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linterferenza

Di Maio, Almirante e Berlinguer

La post-ideologia “postmoderna” del M5S

Matteo Luca Andriola

Luigi Di Maio cita Berlinguer Almirante e la DC e lironia si scatena in reteDurante una diretta a Porta a Porta Luigi Di Maio, candidato in pectore del MoVimento 5 Stelle a premier e Vicepresidente della Camera, ha detto: “Portiamo avanti i valori di Berlinguer, di Almirante e della Dc”. Detta così, su due piedi, la cosa mi ha fatto francamente ridere. Scomodare i leader di due fra più importanti partiti protagonisti della sinistra e della destra italiana, il PCI e il MSI, uno di sinistra e uno neofascista, e addirittura la Democrazia Cristiana, che ha governato l’Italia ininterrottamente dal dopoguerra al 1992, forse è troppo, ma la scelta non è stata affatto casuale, dato che Il Fatto Quotidiano – che guarda a tale area da quando è diretto da Marco Travaglio – riportava che è stato «Un modo per ribadire che con i Cinquestelle si superano le ideologie del passato.» Perché se da una parte abbiamo la necessità di elaborare in modo distaccato e dialettico la storia del Novecento, un bisogno di analisi storiografiche che apra a nuovi campi d’indagine, qui avviene l’esatto contrario. De Maio non si limita, qualunquisticamente, a mettere sullo stesso piano Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante e uno dei più importanti partiti centristi di area cattolica, ma eleva l’oblio della memoria storica a paradigma, usando l’indistinzione come metro di misura per rapportarsi col passato, magari non tutto da buttare.

orizzonte48

Ius soli. Calcoli elettorali di breve periodo e "prospettiva Elysium"

di Quarantotto

af75b3ce8d230001bca6aac468e36dbe1. Mi perdonerete se nell'affrontare il problema dello ius soli svolgerò alcune premesse, traendole da argomenti già trattati.

Il problema, come vedremo, è complesso.

Non di meno, se avrete la pazienza di seguire fino in fondo, si tratta di una questione che può essere assunta in una prospettiva diversa da quella che suscita oggi le più grandi (e peraltro legittime) resistenze. E questa prospettiva si può riassumere in un detto: "il diavolo fa le pentole ma non i coperchi".

Tutto, abbastanza naturalmente, parte dalla crisi demografica del nostro Bel Paese...

Ma prima di affrontare un "richiamo" su questo aspetto, mi piace rammentare le parole di Mortati, (per chi si fosse messo "in ascolto" da poche puntate, si tratta del maggior costituzionalista italiano del dopoguerra) il cui senso, vi parrà chiaro leggendo il seguito del post (dalle "Istituzioni di diritto pubblico, Tomo I, pagg.125-126):

sollevazione2

Unità della sinistra? No grazie!

di Ferdinando Pastore

resurrection religion e1481334165679Della danza dei morti di sinistra che camminano, in particolare di certi volteggi screanzati dopo il referendum costituzionale, ci eravamo occupati il 1° gennaio. Fece allora capolino la Anna Falcone. Non era una sortita estemporanea. La spaccatura (di destra) del Pd era nell'aria e noi non fummo indulgenti...

Infatti ecco che, nella febbre delle elezioni imminenti, esce immancabile l'appello alla resurrezione della sinistra, ovviamente "dal basso", "civicamente", in perfetto stile da anime belle. Firmatari Anna Falcone e Tomaso Montanari. Tossica minestra riscaldata, abbiamo scritto.

Di questo mesto fenomeno si occupa Ferdinando Pastore. Socialista come la Falcone, ma per nulla indulgente verso l'operazione a cui si presta.

* * * *

Da qualche mese si susseguono assemblee, manifestazioni, convention di partiti, di movimenti che avrebbero l’ardire di unire la sinistra, tutte uguali a se stesse. Esse sono condite da continui appelli nei quali si descrive una società ansiosa di vivere in un luogo più gentile e sobrio e che non vede l’ora di vedere all’opera, in Parlamento, dirigenti come D’Alema, Bersani, Fratoianni, Vendola, descritti come dei missionari dediti ad una nuova evangelizzazione civilizzatrice.

jesopazzo

Una risposta a Falcone, Montanari e a tutta la sinistra in buona fede

di Jeso'pazzo

immagini brughel 009In questi giorni sta facendo discutere un appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari per creare una lista di Sinistra Unita alle prossime elezioni. Tanti militanti, ormai privi di riferimenti nei partiti, hanno letto in questo appello parole condivisibili, un segnale di apertura e di novità.

