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nuovadirezione

No alla ratifica del MES, sì alla sovranità

Comunicato ufficiale di Nuova Direzione

L’audizione del Ministro Gualtieri ha chiarito che la trattativa tra i paesi europei per la definizione del Trattato sulla modifica del Mes è stata definita in tutti gli aspetti essenziali ed è quindi “chiusa”. Il Presidente del Consiglio, dunque, a seguito di una trattativa riservata della quale non è stato portato adeguatamente a conoscenza il Parlamento italiano ha assunto obblighi per il paese che solo l’atto drammatico del rifiuto della ratifica può, a questo punto, disattendere. Come prevede l’art 87, comma 8 della Costituzione il Trattato sarà firmato dal Presidente della Repubblica a seguito di una legge emanata dalle camere che lo autorizza all’atto. Il Ministro ha reso noto che tale atto è previsto per febbraio.

La modifica del Trattato del Mes – il cosiddetto “Fondo salva stati” - ha una lunga storia. È solo il passo finale, decisivo, della battaglia tedesca contro il ruolo della Bce nel supporto alla sostenibilità dei debiti pubblici, che in questo modo sarà drasticamente depotenziato.

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La vittima designata è chiaramente l’Italia, il tempo comprato da Draghi scade con questo atto.

Le clausole vessatorie si inseriscono nel quadro dato dalla riforma bancaria e nel tentativo, anche questo di lungo periodo, di obbligare le banche italiane a detenere poco debito pubblico e a svalutarlo rispetto ad un differenziale di merito (misura criminale). Siamo di fronte ad un rischio altissimo di disastro. La sola minaccia di attivazione potrebbe provocare una crisi bancaria per svalutazione dei titoli detenuti. Infatti l’ABI si è espressa fortemente avverso, così come gli assicuratori, paventando una severissima e ulteriore restrizione creditizia, fallimenti a catena dei gruppi industriali più esposti (e acquisto a saldo dall’estero), e crisi creditoria pubblico-privata secondo modalità che si sono viste ripetutamente in tutto il mondo, a partire dagli anni novanta. All’orizzonte ci attende la Trojka, condizionalità severissime, il default e una prospettiva di tipo greco.

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Tutto questo, un attacco senza precedenti all’interesse nazionale ed alla tenuta economica e democratica del paese avviene attraverso ben due discussioni parlamentari, a dicembre ed a giugno 2018, le quali si sono svolte in modo più che sommario, non mettendo i parlamentari italiani in condizione di farsi un’opinione informata. Si è trattato di discussioni in cui, come accade puntualmente nelle trattative europee e nelle ratifiche (nelle quali il Presidente Conte, con ben 60 atti, supera abbondantemente tutti i precedenti), si presentano contemporaneamente decine di decisioni altamente complesse. Ciò di cui non si deve parlare è in questo modo nascosto in bella evidenza.

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È una prassi comune, ma di gravità estrema, in particolare perché il Parlamento Italiano aveva espresso riserve attraverso le principali forze politiche e diversi interventi qualificati e il Ministro competente avrebbe egualmente condotto una trattativa schermata. Come è avvenuto sempre, Maastricht incluso, si presentano pacchetti di scelte altamente complesse, con comunicazioni sommarie e povere di informazione, e si chiede una decisione urgente.

Nella presente fattispecie, ad esempio, non si faceva cenno al potere di tagliare il valore nominale dei titoli, evidentemente questione “secondaria”. Alla fine su decine di questioni diverse si svolgono confuse e rituali sedute nelle quali nessuno risponde nel merito e poi si continua come niente fosse.

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Al termine di processi negoziali sui quali nessuno ha capito nulla, e che si prolungano per mesi, accordi ormai blindati vengono sottoposti ad un Parlamento che di fatto non li può rifiutare senza provocare gravissimi danni alla reputazione del paese. Davanti a questo ricatto costante tutto il potere decisionale esce dai luoghi previsti dalla Costituzione per spostarsi negli Eurogruppi in cui discussioni senza verbali, talvolta notturne, decidono per il più forte le sorti del popolo ignaro.

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La sovranità democratica scompare nella nebbia.

Questa è la forma reale dell’Europa.

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