Il tempo sta scadendo: no, l’incidente di Angela Merkel proprio non ci voleva
di Federico Dezzani
Le elezioni per il rinnovo del Bundestag hanno inflitto un durissimo colpo alla Grande Coalizione di governo: mai CDU-CSU e SPD avevano ottenuto un risultato così magro negli ultimi 70 anni. Pesano la politica delle “porte aperte all’immigrazione” che ha caratterizzato la legislatura, ma anche il malessere economico delle fasce più deboli, ingabbiate tra “mini-job” e redditi stagnanti: due fattori che hanno gonfiato il voto anti-sistema e sancito l’exploit di Alternativa per la Germania, soprattutto nella ex-DDR. L’inamovibile Angela Merkel resta alla Cancelleria, ma la formazione del nuovo governo sarà tutt’altro che facile: pessima notizia per la “riforma dell’eurozona” che avrebbe dovuto essere lanciata a breve dalla coppia Macron-Merkel. Il tempo, infatti, sta scadendo per tutti.
I grandi sconfitti delle elezioni tedesche: il presidente Emmanuel Macron e l’eurozona
Domenica 24 settembre si è svolto il secondo ed ultimo appuntamento elettorale del 2017 di rilevanza strategica: 61 milioni di tedeschi sono stati chiamati alle urne per il rinnovo del Bundestag e per decidere chi guiderà la Germania nella prossima (decisiva) legislatura. L’attesa attorno all’appuntamento era grande, per due motivi: primo, si trattava del primo voto nazionale dopo l’ondata migratoria record del 2015/2016, secondo, si sarebbero decise le sorti del “leader del mondo libero”1, Angela Merkel, promossa a beniamina dell’establishment liberal dopo la debacle di Hillary Clinton.
Il successo o meno della cancelliera era così importante perché dalla cancelliera dipende la tenuta del blocco UE/NATO: è Angela Merkel che ha imposto al resto dell’Europa le sanzioni alla Russia, è Angela Merkel che ha garantito sinora l’integrità dell’eurozona, è Angela Merkel che ha assecondato la politica delle porte aperte all’immigrazione, è Angela Merkel che, sopratutto, può avvallare quelle riforme indispensabili per la sopravvivenza dell’Unione Europea.
Come sono quindi andate le elezioni tedesche? L’establishment euro-atlantico è riuscito a ripetere la felice impresa delle presidenziali francesi, vinte dall’ex-Rothschild Emmanuel Macron? No, decisamente no. L’esito è stato molto deludente e, considerata la prossima evoluzione della situazione europea, quasi drammatico, benché politici, commentatori e mercati finanziari si guardino bene dall’evidenziarlo.
Cominciamo dai semplici dati: la Grande Coalizione, alla guida della Germania dal 2013, è stata sonoramente bocciata dagli elettori, regalando alle due formazioni, CDU-CSU e SPD, il peggior risultato dalla nascita della Repubblica Federale. Perdita secca di 8 punti percentuali per i cristiano-democratici (dal 41% del voto popolare al 33%) e di 5 punti percentuali per i socialdemocratici, scivolati dal 25% al 20%. Parallelo all’indebolimento dei due storici partiti tedeschi (ridotti ormai al 53% delle preferenze), è l’exploit delle forze minori: i liberali della FDP (10%), schierati su posizioni relativamente euroscettiche e pro-Russia, ed i “populisti-xenofobi-antieuro-nazisti” (dimentichiamo niente?) di Alternativa per la Germania, saliti al 12,5% ed entrati così al Bundestag con 94 deputati.
A decretare la crisi della Grande Coalizione è stata, senza dubbio la “politica delle porte aperte”, imposta alla Merkel da quegli poteri che l’hanno installato alla cancelleria: se la “via balcanica” non fosse stata provvidenzialmente chiusa nella primavera del 2016, il risultato di domenica sarebbe stato ancora peggiore. Tuttavia, non deve essere neppure sottovaluto il malessere economico che affligge ampi strati della popolazione tedesca: schiacciati tra precarie condizioni di vita e mini-job, i tedeschi della ex-DDR hanno votato in massa per l’estrema destra e l’estrema sinistra, sfiduciando così un governo che si è dimostrato più attento ai “profughi” che ai proprio cittadini.
I guai cominciano adesso. Sfibrati da una decennale emorragia di voti (Gerhard Schröder aveva ancora raccolto il 34% delle preferenze nel 2005), i socialdemocratici, a distanza di poche ore dal voto, chiudono le porte all’ennesima Grande Coalizione. Non sono escludibili clamorosi ripensamenti (dopotutto, il presidente Martin Schulz è molto sensibile alle sirene europee), ma è altamente probabile che la SPD faccia di tutto per rimanere all’opposizione: è concreto, infatti, il rischio che la socialdemocrazia tedesca faccia la fine di quella francese. L’evaporazione.
Scartata la Grande Coalizione, si aprono due strade: l’immediato ritorno alle urne, o la cosiddetta coalizione “Giamaica”, dal colore di cristiano-democratici, verdi e liberali. La prima opzione è da scongiurare ad ogni costo: introdurrebbe ulteriore incertezza in Europa e rischierebbe di aumentare il consenso dei populisti. La tendenza di fondo dell’Unione Europea è, poi, quella di chiamare sempre meno i cittadini alle urne. La seconda opzione, quella della coalizione nero-giallo-verde, è la più quotata, ma ha una seria controindicazione: contempla l’ingresso nell’esecutivo dei liberali, schierati su posizioni molto più euroscettiche della CDU, per non parlare dei verdi. La FDP ha imbastito la campagna elettorale sul “nein” al trasferimento di denaro dalla Germania al resto dell’Europa, sul “nein” a qualsiasi condivisione del debito, sul “nein” ad un ministro europeo della finanze. I liberali sono quindi pienamente ascrivibili a quella schiera di falchi-rigoristi contrari a procedere con l’integrazione dell’eurozona: bilancio comune, tesoro unico e Stati Uniti d’Europa. È una schiera che si sta drammaticamente ingrossando, anno dopo anno: ristretta all’inizio ai soli falchi della CDU-CSU (si veda l’odiatissimo Wolfgang Schäuble), conta oggi anche i liberali ed i 94 deputati di AfD.
