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lantidiplomatico

“Il Woke è morto, viva il Woke!”

di Andrea Zhok*

nfdsjblvcSi stanno celebrando in questi giorni i funerali del “woke”. Come sempre gli ordini di scuderia sono partiti dagli USA dove l’icona progressista Alexandria Ocasio-Cortez, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, ha fatto uno spostamento tattico per recuperare il voto popolare perduto dai progressisti: “Controordine compagni, ci siamo concentrati sul woke mentre abbiamo perso contatto con il mondo del lavoro.”

  

1) IL CONFORMISMO MANNARO

Una prima osservazione. Qualcuno potrebbe dire che il woke è nato come è morto: senza una ragione, senza una spiegazione razionale, semplicemente sull’onda dell’opportunismo e del conformismo di gruppi autorevoli annidati innanzitutto e principalmente nelle università americane.

In effetti il dato più eminente della cultura woke – termine vago che copre una trasformazione culturale che parte dagli anni ’70 – è che non ha mai funzionato come un dispositivo razionale. Esso ha sempre funzionato soltanto come un dispositivo stigmatizzante, che minacciava i non conformisti di “sanzioni morali”, e in un secondo tempo anche di sanzioni materiali. La principale caratteristica del “woke” è che il discorso argomentativo non è mai stato accettato, le obiezioni non sono mai state accolte su un possibile piano di pari dignità, le tesi sono state sempre calate dall’alto (promosse da uffici politici di minoranze combattive) e imposte con l’implicito ricatto che chi non vi si conformava era un “odiatore”, un “omofobo”, un “razzista”, insomma un essere umano disgustoso come cui semplicemente si dovevano tagliare i rapporti.

Questo “conformismo mannaro”, questo meccanismo di stigmatizzazione e bullizzazione ha sempre funzionato eccellentemente solo nei gruppi sociali apicali, quelli che funzionano essenzialmente per cooptazione, cioè attraverso il consenso interno al gruppo di appartenenza: giornalisti, accademici, magistrati, ecc.

Si è così arrivati ad una situazione in cui gran parte degli “insider” di questi gruppi hanno aderito in maniera automatica ed acefala a tutti i diktat woke, che è diventato una sorta di codice interno implicito, mentre i gruppi sociali che ne erano estranei (cioè più o meno tutte quelle che una volta si sarebbero chiamate le “masse lavoratrici”) ne sono rimasti al di fuori, creando quella cesura culturale e di ceto che ora Ocasio-Cortez e i suoi seguaci cercano di colmare.

 

2) L’IRRAZIONALISMO “BUONO” PRESERVA L’IRRAZIONALISMO “CATTIVO”

Proprio questo modo di operare ha favorito, sciaguratamente, il preservarsi di bolle di dogmatismo e ignoranza, bolle pronte a riemergere intoccate. Infatti, se imponi le tue tesi come fossero dogmi della santa inquisizione, è del tutto naturale che chi sfugge all’imposizione si senta rafforzato nel coltivare i propri di dogmi. Se davvero fossimo di fronte al “tramonto del woke” uno dei primi effetti preoccupanti è che a riemergere non saranno soltanto le mille cose ragionevoli che sono state insensatamente represse negli scorsi decenni, ma anche gli autentici omofobi, gli autentici razzisti, gli autentici sessisti (abbiamo visto sprazzi di questa dinamica nella figura di Trump in America). A questi soggetti retrogradi ma minoritari potrebbero oggi unirsi tutti coloro i quali, e sono tanti, hanno covato un motivato risentimento per anni rispetto agli abusi del woke, in un ritorno del pendolo storico.

 

3) LA GRANDE TRASFORMAZIONE

Spesso sul tema “woke”, “politicamente corretto” ecc. viene fuori spesso a sinistra l’argomento “non è mica detto che diritti civili e diritti sociali non possano svilupparsi assieme”. Questo argomento, apparentemente sensato, è in verità un completo marasma.

È semplicemente falso equiparare le tematiche woke con i “diritti civili”. Moltissimi diritti civili si sono sviluppati benissimo a fianco dei diritti sociali per lungo tempo.

