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lantidiplomatico

I limiti di Trump

di Carla Filosa

us president donald trump prepares speak media 440nw 15173677i.jpgNell’intervista che Trump ha rilasciato alcuni giorni fa al New York Time ha affermato che il suo potere di comandante in capo ha un unico “limite” determinato “nella sua morale personale” oppure “nella sua mente”, come “l’unica cosa che può fermarlo”. Non quindi nelle costrizioni esterne, quali – in primis - il diritto internazionale, di cui non sente alcun bisogno. Il rispetto per quest’ultimo poi, sarebbe relativo a come lo si definisce – telepatia con il “fino a un certo punto” di Tajani! - e non ha quindi valore universale, almeno non nei confronti degli Usa. “Non cerco di fare del male alle persone” – a suo dire inoltre - dovrà bastare al mondo intero per essere rassicurati, o capire invece che il concetto di morale del Presidente degli Stati Uniti non si rifà né all’universalismo kantiano, né alla duplicità di morale ed etica della filosofia hegeliana di cui forse non avrà mai avuto notizia, solo per riferirsi alle due concezioni sulla morale più rilevanti in quest’Occidente in frantumi. L’unica certezza che se ne rileva è che l’arbitrio e l’autoreferenzialità del potere dominano chiaramente alla Casa Bianca, quale difesa dall’attuale crisi egemonica, intollerante di una democrazia esaurita perché troppo a lungo “esportata” e ormai poco redditizia.

Al di là dell’ironia, Trump completa lo spostamento ideologico, già avviato sul terreno internazionale della lotta di classe, in concorrenza e lotta tra Stati e nazioni per ottenere, possibilmente ognuno al suo interno, il sostegno popolare ai disegni politici predatori del “guardiano del mondo”. Ecco dunque che la “morale” o la “mente” vorrebbero nascondere la necessità di una decisa autocrazia, nella fascinazione di nuovi “valori” da inserire nei panieri svuotati dei propri cittadini, da galvanizzare con imprese roboanti da vero uomo-forte, che però salvaguarda solo interessi oligarchici americani in antitesi con l’internazionalismo del sistema di capitale. Questa “morale da leader” del centro del mondo è dunque: licenza di attaccare apertamente qualunque Paese, secondo diktat intimidatori supportati dal predominio della forza, secondo schemi politici che la storia più arcaica aveva già stilato nella alternativa tra “legge” e “diritto del più forte” vigente in natura. Tali modelli in origine filosofici sono stati regressivamente attuati poi dalla storia politica ogni volta che sia servito.

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lavoroesalute

Sulla Palestina la repressione infinita

Alba Vastano intervista Bassam Saleh, giornalista palestinese

Bassam Saleh2.pngDa più di due anni il Consiglio di sicurezza è paralizzato dal veto americano. l’Italia del governo Meloni è subordinata alla politica di Trump, inoltre è il terzo paese a fornire armi e munizioni a uno Stato che commette genocidio. È un rapporto tra le destre basato su una posizione acritica verso Israele da parte del governo Meloni. Non solo, si afferma anche che Israele ha il diritto alla difesa, anche se occupa una terra che non gli appartiene e pratica un regime di apartheid e genocidio contro il popolo palestinese”(Bassam Saleh)

La supremazia imperialista occidentale è sempre alla ricerca di maggior profitto e dominio geopolitico ed economico. Alla ricerca di fonti energetiche: petrolio, gas, terre rare e materie prime che servono all’alta tecnologia. Ed hanno utilizzato ogni pretesto per invadere o bombardare, motivando il loro operato per portare la democrazia! Già lo abbiamo visto in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Gaza e i suoi enormi giacimenti di gas. Per essere aggiornati su quanto ho citato sopra è sufficiente seguire gli ultimi fatti relativi all’aggressione Usa contro la Repubblica bolivariana di Venezuela’.

Lo dichiara Bassam Saleh, giornalista palestinese free lance, cofondatore di associazioni e comitati di solidarietà con il popolo palestinese. Alla luce dei fatti attualissimi, in riferimento al rapimento del Presidente venezuelano Maduro da parte delle forze imperialiste di Trump, è possibile affermare che sono saltati tutti i principi del diritto internazionale, così come sta accadendo da decenni nella martoriata Palestina, per mano del criminale israeliano, supportato dagli Usa, nonché dal governo italiano.

