Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

lameladinewton

Questione Elettrosmog e 5G. Una visione d’insieme

di Marco Bardinu

Per comprendere i pericoli dovuti al prossimo impiego della tecnologia “5G” è necessario ricondurre il tema alla più ampia “Questione Elettrosmog” valutando l’intreccio di tutti gli ambiti coinvolti, a partire da quello sanitario. Come porre efficientemente rimedio all’inquinamento elettromagnetico?

Per comprendere i pericoli dovuti al prossimo impiego della tecnologia “5G” è necessario ricondurre il tema di nostra attenzione alla più ampia “Questione Elettrosmog” valutando l’intreccio di ambiti coinvolti, a partire da quello sanitario.

L’inquinamento elettromagnetico è un fattore epigenetico subdolo, deleterio e sottovalutato, e la maggior parte delle persone e degli amministratori pubblici non ne percepisce la pericolosità. E, a differenza degli altri agenti nocivi, ciò costituisce il primo grande problema: come porvi efficientemente rimedio?

Ogni dispositivo a radiofrequenze (RF) funziona grazie a fenomeni fisici e le forze in campo, in fisica, si sommano. Per cui, ad esempio, non sarete esposti solo alle radiazioni del wi-fi di casa vostra, ma pure a quelle provenienti dagli appartamenti circostanti. Aneddoto che, se esteso alla commistione e al contemporaneo utilizzo di un milione di device per chilometro quadro collegati tra loro da molteplici frequenze, inesplorate ma ubiquitarie e bioattive come sarà con il 5G, dovrebbe farvi intendere la condizione a cui saremo continuamente esposti, senza protezioni né possibilità di fuga.

Le immissioni di quinta generazione, che non sono come si presume una naturale evoluzione del 4G e dei precedenti modelli, andranno ad aggiungersi alle presenti e queste sono già in grado di generare numerosi danni. Gli stessi Lloyd’s di Londra, dal 2010, non garantiscono più le conseguenze delle propagazioni in esame e le altre agenzie assicurative ne stanno seguendo l’indirizzo.

Ne conseguono le direttrici di pensiero necessarie al discernimento del combinato disposto scaturente da quella che ora dovrebbe cominciare con l’esservi più chiara come “La Questione Elettrosmog”.

Il nocumento procurato dalle radiazioni elettromagnetiche necessita di essere riconosciuto all’interno delle definizioni scientifico culturali di “inquinamento” e di “sostenibilità ambientale” e condiviso dalla stragrande maggioranza dei connazionali, perché la conoscenza dei fenomeni e l’attuazione di comportamenti virtuosi sono improcrastinabili per il benessere della Terra e dei suoi abitanti.

Le politiche tecnologiche devono basarsi sul parere della scienza libera da qualsivoglia influenza economica, dato che si ha a disposizione ampia documentazione in grado di palesare i conflitti d’interesse presenti nel comparto come negli altri. Bisogna quindi recuperare la terzietà delle Istituzioni, la cui espressione sostanziale si rintraccia nell’art. 41 della Costituzione, che, appresso agli artt. 2 e 32 della Carta sui diritti fondamentali dell’essere umano, e su quello alla salute tra di essi, ribadisce con forza la preminenza sociale quale fine ultimo dell’azione di governo e delle sue ricadute.

È dal 2011, con la Risoluzione n.1815 del 27 maggio, che l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa avverte di uno stato dell’arte inadatto alla protezione della Salute Pubblica, ma nessun Paese ha mai adeguato i limiti espositivi al “Principio di Precauzione” contenuto nell’art. 191 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. Anzi. A fronte degli 0,2 V/m suggeriti, la legislazione italiana prescrive di non superare i 6 V/m facendo una media del monte elettromagnetico nelle ventiquattro ore per i luoghi a maggiore frequentazione/permanenza. Un livello trenta punti più alto dell’appropriato che le multinazionali titolari delle frequenze 5G, che hanno sborsato 6,55 miliardi di euro per la loro aggiudicazione, vorrebbero superare non poco. Si sussurrano nuovi limiti a partire dai 41 e fino ai 61 V/m.

Però non c’è stata, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, alcuna indagine preventiva sulle nuove frequenze che ne autorizzasse, dopo responso positivo, la vendita. Lo Stato infatti ha il compito di sollecitare l’azione dell’ISS, come dell’INAIL, in base all’art. 6 comma I della Legge di Riforma Sanitaria n. 833 del 1978, con riferimento a “ … le forme di energia capaci di alterare l'equilibrio biologico ed ecologico”, ma nulla in tal senso è stato fatto. Uno scenario angosciante, perché una sperimentazione sulla popolazione imporrebbe senza eccezioni il conseguimento del necessario consenso informato, e quindi la legittimazione ad operare come da “Codice di Norimberga” (1947), e che diversamente si produrrebbe in una delle più gravi violazioni dei diritti umani.