Ma si trattava di una specifica classe di diritti civili, ovvero quelli che chiedevano EGUAGLIANZA formale, EGUAGLIANZA giuridica tra tutti i cittadini. Diritti del lavoro e diritto di voto si sono sviluppati armonicamente gli uni accanto agli altri. L’eguaglianza davanti alla legge indipendentemente da razza, sesso, orientamento sessuale, ecc. è un portato dello sviluppo sociale complessivo degli ultimi due secoli.

Ciò che viene costantemente messo sotto il tappeto è che tra gli anni ’70 e gli anni ’80 del XX secolo – gli anni in cui emergono le tematiche confluite nel “woke” – si impone un paradigma di diritti soggettivi che non ha più niente a che fare con il paradigma egalitario precedentemente in vigore. Ciò che emerge è un paradigma “rivendicazionista” in cui si assume che anche se non ci sono più discriminazioni di legge, ora bisogna rivendicare diritti speciali per gruppi specifici. L’idea di fondo è quella di un “diritto compensativo”, tale per cui si assume che un certo gruppo sia in una condizione di particolare bisogno o sofferenza o abuso tacito e si attivano tutele speciali a compensazione di questi “bisogni”.

Ma qui naturalmente tutto cambia.

Un conto è dire che Mario e Maria devono avere entrambi diritto di voto. Questo è facile da spiegare ed è facile da dimostrare che prima Maria non aveva il diritto di voto e Mario sì. Ma se si assume di dover fornire compensazioni per bisogni, sofferenze, abusi che non sono manifesti, ma presunti, allora si scatena una infinita rincorsa di mille gruppetti e lobby nel dipingersi come “bisognosi di compensazione”.

Ed è quel che è avvenuto. È nata così un’intera letteratura sulle “microviolenze”, su presunte prevaricazioni che sarebbero implicite in certe parole, in certi comportamenti, in certi costumi. Alle volte queste “microviolenze” esistevano, più spesso erano pura opera di fantasia, ma il vero problema è il mutamento di paradigma: a questo punto si è scatenata una rincorsa all’ottenimento di diritti speciali (diritti destinati non alla collettività, ma a sottogruppi), e la base per rivendicarli si è soggettivizzata: non più ciò che esteriormente tutti potevano vedere ma ciò per definizione era nascosto e che veniva soltanto percepito soggettivamente come sofferenza privata.

C’è tutta la differenza del mondo tra essere tutelati dall’esercizio altrui della violenza (cosa sulla cui giustezza nessuno sano di mente ha dubbi) e l’essere tutelati rispetto al fatto che un modo corrente di usare le parole sia da qualcuno ritenuto una violenza metaforica, un’aggressione alla propria dignità. C’è tutta la differenza del mondo tra chiedere che ci sia tolleranza per come ci sentiamo, e dichiarare che se il mondo non riconosce come noi ci autopercepiamo (e non lo rende realtà) questa sarebbe una violenza.

Questa soggettivizzazione del diritto e delle pretese di tutela ha aperto il Vaso di Pandora per cui ogni persuasione soggettiva, che sia solidamente fondata o che sia il frutto di un fragile convincimento divenuto un’idea fissa, comunque poteva e doveva ricevere una tutela normativa. Abbiamo così straziato la lingua italiana con un profluvio di goffaggini prive di senso per andar dietro a rivendicazioni fondate sul nulla (es.: il plurale sovraesteso è sempre stato usato e percepito come neutro: l’uso crea il significato; questo finché qualcuno non si è inventato che si trattava di una discriminazione). Parimenti abbiamo dato spazio a pretese lesive di diritti altrui, come la pretesa che la mia autopercezione come donna debba diventare il diritto a poter gareggiare nelle squadre femminili, o che le mie fantasie maschili di maternità possano legittimare esperimenti sulla pelle di un nascituro, ecc. ecc.

 

4) LA FRAMMENTAZIONE ORIZZONTALE

Sul piano sociale questo passaggio dai diritti civili universalisti (come il diritto di voto) a pretesi diritti civili soggettivisti (fondati sull’autopercezione) ha prodotto un macroscopico effetto di frammentazione orizzontale della società, trasformandola nell’agone permanente di lobby battagliere per diritti speciali.

