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jesopazzo

Bisogna sognare! E ieri il sogno è cominciato

di Je so' Pazzo

Grazie.

Avevamo detto: "bisogna sognare!", e ieri il sogno è cominciato.

potere popolo 18 11 2017

Anche se i media, pure quelli di sinistra, non sembrano essersene accorti, ieri è successo qualcosa di straordinario. E non solo perché un centro sociale ha dichiarato di voler partecipare alle elezioni, o perché un'assemblea chiamata 3 giorni prima ha riempito un teatro di 800 posti senza sponsor mediatici, senza "grandi nomi", senza bisogno di truppe cammellate...

Ma per l'entusiasmo, la passione, l'emotività che ieri si sentiva nell'assemblea e che ha attraversato in questi giorni l'Italia come una scarica.

la citta futura

Riunire la classe, costruire il blocco sociale, lanciare l’alternativa

di Autori vari*

Dopo il fallimento del Brancaccio, costruire un’alternativa delle classi popolari

f0e0e9a5214b4f9d278913b10aa6423d XL1. Brancaccio: cronaca di un fallimento annunciato

Il fallimento del percorso del Brancaccio segna un punto di rottura nello scenario delle possibili prospettive per la lotta di classe del nostro Paese. Da svariati anni, a ogni turno elettorale, nazionale o non, siamo stati costretti ad assistere a dinamiche sempre meno convincenti. Partiti che portano nel loro nome riferimenti espliciti alla lotta di classe e al comunismo si sono piegati a processi elettoralistici lanciati da realtà e in contesti totalmente refrattari alle esperienze più conflittuali del Paese, senza nessun collegamento rispetto alle contraddizioni che i lavoratori, i disoccupati, gli studenti e tutti gli sfruttati vivono quotidianamente sulla propria pelle.

Ripensando alle esperienze di “Cambiare si può”, “Rivoluzione civile”, “L’altra Europa” e alla miriade di proposte regionali e comunali, non era difficile prevedere che l’Assemblea del Brancaccio sarebbe naufragata appena i nodi fossero venuti al pettine. Le aspettative suscitate sono state spezzate già durante le fasi della prima assemblea con l’estromissione dei compagni di “Je so’ pazzo e l’allontanamento dei rappresentanti del PCI, per lasciare posto ai vari D’Alema e Bersani.

controlacrisi

Il prevedibile fallimento del Brancaccio e le conseguenze da trarre

di Domenico Moro*

falcone montanari

Il percorso partito dal teatro Bancaccio e che avrebbe dovuto dar luogo a una lista di sinistra alternativa al Pd, mettendo insieme la società civile e un ampio spettro di forze da Mdp a Sinistra italiana, Possibile e Partito della rifondazione comunista, è fallito. Mdp, Si e Possibile si sono riuniti per elaborare un loro documento escludendo Rifondazione, la quale ha valutato i contenuti del suddetto documento non coerenti con la formazione di una lista alternativa al Pd. A questo punto, Anna Falcone e Tomaso Montanari, i due promotori della assemblea del Brancaccio, hanno annullato l’assemblea prevista per il 18 novembre.

L’impasse era tutt’altro che imprevedibile. Ma quali ne sono le ragioni? Tomaso Montanari le rintraccia nella contrapposizione tra la forma partito e la società civile. In pratica i partiti, tutti i partiti che hanno partecipato al Brancaccio, avrebbero schiacciato le esigenze e la spontaneità della società civile. Si tratta di una posizione tutt’altro che nuova. Sono più di due decenni che si contrappongono i partiti alla società civile. In modo alquanto schematico, i primi sono identificati con il male, la seconda con il bene. I primi sono il vecchio, la “casta”, sempre corrotta e da rottamare, la seconda il nuovo da far emergere. Tuttavia, in questi anni, abbiamo visto come sono andate le cose e quale prova di sé abbiano dato la società civile e il nuovo (di solito rapidamente divenuto obsoleto) allorché si siano trasformati in classe politica.

sicobas

Referendum Veneto-Lombardia: cosa porterà ai lavoratori la vittoria del sì?

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri
Comitato permanente contro le guerre e il razzismo

zaia maroniDue note sui risultati dei referendum in Veneto e Lombardia, senza ripetere quanto abbiamo già detto in precedenti prese di posizione.

