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Expect the extraordinary!

di Miguel Martinez

La Grand Princess, dal nome disneyano, ai tempi del suo varo a Monfalcone nel 1998, fu la più grande massa di acciaio mai messa in acqua al servizio del divertimento e del guadagno.

La Grand Princess, 1,150 quasi invisibili inservienti nascosti nelle stive (in massima parte filippini, pare) per 2600 passeggeri, sedici piani, è l’intera Civiltà Moderna in una capsula, dominata dal grande schermo su cui i passeggeri coccolati, divertiti e nutriti (il buffet è aperto 24 ore al giorno) possono vedere vite avventurose che non vivranno mai.

 C’è tutta una flotta di Principesse:

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 Ciascuno di questi nomi ci dice qualcosa su ciò di cui siamo stati privati, delle speranze stroncate, delle glorie e della bellezza che non abbiamo potuto provare dal vivo, sostituiti ciascuno da un piccolo giocattolo in plastica.

Il mostro con il suo carico di passeggeri ammaliati da “tantalizing options“, in partenza per le Hawaii, è nutrito secondo i consigli dello chef Angelo Auriana, che produce “approachable Italian Heritage Cuisine“.

“Lo Chef Angelo Auriana va alla ricerca di una sensazione – quella che ti viene quando cammini tra i sanpietrini di Trastevere, assaggi i setosi filamenti di pasta a Bologna, o ti fai coccolare dai verdi dèi del pesto di Genova.”

Ce la vedo, la famigliola in mezzo all’Oceano Pacifico, seduta al Michelangelo Restaurant (ma c’è anche il Botticelli e il DaVinci) che guarda scene come questa…

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… per poi digitare su Tripadvisor che gli dèi verdi del pesto erano troppo caldi, e che non è giusto…

Molti reagiranno dicendo, che se il volgo vuole essere volgare, e i ricchi vogliono spennare il volgo, fa parte della commedia della vita, non facciamo gli snob che giudicano…

No.

Come con tutte le bolle oniriche, a pagarne le spese è il mondo intero.

Forbes, che non è certo una testata di ambientalisti, ci informa che

Nel Regno Unito, gli ambientalisti hanno dimostrato che una singola nave da crociera può inquinare quanto 70 camion, ed emettere particelle fini pari a quelle di un milione di auto. Si stima che ogni anno, tra 40.000 e 100.000 cittadini britannici muoiano prematuramente a causa delle emissioni che derivano dalle industrie dei trasporti marittimi e delle crociere, con un impatto particolare su città portuali come Southampton, Grimsby e Liverpool”.

Questo senza considerare innumerevoli altre esternalità, come l’immensa quantità di rifiuti che viene generosamente donata al mare, o gli habitat degli animali artici devastati.

Da pochi anni, un gruppo molto numeroso di scienziati sta informando il mondo che l’attuale andazzo è insostenibile.

Insostenibile non vuol dire sgradevole. Insostenibile vuol dire che porterà ineluttabilmente a una situazione in cui gli otto miliardi che siamo ci troveremo nei guai di brutto.

Certo, ognuno di noi ha buoni motivi per pensare che il proprio lavoro, qualunque sia, debba continuare come prima, e che qualcun altro debba cambiare.

Ma se esiste un’attività al mondo che riassume in sé tutte le caratteristiche della catastrofe imminente, senza la minima immaginabile scusante, direi che è l’industria delle crociere.

“Eh, ma come fai a fermarla… vediamo, cerchiamo di fare delle Crociere Sostenibili, faremo pure il menù vegano con carote fresche portate con l’aereo dal Cile, melanzane dalla Turchia e tofu cinese; faremo un nuovo biocarburante che trasformerà l’Indonesia in un paradiso verde…”

Ma, come dicono quelli che vendono posti sulla nave,

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“Princess Grand

Aspèttati cose straordinarie quando sali a bordo, e scopri le accattivanti possibilità, tutte fedeli al suo nome.”

E in effetti, vivere una Vera Avventura, almeno una volta nella vita, deve costituire un’esperienza straordinaria, nel senso di fuori dall’ordinario:

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Che adesso, nel bene o nel male, riscoprono la normalità della Vita/Morte, al di fuori della Bolla.

E noi scopriamo che non è vero che non si possono bloccare le crociere.

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