Bassam, nell’intervista che segue, denuncia l’indifferenza dei governi occidentali e la loro complicità nel genocidio in Palestina. Genocidio ancora in atto, nonostante il subdolo accordo di pace.

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fuoricollana

Avventurismo neoimperiale versus diritto. Che fare?

di Antonio Cantaro

Paese per ricchi 150x150.jpegThe Donald, spiega l’ineffabile Nobel Institute non può condividere con la Signora María Corina Machado il premio Nobel per la pace («una volta annunciato …non può essere revocato, condiviso o trasferito ad altri»). Trump se ne farà una ragione. Al Presidente pro tempore degli Stati Uniti interessa restare alla storia, può fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre più screditato.

 

Avventurismo neo-imperiale

La storia per The Donald si chiama dottrina Donroe, il neologismo coniato da Trump per ‘nobilitare’ l’avventurismo della sua amministrazione (ISPI online, 8 gennaio 2026). I posteri diranno se sarà storia. Ci auguriamo di no. Per il momento registriamo che avventurismo è la parola del mese di questo gennaio 2026. Avventurismo in politica estera e in politica interna, due avventurismi strettamente imparentati (A. Cantaro, 11 dicembre 2025).  Da prendere sul serio, molto sul serio. Cosa che l’Unione europea è stata sin qui ben lungi dal fare, abbozzando sempre (con Trump come con Biden) su (quasi) tutto (Ucraina, Medio Oriente, Iran) al neoimperialismo americano. Ci vuole per questo – si dice da più parti – un nuovo ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla logica di potenza, sulla violenza, sul potere del più forte sul più debole. Non disdegno, in via di principio, l’etica dei buoni sentimenti, a patto che questa etica la si cominci a mettere concretamente in campo non dopodomani ma subito. Oggi. Ribattendo colpo su colpo all’avventurismo, da qualsiasi parte provenga. Come? A partire da atti simbolici e da pratiche esemplari. Cosa cambiano gli atti simbolici e le pratiche esemplari di fronte al colosso americano, al suo perdurante strapotere tecnologico e militare? Nulla, predica il realismo geopolitico che ha preso da troppo tempo il posto dell’economicismo e del marxismo volgare. E, invece no, atti simbolici e pratiche esemplari possono cambiare molto, moltissimo. Ricordate il Vietnam? Ricordate le lotte anticoloniali? Cosa unisce –  si è chiesto Giuliano Garavini – le vicende di Venezuela, Congo, Ucraina, Danimarca?

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contropiano2

Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti

di Ada Waltz - Massimo Zucchetti

Come la lotta all’antisemitismo viene strumentalizzata dai partigiani di Israele

caccia streghe antisempismo.pngCostantino Ciervo si occupa del conflitto mediorientale da decenni. Nato a Napoli nel 1961, Ciervo, noto come artista soprattutto per le sue installazioni multimediali, vive da molti anni a Berlino e sa bene quanto il tema sia delicato in Germania. Sui discendenti dei carnefici nazisti grava il peso storico della colpa della Shoah.

A causa dei crimini contro l’umanità commessi dai loro nonni, l’esistenza dello Stato di Israele e la sua difesa sono e devono rimanere per sempre ragion di Stato tedesca: questo è stato inculcato ai tedeschi non solo da Angela Merkel, ma da ogni parte, per oltre mezzo secolo. Così, in Germania, qualsiasi critica a Israele è da tempo sotto il sospetto di antisemitismo. E nessuna accusa è tanto dannosa per la reputazione di qualcuno quanto quella di antisemitismo.

Ciononostante, già nel 2002 Ciervo aveva affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese con la produzione di un video a due canali sincronizzati di circa dieci minuti, dal quale nel 2011 ha sviluppato la video-scultura cinetica “Pale-Judea”. L’opera è composta da due monitor montati su una bilancia, nei quali appare l’attore Horst Günter Marx. In uno dei monitor, egli interpreta un israeliano che motiva la propria rivendicazione sulla terra tra il Giordano e il Mediterraneo; nell’altro, espone invece le contro-argomentazioni di un palestinese.