Altri, invece, scottati da esperienze simili, lo hanno accolto come l’ennesima proposta di accrocchio pre-elettorale. Anche perché il ceto politico della sinistra si è subito mosso per cavalcarlo, vedendo in questa proposta l’occasione d’oro, forse l’ultima, di riciclarsi…

Ma che ne pensano di questo appello le realtà di lotta, i movimenti di base, i giovani precari, studenti, disoccupati, chi fa militanza ogni giorno sui territori? Di che cosa avrebbe davvero bisogno la sinistra?

In questa lettera aperta abbiamo provato a far sentire questa voce, a dire come la vediamo da qui, dal basso. Abbiamo voluto urlare cosa secondo noi si dovrebbe fare non fra venti anni, ma subito; provato a esprimere la rabbia e l’urgenza di rottura che dovrebbe muovere qualsiasi progetto di vera sinistra oggi.

Speriamo di aver interpretato il sentimento di tante e tanti... La condizione terribile in cui siamo e in cui stiamo scivolando sempre di più – almeno noi che non abbiamo paracadute – non dovrebbe consentire più a nessuno di fare giochini, di provocare ulteriori fallimenti e scoraggiamento, di stare a guardare...

campoantimp2

Sistema elettorale alla tedesca: un'Italia germanizzata?

di Leonardo Mazzei

Il Redibellum (legge Renzi-Di Maio-Berlusconi). Un'analisi comparata dell'ennesima truffa antidemocratica

scicli il primo comune ad andare al voto con la nuova legge elettorale 420Scrivono i giornali stamattina che Renzi non è sicuro che l'accordo con M5S sulla legge elettorale tenga davvero. E in effetti, accettate le liste bloccate e i capilista garantiti, create cioè le premesse di un altro parlamento di nominati, il subbuglio tra i pentastellati è palpabile. Ma Grillo è già intervenuto: il web ha parlato e non si osi contraddirlo.

Anche nel dorato mondo di piddinia non mancano i mugugni. Per nobili motivi, ovviamente: i deputati hanno infatti scoperto che una buona parte di loro dovrà andarsene a casa. Orrore, orrore, triplo orrore! Che ne sarà mai del Paese senza di loro! In realtà questi geni della politica avrebbero dovuto saperlo da tempo, dato che il premio di maggioranza del Porcellum che trasformò graziosamente un 29% di voti (della coalizione di centrosinistra) in un 54% di seggi non c'è più da tempo. L'ha cancellato prima la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale e poi, in maniera definitiva, affossando l'Italicum, il 60% di No al referendum del 4 dicembre. Evidentemente costoro non hanno mai smesso di sognare un'altra legge truffaldina quanto le precedenti. E con il Rosatellum ci hanno provato, ma non poteva andargli bene dato che al Senato i numeri proprio non c'erano.

contropiano2

Scalfari, Calabresi e la Storia scritta sui fazzoletti di carta

di Dante Barontini

LuiCi si può rammaricare di tante scelte fatte, ma chi “si pente” appare agli occhi del mondo doppiamente stupido. Una prima volta per aver fatto, senza averci riflettuto su bene, le scelte che oggi critica; una seconda volta per il tentativo di “rifarsi l’immagine” a distanza di tempo, con comodo, puntando a concentrare su di sé la benevolenza di un pubblico (ritenuto) boccalone.

L’anniversario dell’uccisione di Luigi Calabresi, spietato commissario della “squadra politica” della questura di Milano alla fine degli anni ’60, è stato occasione per Eugenio Scalfari di un pentimento decisamente tardivo, ma – come tutti i “pentimenti” – per nulla innocente.

Sorvoliamo sul curioso “conflitto di sentimenti” di cui da una vita lo stesso Scalfari è protagonista, capace di assumere e promuovere a caporedattore di Repubblica quello che poi è tornato per dirigerla, Mario Calabresi. E al tempo stesso capace di costringere il figlio del defunto commissario a convivere pacificamente per anni con l’uomo condannato in via definitiva – dopo otto gradi di giudizio – come “mandante” dell’omicidio del padre, ovvero Adriano Sofri, ex capo assoluto di Lotta Continua e per almeno due decenni collaboratore, inviato, editorialista di quel giornale.

