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tempofertile

Poche note preliminari sul programma di Potere al Popolo

di Alessandro Visalli

catania potere al popolo prima assembleaCome per “Liberi ed Eguali”, il cui programma ho tentato di leggere qualche giorno fa anche per “Potere al Popolo” molti amici si stanno impegnando.

Vale quindi ora la pena di dare uno sguardo al programma anche di questa giovane formazione.

Ma anche in questo caso, come per il precedente, bisogna considerare che non è mai per questo che si sceglie di votare, lo si fa (eventualmente) per il quadro generale. Tuttavia, anche se non è tutto, il programma conta, insieme ad esso contano gli uomini coinvolti nell’impresa e le loro storie. Inoltre ha importanza la meccanica delle organizzazioni che vi sono dietro, ed in particolare ciò conta in un rassemblement come questo. Una lista elettorale (come LeU, del resto) dove si trovano sia Partiti strutturati e con una storia non breve né semplice, come Rifondazione Comunista, sia organizzazioni più o meno liquide della sinistra radicale come Euro-stop (rappresentata dall’ottimo Cremaschi ed al quale aderiscono a sua volta sigle come l’Unione Sindacale di Base, Contropiano, il neonato Partito Comunista Italiano, la Rete dei Comunisti, Militant, e diversi altri), sia diverse reti di centri sociali, e tra queste il promotore ufficiale: L’OPG occupatoJe so pazzo”, una delle più innovative e interessanti realtà di movimento napoletane.

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ancorafischia

Potere al Popolo

Intervista a Viola Calofaro*

maxresdefault31Premessa. Potere al Popolo è in Italia la vera sinistra alternativa. La sinistra è la volontà di cambio dell’attuale modello sociale. E’ per la liberazione della società e per una pratica politica e sociale che affronti e contesti le classi dominanti e l’imperialismo. In Italia c’è una sinistra sparsa in organizzazioni politiche e movimenti che Potere al Popolo deve unire.

* * * *

AFV. Ormai sono anni che si sente parlare di unità della sinistra, con molti tentativi falliti che si sono trasformati in un allontanato dei suoi elettori, cos’è che differenzia Potere al Popolo dalle esperienze precedenti?

I tentativi che si sono ripetuti in questi ultimi anni seguivano ormai lo stesso stanco ritualismo. Si trattava di cartelli elettorali in cui il nostro popolo stentava a intravedere una progettualità che avesse per obiettivo la trasformazione della realtà; li percepiva invece come semplice sommatoria di più organizzazioni con l'obiettivo dichiarato di entrare in Parlamento. Il fallimento della Sinistra Arcobaleno nel 2008 ha costituito un trauma da cui parte della sinistra del paese ha stentato a riprendersi. Di lì, per anni, cè stata una coazione a ripetere. Nomi diversi per tentativi simili. La ricerca del personaggio famoso, per inseguire la personalizzazione della politica, che ha imperato in questo paese negli ultimi ventanni. Le tensioni intorno alle candidature, gli scontri fratricidi.

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la citta futura

Programma Minimo e Potere al Popolo

di Enzo Gamba

Una possibile articolazione del progetto e dei compiti dei comunisti

0a8bfff05d3e75706de508cd531e2847 XLSulla scena politico-elettorale italiana, in vista delle prossime elezioni, nel “campo di sinistra”, si è imposta una nuova proposta elettorale, politica e organizzativa: “Potere al Popolo”.

