scissione che nelle intenzioni dei militanti dovrebbe riportare la barra degli ex PCI a sinistra, dopo la svolta liberista renziana, ma che nelle parole dei dirigenti è quasi una “svolta a destra”.

Il documento di Visco, negli anni ’90 come Ministro uno dei responsabili massimi delle politiche ordo-liberiste e di austerità imposte all’Italia, nel descrivere i punti programmatici di Articolo 1, fa immediatamente saltare agli occhi due cose:

1) la globalizzazione viene descritta come un fenomeno naturale, non politico; quindi è impossibile invertire la tendenza. Al massimo si possono effettuare accordi al ribasso per le classi deboli.

2) la UE e l’euro rappresentano capisaldi ai quali è impossibile rinunciare, anzi originariamente, si dice, mentendo, erano progetti di democratizzazione e di gestione sociale della globalizzazione.

geopolitica

Al-Nusra rimossa dalla blacklist Usa

di R. Vivaldelli

L’operazione di «lifting» fatto a suo tempo da Al-Nusra in Siria ha avuto i suoi effetti. Hayat Tahrir Al-Sham, ultima incarnazione del fronte islamista, è sparita dalla blacklist delle formazioni terroristiche individuate dagli Stati Uniti e dal Canada. Un «rebranding» efficace, dunque, che ha dato nuova linfa al gruppo salafita capeggiato da Abu Jaber Shaykh, responsabile di innumerevoli crimini di guerra ai danni della popolazione siriana. La formazione terroristica, a lungo conosciuta come Jabhat Al-Nusra o Fronte Al-Nusra, rappresenta il ramo di Al Qaida in Siria dopo la nascita di Daesh nel 2014.

Fu stata inserita sulla blacklist delle organizzazioni terroristiche statunitensi e canadesi per la prima volta nel 2012. Come rileva la giornalista Vanessa Beeley su MintPress, «con il cambio di nome in Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo è riuscito a ottenere la rimozione dalle watchlist del terrore sia negli Stati Uniti che in Canada. Questo permette ai cittadini di questi paesi di donare soldi ai terroristi; risorse che li consentono di viaggiare, di combattere e di diffondere la loro propaganda senza intoppi». Hayat Tahrir Al-Sham nacque ufficialmente lo scorso 28 gennaio dalla fusione tra le più importanti compagini della galassia islamista: Jabhat Fateh Al-Sham (ex Al Nusra), il Fronte Ansar al-Din, Jaysh al-Sunna, Liwa al-Haqq e il Movimento Nour al-Din al-Zenki.

alessandrorobecchi

Il dibattito pubblico lo conferma: esce Lsd dai rubinetti

di Alessandro Robecchi

Caro direttore, amici lettori, autorità competenti.

Vorrei attirare la vostra attenzione su una mia teoria che ogni giorno si dimostra più fondata e che dovrebbe allarmare tutti. Qualcuno ha sciolto dell’acido negli acquedotti, non c’è altra spiegazione. Il tono del dibattito pubblico, i suoi argomenti, le decisioni prese in seguito o sull’onda di quello che si dice al bar o alla fila alla posta (o che ha scritto su Facebook mio cugggino) sembrano meno lucide di un assaggiatore del Narcos o di un chitarrista rock degli anni Settanta.

L’ultimo esempio è il complicato affaire dei vaccini, un argomento importante che è stato trasformato (credo dopo massiccia assunzione di Lsd dai rubinetti) in una guerra tra untori medievali millenaristi vogliosi di strage per malattia e un esercito di crocerossini inventori della penicillina. Ogni voce sensata o ragionevole, da una parte e dall’altra, è stata zittita. Un dibattito sui vaccini da somministrare ai bambini è diventato la caricatura di uno scontro ideologico. Risultato, per non saper né leggere né scrivere: il decreto fatto in fretta e furia, pieno di buchi e di incertezze, spropositato rispetto a quello che le strutture sanitarie e scolastiche potranno fare.

altrenotizie

Manchester, il boomerang del terrore

di Mario Lombardo

Sono bastate appena poche per portare a galla una serie di informazioni sull’attentato di lunedì a Manchester che, da un lato, hanno messo in discussione la versione iniziale dei fatti proposta dal governo di Londra e, dall’altro, hanno nuovamente rivelato come il responsabile dell’attacco, così come gli ambienti in cui si muoveva, fosse ben noto alle forze di sicurezza britanniche.

