Dopo Caracas
di Enrico Tomaselli
Penso sia necessario, ancora una volta, ribadire che è sempre meglio aspettare di conoscere e capire bene gli avvenimenti - soprattutto quando sono di grande impatto anche emotivo - prima di lanciarsi in affermazioni perentorie, che oltretutto rischiano di essere smentite in poco tempo. E quanto avvenuto in Venezuela rientra a pieno titolo in questa casistica. Ci sono cose che abbiamo ancora difficoltà a comprendere appieno, e che quindi devono indurci alla prudenza. Altre cose, invece, possono essere sin d'ora assunte a base di prime analisi e riflessioni.
Una di queste è come gli avvenimenti venezuelani andranno a impattare - collocandosi in un contesto più ampio e articolato - sul resto del mondo.
Un primo risultato, quasi ovvio direi, è che questi eventi produrranno insicurezza, e l'insicurezza induce a rafforzare le difese per fronteggiarla. Possiamo quindi aspettarci che molti paesi, anche non necessariamente nel mirino, comincino a pensare di dotarsi di armi nucleari - l'unica vera garanzia, come dimostra la Corea del Nord. E questo è ovviamente un meccanismo esponenziale, perché se il mio vicino sta per procurarsi un'arma nucleare, anch'io sarò tentato di procurarmela. E quindi, alla fine, la spirale di insicurezza si autoalimenterà, crescendo in maniera preoccupante.
Un altro risultato, non particolarmente felice per gli Stati Uniti, è che il disprezzo e la sfiducia per questo paese e i suoi leader crescerà in maniera esponenziale - prima di tutto in America Latina, ma non solo.
Non esattamente il top, per un paese che si vuole riaffermare come leader, e che già sta scontando l'appoggio incondizionato a Israele - che quanto a disprezzo e diffidenza ha battuto ogni record.
Ma a parte ciò, l'azione statunitense si configura non semplicemente come un atto di forza volto a riaffermare brutalmente il dominio statunitense sul sub-continente americano, né come una sfacciata rapina delle risorse di altri paesi. Molto più importante, è l'attacco strategico diretto a Russia e Cina. Perché è di questo che si tratta.
Non c'è nessuna Yalta 2.0, nemmeno all'orizzonte, e mentre gli Stati Uniti cercano di ristabilire il dominio incontrastato sull'emisfero occidentale, mantengono una postura aggressiva negli altri emisferi, nei quali magari stanno avviando un parziale ripiegamento ma dai quali non intendono affatto recedere.
L'eventuale caduta della Repubblica Bolivariana del Venezuela - a parte tutta un'altra serie di considerazioni - è una mossa sulla scacchiera che intende sottrarre spazio strategico a Mosca, e stringere il cappio energetico al collo della Cina. Per quanto riguarda la Russia, significa sottrarle la possibilità di rispondere - a un eventuale schieramento di missili statunitensi in Europa - con un equivalente schieramento a ridosso degli USA. E per quanto riguarda la Cina, assumere il controllo dei flussi petroliferi venezuelani significa avere una leva potentissima in mano alla Casa Bianca.
A questo punto, quindi, e ben al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle posizioni diplomatiche, è estremamente importante capire come si porranno Russia e Cina rispetto a questa mossa statunitense; già nell'immediato, questo potrebbe cambiare radicalmente la fermezza e la stessa possibilità di resistere del Venezuela. Ma ovviamente la questione è ben più ampia. Negli ultimi tempi, abbiamo visto che Pechino ha inasprito i toni nei confronti degli Stati Uniti, facendo chiaramente intendere di non avere problemi a fronteggiarne l'aggressività, mentre Mosca - forse ancora troppo fiduciosa nei possibili esiti del negoziato - sembra preferire un profilo più basso.
Di sicuro, però, in entrambe le capitali si starà discutendo seriamente della mossa USA, e di come questa possa o debba mutare l'atteggiamento russo-cinese. Nelle prossime settimane o mesi, avremo modo di verificare - o meno - gli effetti concreti di questo dibattito interno (e che, probabilmente, prevederà anche consultazioni bilaterali).
Insomma, anche se adesso Trump e i suoi scagnozzi si mostrano gasatissimi per il successo ottenuto, alla fine potrebbe anche rivelarsi che quello scagliato contro Caracas era un boomerang bello grosso.









































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