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sinistra

Green pass. Compagni, bisogna scegliere: collaborare o disobbedire

di Marco Craviolatti*

green pass obbligatorioL’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.
Lorenzo Milani

Disagio, malessere, nella testa e nello stomaco: incontro pubblico tra gi storici Alessandro Barbero e Angelo D’Orsi, ottimo candidato alle elezioni di Torino che ha unificato almeno parte dei comunisti locali. Alle porte del cinema, giovani militanti controllano zelanti i lasciapassare “verdi”, in coda decine di persone, volti noti, la mia “famiglia” ideologica e perfino antropologica, attendono pazienti con il QR pronto, senza un commento, una critica, nemmeno rassegnati, semmai pacificati. Il lasciapassare è la nuova normalità.

Stessa sensazione due giorni dopo a teatro, spettacolo dello stesso D’Orsi e della band Primule rosse sulla vita di Gramsci, lo stomaco si contorce e per un attimo immagino Gramsci lì in coda addomesticato con il lasciapassare in mano. E poi di nuovo al Festival delle migrazioni, dove “nessuno è clandestino”, dove si è solidali con i “sans papier”, ma qui sans papier sei clandestino e non entri. E poi la grigliata alla storica e accogliente Casa del popolo di Chieri, un messaggio: ”mi spiace ma non puoi partecipare. Mi spiace ma queste regole non sono solo individuali e come collettivo non possiamo assumerci le conseguenze di violarle”.

Basta compagni, basta veramente, non possiamo accettare passivamente (e spesso anche approvare) uno strumento di discriminazione ed esclusione privo di qualsiasi fondata ragione sanitaria, un esperimento di controllo sociale applicato con questa pervasività e gravità solo in Italia tra l’intero mondo, che potrebbe segnare un prima e un dopo sui libri di storia. Prima i diritti civili e sociali almeno sulla carta erano garantiti a tutti, potevano essere rivendicati da tutti e per tutti, dopo non più. Possono i “socialisti” accettarlo? Disturbano i paragoni impropri con le leggi razziali e l’apartheid, ma è forse più tollerabile che invece di razza e pelle si tratti oggi del proprio corpo, del libero arbitrio su quanto abbiamo di più prezioso? Non è di chiarezza lampante che se la piena cittadinanza è subordinata a condizionalità arbitrarie queste potranno essere indefinitamente modificate ed estese? Domani la terza dose, poi i 14 vaccini tradizionali, poi la tassa sul macinato, poi le emissioni di CO2, poi l’oro alla patria, poi la partecipazione al sabato fascista, poi, poi, poi.

Per favore, non nascondiamoci dietro al dito che basta fare il tampone, e non perdiamoci nelle estenuanti discussioni sul virus a cui ognuno di noi si è già sottoposto a sfinimento, con sensibilità diverse legate ad esperienze, condizioni di salute, paure (sempre da rispettare anche quando irrazionali). Al succo, le condizioni date sono chiare: terapie geniche innovative e complesse, certo promettenti per gli sviluppi della medicina, sono state assimilate nel linguaggio pubblico ai vaccini tradizionali e sull’onda di un’emergenza accentuata senza sosta dai media ne è stata disposta la somministrazione di massa, di fatto una sperimentazione dagli esiti tuttora incerti e non definitivi. Ci auguriamo tutti che i profeti di sventura abbiano torto e che i cantori delle magnifiche sorti e progressive abbiano ragione, anche quando legati alle case farmaceutiche, ma il rapporto rischi-benefici è ancora tutto da valutare, specialmente a lungo termine e in particolare per le fasce di età under 60; anzi, nei bambini e nei giovani sani, sostanzialmente indenni al virus, si moltiplicano già oggi gli indizi che ne sconsigliano l’utilizzo. Infine, tali terapie non bloccano la diffusione del virus (e la selezione di nuove varianti), pertanto non hanno effetto protettivo collettivo. Eppure, a fronte di tale quadro ampiamente incerto, la (già residuale) sinistra ha quasi unanimemente accettato la narrativa dominante e la scelta governativa di emarginare un’ampia fascia di popolazione divergente.