Nonostante la discussione accesa e aspra dei due contendenti, il titolo dell’opera, Pale-Judea, rimanda all’utopia di Ciervo: che entrambi i popoli smettano di combattersi e lavorino insieme a uno Stato democratico comune, nel quale tutti godano degli stessi diritti.

Da questa idea prende le mosse la concezione complessiva della mostra di Ciervo “Comune. Il paradosso della somiglianza nel conflitto mediorientale”, attualmente visitabile al Museum Fluxus+ di Potsdam.

Qui, accanto a Pale-Judea e ad altre installazioni prodotte negli scorsi anni, viene presentato un nuovo ciclo di opere di Ciervo: nove dipinti iperrealistici, sei dei quali raffigurano coppie di gemelli posti fianco a fianco, uno con simboli palestinesi, l’altro con simboli israeliani.

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lantidiplomatico

L'America, lo Stato canaglia

di Chris Hedges*

jvmae90h84hfgLa classe dirigente degli Stati Uniti, separata da un universo basato sui fatti e accecata dall'idiozia, dall'avidità e dalla superbia, ha sacrificato i meccanismi interni che impediscono la dittatura e i meccanismi esterni progettati per proteggersi da un mondo senza legge fatto di colonialismo e diplomazia delle cannoniere.

Le nostre istituzioni democratiche sono moribonde. Non sono in grado o non vogliono frenare la nostra classe dirigente gangster. Il Congresso, infestato dalle lobby, è un'appendice inutile. Ha rinunciato alla sua autorità costituzionale, incluso il diritto di dichiarare guerra e approvare leggi, molto tempo fa. L'anno scorso ha inviato ben 38 proposte di legge alla scrivania di Donald Trump per la loro firma.

La maggior parte erano risoluzioni di "disapprovazione" che annullavano le normative emanate durante l'amministrazione Biden. Trump governa per decreto imperiale attraverso ordini esecutivi. I media, di proprietà di multinazionali e oligarchi, da Jeff Bezos a Larry Ellison, sono una cassa di risonanza per i crimini di stato, tra cui il genocidio in corso dei palestinesi, gli attacchi contro Iran, Yemen e Venezuela e il saccheggio da parte della classe miliardaria. Le nostre elezioni sature di denaro sono una farsa. Il corpo diplomatico, incaricato di negoziare trattati e accordi, prevenire guerre e costruire alleanze, è stato smantellato. I tribunali, nonostante alcune sentenze di giudici coraggiosi, tra cui il blocco degli schieramenti della Guardia Nazionale a Los Angeles, Portland e Chicago, sono lacchè del potere aziendale e sono supervisionati da un Dipartimento di Giustizia la cui funzione principale è quella di mettere a tacere i nemici politici di Trump.

Il Partito Democratico, la nostra presunta opposizione, legato alle multinazionali, blocca l'unico meccanismo che può salvarci – i movimenti popolari di massa e gli scioperi – sapendo che la sua leadership corrotta e disprezzata verrà spazzata via.

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lantidiplomatico

Putin ha ucciso Babbo Natale: come funziona la guerra cognitiva NATO e come liberarcene

di Clara Statello

090843358 09a7fc0a e3bb 4a2f 83fc 7a74ee148796.jpgQuesto Natale i bambini potrebbero non ricevere regali a Natale. La colpa è di Putin: i suoi lupi (con DNA russo) sconfinano in Lapponia perché tutti i cacciatori sono stati mandati in guerra, anche se in Russia non c’è la mobilitazione forzata. Lo rivela un reportage della CNN, con tanto di interviste al proprietario di renne e a presunti scienziati finlandesi.

Dal ratto delle Sabine, al ratto delle babushke: soldati russi entrano in un villaggio ucraino e rapiscono 50 vecchie. E ancora: filmati di soldati russi a cavallo, sul cammello, in monopattino, in motorino, in bicicletta: hanno finito gli equipaggiamenti/i carri armati/le pale. Putin ha un sosia, anzi no è malato terminale, anzi no, è già morto. Inutili i bagni nel sangue di corno di cervo. L’esercito russo è un’armata rotta e ha finito i carri armati ma ci invaderà entro il 2029. Anzi ci sta muovendo guerra ibrida con i droni russi.