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Lo spostamento a destra della politica italiana

Cosa sta succedendo e come reagire

di Ex-OPG occupato "Je so' Pazzo"

francesco trumpRipubblichiamo questa ottima analisi da "Ex Opg Occupato - Je so' Pazzo" che analizza la fase di una politica italiana sempre più ad destra e che vorrebbe trascinare verso questa deriva autoriaria e razzista tutto il paese. Se loro stanno spingendo su queste tendenze, noi dobbiamo organizzarci per costruire una forza in grado di far pesare i nostri reali bisogni che sono casa, lavoro e servizi pubblici per tutti.

* * * *

È da un po’ di tempo che – presi dall’attività pratica e dalle lotte quotidiane – non scriviamo sulla fase politica del nostro paese. Eppure di cose importanti ne stanno accadendo, e meritano di essere analizzate con attenzione. In queste pagine vogliamo provare a restituire un quadro della situazione, e proporre alcune pratiche per reagire alla barbarie che nel nostro paese sta velocemente avanzando. Nella speranza di aprire un po’ di dibattito e trovare magari qualcuno che condivide le nostre stesse preoccupazioni.

Divideremo il discorso in tre momenti:

1. ricostruiremo velocemente cosa è accaduto dal 4 dicembre, giorno del NO al referendum costituzionale, fino a oggi, in cui la situazione politica italiana si è delineata con maggiore precisione;

effimera

Sul referendum Cgil e sul decreto Minniti

di Gianni Giovannelli

bliz in centraleTutto se scorda. Ogge si’ tu: dimane sarrà:
e po’ n’ata, chi sa, si tiempe ce rummane

Salvatore Di Giacomo (1860-1934)

Era prevedibile. Nonostante il gran rumore che aveva accompagnato il suo arrivo, Travicello Gentiloni rimane al suo posto, silenzioso. Come scriveva il buon Giusti: calò nel suo regno con molto fracasso … ma subito tacque limitandosi a galleggiare placidamente. Nessuno pare in grado di sostituirlo in questa situazione indubbiamente agitata e difficile. D’altro canto le decisioni vengono prese comunque elsewhere. Dunque un uomo inutile è a ben vedere la scelta più oculata, dopo l’inatteso tifone del 4 dicembre e in attesa che ritorni la calma rotta dall’incauta sfida imposta da Renzi. E’ vero che un uomo inutile non risolve il problema, ma almeno non crea danni. Per il potere, al momento, è sufficiente.

Oggi l’opposizione è fragile, divisa, dominata dalla paura e dall’impotenza. Il desiderio di cogliere l’occasione favorevole e di rimuovere ogni residuo ostacolo induce l’apparato di comando in tentazione.

dallapartedellavoro

La cultura della Costituzione per ripensare la sinistra

di Paolo Ciofi

La sinistra e il senso dell'alternativa. La Costituzione come progetto di cambiamento e la lotta per la sua applicazione. Una grande campagna di acculturazione costituzionale nei luoghi di studio e di lavoro

NO 4dic2011. Sinistre, sinistra e il senso dell'alternativa

La sconfitta del capo del governo e segretario del Pd nel referendum istituzionale, che ha respinto - dopo quello messo in atto da Silvio Berlusconi - il secondo tentativo di conformare la Costituzione sugli interessi di una minoranza dominante organica al capitale finanziario, è stata clamorosa per effetto di una forte e inattesa (dagli esperti) partecipazione democratica seppure diversamente motivata. E ha aperto una stagione piuttosto convulsa di congressi, di fondazioni e separazioni, nonché di intenzioni spesso divergenti, nello schieramento del sistema politico denominato di sinistra. Cerchiamo allora, prima di tutto, di fare il punto su una situazione che al momento appare piuttosto confusa e tutt’altro che consolidata.

In estrema sintesi, il quadro si presenta ai nostri occhi con i tratti che seguono. È nata Sinistra italiana, fuoriuscita dal travaglio doloroso di Sel, il partito di Nichi Vendola, il cui scopo consiste «nel costruire una sinistra di tutte e di tutti, radicale, credibile, autonoma, popolare». Ma che, nel momento stesso in cui è venuta alla luce, ha perso una parte non irrilevante di se medesima, confluita nelle file di coloro i quali, a loro volta, fuoriusciti dal Pd di Matteo Renzi, hanno dato luogo a un’altra formazione politica. Con travagli più o meno dolorosi come quelli di Massimo D’Alema e poi di Pier Luigi Bersani.

socialismo2017

Per un patriottismo costituzionale

di Ugo Boghetta

Quella che segue è la relazione sviluppata nella tavola rotonda pomeridiana sul tema: per un patriottismo costituzionale all’assemblea della Confederazione per la Liberazione Nazionale; Roma; 25 aprile 2017(nelle note alcuni temi sviluppati in sede di replica)

partigianiLaStampa NAZIONALE1) Come vediamo partiti vecchi muoiono, movimenti nuovi esplodono anche in poco tempo. Quindi si può tentare.