Questa tendenza è venuta incontro in maniera mirabile ai desideri concomitanti dei ceti dominanti del periodo neoliberale. Non è affatto un caso che la trasformazione soggettivistica dei diritti civili sia avvenuta esattamente in parallelo con la “rivoluzione neoliberale”. Quella tendenza è riuscita a rimpiazzare nei discorsi pubblici del “progressismo” tutto ciò che prima era rivendicazione di diritti per tutti in una proliferazione di fratture orizzontali. L’effetto storico di lungo periodo è stato che le battaglie davvero difficili, quelle che sfidavano la sinistra a confrontarsi con il vero potere, sono state progressivamente messe in cantina, per comodità ed opportunismo, lasciando in primo piano un florilegio di battaglie folcloristiche, incomprensibili ai più, spesso destinate a porre diverse lobby interne ad un stesso movimento politico in conflitto. E nonostante tutti i proclami sulla possibilità di far convivere diverse battaglie, la semplice verità è che la politica è fatta di priorità, e se pensi che il tuo problema sia il “soffitto di cristallo” delle manager, ti mancherà lo spazio per occuparti del "pavimento di fango" di chi fatica sul serio.

 

5) IL WOKE È MORTO, VIVA IL WOKE!

Concludendo, siamo davvero di fronte alla fine di quel fenomeno culturale e sociale che ha preso il nome di “woke”?

Ma figuriamoci!

Il fatto stesso che si possa pensare che un piccolo cambiamento di parole d’ordine strumentali, in chiave elettorale, possa decretarne la fine è l’indicazione più chiara che chi lo pensa non ne ha percepito la radicalità e profondità.

Fino a ieri l’ordine di scuderia era: “Non esiste alcun woke”, ed oggi si passa senza un fiato a “Ce lo siamo lasciato alle spalle, non c’è niente da discutere.”

Solo che due intere generazioni sono nate e cresciute in un’atmosfera culturale in cui le parole d’ordine woke, e il suo tessuto profondo, sono stati dati per scontati.

Il retroterra profondo del woke è qualcosa di molto serio, di cui ciò che chiamiamo “woke” è solo una ramificazione. Non è uno scherzo. È letteralmente una rivoluzione culturale, dagli esiti catastrofici.

Questo retroterra è quello di un radicale relativismo culturale, degenerato fino a relativismo individuale (dove ogni singolo individuo ha la “propria cultura”).

L’idea (idea ben rappresentata, ad esempio, da idee come la nozione di “gender fluid”) è che la sfera organica è un’appendice unilateralmente dipendente dalle persuasioni soggettive, le quali sono sovrane.

Molto più profondo di qualunque relativismo storico, qui si è fatto spazio, come fosse la cosa più ovvia, ad una prospettiva dove non esiste alcuna sostanziale base naturale dell’umano e dove anche gli ordinamenti collettivi (storia, costume, tradizione) sono trattati alla stregua di pregiudizi arbitrari.

Questa non è una moda, è uno slittamento antropologico che richiederà decenni per essere corretto (se mai lo sarà).


*Commento Facebook del 24 agosto 2026
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Paolo Selmi
Saturday, 29 August 2026 09:44
Stavo riprendendo la riflessione di Massimo, e poi si è aggiunto Michele che ha esemplificato ciò a cui io avrei solo accennato, ovvero la mancanza di una critica marxista non solo al fenomeno woke, ma anche alla società attuale in generale. Mancanza nel senso più letterale del termine: c'è qualcosa ma manca ancora tanto perché possa tornare a essere minimamente efficace in termini di egemonia culturale, ma che dico... co-presenza concorrenziale alla stessa... ora è, come lo chiamano gli anglofoni, hàid parc... ciascuno sul suo predellino a dire tutto e il contrario di tutto elidendosi a vicenda.

Prima nel ringraziare Massimo scrivevo con una battuta che a volte le pause sigaretta servono a qualcosa. Altre volte, invece, aprono voragini e non servono a nulla.

La questione sollevata da Massimo e ripresa da Michele sottende a un problema ancora più ampio, che ha a che fare essenzialmente col nostro, progressivo, impoverimento della cassetta degli attrezzi. Provo ad articolare meglio questo concetto.

