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controanalisi

I sudditi assuefatti

di Francesco Erspamer

Dei quattordici ragazzi e tre insegnanti ammazzati in Florida non gliene importa assolutamente niente a nessuno, nessuno ne parla e i pochi giornalisti che tornano a fare inchieste e polemiche sui fucili a ripetizione in vendita senza controlli nei supermercati suscitano solo fastidio. E questo benché quei ragazzi fossero quasi tutti bianchi. Non illudetevi dunque che l’indifferenza per le stragi in Iraq o nel Mediterraneo sia questione di razzismo; no, è questione di assuefazione, i media hanno lavorato bene, era inevitabile che si arrivasse alla saturazione, all’apatia. A quei quattordici ragazzi dovrà bastare il fiocchetto nero sulla pagina di Google, immagino fino a domani, ormai se le vittime non sono almeno un centinaio nelle breaking news ci restano un paio d’ore, a maggior ragione adesso che ci sono le Olimpiadi invernali, che già avevano fatto dimenticare alla gente il panico da terza guerra mondiale che la aveva angosciata fino a qualche settimana fa; a Coca Cola, Samsung, Visa, McDonald’s, North Face, mica piaceva che la Corea piuttosto che ai loro prodotti facesse pensare ai missili di Kim Jong-un e di Trump.

Per fortuna è tutto virtuale e le hanno accontentate subito: una questione esce dallo schermo e non esiste più, anzi non è mai esistita, provate a menzionare le apocalissi annunciate di pochi anni fa, tipo la bandiera nera dell’Isis su San Pietro o l’epidemia di Ebola, nessuno ammetterà di essersi preoccupato, ovvio, le emozioni a telecomando sono come gli incubi notturni, che terrorizzano ma non lasciano ricordi. Che poi la gente è stufa di brutte notizie, tanto non c’è niente da fare, meglio non pensarci e sperare che continui a capitare a qualcun altro, che quando succedesse a noi stai sicuro che agli altri non gliene fregherebbe nulla e allora perché dovrebbe fregarmene a me di loro. Bello l’individualismo liberista, bella la deregulation morale, la rinuncia a qualsiasi responsabilità sociale, ognun per sé e che vincano i vincenti. Che se la televisione, i social e la pornografia non bastassero più, ci si può sempre far prescrivere un po’ di psicofarmaci o meglio di oppioidi, che sono così di moda, l’anno scorso hanno ucciso di overdose ventimila americani, anche in questo caso in gran parte bianchi e della classe media, mica come il crack negli anni novanta, che ammazzava soprattutto neri e poveracci, e lo stesso non gliene importa assolutamente niente a nessuno, neanche del fatto che tanti di quei morti siano dovuti a una legge imposta dalle lobby farmaceutiche per impedire la regolamentazione della vendita di antidolorifici, che volete farci, le lobby possono tutto, quella della salute, quella del cibo spazzatura, quella delle armi, inutile opporsi, meglio credere a chi ci ripete che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che comunque è inutile cambiare, è inutile votare, tanto sono tutti uguali.

PS Qualcuno mi ha scritto di non aver capito la mia tesi; per cui la spiego. La mia tesi è che i media vendono orrore e terrore, allarmismo, indignazione; emozioni intense ma prive di rischi e che si consumano in pochi minuti o ore senza tramutarsi in esperienza, soltanto prosciugando la nostra riserva di empatia. La mia tesi è che questo è fatto deliberatamente: nessuno può caricarsi di tutto il male del mondo e nessuno può apprezzare o capire tutte le culture del mondo, come pretende il multiculturalismo da supermercato; ma esponendoci a questo consumismo di informazioni e sensazioni, oltre che di prodotti, ci allontanano da ciò che ci è proprio, la nostra cultura, la nostra comunità, il nostro ambiente; e ci impediscono di fare esperienze concrete, locali, condivise. La mia tesi è che accorgercene e rigettare la globalizzazione dell’economia e dei sentimenti imposta dalle multinazionali e dai loro media e tecnologie (che potrebbero essere usate in modo ben diverso, per emancipare e non per estraniare) è il primo, indispensabile passo per provare a salvare la civiltà e il pianeta.

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