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Tra euroliberismo e anticapitalismo, le anime divise della sinistra in lotta per sopravvivere

di Carlo Formenti

Sotto i colpi della rivolta delle classi subalterne contro i processi di globalizzazione, le sinistre lottano per la sopravvivenza, tentando di mutare pelle, nella speranza che, cambiando look e narrazione, divenga più facile proseguire sulla strada delle scelte antipopolari. Sedotti dal successo di Macron – peraltro già «sporcato» da una serie di infortuni tanto sul piano nazionale quanto su quello internazionale – un’ala di quanto resta d’un PD in rapido avvitamento si prepara a scimmiottarne il progetto.

Vedi, in proposito, l’appello dell’ex ministro Calenda alla rottamazione del marchio, da sostituire con un Fronte Repubblicano che si presenta come un clone de la République En Marche. Si tratterebbe di una forza politica ultraliberista e ultraeuropeista, che mirerebbe a raccogliere le diaspore di socialdemocratici e forzisti per guidarle a una battaglia senza esclusione di colpi contro i <<populisti>>. La linea di Calenda converge con quella illustrata in una recente intervista al Corriere della Sera da un versipelle di rango come Cohn-Bendit - ex leader sessantottino, ex presidente del gruppo Verde a Strasburgo, oggi consigliere di Macron – il quale chiama a sua volta al frontismo europeista contro la <<lebbra>> (per citare l’elegante terminologia del suo nuovo mentore e padrone) nazionalista.

E gli antirenziani? È probabile che cerchino di rifondare (anche se è noto che la parola porta malissimo, come testimonia la parabola di Rifondazione Comunista), presumibilmente in associazione con LEU, un simulacro di socialdemocrazia, cui non è difficile diagnosticare un ruolo politico del tutto marginale.

Ma lo spirito di scissione non aleggia solo fra le fila delle <<sinistre>> convertite all’ideologia liberale e liberista: riguarda anche le sinistre radicali, divise fra europeismo critico e progetti che si propongono di riconquistare quella sovranità popolare e nazionale che considerano irrinunciabile presupposto di ogni battaglia per il socialismo e la democrazia (vedi, in tal senso, il movimento di Mélenchon in Francia e un’ampia componente di Podemos in Spagna, mentre anche da noi stanno faticosamente maturando analoghi progetti). Assai interessante, in tal senso, un articolo di Diana Johnstone che spiega come la divaricazione appena descritta attraversi anche la Linke tedesca.

La polarizzazione contrappone Sarah Wagenknecht e Oskar Lafontaine da un lato e Katja Kipping dall’altro. I primi sono punto di riferimento d’una sinistra nazional popolare che si propone di promuovere politiche sociali nel contesto dello stato nazione, la seconda – in sintonia con le Tesi di Negri e Hardt – sostiene la prospettiva di un globalismo di sinistra, dando per anacronistico e superato il ruolo dello stato nazione. Così si delinea un primo campo che – al pari della maggioranza delle sinistre radicali nostrane – persegue oltre ogni prova contraria l’illusorio obiettivo di una riforma della Ue, difende la linea <<no border>> dell’illimitata apertura ai flussi migratori, e un secondo campo che – in sintonia con le tesi di intellettuali come Wolfgang Streeck – considera la Ue come irriformabile e antidemocratica, denuncia come irrealistica l’idea di poter competere con il capitalismo sul terreno globale, sostiene che le istituzioni democratiche e le politiche egualitarie di ridistribuzione del reddito possono esistere solo nella cornice dello stato nazione e, infine, distinguono fra accoglienza di rifugiati politici e profughi di guerra e migrazione di massa che, ove non regolata, agisce come un’arma nelle mani dei padroni per scatenare la guerra fra poveri, abbassare i salari e minare le fondamenta del welfare, oltre a degradare le condizioni di vita nei quartieri popolari.

Per ora, queste due anime della sinistra anticapitalista sembrano ancora convivere, sia pure fra crescenti contraddizioni, ma le differenze sono di radicalità e natura tali che finiranno inevitabilmente per sfociare in un divorzio (evento che potrebbe trovare espressione simbolica già nelle prossime elezioni europee, con la presentazione di liste in competizione reciproca).

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