La prima tesi ufficiale a essere smontata è stata quella dell’unico attentatore o “lupo solitario” che aveva colpito senza poter essere intercettato dal gigantesco sistema di sorveglianza creato nel Regno Unito. Elementi come la complessità dell’operazione e il tipo di esplosivo usato hanno subito fatto pensare a una rete terroristica con appoggi fuori e dentro il paese, con implicazioni, come si vedrà più avanti, ancora una volta non edificanti per l’intelligence di uno dei numerosi paesi europei colpiti da questo genere di episodi.

La stessa polizia britannica aveva d’altra parte quasi subito annunciato vari arresti di possibili complici del 23enne Salman Abedi, attorno al quale sono emerse informazioni inequivocabili grazie a fughe di notizie provenienti dai servizi segreti americani, francesi e tedeschi.

lantidiplomatico

L'Ordine Mondiale Multipolare di Mosca e Pechino è una sfida al dominio di Washington

di Federico Pieraccini

Una volta tanto, anche think-tank come il Brookings Institute sono in grado di affrontare tematiche attuali e altamente strategiche. Spesso queste conferenze si basano su falsi pretesti e copiose banalità, con l’unica intenzione di sminuire e minimizzare gli sforzi degli avversari strategici degli Stati Uniti. Recentemente il ‘Progetto sull’Ordine Internazionale e Strategia’ del Brookings Institute ha tenuto una conferenza il 9 maggio 2017 invitando a parlare Bobo Lo, un analista del Lowy Institute for International Policy. L’argomento tratto, estremamente interessate e di cui l’autore in passato ha scritto ampiamente, riguarda la partnership strategica tra Cina e Russia.

Il principale assunto da cui Bobo Lo inizia, per definire le relazioni tra Mosca e Pechino, è il rapporto tra le due nazioni, definito di convenienza e di convergenza di interessi, non un’alleanza dunque. Lo prosegue nella sua disamina arrivando ad affermare che i maggiori punti di frizione riguardano la considerazione che Putin e Xi hanno per l’Europa ed in particolare per l’Unione Europea oltre al ruolo Cinese nel Pacifico. Nel primo caso, Lo afferma che Mosca vuole la fine del progetto Europeo, mentre Pechino si augura ed auspica un’Europa forte e prospera.

mondocane

Terrorismo islamico in Occidente: sempre comparse, mai una star

di Fulvio Grimaldi

Armi ad Al Baghdadi, via re Salman

Che sia farina del suo sacco, o che sia il risultato del waterboarding che gli sta facendo lo Stato Profondo, sostenuto dalla “sinistra” cretina o complice, il viaggio del pupazzo col nido di un cuculo diarroico in testa parrebbe preludere a una svolta epocale. 350 miliardi di dollari in armi, nei prossimi anni a chi non sa usarli perché comanda un esercito di mercenari, regna su una massa di schiavi, metà dei quali in rivolta nell’Est del paese, sarebbero da usare contro il “terrorismo islamico” da parte di quella, Saudia e succedanei, che è la madre di tutti i terrorismi islamici. E’ come fornire al Dr.Jekill un ettolitro della pozione che lo trasforma in Mr.Hyde per agevolare le sue scorribande assassine in Siria, Iraq, Yemen, Libia e qua e là in Europa.

