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Pil: hanno tutti torto

di Leonardo Mazzei

Se ne leggono di tutte: il Pil cala a causa della politica del governo; no, è colpa di quello precedente. E' per l'incertezza sui conti, sentenzia Visco; per i cantieri che sono chiusi, sproloquia Confindustria. Ma sarà solo per un altro semestre, tranquillizza Conte. No, sarà finché non ve andrete, dicono le opposizioni. (Nel grafico l'andamento del Pil dal 2006)

E' come un impazzimento generale dove tutti, ma proprio tutti, hanno torto. Ed hanno torto perché anziché vedere la trave che opprime l'economia italiana da un ventennio, preferiscono guardare la pagliuzza che più gli confà per il quotidiano teatrino della politica.

Ma che è successo di così strano al Pil? Come leggere il calo degli ultimi mesi del 2018 (-0,1% nel terzo, -0,2% nel quarto trimestre)? E' successo che il ciclo economico capitalistico volge verso il basso. E, come avviene da anni, il calo è più marcato in Europa. All'interno della quale l'Italia paga più degli altri la gabbia dell'euro. Insomma, la verità è che siamo nella norma. Quella norma da cui non si può uscire, altrimenti i "mercati" (cioè l'oligarchia finanziaria) ci puniscono con lo spread.

Ma davvero è così difficile da capire? Certo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, ma qui non c'è più alcun limite alle sciocchezze.

Vediamone alcune.

Per il governatore di Bankitalia il problema è quello dei conti, cioè del debito, cioè di un allentamento secondo lui eccessivo dell'austerità. Follia pura. Se fosse così, ci spieghi come mai l'austero Monti, nei suoi sei trimestri di governo, collezionò i seguenti risultati sul Pil: -0,9% (IV 2011), -0,9% (I 2012), ancora -0,9% (II 2012), -0,5% (III 2012), -0,5% (IV 2012), -1,0% (I 2013). Conte avrà tanti difetti, ma come capacità di deprimere l'economia nazionale è davvero un dilettante a confronto del professionista col loden. Per ora ha cumulato un -0,3% a fronte del -4,7% di Monti. Ma questo non si può dire, mica si può contestare la religione eurista!

Altra bufala: è colpa del governo perché non ha dato priorità agli investimenti. Sulla centralità degli investimenti, su quali settori puntare, abbiamo scritto a dicembre. Senza dubbio l'Italia deve recuperare, e molto, sia per quanto riguarda gli investimenti pubblici, che per quelli privati. Ma non vi pare che tutta questa improvvisa litania sugli investimenti (tutti ne parlano senza specificare alcunché) sia piuttosto sospetta?

Partiamo da Confindustria. Prima di parlare gli industriali dovrebbero infatti spiegarci due cose. Primo, come mai investono così poco nell'economia "reale", preferendo invece la speculazione finanziaria? Secondo, com'é che si esalta sempre il privato, ma a tirar fuori i soldi dev'essere invece solo lo Stato?

Passiamo ora alle opposizioni. Facile parlare ora di investimenti, ma perché quando eravate al governo - cioè fino all'altro ieri - nulla avete fatto in tal senso? Non sarà per la vostra sacra osservanza ai vincoli europei? Eh già, perché il buffo è che tutti quelli che vogliono +Europa sono anche quelli che ora si lamentano per gli scarsi investimenti. Ma che forse le regole di bilancio europee non valgono anche, salvo qualche minuscola e temporanea eccezione, per gli investimenti?

Noi siamo per gli investimenti pubblici, ma Confindustria ed attuali oppositori dovrebbero almeno tacere sul punto. Che poi, diciamolo chiaro, anche se il governo fosse stato più coraggioso, come sarebbe stato necessario con la Legge di bilancio, che forse i risultati si sarebbero visti nell'immediato? Ma non scherziamo, che tra la decisione degli investimenti e la loro concretizzazione passano mediamente anni.

