La UE cancella Stalingrado
di Redazione Contropiano
Il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che equipara comunismo e nazismo. Non c’è bisogno di molte parole per definire questa infamia, che offende la storia ed i sentimenti di milioni di persone. Molte delle quali hanno perso la vita anche per permettere al Parlamento Europeo di votare le sue rivoltanti scempiaggini.
Per il parlamento UE la battaglia di Stalingrado è solo un episodio marginale e Auschwitz è stata liberata dagli americani, come nel film di Benigni.
Ci sarebbe solo da prendere a pernacchie una simile presa di posizione, che ripropone un anticomunismo reazionario, fascistoide e in fondo ridicolo, tipo quello del generale pazzo del film Stranamore. Ma se una schiacciante maggioranza del Parlamento UE ha fatto proprio ciò che nel passato in Italia predicava il golpista Edgardo Sogno, e che ora Salvini urla nei suoi comizi, la questione di fondo è: perché?
L’anticomunismo è sempre socialmente e politicamente di destra e affermarlo oggi con tanta ottusa virulenza, significa che le politiche liberiste e di mercato della UE devono continuare a far danni e che bisogna stroncare ogni possibile conflitto sociale.
I gilet gialli in Francia sono stati la prima vittima della repressione democratica ed europeista e ora l’anticomunismo dà veste ideologica alla caccia alle streghe.
Esattamente come il maccartismo negli USA degli anni cinquanta, che servì a perseguitare pensiero critico e lotte sindacali.
Ma oltre alla ragione autoritaria all’interno della UE, il voto del Parlamento europeo serve ad una scopo ancora più grave: la guerra alla Russia. La NATO oramai comanda la UE, e non a caso la nuova presidente Ursula von der Leyen è stata un ministro dalla difesa fanatico del riarmo della Germania.
Del resto tutti i governi di estrema destra europea considerano la UE solo uno strumento per far arrivare le armi della NATO ai confini della Russia. Per combattere la quale UE e NATO armano i nazisti ucraini. A conferma del fatto che chi sostiene l’equivalenza di comunisti e nazisti, poi finisce per preferire questi ultimi.
Il voto del Parlamento Europeo è quindi la sanzione che Orban ed i suoi sono una anima costituente della UE. La cui ideologia è quella dell’imperialismo umanitario che ha bombardato Belgrado e che ha fatto milioni di vittime del mondo, come quel colonialismo europeo sulla cui infamia secolare che continua nei giorni nostri, nessun pronunciamento c’è mai stato.
Il voto anticomunista comune di PD, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, la pavida astensione del M5S, dimostrano che il nostro paese è governato da una destra anticomunista divisa in vari partiti, ma con valori e ideologia comuni. Ideologia in totale contrasto con quelli delle nostra Costituzione, che nasce invece proprio dal riconoscimento del ruolo dei comunisti nella conquista delle nostre libertà.
Sì, PD Lega e compagnia sono culturalmente e politicamente di destra e chi afferma di non essere né di destra né di sinistra è davvero intercambiabile tra loro. Per l’Italia e per l’Europa le cose cominceranno a cambiare quando ricostruiremo una vera sinistra del socialismo e della pace, che getterà l’anticomunismo nel posto che gli spetta nella pattumiera della storia.














































Comments
Oggi, il terreno e il discrimine, e la necessità, nella ricostruzione di una forza comunista o anche solo minimamente e decentemente di sinistra, passa principalmente per queste questioni e per il giudizio che si dà di esse. Rispetto a ciò, tutte le altre faccende che vengono agitate da generici "anticapitalisti", "ecoanticapitalisti", "genderanticapitalisti" e via discorrendo, non sono altro che miserabili questue di mosche cocchiere ai padroni e signori di turno.
Socialisti & Democratici (19)
Bartolo Pietro (PD - Partito Democratico)
Benifei Brando (PD)
Bonafè Simona (PD)
Calenda Carlo (PD)
Chinnici Caterina (PD)
Cozzolino Andrea (PD)
Danti Nicola (PD)
De Castro Paolo (PD)
Ferrandino Giuseppe (PD)
Gualmini Elisabetta (PD)
Moretti Alessia (PD)
Picierno Giuseppina (PD)
Pisapia Giuliano (PD)
Tinagli Irene (PD).
Non si sa per quale motivo, forse erano semplicemente assenti, non hanno votato l’infamia in questione i seguenti eurodeputati:
Majorino Pierfrancesco (PD)
Roberti Franco (PD)
Sassoli David Maria (PD)
Smeriglio Massimiliano (PD)
Toia Patrizia (PD)
Identità e Democrazia (28)
Adinolfi Matteo (Lega - Lega Nord Padania)
Baldassarre Simona Renata (Lega)
Basso Alessandra (Lega)
Bizzotto Mara (Lega)
Bonfrisco Anna (Lega)
Borchia Paolo (Lega)
Camponemosi Marco (Lega)
Caroppo Andrea (Lega)
Casanova Massimo (Lega)
Conte Rosanna (Lega)
Da Re Giannantonio (Lega)
Donato Francesca (Lega)
Dreosto Marco (Lega)
Grant Valentino (Lega)
Lancini Danilo Oscar (Lega)
Lizzi Elena (Lega)
Panza Alessandro (Lega)
Regimenti Luisa (Lega)
Rinaldi Antonio Maria (Lega)
Sardone Silvia (Lega)
Tardino Annalisa (Lega)
Tovaglieri Isabella (Lega)
Vuolo Lucia (Lega)
Zambelli Stefania (Lega).
Non sappiano per quale motivo, forse erano semplicemente assenti, non hanno votato l’infamia in questione i seguenti eurodeputati:
Ceccardi Susanna (Lega)
Ciocca Angelo (Lega)
Gancia Gianna (Lega)
Zanni Marco (Lega)
Partito Popolare Europeo (7)
Berlusconi Silvio (FI - Forza Italia)
Dorfmann Herbert (SVP - Südtiroler Volkspartei)
Martusciello Fulvio (FI)
Milazzo Giuseppe (FI)
Salini Massimiliano (FI)
Tajani Antonio (FI)
Non sappiano per quale motivo, forse erano semplicemente assenti, non hanno votato l’infamia in questione i seguenti eurodeputati:
Patriciello Aldo (FI)
Conservatori e Riformisti Europei (5)
Fidanza Carlo (FdI - Fratelli d'Italia)
Fiocchi Pietro (FdI)
Fitto Raffaele (FdI)
Stancanelli Raffaele (FdI)
Non sappiano per quale motivo, forse erano semplicemente assenti, non hanno votato l'infamia in questione i seguenti eurodeputati:
Procaccini Nicola (FdI)
Come è facile notare, in questo elenco mancano i quattordici eletti del Movimento 5 Stelle – attualmente orfani di qualunque gruppo di riferimento – dei quali non si conosce la posizione rispetto a questa azione abietta; essi sono i seguenti:
Adinolfi Isabella
Beghin Tiziana
Castaldo Fabio Massimo
Corrao Ignazio
D’Amato Rosa
Evi Eleonora
Ferrara Laura
Furore Mario
Gemma Chiara
Giarrusso Dino
Pedicini Piernicola
Pignedoli Sabrina
Rondinelli Daniela
Zullo Marco
di Jacques R.Pauwels 3* parte
Fu un atto irresponsabile e perfino codardo, con conseguenze nefaste per il Paese. Senza un governo, la Polonia era degenerata in una specie di terra di nessuno - una 'terra nullius', per usare la terminologia giuridica - in cui i tedeschi conquistatori potevano agire a loro piacimento poiché non c'era nessuno con cui negoziare il destino del paese sconfitto.
