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utopiarossa2

Postdemocrazia, pseudopopulismo e la trappola dell'antipopulismo

di Michele Nobile

Il saggio qui pubblicato segue i precedenti intorno alla questione del populismo già apparsi su questo blog a firma dello stesso Michele Nobile: «Donald Trump: vedette pseudopopulista della società dello spettacolo» e «Pseudopopulismo e stile paranoide in politica». Se ne consiglia caldamente la lettura

mule representing the democratic party1. Un radicale cambiamento nell’approccio ai fenomeni detti populisti

Populista! è ingiuria assai frequente, direi quanto il prezzemolo in cucina, tanto che fra le battute del teatro politico ha preso il posto di un’altra, che pare obsoleta: comunista!

Tuttavia, gli epiteti populismo e populista sono straordinariamente versatili.

Populisti sarebbero Marine Le Pen e l’olandese Geert Wilders, Beppe Grillo e Matteo Salvini, il turco Recep Tayyip Erdoğan e i britannici Nigel Farage e Boris Johnson; ma alla lista possono aggiungersi anche Alexīs Tsipras e Syriza prima maniera, Jeremy Corbyn e Bernie Sanders. Se poi lasciamo vagare l’etichetta del populismo nel tempo e nello spazio, vedremo che essa si appiccica a Gandhi e Nasser, a Frantz Fanon, Julius Nyerere e Thomas Sankara e, ovviamente, ai tanti populisti latinoamericani: Víctor Raúl Haya de la Torre, Lázaro Cárdenas, Juan Domingo Perón e sua moglie Evita, Víctor Paz Estenssoro e Fidel Castro, fino ai più recenti neopopulismi: il subcomandante Marcos, Hugo Chávez, Evo Morales e Rafael Correa.

micromega

Rebus Catalogna dopo la vittoria delle destre

Urge exit strategy per Podemos e Colau

di Steven Forti e Giacomo Russo Spena

Se l'indipendentismo è risultato maggioritario col 47,5% dei voti – vincendo ma non convincendo, fermo ai 2milioni di consensi del 2015 – la vera vincitrice del voto catalano è stata la destra nazionalista spagnola. La sinistra di Catalunya en Comú-Podem ha perso nei quartieri popolari proprio a scapito di Ciudadanos. Ora serve una nuova strategia per uscire dalla polarizzazione dello scontro e da un’impasse che rischia di cronicizzarsi

parlamento catalano 510Una catastrofe annunciata: hanno vinto le destre. Ogni analisi sensata del voto catalano deve assumere questo dato. Una pagina buia per le sinistre, per el cambio nel Paese e per la stessa Catalogna che, divisa, rischia un processo di ulsterizzazione. La sconfitta del premier Mariano Rajoy (con la repressione annessa) è un mero contentino. La polarizzazione dello scontro ha portato, infatti, al trionfo della destra nazionalista (Ciudadanos) e della destra indipendentista (Junts per Catalunya).

Il partito di Albert Rivera, la Podemos di destra come qualcuno la definiva agli albori, ottiene il 25,3% affermandosi come primo partito. L'ex governatore, fuggito in Belgio, Carles Puigdemont conferma, invece, la sua leadership all'interno dell’eterogeneo blocco indipendentista che, nelle elezioni del 21 dicembre, risulta maggioritario in Catalogna.

I partiti indipendentisti (Junts per Catalunya, Esquerra Republicana de Catalunya, Candidatura d’Unitat Popular) mantengono la maggioranza assoluta nel Parlamento di Barcellona (70 deputati su 135, ne avevano 72 nell’ultima legislatura), favoriti dalla legge elettorale che premia le circoscrizioni rurali. Guadagnano circa 100mila voti rispetto al settembre del 2015, ma perdono lo 0,3% per l’altissima partecipazione (79%), dimostrando però che quasi la metà dei catalani (47,5%) difendono ancora l’indipendenza della regione.

contropiano2

Facebook rivela che sta rimuovendo accounts di molti utenti su indicazione di USA e Israele

di Glenn Greenwald*

facebook israel 600x300Da un po’ di tempo Facebook funziona in modo strano. Account congelati o cancellati senza apparente motivo, altri inibiti a condividere link o contenuti propri per settimane o mesi. Senza una spiegazione, se non un vago riferimento alle “regole della community”. Senza che venisse nemmeno indicata quale regola fosse stata violata. Insomma: una selezione arbitraria di cosa poteva essere fatto circolare oppure no che ha costretto a individuare nei contenuti stessi la ragione della “censura” feisbukkiana.