“Ah quindi la pensi come Salvini?”, “Ah complimenti, vai a manifestare con CasaPound”, mi sento ripetere da mesi, da amici che hanno soltanto letto Repubblica, guardato 20 secondi di video con gli immancabili “fascisti” per confermare i propri pregiudizi e ridurre la dissonanza cognitiva, non si sono presi la briga di metterci piede in quelle piazze, spurie, spontaneiste, contraddittorie, dove certo ci sono tentativi di infiltrazione di minoranze organizzate inquietanti, ma dove la stragrande maggioranza è composta da gente “normale”, inquieta, preoccupata, indignata. Che si annusa, si riconosce, si dà forza, si scambia i numeri di telefono e prova a rimanere in contatto al di là delle proprie differenze, a formare nuclei di quella “comunità nella società” di cui ha parlato Giorgio Agamben.

Il problema, compagni, non è che ci sia anche la destra, il problema è che non ci siamo noi! Il che poi non è del tutto vero: molti ci siamo, ma a titolo personale.

Abdico al pudore e lo confesso: oggi mi sento meglio, emotivamente meglio, in quelle piazze contraddittorie, tra persone di cui non conosco i volti, che nei ritrovi della “mia” gente, i ritrovi abituali della sinistra delle buone e tradizionali cause, tra persone conosciute e apprezzate per mille altre ragioni, che ora però sento distanti. Ho provato disagio nell’attimo in cui la massa gioiosa e giovane del Pride, a cui ho spesso partecipato, è sfilata accanto al piccolo e angosciato presidio no green pass: entrambi in fondo rivendicavano diritti e libera scelta per il proprio corpo, ma basta fare l’amore con chi ti pare se poi non puoi neppure andarci al cinema?

E confesso, ancora, che mi sono sorpreso a leggere La Verità e autori cattolici o anche di destra con molto più interesse del Manifesto e dei soliti siti e numi “progressisti”, tranne lodevoli eccezioni come Wu Ming.

E’ un problema solo mio - forse la crisi di mezza età - o interroga una comunità politica?

Come è stata possibile la “cattura” di gran parte della sinistra “radicale” da parte del capitale globale e delle sue armate mediatiche? La narrativa manichea utilizzata è tanto sfacciata quanto falsa: da una parte i responsabili, dall’altra gli egoisti, per il bene della società ti vaccini e fai vaccinare a tappeto perfino i bambini, se al contrario invochi la libertà di scelta sei un menefreghista, sei Corrado Guzzanti che piscia sul divano nei leggendari sketch sulla “casa delle libertà”. Il dubbio è stato bandito, screditato con etichette di stigma, tacciato di insensibilità (“e allora i morti?”), mai dibattuto, nemmeno nei nostri circoli e sezioni.

Non avevamo sufficienti anticorpi di pensiero critico? Dopo le sconfitte nella guerra di classe dall’alto al basso, dopo aver rinunciato al conflitto contro i capitalisti, ci siamo forse accomodati nel rassicurante petaloso politically correct e smesso di studiare, dibattere, pensare dialetticamente tesi e antitesi?

Crediamo ancora allo “Stato etico” che opera per il bene del popolo, che impone limitazioni delle libertà perché strettamente necessarie al bene collettivo? Anche se governato direttamente dal capitalismo globale? Che per proteggerci trasferisce su simulacri digitali - e quindi inibisce - le relazioni umane indispensabili a conoscersi, evolversi, organizzarsi, lottare, fatte di pelle, sguardi, odore, calore. Che determina un ulteriore colossale spostamento di ricchezza da lavoratori e piccole e medie imprese ai grandi capitali internazionali.

Eppure gli indizi di malafede, dolo, vero e proprio crimine, sono stati presto e vieppiù evidenti, tra tutti il clamoroso boicottaggio dall’alto delle cure domiciliari precoci: anche i muri ormai sanno che intervenendo nelle prime fasi della malattia e bloccando l’infiammazione con medicinali ordinari ed economici si abbattono drasticamente le ospedalizzazioni e le morti, eppure ancora oggi il protocollo ministeriale dispone “tachipirina e vigile attesa”, l’unico antipiretico da banco senza attività antinfiammatoria!

A giorni assisteremo a un ulteriore spaventoso salto di qualità, già sperimentato da personale sanitario e scolastico, il lasciapassare come condizione di sopravvivenza economica di tutto il mondo del lavoro.

