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PAP e non più PAP. C'eravamo tanto amati

di Stefano G. Azzarà

Mi ero iscritto a PAP da appena cinque giorni per votare lo statuto, dopo 10 anni nei quali non avevo preso nessuna tessera, e PAP era già finita e non si votava più o comunque era inutile votare.

Non so quale, ma un nesso tra queste due cose deve esserci sicuramente...

Adesso, io non non ho idea di quali e quante fossero le fratture interne o di chi sia la colpa e anzi avevo detto da tempo che i promotori non sapevano bene cosa volessero nella vita e che ognuno la girava come gli pareva. Già la faccenda dei due statuti era indicativa di qualche problema ancora non esplicitato.

Tuttavia, ero e sono convinto che - tracciando un confine che escluda Vendola e Fratoianni, dei quali non ci si può fidare - bisogna unire tutto ciò che è stato diviso, per cui mi ero detto che è arrivato il momento di prenderli tutti a coppini e farli ragionare, questi irresponsabili, da una parte e dall'altra.

Leggendo però adesso - anche con un certo amaro divertimento - la merda indecorosa che si stanno scaricando addosso PAP e Rifondazione in queste ore, capisco che non è possibile e c'è da chiedersi come abbiano fatto fino all'altro ieri a fingere di andare d'accordo.

Sembra che ogni ipotesi di riconciliazione vada considerata illusoria e che anzi ciascuno dei due furbi soggetti abbia appena trovato il nuovo nemico principale al cui contrasto dedicare le proprie - evidentemente sovrabbondanti - forze ed energie.

Certo non è mai tardi per sperare in una presa di consapevolezza di tutte le fazioni e nella riapertura di d uno spiragliio. Ma i tempi non sono indifferenti e con la speranza non si costruisce un fronte politico.

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Comments   

#1 Eros Barone 2018-10-15 13:55
O Dio, perdona loro perché non sanno ciò che si fanno. Ma il supercilioso censore di questa inciprignita noterella, dopo essersi degnato di scendere dall'Olimpo in cui dimorava ed avervi fatto prontamente ritorno non appena accortosi del badanai frammezzo al quale vivono e si accapigliano PAP e Rifondazione, pensa davvero di essere esente dalla taccia di revisionismo (giacché solo uno che reca questo marchio, si spera non indelebile, poteva scambiare Roma per toma...)? Quanto poi al fine sintagma "m... indecorosa", sarebbe interessante conoscere, a meno che una siffatta distinzione non sia anch'essa un indizio del predetto revisionismo, quale sia la differenza che intercede fra "la m... indecorosa" e la m... decorosa (o se, putacaso, esistano varie gradazioni qualitative di tale materia organica).
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