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Per una critica della scienza e dello scientismo: Burioni chi?

di Franco Piperno

Abbiamo chiesto a Franco Piperno un contributo a partire dal “Patto trasversale per la scienza” promosso da Roberto Burioni che ha messo d'accordo tutti, da Grillo a Renzi. Tale patto è un modo per dire che il sapere scientifico divulgato da Burioni e company non può essere messo in discussione, che la scienza che loro diffondono è al di sopra di ogni discussione politica, perciò neutra, oggettiva, insindacabile. Ci sembra che, al di là delle mistificazioni buone per la sinistra, la realtà sia un’altra: Burioni non sta difendendo la scienza in maniera astratta, ma il potere che da essa ne deriva, il fatto che a parlare di scienza sia solo un’èlite al servizio dell’accumulazione di capitale e di dominio. In parole povere: difendere la scienza diventa un modo per giustificare un intero sistema politico, economico, di comando.

La sinistra e molti compagni fungono da utili idioti, appoggiano in pieno questa visione distorta: basti pensare agli atteggiamenti che hanno nei confronti dei No Vax che, al di là di posizioni talora ben più che discutibili, sono trattati meramente come una massa di incolti barbari. Andando oltre la questione specifica, ci pare che si dovrebbe ragionare sulla messa in discussione dell'autorità medica, dei saperi istituzionali e della neutralità dei responsi della scienza, ed è curioso che chi da anni cita Foucault ora irrida a una cosa che dovrebbe far riflettere in tale direzione. Il risultato è il ritorno al potere oggettivo del progresso e della scienza, cioè alla ragione illuminista – che poi, del resto, è la natura della sinistra.

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La cosa evidente, rispetto ai secoli passati, è che la scienza dipende interamente dal potere politico: ad esempio, la possibilità di effettuare un esperimento realizzabile con l’ausilio di costosissime macchine, appartiene soltanto agli Stati e/o a quello che Eisenhower ha definito il complesso militare-industriale. Questo ci indica come la scienza non sia affatto neutrale, che è il potere politico a decidere dove indirizzare le risorse e le ricerche, a definire cosa fare o meno. Questo non significa, naturalmente, che la scienza sia falsa o che non possa portare a risultati importanti, ma che l’indirizzo preso dalle ricerche scientifiche è scelto in base agli interessi militari e industriali.

Questo fa sì che la conoscenza che viene promossa è quella che comporta la creazione di nuove merci, conseguenza della ricerca informata da determinati interessi. Ciò, ancora una volta, non vuol dire che le merci non possano essere utili, ma ci indica come sia stata data una base scientifica a realizzazioni che sono solo tecniche. Per fare un esempio: Dirac, fisico inglese di grandissima esperienza, a proposito degli esperimenti che coinvolgono la luna, affermava che era maggiormente interessante il fatto che noi essere umani conoscessimo prima dell’allunaggio la composizione della polvere lunare tramite lo studio della luce riflessa sulla superficie lunare rispetto all’aver calpestato il suo suolo. Si badi bene che studiare la superficie riflessa ha un costo irrisorio, mandare l’uomo sulla luna è costosissimo, ed è un aspetto soprattutto militare.

Un analogo discorso si può fare per le scienze mediche: ricostruendo la storia della ricerca in medicina, possiamo dire che i brevetti hanno rappresentato una privatizzazione di questo tipo di ricerca. Questi nascono a Venezia, prima di tutto intorno alla costruzione del vetro – è importante citare questo settore perché Galileo utilizzerà la maestria degli artigiani del vetro per realizzare il suo cannocchiale, più potente del primo esemplare costruito da un olandese –, e si sviluppano per facilitare la diffusione delle scoperte, dando un compenso a chi ha inventato un determinato oggetto in cambio della estensione della possibilità di utilizzo. I brevetti, dunque, nascono per favorire la diffusione della scienza, per rompere i segreti. La questione oggi si è completamente capovolta: le grandi società farmaceutiche comprano il brevetto dei medicinali perché hanno interesse nel non farla circolare, il fine diventa l’opposto rispetto alle intenzioni iniziali.

Questo è un tema molto complesso, ma c’è di mezzo anche una grande ingenuità di molti compagni e degli studenti in generale, che hanno un’attitudine positiva nei confronti della ricerca, anche se essa sfugge alla capacità di giudizio del singolo ricercatore. Ripetendo il concetto in maniera chiara: non sono i singoli ricercatori a decidere la prospettiva da perseguire, è piuttosto il complesso militare-industriale a farlo. I centri di ricerca nascono per permettere allo Stato di intervenire con una propria politica, esigenza sorta durante la prima guerra mondiale, occasione in cui per la prima volta nella storia la tecnica prevale sulle azioni militari. Ad oggi è la tecnica che dirige la scienza.

Dico tutto ciò per inquadrare la cosa nei suoi aspetti generali. Volendo approfondire la questione specifica, invece, sarebbe una iattura se le scoperte della scienza venissero imposte come verità insindacabili. Prima di tutto perché è nella natura stessa della scienza interrogarsi sulla sua natura in maniera continua. Per fare un esempio un po’ letterario: nella fisica esiste il principio di indeterminazione, che ci indica che non esiste alcuna certezza assodata. L’incertezza è un aspetto organico della ricerca, quindi è folle pensare di imporre una scoperta scientifica attraverso la politica e le sue leggi. È vero che esistono cialtroni e imbroglioni, ma non è questo il pericolo più grande: il problema maggiore è che la scienza perda il suo carattere di libertà, che si imponga come attività dello Stato, cosa in realtà già avvenuta. Bisognerebbe lottare affinché la scienza venga perseguita per fini autonomi, perché essa si lega alla curiosità, al piacere che provi attraverso la conoscenza.

Per questo ordine di motivi i No Vax hanno pieno diritto a muovere determinate critiche. Mi rendo conto che nello specifico la questione è particolarmente delicata, ma non può risolversi affermando una legge perché, così facendo, non solo si indirizza la ricerca su un determinato campo per scelta di politica industriale ma, addirittura, si salta la mediazione dei genitori per affermare un rapporto diretto dello Stato con i minori.

La ricerca finisce per essere conformista, si frena ogni proposito di critica; gli sviluppi della scienza, invece, sono avvenuti grazie alla continua messa in discussione di quanto affermato in precedenza. La scienza è capacità di critica, non obbedienza servile e rassicurativa, non omologazione. Per fare un esempio storico: la Chiesa reagì all’affermazione di Copernico perché veniva messo in discussione il paradigma che essa aveva adottato, non perché fosse affezionata a Tolomeo. Erano e sono problemi che non riguardano solamente la scienza, ma è qualcosa che tocca lo Stato, il suddito, il sovrano, le ideologie, questioni che riguardano il comando e il dominio, non la conoscenza.

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