Più ci avviciniamo al 15 ottobre, più il mio malessere aumenta, e aumenta, e aumenta. Non è una preoccupazione pratica, a differenza di molti posso resistere senza stipendio per un periodo ragionevolmente lungo. E’ che, ancor più che per la politica, non mi sento più a casa. La CGIL è sempre stata la mia casa, sono iscritto dal primo giorno di lavoro, nonostante il fegato spesso amaro e tutte le critiche feroci che dall’interno non ho mai risparmiato. E’ l’ultima grande organizzazione di massa rimasta in Italia e fra pochi giorni milioni di lavoratori dovranno cedere al ricatto di una terapia “facoltativa” o rimanere senza stipendio. E? E? Nessuno sciopero generale? Nessuna manifestazione oceanica al Circo Massimo? Nessuna forma di resistenza? Almeno di mutualismo? “Sarebbe meglio l’obbligo” (opinabile), “Ci vorrebbero i tamponi gratis” (irrilevante)… fine così, amen, discutiamo pure pacatamente con il governo di altro più importante, entriamo pure in una nuova pericolosa fase della storia contemporanea senza muovere dito. Qualcuno ha già reagito con sconcerto e rabbia, dando disdetta e cercando qualche sindacatino più combattivo, si salva la coscienza e risparmia un po’ di bile, non è poco in effetti.

Ma qui veniamo alle buone notizie: il dubbio, il dissenso, la critica sono molto più diffusi di quanto si è sinora manifestato. In quelle piazze ho incontrato anche molta della “nostra” gente. Sulle chat del sindacato molti iscritti sono allarmati e arrabbiati, spesso gli attivisti più vivaci e curiosi, a fronte dei soliti conformisti sempre allineati. Militanti dei partitini di sinistra cominciano a esprimere insoddisfazione e dissenso per la linea di fatto “governista” delle loro segreterie. Molti oppositori peraltro sono vaccinati.

C’è un potenziale elevato di resistenza, ancora sotto traccia, timido, spesso timoroso di essere bollato come egoista, o magari fascista.

Perché da potenza si trasformi in atto serve una cosa sola: esplicitare la possibilità, anzi la necessità di opporsi. Nominare e promuovere la lotta sociale, politica e sindacale contro il lasciapassare. Diffondere le parole d’ordine di quella lotta: boicottaggio, disobbedienza, obiezione di coscienza.

E’ semplice, basta rifiutare di richiedere e di mostrare il lasciapassare.

Nella vita sociale è sufficiente evitare i luoghi e le attività in cui è richiesto e moltiplicare le occasioni di convivialità, cultura, sport che ne sono libere. Non più di nascosto, dall’ingresso sul retro, o con il pass di un amico, ma alla luce del sole. Il rischio a cui ci si espone è limitato, sanzioni pecuniarie, peraltro impugnabili, niente di paragonabile alle gravi conseguenze penali di molte lotte del passato. Ma certo i gestori di attività e i promotori di iniziative pubbliche devono prendersi la responsabilità di decidere, mentre applicare diligenti la norma è più facile e apparentemente esime dal scegliere.

Nei luoghi di lavoro si gioca la partita fondamentale e gli esiti si determineranno in pochi giorni a partire dal 15 ottobre. Se milioni di persone si presenteranno al lavoro senza lasciapassare e saranno rispedite a casa molte attività private e servizi pubblici saranno gravemente compromessi, i disagi enormi, Confindustria allarmata, il governo sollecitato a mettere pezze. In quei giorni potrebbe astenersi anche il personale scolastico, che al momento ha continuato in gran parte a lavorare per senso di responsabilità verso gli allievi. Si tratterebbe di una sorta di sciopero generale a oltranza, con la possibilità supplementare per ogni singolo lavoratore di presentarsi di tanto in tanto con il lasciapassare, a macchia di leopardo, lavorare due giorni e stare nuovamente a casa, aumentando il caos per l’impossibilità di programmare le attività produttive. Sarà preziosa anche l’astensione totale o parziale da parte dei lavoratori in possesso di lasciapassare a lunga scadenza (vaccinati e guariti) che tuttavia sceglieranno di aderire alla protesta, presentandosi ai cancelli senza pass, consapevoli del pericolo di subordinare il diritto al lavoro a requisiti aleatori, che domani potrebbero minacciare anche loro.

Mancano pochi giorni. La comunità socialista, comunista, libertaria, largamente intesa, non può fare finta di niente. Le possibilità di fermare in tempo questa deriva anti-democratica sono elevate, ma non basteranno le chat Telegram di singoli volenterosi, devono esporsi le organizzazioni sociali, politiche, sindacali, o almeno loro forti componenti interne. Non scegliere significa, di fatto, concretamente, collaborare, fare proprie le scelte del governo, accettare la china presa anche per il futuro. E’ tempo di scegliere da che parte stare e agire di conseguenza, collettivamente.


