Avviso

Ricordiamo agli utenti che gli articoli possono essere inviati per email, stampati e salvati in formato pdf cliccando sul simbolo dell'ingranaggio in alto a destra dell'articolo (nel menù a tendina la voce "Stampa" consente sia di stampare che di salvare in pdf).

ubure

Il "Noir" nella Città di Quarzo

di Ubu Re

Tratto dall'affascinante libro di Mike Davis "La Città di Quarzo" (Manifestolibri - 1993), un potente affresco dedicato al "noir" dove si intrecciano politica, letteratura, cinema e vicende umane, sul grandioso sfondo di una dura e "postmoderna" metropoli, che allora era il futuro e oggi, forse, il passato: Los Angeles.

Ho inserito, naturalmente, musica per i pazienti: Swans, Dead Kennedys, X e Art Pepper

a40a81d4 60ca 11e2 a31a 00144feab49aNoirs!

Nel 1935, il famoso scrittore radical Lewis Corey (il cui vero nome era Louis Fraina) annunciò nel suo Crisis of the Middle Class che il «Sogno Jeffersoniano» era moribondo: «Quell’ideale middle class è finita, e non la si può far risorgere. Oggi gli Stati Uniti sono una nazione di lavoratori dipendenti e di diseredati». In un momento in cui contabili senza lavoro e agenti di borsa in rovina stavano in coda per un piatto di minestra a fianco di camionisti e di operai delle acciaierie, il bigottismo middle class degli anni ’20 era ormai costretto a nutrirsi solo di un obsoleto orgoglio di classe. Corey avvertiva che una classe media in caduta verso il basso, «in guerra con se stessa», stava avvicinandosi a grandi passi a un crocevia radicale, dal quale si sarebbe diretta o verso il socialismo o verso il fascismo. 

L’evocazione del duplice fenomeno di pauperizzazione e di radicalizzazione della classe media trovava un riscontro letterale e appropriato a Los Angeles nei primi anni ’30, più che in qualsiasi altra parte del paese.

alfabeta

L’età del turismo

Un'industria basata sull'empatia del divertimento

Marco Dotti

Selfie Dubai Tower 8Che cosa cerca, che cosa trova, che cosa, al più, spera di trovare o s’impone di cercare il turista impegnato a farsi un selfie davanti a una di quelle cattedrali della simulazione imperfetta che sono le varie “venezie” in replica sparse per il globo?

Prendiamo The World, il parco a tema vicino a Pechino.

Le Piramidi, il Partenone, i moai dell’Isola di Pasqua. Tutte riproduzioni, certamente. Ma, in scala o meno che siano, queste riproduzioni giocano un ruolo nella costruzione di un immaginario, così come i turisti giocano una parte in qualcosa che eccede questo immaginario sfondando in un campo, il “turismo”, che stentiamo a elaborare a pieno. Tutto suona inautentico, in questo gioco fra ruolo e parte, non fosse che per il fatto che una parte di quel tutto, in qualche modo, resiste e sfugge al circolo, fin troppo vizioso, del “post-”.

Anche del turismo odierno si è parlato in termini di post-turismo, forse perché nel fenomeno del turismo di massa e della nozione di “città turistica” che vi si connette si è tardato a cogliere la valenza epocale e il “post”, in questo come in molti altri casi, è valso da esorcismo.

informareassstud

Dignità indecorosa

Riflessioni sui tempi che viviamo

controlli poliziaIl concetto di decoro è oggi tornato alla ribalta. Utilizzato come giustificazione delle norme contenute nella Legge Minniti-Orlando, accostato, come sinonimo, ai concetti di «vivibilità» e «sicurezza», l’utilizzo di questo termine occulta malamente un aumento dei poteri discrezionali e repressivi degli apparati dello Stato (sindaci, questori, apparati di polizia, ecc.).

In questo testo proviamo a riflettere sulle implicazioni culturali del suo utilizzo, sul suo portato ideologico e su come evitare di cadere nelle grinfie di questo concetto.