Dunque sono altri i motivi per cui il Pil cala. Tra questi ce n'è uno, il più importante, che giova ricordare sia agli industriali che a tutti gli adoratori del Beato Marchionne. Il Pil cala soprattutto per la diminuzione della produzione industriale. Un calo ciclico, come abbiamo detto, anche se magari qualche investimento (privato, in questo caso) male non avrebbe fatto.

L'industria è in calo costante fin dal primo trimestre 2018, ma prendiamo i dati di novembre, gli ultimi disponibili. In quel mese tutti i settori industriali, con le uniche eccezioni del farmaceutico e dell'alimentare, sono calati. Alcuni pesantemente, ma quello che ha battuto ogni record negativo è stato il settore auto. Il suo -19% (meno diciannove percento) ci spiega meglio di ogni altra cosa sia la debolezza strutturale dell'industria italiana che l'andamento negativo del Pil. E ci dice chi sono stati i grandi distruttori di quello che un tempo era il settore di punta dell'industria manifatturiera nazionale: la famiglia Agnelli e Sergio Marchionne. Ma di questo, ovviamente, non si parla mai.

Il "partito del Pil", questo pittoresco raggruppamento che unisce tutti gli specialisti del "predicare bene, razzolando male", ha dunque torto marcio. Ciò significa che abbia ragione il governo nell'immaginare un deciso boom nella seconda parte dell'anno? Vorrei sbagliarmi, ma temo proprio di no.

Sia chiaro, sia il Reddito di cittadinanza che "Quota 100", nonostante i palesi limiti di queste due misure, daranno un discreto impulso alla crescita. Ma da quale base muoverà questo impulso? Questo è il vero problema. A spanne un contributo minimo del +0,5% appare più che ragionevole, ma se nel frattempo gli altri fattori spingono verso un -0,5% ecco che arriveremo ad uno zero tondo. E potrebbe anche andare assai peggio.

Il fatto è che oltre ai fattori ciclici - ai quali, finché stiamo nel capitalismo, è impossibile sfuggire -, oltre ad altri fattori esogeni, sui quali poco si può fare, resta il problema della gabbia europea e quello dell'aperto sabotaggio delle nostrane oligarchie. Da Bruxelles e Francoforte non hanno mai smesso di pressare sull'Italia, mentre i potentati nazionali nulla intendono concedere al governo. Vogliono riprendere in mano il bastone del comando politico, e per farlo sono disposti a tutto, anche a pagare un prezzo economico nell'immediato.

Inutile illudersi di addomesticare la bestia europea, come pure la borghesia compradora di cui sopra. Inutile illudersi sulla crescita, se non si ha il coraggio di rompere con gli uni e con gli altri. Per invertire il segno del Pil occorrerebbe intanto una nuova manovra anticiclica, dunque fortemente espansiva. Ovvio che non si potrà fare senza scontrarsi col blocco eurista, che infatti chiede già una "manovra correttiva", ma esattamente di segno opposto: con nuovi tagli e nuova austerità.

Vedremo nelle prossime settimane se e come reagirà il governo alla recessione in arrivo. Di certo servirebbe una risposta seria e forte, cioè l'esatto opposto delle polemichette da bar di questi giorni.

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Comments   

#2 Vincesko 2019-02-10 17:19
Citazione: “Per il governatore di Bankitalia il problema è quello dei conti, cioè del debito, cioè di un allentamento secondo lui eccessivo dell'austerità. Follia pura. Se fosse così, ci spieghi come mai l'austero Monti, nei suoi sei trimestri di governo, collezionò i seguenti risultati sul Pil: -0,9% (IV 2011), -0,9% (I 2012), ancora -0,9% (II 2012), -0,5% (III 2012), -0,5% (IV 2012), -1,0% (I 2013). Conte avrà tanti difetti, ma come capacità di deprimere l'economia nazionale è davvero un dilettante a confronto del professionista col loden. Per ora ha cumulato un -0,3% a fronte del -4,7% di Monti. Ma questo non si può dire, mica si può contestare la religione eurista!”

Ecco l’intelligentone – plurirecidivo – Leonardo Mazzei con la sua solita BUFALA COSMICA su Monti colpevole della recessione.

