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sinistra

Luxemburg e la burocratizzazione del partito

di Salvatore Bravo

Rosa Luxemburg, la sua dimenticanza è lo specchio delle sinistre in rotta da decenni, e la forza delle destre. Non voler sentire le parole della Luxemburg, anestetizzarle in un passato senza futuro, è la manovra ideologica per sottrarre al presente una visione critica ed olistica. La lettura filosofica del presente con il metodo olistico concettualizza” Il Regno animale dello Spirito”, capire per poter cambiare è l’interrogativo che ha accompagnato la Luxemburg nel suo destino di pensatrice. Il raccordo teoria – prassi è stato vissuto nelle parole come nella carne della storia. Il calcio di fucile che ne ha stroncato la vita il 15 gennaio 1919, durante la rivoluzione spartachista, fracassandole la testa: uccidere per recidere il pensiero vivo, per impedire il dinamismo della vita e consegnare la storia ad un sarcofago da conservare, non ha arrestato le sue idee.

Allora come oggi i nemici della trasformazione sociale sono a destra come a sinistra. Si vuole necrotizzare la storia, rendere ipostasi la globalizzazione: fenomeno non storico ma naturale, una sventura, un destino infausto sulle teste dei popoli. Lo sfruttamento, l’arretrare dei diritti sociali, e dell’ontologia della relazione nella prassi umana, hanno trovato una causa inaggirabile. La storia è finita, solo un ripetersi di eventi empirici senza concetto, così ci ripetono per tenerci nella caverna in catene, nel buio dell’irrazionale.

Il ritorno del fato che ingoia popoli, divora paesaggi, sconvolge il clima, la scomparsa delle lingue, sono il destino infelice a cui dobbiamo consegnarci. L’economia “dominio senza dominatori” c’è e più non dobbiamo domandare. La lunga notte è arrivata tra di noi, non vediamo i coltelli del capitale, del riduzionismo che tagliano nel sangue, non metaforico, la vita dei tanti.

L’esperienza della Luxemburg ci insegna sull’oggi pur nella differenza del contesti. La sua morte, il tentativo di imbavagliarle la mente e l’azione, si spiega con le denunce con cui attaccava non solo l’imperialismo capitalistico ma anche l’opportunismo del partito socialdemocratico impegnato nel revisionismo, ma specialmente nella difesa dello status quo acquisito. Gli apparati burocratici del partito socialdemocratico tedesco votarono l’entrata nella prima guerra mondiale. Si mostrarono ostili ad ogni movimento delle masse che sfuggisse al loro controllo. La burocratizzazione del partito era per la Luxemburg tra le cause profonde della forza della reazione. Al dialogo, al rapporto vivo ed osmotico con la base sostituirono una struttura di potere che non voleva essere la punta di diamante della coscienza di classe, ma piuttosto il volto moderato della sinistra pronta al compromesso, a rassicurare i poteri forti ed i mercati. I suoi scritti insegnano l’attenzione e l’ascolto delle masse, senza i quali non vi è che l’atomizzazione degli individui, la reificazione senza speranza. Il partito non può non accogliere lo spontaneismo delle masse, dei popoli, senza i quali il partito si trasforma in mera esecuzione di comandi senza struttura assiologica e programmatica viva. Contro ogni opportunismo proditorio la Luxemburg ha elevato i suoi scudi dialettici negli scritti come nei comizi, nessun carcere, e neanche la solitudine e l’ostracismo ne piegarono il calore ideale e l’onestà intellettuale. La Rivoluzione è prematura affermava la socialdemocrazia, in tal modo operava in modo ideologico, ovvero cercava false ragioni da rappresentare come universali, come leggi della storia, e così si eternava il sistema vigente, proponendo blandi aggiustamenti”.

L'opportunismo non è in grado di costruire una teoria positiva capace di sostenere in qualche misura la critica. Tutto ciò che esso può fare è dapprima di attaccare la dottrina marxista in alcuni singoli princìpi, e da ultimo, poiché questa dottrina rappresenta un edificio in cui tutto è solidamente connesso, distruggere l'intiero sistema dal piano più alto fino alle fondamenta. Con ciò è dimostrato che la prassi opportunistica è, nella sua essenza e nelle sue basi, incompatibile con il sistema marxista. Ma con ciò è dimostrato altresì che l'opportunismo è incompatibile anche con il socialismo in generale, che la sua tendenza intima è diretta a sospingere il movimento operaio sulla strada borghese, cioè a paralizzare completamente la lotta di classe proletaria1”.

