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Di elezioni italiane

di Piccole Note

elezioni comunali 2 2Le elezioni italiane hanno avuto eco internazionale. In attesa del governo che verrà,  ci esercitiamo in qualche piccola analisi, del tutto estemporanea, da dilettanti.

Vincono i Cinquestelle, che come prevedibile sono primo partito. La campagna mediatica subita, con scandali a ripetizione, non ha avuto alcun esito. Evidentemente raccoglie la protesta anti-sistema, quindi i suoi elettori non sono influenzabili dai media di sistema.

Uno smacco per tali media che evidentemente non sanno più parlare al Paese, come evidente da tempo.

Da vedere come e se il M5S supererà le tante contraddizioni che lo attraversano: un partito di protesta e di governo, magmatico su temi non secondari, con dialettiche interne normali nella vita politica che però al loro interno risultano più  dilanianti. Contraddizioni che finora sono state gestite senza affrontarle fino in fondo per evitare rotture; ma che dovranno essere sciolte se vogliono governare.

Vince Salvini, che in queste elezioni raccoglie il pieno dei voti legati al malumore verso le politiche sull’immigrazione. Sotto questo profilo la sua campagna elettorale era già fatta da tempo. Di suo ci ha messo una comunicatività diretta che evidentemente ha certa efficacia.

Una Lega nuova, nazionale, che ha un dominus incontrastato nel suo leader, molto più che Bossi ai suoi tempi. Forza anti-sistema anch’essa, anche in rapporto a Bruxelles. Il che la dice lunga sul malumore che il sistema ha suscitato nel Paese.

Vince anche Renzi: la sua mission di rottamare la sinistra è riuscita alla perfezione. Probabile che tale vittoria coincida con la fine del suo personale destino politico, ma è un problema tutto suo non certo dei suoi mandatari.

Con lui dovrebbe finire anche il Pdr, ovvero il partito di Renzi, quello costruito in vista delle elezioni sui suoi fedelissimi. Ma l’uomo ha una sua pervicacia. Vedremo

Perde ovviamente anche la sinistra: Liberi e uguali, oltre che dalla sua natura residuale, è rimasta stritolata da due liste che hanno attratto voti di sinistra non diretti al Pdr: ovvero la Bonino e Potere al popolo.

Liste premiate nonostante la vita brevissima (con un futuro, almeno per quanto riguarda la seconda, tutto da scrivere).

La Bonino non ha nascosto il sostegno di Soros, lo speculatore che a suo tempo affossò l’Italia, che le ha finanziato una ricca campagna elettorale. Tale sincerità le va ascritta a merito, ma allo stesso tempo interpella su certa spregiudicatezza.

Non riesce Berlusconi, nonostante abbia goduto degli endorsement dei suoi avversari storici, che dopo averlo distrutto hanno puntato su di lui per un governo di coalizione. Feroce la bizzarria della politica.

Probabile che questa sia l’ultima elezione cui partecipa in maniera attiva: la biologia incombe, come si è visto anche nel corso della campagna.

Dietro di lui lascia il deserto, ché tale appare una Forza Italia de-berlusconizzata. Da qui anche la forza dell’Opa lanciata da Salvini.

Vincono dunque le forze anti-sistema. Se dovessero governare (più che probabile ma non scontato) potrebbe esporre l’Italia a ritorsioni; in particolare sul piano finanziario, come ventilato ieri da Silvia Ardagna, economista di Goldman Sachs, in un’intervista sulla Stampa.

Una profezia ventilata anche in vista della Brexit e della vittoria di Trump, ma senza esito. L’Italia ha un potere di contrasto ben minore dei due Paesi anglosassoni, ma Germania e Francia possono aiutare. È nel loro interesse.

Come pare sia nell’interesse dei due Paesi un attutimento dell’austerity imposta alla Ue. Una propensione che dovrebbe aiutare il nuovo governo italiano, qualunque esso sia.

Ieri, in un’intervista al Corriere della Sera, Steve Bannon, stratega di Trump in visita in Italia, aveva profetizzato che le elezioni avrebbero visto l’affermazione delle forze cosiddette populiste. Evento che avrebbe l’esito di incalzare Bruxelles in senso anti-globalizzazione.

Non sappiamo se sia stato profeta, registriamo il dato. E aspettiamo il nuovo governo, che una legge elettorale esoterica rende di ancor più difficile composizione.

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