Il paradosso è talmente assurdo e scandaloso da darci tutt’intera la misura di cosa sia diventato, in termini di gioiosa autosodomizzazione, il sistema mediatico occidentale che tale paradosso affronta come se al Dr. Jekill fosse invece stato fornito il vaccino contro ogni trasformazione in mostro necrofago. Eppure cosa facciano i vaccini lo si sa bene. E lo sa bene Big Pharma che ha appena commissionato a Bernini una statua a Beatrice Lorenzin.

civg

L'Industria dei Diritti Umani al servizio dell'imperialismo

di Margaret Kimberley

Quando le Organizzazioni dei cosiddetti Diritti Umani sono finanziate dall’un per cento, esse sicuramente riflettono le priorità e le prevenzioni dei loro influenti sponsor. Pertanto, Amnesty International è una vitale fonte della propaganda di guerra a favore degli interventi imperialisti USA in Medio Oriente e altrove. Il loro "rapporto" di un presunto "macello umano" ad opera dal regime siriano è l'ultimo episodio di una campagna volta a giustificare l’intervento degli Stati Uniti in Medio Oriente.

L'umanità ha un disperato bisogno di individui e organizzazioni che alzino la voce per il suo diritto a vivere libera dal rischio della violenza di Stato. Invece, abbiamo un’Industria dei Diritti Umani, che parla per i potenti e racconta menzogne per giustificare le loro aggressioni. Amnesty International e Human Rights Watch sono al vertice di questa lista infame. Hanno il modello e la prassi per fornire una copertura al cambiamento di regime ordito dagli Stati Uniti, dai partner della NATO e dalle monarchie del Golfo, come l'Arabia Saudita.

Amnesty International ha recentemente pubblicato un rapporto dal titolo ‘’ Mattatoio umano: impiccagioni di massa e sterminio nella prigione di Saydnaya in Siria", in cui si sostiene che il governo siriano abbia ucciso tra le 5000 e le 13.000 persone in un periodo di cinque anni.

politicaecon

Dalla moneta parallela al fango sugli economisti

di Sergio Cesaratto

Mentre da noi il dibattito sulla moneta parallela è continuato raggiungendo anche le alte sfere della politica (si fa per dire), ci siamo lasciati sfuggire quanto dichiarò Dimitris Papadimitriou - già presidente del Levy Institute e sostenitore della proposta - all'atto del suo insediamento a Ministro dell'economia del governo Tsipras (una carica peraltro piuttosto inutile). 

Qui sotto la dichiarazione che rilasciò il 7/11/2016 (fonte attendibilissima: ekathimerini). Traduco solo le sue affermazioni più rilevanti:

<The new Economy Minister Dimitris Papadimitriou officially assumed his role on Monday in a handover ceremony with his predecessor Giorgos Stathakis, pledging to focus on attracting much-needed foreign investments.Papadimitriou, an economist who has lived for many years in the USA, indicated that statements he made during his academic career regarding the possibility of a parallel currency for Greece were "a mistake." "Until last week I was an academic. Academics can say many things.

However, when they are called upon to implement a program, they see that some things they have said may have been wrong."

"There is no parallel currency for Greece and nor will they be one, at least for this government," he added.

The administration's goal, he said, was to attract investments, always in the context of euro membership and with respect for European institutions

manifesto

Trump verso il G-Nato di Taormina

di Manlio Dinucci

Il presidente Trump, dopo essere stato in Arabia Saudita e Israele, è in visita a Roma, per poi andare il 25 al Summit Nato di Bruxelles e tornare in Italia il 26-27 per il G7 di Taormina e la visita alla base Usa/Nato di Sigonella.

Quali sono gli scopi del suo primo viaggio all’estero? Principalmente tre, spiega il generale McMaster, consigliere del presidente per la sicurezza nazionale: lanciare un «messaggio di unità» a musulmani, ebrei e cristiani; costruire relazioni con i leader mondiali e proiettare la potenza americana all’estero.