Partiamo da Marx, il quale a sua volta qualcuno disse esser stato, dialetticamente, la sintesi perfetta delle punte più avanzate culturalmente dell'epoca: Inghilterra, Francia, Germania. Non veniva da marte, quindi, anche se sul cognome si è giocato spesso su tale similitudine.

Marx compie una serie di scoperte. Scopre l'alienazione, lo straniamento, capisce che quel modo di produzione porterà l'uomo alla disumanizzazione, alla barbarie avrebbe detto la buona Rosa, si butta quindi sul metodo. Che non può esser solo affrontare le cose con lo schema tesi-antitesi-sintesi... occorre sporcarsi le mani.

Qui noi, cinquant'anni fa, noi comunisti chiedo scusa, e neppure tutti noi, però diciamo quelli che erano anagraficamente un po' più grandi di me, e in Occidente, ecco delimitato tutto, compimmo un errore catastrofico: qualcuno davanti che partì coi due Marx... e dietro tutti quanti! Ad appoggiare, a negare, a polemizzare. Oggi grazie a Dio non lo sostiene nessuno, ma oggi che non lo sostenga nessuno non serve a nulla, visto che siamo in pieno sottovuoto spinto. Allora, porca miseria, tutti a recuperare i Quaderni del Quarantaquattro... cazzo pubblicati dai sovietici! ma vi pare, direi oggi se avessi la macchina del tempo, che i sovietici avrebbero fatto harakiri se veramente fossero stati DUE Marx? Niente, chiedo scusa per lo sfogo e proseguo.

Marx cresce, grazie a Dio tutti lo facciamo, NON rinnega sé stesso, semplicemente capisce che per cambiare occorre passare ANCHE a un altro tipo di critica, che nessuno fino allora ha fatto. E compie la SECONDA rivoluzione copernicana: prima la filosofia, ora l'economia.

Un altro errore macroscopico di mezzo secolo fa, sempre nostro occidentale, fu separare Marx da Engels... enoè... il primo bravo pulito materialismo storico, il secondo zozzone meccanicista positivista determinista ...-ista materialismo dialettico. Oggi la maggior parte degli studiosi sorride di fronte a questo DUALISMO SPURIO, si tratta di percorsi di ricerca, nessuno, anche quando cercava di categorizzare, di tirare le somme con assunti, ragionava in termini dogmatici. E se su centinaia di migliaia di pagine uscisse fuori anche qualcosa di contraddittorio, benedettoddio, non fermiamoci all'ipse dixit.

Il marxismo non è un dogma, ma una guida per l'azione. Si diceva, del resto, sempre nel secolo scorso. Poi è arrivato un certo Lenin ma qui metà dei nostri si son fermati, andando a ritroso ad abbeverarsi alla fonte dei Quaderni o qualche altro testo sacro. Poi c'è stata l'URSS, il GOSPLAN, manuali di pianificazione, teorie, l'ultima delle quali è quella su cui stavo lavorando prima della SVO... ma del resto se son barbari, grattez le rousse et vous trouvez le tartare... che facciamo, ci facciamo mettere i piedi in testa dai pàppari? Mai sia... anzi, una bella Harendt ocomediavolosiscrivechenonlhomaicapito e li mettiamo a tacere tutti.

Poi l'URSS è implosa, dieci anni dopo anche Rifondazione, e chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato.

Al punto che, e questo era un punto che avrei voluto scrivere sin dall'inizio, poi la sigaretta era finita... se ancora mezzo secolo fa LAICISMO aveva un senso molto più ampio, c'eran dentro tutti, DAI cattolici laici ai mangiapreti, diecimila sfumature di laicismo, oggi minchia, se non eri Woke non eri laico. Punto. Qui Zhok lo evidenzia molto bene. Il laicismo era la sfera del dialogo. Oggi tra laici non si dialoga più. Russia... parliamone! Rossobruno putinista e pure puzzone! Vaccini... parliamone! Brutto novax terrapiattista senonhaiilgreenpassneanchesulbalcone e se crepi meglio, uno di meno! Woke... parliamone! Bigottoreazionariopatriarcale (ho dimenticato qualcosa... si) bùmer! Cazzovuoldire bùmer? Ah quella cosa lì... capito, ma cosa c'entra se ho qualche anno in più di te?

