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linterferenza

Il M5S deve separarsi dalla Lega

di Fabrizio Marchi

Le contraddizioni strutturali finiscono prima o poi inevitabilmente per prevalere sui tatticismi e sulla realpolitik. Sono proprio queste che stanno mettendo in crisi il patto di governo fra Lega e M5S, due forze completamente diverse, che solo la vulgata mediatica ha accomunato sotto la voce “populismo”.

Lega e M5S sono infatti divisi pressochè su tutto: politica estera, politica economica, grandi opere, nazionalizzazioni, NO/SI TAV ecc.

Si tratta di due forze che rappresentano, anche al di là della loro volontà, interessi e bisogni sociali diversi e in conflitto fra loro. Fino ad ora sono riusciti a mantenere un equilibrio, sia pur precario, perché si sono ritagliati il proprio spazio attorno a due questioni che hanno gestito autonomamente: l’immigrazione (di competenza della Lega) e il reddito di cittadinanza (cavallo di battaglia del M5S).

Ma è evidente come questa alleanza di governo stia premiando clamorosamente solo la Lega che, secondo i sondaggi, ha praticamente quasi raddoppiato i suoi consensi (dal 17% al 32%) al contrario del M5S che è dato in netto calo (intorno al 25% rispetto al 32% delle ultime elezioni).

Qualsiasi partito dotato di lucidità politica non potrebbe che trarne le necessarie conseguenze. L’accordo di governo ha premiato l’una e bocciato l’altro.

Da qui la ricomparsa sulla scena politica di Di Battista che ha assunto una posizione netta (e con lui l’intero movimento) e condivisibile contro l’ingerenza dell’UE negli affari interni del Venezuela, ponendosi in una posizione di conflittualità se non di aperta rottura nei confronti di Salvini e della Lega.

Del resto – questo va detto – l’impresa di governo era molto più facile per Salvini che non per Di Maio. Al di là della debolezza e della contraddittorietà del provvedimento sul reddito di cittadinanza (che abbiamo spiegato in questo articolo http://www.linterferenza.info/attpol/reddito-cittadinanza-dalle-mirabolanti-promesse-al-varo-un-sussidio-bifronte/ ) era ed è evidente che le politiche (reazionarie e criminali) di Salvini sull’immigrazione avrebbero ottenuto dei risultati immediati, mentre quelle economiche e soprattutto sociali del M5S hanno bisogno di tempo, molto più tempo.

Un tempo che però non c’è perché Salvini sta facendo da asso pigliatutto mentre il M5S sta pericolosamente arrancando (e forse la stella di Di Maio sta iniziando a tramontare…).

Come ho avuto occasione di spiegare più volte e come ho ribadito anche poc’anzi, il M5S non è una forza socialista né tanto meno rivoluzionaria, però in questa fase si trova a rappresentare interessi sociali di ampi ceti popolari che entrano di fatto in conflitto con il sistema neoliberista attualmente dominante. Al contrario della Lega che oltre a non essere una forza anticapitalista (non lo è neanche il M5S) non è neanche una forza anti neoliberista, per la semplice ragione che gli interessi sociali che rappresenta sono in totale sintonia con quelli della borghesia industriale dell’Europa centrale (Austria, Germania) legata mani e piedi all’UE. Non è affatto un caso, ovviamente, che la Lega stia sostenendo la cosiddetta “autonomia potenziata” o “differenziata” – di fatto una sorta di secessione – che porterà le regioni più ricche (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna) a separarsi dal resto del Paese e ad agganciarsi alla Germania e ai paesi e alle regioni ricche dell’Europa centrale (così forse apriranno gli occhi anche quei gonzi che hanno creduto e credono ancora nel “sovranismo” della Lega). Anche su questa questione il M5S che rappresenta una gran parte dell’elettorato centromeridionale non potrà far finta di nulla.

Ma la Lega non è legata solamente all’UE ma anche e soprattutto agli USA, alla NATO e ad Israele. L’appoggio esplicito a Netanyahu e alla estrema destra israeliana, al fantoccio neonazista di Washington, Bolsonaro, e al processo di destabilizzazione violenta del Venezuela con relativo sostegno al golpista Guaidò, confermano la collocazione internazionale e geopolitica della Lega e la sua reale natura di partito reazionario di destra, filo atlantico e filosionista. La politica estera del M5S va oggettivamente (e fortunatamente) in tutt’altra direzione.

Dobbiamo quindi lavorare per acutizzare le contraddizioni e per rompere il patto di governo fra queste due forze che non possono convivere.

La priorità, oggi, per dei neosocialisti e dei neomarxisti, non è e non dovrebbe essere il governo, ma la ricostruzione di un grande blocco sociale popolare, del lavoro e dei lavoratori, dotato di una sua autonomia politica (e ideologica) e capace di rappresentare una alternativa al neoliberismo e all’UE. E questo blocco sociale, da tempo frammentato in tanti rivoli, è oggi in larga parte confluito nel M5S oppure si è “rifugiato” nell’astensione. E’ a questo grande bacino che bisogna guardare e all’interno del quale è necessario lavorare al fine della costruzione di quel soggetto politico che tutt’oggi non esiste e che, a mio parere, non può essere neanche il M5S che presenta dei limiti e delle contraddizioni strutturali.

Il percorso è lungo, complesso, difficile, ma non impossibile. L’incidere e l’esplodere delle contraddizioni potrebbe favorire questo processo.

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