La visita a Roma è la terza tappa di quello che viene descritto come un «pellegrinaggio religioso nei luoghi santi delle tre grandi religioni».

Il «pellegrino» ha iniziato il viaggio firmando a Riyadh l’accordo per la vendita all’Arabia Saudita di armi Usa per il valore di 110 miliardi di dollari, che si aggiungono a quelle già fornite dal presidente Obama per il valore di 115 miliardi. Armi impiegate, tra l’altro, nella guerra della coalizione a guida saudita, sostenuta dagli Usa, che fa strage di civili nello Yemen.

soldiepotere

I segreti della Spagna

di Carlo Clericetti

Una crescita tripla rispetto all’Italia: il Pil spagnolo è aumentato del 3,3% nel 2016 (il nostro lo 0,9) ed è previsto al 2,7 quest’anno, contro la stima dell’1% per noi, appena comunicata dall’Istat, che però ha aggiunto un “se tutto va bene”, ossia se il commercio internazionale continuerà a tirare. Qual è il segreto? La politica di austerità che ha funzionato? Tenta di rispondere un paper appena pubblicato da Ref, l’istituto di analisi congiunturali diretto da Fedele De Novellis.

Quello che se ne ricava è che la Spagna ha attuato un mix di politiche, che si potrebbe definire di “riforme strutturali” del tipo che piace tanto all’Europa (e alla Germania), ma accompagnate da massicce dosi di politiche  (più o meno) keynesiane. E poi un ruolo non irrilevante l’ha avuto anche quello che Prodi chiamava “il fattore C”, ossia la fortuna. Ma vediamo in dettaglio.

La Spagna ha fatto una politica di austerità? Beh, grazie alle riforme del lavoro che hanno dato mano libera agli imprenditore di fare quel che vogliono (facendo rimpiangere le leggi franchiste come un modello di garantismo) i salari sono scesi in media del 10% e la disoccupazione ha raggiunto picchi oltre il 26% nel 2013, per poi ridursi fino all’attuale 18% circa, il più alto in Europa dopo la Grecia.

ilcontropelo

Il regno di Id

di Massimo Rocca

Secondo l’immortale striscia del Mago Wiz: “ Maestà come va la guerra alla povertà? La sto vincendo. E tutti quei poveri là fuori? Loro l’hanno persa.” Mario Draghi ci ha annunciato qualche giorno fa che la crisi è finita. Ha ragione. E’ finita. Nel senso che con il voto in Francia sono finite, nel ragionevole futuro, le possibilità che la costruzione dell’Euro entrasse in crisi dal punto di vista politico. Qualche anno fa, al culmine della crisi dei debiti sovrani, Paul Krugman da economista si stupiva della sopravvivenza dell’Euro, una insensatezza economica. Ma poi ammetteva, quello che lo tiene in piedi è l’immenso investimento politico che ha comportato. Come si è visto la diagnosi era corretta. Solo una perdita catastrofica sul piano politico avrebbe potuto eliminare l’errore economico (che poi errore non è visto che la crisi da esso parzialmente indotta è servita allo scopo che l’inventore della teoria delle aree valutarie ottimali gli attribuiva, quello di essere il reaganismo che avrebbe demolito l’Europa del welfare). Questa perdita politica c’è stata, ma non in misura sufficiente. In Francia oltre il 40% degli elettori sui due rami dello schieramento si è schierata contro la struttura vigente, ma al secondo non si è sommata. Non voleva, e se anche avesse voluto tutto è stato fatto per renderlo impossibile. E Marine Le Pen nei giorni successivi alla sconfitta non ha mostrato maggior spessore di Tsipras dopo la vittoria.

dinamopress

Sul populismo: ovvero della lotta per riappropriarsi di parole rubate dal nemico

di Franco Piperno

Continua il dibattito verso il seminario organizzato da Euronomade dal 16 al 18 giugno a Roma, presso l'Atelier autogestito ESC (via dei Volsci 159)