Banalizzo ma il senso spero sia chiaro. Concludo... il danno è stato MOLTO maggiore della fetta di woke che ci siam dovuti sorbire e temo ci sorbiremo ancora sotto qualche altra forma.

Finche politicamente continueremo a scindere l'atomo nelle particelle di dio che neanche il CERN, ideologicamente a correr dietro all'onda (fosse almeno la bionda e come porta i suoi capelli sarebbe più gratificante) anziché raccogliere i cocci e vedere quanto ci può e ci deve tornar buono e quanto invece lasciare volentieri nell'indifferenziato (vedasi polemica sui due marx, e via discorrendo), finché non daremo a tutto questo un essere sociale degno di questo nome, che possa costituire un punto di riferimento anche per giovani che si fanno domande e che purtroppo sono orientati dai media anche nel farsele, le domande, così che abbian già pronte le risposte... la vedo dura.

Buona domenica a tutti

Paolo
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Emanuele
Saturday, 29 August 2026 15:22
Sono molto d'accordo sul discorso di non focalizzarsi troppo su un unico percorso di ricerca a mo' di dogma. Allora lo estremizzo e provo ad uscire pure dall'alveolo del marxismo, dalla prospettiva socioeconomica.
Ultimamente ho iniziato a leggere Nietzsche, dall'inizio. Nelle prime opere i suoi concetti più famosi, piu' propriamente filosofici, l'eterno ritorno, la morte di Dio, l'oltre uomo, sono ancora lontani, e l'argomento centrale è la critica alla cultura del tempo, ma in generale il discorso sulla cultura. Ora non ho più che sensazioni difficili anche solo da argomentare figuriamoci dimostrare, però istintivamente, mi viene da fare un'associazione tra il modo in cui lui auspica un certo atteggiamento nei confronti della cultura, ed il modo in cui questo woke; che non è una cultura, ma più propriamente una pseudo-cultura, ma solo nel senso che viene spacciata come tale, sembrerebbe assorbire alcune caratteristiche di questo modo ma in maniera distorta e perniciosa.
Nietzsche spiega che la cultura è in primo luogo il modo in cui sulla base di necessità e bisogni un'individuo modula il proprio atteggiamento nel mondo, il suo stare al mondo. Non dal punto di vista ideologico, ma del comportamento quotidiano, il modo in cui si veste, si parla si cammina etc... Ma tutto parte dalla realizzazione prettamente individuale della ricerca di cosa è necessità e bisogno, poi da qui ci si fa la domanda: "Qual'e il tuo scopo nella vita". In estrema sintesi questa è la cultura.
La cultura quindi ha una dimensione eminentemente esistenziale, ed io quando vedo questi gruppi che afferiscono al wokismo enunciare i loro deliri in un impeto di fanatismo, ci vedo una degenerazione di quei principi di ricerca di bisogni e necessità.
Associo questa dimensione individualista, di cui parla Zhok, ad un progetto di ingegneria sociale volto al disordine totale ispirato da Nietzsche.
Mi rendo condo che è velleitario, ma ci sarebbero anche altre analogie che però sarebbero da analizzare al di fuori di questo contesto. In ogni caso è un pensiero che più leggo le sue opere è più mi insospettisce.
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Michele Castaldo
Saturday, 29 August 2026 08:06
Se è vero (come è vero) che il principio per cui "IL TUTTO È DIVERSO DALLA SOMMA DELLE SUE PARTI" dovremmo cercare di capire bene di cosa si tratta parlando di woke.
Innanzitutto che non si tratta di un fenomeno che si possa definire "movimento storico", perché il movimento (se storico) muove la storia, la modifica, cioè.
Mentre viene definito "cultura woke" ovvero un fatto molto sovrastrutturale riguardante il "diritto" o " i diritti".
Ora i fattori che hanno cambiato la storia negli ultimi cinquecento anni (circa) - sul piano strutturale sono stati: il colonialismo - che ha avuto come riflesso il razzismo - e la rivoluzione industriale che ha avuto come riflesso la liberazione dalla servitù della gleba (i servi dei fondi al servizio della nobiltà) dei braccianti agricoli e la loro collocazione nell'industria.
Di riflesso abbiamo avuto la necessità di liberare dall'oppressipne razzista centinaia di milioni di neri, utilizzati barbaramente in agricoltura, dunque schiavizzati, mentre per l'industria prolificava una classe sfruttata per produrre valore, in un circolo - vizioso quanto si vuole - ma che proietta a l'insieme della società verso il benessere, pur se combinato e diseguale.
