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lantidiplomatico

L'ideologia dietro le frasi incriminate di Mattarella

di Andrea Zhok*

Si è aperto un ampio dibattito sull’interpretazione delle frasi del presidente Mattarella intorno alla guerra russo-ucraina.

Le frasi incriminate sono le seguenti:

Fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero più efficaci nella tutela degli interessi nazionali. Il risultato fu l’accentuarsi di un clima di conflitto - anziché di cooperazione - pur nella consapevolezza di dover affrontare e risolvere i problemi a una scala più ampia. Ma, anziché cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista. Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa. L’odierna aggressione russa all’Ucraina è di questa natura.

La prima parte è una sorta di analisi, storiograficamente da bocciatura, volta a far passare l’idea che nel ‘900 un clima di conflitto si sia originariamente instaurato a causa della nascita di regimi dispotici e illiberali. Ma naturalmente, i regimi “dispotici e illiberali” si instaurano a partire dagli anni ’20, emergendo sulla scorta del drammatico lascito della Prima Guerra Mondiale, che fu guerra tra regimi liberalcapitalistici e imperialistici. Alla faccia del clima di cooperazione precedente ai “regimi dispotici e illiberali”.

Dunque abbiamo a che fare con una ricostruzione espressamente falsa e fuorviante.

Ma la parte più grave è rappresentata dalle ultime due frasi, che unificate suonano:

“L’odierna aggressione russa all’Ucraina è della stessa natura del progetto del Terzo Reich in Europa."

Cosa significa questa frase?

Non può che significare che l'intenzione russa, palesata nell'operazione ucraina, è la medesima del progetto della Germania nazista, che era espressamente un progetto di supremazia mondiale per via militare con l'asservimento delle razze inferiori.

Nessuna persona minimamente in buona fede può pensare che questa analogia stia in piedi. Non sta in piedi l’idea che la Russia abbia oggi un progetto di “Welteroberung” e non sta in piedi l’idea che vi alberghi una matrice razzista.

Dunque la vera questione è: perché formulare asserzioni storicamente insostenibili, palesemente fuorvianti, e diplomaticamente catastrofiche in un momento in cui si sta profilando lo spazio per una fine del conflitto russo-ucraino?

In molti sostengono che qui operi un’esplicita intenzione di fomentare un conflitto di lunga durata, esacerbando gli animi. A favore di questa interpretazione c’è la sua coerenza con il comportamento dell’UE nell’arco degli ultimi tre anni.

Personalmente però sarei incline almeno a integrare questa lettura con un secondo piano, non necessariamente alternativo al primo.

A mio avviso nelle parole dell’ex democristiano Mattarella – come di molti dirigenti europei – riecheggia un’antica forma di russofobia, un riflesso condizionato coltivato sin dai tempi dell’URSS come anticomunismo. Qualcuno dirà che persino Mattarella deve aver ben chiaro che la Russia odierna è altra cosa dall’URSS e che parlare di comunismo in riferimento alla Russia odierna sarebbe decisamente fuori luogo. Vero. Però credo che qui sfugga un aspetto profondo di ciò che fu l’antisovietismo come anticomunismo nel ‘900.

La fiaba che viene reiteratamente narrata oggi, e su cui si regge l’autocoscienza liberale, è che l’Occidente si oppose all’URSS e al Comunismo nel nome della Libertà e dei Diritti Umani. Ora, questa narrazione è una menzogna francamente insopportabile. Questo non perché l’URSS e il Comunismo/Socialismo Reale non abbiano davvero peccato molto rispetto alla Libertà e ai Diritti Umani.

No, il punto è che questo tema è stato SEMPRE, SENZA ECCEZIONI una bugia, una copertura ideologica.

È del tutto evidente che i regimi liberalcapitalistici europei che condussero l’Europa alla carneficina della Prima Guerra Mondiale erano forze imperialiste, dominate da paradigmi esplicitamente razzisti, che si macchiarono delle peggiori atrocità nel corso delle imprese coloniali (vogliamo parlare del Congo belga di Leopoldo II?).

È parimenti evidente che questi stessi regimi cercarono con le unghie e con i denti di mantenere quel dominio coloniale all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, così come è un dato di fatto inoppugnabile che l’URSS e il movimento socialista/comunista mondiale furono le principali forze di supporto ai movimenti di indipendenza e decolonizzazione (magari per mero interesse tattico, ma alla fine contano i fatti).

