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Sarkozy e Gheddafi, le vere sporche ragioni della guerra in Libia

di Piero Orteca

Il fermo dell’ex presidente francese Sarkozy per i soldi di Gheddafi alla sua campagna elettorale. Cenni di verità su una catastrofica trama.

– La guerra di Libia, l’eliminazione del Colonnello la successione delle ‘primavere arabe’ frutto finale di un progetto studiato a tavolino dai servizi segreti di Parigi.

– Soltanto dopo si accodano gli inglesi e, di malavoglia, anche Barack Obama.

– La stupida avidità, mostrata dall’Occidente in politica estera, negli ultimi trent’anni.

Toh! Qualcuno ha cominciato a scoperchiare la botola del verminaio libico. Il fermo dell’ex presidente francese Sarkozy per i soldi che avrebbe ricevuto sottobanco da Gheddafi come “contributo” per la campagna elettorale è in linea con quanto sosteniamo da anni: e cioè che la guerra di Libia, l’eliminazione del Colonnello e tutta la processione delle “primavere arabe” sono il frutto finale di un progetto studiato a tavolino dai servizi segreti di Parigi. Che poi a cotanta porcata si siano accodati gli inglesi e, di malavoglia, anche Barack Obama, rientra nella dabbenaggine, frammista all’avidità, mostrata dall’Occidente, in politica estera, negli ultimi trent’anni. Quando ognuno invocava solidarietà “democratica” e poi correva per conto suo a contrattare, con i presunti “nemici” e senza un briciolo di pudore, pane e companatico.

Dall’operazione Libia, voluta dai francesi e finita con l’assassinio di Gheddafi, l’Italia è uscita con le ossa rotte. Per molti motivi, di cui potremmo discutere per settimane, ma che sono sotto gli occhi di tutti. E poi, anche grazie a Sarkozy, dal Nord Africa al Medio Oriente, fino all’Asia Centrale i morti per i conflitti regionali saldatisi in “macro-aree di crisi” si sono contati a milioni. Sì, perché l’azzardo occidentale, sostenuto da una congrega di perditempo col paraocchi, ha scompaginato assetti geostrategici che si reggevano su equilibri molto precari. Le presunte “primavere arabe” erano in effetti embrioni di rivolte popolari, cavalcate da una manica di imbroglioni in doppiopetto, che dall’Europa all’America facevano solo i loro sporchi interessi.

La Libia? Al tempo che fu scrivemmo che i veri motivi alla base dell’intervento occidentale erano di basso conio e avevano molto a che fare con gli interessi di alcune potenze, le quali vedevano come fumo agli occhi il ruolo dell’Italia, che godeva di una sorta di “clausola della nazione più favorita”. Lasciando perdere l’imbecillità degli inglesi con Cameron, alla patetica ricerca dell’impero perduto, e la consueta incapacità americana di leggere in prospettiva le crisi internazionali, resta il ruolo giocato dalla Francia di Sarkozy, avida non solo di riguadagnare la grandeur perduta, ma anche di grattare il fondo del barile, garantendosi non tanto i rifornimenti di petrolio, quanto, piuttosto, quelli di uranio del Tibesti ciadiano e libico.

Quando Sarkozy riceveva all’Eliseo, con tutti gli onori, Gheddafi, prima di fargli la festa, parlava con lui soprattutto di affari. Che, a questo punto, dovevano essere non solo pubblici, ma anche privati. Allora fu il settimanale satirico “Le canard enchaîné” a sollevare il velo sui piani orditi dalla Francia per liquidare il Rais di Tripoli, ormai divenuto scomodo. E l’Occidente? Le andò appresso, come sorci e pantegane dietro il pifferaio di Hamelin. Ora si comincia a scoprire che nelle rivoluzioni arabe la democrazia c’entrava un fico secco e che i veri motivi erano “i presidenti degli Stati Uniti”. Quelli stampati sui dollari. Alla faccia dei gonzi, degli intellettuali tutti ostriche e champagne e dei benpensanti in servizio permanente effettivo, sempre pronti a marciare al primo colpo di marmitta.

Oggi una faida interna alla galassia delle fazioni libiche fa venire a galla vecchi spettri, che devono far tremare non solo la Francia, ma anche il resto dell’Occidente. Che dietro il paravento della “esportazione dei diritti umani” ha trasformato una guerra tribale in un massacro di lungo corso, consentendo il perpetuarsi della Libyan Trail, il collettore ad ansa, una carovaniera che, dall’Africa sub-sahariana, convoglia milioni di disperati in fuga, ammassandoli sulle coste del Mediterraneo. Ergo: le verità sono come i denti. Quando spuntano fanno male, ma poi aiutano a masticare….

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