* Attivista sindacale
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Comments

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pino
Monday, 29 November 2021 15:56
Ha ragione Anna, Ha ragione Anna.
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Sandra
Sunday, 28 November 2021 22:03
Leggo questo articolo purtroppo solo ora, grazie alla segnalazione di un'amica
Che dire? Sottoscrivibile fino all'ultima virgola: ho molto apprezzato l'immagine di Gramsci in coda col suo lasciapassare... la utilizzerò.
Ma a distanza di due mesi nessuno sciopero selvaggio o blocco delle attività, anche perchè lo si sarebbe dovuto almeno organizzare o dargli copertura sindacale, mentre i no pass sono un movimento (?) acefalo e molto disorganizzato.
Tra le persone che conosco e che condividono la mia scelta c'è chi si è fatta sospendere o messa in aspettativa, pensando di poter reggere fino al 31 dicembre, ma già la data si sposta in avanti: marzo? giugno??? sempre????
Chi non ha risorse economiche ha ceduto -con molto disagio e sofferenza emotiva- al ricatto.
La maggioranza, come la sottoscritta, per lo più lavoratori/lavoratrici precarie, affolla le code fuori dalle farmacie, accollandosi per intero i costi, economici, fisici e di tempo perso, di un tampone antigenico di dubbia utilità ai fini sanitari.
Negli ultimi giorni alle code si sono sommate le famiglie con pargoli non vaccinabili che però devono andare in gita, al museo, alla gara sportiva... costi a intero carico delle famiglie.
Le farmacie si fregano le mani e organizzano il tutto spesso in modo opinabile per la sicurezza sanitaria: stamattina due tamponati alla volta, faccia a faccia, pigiati con le due infermiere in un cubicolo -chiuso- di 4 metri cubi. Alle mie rimostranze le infermiere mi hanno implorato di fare reclamo, che non possono continuare a lavorare così.
Il silenzio della sinistra è assordante, e quando non c'è silenzio tocca ascoltare cose inaccettabili da chiunque si dichiari comunista o libertario (vedasi parecchi dei commenti qua sopra): mi farebbe piacere leggere un'analisi di Craviolatti sulla situazione, a distanza di due mesi dal suo scritto.
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Oliviero
Monday, 04 October 2021 13:22
[hai ragione, Craviolatti;
su facebook ho postato il tuo articolo, ma non sono stato benevolo verso il mondo che descrivi; forse ho esagerato, tu dici cose sensate... non importa, ti mostro lo stesso quel commento, perché temo di pensarla proprio così e perché chissà cosa ne pensi tu...]

quanto sono indietro i pochi di sinistra rimasti; quanto sono spaesati, con i loro kit interpretativi datati, con retorica politica e schemi di lotta che più che caricaturizzare epoche di grandi battaglie, riassumono tempi di grandi presunzioni e misere sconfitte;
questo tizio ha almeno l'onestà intellettuale di denunciare la situazione desolante del suo ambiente e di chiamarsene fuori;

ma quanto sono moralisti, questi nostalgici d'un comunismo che mai fu;
se io sono circondato da vecchi coglioni, non è che continuo a frequentarli incalzandoli o aspettando che si sveglino; il tipo qui sembra invece che non riesca a buttare via il suo vecchio presepe incompleto e sbrecciato; e copia gli argomenti di coloro che hanno aperto gli occhi sul presente; quelli che i suoi "compagni" chiamano spregiativamente "di destra", senza aver capito niente; beh, meglio lui di loro, che sanno al massimo aprirli sul glorioso passato che alla fine non ha impedito questo presente (al contrario);

costui sta forse cominciando a ricredersi sulle asfittiche categorizzazioni proprie della sua gente? sta rendendosi finalmente conto che il nemico non è più quella tabellina che ha imparato a memoria, ma è metamorfico, ed è prima di tutto in noi, nella nostra volontà di non capire e nella nostra paura di non essere più riconosciuti dalla comunità di coglioni in cui ci identifichiamo? - ma più che una comunità, direi un'anonima famiglia allargata, organizzata, senza rendersene conto, con criteri aziendali; e quando andava bene, persino multinazionali; mancava il profitto economico, ma era ben sostituito dalla moneta psichica dell'autocompiacimento ideologico e dell'orgoglio di appartenenza;

dal toccante e interessante articolo tuttavia emerge una bella denuncia di quella sinistra assente, della sua rigidità mentale e della sua spocchia intellettuale;
la sinistra è assente perché è presuntuosa e terrorizzata di perdere la propria identità, o almeno il suo gergo identitario, che difende fino al ridicolo, fino a contraddire se stessa;
parlo della sinistra autentica, non di quella borghese vendutasi al capitale; quella è laida, ma almeno ha uno squallido obiettivo, non troppi cliché, molte paure e poco altro;