'Populismo' è uno di quei termini il cui uso mediatico ha finito col stravolgerne e mistificarne il significato originario. È una parola semanticamente frantumata, monca, perché privata della sua origine. Certo non è facile definire una parola d'uso comune - perché, a vero dire, può essere logicamente determinato, in modo coerente e completo, solo ciò che non ha storia, che risulta semanticamente povero, es. il triangolo rettangolo. Per i concetti del senso comune, ridondanti di significati, l'unico metodo adeguato è quello logico-storico: ricostruire la biografia di un'idea, di un evento, di una parola.

Ora, con ogni evidenza, il populismo è un movimento etico-politico che nasce nella seconda metà dell'Ottocento, più o meno contemporaneamente, nella Russia imperiale e negli Stati centro-occidentali degli USA. Qui ci limiteremo a ricordare per sommi capi il populismo russo - i narodnki - per via della influenza diretta e indiretta esercitata da questi ultimi sulla cultura europea e massimamente sul movimento operaio.

huffington post

Musei, la sentenza del Tar e l'arroganza della politica

di Tomaso Montanari

Vorrei ringraziare sinceramente Dario Franceschini, Matteo Renzi e Andrea Orlando. Le loro dichiarazioni di oggi mi hanno ringiovanito, riportandomi come per incanto all'Italia di vent'anni fa. Quando un pugnace Silvio Berlusconi attaccava frontalmente ogni giudice che gli desse torto, minacciando sfracelli e facendo rivoltare nella tomba il povero Montesquieu, che aveva ben spiegato perché il potere giudiziario, quello legislativo e quello esecutivo dovessero stare ben divisi.

E ora siamo daccapo. Il Tar del Lazio boccia impietosamente la "riforma" dei musei di Franceschini? Renzi tuona su facebook: "Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar!".

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micromega

La controrivoluzione in America latina

di Carlo Formenti

Se qualcuno nutrisse dubbi in merito al fatto che questa è l’era del pensiero unico, un’epoca in cui non esistono quasi più giornali, radio o canali televisivi che non sostengano posizioni praticamente identiche su tutte le questioni economiche, sociali e politiche di fondo (dall’urgenza di tagliare la spesa sociale alla necessità di lottare contro il “populismo”, dalla definizione di buoni e cattivi nelle varie guerre in corso a come fronteggiare la sfida terrorista, dalla celebrazione del politicamente corretto alla condanna delle manifestazioni di piazza “violente”, ecc.) ,vada a leggersi gli articoli (o guardi i servizi televisivi) che i media mainstream dedicano alla crisi venezuelana, poi, se ne ha tempo e voglia, consulti qualche fonte alternativa in Rete, o scorra qualche articolo sui rari fogli “eretici” rimasti in circolazione.

Per quanto riguarda i primi sfido il lettore a trovare - e a segnalarmi - una voce che dia una versione minimamente obiettiva di quanto sta accadendo in Venezuela, che non dipinga, cioè, Maduro come un dittatore sanguinario a capo di un regime totalitario e i suoi oppositori come cittadini inermi che lottano eroicamente per reintrodurre la democrazia nel Paese. Per quanto riguarda i secondi, segnalo l’intervista a Luciano Vasapollo, economista e profondo conoscitore della politica latinoamericana, pubblicata sul sito Contropiano.

manifesto

Venezuela, le destre danno fuoco a un giovane chavista

Geraldina Colotti

“Sei chavista?” gli urlano. “Sì, sono chavista”, risponde. E lo massacrano. Poi gli danno fuoco e quando tenta di rialzarsi, lo pugnalano. Lo inseguono per finirlo, finché i pompieri lo soccorrono, al contrario della polizia municipale che non si era fermata. Orlando Figueroa, venditore ambulante ventunenne ha ustioni sull’80% del corpo, ma è riuscito ad arrivare all’ospedale vivo, e la sorella ha raccontato ai giornalisti l’accaduto. Era finito in una manifestazione ad Altamira, nel municipio Chacao, uno dei quartieri bene della capitale, focolaio delle violenze contro il governo, che durano da otto settimane.

