Ucraina: tra guerra e prime ipotesi di negoziato
di Piccole Note
Primi spiragli nella guerra ucraina, mentre sono ancora in corso i combattimenti. Il presidente ucraino Volodimir Zelensky si è detto pronto a trattare con i russi sulla neutralità del Paese e Putin si è detto disposto a inviare una delegazione di alto profilo a Minsk per negoziare con la controparte.
La guerra potrebbe finire presto, quindi, anche perché, nel frattempo, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che le truppe russe non entreranno a Kiev (decisione, ovviamente, revocabile).
L’Ucraina e la Russia
In fondo, tutta la vicenda ucraina ruota attorno al nodo della neutralità, i russi non hanno interesse a prendere il Paese, come ha spiegato l’academico russo Sergey Karaganov, che ha declinato la nuova dottrina di Putin: “È giunto il momento di smetterla di ripetere l’affermazione falsa e così sorprendentemente polacca di Zbigniew Brzezinski secondo cui la Russia non può essere una grande potenza senza l’Ucraina.
Il contrario è molto più vicino alla verità: la Russia non può essere una grande potenza se è gravata da un’Ucraina sempre più ingombrante, un’entità politica creata da Lenin che in seguito si espanse verso ovest sotto Stalin”.
“Il percorso più promettente per la Russia è lo sviluppo e il rafforzamento dei legami con la Cina. Una partnership con Pechino moltiplicherà di molto il potenziale di entrambi i Paesi”.
La possibilità di pervenire a tale neutralità era, peraltro, implicita nelle tensioni che hanno preceduto la guerra. Biden ha più volte avvertito Zelensky che l’America non avrebbe difeso l’Ucraina, con la Nato che ovviamente avrebbe seguito la nazione leader.
Una decisione riaffermata più volte e in maniera più che esplicita, avendo ribadito con fermezza che Washington non avrebbe tollerato un’aggressione contro un Paese aderente alla Nato, dalla quale l’Ucraina ad oggi è esclusa.
L’errore di Zelensky
La determinazione di Biden puntava a sciogliere il nodo prima che la situazione precipitasse. Non potendo garantire ai russi la non adesione dell’Ucraina alla Nato, troppo forti le pressioni dei falchi, aveva cercato di convincere il governo ucraino a fare tale passo, lasciandolo solo contro il potente vicino.
È quel che aveva provato a suggerire anche l’ambasciatore ucraino in Gran Bretagna Vadym Prystaiko, quando ha affermato che l’Ucraina avrebbe potuto dichiarare essa stessa la non adesione alla Nato, parole che era stato costretto a rimangiarsi il giorno dopo.
Si trattava, cioè, di fare per l’Ucraina quanto avvenuto per l’Austria al tempo della Guerra Fredda, quando un ragionevole accordo garantì a Vienna di non essere al centro delle tensioni internazionali, senza però inficiarne lo sviluppo e i rapporti col resto dell’Europa.
Ma Zelensky non ha creduto che l’America fosse conseguente. Contava sulle forze ucraine, che sebbene sapesse che erano inadeguate a sostenere un confronto, reputava però che potessero fungere da deterrente, essendo in grado infliggere danni significativi all’esercito nemico, tali da sconsigliare l’aggressione.
Questa era la ferma convinzione delle frange più nazionaliste e i vaticini che Zelensky aveva ricevuto dagli ambiti atlantisti più bellicisti, sempre pronti a lottare fino all’ultimo uomo, sempre che a morire siano altri.
Ma quando la guerra è iniziata, Zelensky ha scoperto che gli ucraini erano stati “lasciati soli”, come se avesse preso le parole di Biden come un bluff, nonostante alle parole il presidente Usa avesse fatto seguire i fatti, spostando, ben prima dell’intervento russo, l’ambasciata Usa da Kiev a Leopoli. Un segnale inequivocabile.
Ma Zelensky, appunto, ha creduto alle sirene e pensato che anche quello di Putin fosse l’ennesimo bluff ai confini ucraini. Non è andata così, purtroppo, e la guerra è tornata nel Paese, dopo otto anni di stallo.