In un’UE che dichiara guerra alle fake news e alla disinformazione, questo è il tenore delle notizie che finiscono sulla nostra stampa. Non su beceri tabloid, ma su testate prestigiose come Repubblica, la Stampa, a firma di autorevoli professionisti dell’informazione.

Non si tratta semplicemente di notizie demenziali che strappano una risata o titoli clickbite per ottenere visual facili. Si tratta di guerra cognitiva. Una guerra condotta dalle classi dominanti per mezzo di giornalisti assoldati, politici o personalità note. Il terreno di conquista è la nostra mente. L’obiettivo è quello di mobilitare i cittadini europei e irreggimentarne il pensiero, per uniformare il consenso (e dunque annientare il dissenso) riguardo un determinato impegno bellico, diretto o indiretto, che comporta sacrifici alla popolazione e dunque potrebbe essere percepito come impopolare.

Come si costruisce il nemico

Il momento principale della guerra cognitiva è la costruzione del nemico. Il processo si articola con la diffusione di narrazioni di vario genere, che potremmo suddividere nelle seguenti categorie, in base alla loro funzione:

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mondocane

“Democrazie vs Autocrazie” Ma che, davvero?--- --- Tu chiamalo se vuoi fascismo

di Fulvio Grimaldi

Tolkien.jpgCome inciso che c’entra poco col resto, ma di cui sento l’urgenza, rivendico in chiave consolatoria che siamo scampati perfino alla kermesse delle canotte nere su pelle bianca. Ovviamente non alla partecipazione, alla quale si sono concessi segmenti della nostra presunta opposizione alla ricerca di visibilità “whatever it takes” e felici di farsi masticare. Il costo politico e morale lo pagheranno al rientro. Comunque ci torno sopra.

Si passa a cose serie (per dire…).

Al cancelliere Merz, che riprendeva un meme di Hitler degli anni’30, “La Germania farà della Bundeswehr (intesa come Wehrmacht) il più potente esercito d’Europa”, ha risposto molto brutalmente il No alla Leva del 65% dei giovani e della maggioranza dei parlamentari (a favore il 55% degli attempati, cioè di quelli che non ci andranno. In Italia, a dispetto di quelli del “libro e moschetto” e di “Vincere!” ha detto NO il 68% dei potenziali candidati a fari macellare.

 

Armigero senza baffi, armigero con baffi

Ai Volenterosi europei che, a nome di paesi ignari e poveri in canna, annunciano la guerra, ovviamente “di difesa” alla Russia (per qualcuno già in corso, per altri, fra massimo tre anni); risponde invece, a passo di corsa, il molto baffuto, molto bislacco e molto medagliato Cavo Er Baffo Dragone. Forse, pensando di far rapporto ai sovrani della Triplice Intesa, annuncia: Maestà, per vincere dobbiamo assolutamente attaccare per primi (implicito: sennò come possiamo far credere a ‘sti cojoni che devono andare a farsi sparare?)

Il delirio associato al declino, implicito in quella forma di baffi, sopravvissuti a tutte le nostre Caporetto e altre infamie, segno distintivo di chi pone la forza sopra il diritto e quello con le stellette sopra quello senza, ha definitivamente spazzato via quanto restava, nei nostri Stati Maggiore, di poveri resti di neocorteccia. Che sarebbe quella che presiede al ragionamento logico. Succede quando i baffi alla Umberto arrivano a oscurare il lobo frontale.

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gabriella giudici

Capire la guerra

Gabriella Giudici intervista Silvano Cacciari

61QskXytzgL. SY466 .jpgSilvano Cacciari, antropologo dell’Università di Firenze, ha appena pubblicato Guerra. Per una nuova antropologia politica.

Il testo esamina in sette capitoli (narrazioni, kill chain e tecnologie della guerra, social media, discorsi politici, fine dell’Università) tutto ciò che oggi produce la guerra, cambiando per sempre le nostre società, trasportandoci in un mondo in cui persino ciò che per secoli è stato il suo contrario, la politica, oggi non ne è l’antidoto ma la continuazione della guerra con altri mezzi.

Di seguito il testo di un’intervista nella quale risponde alle domande un gruppo di lettori del volume appena uscito.

Ė uscito Guerra. Per una nuova antropologia politica,

Per l’occasione, ecco una sintesi di domande fatte dai lettori del libro precedente, La finanza è guerra, e di estratti significativi di Guerra.

