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Abbiamo 12 anni per risolvere il cambiamento climatico o siamo spacciati

di Caroline Haskins

Il '1.5 Degree Report' dell'IPCC avvisa, senza mezzi termini, che per portare a zero le emissioni di CO2 dobbiamo cambiare radicalmente la natura nella nostra società subito

Se siete ancora scettici rispetto al cambiamento climatico, un tool creato dal New York Times e dal Climate Impact Lab ad agosto scorso vi aiuterà a visualizzare il problema — mostrandovi quanto caldo faceva nella vostra città quando siete nati, quanto caldo fa oggi e quanto caldo farà quando avrete 80 anni. A Roma, per esempio, nel 1960 c'è stata solo una settimana di afa infernale, mentre ora la media è di 30 giorni all'anno. E le previsioni per il futuro sono tutt'altro che piacevoli.

I leader mondiali hanno 12 anni per cambiare radicalmente la struttura della nostra società e scongiurare gli effetti più cataclismatici del cambiamento climatico, stando al consorzio più importante al mondo di scienziati del clima.

Le emissioni di diossido di carbonio devono raggiungere lo zero netto entro il 2050, affinché l'aumento delle temperature globali resti sotto gli 1,5 gradi Celsius, stando al "1.5 Degree Report," un documento compilato dall'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), una coalizione di scienziati climatici che lavora per le Nazioni Unite.

Per mettere le cose in prospettiva: abbiamo emesso oltre 32 gigatonnellate (o miliardi di tonnellate) di anidride carbonica solo l'anno scorso. Il report inoltre avvisa che i propositi degli accordi di Parigi del 2015 non sono neanche lontanamente sufficienti per raggiungere gli obiettivi necessari.

Per portare le emissioni a zero, stando sempre al documento, l'uso di diossido di carbonio deve abbassarsi del 45 percento di qui al 2030 — ovvero in meno di 12 anni. Poi, l'uso del carbone deve essere ridotto "drasticamente" entro la metà del secolo, e l'uso di tecnologia che rimuove l'anidride carbonica dall'atmosfera è "inevitabile," ha detto durante la conferenza stampa Jim Skea, co-presidente del Working Group III dell'IPCC.

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Immagine: IPCC

Se non riusciamo a raggiungere questi obiettivi e la Terra si scalderà di due gradi Celsius, centinaia di milioni di vite saranno in pericolo. Le persone senza accesso sicuro all'acqua saranno il doppio di oggi. La scarsità alimentare nell'Africa sahariana e sub-sahariana, nel Mediterraneo, nell'Europa Centrale e nell'America del Sud si intensificherà. La gamma di malattie causate dal caldo come la malaria aumenterà. La produttività di granturco, riso e grano sarà dimezzata, e il riso e il grano saranno meno nutrienti. Ma due gradi di temperatura in più non sono neanche lo scenario peggiore. Se continuiamo a emettere CO2 nell'aria come facciamo ora, la Terra si scalderà di 4,8 gradi rispetto ai livelli pre-industriali entro il 2100.

"Limitare il surriscaldamento a 1.5 gradi non è impossibile," ha detto il presidente dell'IPCC Hoesung Lee, durante la conferenza stampa. "Ma richiederà cambiamenti senza precedenti in ogni aspetto della nostra società."

In pratica, tutti i modi in cui creiamo energia, gestiamo le industrie, costruiamo edifici, città e sistemi di transito, e come usiamo la terra per l'agricoltura e per estrarre risorse, devono cambiare. Il report comunica che i cambiamenti necessari "non hanno alcun precedente storico documentato."

Il 1.5 Degree Report, che sintetizza 6.000 studi scientifici e conta 133 autori, non fa che riassumere tutto ciò che sappiamo sulla scienza del clima e considerare come varie normative potrebbero condizionare il surriscaldamento globale. Il report è stato iniziato nel 2015, quando i diplomatici che negoziavano gli Accordi di Parigi sul Clima hanno richiesto una documentazione esaustiva per determinare come il mondo possa tenere la temperatura globale sotto i 1.5 gradi Celsius in più rispetto a prima della rivoluzione industriale. Nonostante gli Stati Uniti avessero accettato i termini dell'Accordo nel 2015, il presidente Trump a giugno 2017 ha dichiarato l'uscita degli USA dal patto. 