L’iniziativa, lanciata da Je so’ pazzo di Napoli, ha suscitato subito un notevole entusiasmo ed ha coinvolto una quantità di soggetti che, pur essendo da tempo attivi nei conflitti sociali territoriali e protagonisti di lotte significative, finora non hanno potuto o saputo creare un coordinamento a livello nazionale. Lo stesso interesse ha toccato numerosi compagni che spesso militano in organizzazioni comuniste, o che quanto meno proprio al comunismo fanno riferimento. Stante le numerose assemblee e iniziative che stanno partendo in numerose città, con il risultato di aver creato minimi, seppur significativi, contatti, sinergie e livelli organizzativi, vi sono motivi per sperare che questo fermento non vada perduto dopo le elezioni, anche in caso negativo, e che il coordinamento rimanga attivo ed operante in riferimento agli obiettivi politici esplicitati nel manifesto elettorale. Non è impossibile che Potere al Popolo possa costituire un embrione di movimento politico organizzato con obiettivi di difesa del proletariato e delle masse subalterne e dunque necessariamente anticapitalistici.

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I comunisti, le lotte sociali e le elezioni

di Rete dei Comunisti

savitskyA partisan MadonnaQuale deve essere l’approccio dei comunisti nei confronti del momento elettorale, quali gli obiettivi da perseguire? Quale deve essere la relazione tra la battaglia strategica per la rottura sistemica, le vertenze dei settori sociali e dei lavoratori e la rappresentanza politica dei settori di massa? Ha senso oggi riproporre un modello puramente identitario della soggettività comunista, o quello del “partito di massa”, senza confrontarsi con le condizioni e i gradi di coscienza imposti da decenni di scomposizione di classe?

Sulla base di questo documento e attraverso le diverse iniziative di dibattito in cantiere invitiamo i comunisti a confrontarsi su questi temi mentre siamo impegnati in una campagna elettorale che vede la Piattaforma Eurostop, movimento politico animato dalla Rete dei Comunisti insieme ad altre organizzazioni politiche, sociali e sindacali, parte integrante della lista Potere al Popolo.

 

La nostra impostazione

Dagli anni ’90 la Rete dei Comunisti ha fatto della teoria dei tre fronti la propria strategia in una fase non rivoluzionaria. L’analisi della nuova composizione di classe, con la trasformazioni che ha subito in termini quantitativi e qualitativi la classe operaia, pilastro sociale su cui si fondava la forza del movimento comunista e di classe nel nostro paese dal dopoguerra, l’emergere di nuovi soggetti sociali soprattutto nelle aree metropolitane ,unita al bilancio della sconfitta storica subita dal movimento operaio internazionale con la caduta dell’Unione Sovietica, e la conseguente egemonia globale del capitalismo, ci ha costretti a elaborare una strategia che sapesse dare ai comunisti una funzione nel nuovo scenario.

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la citta futura

Elezioni 2018, l’alternativa si chiama Potere al popolo

di Ascanio Bernardeschi

Dietro alle promesse dei programmi elettorali c'è la subalternità ai dettami dell'Europa e della finanza internazionale. Potere al Popolo costituisce l'unica vera opposizione e il punto di partenza per ricostruire uno schieramento antagonista di classe

99552797e1630f1fc706d3714ba75745 XLCon la presentazione delle liste e dei programmi, entra nel pieno la corrida elettorale. Il capo da abbattere è ancora una volta il proletariato.

Se vogliamo capire qualcosa dai programmi presentati è necessario preliminarmente una loro disinfestazione dalla montagna di promesse che i vari schieramenti rivolgono ai rispettivi potenziali bacini elettorali: redditi minimi garantiti variamente denominati, posti di lavoro, bonus orientati in direzioni disparate, tagli delle tasse, tagli degli sprechi e dei costi della politica e chi più ne ha più ne metta. Pur essendo cosa non priva di interesse, non c'è qui lo spazio per una critica di queste promesse e dobbiamo andare al sodo.

Il sodo è il livello di compatibilità con i dettami dell'Europa e della grande finanza che, dal trattato di Maastricht in poi, senza differenze rilevanti fra la loro gestione da parte dei governi di centrodestra e di centrosinistra, hanno frantumato i diritti dei lavoratori e precarizzato la loto vita, accresciuto la disoccupazione, tagliato i servizi essenziali e le prestazioni del welfare, tolto allo stato ogni possibilità di intervento programmato nell'economia, in barba alla costituzione formale, considerata un orpello inutile in questa fase di globalizzazione dell'economia.

