Riflessioni venezuelane
di Nico Maccentelli
Il sequestro del Presidente del Venezuela Bolivariano Nicolas Maduro e di sua moglie Prima Dama Cilia Flores, unitamente all’aggressione imperialista degli USA che dura da ormai 27 anni, ma oggi ha fatto il salto di qualità dell’embrago armato totale, ci induce d alcune riflessioni. Si tratta infatti di comprendere al di là delle considerazioni capitolazioniste che si leggono da più parti, quali siano i punti di forza e nel contempo i limiti di questo assalto criminale e in che contesto è maturato.
Innanzi tutto l’imperialismo statunitense non si è svegliato una mattina, con l’idea belluina di aumentare l’aggressività militarista. Esistono cause strutturali riguardo la crisi sistemica del capitalismo, già ben note ai marxisti e che in generale nella sua crisi epocale di sovraproduzione di capitali, al netto di tutte le controtendenze messe in atto dalle élite finanziarie sul piano monetario, creditizio e nella catena del valore e degli approvigionamenti, non evitano, anzi portano come sbocco inevitabile alla guerra imperialista.
Fondamentalmente l’imperialismo, ossia quel campo di paesi a capitalismo avanzato a dominnza USA è in crisi di egemonia. Il prorompere di altri attori capitalistici o a società ibride con gestioni statali di economie di mercato sulla scena internazionale, sta spostando il baricentro dell’economia mondiale da una governance finanziaria ultraliberista unipolare a economie reali che si relazionano in modo paritetico realizzando ambiti di scambio che bypassano il dominio del dollaro quale moneta di riferimento.
All’imperialismo non resta che ridefinire la propria catena di dominanza interna e di rispondere manu militari e con ogni altro mezzo ai paesi che esprimono con maggior forza economica e militare questa tendenza: Cina, Russia in primis, che sono ormai nemici esistenziali dell’imperialismo (1).



La spossessione dei popoli indigeni delle loro terre è una modalità di dominazione nota come “capitalismo razziale coloniale“. Dopo aver negato l’autodeterminazione palestinese per decenni, Israele sta ora mettendo in pericolo l’esistenza stessa del popolo palestinese in Palestina. Siamo al cospetto di una logica binaria del colonialismo di insediamento israeliano di dislocazione e sostituzione, volta a espropriare e cancellare i Palestinesi dalle loro terre operante da sempre. Essa comporta la negazione dell’autodeterminazione e altre violazioni strutturali nel territorio palestinese occupato, inclusi occupazione, annessione e crimini di apartheid e genocidio, nonché una lunga lista di crimini accessori e violazioni dei diritti umani, dalla discriminazione, distruzione arbitraria, sfollamento forzato e saccheggio, all’uccisione extragiudiziale e alla fame. Dopo il 7 ottobre 2023, la campagna militare ha polverizzato Gaza e sfollato il più grande numero di Palestinesi in Cisgiordania dal 1967, un’accelerazione del processo di dislocazione-sostituzione.
Ilan Pappé ne è convinto: per Israele è cominciato l’inizio della fine. «Non so esattamente come ma verrà il momento in cui anche i governi del resto del mondo diranno che ne hanno abbastanza, come è successo con l’apartheid in Sudafrica», predice lo storico israeliano a TPI.
In Cina, ancora nello scorso novembre, è stato dato inizio a una massiccia campagna contro la corruzione. La Commissione Centrale per l'Ispezione Disciplinare del PCC a novembre annunciò sul suo sito web di aver avviato un'indagine su Liu Xiwen, vicesegretario del Comitato Municipale di Pechino del Partito Comunista Cinese, a capo del Dipartimento del Lavoro Organizzativo. Secondo i media cinesi, la funzionaria era sospettata di "gravi violazioni disciplinari", una formulazione che implica solitamente accuse di corruzione. Dopo di che, fu avviata un'indagine disciplinare interna al partito nei confronti del vicesindaco di Shanghai, Ai Baojun, che è anche membro del comitato municipale del PCC di Shanghai. Entrambi i funzionari, rimossi dai loro incarichi e processati, sono stati soprannominati "le grandi tigri cadute da cavallo". La campagna anticorruzione all'interno del Partito Comunista Cinese si è intensificata dopo l'ascesa al potere della "quinta generazione" di leader, guidata dal Presidente cinese e Segretario Generale del Comitato Centrale del PCC Xi Jinping, nel 2012-2013. Un lavoro di “pulizia” che è proseguito incessantemente. Ieri si è saputo che un generale cinese è stato accusato di corruzione e di aver divulgato informazioni sulle armi nucleari agli Stati Uniti. Si tratta nientemeno che il braccio destro di Xi Jinping: il generale Zhang Youxia, accusato di “crimini su larga scala contro il Paese”.
La sinistra è giustamente schierata con la Cina e i Brics+ nel valutare gli attuali conflitti geopolitici e geoeconomici. Il multipolarismo portato avanti dalle economie emergenti lo vediamo come una valida alternativa all’unipolarismo o bipolarismo cui sembra puntare l’imperialismo americano al suo tramonto. Questa preferenza però innesca un meccanismo psicologico – la tendenza a considerare nostro amico il nemico del nostro nemico – che c’induce a dare credito alle ideologie di autorappresentazione del soggetto per cui proviamo simpatia. Così una presa di posizione geopolitica rischia di diventare un’ingiustificata discriminante di classe: I cinesi tendiamo ad arruolarli tra le schiere del proletariato internazionale, nella speranza che alla fine stiano per arrivare i nostri

Tra Piantedosi e Askatasuna
Iran, orgia di disinformazione
Non è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.
Introduzione
Sono partita per l’Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidarietà a un popolo martoriato da anni dall’isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno è sotto attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di più anche per la guerra economica a cui è sottoposto da decenni. Odio il “noi” e il “loro”. Volevo sentirmi, per un breve momento, parte della loro storia, temere come loro gli attacchi esterni.

L’operazione militare con cui gli Stati Uniti hanno bombardato Caracas e sequestrato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, uccidendo oltre 50 militari della sua scorta, costituisce un’azione di guerra in violazione al diritto internazionale. L’incursione giunge al culmine di mesi di crescenti tensioni nelle acque dei Caraibi, antistanti il Venezuela, seguite all’invio di navi da guerra con il pretesto della “lotta al narcotraffico”. Maduro è accusato di essere il capo del Cártel de los Soles, un cartello della droga che minaccerebbe la sicurezza nazionale degli Stati Uniti[

La serie tv iconica per capire il comportamento dell’attuale amministrazione americana è, senza dubbio, Lioness di Taylor Sheridan. In Lioness le forze speciali americane compiono continuamente operazioni straordinarie, ai limiti quando non oltre la legalità. E il modo, brutale e sbrigativo, con il quale le forze speciali americane risolvono le crisi prepara le condizioni per nuove situazioni controverse da risolvere con altre operazioni al di fuori dell’ordinario. L’amministrazione Trump, seguendo la modalità di comunicazione di registi come Sheridan, ha fatto di Lioness un metodo di governo. La stessa cattura di Nicolás Maduro, e della moglie trattata da regina nera del narcotraffico, è rappresentata secondo lo stile narrativo di Lioness nel quale i capi di stato o i leader stranieri non sono mai interlocutori diplomatici; sono target più o meno raggiungibili.



