* * * *

Ogni nozione paga pegno al proprio tempo e al proprio luogo di origine. Le idee del mondo nelle quali queste prendono vita, ne costituiscono infatti l’essenza più genuina. Per questa ragione non esistono nozioni neutre, parole “libere”. Di più, poiché il senso di un discorso non è frutto della semplice somma delle singole proposizioni, né tanto meno dei singoli termini, ma è dato piuttosto dal lavoro solidale di tutti gli elementi che compongono un discorso (una teoria, una dottrina, una visione della del mondo…), è impossibile o quasi appropriarsi dei concetti senza fare i conti con le implicazioni di cui questi sono portatori.

idiavoli

London is burning: un rogo di classe

di I Diavoli

Londra è una città rigidamente divisa in classi sociali e bantustan etnici, compartimenti stagni tanto sovrapponibili quanto impossibili da esondare. Mentre l’inchiesta giudiziaria stabilirà quale è stata la scintilla che ha materialmente scatenato le fiamme alla Grenfell Tower, i motivi dell’incendio già li conosciamo. Il rivestimento, usato per rendere digestibile la visione di questo palazzone agli abitanti dei quartieri ricchi ha preso fuoco in meno di cinque minuti

london tower“London’s burning! London’s burning! All across the town, all across the night” vomita nel microfono la voce rabbiosa di Joe Strummer nel lontano 1977, quando per dare l’assalto al cielo il proletariato metropolitano inventa nuove pratiche di sabotaggio che esondano dai luoghi del lavoro.

Quarant’anni dopo, quando i luoghi del lavoro sono scomparsi o sono stati delocalizzati, e il proletariato metropolitano è stato definitivamente sconfitto nella lotta di classe condotta dall’alto contro i poveri, Londra brucia di nuovo.

“Brucia la città, brucia per tutta la notte”. E’ un rogo di classe. Brucia per tutta la notte la Grenfell Tower, grattacielo di edilizia popolare della zona di Hammersmith. Brucia per tutta la notte Grenfell Tower, e il proletariato urbano crepa, arso vivo o soffocato dal fumo. O lanciandosi dalle finestre.

Sopravvive un bambino che si lancia dal decimo piano. A decine ne muoiono. A decine sono scomparsi, a decine ricoverati in codice rosso.

lavoro culturale

Nel rovescio della libertà: il neofeudalesimo neoliberale

di Daniele Lo Vetere

Una recensione all’ultimo, magmatico, ma coerentissimo, libro di Massimo De Carolis, “Il rovescio della libertà. Tramonto del neoliberalismo e disagio della civiltà”, Quodlibet, 2017

433x3251495709445087download 1 Dopo l’attentato suicida di Manchester, Theresa May ha chiesto a Google, Facebook, Twitter di fare di più per contrastare il terrorismo. Siamo di fronte a qualcosa che fino a non troppo tempo fa sarebbe stato persino inconcepibile: un rappresentante del potere politico legittimo che chiede a un’azienda privata di farsi carico di una propria prerogativa, ovvero rispondere al sentimento politico fondamentale del bisogno di sicurezza, altresì detto paura. Una dichiarazione del genere, in fondo, ormai non ci stupisce (o terrorizza) quanto in effetti dovrebbe. L’ambizioso libro di Massimo De Carolis, Il rovescio della libertà, spiega molto bene perché.

De Carolis va alla radice di quel vero e proprio «congegno di civilizzazione» che è il neoliberalismo: non una semplice copertura ideologica e sovrastrutturale per un capitalismo rapace, ma l’unico esperimento che, ad oggi, avrebbe cercato di dare una risposta operativa all’ormai secolare disagio della civiltà moderna, di cui il principio di sovranità era uno dei perni. Questo congegno, però, sarebbe già fallito in modi abbastanza disastrosi: ecco perché ci troviamo immersi in una società in cui la schmittiana “guerra partigiana” si è ormai sostituita alla guerra fra nazioni e in cui il potere politico è stato strutturalmente marginalizzato, ma solo per avvantaggiare nuovi poteri feudali monopolistici non legittimati democraticamente.

ilpedante

Le vaccinazioni, e il resto

di Il Pedante

vaccinesSecondo il ministero della Salute, nei primi mesi del 2017 è esplosa un’epidemia di morbillo. Qualcuno parla già di «incubo». Al 23 maggio si contavano 2.581 casi dall’inizio dell’anno (lo 0,004% della popolazione nazionale). In tutto il 2016 erano stati 866, nel 2015 solo 259. Secondo il ministro Lorenzin e diversi esperti, il picco sarebbe dovuto al calo delle vaccinazioni passate dal 90% (2013) all’85% (2015) di copertura.

