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Come si compongono le schegge di sinistra

di Giovanni Principe

Sciolto Liberi e uguali, Mdp spera in una vittoria di Nicola Zingaretti che aprirebbe la strada a una lista con il Pd per le europee. In un’altra formazione confluiscono Il movimento di Luigi De Magistris, Sinistra italiana e Rifondazione, che si è separata da Potere al popolo. Probabili due partiti transnazionali, uno dei Verdi a cui si assocerebbe anche Emma Bonino, e uno fondato da Varoufakis

Il prossimo 1 dicembre due avvenimenti in contemporanea dovrebbero aiutare a chiarire la configurazione dell’area a sinistra del PD alle prossime elezioni europee.

In un teatro romano si realizzerà la convergenza di alcune delle formazioni di sinistra attorno a Luigi De Magistris in risposta all’appello che ha lanciato con il suo movimento (DemA), mentre a Chianciano il congresso dei Verdi ci dirà se passerà l’ipotesi di aderire al partito transnazionale dei Verdi Europei.

A De Magistris andrà l’appoggio di Sinistra Italiana, che ha dato per concluso l’esperimento elettorale di Liberi e Uguali, e di Rifondazione Comunista, che ha ritirato il sostegno a Potere al Popolo. Se si aggiungerà anche L’Altra Europa per Tsipras, che al di là della consistenza numerica è depositaria del nome e del simbolo della lista che ha eletto tre deputati nelle scorse elezioni, si daranno le condizioni perché una lista in comune, sotto l’egida di De Magistris, possa presentarsi con quel simbolo nel contrassegno unitario così da essere esentata dal raccogliere le firme.

Se il Congresso dei Verdi nel frattempo sancirà l’adesione ai Verdi Europei, che in quanto partito transnazionale rappresentato al Parlamento Europeo non deve raccogliere firme per presentare una lista in Italia, dovrebbe andare in porto il disegno cui hanno lavorato negli ultimi tempi da una parte i Verdi, collegati al partito Europeo (di cui l’italiana Monica Frassoni è co-presidente), dall’altra la lista “+Europa” dei radicali guidati dalla Bonino (che si era presentata in coalizione con il PD alle ultime politiche) e Italia in Comune, un partito di nuova costituzione che raccoglie un certo numero di amministratori locali e vede tra i protagonisti il sindaco di Parma, l’ex 5Stelle Pizzarotti, il sindaco di Latina, Coletta, eletto da una lista civica di sinistra in una città dalle tradizioni politiche di tutt’altro segno, oltre al sindaco di Cerveteri (RM), Pascucci, proveniente dalle file del PD, che ricopre la carica di segretario generale.

Resterà invece un’incognita il futuro degli ex PD attualmente in MDP-Articolo 1 e in Possibile, così come di “Futura”, l’associazione costituita per iniziativa di Laura Boldrini.

Dopo che Dario Franceschini ha lanciato l’idea del listone ampio con il simbolo del PD in un contrassegno unico con altri soggetti e Nicola Zingaretti, candidato alla segreteria PD, l’ha fatta propria, quest’area si è indirizzata verso questa ipotesi. Lasciando intendere che potrebbe fornire un apporto esterno nelle primarie, il cui esito resta tuttavia del tutto incerto. Perché, più che prevedere chi dei contendenti potrebbe farcela, si tratterà piuttosto di capire se chi prevarrà avrà anche i numeri per essere eletto. Il regolamento prevede infatti due fasi: una prima riservata agli iscritti per la selezione dei tre più votati e una successiva aperta ai simpatizzanti (intenzionati a votare PD) per il risultato finale, che potrebbe rivelarsi interlocutorio se nessuno dei tre dovesse raggiungere il 50% più 1 voto. In quel caso non basta arrivare primi ma occorre l’appoggio di uno degli altri due.

Aggiungiamo a questo interrogativo quello riguardante le mosse di Matteo Renzi, che nella convention dei suoi a Salsomaggiore ha chiaramente detto di non avere alcuna intenzione di restare in un partito che aprisse a un’alleanza con l’area dei fuoriusciti e ha ribadito che il suo modello di riferimento resta Macron (un richiamo dimostratosi poco felice a poche ore di distanza, alla luce delle agitazioni che stanno scuotendo la Francia).

Fuori da questo quadro, c’è Potere al Popolo che, dopo il divorzio da Rifondazione, è condizionato dalla presenza organizzata, al suo interno, della Rete dei Comunisti, in cui il volto più noto è quello dell’ex FIOM Giorgio Cremaschi, che ha dato vita alla piattaforma Eurostop il cui slogan è: “Cambiamo il Paese con i tre NO: all’Euro, all’Unione Europea e alla Nato”. Potrebbe non essere della partita, perché votare deputati a un’Assemblea che non si riconosce potrebbe apparire una contraddizione, ma anche perché una lista dovrebbe essere sottoscritta da 150.000 elettori. In vista di una decisione, al momento si lavoraattorno alle “proposte da confrontare con altre realtà politiche a livello europeo per decidere poi se e come partecipare alla campagna elettorale”.

Infine, per completare questo quadro frastagliato, merita di essere menzionata una nuova formazione che si affaccia sulla scena politica con la caratteristica di esser parte di un’organizzazione transnazionale. Le decisioni programmatiche sono prese su una piattaforma europea, l’obiettivo è dichiaratamente rivolto a cambiare l’Unione Europea in senso democratico con un orizzonte temporale stabilito al 2025. Si tratta di DIEM25 (Movimento per la Democrazia in Europa 2025), promosso dall’ex ministro greco Janis Varoufakis e dal giornalista italiano Lorenzo Marsili, che si appresta ad ospitare il lancio europeo dell’Internazionale Progressista varata insieme a Bernie Sanders, candidato alle primarie dei Democratici USA nel 2016, e al neo-eletto presidente messicano Andrés Manuel López Obrador. La sua proiezione europea dovrebbe implicare una presenza alla contesa elettorale, ma d’altra parte il quadro così frammentato potrebbe consigliare, visto l’orizzonte più lontano nel tempo, di essere presente nella battaglia politica senza presentare una lista di candidati.

Un’ultima annotazione sulla collocazione internazionale. Chiara per i Verdi, così come per Diem25 (almeno come partito transnazionale, essendo incerta la presenza alle elezioni) e per Potere al Popolo (anche qui, per l’adesione all’appello “per una rivoluzione democratica in Europa” di Mélenchon, Iglesias e Martins, senza che sia chiara la prospettiva elettorale). Quale indirizzo prenderanno gli eventuali eletti della coalizione attorno a DemA e dell’area che punta sul listone aperto non è invece dato sapere. Con l’uscita della Gran Bretagna e le débacle elettorali delle formazioni PSE ci si deve attendere qualche rimescolamento in quello che oggi è il Gruppo Socialista, così come è probabile accada per il Gruppo Sinistra Europea Unita dopo l’appello franco-iberico e l’entrata in scena dell’Internazionale Progressista.

Qualche elettore particolarmente esigente (se a sinistra ne sono rimasti, dopo le traversie che hanno dovuto sopportare) potrebbe aspirare a sapere in anticipo a quale formazione parlamentare europea andrà il suo voto. Che resti deluso è, con ogni evidenza, l’esito più probabile.

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