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eurostop

Rottura della UE e sovranità economica

di Giorgio Cremaschi

Intervento alla giornata di confronto

Eurostop Pap presidenza 672x372Care compagne cari compagni,

purtroppo un brutto tenace malanno mi impedisce di essere presente oggi. Non ho voluto mancare all’appuntamento e ho scritto queste note in sei punti, nei quali pongo i temi per me centrali del confronto politico sulla questione europea e del suo rapporto con quella della sovranità. Ho espresso tesi politiche in forma anche un po’ brutale per favorire una discussione senza fronzoli sui temi e sulle parole di fondo: rottura, sovranità, stato. È ovvio che i primi interlocutori per noi di Eurostop sono le compagne e i compagni di Potere al Popolo, esperienza nella quale ci siamo impegnati con grande entusiasmo. Ci aspettiamo qui un confronto vero. Ringrazio chi leggerà queste note.

 

1) La questione europea è il nodo centrale della politica oggi, il fatto che sia spesso posta in secondo piano nel dibattito elettorale tra le principali forze politiche, è solo il segno che le scelte vengono fatte senza che sia possibile discuterne davvero, come appunto la stessa Unione Europea impone da tempo.

Noi poniamo la questione europea innanzitutto come una questione di democrazia. La questione di fondo è la totale incompatibilità tra l’Unione e la nostra Costituzione. Questa è l’alternativa reale in campo oggi. Quelle che hanno affascinato alcuni settori della sinistra, gli Stati Uniti di Europa oggi ripresi da Renzi, o gli stati socialisti di Europa per i più radicali, sono bubbole senza aggancio con la realtà.

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Intervista su "Potere al Popolo"

Figure intervista Francesca Coin

potere e1517960021272La prima domanda è molto semplice: conosci Potere al popolo?

Non ho seguito direttamente l’iniziativa di Potere al Popolo. Ero all’estero nel momento in cui è stata cancellata l’assemblea del Brancaccio ed è stata indetta l’assemblea fondativa, dunque non ho potuto seguire quest’esperienza se non attraverso terzi (attraverso amici che magari sono coinvolti direttamente, o attraverso i media). L’idea che mi sono fatta, in questo senso, è un’idea indiretta, attraverso la quale penso di aver colto solo alcuni aspetti del percorso da cui il progetto nasce e delle finalità che si pone.

 

La seconda domanda richiede una risposta forse un po’ impressionistica, legata al nome della lista e ai due termini che in esso compaiono. Potere e Popolo infatti sono due termini ormai desueti nel discorso di sinistra. Come valuti la scelta?

Forse questa è la domanda più delicata: il concetto di popolo non solo è desueto ma è anche divisivo, in quest’epoca, forse anzitutto in Italia. Il concetto di popolo nasce dall’identificazione hobbesiana con lo Stato-nazione, e allude a una specie di volontà unica che esiste come riflesso dello stato, “se stato, allora popolo”, diceva Virno commentando Hobbes. Questo “uno”, di fatto, non è mai dato ma esiste nell’immaginario collettivo e oggi esiste ancorpiù come espressione della nostalgia.