La prima guerra del Donbass
Quel che Putin non può dire è che questa guerra serviva anche a coprire un suo errore precedente. Quando, otto anni fa, i filo-russi, appoggiati da Mosca, distrussero l’esercito ucraino nella guerra del Donbass, avrebbero potuto chiedere tutto, compresa la neutralità del Paese.
Ma Putin si fece convincere dalla Merkel a lasciare la situazione in stallo, in attesa che gli accordi di Minsk dessero alle repubbliche del Donbass e alla Russia quelle garanzie che non sono mai arrivate.
Nello stallo, l’Ucraina è diventata sempre più ostile, sempre più armata e soprattutto sempre più vicina alla Nato.
Questo nodo avrebbe potuto risolversi con Trump, sui cui sforzi per pacificare Mosca e Kiev abbiamo scritto nella nota precedente, ma è rimasto irrisolto fino all’insediamento di Biden, che sull’Ucraina, come su altro, è stato fedele alla dottrina Obama.
Così Obama nel 2016 nella lunga intervista all’Atlantic (titolo: “La dottrina Obama“): “Obama dichiara che l’Ucraina non è un punto di interesse centrale degli americani ed è riluttante a intervenire nel Paese, perché la Russia potrà sempre conservare un dominio e non vuole escalation. ‘Il fatto è che l’Ucraina, che è un paese non NATO, sarà vulnerabile alla dominazione militare della Russia, qualunque cosa facciamo’.
Ma tante le variabili in campo: da vedere se Biden riuscirà a tenere il punto; se l’esercito ucraino riuscirà a riorganizzarsi; se avrà luogo una difesa strenua (che comporterà più vittime e una mobilitazione internazionale più stringente); se, invece, parte dell’esercito ucraino si solleverà contro Zelensky, come ha chiesto Putin (arduo), e tanto altro.
Resta che la Russia, a quanto pare, è disposta a pagare qualsiasi prezzo, come avvenne per Napoleone e Hitler, pur di non avere un Ucraina nucleare alle sue porte, come l’America non poteva accettare l’atomica sovietica a Cuba.
Scenario, quest’ultimo, non solo antico: mentre ancora le armi tacevano, ma le tensioni erano alte in Ucraina, la Russia aveva fatto balenare l’ipotesi di spostare le sue atomiche a Cuba o in Venezuela. Ipotesi alla quale l’America aveva risposto che avrebbe reagito con “decisione“, cioè avrebbe incenerito quei Paesi. Certe leggi della geopolitica sono alquanto nette.
Situazione in divenire. Vedremo.














































Comments
Zelenskij sul sito dell'ansa è dipinto come Salvador Allende. Non è Salvador Allende. E' un codardo che sa che o scappa negli usa, ma fa la fine di Yanukovic a Mosca, o se la gioca a Kiev fino alla fine. Perché nel resto dell'Ucraina non ancora interessata dagli scontri non può stare, visto che sarebbero i "suoi" ad ammazzarlo. Ci sono ancora tre strade libere e la città non è bloccata. Lo sa benissimo e sta giocando le sue ultime carte. Tenere ancora qualche giorno per guadagnarsi la faccia per rappresentare il suo paese ai negoziati. Questa l'illusione dei suoi burattinai, che non hanno altri da presentare, e che hanno sbagliato finora tutto.