Qualsiasi movimento che nasce ha bisogno di un punto di riferimento ideologico, ideale, almeno culturale. Ha bisogno di un catalizzatore a cui riferire tutte le azioni per ottenere un effetto accumulo, per dare un senso generale ad azioni specifiche e parziali che da sole svanirebbero, sarebbero scarsamente efficaci o finirebbero in quadri di riferimento altrui.

Si ha bisogno di un frame, direbbe Lakoff.

Dobbiamo, dunque, creare un quadro di riferimento.

Non solo. Forse dobbiamo “inventare una tradizione” fra vecchio e nuovo, fra passato e futuro.

 

2) Abbiamo scelto la Costituzione del ’48. Non è, nonostante il risultato del 4 dicembre, una scelta scontata. La storia della Costituzione è tanto travagliata quanto la storia del nostro paese.

la citta futura

Un paese senza futuro?

di Renato Caputo

La netta affermazione del No fra i lavoratori dell’Alitalia mostra che siamo necessariamente un paese senza futuro solo se accettiamo il pensiero dominante neoliberista

bambini pugno chiusoA riaffermare che un altro paese è possibile e che non è necessario seguire il modo di produzione capitalistico nel suo grigio viale del tramonto, ci hanno pensato ancora una volta i lavoratori salariati, questa volta di Alitalia. Nonostante la campagna a tamburo battente dei mezzi di comunicazione di massa, del governo e degli stessi sindacati neocorporativi, tutti pronti a riaffermare che l’unico futuro possibile è la logica nefasta di difendere il posto di lavoro sacrificando ulteriormente i salari, accrescendo disoccupazione e sfruttamento, i lavoratori hanno risposto con un sonoro No. Nonostante il governo avesse affermato, il giorno stesso delle elezioni, che non esisteva alternativa alla logica liberista imposta dal management italo-arabo di Alitalia, che la prospettiva di una nazionalizzazione della compagnia era impensabile, i lavoratori hanno rivendicato la loro dignità recandosi in massa alle urne – oltre il 90% di votanti – e affermando con quasi il 70% dei voti il rifiuto della perversa logica del pensiero unico dominante.

Il fondamento materiale dell’ideologia dominante, a dimostrazione che anch’essa ne ha bisogno per apparire credibile, è che non ci sarebbero le risorse economiche necessarie in una fase di crisi.

la citta futura

Titanic Italia

di Renato Caputo

La difesa di un modo di produzione sempre più irrazionale porta necessariamente alla riduzione dei diritti umani, alla guerra tra poveri, fomentata da un pensiero unico dominante sempre più distopico

titanic b XLDopo anni di retorica sulla necessità di difendere ed esportare, sino a riabilitare la guerra di aggressione, i diritti umani in tutto il mondo, finiamo con il dover constatare di esserne rimasti carenti. Non solo per la palese violazione dei diritti umani a causa della loro imposizione con la violenza della guerra, spesso condotta con i metodi terroristici dei bombardamenti sulla popolazione civile; non solo per le devastanti conseguenze delle guerre, che hanno favorito l’affermazione di forze che li violano in modo ancora più aperto, ma per aver trascurato l’esigenza prioritaria di farli rispettare al nostro interno.

A denunciarlo non è qualche incorreggibile disfattista comunista, ma la recentissima relazione della Commissione dei diritti umani dell’Onu emessa sull’Italia, a verifica del rispetto del “Patto dei diritti civili e politici” ratificato dal nostro paese. Non si tratta, purtroppo, di una pur grave trascuratezza, considerato che il rapporto è giunto con ben sei anni di ritardo a causa della reticenza del nostro Stato a consegnare all’organismo internazionale le informazioni indispensabile per redigerlo.