 

1. L'esito del voto era scontato, dato che l'intero arco delle forze istituzionali era a favore del Sì (con lievi mal di pancia nel Pd e in Fratelli d'Italia). L'analisi del voto dice che la prospettiva autonomista ha più consenso in Veneto che in Lombardia, più seguito nei comuni minori e periferici che nelle città, e soprattutto nella sola metropoli dell'area (Milano). A favore di questo risultato hanno giocato fattori storici, economici (la crisi ha colpito più duro in Veneto che in Lombardia, e lo scontento sociale è più diffuso) e culturali - le linee di fuga localiste e regionaliste hanno maggiore presa là dove minore è il contatto diretto con il capitalismo globale, e più forte resta la illusione antistorica di poter vivere meglio "chiusi". Almeno in Veneto, poi, hanno avuto il loro peso sul risultato il nettissimo schieramento per il Sì delle strutture della Chiesa cattolica, e un sentimento di rivalsa venetista nei confronti dei 'lombardi' presente dentro la Lega e nelle piccole ma attive aree autonomiste-indipendentiste. Insomma: il passato pesa come un incubo sul cervello dei viventi.

pensieriprov

Il governo delle blatte neoliberali

di Sandro Arcais

faster blatta 690x456Non lo possono fare apertamente. Così lo fanno di nascosto. Come dei ladri. Oppure come delle blatte, che si muovono solo al buio, e quando accendi la luce si rifugiano in qualche angolo nascosto alla vista.

Lontano dai riflettori e dal clamore profuso attorno alla proposta dello ius soli o alla nuova legge contro la propaganda fascista, le blatte neoliberali – di sinistra di centro e di destra, ma soprattutto di sinistra – che infestano i due rami del parlamento italiano lavorano al sodo: cambiare l’art. 38 della Costituzione.

L’art. 38 detta le norme che inquadrano il diritto del cittadino in difficoltà all’assistenza da parte dello Stato. È un articolo breve e lapidario:

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Le blatte neoliberali vogliono cambiare questo articolo, perché è un ostacolo al loro progetto di ulteriore attacco alle pensioni.

paginauno

Trasporto pubblico locale: il problema è politico

di Collettivo Clash City Workers

clash2Risale a vent'anni fa la riforma del trasporto pubblico locale (Tpl) in Italia, con il decreto legislativo n. 422/ 1997 teso alla diffusione di meccanismi di "concorrenza per il mercato". Sono passati invece dieci anni dal regolamento europeo (n. 1370/2007) che prevede la messa a gara del Tpl, con un periodo di transizione che finisce nel 2019 a meno che le amministrazioni locali non scelgano l'opzione della gestione in house.

Da anni si moltiplicano le spinte verso la privatizzazione ed esternaliz-zazione dei trasporti locali, anche in anticipo rispetto alla messa a gara. Questo anche grazie all'attivismo di aziende come la controllata di FS, Busltalia, che, tramite acquisizioni, si è accaparrata vari pezzi del Tpl, dall'Umbria alla provincia di Padova, e che punta a presentarsi come l'operatore più qualificato nelle future gare d'appalto per i più grandi bacini: Milano e Roma.

Proprio su Roma si sta giocando una partita ricca di implicazioni economiche, politiche e sindacali. Il Movimento 5 Stelle è salito al governo della città promettendo un netto cambiamento dopo gli scandali delle giunte di destra e centrosinistra e dopo l'emersione del gigantesco debito di Atac.

ilpungolorosso

Referendum autonomista in Veneto-Lombardia

Un grosso bidone, ma pieno di veleni

di redazione Il cuneo rosso

class war is realI reali scopi dei promotori

Il 22 ottobre in Veneto e in Lombardia si terrà il referendum per l’autonomia. Finalmente – sostengono i due presidenti Zaia e Maroni – le regioni più virtuose d’Italia potranno tenersi i proventi delle tassazioni che sono oggi drenati da Roma (ladrona) e incrementare la loro efficienza, non solo nel campo dove eccellono, la sanità, ma in parecchi altri. Tutto talmente semplice e così vantaggioso che praticamente non esiste un fronte del NO, essendo la quasi totalità dei partiti schierati per una “responsabile autonomia”.

Fine del discorso? Non proprio.