E’ certo, lo motiva il TAR del Lazio con la sentenza n. 500/2019, che il beneplacito degli italiani non può esserci stato e non vi sia perché i Ministeri dell’Ambiente, della Sanità e dell’Istruzione, dopo il varo della “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici” del 22 febbraio 2001 n. 36, non hanno svolto campagne informative di educazione sanitario ambientale, trasgredendone l’art. 10, né emanato, il solo Ministero della Salute, il decreto sulle etichettature che avrebbe dovuto spiegare ai cittadini e ai lavoratori come ridurre l’esposizione all’elettrosmog, all’art. 12, evidentemente ritenuto pericoloso.

Si rammenta che diciotto anni fa non si parlava mica di un sistema particolarmente complesso come l’odierno 5G, bensì di apparecchi e dispositivi ad uso domestico, individuale e lavorativo; che alla guida dell’Italia nel frattempo si sono avvicendate coalizioni politiche di ogni provenienza senza che nulla sia mutato e che, con la scusa dei poteri speciali esercitabili dal Governo per gli asset strategici, il 5G è stato blindato pure in “Golden Power”.

Il 19 luglio 2019 è partita una campagna comunicativa congiunta promossa dai suddetti ministeri, ma lo sforzo non risulta sufficiente a far sviluppare una piena consapevolezza dei cittadini in materia.

Si ricordi che il D. Lgs. 81/08 indica al capo VIII gli agenti fisici, e tra essi i CEM, come lesivi per la salute dei lavoratori. Ma ormai non c’è contesto che non esponga gli impiegati a commistioni di frequenze pericolose per la loro incolumità, come acclarano sempre più sentenze da parte della magistratura. I giudici infatti, da circa un decennio, correlano l'insorgenza delle patologie cancerose con la continuativa esposizione alle fonti inquinanti nei luoghi di lavoro dei ricorrenti.

Se n’era accorto anche l’ex Ministro dell’Ambiente Galletti, che è arrivato addirittura ad affermare: “Al fine di ridurre il più possibile l’esposizione indoor ai campi magnetici ad alta frequenza (RF) dotare i locali di sistemi di trasferimento dati alternativi al wi-fi, es. la connessione via cavo o la tecnologia Powerline Comunication (PLC)”. (Decreto 11 gennaio 2017, pubblicato in G.U. serie generale 28.01.2017 allegato 2, c. sottosezione 2.3.5.4 “Inquinamento elettromagnetico indoor”, pp. 44-45).

Con quattro aspetti da rimarcare: 1) la prima parte della dicitura riconosce implicitamente la pericolosità delle RF; 2) se è necessario cautelarsi all’interno degli edifici pubblici (come nel caso di specie), perché non farlo nelle abitazioni e nelle costruzioni ad uso privato?; 3) la locuzione “dotare i locali di sistemi di trasferimento dati alternativi al wi-fi” è la più sonora bocciatura del mondo wireless; 4) se le radiazioni fanno male, perché dovrebbero essere innocue quelle a cielo aperto del 5G? Non dimentichiamoci i ventimila satelliti che le multinazionali hanno incominciato a lanciare in orbita di recente, che copriranno la superficie terrestre di segnale indipendentemente dalla nostra volontà, assieme alla miriade di congegni predisposti e in corso di installazione per il suo completamento.

A proposito di effetti biologici, il peer review della studiosa tedesca Isabel Wilke su oltre 100 studi sulla radiazione a 2,45 GHz (quella dei wifi), ha comprovato l’azione citotossica dei CEM a carico di tutto il mondo vivente a livelli inferiori a quelli sanciti dalle linee guida sulla sicurezza dalla Commissione Internazionale sulla Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP), ente privato e discusso sulle cui valutazioni si basano gli accorgimenti assunti mondialmente in tema di elettrosmog.

Le soluzioni cablate, che azzerano l'esposizione umana alle radiazioni, devono perciò sempre essere preferite alle modalità senza filo, che non sono adatte per gli ospedali e la telemedicina, per le camere da letto e gli spazi di lavoro, nelle sale comuni e nelle stanze d'ospedale, nelle aule scolastiche e universitarie e per i trasporti pubblici. Gli attuali limiti di esposizione, la scienziata lo conferma, non sono affatto atti a proteggerci dai rischi per la salute quando associati a emissioni wireless.