Due fattori storici che comunque presentavano due caratteristiche non assimilabili: uno era il razzismo, contro cui i neri si sono battuti a ogni livello fino a porre le basi per un definitivo superamento, sul piano del diritto, mentre il secondo, ovvero il proletariato ha avuto una bagliore straordinario - in modo particolare in Occidente - grazie a uno sviluppo eccezionale dell'accumulazione, ma arrestandosi ad esso, per limiti storici STRUTTURALI, perché cresce l'accumulazione e con essa cresce la possibilità del miglioramento della condizione del proletariato, che ne rappresenta l'altra parte complementare insieme al capitalista.
Tutto il resto è sfilacciamento derivato dall'andamento del modo di produzione oggi paurosamente in crisi.
Detto in modo brutale e senza girarci troppo intorno: la cultura woke è esattamente una delle espressioni dello sfilacciamento appena detto. Dove ogni individuo cerca di porre al centro di tutto il proprio diritto. Col che non abbiamo un Tutto, che sarebbe già di per sé diverso, dalla somma delle sue parti, ma abbiamo uno sfilacciamento di individualità prive di qualsiasi collante.
Sicché il problema rimanda al fondo: ovvero alla domanda: in che modo la decomposizione del tutto di questa fase potrà predisporre un nuovo collante.
Questa è la domanda seria.
Il resto sono chiacchiere da bar dello sport.
Michele Castaldo
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AJC
Friday, 28 August 2026 20:56
Io comunque oggi mi sento ricco e potente, e se non mi trattate di conseguenza mi fate violenza!
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Massimo Croci
Friday, 28 August 2026 16:58
Tutto vero,anche nel commento.La questione,se si vuole andare almeno un po' indietro nel tempo quanto alle origini,riguarda quella che è stata " la sinistra" ,in particolare europea e nordamericana,per tale intendendosi,essenzialmente, quell'insieme di interessi,anche di classe,di cultura in senso ampio,di gruppi e persone,unificati,alla larga, dalla teleologia del pensare ed agire nella prospettiva di un cambiamento del reale che si avvertiva,allora limpidamente,come "progressista ". Cambiamento più o meno radicale,più o meno rapido,con mezzi più o meno " violenti" (ma ogni intervento dell'umano nel marxiano ricambio organico uomo-natura è pur sempre violentio su quest'ultima),e di qui la politica delle convergenze,contingenti o permanenti,le alleanze,appunto,di interessi,culture,soggetti. Ciò, per inciso, è plasticamente rappresentato nella Costituzione italiana del 1948,dove nel 2° comma dell'art.3 viene attribuito allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali(impostazione socialista- comunista) che limitano l" la libertà " (impostazione liberale) e l' uguaglianza delle " persone" (espressione quasi mai usata nelle leggi,impostazione cattolico-sociale).
Ebbene,quella sinistra,tutta,anche quella che si presentava come altra,antagonista,non ha mai risolto il nodo del rapporto individuo/massa, e, prima ancora,individuo/(versus?)/Società . Insomma,volgarizzando il tema,una vera Rivoluzione deve portare anche a me una utilità, un viver meglio,magari non subito,non oggi,magari anche solo per la mia prole, ma si deve vedere,o almeno intravedere. E in verità, qualsiasi cosa si pensi del c.d. Socialismo reale dall' ottobre 1917 in poi,questa utilità,sostanzialmente c'è stata:la quantità di ore di lavoro (ma era salariato?) era meno,i diritti sociali ( sanità, istruzione,casa,occupazione) di più . Certo,poi tutto dipende dai punti di vista, tant'è che quel Socialismo è crollato non perché sopraffatto da un'aggressione militare ( quella ci fu,e fu sconfitta,pur con sacrifici e cicatrici permanenti enormi, subito dopo l' ottobre 17,per opera,guarda caso,di quelle stesse entità che oggi vogliono annientare una Russia che socialista non lo è più).
Il neo capitalismo imperialista,prima nella versione consumista,è poi,in particolare, in quella neo-liberista ha riempito abilmente questo vuoto,cosicché è avvenuto che anziché essere la lotta per i diritti sociali a trascinare con sé naturalmente,come la pienadi un fiume, i diritti civili ,come avvenuto (divorzio,aborto,e in generale lotta per la liberazione della donna,ma anche,in allora,degli/delle omosessuali) è sembrato - certo,strumentalmente- che potesse avvenire il contrario,e cioè i diritti civili,veri o presunti tali( di più questi ultimi) si sono sostituiti,accantonandoli, ai diritti sociali,figuriamoci poi a pulsioni di rivoluzione globale, relativi alla dimensione dell' essere umano come ontologicamente sociale.
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Paolo Selmi
Friday, 28 August 2026 10:40
Aggiungo una breve nota.