vorrei concludere dicendo: "finalmente la gente di sinistra ritrova se stessa!"; e invece mi domando: "la gente di sinistra, è mai stata meglio di così? è mai stata non settaria, non ottusa, non presuntuosa, non arrogante, non gregaria e noiosa e moralista?
persino oggi, che appare moralmente ributtante nel suo non prendere posizione contro una palese deriva totalitaria dopo essersi riempita la bocca per decenni, anacronisticamente, di retorica antifascista tanto per darsi un tono e gratificarsi del coro starnazzante cui apparteneva, persino oggi continua, nell'immoralità esplicita, a sentirsi morale, talmente ha perso il senso della realtà;
il suo materialismo alla fine è lo stesso del suo nemico: Mida; il secondo trasforma tutto in oro e tutto distrugge, il fesso di sinistra, antindividualista e antindividuo, tutto in grigio cemento - e tutto perde;

ecco cosa resta oggi della "sinistra" - di quella stupida autopolarizzazione chiamata sinistra - nel nostro spirito e nella nostra cultura; ecco quali tratti essa, al di là delle sue velleità puerili e delle sottili complicità col potere, ha trasfuso nel capitalismo di quei popoli che se la sono dovuta sorbire:
- il becero integralismo senza fede delle masse,
- lo sterile scientismo elitario della borghesia,
- il trombonismo automatizzato e organico a qualunque establishment dell'intellettuale,
- la desacralizzazione della sensazione, dello spiazzamento poetico, dell'immaginazione,
- l'incapacità di dare valore alla differenza ontologica dell'altro (altro ideologicamente, culturalmente, spiritualmente) e la svalutazione a priori del suo messaggio profondo
- il suo disinteresse per l'umano, qualora non riducibile a categoria strumentale, a idealtipo politico, a slogan megafonabile, a minoranza enfatizzabile, a rituale di piazza o di festival, ad astrazione retorica;
- e il politicamente corretto, ovviamente, cioè la discesa negli inferi tassonomico-burocratici dell'indifferenza; più semplicemente: l'incapacità di distinguere il Bene dal Male e il bello dal brutto; tratto che non origina certo dal suo moralismo, ma dalla sua costituzionale incapacità di cogliere le essenze; o, in un'altra prospettiva, il suo grossolano ed esclusivo uso della dialettica, ridotta a merce unica del pensiero;

non penso che la sinistra sia degenerata; penso che ontologicamente il comunismo sia stato un vettore di decadenza che ha portato allo sfacelo civile desiderato dal capitalismo; non a caso la massoneria è "di sinistra";
i benpensanti idealisti, tra di voi, sono soltano dei nostalgici arenati nella fase iniziale del percorso marxista, che già conteneva in nuce il rovesciamento dei suoi significati e dei suoi valori; non solo non ve ne siete accorti: non sapete di cosa sto parlando;
non importa; vi dico solo questo: erano significati e valori che non stavano in piedi, non cogliendo l'assurdo dell'esistenza, l'irriducibilità del singolo e l'insufficienza dei linguaggi; erano buoni giusto a far convivere un po' di gente senza scannarsi, in qualche posto marginale del mondo per qualche breve periodo; ma in quello la Chiesa vi ha ben surclassati; perché in mezzo a quella gente ha saputo diffondere un dio improbabile che la osservasse e facesse da canale ma anche da cuscinetto, non un codice maniacale e traballante da difendere dalle proprie stesse contraddizioni; la storia del pensiero marxista è una sequela di eresie assorbite dal credo, fino a che il credo non è scoppiato, inondando tutto dei suoi brandelli morti, che hanno nutrito cani, gatti e vermi del capitale
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Oliviero
Monday, 04 October 2021 13:16
[hai ragione, Craviolatti;
su facebook ho postato il tuo articolo, ma non sono stato benevolo verso il mondo che descrivi; forse ho esagerato, tu dici cose sensate... non importa, ti mostro lo stesso quel commento, perché temo di pensarla proprio così e perché chissà cosa ne pensi tu...]

