Art. 5 NATO. Intervento militare obbligato sì o no?
di Martino Dettori
Molti sono convinti che un attacco russo a un paese NATO comporterà l’inevitabile intervento militare degli altri paesi membri, ai sensi dell’art. 5 del trattato. Ma sarà davvero così?
Una delle ragioni di “conforto” sbandierate dai supporter della NATO come alleanza difensiva, è che il trattato NATO prevede — ex art. 5 — la difesa collettiva del paese membro attaccato. Sicché, chi spera in un attacco russo per vedere la potenza di fuoco della NATO annientare la Russia (cosa alquanto improbabile), è convinto che tutti i paesi, compresi gli USA, interverranno come la Justice League e difenderanno militarmente il paese aggredito dai “villain” russi.
Al contempo è proprio questa eventualità che instilla paura in chi non tifa NATO, ma tifa pace. Egli ritiene che un attacco russo potrebbe, in questo modo, scatenare la terza guerra mondiale e la distruzione dell’Europa. Cioè, intendiamoci, sarebbe di certo un’ottima scintilla, ma sappiamo bene tutti che le scintille non sempre scatenano l’incendio. A volte finiscono per esaurirsi prima.
La domanda dunque è questa: davvero l’art. 5 del trattato NATO obbligherebbe gli Stati membri a intervenire militarmente in difesa del paese aggredito? La risposta è no. E vediamo perché.
Art. 5 - Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'ari. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale.
Come ben potete notare, il testo dell’art. 5 nega un qualsiasi obbligo di intervento armato (individuale/collettivo). Anzi, la norma ha cura di esplicitarlo, là dove afferma che “ciascuna [nazione], nell’esercizio del diritto di legittima difesa […] assisterà la parte o le parti così attaccate […] intraprendendo […] l’azione che giudicherà necessaria”. Dunque non l’uso esclusivo e automatico della forza armata, ma qualsiasi azione che possa essere ritenuta opportuna, e che può persino tradursi — come è accaduto in Ucraina — con il supporto economico e logistico del paese aggredito.
L’intervento militare è solo una delle diverse opzioni disponibili previste dalla norma citata. Non è l’unica opzione né quella naturalmente scelta. Affermare perciò che la NATO abbia l’obbligo di intervenire militarmente qualora un paese che ne è membro venga attaccato, è assolutamente errato. Del resto è la stessa NATO ad affermarlo. Quando il Commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ha dichiarato che un potenziale attacco russo alle fabbriche di armi negli Stati membri della NATO avrebbe attivato l’art. 5, la NATO ha replicato nel senso appena detto: gli Stati membri non sono obbligati a difendere militarmente gli alleati. Piuttosto, ogni paese (di concerto con gli altri) dovrà eventualmente fornire la risposta che ritiene più appropriata, che non è necessariamente armata.
Questa replica dice chiaramente che la NATO è sì un’alleanza difensiva, ma non è un’alleanza di pronto intervento militare. Ogni Stato membro ha il solo e unico dovere di supportare il paese attaccato nei modi che ritiene più opportuni, coordinandosi con gli altri Stati membri.
L’interpretazione della norma è cruciale, ed è altresì quella che, da diversi anni, gira nelle varie dichiarazioni ufficiali della NATO, proprio per mettere dei chiari paletti a chi insiste nel sostenere che un attacco russo creerà il casus belli per l’intervento militare in pompa magna dei suoi paesi membri. Ed è l’interpretazione caldeggiata dagli USA, e lo è per un’ovvia ragione: gli americani non intendono essere coinvolti in un confronto bellico diretto con i russi. Sicché, accadesse pure che i russi — invocando l’art. 51 dello statuto ONU — attaccassero i centri militari europei che forniscono armi all’Ucraina, gli americani, in virtù della chiara lettera della norma del Patto Atlantico, si sottrarrebbero a qualsiasi intervento militare diretto.
Non solo gli USA, ma anche gli altri paesi NATO finirebbero per evitare il coinvolgimento diretto sulla base di questa interpretazione. Forse gli unici che potrebbero intervenire sono i baltici e la Polonia. Ma qualora accadesse, dovrebbero farlo con il consenso degli altri paesi membri. Il che significa che se lo facessero senza quel consenso, si porrebbero fuori dalla copertura dell’art. 5. O questa sarebbe parecchio limitata.
Insomma, non posso escludere del tutto che un eventuale attacco russo possa comportare l’allargamento del conflitto, ma è altresì vero che se mai un allargamento del conflitto avvenisse, questo si concretizzerebbe oltre la portata precettiva della norma in questione. Per meglio dire, avverrebbe perché evidentemente esiste la volontà concreta di rendere l’intero territorio europeo un bersaglio per i missili russi.














































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Germany rebuild Wermacht with the approuval of UK and France?