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Foggia, tra i camionisti e gli agricoltori della protesta: «Il prezzo del gasolio è stata solo l’ultima goccia. Quest’anno ci converrà lasciare i terreni incolti»

di Carlo Vulpio

Le parole disilluse degli agricoltori: «Coltivare a grano un ettaro di terra costa 1200 euro, se ne guadagnano meno di 1000. Continuare così non ha senso»

CANDELA (FOGGIA) – Il sit-in è cominciato questa mattina alle cinque. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che presidiano il casello autostradale per Napoli e Pescara con tir e trattori stanno accanto a due pattuglie dei Carabinieri e della Polizia stradale. Nessun ostacolo alle autovetture. Non vengono fatti passare solo i mezzi pesanti. Ma se qualche camionista insiste, lo lasciano andare.

«Deve essere una protesta efficace – dicono i manifestanti -. Non dobbiamo permettere che il problema, che è economico e sociale, diventi un problema di ordine pubblico».

Le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha appena parlato di «reato» per i blocchi stradali in corso, vengono lette sui telefonini dai manifestanti e subito contestate. Molti di loro sono doppiamente delusi, perché dicono di aver votato per FdI. «Nel 2024 abbiamo protestato portando con noi la bandiera italiana. Oggi è fuori luogo anche quella».

Non c’è un giornalista. Non c’è una telecamera. Agricoltori e autotrasportatori però non demordono, terranno duro finché non verranno comprese le ragioni di questa protesta, che li vede in totale disaccordo con ciò che stanno facendo il governo italiano e la Ue.

In particolare, gli autotrasportatori di questa parte dell’Italia meridionale, la sponda adriatica, contestano anche le associazioni di categoria più rappresentative a livello nazionale, la Unatras, l’Assotir, l’Anita. Il costo del carburante e il conseguente effetto domino sui prezzi di tutti i prodotti e i servizi, a cominciare dagli sconti sui pedaggi autostradali, ha fatto emergere problemi e contrapposizioni mai risolti.

«Sono un autotrasportatore indipendente, una partita Iva – dice Pier Giorgio Sarni – e non voglio pagare il pizzo a queste associazioni. Le faccio un esempio concreto: se vado da Foggia a Parma spendo 123 euro di autostrada. Su questa somma ho il diritto allo sconto del 13 per cento, cioè 16 euro. Di questi, l’8 per cento -cioè 1,30 euro – devo versarli a questi consorzi ai quali dobbiamo aderire obbligatoriamente. È facile capire quanti soldi in centinaia di viaggi ci vengano tolti in questo modo. Io la Meloni l’ho votata. Bene, adesso se la incontrassi le chiederei: questo cos’è, non è un pizzo legalizzato?».

«In queste sigle è entrata Confindustria – dice Michele Spinetti -, che non potrà mai fare i nostri interessi. Il costo del gasolio è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Il perché cerca di spiegarlo Rocco Stanzione, agricoltore: «Ma come, ci promettono aiuti per il 50 per cento se trasferiamo le nostre attività ai giovani e poi ci lasciano al palo erogandoci solo il 30 per cento della cifra? Io ho trasferito le terre a mio figlio e lui ha comprato un trattore che costa 150 mila euro, ma gli aiuti non sono stati della metà. Gliene hanno erogati solo 50 mila. E mentre il costo dei fertilizzanti è schizzato a 120 euro al quintale, il grano duro è fermo a 25-27 euro per quintale. Quest’anno credo che lasceremo i terreni incolti».

Anche Leonardo Di Stefano, agricoltore pure lui, è orientato a incrociare le braccia. «Coltivare a grano un ettaro di terra costa 1.200 euro l’anno – spiega -. Con una produzione media anche di 30 quintali per ettaro, incassiamo circa 800 euro. Che diventano 960 che ci aggiungiamo l’integrazione del prezzo. In totale, meno di mille euro. Non si può andare avanti così». Stesso discorso per le olive, i pomodori, la verdura. Che pure i consumatori pagano a prezzi salatissimi. I pomodori a 7 euro al chilo, da queste parti, sono una bestemmia. Allora chi ci guadagna? Gli autotrasportatori?

«Assolutamente no», dice Pasquale Spinetti, il portavoce della protesta. Tira fuori il cellulare, apre la calcolatrice e spiega: «Facciamo l’esempio di un Tir che per trasportare 280 quintali di pomodori prenda mille euro. Bene. Se in conseguenza del caro gasolio ne prende 1.100, cioè cento euro in più, l’incidenza sul prezzo di un chilo di pomodori è dello 0,0035 euro».

E allora di chi è la colpa dei pomodori a 7 euro? Su questo, agricoltori e autotrasportatori, uniti nella lotta, non hanno dubbi: «Della Gdo, la Grande distribuzione organizzata. Lo sappiamo che suona male dirlo, ma la Gdo è come la Nco, la Nuova camorra organizzata di cutoliana memoria». Un’affermazione pesante. «No. Un’affermazione vera. Lo scriva, i nostri nomi ce li ha, non siamo qui in forma anonima. È ora che la gente capisca che non possiamo e non vogliamo fare la guerra né alla Russia, né a nessuno. Che gli accordi con i Paesi che ci danno il gas devono essere sempre i benvenuti e che la politica agricola europea ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana. Altro che Made in Italy. I controlli sui prodotti esteri , all’origine e finali, sono inesistenti. Lo sa questo il ministro che parla di “reati”?».

Con i manifestanti sono presenti i vicesindaci dei comuni di Ascoli Satriano, Potito Giuliani, e Antongiulio Labriola, di Montemilone. Da domani, li affiancheranno tutti i sindaci della provincia di Foggia.

corriere.it 16/10/2026

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Comments

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Enza
Tuesday, 20 October 2026 21:02
Grazie per questo articolo.
Mi dispiace che stasera telemeloni su più reti abbia già dato informazioni fuorvianti sull'incontro con Salvini. Si è parlato delle prime aperture degli autotrasportatori ,cosa assolutamente falsa. Al contrario, in tutto il sud si stanno intensificando i presidi.Gli agricoltori, i pescatori, gli autotrasportatori hanno capito che i compari della sovranità alimentare di sto' piffero, li vogliono truffare con briciole ammuffite.
Giorgia, dopo latitanze e afasie, si sta esibendo sui tiggì, per operazione culto dell'immagine in vista delle non lontane elezioni e , al solito, distrae tacendo su questo diffuso disagio, e punta solo sulla violenza dei disordini di Milano con rinforzi securitari.
Questa furbizia non paga più. Se ne renderanno conto presto i patriottardi continuando a sottovalutare la sofferenza degli italiani, costretti contro la loro volontà a rinunciare all'indispensabile per fare arricchire i furfanti delle guerre.
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