Ed è ancora più noto ed evidente che i regimi autoritari, fascisti e nazisti, emersi tra le due guerre fossero stati promossi, nutriti, finanziati e sostenuti dai regimi liberali (Inghilterra in testa) ESSENZIALMENTE IN CHIAVE ANTICOMUNISTA. Questo è lo stesso identico spirito che consentirà negli anni ‘70 a Friedrich von Hayek, padre nobile del neoliberalismo, di sostenere il regime di Augusto Pinochet in Cile, nel nome della “libertà di mercato”.

Dunque, per dirla in maniera semplice e diretta, l’Occidente liberalcapitalistico, dalla tratta degli schiavi al golpe cileno e oltre ha sempre, coerentemente e senza alcun problema violato ogni sorta di “libertà” e ogni forma di “diritto umano”. Non è mai stato questo il problema, e presentare la vicenda dell’anticomunismo come una storia di promozione della libertà e dei diritti umani è una falsificazione della storia.

E accertare questo fatto ci permette anche di comprendere perché l’Occidente neoliberale e le sue classi dirigenti epigonali possano così facilmente sovrapporre mentalmente URSS, Russia odierna, Cina, Venezuela, Cuba, ecc. pur nella profonda diversità dei percorsi politici e culturali.

Il punto di fondo è che per questo impianto ideologico esiste soltanto una forma di vita legittima, che è quella che consente alle proprie élite finanziarie di prosperare in un regime liberalcapitalistico. Ogni altra forma di vita, che abbia fondazione comunista o tradizionalista, confuciana o teocratica, comunitarista o socialista, è accomunata mentalmente nel grande paiolo del Male (qui stanno le radici del reiterato accomunamento di comunismo e nazismo da parte dell’Unione Europea).

In altri termini, il vero problema oggi è rappresentato dall’unico regime politico al mondo che si è dimostrato sempre intollerante e insofferente verso qualunque alternativa a sé medesimo.


*Post Facebook del 16 febbraio 2025
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Comments