Osservando gli anni passati, nel 2008 vi furono 5.312 casi (+793% rispetto all’anno precedente) preceduti da un aumento della copertura vaccinale simmetrico al calo oggi lamentato: dall’86% (2004) al 90% (2007). Nel 2011 i casi erano 4.671 quando ormai la copertura si era ininterrottamente attestata sul 90% o più nei cinque anni precedenti. Su quale base statistica si afferma quindi che l’epidemia del 2017 è dovuta al minor numero di vaccinazioni?

pol.it

Il contributo decisivo dei mass media alla violenza

di Marco Nicastro

i mass media inducono alla violenzaÈ ormai stancante per me tornare su questo argomento, già affrontato in un altro articolo uscito tempo fa su questa rivista. Capita spesso che gli appelli delle persone più informate e con intenzioni serie, lontane dal desiderio di visibilità mediatica, rimangano inascoltati. Il problema su cui ancora una volta vorrei soffermarmi è quello della violenza e della comunicazione di questa all'opinione pubblica da parte dei media. Sentiamo abbastanza spesso ormai notizie di omicidi, suicidi, stragi familiari, fino alle più fisicamente lontane, ma non meno coinvolgenti da un punto di vista emotivo, stragi terroristiche o di guerra. La sensazione mia, ma credo sia condivisibile anche da altri (almeno da quello che mi capita spesso di sentire parlando con le persone), è di oppressione dinnanzi a queste notizie, e anche della sensazione che i fatti su cui vertono sia numericamente sempre più rilevanti. Dubito che si tratti di una semplice impressione soggettiva; poco importa dal mio punto di vista, perché se fosse anche solo un'impressione soggettiva di un'accresciuta violenza nella nostra società, un'impressione comunque diffusa e forte, questa non potrebbe poi non avere conseguenze effettive sulla vita del singolo e di molti. Infatti, tanto più una persona o un gruppo di persone si sente attivato e coinvolto emotivamente in qualcosa, anche se poi magari non è effettivamente così, tanto più sarà incline a prendere certe decisioni o a mettere in atto certi comportamenti in risposta.

oltreleuro

Estrarre, mercificare e sorvegliare

di Dario Guarascio

Dario Guarascio sarà ospite, assieme a Marco V. Passarella, del convegno “LAVORO E AUTOMAZIONE“, che si svolgerà il prossimo 3 giugno a Perugia. Per sapere di più del convegno di Perugia clicca QUI

Cropped big brother is watching 1984 630x473La trasformazione in atto è visibile anche guardando ai dati economici. In pochissimi anni, una manciata di multinazionali del capitalismo digitale – Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Apple, per citare le più rilevanti – è divenuto il blocco di potere globale più significativo dal punto di vista del valore economico e della capacità d’influenza politica.

Nella Londra di 1984 (Penguin, 2008 p. 326), il solo luogo dove Winston Smith può nascondersi per sfuggire allo sguardo inquisitorio di Big Brother è una piccola intercapedine della sua casa. Asserragliarsi in quel rifugio è l’unica strategia per pensare in modo autonomo fuggendo dall’eterno presente in cui sono costretti gli abitanti di Oceania. La sorveglianza ininterrotta e la sistematica distruzione di tutto ciò che è esperienza e storia annichilisce l’arbitrio, erigendo il riflesso condizionato a norma comportamentale. Nel 1984, lo stato d’emergenza permanente giustifica ogni forma di repressione e rende accettabili le più odiose condizioni sociali. Una comunicazione di massa cacofonica e martellante inverte e mortifica il reale, ad uso e consumo dei governanti. Guerra è pace. Ignoranza è forza. Libertà è schiavitù. Più si dimostra contraddittoria e priva di coerenza e più la cultura dominante stringe il giogo al collo delle masse, conformando i pensieri nei loro meandri più profondi.

micromega

Difesa del territorio, difesa della democrazia

di Paolo Ortelli

- Antonio Cederna, I vandali in casa, a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari 2006 (ed. or. 1956)
- Piero Bevilacqua, Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo, Laterza, Roma-Bari 2010

cederna bevilaqua 510Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi[1]

La forma di una città cambia più in fretta – ahimè – del cuore degli uomini.
Charles Baudelaire