Le modifiche considerate nel documento cambierebbero radicalmente la nostra società. Per poter smettere di usare carbone e combustibili fossili come fonte primaria di energia entro metà secolo, dobbiamo passare a energia elettrica, solare, eolica e nucleare, oltre a bioenergie e biocombustibili (ovvero prodotti dagli scarti di raccolto, come il granturco). Le tecnologie in grado di risucchiare il diossido di carbonio dall'atmosfera — al momento sperimentali e non ancora implementate su larga scala — dovrebbero essere usate pesantemente per compensare l'inquinamento e riportare il netto delle emissioni a zero.

Il report parla anche di limitare gli spostamenti individuali (tipo quelli in macchina), l'uso di aerei e di navi da carico su larga scala, e migliorare l'accesso ai trasporti elettrici, pubblici e non a motore (come spostarsi a piedi e in bicicletta), e di sanare le foreste e gli ecosistemi non umani — un'altra cosa che deve succedere a livello globale per limitare l'aumento delle temperature. Per quanto il settore delle energie rinnovabili sia in crescita, non si tratta di una crescita abbastanza veloce da sostituire l'industria dei combustibili fossili entro metà secolo.

Per essere chiari, il documento è una vera e propria revisione scientifica. Starà, a dicembre, ai governi delle Nazioni Unite decidere come attuare le politiche di protezione del clima, quando la United Nations Framework Convention on Climate Change si incontrerà in Polonia per negoziare le normative.

“Francamente, abbiamo inviato un messaggio ai governi,” ha spiegato Skea alla conferenza stampa. “Abbiamo fatto il nostro lavoro, abbiamo trasmesso il messaggio, ora è loro responsabilità — visto che ci hanno invitato a produrre questo report — decidere se possono fare qualcosa a riguardo o meno.”

Resta da chiedersi se i leader del mondo vogliano davvero agire. Gli storici del clima come Nathaniel Rich hanno affermato che il cambiamento climatico evidenzia un limite chiaro nella capacità umana di immaginare un piano per il futuro e attuarlo. Ciononostante, ci potrebbero essere delle spiegazioni più semplici — tipo che la maggior parte dei politici è troppo anziana.

1.5 gradi di riscaldamento non sono un limite ambientale, ma un termine di discussione coniato nel 2009 per incentivare l’azione politica. Si tratta, comunque, di una quantità di riscaldamento devastante: la differenza tra 1.5 gradi 2 gradi è semplice — il 90 percento della barriera corallina sparirà nel primo caso, il 98 percento nel secondo. Il livello del mare salirà di 40 centimetri nel primo caso, 50 nel secondo.

Secondo il 1.5 Degree Report, i leader mondiali dovrebbero cedere potere a diversi enti per elaborare efficacemente delle soluzioni politiche — cosa che difficilmente faranno volentieri. Il documento raccomanda ”una forma di governo multilivello responsabile che includa enti non statali come l'industria, la società civile e le istituzioni scientifiche,” il che significa essenzialmente consultare scienziati e cittadini, anziché solo lobbisti dell'industria dei combustibili fossili. Il governo degli Stati Uniti pompa ogni anno circa 20 miliardi di dollari nell'industria dei combustibili fossili sotto forma di sussidi.

Gli interessi finanziari nell'industria dei combustibili fossili sono stati probabilmente il maggiore ostacolo nel salvare le popolazioni più vulnerabili del pianeta dal riscaldamento globale. Solo negli Stati Uniti e in Canada, l'industria dei combustibili fossili genera quasi 260 miliardi di dollari di profitti. Ma come si può affrontare un'industria da 260 miliardi di dollari?

Alcuni economisti hanno proposto il carbon pricing — ovvero una tassa sulle emissioni di CO2 — come metodo per confrontarsi e scendere a compromessi con l'industria dei combustibili fossili. Ma il report afferma inequivocabilmente che si tratta di una soluzione insufficiente.

”I dati e le teorie suggeriscono che una tassa sulla CO2 da sola, in assenza di incentivi sufficienti... non può raggiungere i livelli necessari per innescare transizioni di sistema,” afferma il report.

Man mano che la Terra si riscalda, aumenteranno anche la frequenza e la gravità delle ondate di caldo, di siccità, delle alluvioni e degli uragani. Le scorte di cibo e acqua saranno minacciate globalmente, il livello dell'acqua salirà fino a innondare le città e le comunità costiere, e miliardi di persone saranno a rischio di contagio per malattie terrificanti.

Per dirla con le parole del Dottor Hoesung Lee dell'IPCC: "Ogni frazione di riscaldamento conta." Ma non siamo ancora preparati per fermare il riscaldamento agli 1,5 gradi Celsius — già devastanti — e l'unica soluzione è una trasformazione inconcepibile a livello sociale ed economico.


Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.
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