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Domenico Testa
Friday, 28 February 2025 11:36
Condivido quanto riportato sull'imperialismo della Russia,ma va sempre ricordato che in politica interna nel periodo zarista.sovietico e putiniano,hanno prevalso la repressione del dissenso,la persecuzione degli oppositori:non si contano le vittime del dispotismo nelle sue varie declinazioni.La libertà di critica è imprescindibile e il popolo russo deve attivarsi in ogni modo per pienamente fruirne.A tal proposito bastino i nomi degli universali scrittori russi dell'Ottocento e del Novecento,censurati,confinati,incarcerati.Troppo noti sono i personaggi,vittime del potere nei decenni del despota Putin.Sollevare questi rilievi significa aspirare ad una Russia diversa,con leadership più colte ed illuminate,disposte a garantire pluralismo politico e culturale.Emblematico negli ultimissimi anni il caso Navalny. Tali peregrine e critiche considerazioni sulla Russia discendono da amore per la verità,ma non mirano ad esaltare l'Occidente neoliberista che ha problemi non meno gravi e preoccupanti per chi ama la libertà vera e la giustizia sociale.Bisogna rimettere in campo il verbo d'un socialismo dal "volto umano",ma questo è lavoro di lunga lena....,Un cordiale saluto
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Domenico Testa
Friday, 28 February 2025 11:36
Condivido quanto riportato sull'imperialismo della Russia,ma va sempre ricordato che in politica interna nel periodo zarista.sovietico e putiniano,hanno prevalso la repressione del dissenso,la persecuzione degli oppositori:non si contano le vittime del dispotismo nelle sue varie declinazioni.La libertà di critica è imprescindibile e il popolo russo deve attivarsi in ogni modo per pienamente fruirne.A tal proposito bastino i nomi degli universali scrittori russi dell'Ottocento e del Novecento,censurati,confinati,incarcerati.Troppo noti sono i personaggi,vittime del potere nei decenni del despota Putin.Sollevare questi rilievi significa aspirare ad una Russia diversa,con leadership più colte ed illuminate,disposte a garantire pluralismo politico e culturale.Emblematico negli ultimissimi anni il caso Navalny. Tali peregrine e critiche considerazioni sulla Russia discendono da amore per la verità,ma non mirano ad esaltare l'Occidente neoliberista che ha problemi non meno gravi e preoccupanti per chi ama la libertà vera e la giustizia sociale.Bisogna rimettere in campo il verbo d'un socialismo dal "volto umano",ma questo è lavoro di lunga lena....,Un cordiale saluto
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Giorgio Stern
Thursday, 27 February 2025 09:12
Il commento di Domenico Testa mi induce a interrogarmi sull'imperialismo russo.
Esso, compreso quello della Russia zarista, si è sempre manifestato e svolto solo attorno ai suoi confini. In un ambito costante di perdi e riprendi territori affini e limitrofi, disputati con e dai confinanti polacchi, svedesi, lettoni, giapponesi, cinesi, ivi compreso quello afgano.
Immaginiamo un polmone che si amplia e si restringe assieme a quello dei vicini.
Da questo perenne pulsare nascono rapporti e conflitti fra confinanti. Uno "sgomitare" fisiologico che interessa tutti gli stati e le nazioni.
Diverso è invece l'imperialismo coloniale dove nazioni come Portogallo, Spagna, Inghilterra, Francia, Belgio, un po' anche Italia, e poi il Giappone e gli Stati Unit assogettarono territorialmente, economicamente, politicamente interi continenti. Queste nazioni, nel corso di 500 anni di storia, procedettero alla loro accumulazione capitalistica a spese di popoli e territori che sfruttarono inesorabilmente e con ferocia. Quell'accumulazione capitalistica che li ha arricchiti permettendosi di essere quello che sono oggi. Esempio che comprende pure la tratta di carne umana che fornì energia alla giovane "democrazia" statunitense.
In un simile quadro la Russia in tutta la sua storia non si è mai trovata. E gli esempi di Budapest e Praga non si collocano in uno spazio e temporale e storico tale da poter essere classificati simili all'imperialismo colonialista euro americano.
Critichiamo pure la Russia, ma critichiamola per quello che è.
Cordialmente, Giorgio Stern
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Domenico Testa
Wednesday, 26 February 2025 17:50
Glissando sul periodo zarista ricordo brevemente che la Russia sovietica",del periodo della "Guerra Fredda" non ha scherzato:l'invasione dei carri armati nel novembre del 1956 a Budapest,nel 1968 a Praga,la guerra ingaggiata contro l'Afghanistan...Gli Stati Uniti hanno "scorrazzato" a loro piacimento a più vasto raggio:guerra di Corea (1950-53),lunga guerra nel Vietnam.(Anni sessanta ed inizio anni settanta).e le tante indebite intrusioni a varie latitudini....La grandi potenze hanno parlato e parlano il linguaggio e la pratica della forza,senza la quale gli imperi,prima o dopo,si dissolvono...Se veniamo alla periodizzazione del postcomunismo e del neoliberismo dominante: Stati Uniti e Russia putiniana hanno continuato con le guerre che sarebbe troppo lungo enumerare.Il dato preoccupante è la fragilità dell'Unione europea,incapace di essere autonoma dall'invadenza a più livelli dei"Grandi",buon'ultima la Cina....La dura lezione della storia e la congiuntura difficile che stiamo vivendo nel vecchio continente esplicitano l'inadeguatezza delle attuali leadership dellUE...