Molti hanno a quel punto segnalato che il “blocco” era arrivato subito dopo aver postato o rilanciato notizie provenienti dalla Palestina. Specie dopo le proteste innescate dalla decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendo di fatto questa come capitale dello Stato ebraico (uno Stato confessionale, dunque, come l’Arabia Saudita o l’Iran), su cui i palestinesi non dovrebbero più avere pretese.

Poi questa inchiesta di Glenn Greenwald è arrivata a confermare quanto avevamo cominciato a sospettare.

* * * *

Già a settembre 2016 avevamo evidenziato che alcuni rappresentanti della piattaforma Facebook stavano incontrando alcuni delegati del governo Israeliano, per stabilire la cancellazione di un numero di accounts palestinesi accusati di “sobillazione”.

maelstrom

Votare non è più democratico?

di Damiano Palano

Le elezioni e la "sindrome da stanchezza democratica". Una critica a David Van Reybrouck dalla rivista Spazio filosofico

Lottery1. Introduzione

Rileggendo oggi Solar Lottery di Philip K. Dick, è quasi scontato riconoscere come già in quel primo romanzo fossero presenti molti dei motivi che avrebbero in seguito contrassegnato la produzione dello scrittore americano. Risulta in effetti evidente sin dalle prime pagine come la sua idea della science-fiction tendesse a fuoriuscire dal perimetro di una letteratura di genere destinata allora prevalentemente a un pubblico di giovani (e giovanissimi) lettori, e come la sua raffigurazione di un remoto futuro fosse in realtà una critica della società americana degli anni Cinquanta. Ma più di sessant’anni dopo la sua pubblicazione, si può forse intravedere in Solar Lottery anche una sorprendente prefigurazione delle società dell’inizio del XXI secolo e dei processi che investono le democrazie occidentali. In quel vecchio romanzo Dick immaginava infatti che le società occidentali avessero adottato il sistema della lotteria non solo per distribuire le merci ma anche per assegnare il potere politico. I governanti non erano dunque scelti dagli elettori e le procedure di voto erano state sostituite dall’estrazione a sorte di un Quizmaster, al quale era affidato un potere sostanzialmente assoluto1. E proprio per questo, se certo la distopia di Dick prefigurava la nascita dell’“azzardo di massa”2, lo scenario allestito nel romanzo può essere letto anche come l’anticipazione – certo estrema – di un ripensamento del ruolo che il momento della scelta elettorale ricopre nelle democrazie contemporanee.

la citta futura

Lenin per l’oggi: la centralità della politica contro i piloti automatici

di Ascanio Bernardeschi

Vladimiro Giacché ci parla della raccolta da lui curata degli scritti di Lenin sull'economia della Russia dopo la rivoluzione di Ottobre

tumblr m6p6vx3gQL1qm6yb6Vladimiro Giacché ha recentemente curato una raccolta di scritti di Lenin (Economia della rivoluzione, edito da Il Saggiatore) aventi come tema centrale i problemi della realizzazione del sistema economico di transizione verso il socialismo nella drammatica realtà della Russia post rivoluzionaria. La scelta degli articoli e le parti introduttive, sia quella iniziale che quelle ai singoli capitoli, rendono un grande servizio, nel centenario dell'Ottobre russo, agevolando la comprensione delle difficoltà incontrate lungo un quantomai impervio percorso. Ne viene fuori chiaramente l'approccio leniniano a quelle problematiche, all'interno di un quadro completamente inedito e in cui predominavano arretratezza economica, guerra civile, accerchiamento da parte delle maggiori potenze imperialistiche, carestia e via dicendo. Un approccio fatto di assoluto antidogmatismo, di capacità di ammettere e correggere gli errori, di praticare “ritirate strategiche”, di scendere a patti con forze avverse, per salvare la rivoluzione dalla sconfitta.

