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La Germania è davvero più morale dell’Italia?

Sulle doppie morali dell'euro

di Marcello Foa

In quest’epoca di lodevole rottura dei frame dominanti, suggerisco la lettura di un economista tanto pacato nello stile e d’indole discreta, quanto preciso e lucido nei giudizi. Si chiama Sergio Cesaratto e qualcuno potrebbe arricciare il naso sapendo che è un keynesiano convinto e dichiarato. Ma nel suo ultimo libro si parla non di riforme economiche o monetarie, quanto di morale, di rispetto delle regole da parte soprattutto della Germania. Lo avete capito: il saggio “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro” (Imprimatur), non piacerà agli economisti e agli osservatori che, da oltre un decennio, sono vittime di un complesso di inferiorità nei confronti dei partner europei e soprattutto dei tedeschi; complesso che, nei casi più acuti, sfocia in un inguaribile e per me incomprensibile autorazzismo.

Eppure proprio costoro dovrebbero leggere e soprattutto meditare Cesaratto, per la solidità delle sue osservazioni volte non a denigrare la Germania e nemmeno a nascondere le storture dell’Italia (il suo, sia chiaro, non è un pamphlet), bensì a osservarla con uno sguardo disincantato e obbiettivo.

Nietzsche scriveva che “il genio tedesco mescola, media, imbroglia e moralizza” e mi immagino già il lettore sobbalzare.

Nietzsche era un filosofo e il suo giudizio tagliente ma analizzando il comportamento della classe dirigente di Berlino negli ultimi trent’anni, incluso ovviamente il periodo della moneta unica, vien da pensare che forse quell’aforisma, seppur provocatorio, indicasse la tendenza delle élites tedesche a considerare un solo giudizio valoriale: quello del proprio interesse, ostentatamente e fastidiosamente ammantato di moralismo. Basti pensare a come è stata trattata la Grecia o alle recenti copertine antitaliane di certi settimanali o ai giudizi sprezzanti di alcuni politici sul nuovo governo Lega-5Stelle: la propensione a giudicare e a denigrare è ricorrente. Peccato che, come ogni moralismo, nasconda un’altra verità, non propriamente lusinghiera, quella di un egoismo talmente sfrontato da risultare offensivo agli occhi di chi ha la lucidità intellettuale di vederlo. Ovvero per pochi. Sì, perché i media germanici non brillano per capacità di autocritica e sono molto allineati con gli interessi e le visioni della propria classe dirigente, mentre quelli europei trattano la Germania con un evidente timore riverenziale.

Se avessero solo un po’ di coraggio, denuncerebbero le ipocrisie delle banche di Francoforte che hanno istituito un doppio standard, secondo cui i debitori degli altri Paesi sono degli inguaribili peccatori, che vivono al di sopra dei propri mezzi mentre chi permette che questo accada, ovvero i creditori (tedeschi), esenti da ogni responsabilità e da tutelare. Troverebbero documenti circostanziati sull’ipocrisia del salvataggio della Grecia, che si è tradotto in un nuovo, immenso affare per la Germania. Denuncerebbero con forza la sistematica violazione di alcune delle regole europee di cui, naturalmente, Berlino reclama, per gli altri, un rispetto inflessibile.

Già Vladimiro Giacché, nel suo notevole saggio Anschluss, aveva evidenziato il doppiopesismo dei tedeschi, dimostrando il cinismo predatorio della riunificazione, tradottosi in ruberie dalle proporzioni colossali, ora Cesaratto, in un volume di poco più di 100 pagine, completa il quadro parlando del periodo dell’euro, al fine non di dar lezioni alla Germania, bensì di inquadrarla in una prospettiva realistica, spogliata da un’ingiustificata arroganza etica e ricondotta nella sua giusta dimensione, quella di un Paese indubbiamente di successo ma non infallibile, né intrensicamente superiore e che va affrontato, in ogni negoziato, a testa alta. Senza complessi, senza sudditanza psicologica.

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