La fine dell’ipocrisia imperiale
di Elena Basile
«Il rischio che la rinuncia a un ruolo globale mini le basi stesse della superpotenza americana, dollaro incluso, è evidente». Così si esprime Paolo Gentiloni nell’articolo apparso su la Repubblica del 29 dicembre. La percezione è finalmente chiara. Secondo la narrativa dei Democratici statunitensi e dei partiti che in Europa ne seguono l’ideologia, di cui Gentiloni è uno dei rappresentanti, la politica estera statunitense deve essere una politica imperiale, in grado di utilizzare lo strumento militare per affermare il cosiddetto “ordine basato sulle regole” e difendere la supremazia del dollaro.
L’ordine basato sulle regole, o quella che possiamo chiamare Pax Americana, implica, come afferma Jeffrey Sachs, che la stessa azione sia giudicata diversamente se compiuta dall’Occidente o dal resto del mondo. La NATO può espandersi ai confini della Russia, ma se questa o la Cina avessero l’ardire di installare basi militari in Messico si griderebbe alla minaccia delle autocrazie. Se Israele attacca il Libano o l’Iran, si tratta di guerre preventive contro Stati canaglia e terrorismo islamico. Se Mosca risponde ai bombardamenti sulle popolazioni russofone da parte di Kiev invadendo l’Ucraina, Putin diventa un criminale di guerra.
Abbiamo uno strabismo ideologico legittimato non solo dai politici. Purtroppo l’accademia e il giornalismo di regime non hanno remore ad abbandonare l’analisi oggettiva e indipendente.
Al netto della propaganda sulla difesa della democrazia contro le autocrazie, come Gentiloni chiarisce, l’impero statunitense deve militarizzare il dollaro per mantenere la supremazia unipolare occidentale, malgrado il fatto che, in termini economici, demografici, di materie prime e ormai anche tecnologici, il resto del mondo, organizzato nei BRICS e protetto dal rivale strategico di Washington, la Cina, sia divenuto maggioritario.
Infine una boccata di ossigeno: un pensiero chiaro, senza mistificazioni. Il pericolo è rappresentato dall’anomalia Trump, dall’ideologia isolazionista, dall’“America First”. Qui il gioco propagandistico si fa facile. Trump viene descritto come il distruttore del diritto e del multilateralismo, colui che incarna le tendenze della destra populista e radicale, anche europea.
Se dal manicheismo torniamo nell’ambito razionale, possiamo renderci conto che il multilateralismo basato su ONU e OCSE è stato distrutto, dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, dalle guerre di esportazione della democrazia e dalla NATO, braccio armato delle politiche neoconservatrici statunitensi che, da Bush junior a Biden, hanno imperversato in Medio Oriente e Nord Africa. L’Ucraina ne è l’ultima manifestazione, con caratteristiche aggravate dal teatro di guerra – l’Europa – e dall’individuazione del nemico in una potenza nucleare, la Russia.
Con Trump è vero: le parvenze e la propaganda ideologica vengono abbandonate. L’imperialismo mostra il suo volto più sincero. Groenlandia, Cuba, Venezuela, Iran, Gaza diventano terre di conquista. Il terrorismo contro le leadership nemiche – si tratti di Hamas, Hezbollah, degli scienziati iraniani o del generale Soleimani – è permesso. Le esecuzioni extragiudiziarie contro i pescatori venezuelani fanno concorrenza a quelle di Obama. A Gaza si pone fine a un genocidio di cui Biden è responsabile quanto Trump, attraverso una pace coloniale che di fatto lascia mano libera a Israele in Cisgiordania.
Gentiloni, tuttavia, non rimarca la continuità dell’impero. Boicottare Trump diventa essenziale non perché con lui trionfi, senza più ipocrisie, la forza sul diritto in politica estera e interna, ma perché egli non è affidabile. Trump non è ben visto dai grandi fondi, dalle burocrazie del Pentagono e dell’intelligence, dal complesso militare-industriale che nei Democratici e nelle guerre di esportazione della democrazia – quindi nel dominio imperiale di Washington e nella difesa del dollaro – trovano la loro migliore espressione.
La continuazione della guerra in Ucraina e l’instabilità perseguibile tramite attacchi terroristici ucraini alla Russia diventano essenziali alla defenestrazione di un parvenu del potere. Si conta sulle elezioni di midterm come primo importante appuntamento che potrebbe, ad avviso di Gentiloni, dare inizio al declino di Trump.
Mi sembra che i desideri dell’establishment democratico non facciano i conti con la realtà. Il multipolarismo e il declino dell’impero sono una realtà. La supremazia militare statunitense può essere un rimedio cosmetico, ma non può cambiare le carte in tavola. Solo il compromesso politico nella riforma della governance politica ed economica mondiale può salvare il salvabile. La mediazione con il nostro principale creditore, la Cina, è essenziale per evitare il rischio di una terza guerra mondiale. La maggioranza Ursula attua la politica dello struzzo e si ostina a credere alla propria propaganda.









































Comments
La Basile continui a vivere nel suo mondo di sogni.
Le accelerazioni trumpiane hanno vari moventi. Realizzare il programma MAGA e quindi, anche, trasmettere un'impressione di forza dirompente, nonché un senso di rottura coll'albionica ipocrisia che compenetra l'ordine globalista. Gestire ogni trattativa da una posizione di forza garantita dalla minaccia militare. Distogliere l'attenzione dei media dallo scandalo Epstein e dal fatto che gli Stati Uniti hanno definitivamente demandato la loro politica mediorientale a Israele.
I due fattori sono strettamente collegati se, come sembra - e come i media di regime si guardan bene dal menzionare - Epstein oltre che ebreo era un agente del Mossad, incaricato di compromettere alti esponenti della politica e dell'imprenditoria:
https://factually.co/fact-checks/justice/jeffrey-epstein-mossad-israeli-intelligence-links-eba543
https://www.democracynow.org/2025/11/12/epstein_israel
L'aspetto più promettente delle aggressioni di Trump, poco notato dai commentatori, consiste tuttavia nel fatto che il presidente si sta bruciando i ponti alle spalle. Nel momento in cui dimettesse la carica e tornasse perseguibile i suoi nemici non avranno pace finché non l'avranno rovinato e carcerato. Aumenta così a dismisura la probabilità d'una rottura violenta di Trump coll'ordine demoplutocratico, ad es. rifiutando di riconoscere un risultato elettorale sfavorevole. Il potenziale della presidenza trumpiana d'innestare una seconda guerra civile americana è il motivo per cui i veri sovranisti ne hanno sostenuto l'elezione.
Se crolla l'America, assieme al nostro benessere e alla nostra serenità, crolleranno anche ottant'anni di umanesimo, inclusività, antirazzismo, plutocrazia e degenerazione culturale in chiave hollywoodiana. La brutalità tornerà a prevalere sull'ipocrisia. Alle frontiere si tornerà a combattere e nei giardini del pensiero si tornerà a respirare.