Anzitutto, c’è un primo falso: non si potrà toccare il sistema tributario e contabile dello stato trattenendo l’80% dei proventi della tassazione raccolta dalle regioni, come spacciato dai promotori, in quanto è vietatissimo dalla Costituzione. Due anni fa la Corte costituzionale ha categoricamente escluso la possibilità di tenere un referendum su questa materia, bocciando anche la ipotetica consultazione sulla trasformazione del Veneto in regione a statuto speciale e, tanto più, quella sulla indipendenza del Veneto.

senzasoste

La legge elettorale, Di Battista e le divisioni nell’eurozona

di Redazione

Cosa lega la legge elettorale italiana con i mercati finanziari, l'isolamento del M5S, la crisi catalana e quella franco-tedesca sul futuro UE? Cerchiamo di spiegarlo in questo nostro articolo

1507730487583.jpg camera assediata mentre si vota il rosatellum bisIn attesa degli sviluppi della mano di poker tra Rajoy e Puigdemont, questi giorni offrono la possibilità di mettere a confronto dei fenomeni che solo una stampa strapaesana, come quella delle principali testate nazionali, può tenere separati. Stiamo parlando del tentativo di far approvare una nuova legge elettorale, che ha come primo firmatario Ettore Rosato capogruppo PD alla camera, da parte di una maggioranza composta da Pd, Forza Italia, Lega più altre forze minori. E del suo rapporto con quanto sta avvenendo sul piano finanziario e, entro il dibattito, per non parlare di spaccatura franco-tedesca, sul futuro dell’eurozona.

 

La legge elettorale: fra politica e finanza

Sgombriamo quindi subito ogni dubbio, la legge elettorale, quella che sembrerebbe (condizionale d’obbligo) prendere forma è proprio quella che volevano i mitici “mercati” finanziari. “Mercati”, rigorosamente tra virgolette perché si tratta di qualcosa di molto diverso da un luogo di negoziazione e scambio di servizi finanziari, che in questo caso contano, e premono, molto di più di Renzi, Berlusconi o Alfano anche in materia di legge elettorale. Cosa volevano i “mercati”? Per investire in un porto sicuro, senza fare guerre finanziarie, in Italia, e nel continente, volevano un risultato elettorale predeterminato, che permettesse di fare previsioni di investimento nei prossimi mesi.

la citta futura

Lombardia e Veneto: referendum inutile? No, utilissimo…a loro!

di Pierluigia Iannuzzi

Tutti i partiti maggiori voteranno e spingono a votare “si” ma certa sinistra si ostina a predicare l’inutilità del referendum autonomista e l’astensionismo. Ma siamo davvero sicuri che sia così?

9cc52f27cChi non è leghista o grillino o piddino si trova oggi nella condizione (facile e comoda!) di sostenere che snobbare il referendum astenendosi sia il modo migliore per non legittimare un referendum consultivo inutile. I sostenitori dell’astensione ritengono il referendum inutile perché consultivo e ritengono la partecipazione con un NO dannosa perché la sconfitta del NO sarebbe inevitabile e legittimerebbe l’inesorabile vittoria del SI. Ma davvero possiamo pensare che tutti i partiti più forti in Italia e Lombardia abbiano deciso di sostenere un referendum se questo fosse davvero inutile? Davvero possiamo accontentarci di considerare tali partiti così sciocchi? Scusate, cari compagni (perché gli astensionisti sono spesso cari compagni!), ma non è credibile questa posizione. Credo invece che le valutazioni fatte dalle segreterie di tali partiti siano purtroppo opportunistiche. Assumersi la responsabilità di dire NO significherebbe confrontarsi con una bruciante ed inevitabile sconfitta determinata dalle diverse forze in campo in questa difficile fase storica. Ma la pochezza delle forze comuniste dipende, a sua volta, da anni di opportunismo elettorale e istituzionale che hanno determinato uno scollamento dalla classe di riferimento e, quindi, se consideriamo da leninisti la classe come l’elemento più avanzato, dalla possibilità di uno scientifico approccio alla realtà.

dallapartedellavoro

La forza creativa della Costituzione*

di Paolo Ciofi

Il programma economico della Costituzione: un confronto con Giorgio Lunghini e Luigi Cavallaro. I problemi che nascono dallo svuotamento dello Stato nazionale e dalla possibilità reale di incidere dei lavoratori nella vita pubblica. La questione centrale della proprietà. Dall'impianto costituzionale emerge una visione culturale e politica che va al di là delle ricette di Keynes

