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jesopazzo

Alla fine tutti con D'Alema

Il Brancaccio, la "sinistra" e le prossime elezioni

Care e cari,

siamo sempre noi, quei grandissimi rompiscatole dell’Ex OPG “Je so’ pazzo” di Napoli. Dopo ben quattro mesi vi scriviamo per socializzare le nostre riflessioni rispetto alla costruzione dell’ormai famigerata lista unitaria di sinistra...

Forse ricorderete che a giugno scorso rispondemmo all’appello lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari per la costruzione di “Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”, ponemmo delle critiche sia di merito che di metodo ed evidenziammo il fatto che a rispondere per primi all’appello fossero stati Fratoianni e Civati, esponenti di un ceto politico di sinistra ormai totalmente delegittimato. Avevamo il timore che quell’iniziativa potesse essere il mezzo attraverso il quale i fuoriusciti del Pd potessero riciclarsi. Ci era stata pubblicamente annunciata una risposta dai promotori, e non è mai arrivata. Siamo stati invitati al Brancaccio ad intervenire, ma si preferirono altre facce e altre storie: tutto lo stato maggiore di MDP e D’Alema in prima fila (ma era un caso! Una gentile signora pare gli avesse ceduto il posto…) e sul palco Gotor. Alla faccia di tutti bei discorsi sull’orizzontalità del percorso, la partecipazione dal basso e la democrazia, l’assemblea era blindata e non c’era spazio per alcuna voce critica (per la precisione: alla nostra contestazione si rispose chiamando security e forze dell’ordine).

elezioni vignetta

Per quella contestazione in molti ci hanno sostenuto, ma in tanti ci hanno anche criticato. Non parliamo chiaramente delle critiche degli opportunisti (che non prendiamo neanche in considerazione), ma di quelle fatte da compagne e compagni in buona fede con cui spesso ci ritroviamo insieme a lottare sui territori. Ci hanno detto che avevamo frainteso, che i nostri timori erano infondati in quanto si trattava solo di un "passaggio", ma che nel giro di poco la situazione si sarebbe chiarita: MDP si sarebbe allontanata e nel percorso sarebbero rimasti solo quelli che realmente avevano a cuore le sorti delle classi popolari.

Abbiamo quindi aspettato, per capire meglio, e abbiamo dal giorno dopo seguito a distanza  tutte le iniziative, le dichiarazioni pubbliche, le interviste e i comunicati.

Fin da subito è partita la rincorsa al grande assente, ovvero Pisapia, che nonostante sia stato uno dei sostenitori del Sì al referendum costituzionale, viene comunque considerato un interlocutore se non addirittura il possibile leader del nuovo soggetto. MDP e Civati partecipano all’incontro del 1 luglio a piazza Santi Apostoli. Segue un incontro alla redazione de “Il Manifesto” dove i “big” e alcuni intellettuali si confrontano fino ad arrivare alla conclusione che Pisapia non è un tabù perché, come sentenzia Fratoianni, "la politica non è un insieme di biografie fisse”. Insomma chi ha avuto, ha avuto, ha avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato... scurdámmoce 'o passato!

Quella che va in scena questa estate è, come ha giustamente detto lo stesso Roberto Speranza, una vera e propria soap opera fatta di avvicinamenti e allontanamenti con Campo Progressista. Un estate costellata da dibattiti alle  feste di partito ed incontri di varia natura. In queste occasioni pubbliche Bersani & co. sono stati gli unici a non far mai mistero delle proprie intenzioni. La loro strategia è molto semplice: fare una lista unitaria a sinistra, correre da soli e poi il giorno dopo, sperando in un buon risultato, fare l’accordo con il Pd per un governo di centro-sinistra in cui Renzi non sia Presidente del Consiglio. Sperano così di potersi riprendere la “ditta” e regolare definitivamente i conti con l’usurpatore di Rignano. Bersani lo dichiara in maniera particolarmente esplicita il 23 settembre alla festa di Sinistra Italiana a Reggio Emilia in compagnia di Fratoianni, Montanari, Acerbo e Civati. Seguono applausi e sorrisi compiaciuti dei suoi interlocutori che poi però fanno finta di nulla eludendo la questione decisiva delle alleanze post-elezioni. Fratoianni si dilunga in discorsi super retorici ed inconcludenti, mentre Acerbo a domanda secca del giornalista “Voi ci state in questo percorso?” esclama “domanda cattiva!” (così cattiva da non avere risposta…). Montanari cita re Salomone per dire che o ci sono tutti (ovvero MDP) o non se ne fa nulla e ribadisce che l’”autista del pullman” non gli interessa, quindi ben venga anche Pisapia.

Il tutto si conclude con una bella foto di gruppo dei fondatori della nuova sinistra (si noti bene, tutti di mezza età e di sesso maschile).

Si arriva quindi agli ultimi giorni con quella che appare (ma mai dire mai!) la frattura tra i nostri eroi e Pisapia. I motivi della rottura sono molto semplici: Pisapia vuole aspettare per vedere se passa la legge elettorale e quindi fare la coalizione con il Partito Democratico ed in caso contrario fare la lista unitaria a sinistra. MDP invece a prescindere se si approva o meno il Rosatellum vuole correre da solo e, come abbiamo detto in precedenza, fare l'accordo con il Pd dopo le elezioni.

Chi prima, chi dopo… everybody wants Pd.

Le dichiarazioni con cui Speranza ha sancito la fine del rapporto con Campo Progressista hanno dato il via alla concretizzazione della lista unitaria a sinistra; sono usciti nel giro di poche ore i comunicati di Civati, Sinistra Italiana e di Falcone e Montanari. Nasce la nuova sinistra con a capo D’Alema, Bersani, Fratoianni, Civati e con una bella spruzzata di pseudo-società civile (una che stava nel Psi di Bettino Craxi e l’altro che ha partecipato entusiasta alla prima Leopolda...).

Nel resto d’Europa la sinistra raccoglie successi, è fatta da giovani, da militanti provenienti dalle lotte sociali, da uomini e donne che combattono per cambiare veramente le cose, per un mondo più equo e giusto. In Italia invece un manipolo di vecchie volpi e di giovani vecchi si autorappresenta come unico riferimento. Nessuno, fino ad ora, ha avuto il coraggio di dire che l’“allargamento a sinistra” (come evidenziano chiaramente i movimenti europei) non si fa in questo modo, che la “vocazione maggioritaria” non si dimostra riciclando i soliti vecchi noti, con inciuci di partito e riunioni blindate, ma coinvolgendo la vera maggioranza, che esiste, ma non è rappresentata e non ha voce. Una maggioranza che è fatta da quelli che quotidianamente resistono e si ribellano a condizioni di vita e di lavoro disumane, che non ne possono più di razzismo e discriminazione.

Crediamo che la sinistra nel nostro Paese sia molto di più e molto altro: c’è gente che si sporca le mani tutti i giorni, c’è il generoso lavoro dei circoli, delle associazioni. Saremmo curiosi di sapere tutti loro cosa pensano di questo teatrino: i militanti di Rifondazione, ad esempio, si sono davvero fatti dieci anni fuori dalle istituzioni, vedendo partire tutti gli opportunisti verso lidi più sicuri, per poi finire a morire nelle braccia di D’Alema?

Non possiamo crederci…

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