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multipolare

Storia del socialismo in nuce

di Enrico Galavotti

Se ci pensiamo, tutto il pensiero etico e politico di Marx può essere racchiuso in poche sue frasi: “La necessità di rinunciare alle illusioni su se stessi è la necessità di rinunciare a una società che ha bisogno di illusioni”.

Praticamente spostava il problema dall’individuo alla società, cioè più che lavorare su di sé per migliorarsi, sperando che col tempo migliori l’intera società (che è poi la posizione tolstoiana), è preferibile cambiare la società. Il miglioramento dell’essere umano avverrà di conseguenza.

Pertanto se fino adesso ci si è limitati a interpretare il mondo per renderlo migliore, d’ora in poi bisogna pensare a come trasformarlo. Col che seppelliva la filosofia in nome della politica rivoluzionaria.

Ma perché il sistema andava rovesciato? Quand’era molto giovane e criticava Hegel diceva che gli uomini vivono in un mondo capovolto, in cui non è lo Stato che dipende dalla società ma il contrario. Cioè quel che dovrebbe stare sotto, in realtà sta sopra.

Poi quando se ne andò a vivere in Francia capì che se nella società non si risolve il problema della proprietà privata dei principali mezzi produttivi, non si riesce a risolvere nessun altro problema. Di qui l’idea di attribuire al proletariato industriale, totalmente privo di proprietà, il compito di ribaltare il sistema.

Grande fu la sua delusione nel vedere che le rivoluzioni proletarie del 1848-49 erano fallite tutte. Sicché quando andò a vivere a Londra divenne pessimista, e cominciò a dire che fino a quando le società non esauriscono tutto il loro potenziale produttivo, cioè fino a quando la miseria non si taglia a fette, è impossibile fare delle rivoluzioni.

Purtroppo per lui e per le sue idee nella seconda metà dell’800 nacque l’imperialismo. Cioè quella pratica industriale che, mentre sfruttava buona parte dell’umanità più arretrata dell’Europa, permetteva di alzare i salari degli operai, che così si “imborghesivano”. I partiti di sinistra facevano il resto, convincendo la classe operaia ad attendere che tutta la società si industrializzasse, eliminando la piccola proprietà contadina e artigianale, così si sarebbe formato un grande e potente proletariato, di fronte al quale la borghesia non avrebbe potuto far nulla.

Poi però arrivò Lenin che ribaltò tutto. Infatti cominciò a dire che fino a quando esiste l’imperialismo tutto l’occidente si corrompe in una maniera incredibile, e non è che si può aspettare la fine di questo imperialismo prima di fare una rivoluzione proletaria. Se gli operai non riescono a organizzarsi da soli per rovesciare il sistema, devono farlo gli intellettuali tramite un partito e un loro organo di stampa libero di pubblicare ciò che vuole.

Lenin pensò di sfruttare l’occasione della guerra mondiale, catastrofica per le sorti della Russia, per invitare la popolazione a insorgere. I partiti socialisti dell’Europa occidentale lo consideravano un pazzo, in quanto la Russia era un Paese arretrato sul piano industriale, per cui non avrebbe potuto avere un proletariato in grado di gestire la società. Prima avrebbe dovuto esserci una gestione democratico-borghese dell’economia.

Ma lui dimostrò il contrario e tutti gli Stati occidentali cominciarono a odiare la Russia in modo feroce. Non però i Paesi che subivano l’imperialismo. Quelli cominciarono a vedere la Russia come un modello da imitare.

Certamente da quel glorioso ottobre 1917 è passato più di un secolo e molti errori, anche piuttosto gravi, il socialismo realizzato ha compiuto. Però la speranza di poter cambiare le cose è rimasta. E il destino ha voluto che oggi sia di nuovo la Russia a dire al mondo intero, soprattutto all’Africa e all’America latina, che ci si può liberare del globalismo occidentale.

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Comments

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Franco Trondoli
Wednesday, 12 April 2023 19:47
Gentile Galavotti,
Fatto salvo che spero che tu abbia ragione, dico sinceramente che ho parecchi dubbi su quanto scrivi. Devo confessare che ho la sensazione, che sia gli Usa e sudditi per un verso, e "Marxisti e/o Marxiani " per l'altro, rischiano, nichilisticamente, di fare il " gioco" di altri attori geopolitici che non credo siano migliori di quelli che la "Storia Occidentale " ha prodotto. Il Capitalismo è uno ,e uno soltanto in tutto il globo, che vinca una fazione o l'altra non credo che cambi il destino della popolazione mondiale. O si cambia tutto o niente. Sarà scolastico o banale, ma la vedo così. Per finire, dico solo che , in generale, la "dismissione" della Filosofia come atto speculativo ,( creazione di concetti su nuovi problemi), è già stata effettuata da lungo tempo dagli stessi grandi Filosofi del pensiero maggiore e/o maggioritario, abbandonando come conseguenza il pensiero sull'infinito per il finito. Credo che sia stata questa decisione , forse neanche capita,la più grande sconfitta per il pensiero e la vita Occidentale. Non ho idea di cosa apparirà in Asia e fuori dall'Occidente. Di sicuro spero che quelle popolazioni producano delle relazioni sociali migliori di quelle "Occidentali". Una "Civiltà ", che fatico a chiamare tale, in netto ed evidente declino storico.
Cordiali Saluti
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