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Se soffia il vento

Le ragioni concrete di Potere al popolo

di Emanuele Zinato

Potere al Popolo P 900x445[Nelle prossime settimane verranno pubblicati una serie di interventi riguardanti Potere al Popolo.
All’interno della redazione è in atto un dibattito intenso sul nuovo soggetto politico nato a novembre dalla proposta dell’ex-Opg di Napoli. Fra noi alcuni ci stanno lavorando attivamente, altri no; in ogni caso il dibattito ha prodotto una serie di domande, problemi, criticità rispetto a un progetto difficile da comprendere nella sua complessità, in particolare in rapporto al momento storico – il presente – nel quale tutto ciò sta accadendo. A partire dall’impegno dei singoli e dai dubbi di tutti, abbiamo chiesto un contributo ad alcune figure del panorama culturale italiano, accademici e non accademici, scienziati e umanisti, scrittori, sociologi, giornalisti, giuristi… figure attive politicamente o meno; entusiasti o critici nei confronti di Potere a Popolo; con i quali, in ogni caso, pensiamo di condividere una serie di valori che banalmente possiamo chiamare di sinistra.
(Molti non ci hanno risposto).
Abbiamo chiesto un intervento che argomentasse entusiasmi, dubbi, problematicità e nodi fondamentali, e – favorevole o contrario al progetto – riuscisse a produrre un discorso critico, in un momento come la campagna elettorale ostile ad accogliere le contraddizioni.]

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cuneorosso

Le elezioni del 4 marzo

Arsenico, vecchi merletti e nuove questioni

di redazione di "Il cuneo rosso"

storybook 2647359 1280 608x400In un contesto internazionale, europeo e medio-orientale carico di tensioni e di incognite, effetto di una grande crisi irrisolta, l'Italia va verso l'ennesima giostra elettorale. Il "popolo sovrano" è stato convocato alle urne: ha facoltà di scegliere tra la bellezza di 75 simboli. Le elezioni democratiche non hanno mai detto bene ai lavoratori anche quando, rarissimamente, i loro partiti le hanno vinte, o non le hanno perse. Restano, tuttavia, un indicatore degli umori e degli orientamenti dei diversi strati e classi sociali, e della capacità delle forze politiche di determinarli, indirizzarli, interpretarli. Perciò è il caso di chiedersi se in vista del 4 marzo c'è qualcosa di nuovo sotto il sole. Dal nostro osservatorio tre sembrano le cose interessanti, anche se non sono nuove, o del tutto nuove. Una sola sarebbe sorprendente davvero, ma è al semplice stato di ipotesi...

 

Un forte astensionismo

La prima è un forte astensionismo, destinato forse a allargarsi. I sondaggi lo danno oltre il 30%, con punte del 45% (almeno) tra i 18-24enni. Non è però un semplice fatto generazionale. La tendenza a non votare è particolarmente accentuata tra gli operai (vedi l'inchiesta di Griseri a Mirafiori) e negli strati sociali più precari ed emarginati, come accade da decenni negli Stati Uniti e in tempi recenti in molti paesi europei.

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Intervista sul “Potere al Popolo”

Geraldina Colotti intervista Viola Carofalo e Giuliano Granato

26169753 1626941547353747 259886652524449645 nNel XX secolo gli operai e i comunisti hanno esercitato una eccezionale influenza nelle vicende italiane. La storia del PSI, quella del PCI e quella della sinistra rivoluzionaria degli anni Settanta espongono un patrimonio imponente di esperienze che ha avuto innanzitutto il merito di collegare inestricabilmente la dimensione politica e quella sociale dell’attività delle classi subalterne. La lotta per i miglioramenti reali della vita quotidiana si saldava a un orizzonte di liberazione globale che conferiva forza alle battaglie sindacali e alla richiesta di riforme. Non a caso, quando questo orizzonte è venuto meno, è mancata anche la spinta all’unità, l’intelligenza pratica, l’analisi della realtà e l’innovazione organizzativa. Ne è scaturita una condizione di minorità e di sudditanza che ha abituato alla frammentazione, alla sfiducia, e alla confusione culturale. In una parola, da molti anni a questa parte il proletariato italiano risulta privo di quella indipendenza e autorevolezza politica che ne avevano fatto uno dei protagonisti maggiori della storia europea e uno dei punti di riferimento indiscussi del dibattito rivoluzionario internazionale.