quanto sono indietro i pochi di sinistra rimasti; quanto sono spaesati, con i loro kit interpretativi datati, con retorica politica e schemi di lotta che più che caricaturizzare epoche di grandi battaglie, riassumono tempi di grandi presunzioni e misere sconfitte;
questo tizio ha almeno l'onestà intellettuale di denunciare la situazione desolante del suo ambiente e di chiamarsene fuori;

ma quanto sono moralisti, questi nostalgici d'un comunismo che mai fu;
se io sono circondato da vecchi coglioni, non è che continuo a frequentarli incalzandoli o aspettando che si sveglino; il tipo qui sembra invece che non riesca a buttare via il suo vecchio presepe incompleto e sbrecciato; e copia gli argomenti di coloro che hanno aperto gli occhi sul presente; quelli che i suoi "compagni" chiamano spregiativamente "di destra", senza aver capito niente; beh, meglio lui di loro, che sanno al massimo aprirli sul glorioso passato che alla fine non ha impedito questo presente (al contrario);

costui sta forse cominciando a ricredersi sulle asfittiche categorizzazioni proprie della sua gente? sta rendendosi finalmente conto che il nemico non è più quella tabellina che ha imparato a memoria, ma è metamorfico, ed è prima di tutto in noi, nella nostra volontà di non capire e nella nostra paura di non essere più riconosciuti dalla comunità di coglioni in cui ci identifichiamo? - ma più che una comunità, direi un'anonima famiglia allargata, organizzata, senza rendersene conto, con criteri aziendali; e quando andava bene, persino multinazionali; mancava il profitto economico, ma era ben sostituito dalla moneta psichica dell'autocompiacimento ideologico e dell'orgoglio di appartenenza;

dal toccante e interessante articolo tuttavia emerge una bella denuncia di quella sinistra assente, della sua rigidità mentale e della sua spocchia intellettuale;
la sinistra è assente perché è presuntuosa e terrorizzata di perdere la propria identità, o almeno il suo gergo identitario, che difende fino al ridicolo, fino a contraddire se stessa;
parlo della sinistra autentica, non di quella borghese vendutasi al capitale; quella è laida, ma almeno ha uno squallido obiettivo, non troppi cliché, molte paure e poco altro;

vorrei concludere dicendo: "finalmente la gente di sinistra ritrova se stessa!"; e invece mi domando: "la gente di sinistra, è mai stata meglio di così? è mai stata non settaria, non ottusa, non presuntuosa, non arrogante, non gregaria e noiosa e moralista?
persino oggi, che appare moralmente ributtante nel suo non prendere posizione contro una palese deriva totalitaria dopo essersi riempita la bocca per decenni, anacronisticamente, di retorica antifascista tanto per darsi un tono e gratificarsi del coro starnazzante cui apparteneva, persino oggi continua, nell'immoralità esplicita, a sentirsi morale, talmente ha perso il senso della realtà;
il suo materialismo alla fine è lo stesso del suo nemico: Mida; il secondo trasforma tutto in oro e tutto distrugge, il fesso di sinistra, antindividualista e antindividuo, tutto in grigio cemento - e tutto perde;

ecco cosa resta oggi della "sinistra" - di quella stupida autopolarizzazione chiamata sinistra - nel nostro spirito e nella nostra cultura; ecco quali tratti essa, al di là delle sue velleità puerili e delle sottili complicità col potere, ha trasfuso nel capitalismo di quei popoli che se la sono dovuta sorbire:
- il becero integralismo senza fede delle masse,
- lo sterile scientismo elitario della borghesia,
- il trombonismo automatizzato e organico a qualunque establishment dell'intellettuale,
- la desacralizzazione della sensazione, dello spiazzamento poetico, dell'immaginazione,
- l'incapacità di dare valore alla differenza ontologica dell'altro (altro ideologicamente, culturalmente, spiritualmente) e la svalutazione a priori del suo messaggio profondo
- il suo disinteresse per l'umano, qualora non riducibile a categoria strumentale, a idealtipo politico, a slogan megafonabile, a minoranza enfatizzabile, a rituale di piazza o di festival, ad astrazione retorica;
- e il politicamente corretto, ovviamente, cioè la discesa negli inferi tassonomico-burocratici dell'indifferenza; più semplicemente: l'incapacità di distinguere il Bene dal Male e il bello dal brutto; tratto che non origina certo dal suo moralismo, ma dalla sua costituzionale incapacità di cogliere le essenze; o, in un'altra prospettiva, il suo grossolano ed esclusivo uso della dialettica, ridotta a merce unica del pensiero;