Un motivo per rivedere attentamente le nostre abitudini.

La IARC (aprile 2019) ha deciso di ridiscutere la classificazione del 2011 che annoverava l’inquinamento elettromagnetico nella categoria dei possibili cancerogeni (2B). Lo ha fatto perché adesso può contare sui risultati delle sperimentazioni sugli animali, condotte dal National Toxicology Program americano e dall’Istituto Ramazzini di Bologna (assimilabili al 3G), che non aveva otto anni fa.

E allora perché tutta questa fretta nell’implementazione di una tecnologia così controversa, quando c’è la possibilità che l’elettrosmog venga definito probabile cancerogeno se non certo? Perché questo argomento viene sottaciuto dai circuiti informativi mainstream anziché essere oggetto di una divulgazione scientifica completa e alla luce del sole? Qualcuno ha cominciato a pensare al come reperire le risorse economiche per sostenere i costi umani, sanitari e sociali di una simile strage? Non è che ci riproporranno la solita scusa delle alte penali da contratto per non dismettere un protocollo con diverse zone d’ombra?

Speriamo davvero di no. Intanto sarebbe opportuno che chi di dovere rassicurasse i portatori di protesi cardiache e metalliche, sì da renderli certi di non dover correre rischi di malfunzionamenti da interferenze e di fastidiosi fenomeni di accumulo.

Pin It

Comments

Search Reset
0
Paolo Selmi
Friday, 13 September 2019 23:41
Caro Marco,

se può esserti utile ho trovato il link della pagina del rapporto dei Lloyd's di Londra del novembre 2010
https://www.lloyds.com/news-and-risk-insight/risk-reports/library/technology/emf

il rapporto vero e proprio è qui
https://www.lloyds.com/~/media/lloyds/reports/emerging-risk-reports/emf-final-november-2010.pdf
Interessante come, DIECI anni fa ormai, non si sentissero più di assicurare contro l'esposizione a frequenze elettromagnetiche: "With regards to the implication to insurance, as the current scientific evidence stands, it is
unlikely that insurers will be liable for compensation for bodily injury on product liability policies. However, as asbestos has shown, new scientific developments coupled with a small number of key legal cases can change the situation very rapidly."

Tradotto, non abbiamo l'evidenza, ma per precauzione non assicuriamo: inoltre, la scienza sta facendo passi da gigante e la situazione, insieme a casi legali in grado di mutare il quadro giuridico della situazione, può cambiare velocemente. La cosa che mi ha fatto più specie, sfogliando le pagine di quel rapporto così lontano nel tempo, oggi che il WIFI è praticamente ovunque, è stato il PARAGONE CON L'AMIANTO.

"Asbestos was a ‘wonder fibre’ when it was first discovered, able to withstand high temperatures but remain soft and pliable 33 . Its resistance to heat, electrical and chemical damage, as well as sound absorption and tensile strength properties meant it was widely used in the construction industry as fire retardant coatings, pipe insulation, fireproof drywall, flooring and roofing 34 ."

Ebbene, questa fibra delle meraviglie, oggi, costerà dal 2009 al 2040 nella sola GB otto miliardi di sterline di danni (ai Lloyds questo importa...), "the impact on the insurance industry in general, and Lloyd’s in particular"... ANNI E ANNI DOPO CHE E' STATA VIETATA!

Questo per il lungo periodo di incubazione del mesotelioma. Ecco quindi la DOPPIA preoccupazione dei Lloyd's: "The comparison here with EMF is obvious – if it is proven to cause cancer, then the injuries may not become clear until many years after the exposure due to similarly long latency periods. The danger with EMF is that, like asbestos, the exposure insurers face is underestimated and could grow exponentially and be with us for many years."

Questo, Marco, in un documento superato del 2010, dove vengono presi in considerazione casi legali legati all'uso del cellulare attaccato alla testa per ore, in un'epoca dove due cellulari si parlavano col Blue tooth stando uno attaccato all'altro per minuti per trasferire file di dimensioni che oggi fanno sorridere, che descrive un quadro che OGGI è molto peggiorato, essendo almeno due generazioni più avanti e prosegue quotidianamente a peggiorare, a gran velocità, in termini da inquinamento da elettrosmog.

Grazie per tutti i riferimenti bibliografici citati. Quando sento parlare di 5G in termini di "guerra alla Cina", mi rendo conto di quanto sia necessario far passare il più possibile anche fra i compagni queste informazioni, perché l'amianto fa male anche se a infilarlo fra gli stipiti dei vagoni ferroviari è una fabbrica collettivizzata.

