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mondocane

Siria-Palestina: Curdi in soccorso a Jack lo Squartatore

di Fulvio Grimaldi

gas 2Sincronismi e sintonie

L’angolazione a cui dovrebbe interessare particolarmente guardare non è solo la natura delle azioni condotte dalle potenze uccidentali, dai loro protagonisti e dai gruppi di potere che li sostengono. Non è neanche in prima istanza il giudizio da dare sulla classe politica italiana, sulle forze economiche che ne determinano il comportamento e sui media che ne sostengono la linea. E’ la sostanziale omologazione che unisce e confonde tutti questi soggetti. Basta un minimo di maieutica per estrarre dal sincronismo con cui operano, da Renzi o Orlando a Di Maio attraverso Bersani, Fratoianni, sociali avvizziti in basso a sinistra, da Repubblica e l’Espresso a il manifesto o il Fatto Quotidiano, da Mattarella a Bergoglio, da Confindustria ai sindacati, la constatazione di una sintonia strategica. Quella della visione del mondo atlantico-israeliana: i buoni in questa metà dell’emisfero Nord, tutti i cattivi concentrati nell’altra metà e, disseminata in tutto l’emisfero Sud, una mescolanza di brutti, sporchi, cattivi da abbattere, e poveracci disperati da soccorrere a proprio merito e profitto.

Chi tra i nostri gazzettieri fa caso a quanti venerdì di morte all’orlo del Lager Gaza sono trascorsi dal primo, con i relativi eccidi di innocenti inermi, a dispetto delle cifre agghiaccianti (andiamo verso la cinquantina di morti e ai 5000 feriti? Vedi qui e qui).

 

Gaza o Homs come Derry? Altri tempi

Il 30 gennaio del 1972 ero a Derry e vidi 14 giovani e vecchi falciati dai parà della Regina senza che ci fosse stata, tra 20mila famiglie manifestanti per elementari diritti civili, sociali, nazionali, un’ombra delle provocazioni poi attribuite da Londra e media a fantasmatici “terroristi dell’IRA”.

L’unico fastidio che ai vecchi lupi mannari colonialisti poterono dare quei “terroristi” fu quando il loro capo a Derry, il 19enne Martin McGuinness, mio amico per una vita, mi trafugò verso Dublino e poi Roma, consentendo così al mio materiale audiovisivo della strage di mostrarla al mondo e sbugiardare assassini e mandanti.

Chi mi è compagno nella Terza Età e chi le si avvicina ricorderà come quella carneficina, di “appena” 14 persone, gelò, commosse e infuriò l’opinione pubblica nel mondo, come suscitò riprovazione e condanna in tutti gli ambienti politici e mediatici, come strappò alla “madre della democrazia moderna” il velo di una probità presuntamente acquisita dopo i secoli del più feroce colonialismo della Storia, di cui Churchill, spargitore di sangue e macerie in quattro continenti, fu degnissimo e fiero epigono. Altro che Hitler.

Con Gaza e i cecchini di Tsahal, educati da una società degenerata ad esultare per il gol della pallottola che spacca il cranio a un ragazzetto, non c’è stato niente del genere. Ed è cento volte peggio di Derry, per dimensioni e continuità di genocidio strisciante. Ma niente del genere si vede da 17 anni per una brutale occupazione degli uccidentali in Afghanistan (ora, per distrarre dalla lotta di liberazione dei Taliban, diretta contro occupanti e loro sguatteri hanno infiltrato anche qui i loro mercenari jihadisti facendone il pretesto per continuare a stare addosso all’Iran e al Pachistan e a ingigantire con l’oppio i profitti dei loro mandanti). Ci pensano i Giordana e Battiston, del manifesto, a dare la linea al resto della compagnia a forza di donne oppresse dal burka e di società civile che vuole la pace (mica la liberazione nazionale) e per la quale invasori e guerriglia sono tutti uguali. I taliban un po’ meno.