non penso che la sinistra sia degenerata; penso che ontologicamente il comunismo sia stato un vettore di decadenza che ha portato allo sfacelo civile desiderato dal capitalismo; non a caso la massoneria è "di sinistra";
i benpensanti idealisti, tra di voi, sono soltano dei nostalgici arenati nella fase iniziale del percorso marxista, che già conteneva in nuce il rovesciamento dei suoi significati e dei suoi valori; non solo non ve ne siete accorti: non sapete di cosa sto parlando;
non importa; vi dico solo questo: erano significati e valori che non stavano in piedi, non cogliendo l'assurdo dell'esistenza, l'irriducibilità del singolo e l'insufficienza dei linguaggi; erano buoni giusto a far convivere un po' di gente senza scannarsi, in qualche posto marginale del mondo per qualche breve periodo; ma in quello la Chiesa vi ha ben surclassati; perché in mezzo a quella gente ha saputo diffondere un dio improbabile che la osservasse e facesse da canale ma anche da cuscinetto, non un codice maniacale e traballante da difendere dalle proprie stesse contraddizioni; la storia del pensiero marxista è una sequela di eresie assorbite dal credo, fino a che il credo non è scoppiato, inondando tutto con i suoi brandelli morti, che hanno ben nutrito cani, gatti e vermi del capitale
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Paolo
Sunday, 03 October 2021 22:12
Sembra che la politica sanitaria sul covid sia diventata una questione di fede, perciò non ci troveremo mai d'accordo. A rigore la pandemia è inesistente. Vediamo i dati: i morti nel 2020 in più rispetto al 2019 secondo l'istat sono stati 100.526 ripetto alla media degli ultimi 5 anni, cui vanno sottratti 25.635 che lo stesso istituto non ha potuto ricondurre al covid, ai 25.635 vanno aggiunti i 7600 morti di gennaio, quando i morti per covid statisticamente non esistevano, ne rimangono 67.291, questi sono i morti con covid (non per covid come li si conteggia con evidente forzatura statistica), anche in anni non troppo distanti ci furono scostamenti in alto dei morti rispetto agli anni precedenti,per esempio nel 2015 ci sono stati 49.207 morti in più rispetto al 2014, quindi non siamo statisticamente troppo lontani. Se analizzassimo tra i morti quelli con patologia gravi plurime vedremmo che la probabilità di infettarsi e morire per persone sane e in età inferiore ai 75/80 anni è molto bassa. Ora in base a questi numeri si cerca di introdurre una vaccinazione obbligatoria e addirittura si è introdotta una tassa per poter lavorare per chi non vuole piegarsi. Qui non c'entra niente la responsabilità sociale e la cura della collettività. Si tratta di evidenti forzature antidemocratiche e autoritarie contro cui una sinistra degna di questo nome avrebbe dovuto scagliarsi e che invece quando non le promuove le accetta supinamente.
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Cruz
Sunday, 03 October 2021 14:06
Grazie per la sincerità, molto apprezzata, ma l'angoscia non passa, abbiamo bisogno delle piazze piene e sciopero generale!
Gettare un occhio alle posizioni anarchiche, anche
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Anna
Saturday, 02 October 2021 19:33
A mio avviso l’articolo espone disordinatamente i suoi argomenti. Perché in realtà i due punti saldi di partenza, da cui dovrebbero conseguire qualsivoglia tesi politica, sono 2. In ordine: stabilire se il Covid-19 sia o non sia un virus potenzialmente mortale e contagioso; e, in caso di risposta affermativa, stabilire se il vaccino sia o non sia il migliore strumento, fino ad ora scoperto, per la tutela della salute sia come diritto dell'individuo sia come interesse della società. Sono questi i due punti su cui andrebbe chiarita in partenza la propria posizione, perché evidentemente se il Covid-19 fosse (eventualmente) pericoloso solo per se stessi, quindi non contagioso, non si porrebbe nemmeno il problema politico del Green Pass. Ora, come noto, la risposta della Scienza (tradotto: la risposta delle comunità scientifiche cinese, statunitense, russa, europea, indiana e di tutti gli altri paesi del Mondo, nessuno escluso) è stata affermativa ad entrambe le questioni. E da inesperta mi fido di questa risposta perché i risultati della scienza sono per definizione verificabili e vengono discussi pubblicamente da una comunità immensa di addetti ai lavori: credo sarebbe irrazionale, direi paranoico, sostenere che centinaia di migliaia di medici, scienziati e ricercatori, di tutto il mondo, abbiano mentito all’unisono. Non solo sarebbe paranoico, ma credo sarebbe anche platealmente irrispettoso nei confronti delle migliaia di vittime che l’anno scorso sono morte in corsia, non essendoci più posto nelle terapie intensive.