Fino a qualche settimana fa, le elezioni politiche previste per il marzo del 2018 non sembravano proporre alcun elemento di novità sostanziale. Il processo apparentemente tormentato di riaccorpamento alla sinistra del PD di una nuova formazione politica zeppa di ex-ministri e sottosegretari, di magistrati di alto rango e di vecchi e nuovi professionisti delle istituzioni, è apparso sin da subito un mero episodio trasformistico tutto interno alla vicenda di un ceto politico irreparabilmente scollegato dalle classi popolari.

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Potere al popolo, il fronte anticapitalista e l’unità dei comunisti

di Roberto Villani

Per l’assemblea nazionale del 17 dicembre, alcune considerazioni sulla prospettiva futura di Potere al Popolo: la costruzione di un fronte anticapitalista dei comunisti

Potere al Popolo bellaIl percorso nato al Teatro Italia su iniziativa dei compagni di Je so’ pazzo, ad oggi denominato “Potere al popolo” ha sparigliato le carte del litigioso e confuso mondo della sinistra, incidendo in particolare sulle vie intraprese dalle organizzazioni ad impostazione marxista.

I giovani e capaci militanti napoletani, coadiuvati dalle loro “articolazioni territoriali”, tra tutti i Clash city workers di Roma, inserendosi nello spazio lasciato libero dalle macerie del Brancaccio, sono riusciti a creare le condizioni per la nascita di un progetto coerente e ben delineato che, differentemente da molti precedenti tentativi fatti a sinistra, ha legami solidi e ben visibili con la classe lavoratrice e proletaria, con i precari, i disoccupati, gli occupanti, gli sfruttati, i licenziati… e più in generale con chi subisce la crisi generata dal capitale.

Molti lavoratori impegnati come avanguardie nelle diverse vertenze sono stati immediatamente coinvolti: da quelli di Almaviva, a quelli di Sky, agli autisti di Atac, ai metalmeccanici delle acciaierie di Terni, ai lavoratori autoconvocati della scuola e tanti altri ancora…

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lacausadellecose

Elezioni e “Potere al popolo”

di Michele Castaldo

tumblr m6p6vqZg581qm6yb6Si avvicina la fine della legislatura e si avvicinano le nuove elezioni politiche, si scaldano i motori, c’è una sorta di fremito fra gli apparati dei partiti vecchi, nuovi, nuovissimi e qualcuno addirittura in via di formazione come quello che viene dagli ex occupanti dell’Opg (per qualche povero sprovveduto che capitasse per caso a leggere queste note: si tratta di giovani occupanti del vecchio manicomio giudiziario di Napoli).

Si scatena immediatamente il dibattito a “sinistra”, cioè di quei rimasugli del sessantottismo e settantasettismo che, nostalgici di un movimento che fu, rimbalzano tra parole d’ordine, programmi o astensionismo di principio senza cavare – come suol dirsi – un ragno dal buco. Tentativi su tentativi che si ripetono e puntualmente falliscono senza che ci si domandi perché. Pazienza.

Va detto – per onestà - che a monte di questi atteggiamenti c’è, da una parte, una profonda ignoranza sulla storia della lotta delle classi e, dall’altra parte, la voglia tutta soggettiva (istica) di voler “incidere” nei processi storici attraverso la propria azione, una sorta di coscienza esterna da immettere nelle masse.

Ora, il voto rappresenta da sempre uno stato d’animo delle classi sociali a un certo stadio di sviluppo dei rapporti fra gli uomini. Esse vanno perciò distinte secondo tre fasi: un momento di stagnazione sociale, un movimento ascendente delle classi subordinate e un movimento in riflusso delle stesse.