Niente di paragonabile alla risposta ai bruti di Londra del 1972 s’è neanche visto per i giochi di guerra con cui anglo-franco-americani e razzisti monetnici israeliani garantiscono la loro bonanza futura, con vie del gas e del petrolio e trampolini geostrategici per ulteriori macelli militari, nella regione mediorientale. Missili contro centri di ricerca di antidoti ai veleni di rettili, apocalisse di missili su centri militari di Aleppo e Homs per insegnare agli iraniani che vadano a fare solidarietà internazionalista da un’altra parte. Pirateria di una protervia senza precedenti, in violazione urlante del diritto internazionale, della Carta dell’ONU, di ogni convenzione ginevrina sui diritti umani e sulla conduzione di guerre e occupazioni.

 

Bufale disintegrate? Disintegriamo siriani

Viene alla luce del sole la bufala dell’avvelenamento degli Skipras a Salisbury, i due si riprendono (probabilmente era tutta una finta), ma vengono sequestrati e negati ai contatti esterni, il gas nervino risulta ignoto ai russi, ma famigliare ai britannici, è sempre più evidente che l’operazione è da attribuire ai servizi uccidentali per l’ennesima provocazione anti-russa. Tonfo colossale, ma la vicenda sparisce dai radar. Sempre di veleni farlocchi, o caricabili su altri da quelli indicati, si tratta a Douma. Ormai è un rosario di verità la successione di testimonianze di giornalisti, cittadini del luogo, ispettori dell’organizzazione ONU per le armi chimiche: la pantomima per cui si è andati a bombardare la Siria, prima che i controllori arrivassero per controllare (ovviamente), valeva quella che ha fatto passare per ribelli democratici e pacifici, i manifestanti made in Usa, Turchia, Cecenia, Marocco, della “primavera siriana” nel 2011 e seguenti.

O quella che ha voluto fare dell’agente in servizio permanente effettivo del Mossad-Cia, Al Baghdadi, il nuovo Osama, minaccia mortale dell’Occidente e, come il precedente, destinato a eliminazione finta sicura, vera di una sua comparsa, come quella di Abottabad, Pakistan, nel momento in cui, come Obama col vecchio socio Osama, Trump, o chi per lui, decidesse che sia arrivato il tempo per fregiarsi di una medaglia. Tutti questi sono crimini di guerra, contro l’umanità, megagalattiche prese per il culo della gente nel mondo intero, mostruosità di ferocia, cinismo, passi demenziali verso il baratro, ma chi se ne cale?

 

Socrate senza interlocutori

La maieutica di cui sopra è la tecnica socratica che consiste nel mettere il soggetto di fronte in condizione di scoprire la verità. Siccome il soggetto di fronte, diciamo l’interlocutore di sinistra, o comunque fuori dal coro, da qualche lustro si è dato al golf, il procedimento lo dobbiamo applicare a noi stessi: estrarre la verità dalla dissipazione delle nebbie nelle quali, da tutti i lati e da mane a sera, tutti siamo avvolti. E’ il sincronismo perfetto con il quale i media tutti, all’apparire dell’ordine di servizio, o, figuratamente, al fischio del pecoraro, si manifestano sintonici nella distrazione di massa.

Il primo meccanismo del depistaggio è il silenziatore. Pensate che qualcuno si sia attenuto al principio di causa ed effetto, al più elementare cui prodest, a qualche motivo per cui, improvvisamente, la trimurti Usa, UK, Francia, più il licantropo israeliano, si siano lanciati con i missili sulla Siria, abbiano rinfocolato, con le grottesca esibizione del saltimbanco Netaniahu sull’imminente atomica iraniana, la prospettiva di guerra generale? Che abbia preso in considerazione motivazione interne? Esterne?