“I vandali in casa” di Antonio Cederna e “Il grande saccheggio” di Piero Bevilaqua: due testi fondamentali per riscoprire l’attualità del pensiero di Cederna – padre nobile delle moderne leggi di tutela delle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane – e comprendere la centralità del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttività del capitale.A commento del successo internazionale della Grande bellezza, Raffaella Silipo scriveva sulla Stampa: «Gli americani si immaginano l’Italia esattamente così: splendide pietre e abitanti inconcludenti».[2]

marx xxi

Attacchi informatici e guerra planetaria

di Francesco Galofaro*

wannacrySembra la trama di un film di fantascienza: il 12 marzo il mondo intero, al risveglio, scopre di essere sotto attacco di un virus. I danni sono incalcolabili: fabbriche bloccate, università ferme, i centralini del pronto soccorso non sono più in grado di inviare un'ambulanza. A partire dall'Inghilterra e nel giro di poche ore, seguendo la rotazione terrestre, il virus si diffonde a oriente: duemila sistemi informatici si fermano in Iran, trentamila in Cina. In Italia si teme l'effetto-lunedì, il giorno in cui gli impiegati tornano al lavoro dopo il fine settimana.

“Voglio piangere” (wannacry), è un ransomware: un sistema escogitato per chiedere un riscatto. Entra nel tuo computer attraverso un “buco” delle vecchie versioni del sistema operativo Windows, cripta i dati del tuo disco e non li decodifica finché non paghi una somma in bitcoin, la moneta privata virtuale internazionale più amata dalle organizzazioni criminali.

Fin dal primo giorno il New York Times punta il dito contro la NSA, la National Security Agency statunitense: si sarebbero lasciati rubare Eternal blue, uno degli svariati sistemi che impiegano per infiltrarsi nelle reti dei PC [1].

sinistra

Innovazione tecnologica vs progresso sociale

Il dilemma dell’Egemonia digitale nella ricerca di Renato Curcio

di Eros Barone

egemoniadigitaleDopo L’impero virtuale, pubblicato nel 2015, l’Egemonia digitale a cura di Renato Curcio (Sensibili alle foglie, Roma 2016) è il secondo elemento di un dittico saggistico attraverso il quale l’autore ha descritto ed analizzato le trasformazioni che le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) hanno prodotto all’interno della società e, segnatamente, nel mondo del lavoro. Va subito osservato che il pregio della ricognizione condotta da Curcio non consiste soltanto nel quadro teorico del ‘capitalismo digitale’, che essa contribuisce a delineare, ma anche e soprattutto nell’inchiesta, che sostanzia tale quadro, sulle esperienze vissute dai lavoratori che hanno partecipato agli incontri di ricerca/azione organizzati intorno al tema cruciale che è al centro dell’indagine: l’uso capitalistico delle tecnologie informatiche in funzione dell’egemonia. Ed è, per l’appunto, quest’ultima categoria, di chiara derivazione gramsciana, che permette all’autore di elaborare un modello analitico di quell’intreccio fra dominio e subordinazione che fa della Rete «l’espressione estrema dell’espansione capitalistica, la più pervasiva»1 , laddove l’obiettivo strategico, quindi politico-culturale, cui tende l’egemonia digitale messa in opera dalle classi dirigenti capitalistiche attraverso la Rete e le altre tecnologie che le fanno corona è giustamente individuato nella “colonizzazione dell’immaginario”.

la citta futura

La logica securitaria

di Renato Caputo

Le origini storiche, economiche e filosofiche della logica securitaria, ormai imperante anche nel nostro paese

pinochet XLMarx ed Engels sin dalla Sacra famiglia, la prima opera scritta a quattro mani, mettono in evidenza come il fondamento nascosto delle dichiarazioni dei diritti umani, grande portato della Rivoluzione francese, sia proprio la sicurezza, intesa essenzialmente come sicurezza nel libero godimento della proprietà privata. Quindi la triade che domina questo manifesto della borghesia – al culmine della sua fase rivoluzionaria – non è, come solitamente si sente ripetere: libertà, eguaglianza e fraternità, ma, piuttosto: libertà, proprietà ed eguaglianza. Dove la proprietà è il termine medio che illumina gli altri due, facendo sì che la libertà sia intesa come libero usufrutto della propria proprietà al fine di ampliarla, di modo che a essere effettivamente liberi sono solo i proprietari, mentre agli altri non resta altro che la libertà di far sfruttare dai primi l’unica merce di cui sono ancora in possesso, ovvero la forza lavoro. Tanto che la stessa eguaglianza è funzionale essenzialmente a tale libera compra-vendita della forza lavoro, al fine di sfruttarne il valore d’uso per produrre quel plusvalore – rispetto al valore di scambio della forza-lavoro corrisposto al salariato – da cui deriva il profitto dell’imprenditore, vero scopo finale dell’intero processo produttivo nella società capitalistica.