Riforma costituzione No

Cosa vuol dire, nelle condizioni del mondo di oggi, lottare per l'applica­zione della Costituzione del 1948, che fonda sul lavoro la nostra Re­pubblica democratica? Il tema, ignorato per anni e colpevolmente messo in sonno dai partiti subito dopo il clamoroso risultato del refe­rendum del 4 dicembre 2016, che ha respinto la controriforma renziana orientata a deformare l'assetto co­stituzionale secondo gli interessi del capitale finanziario e di un'oligar­chia di comando, è stato con effica­cia riproposto all'attenzione del di­battito pubblico dall'Assemblea per la democrazia e l'uguaglianza, or­ganizzata da Anna Falcone e To­maso Montanari al teatro Brancac­cio di Roma il 18 giugno scorso.

In questo nuovo contesto indub­biamente suscita interesse il saggio di Giorgio Lunghini e Luigi Caval­laro dal titolo La Costituzione come programma economico, pubblicato sul numero 4/2017 di Micromega in un almanacco di economia che espli­citamente propone di «tornare a Keynes». Una visione che, sebbene gli autori non lo dichiarino in modo esplicito, sul terreno politico inevi­tabilmente ci riconduce al compro­messo socialdemocratico, e dunque alla pratica politica del riformismo.

sollevazione2

Rosatellum 2.0: l'unica cosa certa

di Leonardo Mazzei

Coalizioni o car pooling? A proposito della nuova proposta di legge elettorale targata Renzi-Berlusconi

renzi berlusconiAndrà davvero in porto l'ennesimo raggiro sulla legge elettorale congegnato dalla collaudata coppia formata dal Buffone di Arcore e dal Bomba di Rignano?

Al momento non lo sappiamo. A giudicare dallo schieramento che si è pronunciato a favore del Rosatellum 2 (Pd, Forza Italia, Ap e Lega) non dovrebbero esserci incertezze. A leggere invece le cronache di questi giorni qualche dubbio appare assai fondato. Non solo Renzi è più prudente del solito, ma i gruppi parlamentari del Pd sembrano divisi sia per motivi politici che per i diversi interessi di tanti deputati e senatori.

Certo, se il quartetto di cui sopra fallisse, a dispetto dei numeri di cui dispone, saremmo di fronte all'ennesimo sputtanamento di una classe dirigente che in materia detiene già molti record. Ma questo lo sapremo solo nelle prossime settimane.

Intanto cerchiamo di capire tre cose: come funzionerebbe la nuova legge qualora venisse approvata, quali scenari disegna, quale accordo politico la sostiene.

 

Rosatellum 2: al peggio non c'è limite

Da anni ormai, ogni nuova proposta di legge elettorale ha l'indubitabile pregio di far rimpiangere quella precedente.

byoblu

Il Movimento è morto. Viva il Movimento!

di Claudio Messora

grillo dimaioC’era una volta il Movimento 5 Stelle. Fatto di cittadini che prendevano decisioni tutti insieme, dopo avere scartato migliaia di scelte alternative, valutate attentamente una per una. Tutte le decisioni, non solamente alcune. La televisione era considerata complice del sistema e artefice del decadimento civico e culturale. I sondaggi erano l’antitesi della buona politica, perché la democrazia diretta, da cui le proposte politiche nascono, è già il migliore sondaggio che si possa sperare di avere. La demagogia ripugnava tutti. I protagonismi erano il Peccato originale, da cui era necessario pentirsi e da sublimare nella retorica del portavoce. Per l’esattezza: “cittadino portavoce” (e che i conduttori non si sbagliassero). Tutto era trasmesso in streaming. Due mandati erano “due legislature” (e non dieci anni). Le cariche interne ruotavano ogni tre mesi, tutte, così nessuno avrebbe potuto impadronirsi di una poltrona e diventare inamovibile. Tanto un portavoce era solo un segnaposto della volontà degli attivisti certificati: era sostituibile. Le riunioni a porte chiuse erano un’eresia blasfema, perché contrarie alla trasparenza e perché per definizione ponevano nelle mani di pochi il potere di elaborare strategie nascoste, che viceversa dovevano restare competenza dei molti. Democrazia diretta e strategie di palazzo sono infatti incompatibili a priori. Il titolo di “onorevole” era una macchia indelebile da cancellare con lunghi pellegrinaggi nei MeetUp di origine.

sinistra

Quale antifascismo nell'epoca dell'euro e della democrazia oligarchica?