Pochi giorni fa era toccato a un commerciante, aggredito in un centro commerciale perché scambiato per un politico di governo. Le vittime sono già 52, in gran parte gente comune, militari disarmati o giovani di opposizione, uccisi dalle micidiali armi artigianali – mostrate dalla Reuters e da giornalisti indipendenti – di cui si servono i gruppi oltranzisti in piazza. Intanto, il ministero degli Esteri ha denunciato movimenti di truppe alla frontiera con la Colombia. Nello stato di Bolivar, l’estrema destra ha dato alle fiamme 51 autobus impedendo la mobilità di 170.000 persone che si spostano sui trasporti pubblici (gratuiti) per andare a scuola o al lavoro.

manifesto

Primarie Psoe, la rivincita di Pedro Sánchez

Luca Tancredi Barone

74mila militanti, più del 50%, ha votato per l’ex segretario. Affluenza record all’80%

Un solo risultato poteva buttare all’aria lo scacchiere politico: che l’ex segretario socialista Pedro Sánchez, defenestrato dai baroni del partito sei mesi fa, vincesse le primarie. E contro ogni pronostico, contro la quasi totalità dei maggiorenti del Psoe, contro gli editorialisti dei principali giornali, in primis l’ex filosocialista El País, contro i desiderata di Pp e Podemos, la maggioranza dei militanti socilisti, su 150mila che si sono recati a votare in urne fisiche (uno straordinario 80% del censo), ha scelto l’outsider, l’ex segretario ed ex deputato Sánchez.

Lo scontro è stato cruento. Susana Díaz, che tutti davano per vincente, contava sull’appoggio della potentissima federazione andalusa (dove è presidente regionale) e di tutti i quadri regionali, con l’eccezione della Catalogna e delle Baleari. La appoggiavano tutti gli ex segretari ed ex presidenti socialisti del governo. Il terzo candidato, l’ex presidente basco e presidente del Congresso nella breve legislatura precedente, Patxi López, ed ex alleato di Sánchez, era appoggiato dalla federazione basca.

Il trattamento che i nemici di Sánchez gli hanno riservato in questi mesi, alla fine si è rivelato un regalo.

carmilla

Cazzari si nasce

di Alessandra Daniele

Padri, madri, figli, figlie, è la next generation del familismo amorale, il familismo cazzaro.

Parenti serpenti, amici degli amici, fratelli di sangue e di loggia, interi clan che salgono da un centro di potere al successivo tutti insieme, col montacarichi.

Perché il potere è un affare di famiglia. Mai permettere che ci arrivi un estraneo. E sempre spacciare i prescelti per outsider.

Dopo la Brexit e il No al referendum, in Europa la democrazia sembra aver ricominciato a funzionare come previsto, cogli elettori che si limitano a ratificare le scelte già fatte dell’élite.

Emmanuel Macron è stato allevato e addestrato al comando come un principe ereditario. Le elezioni devono essergli sembrate una bizzarra formalità protocollare.

I sondaggi prevedono anche un’ampia riconferma sia di Theresa May che dell’imperatrice Merkel, ormai al potere dai tempi del telefax.

A fare il gioco dell’establishment sono gli anticorpi residui degli europei contro i nazionalisti esplicitamente fascisti.

fattoquotidiano

Ricky Martin e la pratica dell’utero in affitto

di Diego Fusaro

Dopo Nicki, è il turno di Ricky: dopo Vendola, il multimilionario Ricky Martin ha trionfalmente dichiarato a reti unificate che grazie all’utero in affitto potrà presto comprare… pardon, avere una bambina. Sì, perché il bello di queste pratiche eugenetiche sta anche in questo: puoi decidere il sesso dei nascituri, assemblarli secondo il tuo gusto. Non sono più bambini, ma merci on demand. Che il consumatore può programmare secondo il suo capriccio: il cliente, ce lo dicono a piè sospinto, ha sempre ragione.