* * * *

D. Intanto, Vladimiro, ti ringraziamo per la disponibilità a ragionare con noi di una storia che ci fornisce insegnamenti preziosi anche per l'oggi. Ti chiediamo preliminarmente le ragioni che ti hanno indotto a pubblicare questa antologia e se questo lavoro rientra in un programma più esteso di ricerca sull'economia dei paesi socialisti.

R. Da diversi anni desideravo pubblicare un’antologia di scritti economici di Lenin. Per due motivi.

blackblog

A proposito di "Populismo"

Un commento delle elezioni del 2017 in Francia

di Tom Thomas

Quella che segue è la traduzione della postfazione all'ultimo libro di Tom Thomas, "Le capital automate", in uscita in Francia a fine novembre per le "Editions Jubarte". Inutile sottolineare che naturalmente l'analisi e le considerazioni espresse più avanti, si attagliano benissimo anche alla situazione italiana, pure in mancanza [per ora] del "fattore Macron"!

Boston Tea Party 2Queste elezioni sono un'occasione per tornare al termine "populismo", termine mistificante come si vedrà, ma abbondantemente utilizzato dai media per stigmatizzare il "Front Nazional" ed il partito degli "Insoumis". La crescita esponenziale dell'influenza di questi partiti riguardo un numero non trascurabile di proletari, ha in effetti mostrato assai bene quanta importanza abbia avuto sostenere che non serva a niente sostituire, come essi sostengono, dei dirigenti del "Comitato per la politica monetaria" (MPC) con degli altri dirigenti che affermano di essere "anti-sistema", mentre aspirano solo a dirigere loro stessi quel sistema con lo scopo dichiarato di stimolarne meglio la sua "crescita", vale a dire la valorizzazione e l'accumulazione di capitale.

Questo piccolo libro ci ha ricordato il modo in cui l'opera geniale di K. Marx consente di affermare che, nel Comitato per la politica monetaria, è il movimento di auto-valorizzazione del capitale -  in altre parole, il capitale che esiste solo in quanto valore che si valorizza - a dirigere gli agenti della produzione; e non loro a dirigere il capitale. Loro, vale a dire principalmente coloro che occupano i posti più elevati nel mondo aziendale, nei media, nella finanza e, in particolare, negli apparati dello Stato, e che si sforzano di assicurare una riproduzione sempre più allargata del capitale (la sua accumulazione). Loro sono - e non possono essere altro se non - i «funzionari del capitale».

la citta futura

Linee strategiche e alleanze elettorali

di Circolo “Dolores Ibarruri”- Valdelsa fiorentina

Pubblichiamo un’interessante riflessione sulla ricostruzione dell’identità comunista e non genericamente di “sinistra”, ancor più necessaria durante il passaggio elettorale

sinistra elezioni caduta“ … si dichiara inconsistente il concetto stesso di "scopo finale" e si respinge categoricamente l’idea della dittatura del proletariato; si nega l’opposizione di principio tra liberalismo e socialismo; si nega la teoria della lotta di classe, che sarebbe inapplicabile in una società rigorosamente democratica, amministrata secondo la volontà della maggioranza, ecc.”
(Lenin, Che fare?)
“Prima di unirci, e per unirci,
dobbiamo innanzitutto delimitarci (definirci) risolutamente e con precisione”
(Lenin, Dichiarazione della redazione dell'Iskra)

Da tempo, anche nel PRC, si insiste sulla necessità di un'unità elettorale con forze genericamente “di sinistra”. Ma, prima di stabilire le linee su cui un partito comunista possa, in precise situazioni, andare a un tavolo con forze non comuniste, è doveroso definire i punti fermi dell'identità comunista.

Alcuni compagni sembrano ritenere quasi “obbligatoria”, sempre e comunque, la partecipazione del PRC alle competizioni elettorali, indipendentemente da scelte contingenti e obiettivi di prospettiva delle forze con cui dovrebbe costituirsi l'eventuale unità elettorale.

orizzonte48

La via "reale" alla democrazia necessaria

Luxemburg, Gramsci, Basso e Caffè

di Quarantotto

LA COSTITUZIONE NELLA PALUDE fronte low1. Cerchiamo di definire se e come esistano condizioni di ripristino della democrazia sostanziale, cioè quella "necessaria" accolta dalla nostra Costituzione, perchè, in sua assenza, la democrazia semplicemente "non è", come di dice Mortati, qui, p.4.1.; e non paia che tale interpretazione dell'essenza della nostra Costituzione sia una suggestione storicamente datata, subìta dal massimo costituzionalista italiano (Basso ci testimonia tutt'altro, sulla dialettica del processo costituente, qui, p.4.2.), dato che, simmetricamente, sono gli stessi massimi pensatori "liberali", Pareto, Mosca, Einaudi, a teorizzare che, la democrazia, appunto "liberale", debba necessariamente ridurre la rappresentanza popolare a "finzione" (qui, p.3).