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Lella
Monday, 24 February 2025 11:22
Giorgio Stern quanto fa giustizia il tuo commento.
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Giorgio Stern
Monday, 24 February 2025 10:03
Se non si conosce la storia o la si dimentica, o si evita di citarla in un mondo in cui la Storia la si vuole deliberatamente cancellare dalla mente e dallo studio, allora si può dire tutto e il contrario di tutto. Grave è quando si dimentica o si trascura ciò che il tuo paese ha dato ed ha ricevuto nel passato.
Mi permetto di ricordarlo.
Per ben quatto volte l'Italia ha aggredito il popolo russo. Nel 1855, con Cavour e al seguito dei Francesi aggrediscono la Russia in Crimea (La Marmora); nel 1918/19 truppe italiane (colonna Savoia) con inglesi e francesi aggrediscono i russi a Murmansk e con statunitensi, giapponesi e inglesi a Vladivostok (colonna Redenta); nel 1941 al seguito dei nazisti; nel Terzo millennio, al seguito (sempre la seguito del "più forte") degli Stati Uniti inviando soldati e armamenti e promuovendo sanzioni (tutti atti di guerra) alle frontiere della Russia.
La sola volta in cui i soldati russi sono sbarcati con le loro divise e attrezzature in Italia è stato il 28 dicembre 1908 a Messina a prestare soccorso alla popolazione colpita. La città, a differenza di tanti oggi in carica, non lo ha dimenticato. Sul lungomare in Largo Marinai Russi c'è un monumento che lo ricorda.
I cittadini italiani non dovrebbe nemmeno dimenticare come la Russia Sovietica sia stato un grande socio in affari dell'Italia.
Un omaggiato cliente dell'Italia, quando, ad esempio, la FIAT vendette all'URSS non solo automobili, ma una fabbrica intera. E contribuì con l'esperienza a costruirvi attorno una grande città. A cui i russi sovietici dettero il nome di un grande italiano, Togliattigrad, Citta Togliatti.
E poi i rapporti economici con la Federazione Russa: gas, petrolio.
E che il commercio sia l'asse su cui si fonda la pace e le relazioni tra i popoli, è vero o no?
Tutto il passato testimonia della simpatia del popolo russo per l'Italia. Manifestata sempre anche durante la Seconda guerra mondiale.
Consiglio al capo dello Stato di leggere, o rileggere, "Il sergente nella neve" di Mario Rigoni Stern, al proposito.
Giorgio Stern
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Domenico Testa
Saturday, 22 February 2025 18:04
L'affermazione del presidente Mattarella "L'odierna aggressione russa all'Ucraina è nella natura simile al progetto del Terzo Reich in Europa" è,data la diversità dei contesti,una chiara condanna del metodo seguito dall'autocrate Putin che definì,tre anni fa,questa aggressione eufemisticamente "Operazione speciale di denazificazione"Tutti sanno che l'URSS, aggredita da Hitler nella seconda guerra mondiale,pagò con 28 milioni di morti la sua Liberazione dal nazifascismo.Che poi l'Ue sia arrivata alla equiparazione tra comunismo e nazifascismo denuncia una vera falsificazione storica.Ogni giudizio per essere compreso nei giusti termini necessita delle opportune storicizzazioni.Sono i contesti che contano.Se non ci atteniamo ad essi ci si intende poco:l'Europa ed il mondo del 1939 non ha niente a che vedere con l'Europa ed il mondo di oggi....
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Lella
Saturday, 22 February 2025 15:04
Questa analisi mi trova totalmente d accordo in quanto è esattamente ciò che ho pensato e anche scritto in altra sede. Questo anticomunismo viscerale che salta a piè pari le differenze tra URSS e putinismo è intessuto nella cultura liberale, ora liberista, che vede il fantasma di una economia pianificata, di una cultura non elitista e non individualista come il diavolo l acqua santa. Questa subcultura semiumanista, che sta alla base anche dei principi dei trattati UE, ispirati a von Hayek, è venata di aristocraticismo da quarti di nobiltà, e non si preoccupa neanche di parlare con cognizione di causa, tanto si sente al sicuro. Avevo già fiutato Mattarella, fin da quando ha protestato Savona in ossequio ai mercati. Infine il discorso sulla generalità della intolleranza come caratteristica di ogni potere mi pare una argomentazione non pertinente e in qualche modo indulgente verso una realtà che è attuale e che ci condiziona profondamente per questo sindacabile e sanzionabile.
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Enzo Rossi
Saturday, 22 February 2025 11:51
La sintesi di Zhok oltre ad essere opportuna nel momento politico che viviamo e condivisibile per i contenuti concettuali, ci offre buoni spunti per approfondimenti storici e culturali che suggerisco ricercare nell'ottimo volume di William Blum "Il libro nero degli Stati Uniti".
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Lorenzo
Friday, 21 February 2025 22:28
Il cristianesimo o l'islam si sono mostrati tolleranti verso le alternative?

Il comunismo si è dimostrato tollerante?

Ogni società, specie se di massa, ha bisogno che i suoi padroni la dotino d'una narrazione giustificativa che entra naturalmente in conflitto colle narrazioni alternative.

P.S. : noto che fra gli esempi d'intolleranza liberale Zhok si guarda bene dall'includere la repressione poliziesca di razzismo e nazionalsocialismo. Evidentemente quella gli va benone.
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