Avviso

Ricordiamo agli utenti che gli articoli possono essere inviati per email, stampati e salvati in formato pdf cliccando sul simbolo dell'ingranaggio in alto a destra dell'articolo (nel menù a tendina la voce "Stampa" o "Print" consente sia di stampare che di salvare in pdf).

vocidallestero

Le cattive notizie per l’euro

Karlsruhe vs. BCE, e di nuovo l’Italia…

di Jacques Sapir

Jacques Sapir commenta gli avvenimenti recenti che indicano dei mutamenti di atteggiamento verso l’euro: l’accusa della corte di Karlsruhe verso la BCE, che avrebbe agito in modo incompatibile con la Costituzione tedesca (mossa simbolicamente importante che lancia un avvertimento pesante a Draghi), e la proposta insolitamente argomentata fatta da Berlusconi per l’introduzione di una doppia moneta in Italia (proposta inattuabile, ma che ammicca all’uscita dall’euro). Si tratta in entrambi i casi di mosse legate al clima pre-elettorale. Tuttavia, esse mostrano come la politica sia sempre più spinta a prendere posizione sul tema dell’euro e ad assumersene delle responsabilità

Nel giro di una settimana si sono sommate diverse brutte notizie per l’euro. Si tratta essenzialmente di notizie politiche. Non torneremo, in questo articolo, sui problemi economici della moneta unica, che abbiamo già descritto e analizzato in vari post [1].

Queste notizie arrivano in parte dall’Italia, il che non sorprenderà nessuno vista la situazione di quel paese, che l’euro sta strangolando. Ma il punto importante è che un’altra notizia viene dalla Germania, fatto più intrigante che merita una spiegazione.

 

L’euro e la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe

Le prime cattive notizie provengono proprio dalla Germania. La corte costituzionale tedesca di Karlsruhe, che in effetti è l’equivalente della Corte Costituzionale, ha riconosciuto che le misure della Banca centrale europea note come PSPP (programma di acquisto titoli del settore pubblico) potrebbero rappresentare una violazione della Costituzione tedesca [2].

La corte di Karlsruhe ha dichiarato, nelle proprie tesi, che “ci sono ragioni significative per ritenere che la BCE sia andata oltre il proprio mandato” [3].

Ovviamente non dobbiamo eccitarci troppo per questa decisione. Se il presidente della corte costituzionale di Karlsruhe ha sostenuto che, a suo avviso, le misure della BCE rappresentano una violazione della Costituzione tedesca, ha però anche rimandato tutta la pratica alla Corte europea di giustizia. La sentenza che sarà emessa da quest’ultima verrà poi esaminata dalla corte di Karlsruhe. Come si può capire, si tratterà di una procedura lunga, che durerà almeno fino all’inizio del 2018, se non fino alla tarda primavera. Questa procedura, inoltre, è stata avviata a seguito della denuncia presentata da Alexander Gauland, leader di Alternativa per la Germania (AfD). Questo partito politico, che è noto per le sue posizioni anti-euro, è impegnato come gli altri nella campagna elettorale per le elezioni politiche di settembre. Appare quindi evidente che abbia voluto compiere un’operazione pubblicitaria. Questa operazione, però, sembra aver toccato un punto sensibile, e la reazione della corte di Karlsruhe è stata rapida e positiva.

I dirigenti della BCE hanno reagito rapidamente, cercando di rassicurare i leader europei. Hanno affermato che le operazioni della BCE erano perfettamente legali e corrispondevano al suo mandato. Può essere. È probabile che la Corte europea di giustizia non vorrà mettere la BCE in una situazione difficile. Ma questa sentenza potrebbe comunque limitare seriamente i margini di manovra della BCE [4]. Si tratterebbe quindi di uno “stop”, o almeno di un colpo di avvertimento. E il fatto che venga dalla Germania è particolarmente significativo.

 

E ora parliamo di nuovo dell’Italia…

A tutto questo si somma il fatto che, nel frattempo, c’è stato un evento importante in Italia. Il 19 agosto 2017 sul quotidiano Libero, Silvio Berlusconi ha pubblicato una lettera aperta in cui propone di stabilire per l’Italia un sistema a due valute: l’euro, che sarebbe utilizzato solo per le transazioni internazionali, e la lira, che sarebbe utilizzata per i pagamenti all’interno del paese [la lettera di Berlusconi giunge in risposta alle domande poste da Paolo Becchi e Fabio Dragoni al Cavaliere su Libero, ndVdE]. Non è la prima volta che l’ex primo ministro italiano fa una dichiarazione del genere. Ma è la prima volta che la fa in un modo così politicamente articolato. Questo gli ha procurato aspre critiche, in particolare da Romano Prodi, che gli ha consigliato di “andare a farsi curare”, ma anche da Claudio Borghi, responsabile economico della Lega Nord (che come noto ha avanzato da tempo la proposta per certi aspetti simile, ma molto più attuabile concretamente, dei MiniBot, ndVdE).