Ne è uscita un’intervista sugli scenari aperti dal nuovo testo e una di approfondimento dei concetti che rendono pensabile un mondo in cui la politica è diventata la continuazione della guerra ibrida con altri mezzi.

Le questioni sul tavolo sono diverse (la crisi Usa-Ue in contemporanea al conflitto russo-ucraino, le dinamiche di riarmo, la rivoluzione industriale della AI, il riemergere di una teologia politica che cerca disperatamente fattori di ordine in un mondo che non riesce a comprendere) per cui due interviste, una dedicata agli scenari e una ai concetti, rendono più produttiva la lettura di Guerra.

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lafionda

Appena esaurita l’illusione, si rientrerà nella Storia

di Fabrizio Russo

serafino gubbio illus ending of the story dark green corporate 37902661 4645 4861 97b0 315c203e95ee 1024x574 1Riguardo alla mia visione dello scenario macroeconomico e finanziario, credo di essere stato abbastanza chiaro nei miei precedenti articoli (ed interventi): col passare del tempo, mi aspetto che la dinamica dei prezzi nominali di tutti i beni e di tutti i servizi aumenti, via via che governi e banche centrali, dopo azioni di disturbo e di annebbiamento (leggi “pura e vuota comunicazione”), finalmente daranno forfait e capitoleranno.

Che il processo debba essere questo mi pare oltremodo ovvio: per le autorità, l’unica via di fuga dal disastro irresponsabile – in slow motion sotto i nostri nasi – del crescente, e sempre meno gestibile, accumulo di debito che esse hanno favorito, dove non “consapevolmente” creato, è quella di brutalizzare silenziosamente (a dire il vero, negli ultimi tempi non così “silenziosamente”) le classi medie e basse, usando la mannaia dell’inflazione. Non è elegante, non è morale, ma è storicamente un sistema “affidabile” per “salvare la pelle”, visto che libera politici e banchieri dall’assunzione di una vera ed autentica responsabilità: quindi, ovviamente, è la scelta più comoda e facile (quasi obbligata) da compiere.

Detto ciò, nell’ultimo biennio ho anche, in parallelo, sostenuto (a più riprese) che, una volta che il consumatore e l’economia nel suo complesso – leggi le economie occidentali, specie gli USA – avranno alla fine esaurito le loro forze (e il fiato), non potendo più essere spremuti ulteriormente, assisteremo a un vigoroso evento di deleveraging. Una mossa rapida e violenta verso il basso dei mercati: un bel colpo di spugna che permetterà di annullare anni di denaro facile, speculazioni senza rischi e il finanziamento “ridicolo” e sconsiderato di iniziative e attività che, col senno di poi, sembreranno indistinguibili dal “vuoto assoluto” per la loro inconsistenza (pensate a: Fartcoin, Dogecoin, la “società di tesoreria” Ethereum, SPAC che bruciano contanti come fosse legname imbevuto di benzina, o qualsiasi altro asset la cui utilità principale è generare “meme”). L’ondata di superbia ed euforia che ha pervaso l’ultimo decennio/quindicennio verrà così spazzata via e finalmente soffocata. Un evento che, per essere chiari, “risulterebbe in ritardo” di diversi anni.

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lantidiplomatico

Il momento della "fine della storia" di Trump

di Patrick Lawrence* - ScheerPost

noòvuew54i9wTrump non ha ancora terminato il suo primo anno alla Casa Bianca, e non riesco a immaginare come la nostra repubblica in rovina sopravviverà ad altri tre anni di questo bambinone e dei disadattati e dei delinquenti di cui si è circondato. E ultimamente mi rendo conto che né io né nessun altro dovremmo immaginare alcun tipo di futuro – buono, cattivo, intermedio – oltre il 20 gennaio 2029, quando il Presidente Trump non sarà più presidente. Il futuro non sarà più il punto. A quel punto dovremmo vivere in un passato immaginario che non dovremo immaginare perché il passato immaginario sarà il presente reale. 