I nuovi e gaudenti membri dell’upper class senza confini e senza coscienza infelice residua possono tutto: stanno abbattendo ogni limite e ogni autorità. Perché, infatti, la forma merce non conosce né limite né autorità: deve poter scorrere senza limitazioni fisiche, morali e religiose, con moto onnidirezionale, nello spazio globale del mercato unificato e completamente deregolamentato.

E guai a chi osi contrastare questo nuovo ordine mondiale, tutto a beneficio dei dominanti.

la citta futura

Ci dispiace per voi, ma la classe operaia esiste

di Carmine Tomeo

Per quanti sforzi facciano Repubblica e l’informazione mainstream, non è scomparsa né la classe lavoratrice né l’inevitabile conflitto di classe

 “Ma d’altra parte ogni movimento in cui la classe operaia si oppone come classe alle classi dominanti e cerca di far forza su di essa con pressure from without (pressione dall'esterno) è un political moviment (movimento politico)”. [1]

Forse è il caso di partire da questa lettera di Karl Marx a Bolte del novembre 1871, per commentare il Rapporto annuale 2017 dell’Istat, nel quale si afferma che “all’interno delle stesse classi sociali ciò che sembra essersi profondamente modificato è il senso di appartenenza a una data classe sociale e ciò è particolarmente vero per la classe media e la classe operaia”. La quale classe operaia, evidentemente, esiste ancora anche per l’istituto nazionale di statistica. Eppure, Repubblica e altre testate giornalistiche [2] hanno letto nel rapporto Istat la scomparsa della classe operaia e della piccola borghesia. Ora, sia chiaro, nessuno pretende dall’Istat e tantomeno da Repubblica che si definiscano marxianamente le classi sociali. D’altronde lo stesso Marx non fece in tempo a terminare la sua analisi nel capitolo “Le classi” de Il Capitale, rimasto perciò incompiuto. Ma il barbuto di Treviri fece in tempo a porre la questione in questi termini: “Che cosa costituisce una classe? … A prima vista può sembrare che ciò sia dovuto all’identità dei loro redditi e delle loro fonti di reddito”.

tempofertile

La grande partita

di Alessandro Visalli

Nel commento dell’articolo di Piotr, su “Sinistrainrete”, “America anno zero”, che era stato pubblicato a febbraio, l’elezione di Trump (che fa seguito alla rottura della Brexit) è interpretata come un passaggio di fase storico, un incrinarsi della globalizzazione e dei meta racconti che vi erano proiettati. Ma anche l’evidenza della fase forse terminale della crisi sistemica del sistema-mondo dominato dall’America. Il richiamo era allo schema esplicativo di Giovanni Arrighi, con la sua opposizione tra “logica territorialista” e “logica capitalistica”, dall’espansione (TDT’) rivolta all’accrescimento dei beni materiali a quella (DTD’) rivolta all’accrescimento del capitale. Ciò accadrebbe quando lo stato di sviluppo delle forze produttive in competizione le une verso le altre porta ad una riduzione del saggio di profitto tale da implicare un “disimpegno” (o, nei termini di Streeck, uno “sciopero”). A questo punto gli agenti economici, utilizzando le infrastrutture messe a disposizione dagli Stati e prodotte nella fase precedente di investimento, spostano gli investimenti sul terreno finanziario e questo si espande in cerca di “terreni vergini” in cui rintracciare occasioni più convenienti (o che possano essere ritenute tali nella trasformazione finanziaria, con gli opportuni strumenti ed artifici, come CDO, strumenti assicurativi, etc.).