Nonostante ciò, con tutte le sue contraddizioni, la lettera di Silvio Berlusconi è importante. Essa ricorda la necessità, per l’Italia, di ricorrere alle svalutazioni negli anni ’80 e ’90. Sottolinea il fatto che molti paesi hanno saputo superare fasi di grandi difficoltà economiche – e a questo proposito cita la Russia, la Cina e la Corea del Sud – per il fatto che disponevano della propria moneta. Berlusconi insiste su questo aspetto per accostarsi ad altri partiti come la Lega Nord, ma anche ai delusi del Movimento 5 Stelle, e a questo proposito dobbiamo ricordare che anche l’Italia si trova in un periodo pre-elettorale.

 

Silvio Berlusconi, le sue contraddizioni e la sua verità

Il progetto di Berlusconi però, contrariamente a quanto afferma, non è compatibile con le norme dell’unione monetaria (si veda l’articolo 128 del Trattato di Lisbona o del TFUE). Claudio Borghi ha ragione a ricordare questo punto. Se anche lo fosse, però, la complessità di un sistema a doppia valuta nel mondo moderno ha sempre fatto sì che esso nella realtà non abbia mai funzionato più di qualche mese o di qualche anno. Forse dobbiamo intedere che dietro la proposta di Berlusconi ci sia semplicemente l’intenzione di uscire dall’euro. Di fronte al disastro nel quale si trova il paese, disastro aggravato dal fatto di trovarsi in prima linea sul fronte dell’onda migratoria, sono sempre di più le voci che si alzano a dire che bisogna fare “qualcos’altro”.

Questo ha senso per l’Italia, ma ha senso anche per altri paesi, dalla Francia alla Grecia, passando per la Spagna, il Portogallo e il Belgio. Non ci deve sorprendere che Berlusconi avanzi questa proposta, sebbene in modo un po’ velato. Sappiamo che molti economisti italiani, in privato, la ritengono indispensabile e inevitabile. Il principale rimprovero che si può fare a Berlusconi è di non andare coerentemente fino in fondo.

Dopo che il Movimento 5 Stelle ha fatto retromarcia, Berlusconi spera di prendersi i voti del partito populista di Beppe Grillo, un partito che appare in difficoltà, privo di strategia e coerenza. Ma se riuscirà a farlo anche senza chiarire del tutto la propria posizione, questo resta da vedere.

 

Uno spettro si aggira per l’Europa…

Come possiamo notare, sia in Italia che in Germania le considerazioni elettorali sono ben presenti. Questo è ovvio. Ma è anche ovvio che, al di là di queste considerazioni, l’euro resta un problema centrale per diverse forze politiche. Esso incombe su tutti i problemi economici e sociali che i paesi si trovano ad affrontare. È quindi illusorio pensare di affrontare i problemi ignorando che essi sono in gran parte il risultato dell’esistenza stessa dell’euro [5].

Questa situazione costringe le forze politiche a schierarsi in relazione ad esso e alle sue conseguenze. Non c’è nessun trucco da prestigiatore che possa farlo sparire dall’orizzonte politico, e l’euro continuerà a restare una questione in campo finché non ce ne saremo liberati.

Questa situazione non lascia quindi che tre soluzioni per le forze politiche. La prima è unirsi al campo dei sostenitori dell’euro e assumersi la responsabilità delle conseguenze disastrose della moneta unica, che le si voglia o no. Oppure si possono criticare queste conseguenze, ma senza mettere in discussione l’euro, e alla fine affondare nella propria incoerenza, che allontanerà non pochi elettori. Questo è quanto sta accadendo al Movimento 5 Stelle ed è già accaduto alla “sinistra” in Francia, a quelli che continuavano a parlare di “un altro euro”, anche se tutti sanno che un altro euro è e resterà una chimera. Infine, le forze politiche possono assumere delle posizioni che mettano seriamente in discussione l’euro, e quindi assumersene tutte le implicazioni, e in particolare un sistema di alleanze, ma anche un insieme di misure istituzionali, che rendano effettiva l’uscita dall’euro.

Ora che in Francia si sta preparando un movimento di protesta contro le misure economiche e sociali inique del governo, è necessario capire che queste misure sono in realtà coerenti con l’esistenza dell’euro. Esse sono la traduzione dell’esistenza dell’euro nella nostra vita quotidiana. Queste misure possono essere contrastate solo opponendosi alla loro ragion d’essere, che è l’euro.


Note
[1] Si vedano il post del 29 luglio 2017 pubblicato su Russeurope [qui tradotto da Voci dall’Estero] sulle differenze nel tasso di cambio reale (calcolato dal Fondo Monetario Internazionale), il post del 30 luglio 2017 sui fondamenti teorici dell’euro, e quello dell’11 agosto sul deficit commerciale della Francia
[2] Balazs Koranyi e Francesco Canepa, Reuters, 15 agosto 2017,
[3] irishtimes.com – ECB bond-buying activities referred to Europe’s highest court – Mardi, 15 agosto 2017.
[4] Balazs Koranyi e Francesco Canepa, Reuters, op.cit.
[5] Come mostrato dall’analisi del deficit commerciale della Francia https://russeurope.hypotheses.org/6210
Pin It

Add comment

Saranno eliminati tutti i commenti contenenti insulti o accuse non motivate verso chiunque.


Security code
Refresh