Non sono passati nemmeno tre mesi da quando Trump ha emesso un ordine esecutivo che definisce "antifa", l'"organizzazione" più o meno fittizia di antifascisti, un'"organizzazione terroristica interna". Nella versione della Casa Bianca di Trump, l'antifa "chiede esplicitamente il rovesciamento del governo degli Stati Uniti, delle forze dell'ordine e del nostro sistema legale". A tal fine, organizza e attua vaste campagne di violenza. Coordina tutto questo in tutto il paese. Recluta e radicalizza i giovani, "quindi impiega mezzi e meccanismi elaborati per nascondere l'identità dei suoi agenti, nascondere le sue fonti di finanziamento e le sue operazioni nel tentativo di frustrare le forze dell'ordine e reclutare ulteriori membri".

Non ho preso minimamente sul serio l'ordine esecutivo contenente questo tipo di linguaggio quando è stato emanato il 22 settembre. L'Antifa, per quanto ne so, non esiste davvero. È uno stato d'animo, o indica un insieme condiviso di sentimenti politici vagamente orientati verso l'anarchismo tradizionale – un ultralibertarismo iper-individualista se tradotto nel contesto americano. 

L'ordine esecutivo di Trump che descrive l'antifa come un'organizzazione terroristica organizzata non mi ha ricordato altro che quei vecchi bacucchi degli anni della Guerra Fredda che, nostalgici di un'epoca più semplice ma senza capire nulla, continuavano a parlare di "agitatori esterni" come della radice dei mali dell'America. 

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La Cina spiegata all’Occidente

di Pino Arlacchi*

cina spiegata occidente.jpgRiceviamo e volentieri pubblichiamo.

“Metto a disposizione dei miei lettori un testo tratto dal volume che ho appena pubblicato, e che tenta di spiegare le ragioni della rinascita della Cina come potenza mondiale non capitalistica ed alternativa all’impero americano che tramonta. Buona lettura!“

* * * *

Il ritorno della Cina in cima ai destini della terra è stato definito il più grande evento del nostro tempo, ma non è facile da spiegare, a meno che non si voglia chiudere subito il discorso dichiarando scontata la supremazia millenaria della sua civiltà rispetto alle altre, e in particolare rispetto alla civiltà europea.

L’argomento in questo caso può essere che la Cina è così perché è sempre stata così. Il crollo dell’Ottocento e l’incorporazione subordinata della Cina nelle trafile del capitalismo occidentale fino al 1949 sono da considerare poco più di un blip. Un accidente storico lungo una vicenda plurisecolare di stabilità sistemica. Un semplice inciampo che tra cento anni sarà appena menzionato.

Se decidiamo di vedere le cose in questo modo, attraverso il filtro di un determinismo storico assoluto, non c’è molto di cui dibattere, non ci sono speciali indagini da condurre e non ci sono segreti da scoprire.

Seguendo questa linea di pensiero, tuttavia, occorre prendere per buona, senza coglierne l’acuminata dose di paradosso, la celebre risposta del ministro degli Esteri di Mao Tse-Tung, Chou EnLai, alla domanda di Henry Kissinger se la Rivoluzione francese fosse stata un bene per l’umanità: «È troppo presto per dirlo».

Se invece non ci accontentiamo della spiegazione che attribuisce sic et simpliciter alla superiorità della Cina come Stato e come civiltà la straordinaria continuità storica di questi ultimi, e se non vogliamo aspettare cent’anni, la prima domanda che dobbiamo porci è se il governo della Cina post-1949 ha rappresentato o no una rottura completa con il sistema di governo del Celeste Impero e con le sue radici nella cultura e nella filosofia più antiche della Cina stessa.

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seminaredomande

Asset russi: congelati o rubati?

di Francesco Cappello

L’Unione Europea medita di rubare i soldi russi in un prestito di riparazione miliardario per finanziare la guerra e salvare dal default l’Ucraina oltre che per sabotare il piano di pace di Trump. La BCE sembra pporsi. Medvedev minaccia ritorsioni anche belliche