 

Chi glielo fa fare

A dispetto del crollo dell’enorme montatura del Russiagate, demolito dalla scoperta, da parte del Comitato Intelligence del Congresso, di un’operazione dei servizi britannici e del FBI, messa in atto con il contributo di 50 milioni di dollari del noto George Soros e di altri 7 tycoon miliardari di New York e California, Trump a casa sua è nelle pesti. Gli danno giù tutti: FBI, Cia e le altre agenzie, la cupola finanz-militare, i media, la conventicola hillariana e neocon, potente più che mai. La May non sta meglio: ridicolizzata dalla cantonata Skipras-gas nervino, in difficoltà tra i suoi e odiata in Europa per la Brexit, è messa all’angolo da un rinato Labour con Corbyn che promette di scompaginare gli assetti istituzionali, economici, sociali e…militari. A Macron, gioiellino atlantico-sionista confezionato dalla Cia su ordine della Cupola, brucia l’intera terra francese sotto ai piedi con la rivolta di quasi ogni categoria sociale, le università, i trasporti, le fabbriche e l’incubo maggio-De Gaulle all’orizzonte.

La regola del diversivo esterno, in termini di qualche crisi possibilmente bellica, fatto passare per minaccia alla collettività, è in casi come questi quasi l’unica via d’uscita dall’impasse. Diverso è il discorso per Netaniahu che può, sì, contare sulla compattezza della sua base sociale per le imprese criminali che va compiendo senza soluzione di continuità. Ma, a casa sua, si trova braccato da una magistratura abbastanza indipendente che non esonererà né lui, nè la virago con cui ha commesso una sfilza di reati di corruzione e ladrocinio che gli fanno intravvedere il gabbio. Mentre fuori, c’è da stornare l’attenzione dalle periodiche battute di caccia ai civili palestinesi che turbano quel settore dell’opinione mondiale che sfugge alle manipolazioni propagandistiche iniettate dallo Stato più terrorista del mondo e perfino l’ONU e, strumentalmente, la solitamente complice Amnesty International (c’è un limite al proprio discredito).

 

Palestinesi sparati, sport offeso, Bartali infangato

Non contenti di infierire sui vivi, gli israeliani riescono a violentare anche i cadaveri. Nella fattispecie quello di Gino Bartali, di cui mi vanto essere stato tifoso, anche perché staffetta partigiana che, tra i tanti nascosti e salvati grazie ai messaggi da lui trafugati in bicicletta, ha salvato anche ebrei. Ne hanno fatto, a sua insaputa (e avrebbe reagito con sdegno), cittadino onorario dello Stato terrorista e infanticida, a ulteriore scherno della morale e della dignità umana, come traditi dai miserabili che da quel Mordor hanno voluto far partire il Giro d’Italia. Ai lati della strada, con i volti girati dall’altra parte, gli uomini, le donne, i ragazzi uccisi a Gaza. Bartali non è riuscito a salvarli.

 

Vittoria? Occhio a Pirro

Gli obiettivi esterni della rinnovata e più diretta aggressione di questi tentacoli della piovra mondialista non hanno bisogno di essere ricordati. E chi si illudeva di poter cantare vittoria, insieme ad Assad e al più valoroso popolo del mondo in questo momento, per via di alcune riconquiste territoriali, dovrebbe constatare che Nike ha, sì, le ali, ma, priva di testa, non si può sapere dove guarda e verso dove vola. Quello che vediamo nelle lande devastate che sorvola è un paese a pezzi che, incredibilmente, dopo 7 anni, non si rassegna e arrende, sul quale aumenta a dismisura il carico di morte e distruzione da parte di una coalizione, Usa-UK-Francia-Nato-Petromonarchie-Israele, sempre più salda e determinata a ottenere lo squartamento di questo formidabile caposaldo antireazionario e antimperialista. L’obiettivo finale resta la Russia, massima barriera al mondialismo e, come conferma l’ennesima buffonesca sceneggiata di Netaniahu, la Siria deve morire per sgomberare la strada verso Libano e Tehran.