Solo chiarita la propria posizione su virus e vaccino (necessaria, ripeto, per eliminare confusione e ambiguità) credo si possa poi passare alla questione politica, alla questione appunto del Green Pass. E lo faccio tornando alle basi, ricordando l’ovvio. Cioè che il principio di uguaglianza non impone affatto di trattare tutti nello stesso modo. Il principio di uguaglianza impone di trattare in modo uguale coloro che sono, tra loro, uguali e di trattare diversamente coloro che sono, tra loro, diversi: assegnare una casa popolare o una borsa di studio esclusivamente ai bisognosi non è una violazione del principio di uguaglianza, perché bisognosi e non bisognosi non sono, tra loro, uguali. I vaccinati non sono uguali ai non vaccinati perché, ci dice la Scienza, hanno molte meno probabilità di ammalarsi gravemente e sono potenzialmente molto meno contagiosi dei non vaccinati: i vaccinati sono cioè molto più responsabili socialmente e verso le risorse del Servizio sanitario.
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claudio DV
Saturday, 02 October 2021 11:52
e per fortuna che Rifondazione, la CGIL, PaP, USB non hanno dubbi sul vaccino! chi di voi li ha è un ignorantone ; il vaccino è sicuro e dovrebbe essere obbligatorio come han fatto in Cina che infatti non ha più o quasi casi; la realtà che è che qua ci spesso piccolo borghesi insoddisfatti che si chiamano compagni ma il comunismo non sanno dove sta di casa e sostituiscono con una lotta al vaccino che è guidata DALLE DESTRE dai fascisti che stanno in tutte le piazze antivaccino la lotta per il socialismo e il comunismo; il vaccino obbligatorio E GRATUTO è una soluzione sociale mondiale il punto è : che non tutti i paesi hanno i soldi per pagarlo e dunque i comunisti devono battersi per l'eliminazione del brevetto altro che bloccare i vaccini; devono battersi per cambiare modo di interfacciarsi alla Natura per il cibo che è invece il meccanismo invasivo che sta dietro la pandemia, invasione dei residui spazi naturali; se non capite questo non siete comunisti siete piccolo borghesi e anche un po' ignoranti.
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claudio DV
Saturday, 02 October 2021 11:51
e per fortuna che Rifondazione, la CGIL, PaP , USB non hanno dubbi sul vaccino! chi di voi li ha è un ignorantone ; il vaccino è sicuro e dovrebbe essere obbligatorio come han fatto in Cina che infatti non ha più o quasi casi; la realtà che è che qua ci sono piccolo borghesi insoddisfatti che si chiamano compagni ma il comunismo non sanno dove sta di casa e sostituiscono con una lotta al vaccino che è guidata DALLE DESTRE dai fascisti che stanno in tutte le piazze antivaccino la lotta per il socialismo e il comunismo; il vaccino obbligatorio E GRATUTO è una soluzione sociale mondiale il punto è : che non tutti i paesi hanno i soldi per pagarlo e dunque i comunisti devono battersi per l'eliminazione del brevetto altro che bloccare i vaccini; devono battersi per cambiare modo di interfacciarsi alla Natura per il cibo che è invece il meccanismo invasivo che sta dietro la pandemia, invasione dei residui spazi naturali; se non capite questo non siete comunisti siete piccolo borghesi e anche un po' ignoranti.
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claudio DV
Saturday, 02 October 2021 11:50
e per fortuna che Rifondazione, la CGIL, PaP non hanno dubbi sul vaccino! chi di voi li ha è un ignorantone ; il vaccino è sicuro e dovrebbe essere obbligatorio come han fatto in Cina che infatti non ha più o quasi casi; la realtà che è che qua ci sono piccolo borghesi insoddisfatti che si chiamano compagni ma il comunismo non sanno dove sta di casa e sostituiscono con una lotta al vaccino che è guidata DALLE DESTRE dai fascisti che stanno in tutte le piazze antivaccino la lotta per il socialismo e il comunismo; il vaccino obbligatorio E GRATUTO è una soluzione sociale mondiale il punto è : che non tutti i paesi hanno i soldi per pagarlo e dunque i comunisti devono battersi per l'eliminazione del brevetto altro che bloccare i vaccini; devono battersi per cambiare modo di interfacciarsi alla Natura per il cibo che è invece il meccanismo invasivo che sta dietro la pandemia, invasione dei residui spazi naturali; se non capite questo non siete comunisti siete piccolo borghesi e anche un po' ignoranti.
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