Questa situazione ha anche dato ai sovietici il diritto di intervenire. I paesi vicini possono occupare una terra nullius potenzialmente anarchica; inoltre, se i sovietici non fossero intervenuti, i tedeschi avrebbero senza dubbio occupato ogni centimetro quadrato della Polonia, con tutte le conseguenze che ciò avrebbe comportato. Questo è il motivo per cui, lo stesso 17 settembre 1939, l'Armata Rossa attraversò la Polonia e iniziò ad occupare le zone orientali del paese, la summenzionata "Polonia orientale".
Il conflitto con i tedeschi fu evitato perché quel territorio apparteneva alla sfera sovietica di influenza stabilita nel Patto Ribbentrop-Molotov. Qua e là, le truppe tedesche penetrate ad est della linea di demarcazione dovevano ritirarsi per fare spazio agli uomini dell'Armata Rossa. Ovunque si mettessero in contatto, i militari tedeschi e sovietici si sono comportati correttamente e hanno osservato il protocollo tradizionale. Questo a volte implicava una sorta di cerimonia, ma non c'erano mai "parate di vittoria" comuni.
Poiché il loro governo era andato in fumo, le forze armate polacche che continuavano a offrire resistenza erano probabilmente degradate al livello di irregolari, di partigiani, esposti a tutti i rischi associati a quel ruolo. La maggior parte delle unità dell'esercito polacco accettarono di essere disarmate e internate dall'Armata Rossa in arrivo, ma a volte in effetti veniva opposta resistenza, ad esempio da truppe comandate da ufficiali ostili ai sovietici. Molti di questi ufficiali avevano prestato servizio nella guerra russo-polacca del 1919-1921 e presumibilmente avevano commesso crimini di guerra come l'esecuzione di prigionieri di guerra. È ampiamente riconosciuto che tali uomini furono successivamente liquidati dai sovietici a Katyn e altrove. (Sebbene rispetto a Katyn, i dubbi siano riemersi di recente; questo tema è stato analizzato in dettaglio in un libro di Grover Furr, The Mystery of the Katyn Massacre.)
Molti soldati e ufficiali polacchi furono internati dai sovietici secondo le regole del diritto internazionale. Nel 1941, dopo che l'Unione Sovietica fu coinvolta nella guerra e quindi non fu più vincolata dalle regole che governano la condotta dei neutrali, questi uomini furono trasferiti in Gran Bretagna (via Iran) per riprendere la battaglia contro la Germania nazista dalla parte degli alleati occidentali. Tra il 1943 e il 1945, avrebbero dato un grande contributo alla liberazione di una parte considerevole dell'Europa occidentale (un destino molto più tragico si è abbattuto sui militari polacchi caduti nelle mani dei tedeschi). Coloro che beneficiarono dell'occupazione dei territori orientali della Polonia da parte dei sovietici includevano anche gli abitanti ebrei. Furono trasferiti all'interno dell'Unione Sovietica e quindi sfuggirono al destino che li avrebbe aspettati se fossero stati ancora nei loro shtetl quando i tedeschi arrivarono lì come conquistatori nel 1941. Molti di loro sopravvissero alla guerra e iniziarono una nuova vita dopo, negli Stati Uniti, in Canada e ovviamente in Israele.
L'occupazione della “Polonia orientale” è stata eseguita correttamente, cioè, in base alle norme del diritto internazionale, in modo tale che questa azione non costituisse un “attacco” contro la Polonia, come invece molti storici (e politici) hanno presentato le cose, e certamente non un attacco in collaborazione con l' "alleato" nazista-tedesco. L'Unione Sovietica non divenne un alleato della Germania nazista concludendo con essa un patto di non aggressione, e neppure divenne un alleato a causa della sua occupazione della "Polonia Orientale''. Hitler dovette tollerare quell'occupazione, ma avrebbe sicuramente preferito che i sovietici non intervenissero affatto, in modo da poter afferrare tutta la Polonia. In Inghilterra, Churchill espresse pubblicamente la sua approvazione per l'iniziativa sovietica del 17 settembre, proprio perché impedì ai nazisti di conquistare la Polonia in toto.
Che questa iniziativa non costituisse un attacco, e quindi non un atto di guerra contro la Polonia, apparve chiaramente anche dal fatto che la Gran Bretagna e la Francia, formali alleati della Polonia, non dichiararono guerra all'Unione Sovietica, come altrimenti avrebbero sicuramente fatto. E la Società delle Nazioni non ha imposto sanzioni all'Unione Sovietica, la qual cosa sarebbe accaduta se lo avessero considerato un autentico attacco contro uno dei suoi membri.
Dal punto di vista sovietico, l'occupazione delle regioni orientali della Polonia significò il recupero di alcuni dei suoi territori, persi a causa del conflitto russo-polacco del 1919-1921. È vero che Mosca aveva riconosciuto questa perdita nel trattato di pace di Riga che pose fine a questa guerra nel marzo del 1921, ma Mosca aveva continuato a cercare un'opportunità per recuperare la "Polonia orientale", e nel 1939 questa opportunità si materializzò e fu presa al volo.
Si potrebbe stigmatizzare i sovietici per questo, ma in questo caso bisogna anche stigmatizzare i francesi, ad esempio, per aver recuperato l'Alsazia-Lorena alla fine della prima guerra mondiale, poiché Parigi aveva riconosciuto la perdita di quel territorio nel Trattato di pace di Francoforte che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana del 1870-1871.
Più importante è il fatto che l'occupazione - o la liberazione, o il recupero, o la ripresa, in qualsiasi modo si voglia chiamarla - della "Polonia orientale", ha fornito all'Unione Sovietica una risorsa estremamente utile che, nel gergo dell'architettura militare, è chiamato "glacis", ovvero uno spazio aperto che un attaccante deve attraversare prima di raggiungere il perimetro difensivo di una città o fortezza. Stalin sapeva che, indipendentemente dal patto, Hitler avrebbe attaccato prima o poi l'Unione Sovietica, e questo attacco avrà luogo nel giugno del 1941. A quel tempo, l'host di Hitler dovrà lanciare il suo attacco da un punto di partenza molto più lontano dalle importanti città del cuore sovietico di quanto sarebbe accaduto nel 1939, quando era già impaziente di iniziare quell'attacco. A causa del patto, i blocchi di partenza dell'offensiva nazista del 1941 si trovavano a diverse centinaia di chilometri più a ovest e quindi a una distanza molto maggiore dagli obiettivi strategici nelle profondità dell'Unione Sovietica. Nel 1941, le forze tedesche sarebbero arrivate a due passi da Mosca. Ciò significa che, senza il patto, avrebbero sicuramente conquistato la città, il che avrebbe potuto far capitolare i sovietici.
Grazie al Patto Ribbentrop-Molotov, l'Unione Sovietica non solo guadagnò spazio prezioso, ma anche tempo prezioso, vale a dire il tempo extra necessario per prepararsi per un attacco tedesco originariamente previsto per il 1939, ma che dovette essere rimandato al 1941. Tra il 1939 e il 1941, molte infrastrutture di importanza cruciale, soprattutto fabbriche che producevano ogni sorta di materiale bellico, furono trasferite sul lato opposto degli Urali. Inoltre, nel 1939 e nel 1940, i sovietici ebbero l'opportunità di osservare e studiare la guerra che imperversava in Polonia, in Europa occidentale e altrove, e quindi di imparare preziose lezioni sullo stile offensivo moderno, motorizzato e "fulmineo" della guerra tedesca, la Blitzkrieg. Gli strateghi sovietici hanno appreso, ad esempio, che la concentrazione della maggior parte delle proprie forze armate a scopi difensivi proprio al confine sarebbe stata fatale e che solo una "difesa in profondità" offriva la possibilità di fermare il rullo compressore nazista. E' stato , tra l'altro, grazie alle lezioni apprese in quel modo che l'Unione Sovietica è riuscita - certamente con grande difficoltà - a sopravvivere all'assalto nazista nel 1941 e alla fine a vincere la guerra contro quel potente nemico.
Per fare il possibile per difendere in profondità Leningrado, una città dalle industrie vitali degli armamenti, l'Unione Sovietica propose alla vicina Finlandia nell'autunno del 1939 di scambiare territori, un accordo che avrebbe spostato il confine dei due paesi più lontano dalla città . La Finlandia, alleata della Germania nazista, rifiutò, ma attraverso la "guerra invernale" del 1939-1940, Mosca alla fine riuscì a realizzare questa modifica del confine. A causa di quel conflitto, che rappresentava un'aggressione, l'Unione Sovietica fu 'scomunicata' dalla Società delle Nazioni.
Nel 1941, quando i tedeschi attaccarono l'Unione Sovietica, assistiti dai finlandesi, e dovettero assediare Leningrado per quasi un anno, questo adattamento delle frontiere avrebbe permesso alla città di sopravvivere a quel calvario.
Non furono i sovietici, ma i tedeschi a prendere l'iniziativa per i negoziati che alla fine produssero il patto. Lo fecero perché si aspettavano di trarne un vantaggio, un vantaggio temporaneo ma molto importante, vale a dire la neutralità dell'Unione Sovietica mentre la Wehrmacht attaccava prima la Polonia e poi l'Europa occidentale. Ma la Germania nazista ha anche tratto un ulteriore vantaggio dall'accordo commerciale associato al patto. Il Reich soffriva di una penuria cronica di ogni sorta di materie prime strategiche, e questa situazione minacciava di diventare catastrofica quando, come prevedibile, una dichiarazione di guerra britannica avrebbe portato a un blocco della Germania da parte della Royal Navy. Questo problema è stato neutralizzato dalla consegna di prodotti come il petrolio da parte dei sovietici, stipulata nell'accordo. Non è chiaro quanto siano state davvero cruciali quelle consegne, in particolare le consegne di petrolio: non molto importanti, secondo alcuni storici; estremamente importanti, secondo altri. Tuttavia, la Germania nazista continuò a fare affidamento in larga misura sul petrolio importato - principalmente attraverso porti spagnoli - dagli Stati Uniti, almeno fino a quando lo zio Sam non entrò in guerra nel dicembre 1941.
Nell'estate del 1941, decine di migliaia di aerei nazisti, carri armati, camion e altre macchine da guerra coinvolte nell'invasione dell'Unione Sovietica dipendevano ancora in gran parte dal carburante fornito dai fondi petroliferi americani.
Sebbene non sia chiaro quanto fosse importante il petrolio fornito dai sovietici per la Germania nazista, è certo che il patto richiedeva alla parte tedesca di ricambiare fornendo ai sovietici prodotti industriali finiti, tra cui attrezzature militari all'avanguardia, che venivano utilizzate dall'Armata Rossa per migliorare le sue difese contro un attacco tedesco che prima o poi si aspettavano.
Questa fu una delle principali cause di preoccupazione per Hitler, che era quindi desideroso di lanciare al più presto la sua crociata antisovietica. Decise di farlo anche se, dopo la caduta della Francia, la Gran Bretagna era ben lungi dall'essere fuori gioco. Di conseguenza, nel 1941, il dittatore tedesco avrebbe dovuto scatenare il tipo di guerra su due fronti che aveva sperato di evitare nel 1939 grazie al suo patto con Mosca, e avrebbe dovuto affrontare un nemico sovietico molto più forte di quanto lo era nel 1939.
Stalin firmò un patto con Hitler perché gli architetti della pacificazione a Londra e Parigi rifiutarono tutte le offerte sovietiche per formare un fronte comune contro Hitler. E gli appeaser rifiutarono quelle offerte perché speravano che Hitler avrebbe marciato verso est e distrutto l'Unione Sovietica, un lavoro che cercavano di facilitare offrendogli un "trampolino di lancio" sotto le spoglie del territorio cecoslovacco.
È praticamente certo che, senza il patto, Hitler avrebbe attaccato l'Unione Sovietica nel 1939.
A causa del patto, tuttavia, Hitler dovette aspettare due anni prima di poter finalmente lanciare la sua crociata antisovietica. Ciò fornì all'Unione Sovietica il tempo e lo spazio extra che permisero di migliorare le sue difese quanto bastava per sopravvivere all'assalto, quando Hitler infine mandò i suoi cani da guerra a Est, nel 1941.
L'esercito rosso subì terribili perdite ma alla fine riuscì a fermare lo Juggernaut nazista. Senza questo successo sovietico, un risultato descritto dallo storico Geoffrey Roberts come "la più grande impresa d' armi nella storia del mondo", molto probabilmente la Germania avrebbe vinto la guerra, perché avrebbe acquisito il controllo dei giacimenti petroliferi del Caucaso, i ricchi territori agricoli dell'Ucraina e molte altre ricchezze della vasta terra dei sovietici. Un simile trionfo avrebbe trasformato la Germania nazista in una superpotenza inespugnabile, in grado di condurre guerre anche a lungo termine contro chiunque, inclusa un'alleanza anglo-americana. Una vittoria sull'Unione Sovietica avrebbe portato all'egemonia della Germania nazista sull'Europa. Oggi, nel continente, la seconda lingua non sarebbe l'inglese, ma il tedesco, e a Parigi le fashioniste passeggerebbero su e giù per gli Champs Elysées in Lederhosen.
Senza il Patto, quindi, la liberazione dell'Europa, inclusa la liberazione dell'Europa occidentale da parte di americani, britannici, canadesi, ecc., non avrebbe mai avuto luogo. La Polonia non esisterebbe; i polacchi sarebbero Untermenschen, servi di coloni "ariani", in un Ostland germanizzato che si estenderebbe dal Baltico ai Carpazi o persino agli Urali. E un governo polacco non avrebbe mai ordinato la distruzione dei monumenti in onore dell'Armata Rossa, come ha fatto di recente, non solo perché non ci sarebbe stata la Polonia, e quindi nessun governo polacco, ma perché l'Armata Rossa non avrebbe mai liberato la Polonia e quei monumenti non sarebbero mai stati eretti.
L'idea che il Patto Hitler-Stalin abbia innescato la seconda guerra mondiale è peggio di un mito, è una vera e propria menzogna. È vero il contrario: il patto era il presupposto per il felice esito dell'Armageddon del 1939-1945, cioè la sconfitta della Germania nazista.''
di Jacques R.Pauwels (2° parte)
Questo è il motivo per cui Churchill era estremamente critico nei confronti dell'accordo concluso a Monaco. Egli osservò che nella capitale bavarese, Chamberlain era stato in grado di scegliere tra disonore e guerra, che aveva scelto disonore, ma che avrebbe anche ottenuto la guerra. Con la sua "pace nel nostro tempo", Chamberlain ha infatti commesso un errore deplorevole. Solo un anno dopo, nel 1939, il suo paese sarebbe stato coinvolto in una guerra contro la Germania nazista che, grazie allo scandaloso patto di Monaco, era diventato un nemico ancora più formidabile.
Il principale fattore determinante del fallimento dei negoziati tra il duo anglo-francese e i sovietici era stato la mancanza di volontà non detta dei fautori di concludere un accordo anti-Hitler. Un fattore ausiliario fu il rifiuto del governo di Varsavia di consentire la presenza di truppe sovietiche sul territorio polacco in caso di guerra contro la Germania. Ciò fornì a Chamberlain e Daladier un pretesto per non concludere un accordo con i sovietici, un pretesto necessario per soddisfare l'opinione pubblica. (Ma sono state anche evocate altre scuse, ad esempio la presunta debolezza dell'Armata Rossa, che avrebbe reso l'Unione Sovietica un alleato inutile.) Per quanto riguarda il ruolo svolto dal governo polacco in questo dramma, esistono alcuni equivoci seri, diamo loro un'occhiata più da vicino.
Prima di tutto, si dovrebbe tener conto del fatto che la Polonia tra le due guerre non era un paese democratico.
Dopo la (ri) nascita alla fine della prima guerra mondiale come democrazia, non ci volle molto tempo prima che il paese si trovasse governato con una mano di ferro da un dittatore militare, il generale Józef Pilsudski, per conto di un'élite ibrida in rappresentanza dell'aristocrazia, della Chiesa cattolica e della borghesia. Questo regime non democratico e antidemocratico continuò a governare dopo la morte del generale nel 1935, sotto la guida dei "colonnelli di Pilsudski", il cui primus inter pares era Józef Beck, ministro degli affari esteri. La sua politica estera non rifletteva cordialità nei confronti della Germania, che aveva perso una parte del suo territorio a vantaggio del nuovo stato polacco, compreso un "corridoio" che separava la regione tedesca della Prussia orientale dal resto del Reich; e ci fu anche attrito con Berlino a causa dell'importante porto marittimo baltico di Danzica, dichiarata città-stato indipendente dal Trattato di Versailles, ma rivendicata da Polonia e Germania.
L'atteggiamento della Polonia nei confronti del suo vicino orientale, l'Unione Sovietica, era ancora più ostile. Pilsudski e altri nazionalisti polacchi sognavano un ritorno del grande impero polacco-lituano del XVII e XVIII secolo che si estendeva dal Mar Baltico al Mar Nero. E avevano approfittato della rivoluzione e della successiva guerra civile in Russia per afferrare un vasto pezzo di territorio dell'ex impero zarista durante la guerra russo-polacca del 1919-1921. Questo territorio, noto in modo piuttosto impreciso come "Polonia orientale", si estendeva per diversi centinaia di chilometri ad est della famosa Linea Curzon, che avrebbe dovuto essere il confine orientale del nuovo stato polacco, almeno secondo le potenze occidentali che erano state i padrini della nuova Polonia alla fine della Grande Guerra.
La regione era essenzialmente popolata da russi bianchi e ucraini, ma negli anni seguenti Varsavia doveva "polonizzare" il più possibile la zona portando coloni polacchi. Le fiamme dell'ostilità polacca nei confronti dell'Unione Sovietica sono state alimentate anche dal fatto che i sovietici simpatizzavano con i comunisti e altri plebei che si opponevano al regime patrizio nella stessa Polonia. Infine, l'élite polacca era antisemita e aveva abbracciato il concetto di giudeo-bolscevismo, l'idea che il comunismo e tutte le altre forme di marxismo facessero parte di un nefasto complotto ebraico e che l'Unione Sovietica, il prodotto di bolscevichi e quindi apparentemente nato da uno schema rivoluzionario ebraico, non era altro che "la Russia governata dagli ebrei".
Tuttavia, le relazioni con i due potenti vicini furono normalizzate il più possibile sotto Pilsudski, con la conclusione di due trattati di non aggressione, uno con l'Unione Sovietica nel 1932 e uno con la Germania subito dopo l'avvento al potere di Hitler, vale a dire nel 1934.
Dopo la morte di Pilsudski, i leader polacchi continuarono a sognare l'espansione territoriale ai confini della quasi mitica Grande Polonia di un lontano passato. Per la realizzazione di questo sogno, sembravano esistere numerose possibilità nell'est, e in particolare in Ucraina, una parte dell'Unione Sovietica che si estendeva invitante tra la Polonia e il Mar Nero. Nonostante le controversie con la Germania e un'alleanza formale con la Francia, che contava sull'aiuto polacco in caso di conflitto con la Germania, prima lo stesso Pilsudski, e poi i suoi successori, flirtarono con il regime nazista nella speranza di una conquista congiunta dei territori sovietici. L'antisemitismo era un altro comune denominatore dei due regimi che covavano piani per liberarsi delle loro minoranze ebraiche, ad esempio attraverso la deportazione in Africa.
Il riavvicinamento di Varsavia a Berlino rifletteva la megalomania e l'ingenuità dei leader polacchi, che credevano che il loro paese fosse un grande potere dello stesso calibro della Germania, un paese che Berlino avrebbe rispettato e trattato come un partner a tutti gli effetti. I nazisti incoraggiarono questa illusione, perché così facendo indebolivano l'alleanza tra Polonia e Francia. Le ambizioni orientali polacche sono state anche incoraggiate dal Vaticano, che si aspettava dalle conquiste della Polonia cattolica considerevoli benefici, in gran parte dalla conquista dell'Ucraina ortodossa, considerata matura per la conversione al cattolicesimo. È in questo contesto che un nuovo mito è stato evocato dalla macchina della propaganda di Goebbels in collaborazione con la Polonia e il Vaticano, ovvero la finzione di una carestia orchestrata da Mosca in Ucraina; l'idea era quella di poter presentare i futuri interventi armati polacchi e tedeschi come un'azione umanitaria.
Questo mito doveva essere rianimato durante la guerra fredda e diventare il mito della creazione dello stato ucraino indipendente emerso dalle rovine dell'Unione Sovietica. (Per una visione obiettiva di questa carestia, rimandiamo ai numerosi articoli dello storico americano Mark Tauger, un esperto di storia dell'agricoltura sovietica; sono stati pubblicati insieme in un'edizione francese, Famine et Transformation agricole in URSS.)
La conoscenza di questo contesto ci consente di comprendere l'atteggiamento del governo polacco al momento dei negoziati per un fronte difensivo comune contro la Germania nazista. Varsavia ostacolò questi negoziati, non per paura dell'Unione Sovietica ma, al contrario, a causa delle sue aspirazioni antisovietiche e del suo avvicinamento alla Germania nazista. A questo proposito, l'élite polacca si è trovata sulla stessa lunghezza d'onda delle sue controparti britanniche e francesi.
Pertanto, possiamo anche capire perché, dopo la conclusione dell'accordo di Monaco, che consentiva alla Germania nazista di annettere la regione dei Sudeti, la Polonia afferrò un pezzo del bottino territoriale cecoslovacco, vale a dire la città di Teschen e dintorni. Scendendo su questa parte della Cecoslovacchia come una iena, come ha osservato Churchill, il regime polacco ha rivelato le sue reali intenzioni e la sua complicità con Hitler.
Le concessioni fatte dagli architetti della pacificazione resero la Germania nazista più forte che mai e resero Hitler più fiducioso, arrogante ed esigente. Dopo Monaco si rivelò tutt'altro che saziato e nel marzo del 1939 violò l'accordo di Monaco occupando il resto della Cecoslovacchia.
In Francia e Gran Bretagna, il pubblico era scioccato, ma le élite al potere non fecero altro che esprimere la speranza che "Herr Hitler" sarebbe diventato "sensato", cioè avrebbe iniziato la sua guerra contro l'Unione Sovietica.
Hitler aveva sempre avuto intenzione di farlo, ma, prima di indulgere agli applausi britannici e francesi, voleva estorcere altre concessioni da loro. Dopo tutto, non sembrava esserci nulla che gli si poteva rifiutare; inoltre, avendo reso la Germania molto più forte con le loro precedenti concessioni, sarebbero stati in grado di negargli il presunto piccolo favore finale che chiedeva? Quell'ultimo piccolo favore riguardava la Polonia.
Verso la fine di marzo 1939, Hitler improvvisamente pretese Danzica così come alcuni territori polacchi tra la Prussia orientale e il resto della Germania. A Londra, Chamberlain e i suoi colleghi pro-pacificazione erano in realtà inclini a cedere di nuovo, ma l'opposizione dei media e della Camera dei Comuni si dimostrò troppo forte per permettere che ciò accadesse. Improvvisamente Chamberlain cambiò rotta e il 31 marzo formalmente - ma totalmente irrealisticamente, come notò Churchill - promise a Varsavia l'assistenza armata in caso di un'aggressione tedesca contro la Polonia.
Nell'aprile del 1939, quando i sondaggi di opinione rivelarono ciò che tutti già sapevano, vale a dire che quasi il novanta percento della popolazione britannica desiderava un'alleanza anti-Hitler dalla parte dell'Unione Sovietica e della Francia, Chamberlain si trovò obbligato a manifestare ufficialmente un'interesse per la proposta sovietica di parlare di "sicurezza collettiva" di fronte alla minaccia nazista.
In realtà, i partigiani della pacificazione non erano ancora interessati alla proposta sovietica, e pensarono a tutti i tipi di pretesti per evitare di concludere un accordo con un paese che disprezzavano e contro un paese con cui segretamente simpatizzavano. Fu solo nel luglio del 1939 che si dichiararono pronti ad avviare i negoziati militari, e fu solo all'inizio di agosto che una delegazione franco-britannica fu inviata a Leningrado a tale scopo. In netto contrasto con la velocità con cui, un anno prima, lo stesso Chamberlain (accompagnato da Daladier) si era precipitato in aereo a Monaco, questa volta una squadra di anonimi subalterni fu spedita in Unione Sovietica a bordo di un lento mercantile.
Inoltre, quando, dopo aver attraversato Leningrado, arrivarono finalmente a Mosca l'11 agosto, si scoprì che non possedevano le credenziali o l'autorità necessarie per tali discussioni. A questo punto, i sovietici ne avevano avuto abbastanza e si può capire perché avessero interrotto i negoziati.
Nel frattempo, Berlino aveva discretamente lanciato un riavvicinamento verso Mosca. Perché? Hitler si sentiva tradito da Londra e Parigi, che in precedenza avevano fatto ogni sorta di concessioni, ma ora gli negavano la bazzecola di Danzica, schierandosi invece dalla parte della Polonia, e quindi affrontò la prospettiva di una guerra contro la Polonia, che si rifiutava di cedergli Danzica, e contro il duo franco-britannico.
Per poter vincere questa guerra, il dittatore tedesco aveva bisogno che l'Unione Sovietica rimanesse neutrale, e per questo era disposto a pagare un prezzo elevato.
Dal punto di vista di Mosca, l'ouverture di Berlino era in netto contrasto con l'atteggiamento degli altri stati occidentali, che chiedevano ai sovietici di fare promesse vincolanti di assistenza, ma senza offrire un qui pro quo significativo. Ciò che era iniziato tra la Germania e l'Unione Sovietica, a maggio, sotto forma di discussioni informali nel contesto di negoziati commerciali senza grande importanza, in cui i sovietici inizialmente non mostravano interesse, alla fine si trasformò in un dialogo serio che coinvolgeva gli ambasciatori dei due paesi e persino i ministri degli esteri , vale a dire Joachim von Ribbentrop e Vyacheslav Molotov - quest'ultimo sostituto di Litvinov.
Un fattore che ebbe un ruolo secondario, ma che tuttavia non dovrebbe essere sottovalutato, è il fatto che, nella primavera del 1939, le truppe giapponesi con sede nella Cina settentrionale avevano invaso il territorio sovietico in Estremo Oriente. Ad agosto sarebbero stati sconfitti e respinti, ma questa minaccia giapponese è stata affrontata da Mosca con la prospettiva di dover combattere una guerra su due fronti, a meno che non si fosse trovato un modo per eliminare la minaccia proveniente dalla Germania nazista. A Mosca è stato offerto un modo per neutralizzare questa minaccia dalle aperture di Berlino,che riflettevano il suo desiderio di evitare una guerra su due fronti.
Fu solo ad agosto, quando i leader sovietici si resero conto che gli inglesi e i francesi non erano arrivati per condurre negoziati in buona fede, che il nodo fu tagliato e che l'Unione Sovietica firmò un patto di non aggressione con la Germania nazista, vale a dire il 23 agosto. Questo accordo fu chiamato Patto Ribbentrop-Molotov, in onore dei ministri degli affari esteri, ma divenne noto anche come Patto Hitler-Stalin. Il fatto che un accordo del genere fosse concluso non fu una sorpresa: un certo numero di leader politici e militari in Gran Bretagna e Francia, avevano predetto in diverse occasioni che la politica di pacificazione di Chamberlain e Daladier avrebbe spinto Stalin "tra le braccia di Hitler. ”
"Tra le braccia" è in realtà un'espressione inappropriata in questo contesto. Il patto certamente non rifletteva sentimenti caldi tra i firmatari. Stalin aveva persino respinto il suggerimento di includere nel testo alcune righe convenzionali sull'ipotetica amicizia tra i due popoli. Inoltre, l'accordo non era un'alleanza, ma semplicemente un patto di non aggressione. In quanto tale, era simile a una serie di altri patti di non aggressione che erano stati firmati in precedenza con Hitler, ad esempio dalla Polonia nel 1934. Si arrivò alla promessa di non attaccarsi a vicenda, ma di mantenere relazioni pacifiche, una promessa che probabilmente ciascuna delle parti avrebbe mantenuto fintanto che lo riteneva conveniente. Una clausola segreta è stata allegata all'accordo per quanto riguardava la delimitazione delle sfere di influenza nell'Europa orientale per ciascuno dei firmatari.
Questa linea corrispondeva più o meno alla Linea Curzon, così che la "Polonia orientale" si trovò nella sfera sovietica. Ciò che questo accordo teorico avrebbe significato in pratica era tutt'altro che chiaro, ma il patto certamente non implicava una divisione o amputazione territoriale della Polonia paragonabile al destino imposto alla Cecoslovacchia dagli inglesi e dai francesi nel patto che avevano firmato con Hitler a Monaco..
Il fatto che l'Unione Sovietica rivendicasse una sfera di influenza oltre i suoi confini è talvolta descritto come prova di sinistre intenzioni espansionistiche; tuttavia, stabilire sfere di influenza, unilateralmente, bilateralmente o multilateralmente, era stata a lungo una pratica ampiamente accettata tra poteri grandi e non così grandi, e spesso era destinata a evitare conflitti.
La Dottrina Monroe, per esempio, che "affermava che il Nuovo Mondo e il Vecchio Mondo dovevano rimanere sfere di influenza distintamente separate" (Wikipedia), pretendeva di prevenire nuove iniziative coloniali transatlantiche da parte di potenze europee che avrebbero potuto metterle in conflitto con il Stati Uniti. Allo stesso modo, quando Churchill visitò Mosca nel 1944 e propose a Stalin di spartirsi la penisola balcanica in sfere di influenza, l'intenzione era quella di evitare conflitti tra i loro rispettivi paesi dopo la fine della guerra contro la Germania nazista.
Hitler era ora in grado di attaccare la Polonia senza correre il rischio di dover combattere una guerra contro l'Unione Sovietica e il duo franco-britannico, ma il dittatore tedesco aveva buone ragioni per dubitare che Londra e Parigi avrebbero dichiarato guerra. Senza l'assistenza sovietica, era chiaro che nessun aiuto efficace poteva essere offerto alla Polonia, in modo che la Germania non avrebbe impiegato molto tempo a sconfiggere il paese. (Solo i colonnelli a Varsavia credevano che la Polonia fosse in grado di resistere all'assalto delle potenti orde naziste.) Hitler sapeva fin troppo bene che gli architetti della pacificazione continuavano a sperare che, prima o poi, alla fine, avrebbe esaudito il loro desiderio più grande e distrutto l'Unione Sovietica, per cui essi erano disposti a chiudere gli occhi sulla sua aggressione contro la Polonia. Ed era anche convinto che gli inglesi e i francesi, anche se avessero dichiarato guerra alla Germania, non avrebbero attaccato in Occidente.
L'attacco tedesco contro la Polonia fu lanciato il 1 ° settembre 1939. Londra e Parigi esitarono ancora alcuni giorni prima di reagire con una dichiarazione di guerra contro la Germania nazista. Ma non attaccarono il Reich mentre la maggior parte delle sue forze armate stava invadendo la Polonia, come temevano alcuni generali tedeschi. In effetti, i protagonisti della pacificazione dichiararono guerra a Hitler solo perché l'opinione pubblica lo richiedeva. In segreto, speravano che l'invasione della Polonia si concludesse presto, in modo che "Herr Hitler" potesse finalmente rivolgere la sua attenzione all'Unione Sovietica. La guerra che fecero fu semplicemente una "guerra fasulla", come deve essere giustamente chiamata, una sciarada in cui le loro truppe, che avrebbero potuto virtualmente entrare in Germania, rimasero inattive, insediate dietro la Linea Maginot.
È ormai quasi certo che i simpatizzanti di Hitler nel campo dei francesi e forse anche degli appeaser britannici avessero fatto sapere al dittatore tedesco che avrebbe potuto usare tutta la sua forza militare per finire la Polonia senza temere un attacco da parte dei poteri occidentali. (Ci riferiamo ai libri di Annie Lacroix-Riz, Le Choix de la Défaite. Les élites françaises dans les années 1930 e De Munich à Vichy. L'assassinat de la 3e République.)
I difensori polacchi furono sopraffatti e divenne presto evidente che i colonnelli che governavano il paese avrebbero dovuto arrendersi. Hitler aveva tutte le ragioni per credere che lo avrebbero fatto, e le sue condizioni avrebbero senza dubbio implicato gravi perdite territoriali per la Polonia, specialmente, ovviamente, nelle aree occidentali del Paese, al confine con la Germania. Nondimeno, molto probabilmente una Polonia troncata avrebbe continuato ad esistere, così come, dopo la sua resa nel giugno 1940, alla Francia sarebbe stato permesso di continuare ad esistere nelle vesti di Francia-Vichy.
Il 17 settembre, tuttavia, il governo polacco fuggì improvvisamente nella vicina Romania, un paese neutrale. In tal modo, la Polonia cessò di esistere secondo il diritto internazionale.
Il patto Hitler-Stalin del 23 agosto 1939: mito e realtà
di Jacques R.Pauwels (1° parte)
''In un libro straordinario, '1939: The Alliance That Never Was and the Coming of the World War' , lo storico canadese Michael Jabara Carley descrive come, alla fine degli anni '30, l'Unione Sovietica tentò ripetutamente di concludere un patto di mutua sicurezza, in altre parole un'alleanza difensiva, con Gran Bretagna e Francia, ma alla fine fallì. Questo accordo proposto aveva lo scopo di contrastare la Germania nazista, che, sotto la guida dittatoriale di Hitler, si stava comportando in modo sempre più aggressivo, e probabilmente di lì a poco avrebbe coinvolto altri paesi, tra cui Polonia e Cecoslovacchia, che avevano motivo di temere le ambizioni tedesche.
Il protagonista di questo approccio sovietico alle potenze occidentali fu il ministro degli affari esteri, Maxim Litvinov.
Mosca era ansiosa di concludere un simile trattato perché i leader sovietici sapevano fin troppo bene che, prima o poi, Hitler intendeva attaccare e distruggere il loro stato. In effetti, in Mein Kampf , pubblicato negli anni '20, aveva chiarito senza mezzi termini che lo disprezzava come "Russia governata dagli ebrei" ( Russia unter Judenherrschaft), poiché era il frutto della rivoluzione russa, opera dei bolscevichi, che presumibilmente non erano altro che un gruppo di ebrei.
E negli anni '30, praticamente tutti coloro che avevano un certo interesse per gli affari esteri, sapevano fin troppo bene che, con la rimilitarizzazione della Germania, il suo programma di riarmo su larga scala e altre violazioni del Trattato di Versailles, Hitler si stava preparando per una guerra di cui la vittima doveva essere l'Unione Sovietica. Ciò è stato dimostrato chiaramente in uno studio dettagliato scritto da un importante storico militare e scienziato politico, Rolf-Dieter Müller, intitolato Der Feind steht im Osten: Hitlers geheime Pläne für einen Krieg gegen die Sowjetunion im Jahr 1939 (“Il nemico è nell' Est: i piani segreti di Hitler per la guerra contro l'Unione Sovietica nel 1939. ”)
Hitler, quindi, stava ricostruendo le forze armate tedesche e intendeva usarle per spazzare via l'Unione Sovietica dalla faccia della terra.
Dal punto di vista delle élite che erano ancora al potere a Londra, a Parigi e in altre parti del cosiddetto mondo occidentale, questo era un piano che potevano solo approvare e che desideravano solo incoraggiare e persino sostenere. Perché? L'Unione Sovietica era l'incarnazione della temuta rivoluzione sociale, la fonte di ispirazione e guida per i rivoluzionari nei loro paesi e persino nelle loro colonie, perché i sovietici erano anche antimperialisti e, attraverso il Komintern (o la Terza Internazionale), sostenevano la lotta per l'indipendenza nelle colonie delle potenze occidentali.
Attraverso un intervento armato in Russia nel 1918-1919, avevano già tentato di uccidere il drago della rivoluzione che aveva sollevato la testa nel 1917, ma quel progetto era fallito miseramente. Le ragioni di questo fiasco furono: da un lato, la dura resistenza sollevata dai rivoluzionari russi, che godevano dell'appoggio della maggioranza del popolo russo e di molti altri popoli dell'ex impero zarista; e, d'altra parte, l'opposizione all'interno degli stessi paesi interventisti, dove soldati e civili simpatizzavano con i rivoluzionari bolscevichi e lo facevano conoscere attraverso dimostrazioni, scioperi e persino ammutinamenti. Le truppe dovettero essere ritirate senza gloria.
A Londra, a Parigi e in altre capitali dell'Europa occidentale, le élite speravano che l'esperimento rivoluzionario in Unione Sovietica sarebbe crollato da solo, ma quello scenario in realtà non accadde. Al contrario, a partire dai primi anni Trenta, quando la Grande Depressione devastò il mondo capitalista, l'Unione Sovietica conobbe una sorta di rivoluzione industriale che permise alla popolazione di godere di un considerevole progresso sociale, e il paese divenne anche più forte, non solo economicamente, ma anche militarmente. Di conseguenza, il "contro-sistema" socialista al capitalismo - e la sua ideologia comunista - divenne sempre più attraente agli occhi delle plebi in Occidente, che soffrivano sempre più di disoccupazione e miseria. In questo contesto, l'Unione Sovietica divenne ancora più una spina nel fianco delle élite di Londra e Parigi. Al contrario, Hitler, con i suoi piani per una crociata antisovietica, si profilava sempre più utile e augurabile. Inoltre, le società e le banche, in particolare quelle americane, ma anche britanniche e francesi, fecero molti soldi aiutando la Germania nazista a riarmarsi e prestandole gran parte del denaro necessario per farlo. Infine, ma non meno importante, si riteneva che incoraggiare una crociata tedesca in Oriente avrebbe ridotto, anche se non completamente, il rischio di aggressione tedesca contro l'Occidente.
Quindi, possiamo capire perché le proposte di Mosca per un'alleanza difensiva contro la Germania nazista non facessero nessun effetto su questi signori. Ma c'era un motivo per cui non potevano permettersi di respingere queste proposte senza ulteriori indugi.
Dopo la Grande Guerra, le élite di entrambe le sponde della Manica erano state costrette a introdurre riforme democratiche di vasta portata, ad esempio una considerevole estensione del diritto di voto in Gran Bretagna. Per questo motivo, divenne necessario tenere conto dell'opinione dei laburisti e di altri 'parassiti' di sinistra che popolavano le legislature e talvolta persino di includerli nei governi di coalizione. L'opinione pubblica, e una parte considerevole dei media, era estremamente ostile a Hitler e quindi fortemente favorevole alla proposta sovietica di un'alleanza difensiva contro la Germania nazista. Le élite volevano evitare una simile alleanza, ma volevano anche creare l'impressione di volerla; al contrario, le élite volevano incoraggiare Hitler ad attaccare l'Unione Sovietica e persino aiutarlo a farlo, ma dovevano assicurarsi che l'opinione pubblica non se ne accorgesse.. Questo dilemma produsse una traiettoria politica la cui funzione manifesta era quella di convincere l'opinione pubblica che i leader accoglievano con favore la proposta sovietica di un fronte antinazista comune, ma la cui funzione latente - in altre parole, reale - era quella di sostenere i progetti antisovietici di Hitler: la famigerata "politica di pacificazione", associata soprattutto al nome del primo ministro britannico Neville Chamberlain e al suo omologo francese, Édouard Daladier.
I partigiani della pacificazione si misero al lavoro non appena Hitler salì al potere in Germania nel 1933 e iniziò a prepararsi per la guerra, una guerra contro l'Unione Sovietica. Già nel 1935, Londra diede a Hitler una sorta di via libera a riarmarsi con la firma di un trattato navale con lui. Hitler procedette quindi alla violazione di ogni sorta di disposizioni del Trattato di Versailles, ad esempio reintroducendo il servizio militare obbligatorio in Germania, armando fino in fondo l'esercito tedesco e, nel 1937, annettendo l'Austria. In ogni occasione, gli statisti di Londra e Parigi gemevano e protestavano per fare una buona impressione sul pubblico, ma finivano con l'accettare il fatto compiuto. Il pubblico fu indotto a credere che tale indulgenza fosse necessaria per evitare la guerra. Questa scusa fu efficace all'inizio, perché la maggior parte degli inglesi e dei francesi non desiderava essere coinvolta in una nuova edizione dell'omicida Grande Guerra del 1914-1918.
D'altra parte, divenne presto evidente che la pacificazione rendeva la Germania nazista sempre più forte militarmente e rendeva Hitler sempre più ambizioso ed esigente. Di conseguenza, il pubblico alla fine sentì che erano state fatte abbastanza concessioni al dittatore tedesco, e a quel punto i sovietici, nella persona di Litvinov, avanzarono una proposta di alleanza anti-Hitler. Ciò causò mal di testa agli architetti della pacificazione, da cui Hitler si aspettava ancora più concessioni.
Grazie alle concessioni che erano già state fatte, la Germania nazista stava diventando un Behemoth militare e nel 1939 solo un fronte comune delle potenze occidentali e dei sovietici sembrava essere in grado di contenerlo, perché in caso di guerra la Germania avrebbe dovuto combattere su due fronti. Sotto la forte pressione dell'opinione pubblica, i leader di Londra e Parigi acconsentirono a negoziare con la Russia, ma c'era una mosca nell'unguento: la Germania non condivideva un confine con l'Unione Sovietica, perché la Polonia era inserita tra quei due paesi. Ufficialmente, almeno, la Polonia era un'alleata della Francia, quindi ci si poteva aspettare che si unisse a un'alleanza difensiva contro la Germania nazista, ma il governo di Varsavia era ostile nei confronti dell'Unione Sovietica, un vicino che era considerato una minaccia tanto quanto la Germania nazista . Si è ostinatamente rifiutato di consentire all'Armata Rossa, in caso di guerra, di attraversare il territorio polacco per combattere contro i tedeschi. Londra e Parigi hanno rifiutato di esercitare pressioni su Varsavia, quindi i negoziati non hanno prodotto nessun accordo.
Nel frattempo, Hitler fece nuove richieste, questa volta rispetto alla Cecoslovacchia. Quando Praga si rifiutò di cedere il territorio abitato da una minoranza di lingua tedesca conosciuta come i Sudeti, la situazione minacciava di condurre alla guerra. Questa era in effetti un'occasione unica per concludere un'alleanza anti-Hitler con l'Unione Sovietica e la Cecoslovacchia militarmente forte, come partner degli inglesi e dei francesi: Hitler avrebbe dovuto affrontare una scelta tra un umiliante disimpegno e una sconfitta praticamente certa in una guerra contro due fronti. Ciò significava anche che Hitler non sarebbe mai stato in grado di lanciare la crociata antisovietica che l'élite di Londra e Parigi desiderava ardentemente. Ecco perché Chamberlain e Daladier non hanno approfittato della crisi cecoslovacca per formare un fronte anti-Hitler comune con i sovietici, ma invece si precipitarono in aereo a Monaco per concludere con il dittatore tedesco un accordo in cui le terre dei Sudeti, che includevano la versione cecoslovacca della Linea Maginot, furono offerte a Hitler su un piatto d'argento. Il governo cecoslovacco, che non era stato nemmeno consultato, non ebbe altra scelta che sottomettersi e i sovietici, che avevano offerto assistenza militare a Praga, non furono invitati a questo famigerato incontro.
Nel "patto" che conclusero con Hitler a Monaco, gli statisti britannici e francesi fecero enormi concessioni al dittatore tedesco; non per mantenere la pace, ma perché così potevano continuare a sognare una crociata nazista contro l'Unione Sovietica. Ma al popolo dei propri paesi, l'accordo è stato presentato come la soluzione più sensata a una crisi che minacciava di innescare una guerra generale. "Pace ai nostri tempi!" È ciò che Chamberlain ha proclamato trionfalmente al suo ritorno in Inghilterra. Intendeva la pace per il suo paese e i suoi alleati, ma non per l'Unione Sovietica, di cui attendeva con impazienza la distruzione per mano dei nazisti.
In Gran Bretagna c'erano anche politici, tra cui una manciata di membri in buona fede dell'élite del paese, che si opponevano alla politica di pacificazione di Chamberlain, ad esempio Winston Churchill. Non lo fecero per simpatia per l'Unione Sovietica, ma non si fidavano di Hitler e temevano che la pacificazione potesse essere controproducente in due modi. In primo luogo, la conquista dell'Unione Sovietica avrebbe fornito alla Germania nazista materie prime praticamente illimitate, tra cui petrolio, terra fertile e altre ricchezze, e quindi consentito al Reich di stabilire nel continente europeo un'egemonia che sarebbe
stata un pericolo maggiore per la Gran Bretagna di quanto Napoleone lo fosse mai stato. In secondo luogo, è anche possibile che il potere della Germania nazista e la debolezza dell'Unione Sovietica siano stati entrambi sopravvalutati, in modo che la crociata antisovietica di Hitler avrebbe potuto effettivamente produrre una vittoria sovietica, di conseguenza una potenziale "bolscevizzazione" della Germania e forse di tutta l'Europa.
Si trattò non soltanto di una vergognosa ingiustizia consumata nei confronti di persone anziane, non soltanto di una meschina provocazione verso il movimento antifascista internazionale, ma anche e soprattutto di un insulto alla verità storica. A meno che per patria si intenda non la terra dei padri, ma la terra dei padroni, degli sfruttatori e dei fascisti, come Francisco Franco. Ora il parlamento europeo formalizza definitivamente quella abbietta e provocatoria equiparazione tra fascismo e nazismo che nella UE e nei suoi Stati e governi membri circola da tempo. Riguardo alle inesistenti credenziali antifasciste dei paesi imperialisti, è allora necessario rammentare, in primo luogo, che negli anni '20 e '30 le classi dominanti di 'tutti' i paesi imperialisti, anche di quelli 'democratici', sostennero sia il fascismo che il nazismo, li armarono e cercarono di lanciarli contro l'URSS. Solo grazie ad uno dei più grandi esempi di applicazione pratica della dialettica materialistica i comunisti riuscirono a far sì che la seconda guerra mondiale, che sarebbe comunque scoppiata, scoppiasse tra gli Stati imperialisti. Da tempo segnalo nei miei interventi pubblici, per usare una famosa metafora, la maturazione dell’uovo nel ventre del serpente, ossia il galoppante processo di fascistizzazione dell’Europa, che si sta compiendo sotto l’apparente involucro democratico. D’altronde, i coefficienti e gli ingredienti della fascistizzazione ci sono tutti: dissolta
l’ URSS, nel mondo ormai c’è solo una potenza egemone, gli Stati Uniti d’America, che accentuano sempre più il loro dominio; l’oggettiva debolezza della classe operaia, connessa alla disoccupazione e al precariato diffuso, smorza qualsiasi tentativo di opporsi ai disegni padronali (solo in Italia i lavoratori precari sono quasi tre milioni, senza contare il ‘continente sommerso’ del lavoro nero); la marginalità della sinistra; la mobilitazione reazionaria dei ceti medi e del sottoproletariato. È cosa nota che, quando i lavoratori sono deboli nei luoghi di lavoro, è più facile l’affermarsi di un movimento/regime apertamente autoritario, la cui sostanza è simil-fascista, anche se non si fregia di svastiche e di gagliardetti. Il fascismo non è un incidente di percorso della storia, esauritosi con la fine di Hitler e Mussolini, ma è nella natura stessa del capitalismo, e quando e dove ci sono le condizioni si ripresenta puntualmente. Diversamente, i colonnelli della Grecia del 1967, la dittatura di Videla nell’Argentina del 1972 e il Cile di Pinochet del 1973, oltre agli altri regimi sanguinari del Sudamerica di quegli anni, non ci hanno insegnato nulla. E nulla ci ha insegnato il colpo di Stato nazifascista avvenuto in Ucraina nel 2014 con il sostegno determinante degli USA e della UE. Lo Stato di diritto, la Costituzione e la stessa democrazia borghese non sono affatto irreversibili. Forze potenti lavorano per creare le condizioni della guerra e del fascismo. L'equiparazione tra comunismo e fascismo è uno degli strumenti ideologici e propagandistici funzionali a questo disegno.