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Sinistra ed elezioni, la traversata nel deserto è appena iniziata

di Militant

Desert Wallpapers HDOgni situazione concreta impone un ragionamento anch’esso il più possibile concreto. Le elezioni non sfuggono a questa semplice regola della politica, quella per cui non esistono schemi precostituiti. Ecco il motivo per cui le imminenti elezioni di marzo costringono la sinistra (quantomeno la sinistra credibile, ché quella incredibile già va indossando il costume double-face elettoralista/astensionista) ad una riflessione seria e originale. Il progetto di una lista di sinistra, Potere al popolo, in questi giorni ha contribuito a movimentare il dibattito elettorale, costretto fino a pochi giorni fa a barcamenarsi tra le pastoie liberali di Mdp-Si e il folklore opportunista del Brancaccio. Un dibattito che avremmo volentieri evitato, per due motivi: siamo, in fondo, un piccolo collettivo cittadino, incapace di spostare alcunché in termini politici ed elettorali nazionali; parliamo di una lista fatta in gran parte da compagni riconosciuti, dunque anche posizioni critiche esasperate avrebbero avuto poco senso. Lo scorso sabato però Eurostop, la piattaforma politica anti-europeista di cui facciamo parte, ha deciso di aderire al progetto della lista Potere al popolo. A questo punto ci è parso giusto dire la nostra in merito, perché è un evento che ci coinvolge direttamente.

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socialismo2017

La sinistra Subbuteo e la vera partita del paese

di Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta

subbuteoIl Brancaccio è fallito. Meno male. Forse qualcuno la smetterà di tentare di aggregare gli sconfitti usando le stesse parole d’ordine che hanno causato la sconfitta stessa. Forse qualcuno la smetterà di credere che la proposta dell’unità della sinistra sia il sostituto efficace di una vera strategia politica, quando per la maggior parte del popolo italiano “sinistra” significa per lo più delusione e liberismo. Il Brancaccio è fallito e questo, nel piccolo mondo della sinistra radicale, può essere un piccolo evento salutare perché impedisce che tutta quella sinistra si attacchi da subito al carro dei D’Alema e dei Bersani, e si presti perciò a fare la forza di complemento per i vari governi d’emergenza che dovranno garantire l’ “europeismo” del paese, e quindi la sua subordinazione al liberismo. E perché dopo il fallimento qualcuno ha pensato di reagire. Cosicché, dall’assemblea romana di Je so’pazz’, da Rifondazione, dal Partito Comunista, da diverse realtà di base e singoli militanti è emersa l’esigenza di formare una lista popolare per le prossime elezioni. La reazione è comprensibile e positiva, e addirittura, in qualcuno degli interventi in cui si è espressa, è accompagnata da qualche sortita dal linguaggio abituale e da qualche significativo spostamento in direzione anti Ue. Tanto che Eurostop, l’organizzazione di sinistra che con maggior impegno ed efficacia lavora per una rottura dei vincoli europei, ha accettato l’invito a discutere della fattibilità politica e tecnica della lista elettorale.

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carmilla

Non abbiamo più niente, compagni, siamo orfani

di Fabio Ciabatti

Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria, manifestolibri, 2017, pp. 128, € 12,00

122 il movimento del 77ridE se il movimento del ’77 avesse lavorato per il re di Prussia? Se quella generazione di giovani militanti contrapponendosi frontalmente alla cultura, ai valori e alle pratiche della sinistra storica in nome di un altro tipo di comunismo non avesse fatto altro che aprire la strada ai modelli individualistici e consumistici che si sarebbero affermati definitivamente negli anni successivi? È questa una delle possibili chiavi interpretative del ’77 che, attraverso la rassegna di testimonianze e studi storici, emerge dal breve ma denso volume di Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria. Nel libro affiorano molte altre tematiche. Tra le più significative c’è la negazione dell’idea che si possa tirare una netta linea di separazione tra la cosiddetta ala creativa del movimento e quella violenta. Però, dal mio punto di vista, la domanda iniziale pone forse la questione più inquietante. Rispondere affermativamente significherebbe dare ragione a uno dei mantra dei nostri tempi, formulato con esemplare chiarezza da Margaret Thatcher poco tempo dopo le vicende qui considerate: “there is no alternative”. Se anche chi voleva fare la rivoluzione ha finito per favorire l’affermazione dell’ideologia neoliberista, quale speranza può rimanere per pensare un cambiamento radicale?

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