IMG 0029 1140x641.jpegNel 2024, l’Unione Europea ha sequestrato e congelato gli asset russi quale misura di pressione nei confronti della Federazione Russa, arrivando a bloccare circa 300 miliardi di euro di riserve della Banca Centrale Russa. Il grosso è custodito da Euroclear, la camera di compensazione con sede a Bruxelles, che detiene la quota più ampia degli asset russi. Il Regno Unito trattiene circa 8 miliardi di sterline (10,6 miliardi di dollari) congelati nel sistema finanziario britannico, il resto negli USA e in altri paesi G7. Oltre alle riserve sovrane, esistono anche asset privati russi congelati (conti, titoli, proprietà). Il loro valore è molto inferiore rispetto ai 300 miliardi sovrani, ma comunque significativo: si tratta dei risparmi di migliaia di cittadini russi colpiti dalle sanzioni Carnegie. l’UE utilizza già i profitti generati da questi asset; discutono ora allegramente se impiegare anche il capitale. Gli Asset sequestrati possono generare più di 3 miliardi di extra profitti annui.

La confisca del capitale è però assai problematica perché significherebbe espropriare direttamente beni di uno Stato sovrano, operazione vietata dal diritto internazionale. Gli asset di una banca centrale all’estero godono infatti di immunità sovrana. Viceversa, i profitti non sono protetti allo stesso modo essendo considerati ricavi prodotti nel territorio europeo e quindi soggetti alle leggi europee.

Oltre alla Russia, anche la Libia di Gheddafi, il Venezuela, l’Iran e la Corea del Nord hanno subito, in passato, il congelamento dei loro asset nelle banche occidentali. Anche il Myanmar, in alcuni periodi, ha visto misure simili e durante il regime di Saddam Hussein, molti beni esteri furono congelati, soprattutto dopo l’invasione del Kuwait e le sanzioni internazionali. Si tratta di azioni legate a sanzioni internazionali per motivi politici o altre questioni geopolitiche.

Il congelamento di asset internazionali è legale se basato su risoluzioni delle Nazioni Unite. Queste misure sono quindi considerate legittime quando sono adottate in conformità con il diritto internazionale e le risoluzioni ONU. Possono perciò sorgere delle controversie legali, soprattutto se un paese ritiene che il congelamento sia ingiustificato o violi i suoi diritti sovrani

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La responsabilità globale della Cina del XV Piano Quinquennale in un mondo in subbuglio

di Zhou Shucheng*

Cina partito comunista.jpgIl testo, traduzione rimaneggiata di un articolo della rivista Zhongguo Jingji Baogao ‘Rapporto sull’economia cinese’ (2025 n. 16), è significativo tanto per quello che dice quanto per quello che tace.

A essere sottaciuta (sotto la dizione anodina: ‘ostacoli lungo il percorso’) è evidentemente tutta l’esperienza maoista, gli strappi e le accelerazioni del Grande Balzo in Avanti e della Rivoluzione Culturale (scatenati dal sospetto che in uno sviluppo pianificato dalle alte sfere della tecnocrazia alle masse popolari non rimanesse che un ruolo da formiche operaie), a essere esaltata è un’economia mista pubblica e privata ma interamente sottoposta alla direzione centralizzata statale e con un accesso al benessere ‘graduato’, prima i ceti urbani poi quelli contadini, in un rovesciamento del primo decennio delle riforme; il modello è quello dell’imborghesimento graduato di tutto il popolo anziché la sua proletarizzazione in senso maoista, il mito è quello del consumismo, a fondamento dello sconfinato mercato interno, confortato da redditi sufficienti a sorreggerlo.

A essere esaltata è insomma la concezione olistica della società ben diretta dall’alto, preoccupata di assicurare in parallelo con lo sviluppo economico una crescita sociale che lo sostenga e se ne compiaccia. Difficile non sentire riecheggiare in sottofondo l’antica formula di Giovenale: ‘panem et circensens’.

Impressionante l’ammissione di essere un ‘paese ritardatario’, qualifica data dal grande capitalismo internazionale, solo per la certezza di potersene liberare presto, quando la Cina si sentiva all’avanguardia proprio perché non faceva parte né si commisurava ai due blocchi del capitalismo statunitense ed europeo e del revisionismo sovietico. Ora si ambisce a sconfiggere il nemico sul suo stesso terreno invece che a imporre un terreno diverso.