Prima di tutto, la stampa occidentale dovrebbe smettere di rimbalzare notizie false senza averle verificate come quella dell'isola dei serpenti (smenyj ostrov). Io l'avevo letta prima in russo, dove su quell'isola OTTANTADUE, non tredici, guardie di frontiera (pogranichniki) si sarebbero consegnate alla marina senza sparare un colpo. Poi guardo per due giorni i rulli e, sull'isola dei serpenti (il nome esotico tira sempre...), 13 guardie, novelle martiri di Cefalonia, avrebbero deciso di morire eroicamente. Mi ero lasciato il dubbio che fossero due isolotti diversi... poi dopo giorni che ovunque giro la sento menare, stamattina guardo sul canale telegram Zvezda le facce dei "martiri dell'isola dei serpenti". e realizzo che è la STESSA isola. Vsjo normal'no, spasibo (tutto a posto grazie) dicono mentre li stanno portando ormai a terra in pullman.
t.me/zvezdanews/70074
Lo stesso qui
https://ria.ru/20220226/pogranichniki-1775225236.html
Sono a Sebastopoli Crimea e stanno bene. Qui il reportage completo del fake che qui stanno rimbalzando tutti. Erano 82, si sono consegnati senza sparare un colpo, stanno tutti bene: https://theins.ru/antifake/248879
Ma dopo due anni di covid non mi aspetto più nulla di onesto da questa classe dirigente e dalla carta stampata (e virtuale) che controlla.
Dopo due giorni di guerra, invece è abbastanza chiara la strategia russa. Che è poi quella siriana, per chi avesse seguito le vicende dal 2015 al 2018. Quindi un caro consiglio a chi ha finito i popcorn e a chi guarda col cronometro il "fattore tempo". Andate pure a riprendere i popcorn, se vi va di rovinarvi la vita così e buttate pur via i cronometri. Non siamo ad Aleppo, o a Deir Ez Zor. A proposito, qualcuno si ricorda ancora di Issam Zahreddin? https://www.youtube.com/watch?v=KewY8HETxhY)
Qui la situazione è MOLTO meno complessa. Non ci sono deserti, molto meno difficile l'ipotesi di essere attaccati nelle retrovie e dover rifare tutto da capo, non ci sono PIU' sacche da rifornire e la linea di fronte è molto più compatta. Non ci sono più sacche da rifornire perché la vicenda dell'aeroporto di Gostomel è stata, di fatto, questo, finché il grosso delle truppe di terra ha raggiunto l'aeroporto. Ma tant'è. non è stato fatto a Odessa o a Mariupol. o in altre città dell'interno.
Significa che i tempi pianificati di avanzata erano già regolati su progressioni di decine di km al giorno. Atrimenti avremmo visto i parà a Dnipropetrovsk e in altre zone. Ma non siamo in un film americano, anche se è quello che continuano a farci vedere.
A sud Melitopol è presa,
https://ria.ru/20220226/melitopol-1775217578.html
la strada per Mariupol ormai è segnata sia da Ovest (Melitopol, Bredjansk), che da Est dove continua l'avanzata lungo due direttrici dalla DNR: Pavlopol' e Pishevik prese, Mariupol dista 15 km.
Qui non interviene soltanto l'ordine impartito a tutte le forze armate russe di adottare "tutte le misure per garantire la sicurezza dei civili e non cadere nelle provocazioni da parte delle forze speciali ucraine e dei nazionalisti" ( все меры для обеспечения безопасности мирных жителей и исключения провокаций со стороны украинских спецслужб и националистов). Qui interviene anche la difficoltà oggettiva di operare sul fronte dove è ammassato il grosso delle truppe ucraine e, soprattutto, delle squadre paramilitari naziste che li coordinano e fanno da "truppe barriera" o "anti-ritirata": a chi arretra o si consegna, gli sparano.
Cosa che non succede a nord di Doneck e Lugansk. Dove le truppe regolari ucraine si consegnano a decine e l'avanzata prosegue, regolare, verso Charkov.
A Kiev, come ricordavo prima, ci sono solo tre strade da sud ovest a sud est che non sono ancora sotto il controllo russo. I russi avrebbero già potuto fare come gli ucraini nel donbass nel 2014, Grad e bombe a grappolo, o come gli americani da noi nel 1944-5 (A qualche anziano delle mie parti chiedete chi era "pippo"... se lo ricorda ancora). Ma si guardano bene dal farlo. Seguono "gramotno", ordinatamente, gli ordini impartiti.