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rinascita

Maastricht addio!

di Ugo Boghetta

Ernesto Galli della Loggia sembra uno dei pochi dell’area liberaldemocratica a tentare un’analisi concreta della situazione concreta.

Anche se sembra farlo inutilmente ed in modo sconsolato come si evince dal fondo pubblicato sul Corriere della Sera di domenica. Il titolo: “L’irrealtà politica sul baratro” ed il paragone dello stato dell’Unione Europea all’URSS di Gorbaciov la dicono tutta.

Scrive Galli della Loggia:

“Anche se faccio parte del popolo italiano, con buona pace del vicepresidente Salvini non mi sento affatto sotto attacco se l’euro-commissario Moscovici critica la manovra finanziaria del governo pentaleghista di Roma. Penso che nel merito, infatti, Moscovici abbia sicuramente degli argomenti dalla sua (quelli davvero decisivi ce l’hanno in realtà gli acquirenti del nostro debito pubblico). Peccato però che sia l’istituzione che egli rappresenta, cioè l’Unione europea, questa Unione europea, a non avere più alcuna presentabilità e credibilità politica. Da questo punto di vista Moscovici ricorda Gorbaciov, l’ultimo segretario del Pcus: diceva cose giuste ma parlava a nome di qualcosa, l’Unione sovietica, che palesemente stava ormai per esalare l’ultimo respiro.

L’Unione europea si sta avvicinando a una condizione simile. Le elezioni che vi si terranno tra sei mesi, decretando la probabile vittoria delle forze nazional-populiste potrebbero essere l’inizio del suo collasso definitivo. La cosa strabiliante è che perfino di fronte a una simile prospettiva ormai chiara da tempo nessuno dei partiti e degli esponenti politici che hanno fin qui governato l’Unione si sia dato la pena di pensare o fare qualcosa per invertire il corso degli eventi. Quale testimonianza più evidente del carattere ormai quasi comatoso della sua crisi e del marasma che domina i suoi vertici?

Anche gli esponenti di quelle forze politiche italiane che si dicono europeiste, e che si schierano ormai sistematicamente con il punto di vista di Bruxelles servendosene in ogni occasione per la lotta politica interna, anch’essi, dicevo, pur affermando da anni che l’Unione Europea è necessaria, necessarissima, e pur aggiungendo sempre che però oggi l’Unione così com’è non funziona, che quindi deve cambiare e che se non cambia sarà un disastro, tuttavia finora non sono stati capaci neppure loro di pensare una mezza idea, una proposta qualsiasi, per dirci in che modo essa dovrebbe (e potrebbe: l’aggiunta non è irrilevante) cambiare. Tace Forza Italia, che però ha l’attenuante di essere ormai in via di dissoluzione, ma tace egualmente il Partito democratico… “

Il quadro fatto mi sembra realistico: l’Unione è in stallo e dopo le elezioni potrebbe entrare nella fase implosiva.

Galli, tuttavia, non dice per quali motivi le élite europeiste siano così imbambolate. E le cause non sono un fatto irrilevante dell’incapacità a formulare qualsiasi ipotesi.

Va detto, infatti, che la crisi del modello global-liberista del 2008 ha accentuato meccanismi che già erano perversi. L’euro si è dimostrato una garrota per i paesi diversi dalla Germania e simili.

Per farlo funzionare sarebbe stato necessario addivenire al super stato europeo o europa federale ma questo non è possibile per motivi storici: le enormi ed antiche differenze fra i vari paesi o aree.

La Germania per prima non può e non vuole questo super stato poiché dovrebbe riequilibrare la propria economia verso i PIIGS. Per questi motivi non hanno un piano b.

L’alternativa dunque sarebbe quella di smontare il mostro e rimontarlo in altro modo, ma questo comporta fuoriuscire dalle politiche e dagli interessi fin qui tutelati: i Mercati, ovvero gli speculatori finanziari, i capitali forti del nord. Ed andare verso forme di rinazionalizzazione.

Non è altro che lo scontro tra europeisti e populisti-sovranisti. In fin dei conti il piano b è un sovranismo di destra: che tutto cambi perchè nulla (o quasi) cambi.

Per il sovranismo democratico tutto ciò dice alcune cose. Che la pera è matura è può cadere. Che questa può cadere verso un liberismo/nazionalismo di destra oppure si può uscire tutelando lavoro, diritti, democrazia. In Italia questo significa, ad esempio, modificare i rapporti di forza fra il mondo del lavoro variamente inteso e la piccola e media borghesia egemone nel governo gialloverde con il loro nazionalismo-liberista o posizioni social-confuse.

Si tratta di ingaggiare una battaglia egemonica differenziata verso il diversificato duopolio Lega e M5S. Si tratta, altresì, di superare il tema dell’uscita dall’euro o la minchiata della revisione dei trattati: siamo già oltre.

Si deve cominciare a proporre l’alternativa al fallimentare unionismo. E questa non può essere in linea di principio che una Confederazione di stati sovrani.

Proporre che ciò venga fatto in maniera coordinata e concordata. Cominciando, ad esempio, a smontare l’euro verso un ritorno ad uno SME rivisto e corretto come ha proposto Lafontaine. Cambiando senso e ruolo.

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