Icastica nelle parole, la Luxemburg coglie allora come oggi l’effetto dell’opportunismo: fa da diga per conservare, per trattenere le forze della storia, vuole che la talpa, parlando hegelianamente, non diventi civetta. Non si deve lavorare per la coscienza della classe, ma per il loro mantenimento in uno stato di sudditanza. Si deve “curare la pancia”, prediligere la quantità alla qualità. Per cui le contraddizioni sono portate sul piano puramente economicistico per avallare il sistema. Complici sempre, mai disponibili all’autocritica, i despoti oscuri forgiano slogan per mettere in catene il popolo, gettando le briciole del capitale nella gabbia. La Luxemburg smaschera i revisionisti ed il retropensiero, e la sua lotta diventa la denuncia, spesso solitaria, del pensatore, del Socrate che non smette di essere il tafano delle menti e dei popoli. L’opportunismo alleato delle destre, secondo la Luxemburg, trattiene i popoli dall’imparare dallo sciopero la coscienza della propria forza. La coscienza di classe si forgia nella lotta, il conflitto rafforza la chiarezza teorica degli interessi in gioca, libera energie inaspettate”.

Lo sviluppo storico dei proletariato sino alla sua vittoria finale non è effettivamente "una cosa così semplice". Tutta l'originalità di questo movimento consiste nel fatto che per la prima volta nella storia le masse popolari devono realizzare la loro volontà da se stesse e contro tutte le classi dominanti, ma devono situare questa volontà nell'al di là rispetto all'attuale società, cioè oltre di essa. Ma questa volontà le masse non possono formarsela che nella lotta continua contro l'ordinamento esistente e solo nella cornice di esso. L'unione della grande massa popolare con uno scopo che va al di là di tutto l'attuale ordinamento. Della lotta quotidiana con la grande riforma del mondo, questo è il grande problema del movimento socialdemocratico, il quale quindi deve operare procedendo per tutto il corso del suo sviluppo fra due scogli: fra l'abbandono del carattere di massa e l'abbandono dello scopo finale, fra ricadere nella setta e precipitare nel movimento riformista borghese, fra anarchismo e opportunismo2.

Le sinistre descritte dalla Luxemburg, come oggi, hanno il volto moderato dell’opportunismo politico che dissipa le possibilità che si presentano nelle condizioni materiali della storia, ma specialmente sacrificano l’immenso patrimonio cognitivo e sociale dei grandi pensatori relegandoli alla condizione di idealisti, o a cane morto della storia.

L’intento è di non nutrire le coscienze, ma solo i corpi, di ridurre la vita a biologia ben nutrita senza prospettiva. Impigrire le folle è l’imperativo immorale a cui rispondono e nello stesso tempo rassicurano allora l’imperialismo capitalistico, mentre oggi banche e finanze festeggiano i loro utili sentendosi al sicuro al punto da prendersi tutto.

Ma Bernstein ha iniziato la sua teoria manifestando paura e ammonendo di fronte al pericolo che il proletariato giunga troppo presto al governo! In questo caso, secondo Bernstein, il proletariato dovrebbe lasciare immutate le condizioni della società borghese, e subire esso stesso una tremenda disfatta. Ciò che traspare innanzitutto da questa paura è che la teoria di Bernstein fa una sola raccomandazione "pratica" al proletariato, nel caso le circostanze lo facessero giungere al governo: di mettersi a dormire. Ma con ciò essa si giudica senz'altro da sé come una concezione che condanna il proletariato, nei momenti più importanti della lotta, all'inerzia e al tradimento passivo della propria causa. In realtà tutto il nostro programma si ridurrebbe a un miserabile foglio di carta straccia, se non fosse in condizione di servirci per ogni eventualità e in ogni momento della lotta, e servirci grazie alla sua applicazione non alla sua non applicazione3”.

La Luxemburg ci insegna con la sua coerenza che la storia non si offre a noi, non cade con la sua forza liberatoria in modo immediato e fatale, necessita di spirito critica ed azione. Il crollo del capitalismo non porta al comunismo ma necessita del pensiero, di programmi politici, e di una classe dirigente forgiata nella lotta in sintonia dialettica dei popoli.


Note

1 Rosa Luxemburg, Riforma sociale o Rivoluzione, ousia, versione elettronica, pag. 40

2 Ibidem pp. 41 42

3 Ibidem pag. 35
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