 

2. Nel tentare di porre ordine su questo argomento, comincerei, - in una rapida rassegna compiuta col necessario punto di vista divulgativo-, dal pensiero di Rosa Luxemburg, traendo da un buon lavoro  politico-filosofico (e quindi avulso dal pur fondamentale pensiero economico anticipatore della Luxemburg stessa, per la verità riattualizzatosi per l'imponenza delle forme attuali di imperialismo economico - o globalismo istituzionalizzato, e comunque evolutosi nell'analisi keynesiana di Kalecky). Si veda come, ad esempio, la formula, sopra citata, del democristiano Mortati, sia allineata sull'origine concettuale, e persino lessicale, fornita a suo tempo dalla Luxemburg:

"Un altro punto interessante della riflessione luxemburghiana riguarda la democrazia.

Per la borghesia, scrive Luxemburg, la democrazia diventa superflua o addirittura di impaccio; al contrario per la classe operaia essa resta sempre «necessaria e imprescindibile». Necessaria: «perché sviluppa forme politiche che serviranno al proletariato come punti di partenza e di appoggio per la trasformazione della società»; imprescindibile: «perché solo in essa, nella lotta per la democrazia, nell’esercizio dei suoi diritti il proletariato può diventare cosciente dei propri interessi di classe e dei propri compiti storici».

contropiano2

Fuori dall’Unione Europea o fuori dal Capitale?

di Centro Popolare Autogestito Fi-Sud

karl marx statua ansaQuesto contributo di analisi si inquadra nel contesto del ciclo di incontri, dibattiti, iniziative e proiezioni che abbiamo organizzato in occasione del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e che vedrà il prossimo appuntamento sabato 25 novembre, alle 18.00 al Cpa fi-sud, con Ferdinando Dubla assieme al quale affronteremo la questione della pedagogia sovietica.

Quando abbiamo iniziato a discutere del programma di queste iniziative abbiamo pensato che fosse importante farlo fuori da ogni retorica cercando di organizzare momenti in cui si potesse valorizzare quell’esperienza storica agli occhi di chi ancora oggi lotta per cambiare il sistema di cose presenti e di modo che questo bagaglio e lo stimolo politico andasse nella direzione di rimettere qualche attrezzo nella cassetta.

Noi riteniamo che ancora oggi il socialismo rappresenti una necessità e l’unica possibilità di riscatto per il proletariato: le condizioni e il contesto che portò i contadini, i soldati e gli operai russi a prendere il potere nelle proprie mani non ha fatto altro che procedere nella direzione che i comunisti avevano indicato con sempre maggiori discriminazioni e disuguaglianza, un sempre più forte sfruttamento della forza lavora e sempre più efferate guerre e crisi.

pangea

“Il concetto di Sinistra non ha più alcun senso”

Giovanni Zimisce intervista Guido Viale

Nel suo ultimo libro, l'ex leader di Lotta Continua tenta di redigere il vocabolario del tempo presente. Intervista su: lavoro (precario), sinistra (che non c'è), democrazia (in bilico), ecologia. "Ha stravinto la politica dei grandi interessi, basta vedere Trump..."

