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mateblog

Je suis Huawei, il Manifesto è Trump

di Stefano G. Azzarà

Nella contraddizione principale la sinistra italiana è sempre dalla parte dell'imperialismo.

L'essere sociale è strutturalmente scisso e dunque il conflitto è la trama ontologica stessa del reale. Tutto è in questo senso conflittuale e esiste una fenomenologia infinita della conflittualità.

Sempre e comunque bisogna prendere posizione in questa miriade di conflitti? No.

In un conflitto non sempre è necessario prendere partito per l'uno o per l'altro perché è possibile che esso non sia che un momento di un conflitto più grande nel quale entrambe le parti sono ricomprese.

Ad esempio, la scelta tra Hillary e Trump, presentata a suo tempo come una scelta epocale che avrebbe cambiato i destini del mondo e inaugurato un'epoca di pace populista, era una scelta fasulla, perché si trattava di una lotta tra due frazioni del capitale statunitense tutta interna al campo delle destre contemporanee e delle compatibilità sistemiche.

Una posizione netta è invece necessario prendere in un solo caso e cioè quando ci si trova di fronte non a un conflitto come tanti ma alla contraddizione principale, che sul piano storico-politico è quella tra l'imperialismo e chi è aggredito dall'imperialismo. Tra chi pretende di dominare il mondo e chi subisce questa dominazione.

In questo caso infatti il "terzismo", il "né né", significa mettere sullo stesso piano il carnefice e la vittima ed è di fatto un fiancheggiamento del più forte.

Bene, mentre prende posizione sulle più minute cazzate, erigendo barriere di civiltà e dispensando scomuniche morali per chi si sottrae a queste scelte, di fronte alla contraddizione principale, il Manifesto e in generale la sinistra liberale - è facile individuare qui la persistenza di quel luxemburghismo che Lenin seppe superare - prendono sempre la posizione sbagliata e cioè si schierano sempre e comunque dalla parte dell'imperialismo.

In ciò sostituiscono sistematicamente alla realtà il loro mondo immaginario fatto di amore e "tecnologia della liberazione", rimuovendo i rapporti di forza vigenti.

Esattamente come quando di fronte alle aggressioni militari e ai golpe statunitensi in Medio Oriente o altrove si schierano pilatescamente con i fantomatici "popoli" non comprendendo che dietro l'attacco al dittatore di turno è in gioco esattamente la libertà di quei popoli.

Nello specifico, stare dalla parte di Huawei significa stare dalla parte dei popoli un tempo colonizzati dall'Occidente, i quali si sono rimessi in piedi nella loro guerra di liberazione anche grazie al marxismo e proseguono oggi il processo di decolonizzazione - un processo che non è affatto concluso - per conquistare la loro autodeterminazione economica e tecnologica, dopo aver conquistato quella politica e militare.

Chi non sta con Huawei sta consapevolmente o meno dalla parte dell'imperialismo e del colonialismo.

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Comments

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tonino
Thursday, 30 May 2019 13:00
Quoting Mario Galati:
Segnalo a Sinistra in rete che lo scritto di Azzarà si ferma a "Chi non sta con Huawei sta consapevolmente o meno dalla parte dell'imperialismo".
Il periodo successivo, invece, è proprio la frase delll'articolo del Manifesto da lui criticata. Non è una sua frase. Se no, l'articolo sarebbe opera di uno schizofrenico.



Hai ragione, un maaledetto refuso... Provvedo subito. Grazie,
tg
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Mario Galati
Thursday, 30 May 2019 11:14
Segnalo a Sinistra in rete che lo scritto di Azzarà si ferma a "Chi non sta con Huawei sta consapevolmente o meno dalla parte dell'imperialismo".
Il periodo successivo, invece, è proprio la frase delll'articolo del Manifesto da lui criticata. Non è una sua frase. Se no, l'articolo sarebbe opera di uno schizofrenico.
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