Traggo dal mio libro da poco pubblicato due stralci (chiedo scusa per la lunghezza):

1. «Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi
N
eppure Adam Smith, il padre del liberismo, si fidava molto degli economisti come categoria («Quella setta di uomini di lettere che si chiamano Economisti»).
Esagerando ma non molto, sono arrivato alla conclusione che come contravveleno ai pifferai magici forse vale più il candore del fanciullo che grida che «Il re è nudo» e smaschera l’imbroglione, che la sapienza dello studioso che resta vittima dell’imbonitore dotato di megafoni potentissimi e ammaliatori, come un qualunque uomo della strada o una qualunque casalinga di Voghera.
Quando, poi, a restare vittima del predetto imbonitore è quasi l’intera categoria degli economisti, con la loro generale, per me incomprensibile, vera e propria disfatta sulla conoscenza dei rispettivi ammontari delle manovre finanziarie correttive varate dal governo Berlusconi e dal governo Monti, ben il quadruplo quelle di Berlusconi (267 mld) rispetto a quelle di Monti (63 mld) e molto più inique, ma l’austerità e gli effetti recessivi sono stati ascritti interamente a Monti, sorge qualche serio dubbio sulla loro capacità di sceverare il grano dal loglio, figuriamoci di amministrare la Cosa pubblica con saggezza e giustizia.
Si tratta di un fenomeno di obnubilamento della quasi intera classe degli economisti (oltre che degli esperti di previdenza), che (a) o/e sbagliano la paternità delle manovre; (b) o/e applicano una teoria economica strampalata: considerano gli effetti delle stesse come farebbe il cemento a presa rapida; (c) o/e confondono la correlazione con la causalità (anche se, in realtà, tutto nasce – vittime anch’essi della potente disinformazione berlusconiana e del centrodestra come una qualunque casalinga - dalla ignoranza dei dati).
«Nella ricerca scientifica si confondono spesso due concetti: la correlazione e la causalità. La correlazione si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili che cambiano insieme. Una correlazione può essere positiva o negativa.
• Una correlazione positiva vuole dire che se una variabile aumenta (per es., il consumo di gelato) anche l'altra aumenta.
• Una correlazione negativa funziona all'opposto: se una aumenta l'altra diminuisce.
La causalità si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili dove una variabile causa l'altra. Devono essere soddisfatti tre criteri perché si abbia causalità:
• le variabili devono essere correlate;
• una variabile deve precedere l'altra variabile;
• deve essere dimostrato che una terza variabile non stia provocando alcun cambiamento nelle due variabili di interesse (assenza di correlazione spuria).»
https://it.wikiversity.org/wiki/Correlazione_e_causalit%C3%A0

2. "Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
- governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld cumulati), (con la scopertura di 15 mld,[26][27]) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali,
e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.
Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.
Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.
Ciò significa che per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating[29] dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.
E’ tale, pertanto, la dimensione del rapporto quali-quantitativo delle manovre tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63 mld, 81 per cento contro 19 per cento, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire – come fanno quasi tutti - a Monti il risanamento severo, perfino feroce dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi il meno 10%), la moria di imprese (-22% della produzione industriale) ed il calo dell’occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando - come fanno pressoché tutti - completamente Berlusconi, il quale, come vedremo, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l’opposizione di Bossi, la revisione delle pensioni di anzianità[30] (concentrate soprattutto al Nord, bacino elettorale della Lega Nord) e l’adeguamento a tutti gli altri dell’età di pensionamento delle lavoratrici del settore privato.
I dati negativi, invece, sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dal 1° gennaio 2011, ben prima che arrivasse Monti. [...]."
https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M.
Quote
#1 Carmine Meoli 2019-02-10 10:06
Non per offrire spunti per i rimedi ma per completezza .
Il differenziale negativo , non mi riferisco all'andamento , ha una componente fisica poco analizzata . 400 mila abitanti in meno ( cfr. il mondo in cifre - internazionale ) valgono circa 0.75 bp di Pil .
Quote

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