Guido Viale 1500x550In rete gira ancora un video che s’intitola “Manifestazione per la liberazione di Guido Viale”. Siamo nel 1968. Università di Torino. A ‘fare il 68’, a Torino, davanti a tutti, c’è lui, Guido Viale. Classe 1943, nato a Tokyo, compleanno fra qualche giorno – il 20 novembre – “Guido Viale è stato – ed è, e rimane – l’autore di una delle cose più belle scritte in quell’anno. L’‘anno mirabile’. Cioè il ’68. L’articolo si intitolava Contro l’Università ed apparve nel numero 33 (febbraio 1968) della rivista Quaderni Piacentini. Contro l’Università – scriveva Viale dall’interno della Università di Torino occupata – che conferma e consolida i rapporti autoritari di classe: baroni contro studenti, studenti benestanti contro studenti nullatenenti. Contro quell’Università che contribuiva, sempre secondo Guido Viale, ad una cultura fatua e compiaciuta”. Questo è Beniamino Placido, su la Repubblica, parecchi anni fa, era il 1994. Quell’anno Viale aveva pubblicato per Feltrinelli Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti che lo aveva eletto a “filosofo ambientalista” (ancora Placido). Nel mezzo, Viale, insieme a Sofri, Pietrostefani, Rostagno, Deaglio, Boato, è stato tra i leader di Lotta Continua. “Nel Sessantotto il tentativo è stato quello di costruire una cultura alternativa dal basso.

vocidallestero

USA, un simulacro di democrazia

di John Steppling

Questo articolo di Counterpunch denuncia apertamente gli USA come una democrazia finta, votata al dominio militare e capace di tenere soggiogata o destabilizzare buona parte del mondo. Per affrontare la situazione occorre però riconoscere che questo processo non è nato con Trump, ma è in atto da decenni. Lo stesso Obama, proprio perché godeva di credito tra il popolo, è stato particolarmente efficace nel portarlo avanti con grandi danni per la classe media e immensi guadagni per i ricchissimi

Democrazia fintaNon riesco a ricordare alcun momento storico in cui la cultura USA sia stata così compromessa come oggi dal controllo della classe dominante. Hollywood sforna un film razzista o sciovinista o guerrafondaio dopo l’altro. I notiziari sono completamente controllati dalle stesse forze che dirigono Hollywood. La classe liberale ha completamente capitolato di fronte agli interessi di una élite USA sempre più fascista. Tutto questo non è iniziato con Donald Trump. Quantomeno bisogna risalire a Bill Clinton, e in realtà bisogna andare indietro alla fine della Seconda guerra mondiale. La traiettoria ideologica si è formata sotto i fratelli Dulles (uno ex segretario di stato degli USA e l’altro direttore civile della CIA a partire dagli anni ’50, NdVdE) e il complesso industriale  militare – che rappresenta gli interessi degli affaristi USA ed esprime l’esigenza di egemonia globale. Ma una volta collassata l’Unione Sovietica, il progetto ha accelerato e si è intensificato.

Un’altra origine può essere identificata con l’operazione fallimentare della Baia dei Porci del 1960, o con l’assassinio di Patrice Lumumba da parte della CIA (e del MI6) nel 1961. Oppure con il discorso di Kennedy del 1962 all’Università Americana che chiedeva la fine della “Pax americana”.

la citta futura

I comunisti e le elezioni

Renato Caputo e Pasquale Vecchiarelli

6c4cb129ac90629cbefdd0ce672c7029 XLI. Delucidazioni a livello concettuale dei compiti dei comunisti in occasione delle elezioni per la selezione del personale volto a dirigere uno Stato imperialista

Da un punto di vista oggettivo le elezioni sono, al contempo, secondo le celebri definizioni di Marx e di Engels, uno strumento per stabilire quale componente della classe dominante avrà per un certo numero di anni la direzione del paese e uno strumento essenziale, un termometro atto a misurare il livello della coscienza di classe. Dal primo punto di vista dunque, nello Stato inteso come sovrastruttura della dominante struttura del modo di produzione capitalistico, le elezioni servono a definire la forma che assume la dittatura della borghesia. In effetti, secondo la nota concezione marxista dello Stato, quest’ultimo rappresenta la forma del dominio a livello strutturale, economico sociale, della classe dominante e del suo blocco sociale sulle classi subalterne. Da tale punto di vista, quindi, la democrazia è effettuale solo all’interno della classe dominante e del suo blocco sociale, mentre nei riguardi delle classi subalterne rappresenta la forma di dominio del nemico di classe.

