Anniversari
di Pierluigi Fagan
Oggi l’11 settembre diventa maggiorenne e compie 18 anni. A proposito di questo evento che avrà il suo bel rilievo nei libri di storia dirò solo che neanche per un momento ho creduto alla versione ufficiale di questa storia. Non mi riferisco ai tanti tentativi di discuterne e confutarne le varie assurdità o improbabilità venuti dopo. Non ho creduto all’attentato terroristico quale si definiva già un’ora dopo i fatti (se non prima) da allora, da quando è stata data questa interpretazione, il giorno stesso. Mia moglie oltretutto è americana e può testimoniare perché ne parlammo a lungo emozionati e scossi, come tutti. Ovviamente, non ho cambiato idea in questi diciotto anni ma tutto quello che s’è saputo o ipotizzato dopo non ha aggiunto poi molto alla convinzione che ebbi immediatamente quel giorno.
L’11 settembre, sembrerà strano, ma ha in parte cambiato la mia vita. E’ stato la “gentile spinta” che fece poca fatica a farmi cambiare vita, inclinazione che già aveva un suo corso per vari altri motivi. Ma un ruolo lo ebbe perché da subito dopo scemò progressivamente il mio impegno nella vita lavorativa consueta e crebbe la voglia di capire cosa stava succedendo. Da poco dopo, smisi di lavorare e divenni uno studioso. Se qualcuno aveva avuto l’ardire di fare una cosa del genere, allora voleva dire che le cose stavano messe davvero molto male, bisognava capire per chi e cosa.
Non mi addentro alla varie “teorie del complotto” termine, lo ricordo per i più sprovveduti, inventato pare nel ’64 dalla CIA per gettare una ombra di discredito su tutte le teorie alternative all’uccisione di JFK. La millenaria storia ufficiale è piena di “complotti”, c’è da compatire l’ignoranza di chi sorride ironicamente davanti al termine. Qualcuna l’ho letta o vista su filmati, ma la mia incredulità, ripeto, veniva da più lontano, era per certi versi a priori, non starò qui a dire i perché.
Non "fa fico" avere questa posizione. Uno studioso serio di cose geopolitiche non dovrebbe indulgere in questi bassifondi della notizia incerta. Infatti non ci sguazzo, dico solo per onestà intellettuale che quella storia non stava e non sta in piedi sotto nessun punto di vista e che male fa chi non ha il coraggio di continuare a farsi domande su un evento che ha cambiato la storia recente. Se qualcuno pensa che "non fa fico" questa posizione, gli rispondo che non fa onore intellettuale quella avversa. Si deve aver timore di trattare questo argomento? Non credo proprio.
Segnalo solo questo simpatico personaggio, ambasciatore saudita in USA dal 1983 al 2005, in seguito con vari incarichi delicati nel regno tra cui capo dell’Intelligence nel fuoco pieno del conflitto siriano – Isis e compagnia wahhabita (2012-2014). Com’è noto 15 dei 19 presunti dirottatori degli attentati erano sauditi e due emiratini. Bandar, vecchio filibustiere, era talmente amico personale di Bush da esser soprannominato Bandar Bush. A luglio, la figlia è diventata ambasciatrice saudita a Washington, il figlio a Londra. Qualcuno magari penserà voglia sostenere che è colpa sua quello che è successo. No di certo, dico solo che, secondo me, Bandar sa sicuramente quello che è veramente successo, Bandar sa molte cose del Regno e non solo. Ma non lo posso dimostrare, quindi prendetevi la sua biografia e fatevi la vostra opinione.














































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