 

Come coprire Mr. Hyde? Silenzio e curdi

Torniamo alla premessa iniziale: il sincronismo-sintonia dei media di destra e sinistra. Cosa ha prevalso su schermi e paginoni in queste temperie che travolgono la vita di vasti strati di umanità e pianeta? Di ogni. Dallo sfessante chiacchiericcio sui destini governativi della nazione, al bullismo cyber e no, alla minaccia del rinascente fascismo, dall’uragano anti-maschio “metoo”, alla nobiltà solidaristica dei trafficanti Ong nel Mediterraneo. Ma soprattutto concorde è stato l’utilizzo dello schermo curdo su carneficine a Gaza, spropositi anti-iraniani di Trump e Netaniahu, apocalissi missilistiche, genocidio in Yemen, schianto definitivo delle bufale chimiche in Inghilterra e Siria.

Paginoni curdi di Chiara Cruciati (”il manifesto”) di esaltazione di una nazione negata, per quanto modello di ogni virtù, di cui questa apologeta si affanna a rivendicare una vittoria sull’Isis semmai attribuibile a siriani e bombe Usa, e a metterne in vetrina fantasiosi multinazionalità, femminismi, ecologismi, democraticismi. Narrazioni sui giornaloni di volontari italiani, tipo brigate di Spagna, reduci dagli eroici combattimenti con i curdi. Trasmissioni come quelle sugli angeli curdi del buonista sorosiano di prima classe Diego Bianchi, detto Zoro, quello dall’insopportabile faccione eternamente in primo piano, in virtù di una perversa concezione estetico-narcisista.

Alla distrazione di massa dalle nequizie sopra elencate di chi ci governa e di chi li fa governare, si aggiunge, secondo i canoni della deontologia giornalistica italiota, l’occultamento di alcuni dettagli. Che il Kurdistan iracheno, già tranquillo, benestante e autonomo sotto Saddam, è un patriarcale feudo di narcos e contrabbandieri sotto totale controllo israeliano. Che dei curdi si vanta un valore combattente che alla prova dei fatti si è sciolto come neve al sole nella fuga da Afrin e nella battaglia per Kobane e Raqqa si è fatto fanteria mercenaria degli Usa, per poi ritrovarsi congiunta ai resti dell’Isis recuperati dagli americani e uniti alle milizie di ventura curde nella feroce pulizia etnica di terre siriane. Che i curdi hanno dichiarato ufficialmente la loro alleanza con Israele e l’Arabia Saudita. Vera e propria marmaglia al soldo dei nazionicidi che imperversano in Medioriente e nel mondo.

 

Facciamo gli “antisemiti”: sbugiardiamo Netaniahu

Resta da dire della commedia del tagliagole israeliano sull’atomica iraniana in progress. C’è qualche giornalista che, fregiandosi a ragione della qualifica, vi abbia detto che i documenti esibiti in tv dall’inquisito per ruberie Netaniahu e che vorrebbero dimostrare come Tehran stia di nascosto preparando l’atomica, risalgano in effetti a prima del 2003? E che si tratti di vecchi documenti sottratti all’AIEA?E che quei disegni di razzi in grado di trasportare ordigni nucleari furono fatti da scienziati, in termini puramente di ricerca, prima di quell’anno e prima che l’Iran firmasse, diversamente dal golem nucleare Israeliano, il trattato di non proliferazione? C’è soprattutto qualche Leonardo Coen, Furio Colombo, Chiara Cruciati, Guido Calderon, il russofobo di sinistra Yuri Colombo (vedi l’egemonia della lobby tra Fatto Quotidiano e manifesto) che vi abbia ricordato come da allora l’agenzia per il controllo del nucleare AIEA abbia ininterrottamente visitato i siti iraniani e confermato che l’uranio veniva arricchito solo al 20%, per fini energetici e medici (per l’atomica serve al 90%). E che, poi, dopo il trattato JCPOA con Usa e UE, ora morituro per volere israelo-saudita-Usa, l’Iran ha demolito la massima parte delle sue centrifughe e dei suoi siti (purtroppo, Ahmadinejad non l’avrebbe mai permesso) E, infine, che mezza dozzina di scienziati del nucleare civile iraniani sono stati assassinati dal Mossad?

Sarebbe stato giornalismo. Che non c’è. Elementare, Watson.

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