di Domenico Moro

Antinazi antifa graffiti wikSul fascismo e sulla polemica sui recenti provvedimenti di legge credo sia necessaria qualche precisazione. Ogni provvedimento formale di legge che vada contro simboli e organizzazioni fasciste, più o meno espliciti, va accolto con favore e anzi caldeggiato. È in atto una rinascita di questo tipo di organizzazioni, che rappresentano, comunque e sempre, un grave pericolo. Queste organizzazioni, anche se hanno, almeno per il momento, prospettive limitate, possono prosperare nel clima di crisi e di peggioramento delle condizioni sociali che si sta affermando. Di fatto, esse non rappresentano agli occhi di chi ha il potere vero, quello economico, una opzione credibile di gestione complessiva del sistema, ma sono sempre un pedone della scacchiera che si può usare, e si usa già oggi strumentalmente, per distrarre l’attenzione delle masse verso pericoli fittizi, creare confusione e accentuare le contraddizioni presenti all’interno delle classi subalterne. Premesso questo, il termine fascismo è usato da tempo estensivamente, per definire varie forme di autoritarismo e/o violenza politica. Se questo è più o meno comprensibile sul piano della polemica politica, tuttavia non mi sembra molto utile ai fini della comprensione della realtà, delle sue specificità attuali e quindi della capacità di sviluppare una lotta efficace sulla distanza.

malacoda

Il popolo introvabile e la tradizione del PCI

di Claudio Bazzocchi

... Ora, il consumo sfrenato e il godimento permettono invece la costituzione di un soggetto intero, compatto, non diviso, che prova a coincidere con se stesso nel divertimento continuo e nelle connessione virtuale senza sosta. Allora, non può che riscuotere successo una politica e dei politici anti-politici che affermano che non c'è più bisogno della mediazione - indicata anzi come il luogo della corruzione e della mancanza di trasparenza (o dell'inciucio per dirla in gergo giornalistico) - e dell'elaborazione di un'autorità simbolica, tanto che ogni istanza deve arrivare direttamente in Parlamento

BAZZOCCHI1Negli anni passati mi sono occupato del rapporto tra intellettuali e popolo, tema che non poteva mancare nella riflessione di uno studioso formatosi nella tradizione del comunismo italiano. Ho ripensato a quei lavori in questi giorni, nel momento in cui una parte della sinistra sta cominciando a teorizzare l'idea che la crisi della stessa sinistra si supera ascoltando il popolo, dal momento che dietro ogni populismo ci sarebbe un popolo.

Provo qui a dare un piccolo contributo per dire cosa non mi convince della teoria che dietro ogni populismo ci sia un popolo e per ricordare che il PCI, nella sua storia, fu popolare e "immoralista" ma mai plebeo e sempre teso a pensare a un rapporto dialettico tra intellettuali e popolo, rimandando a due lavori degli anni scorsi: "Riconoscimento, libertà e Stato" (ETS 2012), "L'umanità ovunque" (Ediesse 2013).

socialismo2017

Immigrazione: crisi ed ipocrisia della sinistra clintoniana italiana

di Ugo Boghetta

Senzanome ipocrisia 1Con il cambio netto e repentino di linea politica sulla questione dei migranti da parte di Minniti, Gentiloni, Mattarella – poi santificato nell’incontro di Parigi – la sinistra clintoniana italiana si è trovata in una crisi imprevista. L’ideologia dell’accoglianza sempre e comunque non c’è più.

Un cambiamento di politica non nato, a mio parere, solo per un mero calcolo elettorale del PD, ma dalla spinta di apparati dello Stato che hanno ritenuto l’immigrazione di massa illegale non più gestibile.

In rapidissima sequela, sono scesi in campo Saviano, il manifesto, Ezio Mauro, Calabresi, Giannini, Ignazi, Maltese ed altri ancora. Non è mancato ovviamente l’intervento dell’ineffabile Boldrini.

Il tono è quello dell’indignazione moralisticheggiante: reato umanitario, inversione morale, emergenza morale, resa della civiltà, il dovere di rimane umani e cosi via.

Per costoro la regolamentazione delle ONG appare un reato morale. Per colpire gli scafisti, si sentenzia, si colpiscono anche coloro che salvano le vite. L’azione dei volontari, in quanto dettata dalla sfera della coscienza, sarebbe intoccabile.