Perciò appare evidente che il risultato delle elezioni abbia un significato più formale che sostanziale dal punto di vista delle avanguardie delle classi sociali subalterne.

mateblog

Rivoluzione in Catalogna?

di Stefano G. Azzarà

Rivoluzioni orwelliane immaginarie in Catalogna, istigazione populista alla confusione e fiancheggiamento dei processi di smantellamento delle democrazie nazionali in favore di entità economico-politiche a geografia variabile

garzon2Mi spiace parecchio per lo sbarellamento romanticheggiante di tanti compagni, alcuni dei quali considero anche amici.

Non è per il motivo da loro indicato che ad esempio io, come molti altri, considero la posizione di Cremaschi e della Rete proprio come un orwelliano "omaggio alla Catalogna" e dunque: non è questione di "purismo" ed "economicismo" (che semmai è difetto tutto loro, che contano il numero di banche contrarie all'indipendenza).

Sappiamo più o meno tutti assai bene che le rivoluzioni non si presentano mai in forma pura e che in situazione rivoluzionaria le classi subalterne devono aggregare il consenso delle altre classi e a volte persino cavalcare le rivoluzioni altrui. Il problema è però tutto diverso: quale rivoluzione? Siamo oggi in una fase rivoluzionaria? O siamo piuttosto in una fase restaurativa, nel quale al movimento socialista spetta una ritirata strategica?

Queste caratteristiche della fase si sono invertite in Catalogna, oppure in Catalogna assumono un volto tutto particolare?

E' proprio così: In Catalogna non c'è nessuna rivoluzione e non c'è nessuna guerra di indipendenza in corso ma una assai più prosaica secessione, dovuta alle contraddizioni interne alle classi dirigenti spagnole in seguito ai gravi problemi legati al processo di convergenza europea.

ilpedante

La dittatura in un click

di Il Pedante

3318369 1637 tabConfesso di essermi documentato poco sui referendum autonomisti del Lombardo-Veneto. Perché, lo confesso, non mi interessavano. Confesso anzi che fino a ieri li reputavo irrilevanti, nel bene e nel male, salvo chiedermi come avrebbe reagito l'elettorato cispadano e quanto l'iniziativa avrebbe danneggiato - e quanto giustificatamente - la credibilità delle aspirazioni nazionali dei suoi promotori. Fino a ieri, appunto. Poi ho ascoltato il commento di Roberto Maroni alla giornata elettorale e mi si è accesa una lampadina, anzi una sirena antiaerea:

... è un sistema perfetto. Quindi è il futuro. Abbiamo sperimentato il futuro per l'Italia, per il sistema di voto che potrà essere utilizzato in qualunque elezione e io chiederò, ho già annunciato e preannunciato al ministro Minniti, che già le prossime elezioni in regione Lombardia possano utilizzare questa procedura. Abbiamo garantito oggi che funziona in tanti seggi diversi e in tante modalità operative diverse e abbiamo dimostrato che è sicuro.

E ancora:

sollevazione2

Sette considerazioni sulla crisi catalana

di Pablo Iglesias

PrincessSofiaKingFelipeVICoronationKing6jp DeW4BzIlIn esclusiva presentiamo ai lettori un documento in sette tesi di Pablo Iglesias, segretario generale di Podemos. Un documento molto importante perché segnala il carattere plurinazionale dello stato spagnolo e denuncia il vero disegno del regime monarchico: sconfiggere il nazionalismo catalano per edificare uno Stato centralista e autoritario sul modello del franchismo. Presenta infine la posizione di Podemos sulla vicenda catalana: indire un referendum concordato in cui i cittadini catalani possano decidere il loro futuro, non quindi avendo sulla scheda solo le due opzioni (unionista e indipendentista), ma pure quella di rifondare la Spagna come Stato democratico, plurinazionale federale. Posizione che noi condividiamo pienamente.

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Lettera aperta agli iscritti/e di Podemos

Da 135 al 155 o la controrivoluzione dall’alto del blocco monarchico

La Spagna vive una crisi di regime contraddistinta da almeno tre aspetti: sociale ( la continua pauperizzazione delle classi popolari, così come il peggioramento del livello di vita e delle aspettative dei settori della classe media); istituzionale (la corruzione e il patrimonialismo del Partido Popular non è l’eccezione ma bensì la regola); e l’aspetto territoriale; quest’ultimo lo tratterò in queste considerazioni.