Dati mondiali:
- giro d'affari annuale per le operazioni chirurgiche legate al gender-fluid (andata, ritorno, a/r):
2025 1 mld usd
2035 2.92 mld usd (prev.)
area trainante (guarda caso) Europa (35%)
https://www.researchnester.com/reports/sex-reassignment-surgery-market/6222

Un miliardo di dollari nel nostro continente fra meno di dieci anni saranno dedicati a questo.

Settore che, giusto per citare un altro nobile campo della medicina, ovvero le pillole per tirarlo su, passerà dall'attuale proporzione di 1/3 all'1/2. Questi i dati per le pillole dell'ammore:

2025 3.2 mld usd
3033 6.6 mld usd (prev.)
area trainante (si sentono tutti un po' Epstein e sodali...) USA (50.17%)

Sono nicchie di mercato sempre meno nicchie, che non solo presuppongono il discorso ideologico citato da Zhok, ma lo alimentano a loro volta. Creando una simpatica spirale impazzita di bisogni e consumi anche in altri settori, ben più ampi.

Per esempio, il giro d'affari del cosiddetto "Gender Inclusive Clothing Market" si aggira, a livello globale, sui 32 miliardi di dollari (2025)
https://www.statifacts.com/outlook/gender-inclusive-clothing-market
mentre quello del cosiddetto "Gender-Neutral Fashion Market" si assesta sui 24.7 (stesso anno)
https://www.fortunebusinessinsights.com/gender-neutral-fashion-market-117638

A prescindere dai criteri di classificazione che probabilmente non san nemmeno gli estensori di queste ricerche a cosa si riferiscono, c'è dietro anche qui un bel bisinisse. Che sarebbe un peccato perdere. Davvero un peccato...

D'altronde, non tutti possono fare come la Lockheed Martin che, senza colpo ferire, neanche un mese fa siglavano un contratto col Pentagono da 58.6 miliardi di dollari per Patriot
https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/07/30/us-strikes-58-6-billion-patriot-missile-deal-amid-rising-stockpile-concerns
con cui rifare le scorte. E considerando che il geranio russo e iraniano da cinquantamila dollari nella versione premium spesso e volentieri
- è stato intercettato da uno di questi missili il cui prezzo varia, a seconda delle tangenti applicate, dai quattro ai sei milioni di dollari,
https://www.reuters.com/world/what-is-patriot-missile-system-why-are-supplies-depleted-worldwide-2026-08-07/
in questa versione anomala, sui generis, di "scambio" dove, infatti, andando a cozzare uno contro l'altro, il "valore di scambio" di marxiana memoria non sussiste, E SOPRATTUTTO, CHI CI PERDE NON HA ALCUN INTERESSE CHE SUSSISTA O TENDA ALL'EQUIPARAZIONE (care vecchie lobby che lavorano per far sembrare "naturale" ciò che naturale non è),
- è andato a finire su una POSTAZIONE DI LANCIO (400 milioni di dollari, ibidem)
- insieme ad altri gerani della sua specie ha concorso in una nottata a mandare in fumo OLTRE MILIARDO DI DOLLARI ("A newly produced single Patriot battery", ibidem)

si farà in fretta a esigere un'altra "colletta", altre fedi nuziali per la patria, da 58.4 mld di dollari. Giusto per portarsi avanti.