letture

I “crimini dell’economia”. Una lettura criminogena del capitalismo

Intervista a Vincenzo Ruggiero*

Vincenzo Ruggiero, I crimini dell’economia. Una lettura criminologica del pensiero economico, Feltrinelli, 2013

27684Professor Ruggiero, Lei è autore del libro I crimini dell’economia. Una lettura criminologica del pensiero economico pubblicato per i tipi di Feltrinelli: in che modo la prospettiva criminologica può esser utile nell’analisi del pensiero economico?

L’idea di scrivere ‘I crimini dell’economia’ mi è venuta dopo aver letto molte analisi economiche della criminalità. Gli economisti, infatti, hanno visitato spesso il terreno della criminologia, esaminando la logica razionale dei reati. In difesa del suo lavoro sul crimine come scelta, il Premio Nobel per l’economia Gary Becker ha fatto notare che anche chi commette reati può essere trattato da homo oeconomicus, e ha ricordato ai lettori che due grandi fondatori della disciplina criminologica, Beccaria e Bentham, applicavano esplicitamente un approccio economico nella loro analisi dei delitti e delle pene. Il mio libro intende restituire la visita, proponendo una lettura criminologica del pensiero economico. Del resto, il sapere economico si occupa di creazione e acquisizione di ricchezza, di mercati, di legittimità e devianza dalle regole che guidano l’arricchimento. È questo un campo che appartiene anche all’indagine criminologica.

paginauno

Facebook ai tempi della governance globale

di Giovanna Cracco

facebookIl 16 febbraio Mark Zuckerberg pubblica su Facebook - dove altro? - quello che subito i media definiscono un "manifesto politico": si intitola "Building Global Community", Costruire la comunità globale (1). Il documento segue una fase critica: nei mesi immediatamente precedenti, per due volte il social network è finito sotto l'attenzione dell'opinione pubblica durante la campagna presidenziale statunitense, prima con l'accusa di aver penalizzato i post a favore di Trump e promosso la visibilità di quelli pro Clinton, poi catapultato nella discussione mediatica sulla post verità, in quanto ritenuto responsabile di avere contribuito alla diffusione di fake news che avrebbero favorito sia la vittoria della Brexit che quella di Trump (2). Ne è seguita a dicembre la dichiarazione dello stesso Zuckerberg che Facebook debba oggi essere considerata una media company, ossia una società con responsabilità editoriale, e non una semplice piattaforma veicolo di contenuti caricati dagli utenti, con la conseguente dichiarazione d'intenti di voler adottare un sistema di controllo sui post pubblicati.

effimera

Impegnare i debitori al giusto pagamento

di Stefano Lucarelli

Prefazione al libro di Marco Fama, Il governo della povertà ai tempi della (micro)finanza, (Ombre Corte) 

povertàIo non consiglio pertanto la Vostra Grazia di
proteggere il popolo che si rifiuta di pagare
gli interessi o di impedirgli di pagarli, perché non
si tratta di un onere che un principe nel suo diritto
fa pesare sul popolo, ma di un tormento ch’esso si
è preso volontariamente. Dobbiamo quindi tollerare
tutto ciò e impegnare i debitori al giusto pagamento
e non permetter loro di essere indulgenticon sé stessi
o di cercare un rimedio a loro vantaggio, ma porli
sullo stesso piano degli altri uomini. (
Martin Lutero,
risposta a Federico di Sassonia, 18 Giugno 1524)[1].

Spesso la legittimazione dei poteri, e del conseguente sfruttamento, trae linfa dalla confusione. Leopardi annota che “il dare al mondo distrazioni vive, occupazioni grandi, movimento, vita; il rinnuovare le illusioni perdute ec. ec. è opera solo de’ potenti.”[2]