Inoltre, un Paese se-dicente socialista dovrebbe mostrare un minimo di coerenza col principio di tutela universalistica della salute psicofisica dei suoi abitanti. Mi hai fatto venire in mente un aneddoto. Quindici anni fa mi trovavo a studiare russo a S. Pietroburgo, nei 10 giorni di ferie consecutivi gentilmente concessi anche a noi trasportatori. Tutte le mattine partivo a piedi dalla vecchietta che mi aveva recuperato l'Associazione d'Amicizia Italia-Russia (era una vacanza MOLTO al risparmio) e mi recavo alla Nabereznaja reki fontanki, una "fondamenta", nel senso veneziano del termine, dove stava la Dom druzby narodov, la casa dell'amicizia fra i popoli, dove una professoressa in pensione mi aspettava per quattro ore di lezione. Ebbene, nel passeggiare la mattina fra quei palazzi d'epoca, che mi facevano venire in mente altre camminate fatte ogni giorno lungo le calli veneziane per andare a lezione, mi colpiva sempre una scritta su un portone: "Музей гигиены". All'epoca Muzej lo sapevo, mi sparavo ogni giorno un museo, dopo lezione, da quello della Cosmonautica a quello della Rivoluzione. Ma quel Ghigieny.. ghighieny.. dopo qualche giorno, senza che ci pensassi più di tanto, mi si attiva nel cervello la sinapsi: sarà mica "igiene"? Un Museo dell'Igiene???

Mi informo, e si, era il Museo dell'Igiene, fondato in piena guerra civile nel 1919 (qui il sito e qualche galleria fotografica, accessibile a tutti http://gcmp.ru/museum/exposition/): debellare le malattie, contribuire all'igiene dei cittadini, garantire A TUTTI standard medici sempre più evoluti era un traguardo che un modo socialistico di produzione non poteva non porsi e raggiungere, per poi renderlo un baluardo, un elemento distintivo della propria diversità rispetto al modo capitalistico di produzione. Addirittura, nel testo che sto traducendo, Syroezin arriva al punto di dire che il progresso scientifico-tecnologico, o è iscritto ORGANICAMENTE e SOPRATTUTTO COERENTEMENTE al tessuto sociale entro cui lo si innesta (egli dice alla legge economica fondamentale del socialismo che lo regola), o progresso non è, anzi, causa sarà di distorsioni sempre maggiori.

Oggi il 5g è osannato da tutti, in quanto mercato immenso e fondamentalmente lucroso: basti pensare al ritorno economico di un vincitore di appalto per le infrastrutture tese a creare, in qualsiasi metropoli, una "smart city" completa di automazioni a tale tecnologia collegate. Quanto renderebbe, analogamente, a chi si aggiudichi un fantascientifico appalto non meno criminale, ricoprire tutti i tetti di una metropoli di amianto? L'etica, di fronte a tale fiume di denaro, possiamo lasciarla da parte, così come la coerenza politica e ideologica. Non solo ideologia nel senso in cui un comunista potrebbe intenderla, ma anche solo di "falso ideologico": fatico a definire diversamente l'operato finora di un ministero della Salute, così come da te denunciato, colpevole di dire mezze verità, di prendere sottobanco precauzioni che rendono implicita l'altra metà, e di fregarsene altamente da vent'anni di mettere in pratica norme attuative a tutela della salute dei suoi cittadini.

Quindi... gita per tutti al museo dell'igiene di S. Pietroburgo, è anche in Via Italia (Ital'janskaja ulica)! Può essere uno shock positivo.... scherzi a parte, c'è davvero da stare poco allegri. per niente allegri. Potremo pensare di cambiare qualcosa, questa è la mia umile opinione, solo se a denunciare queste cose saranno sempre meno cassandre profetesse di sventura e sempre più cittadini informati, capaci in massa di incidere sul mercato esistente con scelte apparentemente scomode (anzi, con la mentalità di adesso, decisamente scomode... perché rinunciare a scaricarmi un film direttamente sulla smart tv, mentre si sta connessi contemporaneamente in sei o sette apparecchi col wifi di casa, uscire e fare videochiamate in full HD mentre regolo la domotica di casa e sullo sfondo continuo a riprodurre materiale multimediale che appare ogni secondo sui social a cui sono iscritto?) e, comunque, decisamente controcorrente e indice di un cambiamento di mentalità rispetto all'attuale bulimia mediatica.

Un abbraccio e grazie di questo interessante contributo.
Paolo
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit