Banchi di nebbia sulla Casa Bianca?
di Pierluigi Fagan
Novembre 2020, elezioni presidenziali, ovviamente siamo molto distanti da quella data e sarebbe meglio non porsi proprio il problema di chi vincerà le prossime elezioni presidenziali americane. Infatti non ci poniamo specificatamente “quel” problema in quanto intrattabile per principio. Però ci interessa vedere come sta andando in prospettiva perché l’azione politica di Trump, sul piano interno come in quello estero, non potrà che risentire di quella prospettiva, viepiù ogni giorno che passa.
1) L’ultima volta, Clinton vs Trump, i sondaggi hanno clamorosamente fallito. Ma poi fino ad un certo punto se si analizzano le cose più da vicino. Nel voto popolare Clinton ha superato Trump di quasi 3 milioni di voti su quasi 130 milioni di effettivi votanti. Lo scarto in una manciata di stati chiave, chiave perché previsti in quota ai dem e perché in alcuni casi datori di molti delegati, fu davvero minimo nell’ordine delle migliaia o decine di migliaia di voti. Trump inoltre era un newcomers difficilmente testabile, Clinton infilò una sequenza di errori nell’ultimo tratto di campagna davvero clamorosi. Poi è andata come sappiamo.
2) Una forte maggioranza di polls pre elettorali, nel tracking delle rilevazioni, dava la vittoria a Clinton, ma segnalo che lo scarto previsto era in media (ma con diverse eccezioni più ampie) tra il 3 ed il 4%. In effetti, a voti nazionali aggregati, Clinton vinse del 2%.
3) Il riepilogo dei polls americani aggiornati che allego, alla voce General Election quindi con polls nazionali (federali), dà -per lo più- scarti anche sopra il 10% in favore dei democratici. Di più se l’avversario fosse Biden, ma sensibili anche nel caso l’avversario fosse Sanders, Warren, Harris (una indo-americana-giamaicana) e addirittura anche verso questo abbastanza sconosciuto Buttgieg, un gay dichiarato. Non tutti e non con lo stesso spread ma la maggior parte tende a questo. C’è da dire che: a) i dem hanno relativamente prevalso nelle recenti elezioni di mid term; b) ora sono in campagna per la nomination e quindi hanno più visibilità del Presidente; c) le questioni interne ai repubblicani stanno un po’ paralizzando la loro visibilità. C’è anche chi segnala un brusco calo delle donazioni in supporto alla prossima campagna presidenziale di Trump.
4) Notoriamente, a gli americani come a chiunque altro, quello che interessa primariamente, è l’andamento dell’economia. Il punto è che soffiato dai fatti o da intenzioni di discredito amplificate dai media americani notoriamente ostili a Trump per la gran parte, più di un osservatore sta apertamente parlando di prossima entrata in recessione. Il secondo trimestre ha segnato un contratto +2,1% in sensibile calo rispetto al trend precedente e le previsioni su i prossimi trimestri sono anche peggiori. I contraccolpi specifici della guerra commerciale alla Cina, che poi si riflettono sull’economia mondiale, nonché il salto del +23% segnato del deficit del bilancio generale, dipingono linee strutturali che fanno la previsione plumbea.
5) Ricordo che tra le promesse fatte da Trump nella sua campagna elettorale, c’era la ripresa dell’attività industriale proprio degli stati che Trump aveva poi soffiato a Clinton nella c.d. “cintura della ruggine”, ma anche un potente piano di investimenti pubblici per il rinnovamento delle infrastrutture che a base di (se ben ricordo ma posso ricordar male l'esatto importo) circa 1000 mld US$ avrebbe poi trascinato altri investimenti privati spargendo occupazione e traino per le imprese delle costruzioni. Nulla di tutto ciò sembra si sia realizzato e le ristrettezze di bilancio e di credito federale, pongono in dubbio possa anche solo esser rilanciata come promessa per la futura campagna elettorale.
Se qualcuno ha più informazioni certe ed obiettive evitando quindi di amplificare il vociare tipico degli americani (fake news dice Trump, fake di fake news ribattono i suoi nemici) le posti. Al momento, direi che sembrerebbe che Trump non sia messo particolarmente bene anche se certamente non è ancora entrato con forza in campagna elettorale. I fatti solidi però, sembrerebbero suggerire una giustificazione in più per la sua recente morbidezza e “sorriseria” fuori dai suoi consueti standard all’ultimo G7. A Biarrtiz, Trump è arrivato con due sedute per un totale di circa -5% in Borsa dopo la sua sparata sulla necessità di ritirarsi presto e totalmente dalla Cina.
Quanto è politicamente “forte” Trump a poco più di un anno dalla battaglia decisiva? Le previsioni economiche promettono più forza o debolezza nei mesi prossimi? La sua forza negoziale coi cinesi, aumenta o diminuisce ogni giorno che passa? Come si rifletterà tutto questo in termini di politica estera che è poi quello che a noi interessa? Se le cose stanno così ed andranno peggio, Trump si esporrà al fuoco alzo zero con l'invito a Putin al prossimo G7? E Macron che scommessa sta facendo visto quanto abbiamo precedentemente ipotizzato? Lo o la sfidate dem sarà uno di quelli già noti o all’ultimo minuto spunterà fuori l’asso pigliatutto ora tenuto riparato dalla consunzione da precoce esposizione? Vedremo …














































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