L’intera Germania si sta progressivamente spostando a destra, complicando pericolosamente la tenuta della moneta unica e dell’Unione Europea. Una Germania nazionalista, gelosa della propria sovranità economica e finanziaria, è infatti incompatibile con gli Stati Uniti d’Europa che, al contrario, implicano la diluizione dei singoli Stati in un’entità sovranazionale. Ecco perché l’esito delle elezioni di domenica scorsa è così esplosivo, benché tutti si guardino dall’evidenziarlo: lo sfaldamento della Grande Coalizione, l’indebolimento di Angela Merkel e l’avanzata dei “nazionalisti” rende drammaticamente difficile apportare all’eurozona quelle modifiche indispensabili per resistere all’aumento dei tassi e/o alla prossima recessione. Modifiche che, in ottica tedesca, sono sinonimo di trasferimento di denaro verso l’europeriferia.
Il copione studiato dell’establishment euro-atlantico avrebbe dovuto procedere così: la parte debole, ossia la Francia (disoccupazione doppia della Germania, debito pubblico esploso al 100% del PIL ed una società in ebollizione), propone di procedere con l’integrazione europea, mentre il contraente forte, ossia la Germania, “accetta” benevolmente le proposte del partner. Si assite quindi ad un Emmanuel Macron che, appena insediatosi all’Eliseo, avanza una sua agenda per “riformare” l’eurozona: ministro delle finanze europee, un budget comune e (pillola più amara) l’emissione comune di titoli di debito. L’ex-banchiere Rothischild accantona così lo storico e (tutt’ora) radicatissimo nazionalismo francese, pur di procedere con gli Stati Uniti d’Europa. Le elezioni di domenica rendono però impossibile alla controparte tedesca, la cancelliera Angela Merkel, di seguire il copione stabilito: attuare le proposte avanzate da Parigi, sarà difficilissimo col nuovo Bungestag. Non è un caso che il francese Le Figaro abbia titolato “Le demi-succès de Merkel, l’échec de Macron”2: la mezza vittoria della Merkel, la sconfitta di Macron e, aggiungiamo noi, la debacle di quei poteri euro-atlantici che si nascondono dietro i due.
La moneta unica è agli sgoccioli: la finestra temporale che intercorreva tra l’insediamento di Macron ed i primi mesi del quarto mandato di Angela Merkel era probabilmente l’ultima occasione per strappare una qualche forma di condivisione fiscale dentro l’eurozona, così da assicurarne la sopravvivenza. La sostanziale sconfitta della cancelliera tedesca, blocca l’attuazione di questo piano nel prossimo futuro e, ogni mese che passa, aumentano le probabilità che la “riforma dell’eurozona” non veda mai la luce: si offusca rapidamente la stella di Macron, crescono le spinte centrifughe nel resto dell’Unione Europea, si logora la cancelliera tedesca.
Da tenere sotto osservazione è, in particolare, il rapidissimo disfacimento della presidenza Macron: salutato come il salvatore della Repubblica e dell’Unione Europea dopo la vittoria su Marine Le Pen, l’ex- Rothschild sta sperimentando una caduta negli indici di gradimento peggiore di quella vissuta da François Hollande3. Non solo, la sostanziale sconfitta di “En Marche” alle elezioni per il rinnovo del Senato francese4 (tenutesi il 24 settembre, in concomitanza a quelle tedesche), complica drammaticamente il progetto di Emmanuel Macron di riformare la Costituzione francese: l’enfant prodige, non disponendo dei 3/5 del Parlamento, potrebbe essere tentato di procedere appellandosi direttamente all’elettorato5, cadendo così nella stessa trappola del referendum costituzionale che ha decretato la morte politica di Matteo Renzi.
Su tutto grava il temutissimo rialzo dei tassi della Banche Centrali e la scadenza, ormai relativamente vicina, del mandato di Mario Draghi, che ha sinora iniettato liquidità nell’eurozona nonostante i forti mal di pancia tedeschi: le condizioni che hanno consentito all’eurozona di vivacchiare (2012-2017) verranno presto meno e la moneta unica, banale regime a cambi fissi, andrà incontro al giudizio finale senza che sia stata apportata nessuna di quelle riforme (Tesoro unico e Stati Uniti d’Europa) per cui era stata concepita.
No, l’azzoppamento di Angie non ci voleva proprio. Scheiße!
Note
1 http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Con-Trump-alla-Casa-Bianca-Merkel-nuova-leader-del-mondo-libero-c072093c-af4d-42a1-a3ae-1260e2c15fe5.html
2 http://www.lefigaro.fr/vox/monde/2017/09/25/31002-20170925ARTFIG00058-le-demi-succes-de-merkel-l-echec-de-macron.php
3 http://www.francesoir.fr/politique-france/popularite-cote-de-macron-recul-effondre-encore-le-president-fait-pire-hollande-sondage-baisse-score-impopulaire
4 http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/24/news/prima_sconfitta_per_emmanuel_macron_alle_senatoriali-176415695/














































Add comment