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lavoroesalute

‘De Russophobia’

di Alba Vastano

Russofobia2.jpg““La russofobia, come dimostrato in modo convincente in quest’opera, non è un’emozione spontanea, ma uno strumento di pressione politica, di giustificazione dell’aggressione, di sostituzione di concetti e di deformazione della memoria. Diventa una comoda giustificazione, sia per i tentativi revisionisti di falsificare i risultati della seconda guerra mondiale, sia per la censura attiva della cultura russa contemporanea” (Marija Zakharova)

Stralci di alcuni punti della Risoluzione del 27 Novembre del Parlamento europeo testo sulla posizione dell’Ue, sul piano proposto e l’impegno dell’Ue a favore di una pace giusta e duratura per l’Ucraina

Il Parlamento europeo: Considerando che l’obiettivo dell’UE rimane una pace giusta e duratura/ che la Russia dimostra costantemente di non avere alcun interesse a conseguire la pace/ esorta l’Ue e i suoi Stati membri ad assumere maggiore responsabilità per la sicurezza nel continente europeo/ ribadisce che la pace non può essere raggiunta cedendo all’aggressore, bensì fornendo un sostegno risoluto e costante all’Ucraina e dissuadendo in maniera adeguata la Russia dal ripetere tale aggressione in futuro. Sottolinea che qualsiasi accordo di pace deve obbligare la Russia a risarcire appieno l’Ucraina per tutti i danni materiali e immateriali da essa causati …e che la Russia e i suoi alleati rispondano appieno, a norma del diritto internazionale, del reato di aggressione e dei crimini di guerra commessi contro l’Ucraina e il popolo ucraino/ribadisce, data l’attuale volatilità della sicurezza in Europa, l’importanza di mantenere la presenza militare della Nato e degli Stati Uniti lungo il fianco orientale come elemento cruciale per garantire la stabilità della regione….’.

Non sarà una pace giusta per due oggettive motivazioni: perché l’aggettivo giusta legata al sostantivo pace è una forzatura, un nonsense. Può avvenire una pace ingiusta? Che senso avrebbe? E, motivazione fondamentale, perché non è credibile nella sostanza, in quanto sarà solo un accordo travestito da finto pacifismo fra i leader dell’Ue e Usa per sanzionare economicamente la Russia e censurarne ogni aspetto della cultura.

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ilponte

Russofobia, guerra e democrazia illiberale

di Angelo d’Orsi

Russofobia.jpgGli storici di domani faticheranno a darsi una spiegazione e a dare una interpretazione convincente degli avvenimenti degli ultimi anni, nello spazio europeo centro-occidentale, con qualche integrazione d’Oltreatlantico. Tutto appare così assurdo, ingiustificato e ingiustificabile, e la narrazione che ne viene fatta è talmente lontana da tutta la documentazione disponibile, e sovente persino rovesciata rispetto alla realtà accertata dei fatti, che soltanto una lettura in termini di psicologia di massa, e di psichiatria relativamente alle élites potrebbe, forse, fornire qualche chiave di lettura.

In particolare della questione – perché ormai tale è, una questione psicopolitica – russofobia, e al suo persistere e dilagare a dispetto della verità accertata, siamo in difficoltà per darne conto. Secondo i russofobi la russofobia non esiste (o è una invenzione dei russofili indicati come agenti del nemico); ma noi caparbiamente dobbiamo ricordare invece che il sentimento antirusso è antico quasi quanto la Russia stessa e che si manifesta almeno dal momento in cui il Principato di Moscovia cominciò ad affermarsi ingrandirsi e rafforzarsi, tra il Cinquecento e il Seicento (basti citare l’ottimo libro di Guy Mettan, Russofobia. Mille anni di diffidenza, Roma, Sandro Teti Editore). E già prima, fin dal Basso Medioevo, verso i popoli dell’Est europeo, si poteva constatare diffidenza, che a volte sfiorava il razzismo “bianco” come se “quelli di là” bianchi non fossero. In fondo la “civiltà” si concentrava nei territori conquistati da Roma; oltre erano le tenebre, l’oscurità, l’ignoto che fa paura e che non si ha desiderio di conoscere. L’oltre a ben vedere includeva Bisanzio, l’erede di Costantinopoli, capitale dell’Impero Romano d’Oriente.

In ogni caso era il motto romano «Hic sunt leones», riferito all’Africa, a predominare la coscienza euroccidentale verso l’universo eurorientale; il motto valeva anche per le terre dell’Est, ma a differenza del “Continente nero”, in questo caso era la paura a prevalere.