Ognuno allora fa quel che può. Spinge perché un tredicenne abbia diritto a sentirsi uomo, donna, uomo-donna, o prima uomo poi donna o perché no, elfo, gnomo, sciapode, blemma, panozio, cinocefalo o unicorno. Spinge perché un settantenne abbia il diritto di sentirsi ventenne (con la sua nuova ventenne). Spinge perché un bravo e onesto cittadino abbia il diritto di sentirsi minacciato da est, da sud, da ovunque e, mentre tale bisogno è soddisfatto con l'ultima estrazione di valore a disposizione nelle sue tasche, il condominio dove abita cada a pezzi. Perché "appena 3,4 miliardi su 160 miliardi spesi nell'incentivo al 110% sono andati all’edilizia residenziale pubblica: il 2 per cento. L’Italia ha avuto l’occasione per offrire una prima casa a tanti poveri, ma ha preferito rifare la seconda casa a pochi ricchi. " (e a dirlo non è il manifesto, ma il foglio...)
https://www.ilfoglio.it/economia/2024/11/23/news/le-case-popolari-fregate-dal-superbonus--106311
Il 2.13 percento.

E anche qui, come per i vaccini, come per le munizioni, quadruplicate di costo nel 2022 soltanto da febbraio a giugno, quando i soldi sono pubblici, o debito pubblico, chissenefrega, "non si bada a spese":
il prezzo dei ponteggi è passato da 15 euro al metro quadrato del 2020 ai 25-30 euro;
· i materiali isolanti hanno avuto aumenti incrementali dal 2021 al 2023 che oscillano tra il +25% e il +50%, il costo di un cappotto termico è passato da 65 a circa 100 euro al metro quadro;
· i metalli hanno subito un aumento che a volte ha superano il +50%;
· i materiali per gli impianti sono aumentati del 25%;
· il legno del +15%;
· le malte e collanti del +10%;
· i laterizi +11%;
· per i serramenti, se ad aprile 2020 sostituire i vecchi infissi costava 10.000 euro, nel 2022 sono arrivati a costare anche oltre i 15.000 euro, ovvero il 50% in più; infatti, il prezzo richiesto infatti corrisponde generalmente al massimo rimborsabile con il Superbonus.
https://www.edilportale.com/news/2023/09/mercati/i-super-prezzi-del-superbonus_95782_13.html

Nessuna autorità di controllo, anzi, "i controlli li facciamo dopo".

Siamo entrati in un vortice mostruoso di bisogni indotti che aprono a nuovi settori di estrazione di plusvalore, domande drogate e pilotate su offerte a prezzi pressoché bloccati dove la speculazione la fa da padrone, in una tendenza generale all'impoverimento economico, sociale, culturale. E di cui il cosiddetto "wokismo" è solo una parte di un problema ideologico complessivo, che coinvolge entrambi gli schieramenti del cosiddetto PUA (partito unico articolato), come lo definisce Canfora ne "La democrazia dei signori" di qualche tempo fa.

Ora il "wokismo" è morto, mi fa piacere: non esco più da una stazione del tacco dello stivale, finis terrae, e non vedo più il cartello "Benvenutə a ..." con cui l'attuale giunta comunale "progressista" attualmente si dà un tono. Mentre il lavoro nero e il caporalato imperversano e i tedeschi si pappano terreni su terreni rimuovendo ulivi millenari distrutti dalla xilella e riempendoli di pannelli solari cinesi, senza alcuna caduta sul territorio che non sia l'unica stradella di campagna, asfaltata a loro spese (e solo asfaltata, non ampliata) che porta alla cabina.

Togliamo anche questa ipocrisia. Il mio sogno è che non sia sostituita da un'altra ipocrisia.

Un caro saluto a tutti.
Paolo Selmi
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Max
Friday, 28 August 2026 11:50
Grazie. Preziosissimo come sempre!!!
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Paolo Selmi
Saturday, 29 August 2026 09:02
... ogni tanto le pause sigaretta servono a qualcosa... :-) buon fine settimana!
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