la citta futura

Lo spettro del governo tecnico

di Renato Caputo

Di fronte al fallimento del populismo renziano i poteri forti spingono per un governo tecnico, necessario per consentire al paese di essere fra gli stati guida in un’Europa a due velocità

governo burattiniI poteri forti europei, dinanzi alle intemperanze populiste di Renzi – che lo hanno portato a cavalcare demagogicamente la contrarietà, ormai generalizzata nei ceti popolari, alle misure liberiste imposte dalla Ue – sembrano ormai decisi a puntare su un nuovo cavallo. Gentiloni, anche per le sue origini aristocratiche, ha abbandonato le riserve renziane a seguire senza ritrosie le politiche di austerity imposte dalla troika. Anche perché, coperto a sinistra dai fuoriusciti del Pd, che gli hanno giurato fedeltà, e a destra da Berlusconi, gli unici rischi reali li corre a causa della volontà di Renzi di andare al più presto alle urne, prima che i poteri forti e gli elettori dei ceti medio-bassi lo abbandonino.

Tale ipotesi è però considerata troppo rischiosa dai poteri forti italiani ed europei per il rischio di un ulteriore avanzamento di forze ancora più populiste come quelle grilline e, dunque, preferiscono puntare, con Schäuble in prima fila, sull’affidabilità del governo Gentiloni, che sembra incarnare quel governo sostanzialmente tecnico, invocato da “The Economist” nel momento in cui si comprese che il plebiscito chiesto da Renzi il 4 dicembre non avrebbe avuto successo. Tanto più che a una soluzione “tecnica” dell’attuale crisi politica ha detto di puntare lo stesso “grande” vecchio che trama per ritessere le fila di un nuovo centrosinistra, dal momento che D’Alema ha auspicato una compagine governativa che abbia il governo Ciampi come punto di riferimento.

nuvole

La vittoria del No e le riforme di cui ci sarebbe davvero bisogno

di Francesco Pallante

sammartino cristo velatoLa schiacciante vittoria del No al referendum costituzionale del 4 dicembre scorso dimostra, anzitutto, che negli ultimi decenni la classe politica si è data una priorità – la riforma della Costituzione – che non è sentita come tale dalla cittadinanza. Dopo il referendum del 2006, per la seconda volta in dieci anni il corpo elettorale ha largamente respinto un progetto di revisione, smentendo quanto gran parte degli esponenti politici hanno continuato a ripetere (ripetersi?) sulle riforme attese da trent’anni che questa volta non ci si può permettere di veder fallire. Evidentemente, lo smantellamento del sistema dei partiti ha reso i rappresentanti incapaci di percepire le reali priorità dei rappresentati. Solo così si può spiegare come Matteo Renzi abbia voluto cercare proprio sul terreno della revisione costituzionale la legittimazione elettorale che credeva gli mancasse e, soprattutto, come sia stato possibile che un partito che si dice di centrosinistra abbia inchiodato per mesi il Paese su un tema tanto avulso dalla gravissima crisi economica e sociale in atto.

L’analisi del voto non è semplice. Una lettura comune attribuisce la vittoria del No proprio al disagio sociale diffuso nel Paese. Il voto contrario alla riforma, in quest’ottica, sarebbe prevalso in quanto espressione dell’insoddisfazione per l’andamento generale delle cose.

sollevazione2

Elezioni, perchè abbiamo sbagliato

Nuovi scenari

di Leonardo Mazzei

renzi lingottoOrmai è quasi certo: salvo incidenti, non impossibili ma al momento improbabili, si voterà nel 2018. In diversi articoli, a partire dalla fatidica data del 4 dicembre, avevamo invece sostenuto il contrario. Cosa è cambiato nelle ultime settimane? Esaminare le ragioni che portavano alla previsione delle elezioni anticipate, e quelle che oggi vanno invece in direzione opposta, può essere utile per mettere a fuoco alcuni elementi di novità.

Perché, ben sapendo che forze non indifferenti stavano lavorando per il rinvio, ritenevamo comunque probabili le elezioni a giugno? Essenzialmente per quattro motivi:

Primo, perché questo avrebbe consentito di risolvere la questione del governo prima della prossima legge di bilancio. Legge che potrebbe rivelarsi assai pesante, in termini di consenso, per le forze della maggioranza governativa, ed innanzitutto per il Pd.

Secondo, perché il gruppo di potere che si raccoglie attorno a Renzi aveva tutto da guadagnare nell'anticipo e tutto da perdere nel rinvio. Pur uscita sconfitta e ridimensionata dalle urne referendarie, questa cricca manteneva infatti una notevole forza nel Pd e nella compagine governativa.

Terzo, perché il governo Gentiloni era nato con il dichiarato scopo di arrivare al voto una volta definita la questione della legge elettorale.